Coerente, fondato e grato

Coerente, fondato e grato

La Parola di Dio di oggi ci parla di coerenza.
Ascoltare la Parola di Dio, obbedirLe, metterLa in pratica.

La coerenza della nostra vita con la verità che ci è rivelata nella Parola di Dio, nella Persona del Figlio che la incarna, deve crescere assieme alla nostra conoscenza di essa.

Se la nostra vita, tutta la nostra vita, tutte le nostre scelte, in qualsiasi campo, non sono coerenti, ossia obbedienti, alla Parola di Dio, allora non siamo, per usare le parole della Parola di Dio ascoltata oggi, nè fratelli, nè sorelle del Cristo.

Chi ci rende cristiani?

Se non siamo coerenti, obbedienti alla Parola di Dio, non siamo cristiani, checchè possiamo dire o sostenere.

Nessun catechismo rende cristiani, nessuna teologia rende cristiani, nessuna appartenenza o “pratica” religiosa rende cristiani, nessun confessionalismo è capace di tanto.

Solo Cristo ci rende cristiani. Solo il Verbo Incarnato ci rende cristiani. E lo siamo davvero se a nostra volta incarniamo questo Verbo in ciò che diciamo, pensiamo, operiamo.

Coerente, fondato e grato
Coerente, fondato e grato. Laddove coerenza = obbedienza assoluta alla Parola di Dio
Coerenza = obbedienza assoluta alla Parola di Dio

Coerenza in tempi elettorali

Merce rara, rarissima la coerenza in tempi di elezioni.
Merce rara, rarissima la coerenza tra i politici e gli elettori del nostro paese, che da tempo fanno del trasformismo e delle ragioni di comodo del momento quasi una ragione di esistenza.

Compresi i politici e gli elettori sedicenti cristiani. Che trasmigrano da uno schieramento all’altro pur di avere un seggio in Parlamento o una raccomandazione per i propri congiunti.

Coerenza con la Parola di Dio applicata alle elezioni?
Non è così difficile.

La vita, dono di Dio

Per la Parola di Dio, la vita è un dono di Dio.
Solo Dio la dona, solo Dio può toglierla.

L’aborto è un’omicidio, è togliere la vita ad un innocente.

L’eutanasia è un omicidio, è togliere la vita ad un altro; anche se questo te lo chiede, perchè la vita non è un possesso umano. Mai.
E non si possono ammettere eccezioni al principio. Mai.

Per certe dittature e per i totalitarismi si faceva un favore a togliere la vita alle persone di una determinata razza, o credo politico.
Perchè le loro erano vite indegne di essere vissute.

Così come si faceva il bene dei disabili o del malati, o dei deformi a sopprimerli, perchè in vita avrebbero solo sofferto.
E l’uomo la Croce non l’ha mai sopportata.

La Croce, dono di Dio

Eppure la Croce è un dono di Dio. Il più grande dono di Dio.
Il dono di Dio che ci salva, che ci rende capaci di vivere oltre la morte terrena. Per Sua Grazia, solo per Sua Grazia.

La sessualità, dono di Dio da amare

La sessualità, l’essere maschio o femmina è dono di Dio.
Un dono che riceviamo attraverso l’unione di chi ci genera.

Maschio e femmina ci generano, perchè maschio e femmina, ishishà Egli ci creò.

Perciò ogni deviazione da questo è andare contro la Parola di Dio, è andare contro la volontà di Dio.

Utilizzare il seme o l’utero di un’ altro o di un’altra per generare è contro la Parola di Dio.

Unirsi uomo con uomo o donna con donna è contro la Parola di Dio. E la cosa è resa manifesta dall’assoluta sterilità naturale di questo tipo di unioni.

Non c’entra nulla il sentimento, non c’entra nulla il volersi bene.
E’ questione di essere coerenti con sè stessi, con la propria identità sessuale. Che è un dono, non un qualcosa da scoprire o da educare, o da modificare come vorrebbero le teorie del “gender”.

Si è maschio o femmina. E si è aperti alla vita, alla generazione se ci si unisce, maschio con femmina.

Perciò, autocondannarsi alla sterilità, chiunque lo faccia (non solo le unioni omosessuali che lo sono naturalmente, ma anche gli eterosessuali, in altri modi, possono farlo), rifiutarsi di aprirsi alla vita, di generarla naturalmente come Dio ci ha comandato di fare è rigettare la Parola di Dio, disobbedirle, non essere coerenti con essa.

La Croce, dono di Dio da amare

Anche qui, badate, entra la dimensione della Croce.
Perchè può essere una croce sapersi sterili, può essere una croce sapere di non poter generare, può essere una croce avere sentimenti che ci portano ad unirci a chi si sa sterile.

Può essere una croce, e va vissuta nella Croce del Signore, che è capace di indicarci altre vie, che è capace di farci risorgere.
Va vissuta nella Croce del Signore, perchè la Croce non va semplicemente portata, ma va amata.
Per quanto difficile ci possa risultare farlo.
Perchè non esiste una via alternativa alla salvezza.

Leggi civili e Legge di Dio

Le leggi civili di questo paese, del mio paese, possono stabilire quello che vogliono.

Io, in quanto cristiano, obbedisco solo e soltanto a quanto non si oppone alla Legge di Dio. Obietto con la mia coscienza in parole ed opere al resto. E non me ne rendo complice.

Nemmeno semplicemente votando quei partiti e quei politici che, chi in modo esplicito, chi nei fatti, approvano leggi e regolamenti che negano la verità della Parola di Dio.

Fondato e non fondamentalista

E non mi sento “fondamentalista”, come dice qualcuno, facendolo, ma mi sento coerente con il mio essere uomo, cristiano. E quindi con il mio essere fondato sulla Parola di Dio, con il mio giornaliero sforzarmi di costruire ogni cosa sulla pietra angolare che è Cristo Gesù, sulla pietra scartata dai costruttori umani, ma prediletta dal Padre.

O si costruisce su quella, o si costruisce sulla sabbia. E si sa che fine fanno le costruzioni di quel tipo.

Fondato e grato

E sono grato.
Grato a Dio per la vita che Egli mi ha donato e che solo Egli potrà togliermi, quando Egli vorrà.
Grato a Dio per l’amore di mia moglie.
Grato a Dio per avermi messo in grado di generare (anche quello è un dono! non un diritto di alcuno, maschio o femmina che sia!) e per l’amore di mia figlia.

Familiari di Cristo

Familiari di Cristo

La Parola

31 Nel frattempo giunsero i suoi fratelli e sua madre e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. 32 Or la folla sedeva intorno a lui; e gli dissero: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti cercano». 33 Ma egli rispose loro, dicendo: «Chi è mia madre, o i miei fratelli?». 34 Poi guardando in giro su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli. 35 Poiché chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre».

Familiari di Cristo. Marco 3:31-35
Familiari di Cristo. Marco 3:31-35

Il commento

Familiari di Cristo. Chi sono?

L’Eterno è chiarissimo: chiunque fa la volontà di Dio.

E come conosciamo la volontà di Dio?

Attraverso la Sua Parola.

Chi obbedisce alla Parola di Dio, chi fa della Parola di Dio la propria regola di vita, sine glossa, senza aggiunte o sottrazioni legate al proprio od all’altrui arbitrio, anche se questo arbitrio si riveste di scienze e di sapienze umane, di esegesi o di teologie, chi fa questo è per Gesù fratello, sorella, madre.

Notate. Non padre, perchè di Padre ce n’è Uno ed è quello che sta nei cieli, Colui che ha inviato il Figlio per la nostra salvezza.

Possiamo essere fratelli, o sorelle, figli o figlie nel Figlio, se ci conformiamo al Suo modo di vivere, se mettiamo sempre la volontà di Dio prima della nostra, se consideriamo sapienza la Parola di Dio e stoltezza le mille sapienze vuote di questo mondo.

Possiamo essere madre, se attraverso il nostro esempio, la nostra testimonianza, la nostra martyria, che può arrivare anche al dono della nostra stessa vita, portiamo alla fede in Cristo e nella verità della Parola di Dio, altri fratelli ed altre sorelle. Ossia, possiamo essere madre se generiamo alla fede.

Fuori di senno ed al contempo assennato

Fuori di senno ed al contempo assennato

Si deve amare solo Dio

Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diàdoco di Fotice, vescovo (Capp. 12. 13. 14; PG 65, 1171-1172)

Chi ama se stesso non può amare Dio; chi invece non ama se stesso a motivo delle più importanti ricchezze dell’amore di Dio, costui ama Dio. Da questo deriva che egli non cerca mai la sua gloria, ma la gloria di Dio. Chi infatti ama se stesso cerca la propria gloria, mentre chi ama Dio cerca la gloria del suo creatore.

È proprio dell’anima che sperimenta e ama Dio cercare sempre la sua gloria in tutto ciò che fa, dilettarsi della sottomissione alla sua volontà, perché la gloria appartiene a Dio a motivo della sua maestà, mentre all’uomo conviene la sottomissione per il conseguimento della familiarità con Dio.

Quando anche noi facciamo in questo modo, siamo felici della gloria del Signore e, sull’esempio di Giovanni Battista, cominciamo a dire: «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3, 30).

Ho conosciuto una persona che soffriva, perché non riusciva ad amare Dio come voleva. E tuttavia l’amava essendo la sua anima infuocata dall’amore di Dio. Così Dio era in essa glorificato, benché essa fosse un nulla. Chi è tale non si loda con le parole, ma si riconosce per quello che è. Anzi per il grande desiderio di umiltà non pensa alla sua dignità, sentendosi al servizio di Dio, come la legge prescrive ai sacerdoti.

Per la preoccupazione di amare Dio si dimentica della sua dignità, e tiene la propria gloria nascosta nella profonda carità che ha per Dio, e non pensa più a se stesso, arrivando, per la sua grande umiltà, a ritenersi servo inutile. Facciamo anche noi così, evitando gli onori o la gloria a motivo delle immense ricchezze dell’amore di Dio, che veramente ci ama.

Chi ama Dio nel profondo del suo cuore, questi è da lui conosciuto. Quanto più si è in grado di ricevere l’amore di Dio, tanto più lo si ama. Chi ha avuto la fortuna di raggiungere una simile perfezione desidera ardentemente l’illuminazione divina sino a sentirsene compenetrato, resta dimentico di sé e viene tutto trasformato nella carità.

Allora, pur vivendo nel mondo, non pensa più alle cose del mondo; e mentre si trova ancora nel corpo, ha la sua anima continuamente rivolta a Dio. Poiché il suo cuore è bruciato dal fuoco della carità, egli è talmente unito a Dio da ignorare completamente l’amor proprio e da poter dire, con l’Apostolo:

«Se siamo stati fuori di senno era per Dio; se siamo assennati, è per voi» (2 Cor 5, 13).

Fuori di senno ed al contempo assennato
Fuori di senno ed al contempo assennato

Il commento

Un servo inutile, un servo senza pretese, ci fanno riflettere le parole di Diadoco di Fotice, vescovo e monaco del V secolo, è colui che vive, agisce, parla, solo per la gloria di Dio, alla ricerca prima di ogni altra cosa, dell’obbedienza all’Eterno ed ai suoi comandi.

Un servo inutile è una creatura umana che è fuori di senno per Dio ed al contempo assennato per i suoi fratelli (2 Cor 5,13).

Fuori di senno per Dio, ovvero talmente preso dai suoi comandi da non cercare minimamente la gloria per se nelle cose del mondo, di non cercare l’approvazione di questo ma solo di Colui che gli ha donato la vita, che è al tempo stesso Colui alla quale dovrà renderla.

Ma al tempo stesso assennato per i suoi fratelli, perchè forte della grazia donato, forte dei suoi talenti, li metterà a frutto per essi nel modo migliore in cui sarà capace. Senza crucciarsi se sarà qualcun altro poi a raccogliere.

Come recita la conclusione, si pone anche a noi, uomini di questo tempo, la scelta che viene posta ad Israele (Deuteronomio, capitolo 11):

26 «Guardate, io metto oggi davanti a voi la benedizione e la maledizione: 27 la benedizione se ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, che oggi vi do;28 la maledizione, se non ubbidite ai comandamenti del Signore vostro Dio, e se vi allontanate dalla via che oggi vi ordino, per andare dietro a dèi stranieri che voi non avete mai conosciuto.

Il Signore accresca la nostra fede.

Benediciamo il Signore. Rendiamo grazie a Dio. 

 

Grazie o Signore

Grazie o Signore

Grazie, o Signore, per tutti i doni che mi hai fatto. Per il dono della Tua Parola, sotto cui pongo ogni cosa, perchè ogni cosa è. Per il dono di esser diventato padre nel corpo e nello spirito. Per il dono del ministero sacerdotale, profetico e regale. Per il dono dell’amore delle tante persone che mi hai messo accanto. Per le responsabilità che mi hai affidato, affidandomi in particolare la cura di mia moglie Antonella, di mia figlia Sara, di mia zia Sara. E per la spina nel fianco che è il mio peccato, che sono le mie colpe, che mi ricordano ogni volta che tutto devo a Te a tutto a Te renderò quando Tu deciderai che è il momento. Il mio corpo ed il mio sangue Signore sono tuoi. Li spenderò come Tu mi hai detto di fare finchè avrò vita, e Te li renderò al tempo stabilito.

Amen, Signore, Alleluia, sia lode a Te. Vieni presto.

È Dio che fa crescere

È Dio che fa crescere

Devotional settimanale a cura del fratello Elpidio Pezzella

La Parola

«Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!» 

1Corinti 3:6-7

Dio è Colui che fa crescere

L’apostolo Paolo sta affrontando con questa lettera le lacerazioni e le discordie che stavano disgregando, in sua assenza, la comunità di Corinto. Nonostante si reputassero degli “spirituali”, l’invidia e la discordia presenti tra i corinzi è segno evidente del loro infantilismo spirituale. Infatti Paolo scrive di aver parlato loro “come a bambini in Cristo”.

Purtroppo non solo la comunità era diventata un circolo di intellettuali e filosofi, ma al suo interno erano nate delle fazioni e l’apostolo, con cuore paterno e non uno dei tanti pedagoghi, intende far capire loro quanto sia inutile parteggiare per i diversi predicatori.

L’azione di nessun ministro può aver più valore o potere salvifico di un altro. Coloro che il Signore usa per la cura del Suo campo, per l’edificazione del Suo edificio hanno l’onore di essere Suoi collaboratori, ma non sono altro che modesti strumenti. Qualunque sia l’opera che ciascuno di essi è chiamato a compiere, la parte determinante spetta sempre ed esclusivamente a Dio, il quale è Colui “che fa crescere”.

Non cadere nella faziosità

Se la comunità è esortata a non cadere nelle faziosità, altrettanto i “collaboratori di Dio” non devono cedere alla tentazione di considerare gli altri servitori come rivali, né tanto meno cedere alle logiche concorrenziali che si possono scatenare all’interno di una comunità quando si da spazio alla “carnalità”. Ecco allora che è opportuno considerare come c’è chi inizia il lavoro e chi lo prosegue; come c’è chi pianta e chi annaffia. Solo in questi termini si terrà conto che prima o dopo di noi è necessario il contributo di qualcun altro. Mentre i risultati finali saranno positivi allorché si lascia a Dio lo spazio di far crescere. Un monito allora a quanti si stanno affaticando nel campo o nella costruzione dell’edificio di Dio affinché al di là di quel che stanno facendo, siano attenti a non legare a sé i fedeli: siano guide e conduttori a Cristo. Inoltre, Paolo ricorda ai suoi interlocutori di essere stato in mezzo a loro “con debolezza, con timore e con gran tremore” (1Corinti 2:3b) e ciononostante la sua predicazione è stata “dimostrazione di Spirito e di potenza”. Quanto ritengo importante ritrovare questo equilibro tra umano e soprannaturale. Chi ministra non deve farsi forte, ma consapevole della sua debolezza, sarà strumento divino con timore e gran tremore, avendo piena responsabilità e senso di devozione e riverenza nei confronti di Colui che fa crescere.

Per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche giunsero ad Auschwitz e liberarono i superstiti del principale campo di sterminio nazista. Durante il nazismo ogni ebreo era costretto a indossare una tetra toppa di panno cucita a forma di una stella di David in Germania così come in ogni paese conquistato dai tedeschi, così da rendere distinguibile l’ebreo. Dal 2008 il 27 gennaio è la Giornata della memoria, un momento di riflessione sulla Shoah, lo sterminio pianificato di milioni di ebrei in Europa da parte del regime nazista e dei regimi fascisti suoi alleati. Anche noi vogliamo cogliere questo momento per ricordarci di quanti ancora oggi stanno soffrendo a motivo del “razzismo”, a qualsiasi latitudine.

Settant’anni fa, il 25 gennaio 1948 si spegnava a Poschiavo (Svizzera) Giovanni Luzzi, nato a Tschlin l’8 marzo 1856, pastore protestante e teologo, noto soprattutto per la sua traduzione della bibbia, che in tanti abbiamo letto e conserviamo.

È Dio che fa crescere
È Dio che fa crescere

Lettura settimanale della Bibbia

22 gennaio     Esodo 4-6; Matteo 14:22-36

23 gennaio     Esodo 7-8; Matteo 15:1-20

24 gennaio     Esodo 9-11; Matteo 15:21-39

25 gennaio     Esodo 12-13; Matteo 16

26 gennaio     Esodo 14-15; Matteo 17

27 gennaio     Esodo 16-18; Matteo 18:1-20

28 gennaio     Esodo 19-20; Matteo 19:21-35

Il Tempo, trappola per Lucifero

Il Tempo, trappola per Lucifero

La trappola per Lucifero è il Tempo. Il Tempo è la sua specialità. Non è lui che ha inaugurato il mattino? Non è lui che ha messo in moto il tempo nel suo senso lineare, quando è stato proiettato giù dal cielo? I suoi occhi non guardano che in avanti e non vedono lontano.

Sua pastura è il moderno, l’attuale, l’immediato. Tutto ciò che viene dal diavolo si sforza di vivere con lui nel presente, nell’istantaneo, come in una sorta d’immobilità vertiginosa.

Egli va avanti, fa la sua strada e giudica l’Infinito privo di storia, come qualcosa di sorpassato e di fuori corso.

Aestimabat Abyssum quasi senescentem. 

Il piano di Dio è dunque di adescare il Diavolo colla trappola del presente, di mettergli continuamente sotto gli occhi questa attualità illusoria che non fa che fuggire davanti a lui, di lasciargli addosso quest’enorme cappio perchè egli vi si dibatta dentro a suo agio; come in una specie di paradiso tradito nel quale le fantesche si burlino di lui e inghirlandino graziosamente il laccio che s’impiglia all’infinito attorno alle aiole fiorite e ai cespugli degli avvenimenti (post eum lucebit semita).

Ma Dio è più vecchio di lui, e mentre Satana parla all’anima del presente, Egli invece le parla dell’Eterno. A dispetto di tutte le muraglie e serrature, Egli è lì. Egli sa la strada.

Già dalla viglia di Pasqua egli ha forzato il passaggio attraverso quelle mascelle nelle quali dimora lo spavento; e gli ha fatto rivomitare il mal inghiottito. Ed ora Lui, lo specialista delle porte chiuse, è entrato di nuovo nel mezzo della sua bocca, penetrando fino al fondo del suo stomaco: e la Sua sola presenza è bastata a rovesciare tutto il resto al di fuori. Non resta più ormai che un povero involucro tutto afflosciato su se stesso, come uno straccio che fa da spaventa-passeri.

Attraverso la pietra liscia e la pelle senza pori, attraverso tutto ciò che non era recipiente e maschera, Dio è passato e ha detto all’anima: Non temere, sono Io. Ego sum, Amice! Ricordi tu quando non c’era il tempo? Ecco, ora io, tua origine, vengo a ridarti il principio. Principuum qui et loquor vobis. Il principio e il Verbo che era in principio.

Dio mio! Ora ho capito finalmente perchè Satana voleva farmi camminare! Egli mi promette sempre qualche cosa più avanti: il potere, la scienza o il piacere. Se mangerete di questo frutto, sarete come dei. Se tu mi adorerai, la terra sarà tua.

Dio non è, – dice Renan – ma sarà domani. Datevi all’Evoluzione e al Progresso! Domani l’uomo si sarà fatto Dio su tutta la terra. Attenzione a ciò che sta per spuntare nel cielo sicut palpebre diluculi.

Ma mentre questi miei poveri occhi si beano affascinati davanti a tutti quei balenii di fuoco che danzano, a quei giochi fatui e a quelle fiammelle che si accendono e si spengono, ecco che qualcuno mi agguanta alle spalle di sorpresa e mi urla: No, non domani, ma Oggi stesso! – Dacci oggi il nostro pane supersostanziale. –

Oggi, Zaccheo, oggi mi fa mestiere venire a stare da te.

Dio mio, noi perdiamo ogni volta di partire e di stabilirci altrove, in compagnia di Colui che Era, che E’ e che Sarà. – Io ho sostituito in te, dice Dio, la voglia di fuggire, col mio Verbo eterno, colla parola che dice in eterno al padre ciò che Egli E’. Dove sono Io, voglio che siate anche voi con me.

(Paul Claudel, I Giorni dell’Apocalisse, Edizioni IPL, Milano 1969, pp. 285-286)

Il Tempo, trappola per Lucifero
Il Tempo, trappola per Lucifero

Ravvedetevi e credete al Vangelo

Ravvedetevi e credete al Vangelo

La Parola

Marco 1:14-20

Vocazione dei primi discepoli
14 Ora, dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù venne in Galilea predicando l’evangelo del regno di Dio, 15 e dicendo:

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo». 

16 Camminando poi lungo il mare della Galilea, egli vide Simone e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. 17 E Gesù disse loro:

«Seguitemi, e io vi farò diventare pescatori di uomini». 

18 Ed essi, lasciate subito le loro reti, lo seguirono. 19 Poi, andando un po’ oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, i quali riparavano le loro reti nella barca. 20 E subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, lo seguirono.

Ravvedetevi e credete al Vangelo
Ravvedetevi e credete al Vangelo

Il commento

Gesù inizia la predicazione dell’evangelo, della buona notizia. Ma non comincia con il dire “Fate festa e gioite” perchè il tempo è compiuto e il regno è vicino.

Non comincia con il dire “Siate allegri perchè il vostro peccato è perdonato, perchè io sconfiggerò per sempre la morte”.

No. Perchè Dio vede il cuore, il Figlio vede il cuore, e sa che il cuore dell’uomo è capace di ogni perversione. Quindi la prima parola è “ravvedetevi”, “convertitevi”, cambiate completamente il vostro cuore, il vostro sguardo, il modo tutto umano di vedere le cose.

Perchè il tempo è compiuto, Dio sta per morire e poi risorgere il terzo giorno nella Persona del Figlio. E poi tornerà per giudicare i vivi ed i morti. Ed allora, quando tornerà, e tornerà presto, non ci saranno più “sconti di pena”. Sarà aperto il libro della vita ed ognuno di noi sarà valutato per quanto ha fatto od omesso di fare nella vita. Per le scelte secondo la Parola di Dio, o contro la Parola di Dio.

Per questi la vita eterna. Per altri il supplizio eterno. Per questi la gioia di essere per sempre nella dimora del Padre, dove ogni lacrima sarà asciugata. Per altri piano e stridore di denti.

Ravvedetevi è la prima parola del Signore Gesù quando inizia la sua vita pubblica, la sua predicazione.

Facciamoci un esame di coscienza, oggi e non solo oggi. Perchè non basta ravvedersi personalmente, intimamente, in modo intimista e solitario, come oggi piace a tanti. No. Non basta. Poi occorre seguirlo, poi occorre camminare dietro di Lui, occorre annunciare senza stancarsi la Sua Parola, occorre pescare gli altri uomini. Lasciando che sia Lui poi a valutare il pescato. Ed a valutare il nostro impegno nella pesca.

Un pescatore non può improvvisare. Deve prepararsi, preparare la canna, le esche, la lenza… Così un pescatore di uomini, attraverso la Parola di Dio, la deve amare, pregare, conoscere, saper annunciare…

Noi quanto ci prepariamo?

Facciamoci un esame di coscienza. Amen.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

La Parola

1 Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. 2 Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo.

3 Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca:

«Alzati in mezzo a tutti!».

4 Poi disse loro:

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Ma essi tacevano.

5 Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo:

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

6 E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

(Marco 3)

Parla solo Lui. Parla tre volte.
Parla solo Lui. Parla tre volte.

Il commento

Parla solo Lui.

Parla solo il Cristo in questo brano del Vangelo di Marco che ci viene proposto oggi dal Lezionario. Questo mi è venuto di notare leggendolo e pregandolo.

Parla solo Lui e non spreca parole come facciamo noi.
Tre frasi, secche, lapidarie nella loro formulazioni.

Parla solo Lui. Tre volte.

La prima, rivolta all’uomo nel bisogno, all’uomo peccatore, all’uomo dalla mano ma più probabilmente anche dal cuore inaridito.

«Alzati in mezzo a tutti!».

Alzati, prendi posizione, convertiti, fai vedere la tua fede. Abbandona il tuo peccato e scegli di venire verso di me, scegli di obbedire alla mia Parola. Ed egli obbedisce.

La seconda volta. Guardate la scena, immaginatela nella vostra mente e nel vostro cuore. Cristo in piedi, un peccatore disposto alla conversione in piedi, gli altri con tutta probabilità seduti.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Mi è tornata in mente, pregando, la scena del Cristo, apparentemente prigioniero, davanti a Pilato,

Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?».
(Giovanni 18:38a)

Anche qui ci sono due voci. Gesù e Pilato, come in questa sinagoga Gesù e i presenti nella sinagoga.
Gesù parla con Pilato, risponde a tutte la sue domande sul regno, ma, quando costui gli fa la fatidica domanda «Che cosa è verità?», Egli tace, perchè Pilato avrebbe dovuto capire che la Verità era quello stesso uomo legato, prigioniero, in piedi davanti a lui.
La risposta Pilato avrebbe dovuto darsela da solo, comprendendolo e liberandolo (giacchè oltretutto  sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia;  Marco 15:18).
Pilato tace a sua volta, ed esce verso i Giudei (Giovanni 18,38b).

La Verità parla anche nella Parola muta, in una parola fatta di silenzio.
La menzogna abbonda di parole, parole rumorose, parole gridate (vedi la scena finale del capitolo 18 di Giovanni) ma silenziose, vuote di significato, vuote di Verità.

Torniamo nella sinagoga.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga. Con un tipo di domanda che noi oggi definiremmo forse “retorica”, dove la risposta si conosce già dall’interrogativo. Cosa c’è infatti di più prezioso per un uomo della propria vita?

Notate che Gesù qui non chiede se è lecito in giorno di sabato, nel Giorno del Signore, guarire una mano. Ma chiede se è lecito salvare una vita, oppure annientarla, ovvero, non fare niente, ridurla a niente. non prendere alcuna posizione, rimanere nell’ambiguità circa quello che è peccato o quello che non lo è.

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga e sono gli uomini presenti che rimangono in silenzio. Esattamente come rimase in silenzio Pilato dopo la Parola silenziosa di Gesù. Non prendono posizione, essi come Pilato, non dicono nè “si”, nè “no”. Anche il loro è un silenzio parlante, ma è un silenzio colmo “di più”, un silenzio che viene dal maligno.

Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione,
rattristato per la durezza del loro cuore…

Che tristezza nel cuore del Cristo! Egli offre la salvezza all’uomo, Egli offre la vita vera, Egli offre l’unica via, Egli porta la verità, ma l’uomo appare prigioniero del proprio peccato, rimane con sè stesso e con i suoi simili seduti attorno. La fede degli uomini tace, come se non avesse conosciuto mai il Signore, come se non avesse mai sperimentato la grandezza delle Sue opere!

Allora Egli parla, parla di nuovo, parla per la terza volta! La terza, non è un numero a caso! La terza, come il terzo giorno, il giorno della Resurrezione.

Parla per la terza volta e la Sua è quello che solo può essere, una Parola di salvezza, una Parola di liberazione, una Parola di guarigione.

Osservate la grandezza dell’Eterno, e paragonatela alla meschinità del nostro cuore. Egli è indignato, eppure guarisce, libera, salva. Egli è rattristato, eppure rende felice l’uomo malato al centro della scena.

Non lo guarisce perchè se lo merita! L’uomo non ha meriti al cospetto di Dio. Lo guarisce perchè è Dio, perchè è l’Eterno, perchè è Misericordia, perchè è Carità, perchè è Amore.

L’uomo indignato che cosa avrebbe fatto, che cosa fa? Ripensate alle scene che seguono quella sopra evocata, quella di Pilato. Urla, condanna, flagella, colpisce, crocifigge, uccide. L’esatto opposto di quanto fa il Cristo.

Egli parla per la terza volta.

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’animo mio è pieno di dolcezza mentre immagino la scena. Come quella di un bimbo, di una bimba, che fiduciosi stendono la tua mano verso la tua, con la fede che tu la prenderai, che li rassicurerai, che li porterai a te, che vuoi il loro bene. La fede di mia figlia Sara, quando mi offre la sua, perchè la rassicuri mentre attraversa la strada, o quando è in mezzo a troppa folla. La fede di mia moglie, Antonella, o la mia, quando reciprocamente ci cerchiamo per amore.

Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’uomo stende la mano, l’uomo dice di si, con il suo gesto, alla Verità, e la Verità in quell’attimo lo possiede, lo guarisce, lo risana completamente.

Perciò la specificazione fu risanata come l’altra.

Perchè l’uomo è spesso così, è sempre così, diviso in due, diviso in sè stesso, tra la tentazione di farcela da solo, il proprio orgoglio personale, che a tratti pare invincibile e la consapevolezza profonda di essere una entità finita, che non può farcela da solo, che ha bisogno del sostegno dell’altro, che ha bisogno dell’aiuto del fratello, della sorella, ma prima ancora che ha bisogno dell’aiuto di Dio.

Notate che qui, a questo punto, l’uomo risanato sparisce dalla scena, scompare. Perchè è cosi che deve essere.

Chi è risanato, chi è guarito, chi è salvato deve far scomparire il proprio io, deve lasciare la scena al Cristo, di cui da quel momento è portatore. Come disse il Battista, Egli deve crescere, ed io diminuire. Il cristiano deve sparire come peccatore, morire al proprio peccato, e nascere di nuovo come portatore di Cristo, come cristoforo nel mondo.

Restano invece sulla scena i peccatori, gli orgogliosi, quelli che ascoltano solo con le orecchie. E riprendono a parlare.

E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

Ma il loro è un parlare di morte. Anche se escono da una sinagoga, non parlano di come far vivere in loro l’Eterno, ma di come ucciderlo, di come toglierselo di torno.

Ma questa è altra storia, anzi, è sempre la stessa, vecchia, storia.

Sforziamoci di stendere la mano, fratelli e sorelle! Stendere la mano, nella tradizione cristiana, è segno di benedizione. È segno usato in tutti i momenti in cui ci viene ricordato che siamo segni di Dio in questo mondo, segni del Cristo, cristofori, Suoi portatori.

Stendiamo la mano! Rassicuriamo, affidiamoci, benediciamo. E la nostra vità sarà risanata da Chi, quella mano, la tiene poggiata per l’eternità sulla nostra testa.

Amen.

Vino nuovo in otri nuovi

Vino nuovo in otri nuovi

La Parola

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Vino nuovo in otri nuovi - Marco 2:18-22
Vino nuovo in otri nuovi

Il commento

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non è il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’essere creatura nuova in Cristo che è buono. Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (Che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.

Sulla vittimizzazione dell’Islam e dell’immigrato

Sulla vittimizzazione dell’Islam e dell’immigrato

Per la riflessione.

Così si esprime Boualem Sansal

“Gli intellettuali che, come degli utili idioti, marciano in questo sistema della vittimizzazione dell’islam e dell’emigrato, non si rendono conto del male che fanno, anzitutto ai musulmani che siano credenti praticanti o no, ed è chiaro che gli islamisti che hanno inventato di sana pianta la censura dell’islamofobia li manipolano.

Procurarsi piacere con la masturbazione intellettuale, accontentarsi delle parole, affermare il proprio umanitarismo in contrasto con le realtà e i rischi dei dérapage totalitari dell’islamismo è incomprensibile.

Ma anche qui, bisogna guardare la storia, è oramai da diversi decenni che la funzione storica di controllo del pensiero dei partiti comunista e socialista è evaporata. I socialisti oggi non sanno più che cosa significa la parola società, lavorano solo per se stessi.

Questa categoria che ha funzionato in un’ottica di potere attraverso un progetto filosofico e sociale potente è stata abbandonata da dopo l’aggiornamento dei crimini dello stalinismo e la fine dell’impero sovietico, da qui il suo spostamento verso un nuovo armento da guidare: l’immigrato e il musulmano in senso ampio.

Per logica politica è divenuta una questione elettorale, dietro l’umanitarismo di facciata e il volto sofferente dell’immigrato, dell’ex colonizzato, c’è un voto nelle urne. Ma i musulmani, che hanno la loro fierezza, non sopportano il fatto di essere considerati dei menomati, delle vittime eterne, dei richiedenti di non si sa quale giustizia, e ancor meno da questi intellettuali che si comportano come dei commissari del pensiero.

In realtà, per via di un gioco perverso, questi pensatori del politicamente corretto si ritrovano a essere gli alleati obiettivi degli islamisti contro gli stessi musulmani”

Boualem Sansal
Boualem Sansal

Chi è Boualem Sansal

Boualem Sansal (Algeri, 1º luglio 1949) è uno scrittore algerino, attivo nella condanna del Fondamentalismo islamico dal 1992, anno della morte del politico Mohamed Boudiaf (uno dei fondatori del Fronte di Liberazione Nazionale), seguita da quella di un suo amico e al crescere delle persecuzioni.

Sebbene sia stato vittima lui stesso di persecuzioni, soprattutto dopo la pubblicazione dei suoi libri, è tuttavia deciso a continuare a vivere in Algeria.

Scrive in francese: infatti, sebbene le sue opere siano state messe al bando in Algeria, in Francia ha trovato il successo letterario e la consacrazione internazionale.

Nel 2012 gli stava per essere conferito il Prix du Roman Arabe; tuttavia, in seguito alla sua partecipazione al Festival degli scrittori di Gerusalemme, gli è stato revocato; Avigdor Lieberman, Ministro degli Esteri israeliano, chiese che la comunità internazionale si esprimesse contro tale boicottaggio, mentre un portavoce del Prix dichiarò che la loro decisione non era stata influenzata da Hamas.

Dal suo primo romanzo, Le serment des barbares (pubblicato nel 1999 da Gallimard), è stato ricavato un film.

La fede di ogni giorno, l'energia della vita