Il Suo giogo (Matteo 11,28-30)

28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

(Matteo 11)

Coppia di buoi aggiogati - Foto di Andrea Semplici

Coppia di buoi aggiogati – Foto di Andrea Semplici

Un altro brano di Vangelo tra i più letti, conosciuti e commentati ma, esattamente come quello di ieri, commentato a metà. Trovate in rete una infinità di commenti concentrati sui versetti 28 (Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo) e 30 (il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero). E pochissimi che trattano in forma allargata il versetto 29, che invece, non a caso, è quello centrale di questo breve brano di Vangelo (in “gergo” tecnico si chiama”pericope”, ossia “ritaglio tutto intorno”).

Il versetto 29 infatti ci dice quello che siamo chiamati a fare: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre“. Per capirlo meglio, ho messo questa foto di una coppia di buoi aggiogati, per il lavoro che devono svolgere (per i curiosi si tratta della festa lucana dell’Accettura, che si svolge a maggio di ogni anno).

La foto rende bene l’idea di cosa sia un giogo e come si indossi. Personalmente da bambino, a Raggiolo, nel paese di mio padre, ho visto diverse volte questa scena, ma oggi la conoscenza della civiltà contadina non è affatto da darsi per scontata.

Vi tornerà sicuramente in mente a cosa si riferisca Gesù, di nuovo al braccio della Croce che lui portò per le strade della via che lo conduceva a morire per il peccato degli uomini e del mondo. Quello è il giogo, il peso immenso che portava.

E quello è il peso che oggi nel Vangelo ci invita a portare; portare con pazienza, con mitezza, con amore il peso del nostro peccato, il peso della fatica di vivere, il peso della malattia… ognuno di noi sa quale sia il giogo principale della sua vita.

La differenza con il Cristo però c’è ed è grande, enorme. Egli portava da solo il peso della Croce, anche se per un tratto lo aiutò, secondo i Vangeli, un uomo di Cirene, detto Simone. Ma poi da solo sulla Croce il Signore fu innalzato, inchiodato e morì.

Noi il giogo lo portiamo come quei buoi, accoppiati. Ma non accoppiati con un altro bue, con un altro nostro simile (anche se a tanti può capitare di portare in due lo stesso peso), ma aggiogati (a volte da soli, a volte insieme, penso a tanti genitori che conosco) se abbiamo fede, al Cristo, a Colui che è, Egli soltanto, in grado non solo di aiutarci a portarlo, ma persino di sostituirsi a noi per lunghi tratti, cosicchè il giogo addirittura ci risulti dolce, ed il carico ci sembri di colpo diventuo leggero.

Nel mio ministero sacerdotale, ma non solo, in tutta la mia vita, ho conosciuto tante persone con questa fede, la fede più bella, la fede di sapersi aggiogati con il Cristo, la fede di sapersi aiutati dal Cristo, la fede di sapere che non stavano faticando da soli e senza scopo, ma che stavano faticando con Lui, in Lui, per Lui.

Ho conosciuto e conosco persone con gioghi pesanti, che portano carichi enormi, carichi che ad un altro loro amico, familiare, conoscente sembrano assurdi, pazzeschi, ma che lo fanno con il sorriso sulle labbra, che lo fanno con la forza erculea che solo la fede, solo la fede, nient’altro può dare.

E prego ogni giorno, personalmente, per avere quella stessa loro fede. E ogni tanto ci riesco, per grazia di Dio, ed allora, vi assicuro, si avvera anche il primo versetto, sento la mia anima ed il mio corpo che trovano riposo, che trovano ristoro, anche quando umanamente sono nel dolore o nell’umana disperazione. Ed oltre al sorriso, sale alle mie labbra di nuovo la preghiera. Il salmo di dolore, la lamentazione, la preghiera di domanda, si trasforma in preghiera eucaristica, in rendimento di grazie, e non mi stanco di render grazie al Signore per avermi reso partecipe della Sua forza, della Sua energia, della Sua misericordiosa grazia.

Che in ogni momento di questa nostra giornata, e di tutta la nostra forza, fratelli e sorelle, siamo sempre aggiogati all’Eterno, al Signore, al Cristo, Benedetto Egli sia.

Che con la nostra vita diciamo in continuazione la gioia di poterGli essere affiancati:

“Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
a Te, Dio, Padre onnipotente,
nell’unita dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria,
per tutti i secoli dei secoli.

Amen”.

Maranathà!

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La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 3

25 «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?»
dice il Santo.
26 Levate gli occhi in alto e guardate:
Chi ha creato queste cose?
Egli le fa uscire e conta il loro esercito,
le chiama tutte per nome;
per la grandezza del suo potere
e per la potenza della sua forza,
non ne manca una.

(Isaia 40)

 

Panorama sui monti Sibillini

Panorama sui monti Sibillini

La bontà nascosta della creazione

“Non vi è autore più eccellente di Dio, non vi è arte più efficace di quella del suo Verbo, né motivo migliore della creazione di qualche essere buono se non lo stesso Dio buono. Anche Platone [cf. Timeo, 28] dice che questa è la più retta causa della strutturazione del mondo, che cioè le opere buone vengano fatte dal Dio buono: sia che ciò egli abbia trovato scritto, sia che ciò abbia saputo da coloro che lo avevano letto; sia che col suo ingegno acutissimo abbia contemplato e compreso le realtà invisibili di Dio per il tramite delle realtà create, sia che lo abbia imparato da coloro che le avevano contemplate.

Ma questa causa, che cioè le realtà buone siano state create dalla bontà di Dio, questa causa, dirò, tanto giusta e idonea, che considerata diligentemente e piamente meditata risolve da sola ogni controversia sull’origine del mondo; questa causa dunque alcuni eretici non la ammettono. E ciò perché la mortalità misera e fragile della nostra carne, in conseguenza di un giusto castigo, soffre l’offesa di molte cose che non le si addicono. Così il fuoco, il freddo, le bestie feroci e cose simili. Né gli eretici considerano quanto, nel loro luogo e nella loro natura, queste realtà siano eccellenti e in quale magnifico ordine siano organizzate; quanta bellezza, ciascuna nella propria misura, portino all’universo, quasi a una comune repubblica e quanta utilità arrecano a noi, se ne usiamo con scienza e comprensione. Gli stessi veleni, infatti, che usati sconvenientemente sono pericolosi, usati con criterio si tramutano in medicamenti salutari; ma, al contrario, anche ciò di cui ci si diletta, come il cibo, la bevanda e questa luce, se usate inopportunamente o smoderatamente, si rivelano perniciose.

Con ciò la divina provvidenza ci ammonisce di non disprezzare scioccamente le cose, ma di cercarne diligentemente l’utilità; e se il nostro debole ingegno non ci riesce, dobbiamo credere che la loro utilità ci è nascosta, come ci erano nascoste le realtà che a gran fatica abbiamo poi scoperto; e la loro utilità può essere nascosta, o per nostro esercizio di umiltà, o a freno della nostra ambizione. Nessuna essenza è male, perché questo non è che il nome della privazione del bene: dalle realtà terrene alle celesti, dalle visibili alle invisibili, ve n’è tutta una gradazione, in cui alcune sono migliori delle altre; e sono disuguali, perché tutte possano esistere. E Dio è l’artefice, grande in quelle grandi, ma non piccolo in quelle piccole; e se sono piccole, poi, non sono da misurare in rapporto alla loro grandezza (che è ben poca cosa) ma in rapporto alla sapienza del loro artefice; è così nell’aspetto esterno dell’uomo: se gli si rade un solo sopracciglio, che è quasi nulla rispetto al corpo, gli si detrae molto di bellezza: questa infatti non consiste nella mole, ma nella simmetria e nella proporzione delle membra.”

Agostino, La città di Dio, 11,21-22

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La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 2

Così dice il SIGNORE:
«Fermatevi sulle vie e guardate,
domandate quali siano i sentieri antichi,
dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa;
voi troverete riposo alle anime vostre!

Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!”

(Geremia 6,16)

Sentiero verso Altino di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)

Sentiero verso Altino di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)

Seguiamo il sentiero della Parola di Dio, senza deviare da esso. E sapremo ricostruire le nostre vite, perchè siano secondo la Sua volontà.

Amen.

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Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Le chiese cristiane cattoliche e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo. La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

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L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Santa Claus and his Reindeer (San Nicola e le sue renne)

Santa Claus and his Reindeer (San Nicola e le sue renne)

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).

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Sulle Sue spalle, dietro di Lui (Matteo 18:12-14)

12 Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? 13 E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. 14 Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca.

(Matteo 18)

Salmi 119,1 Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del SIGNORE.

Salmi 119,1 Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del SIGNORE.

Uno tra i pochissimi brani, questo della pecora, o pecorella smarrita, che un italiano medio, se glielo chiedi, si ricorda a memoria. Non a caso, perchè è molto bello, citatissimo anche in arte, soprattutto in pittura.

Ma in che modo lo legge? Di solito nel modo sbagliato. Legge solo la misericordia del gesto, legge il perdono dei suoi peccati, di ogni peccato, ma lì si ferma. Non considera che si, il Signore è fonte del più grande amore e della più grande misericordia, ma a fronte di una nostra scelta chiara per Lui, per la Sua Verità.

Prima e dopo questo brano, nel Vangelo secondo Matteo, si parla di chi dà scandalo con il suo comportamento ai piccoli e di chi non ascolta la correzione fraterna fatta tramite la Parola di Dio per bocca di un fratello. Si parla cioè della verità della propria esistenza e dei propri gesti, delle proprie scelte.

A dire che non basta la misericordia, che la misericordia deve essere accoppiata con la verità, sempre e comunque.

Come dice l’autore dei Salmi (85):

10 La bontà [la misericordia] e la verità si sono incontrate,
la giustizia e la pace si sono baciate.
11 La verità germoglia dalla terra
e la giustizia guarda dal cielo.

Il Signore è buono e pietoso, non si stanca di ricercare la pecora smarrita, per darle, se ritiene, secondo la Sua volontà, di darle quella che umanamente chiamiamo “un’altra possibilità”; la cerca, se la mette sulle spalle… Perchè se la mette sulle spalle?

4 Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? 5 E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle.

(Luca 15)

Non fu un inviato, né un angelo
ma lui stesso a salvarli;
nel suo amore e nella sua benevolenza egli li redense;
se li prese sulle spalle e li portò tutti i giorni del passato.

(Isaia 63:9)

Il Signore ci mette sulle sue spalle per diversi motivi. Perchè è buono e misericordioso, ha pietà di noi, vuole sollevarci per un po’ dalla fatica del cammino, vuole aiutarci a tornare sulla retta via, vuole ricondurci all’ovile.

Ma il Signore ci mette sulle sue spalle anche perchè vuole farci capire che le nostre spalle sono al sicuro, la nostra vita è protetta davvero solo se ci ripariamo dietro la Sua Verità, solo se diventiamo parte del Suo stesso Corpo, se il nostro cuore respira all’unisono con il Suo. E sappiamo che il Signore non si è limitato a rialzarci da terra, a ricondurci dal nostro smarrimento, a rimetterci sulla nostra via così semplicemente, ma ha incarnato personalmente tutto questo, nella persona del Figlio.

Che è Via, Verità e Vita, che sulle spalle non si è preso semplicemente una pecora smarrita, ma il braccio orizzontale della croce, ossia tutto il peccato del mondo. dall’inizio alla fine dei tempi, da oriente a occidente, dall’alba al tramonto della nostra vita terrena.

Il Signore si mette sulle spalle ciascuno di noi con la Sua misericordia. Ma come una pecora poi viene poggiata di nuovo sul terreno dal pastore umano, che spera che da quel momento in poi non si smarrisca più, così anche noi siamo invitati a non peccare più, a non allontanarci più dalla Verità di Dio.

Altrimenti, se dopo riprendessimo il nostro vagare, il nostro girare disordinato, rischieremmo di finire tra le fauci di un predatore, o tra le mani di uno dei tanti falsi pastori che infestano il nostro mondo.

Restiamo saldamente allora dietro le spalle del Signore, prestando fede solo alla Sua Verità, e quando sarà il momento ci ritroveremo con colui che ama teneramente la nostra anima immortale.

Maranathà! 

Amen. 

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La Parola di Dio, con Montemonaco nel cuore

Egli manda la neve come lana,
sparge la brina come cenere.

(Salmi 147:16)

Monte Sibilla 2016, la prima neve

Monte Sibilla 2016, la prima neve – Foto di Maria Letizia Tisi

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Un amore esagerato (Isaia 35)

1 Il deserto e la terra arida si rallegreranno,
la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa;
2 si coprirà di fiori,
festeggerà con gioia e canti d’esultanza;
le sarà data la gloria del Libano,
la magnificenza del Carmelo e di Saron.

Essi vedranno la gloria del SIGNORE,
la magnificenza del nostro Dio.
3 Fortificate le mani infiacchite,
rafforzate le ginocchia vacillanti!
4 Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:
«Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta,
la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».

5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;
6 allora lo zoppo salterà come un cervo
e la lingua del muto canterà di gioia;
perché delle acque sgorgheranno nel deserto
e dei torrenti nei luoghi solitari;
7 il terreno riarso diventerà un lago,
e il suolo assetato si muterà in sorgenti d’acqua;
nel luogo dove dimorano gli sciacalli
vi sarà erba, canne e giunchi.

8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

9 In quella via non ci saranno leoni;
nessuna bestia feroce vi metterà piede
o vi apparirà;
ma vi cammineranno i redenti.

10 I riscattati dal SIGNORE torneranno,
verranno a Sion con canti di gioia;
una gioia eterna coronerà il loro capo;
otterranno gioia e letizia;
il dolore e il gemito scompariranno.

(Isaia 35)

La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero. (Salmi 119:105)

La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero. (Salmi 119:105)

Un amore esagerato, la prima lettura proposta per il lunedì della seconda settimana d’Avvento ce lo propone attraverso le parole del capitolo 35 del profeta Isaia. Un deserto ed una terra arida che non solo ritornano fertili, ma addirittura si rallegrano… Una solitudine, quel mostro spaventoso di cui tante persone dei nostri tempi soffrono, che non solo sparisce, ma diventa il suo opposto. Giosce, fiorisce come rosa, si copre di fiori, canta con esultanza… e via così.

Fino ad uno zoppo che non torna semplicemente a camminare, ma salta di gioia! E ad un muto che non torna semplicemente a parlare, ma canta di gioia!

Tale è la potenza della misericordia di Dio, della grazia di cui riempie la vita dell’uomo, dello Spirito che ci trasforma fino al midollo… Tale è la grazia, tale è la sua forza, che siamo in grado, per grazia, di convertirci, di cambiare completamente le nostre vite, di tornare a Lui con tutto il cuore!

Tornare a Lui come? Percorrendo la Via Santa, il Sentiero Antico, la Via della Croce…

8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

9 In quella via non ci saranno leoni;
nessuna bestia feroce vi metterà piede
o vi apparirà;
ma vi cammineranno i redenti.

La Via Santa non è per tutti! Molti sono i chiamati, ma pochi sono gli eletti. La Via della Croce non è per tutti. Il Signore Gesù l’ha mostrata a tutti, ma sono pochi coloro che hanno avuto, hanno ed avranno il coraggio e la forza di scegliere di percorrerla. Solo l’abbandono completo alla grazia ed allo Spirito lo rendono possibile.

Ieri un amico mi ha detto che il cristianesimo di cui parlo io è elitario, è per pochi. Non lo dico io! gli ho replicato. Molti sono i chiamati ma pochi gli eletti è Parola di Dio. Molti cercheranno di entrare e non potranno (Luca 13).

13 Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. 14 Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano.

(Matteo 7)

Solo i riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; un amore esagerato, davvero, quello del Signore….

…una gioia eterna coronerà il loro capo;
otterranno gioia e letizia;
il dolore e il gemito scompariranno…

Se vogliamo aver speranza di far parte, in Cristo, di quei riscattati, dobbiamo affrontare il deserto, passare per la porta stretta, percorrere il sentiero antico della fedeltà assoluta alla Parola di Dio e giungere, se Dio vorrà alla Via Santa!

 

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Tu mi hai chiamato, Signore, a servire

Una preghiera, questa che si legge nel giorno in cui le chiese orientali commemorano Giovanni Damasceno, che, oggi, ma non solo oggi, sento particolarmente mia. Che faccio mia, che sento mia. In particolare la parte che ho evidenziato in grassetto. Mi hai chiamato a servire, mi hai chiamato a predicare, mi hai chiamato a studiare ed a servire la Tua Parola. Ed è tutta la vita che, in qualsiasi circostanza di essa mi trovi, mi sforzo di farlo. Con tutte le persone meravigliose che Tu, o Signore, hai messo e metti sul cammino. A partire da mia moglie e mia figlia…

Però l’inquietudine mi rimane. Ma forse, Tu solo lo sai Signore, è la mia spina nella carne… Sia fatta la Tua volontà, Signore, comunque vada… Io la accetto, la voglio accettare, come ho sempre cercato di fare. Perdonami per i miei molti peccati, per le mie infedeltà.

giovannidamasceno

Tu mi hai chiamato, Signore, a servire i tuoi discepoli

Dalla «Dichiarazione di fede» di Giovanni Damasceno, sacerdote

Tu, Signore, mi hai tratto dai fianchi di mio padre; tu mi hai formato nel grembo di mia madre; tu mi hai portato alla luce, nudo bambino, perché le leggi della nostra natura obbediscono costantemente ai tuoi precetti.

Tu hai preparato con la benedizione dello Spirito Santo la mia creazione e la mia esistenza, non secondo volontà d’uomo o desiderio della carne, ma secondo la tua ineffabile grazia. Hai preparato la mia nascita con una preparazione che trascende le leggi della nostra natura, mi hai tratto alla luce adottandomi come figlio, mi hai iscritto fra i discepoli della tua Chiesa Santa e immacolata.

Tu mi hai nutrito di latte spirituale, del latte delle tue divine parole. Mi hai sostentato con il solido cibo del Corpo di Gesù Cristo nostro Dio, Unigenito tuo santissimo, e mi hai inebriato con il calice divino del suo Sangue vivificante, che egli ha effuso per la salvezza di tutto il mondo.

Tutto questo, Signore, perché ci hai amati e hai scelto come vittima, in vece nostra, il tuo diletto Figlio unigenito per la nostra redenzione, ed egli accettò spontaneamente; senza resistere, anzi come uno che era destinato al sacrificio, quale agnello innocente si avviò alla morte da se stesso, perché, essendo Dio, si fece uomo e si sottomise, di propria volontà, facendosi«obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fi12, 8).

E così, o Cristo mio Dio, tu hai umiliato te stesso per prendere sulle tue spalle me, pecorella smarrita, e farmi pascolare in pascolo verdeggiante e nutrirmi con le acque della retta dottrina per mezzo dei tuoi pastori, i quali, nutriti da te, han poi potuto pascere il tuo gregge eletto e nobile.

Ora, o Signore, tu mi hai chiamato per mezzo del tuo sacerdozio a servire i tuoi discepoli. Non so con quale disegno tu abbia fatto questo; tu solo lo sai. Tuttavia, Signore, alleggerisci il pesante fardello dei miei peccati, con i quali ho gravemente mancato; monda la mia mente e il mio cuore; guidami per la retta via come una lampada luminosa; dammi una parola franca quando apro la bocca; donami una lingua chiara e spedita per mezzo della lingua di fuoco del tuo Spirito e la tua presenza sempre mi assista.

Pascimi, o Signore, e pasci tu con me gli altri, perché il mio cuore non mi pieghi né a destra né a sinistra, ma il tuo Spirito buono mi indirizzi sulla retta via; perché le mie azioni siano secondo la tua volontà e lo siano veramente fino all’ultimo.

Tu poi, o nobile vertice di perfetta purità, nobilissima assemblea della Chiesa, che attendi aiuto da Dio; tu in cui abita Dio, accogli da noi la dottrina della fede immune da errore; con essa si rafforzi la Chiesa, come ci fu trasmesso dai Padri.

bibbia

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 1:13-14

Carissimo, prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito santo che abita in noi.
Tu dunque, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che è in Cristo Gesù e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.
Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù.

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Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

Per la settimana che va da domani, lunedì 5 dicembre, a domenica 11 dicembre 2016, III del Tempo Liturgico di Avvento, a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella, cui va il mio più vivo ringraziamento.

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«Or Giacobbe prese delle verghe verdi di pioppo, di mandorlo e di platano; vi fece delle scortecciature bianche, mettendo allo scoperto il bianco delle verghe».
Genesi 30:37

Dopo circa vent’anni di duro lavoro al servizio dello zio Labano, Giacobbe, dopo aver sposato Lea, ha ora la gioia del primo figlio dell’amata Rachele. La nascita di Giuseppe lo spinge a tornare nelle sue terre di origine. Avendo finora lavorato per il suocero non ha nulla e chiede di essere compensato da questo momento attraverso la divisione dei nuovi nati nel gregge: gli animali bianchi sarebbero rimasti allo zio, quelli macchiati o striati a lui. Nulla di strano se il gregge di partenza non fosse stato interamente bianco. Giacobbe dopo tanti anni al pascolo ha coscienza che gli animali possono essere condizionati da quel che vedono. Mette così su un sistema di stimolazione di strisce davanti agli occhi degli animali in calore. Il risultato è sorprendente: accade secondo i suoi piani. In breve tempo il numero dei suoi animali supera quello dei capi di Labano. La vicenda non è una proposta truffaldina né un’idea per fare business. Giacobbe ci insegna che quel che gli occhi vedono, il cuore desidera e l’anima cerca. Non togliere dai tuoi occhi la chiara visione di quel che vuoi accada. La fede è dimostrazione di cose che non si vedono … (Ebrei 11:1).

L’8 dicembre

Segna per tradizione l’inizio dei preparativi natalizi, quali l’albero, il presepe e altri addobbi. Tale ricorrenza ha la peculiarità di riscaldare il cuore delle persone, nonostante queste siano, ogni anno sempre più, pervase da sentimenti di tristezza ed insoddisfazione, frutto soprattutto delle difficoltà economiche che imperversano sulla nostra società. Può bastare il luccichio di un albero addobbato o un presepe pieno di personaggi a far dimenticare le tragedie di tutti i giorni, annebbiando così anche le anime delle persone sul vero motivo per cui Cristo è venuto a nascere? Nel vangelo di Giovanni (3:16) è scritto: «Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Questo il vero motivo: Cristo è venuto ad abitare tra le tenebre in quanto luce di Dio affinché la Sua luce potesse risplendere nelle tenebre dell’umanità.

L’8 dicembre, secondo il calendario gregoriano, è una ricorrenza dedicata a Maria, madre di Gesù. Questa accolse nel suo grembo il nascituro figlio di Dio. Considerando come la Bibbia ci ricordi che ogni essere umano ha peccato ed è privo della gloria di Dio ed è da Lui separato, che tale divisione ed allontanamento possa essere eliminato solo attraverso l’accettazione del sacrificio compiuto da Gesù sulla croce per noi, viene da chiedersi come sia stato possibile che una donna, in cui albergava il peccato, abbia potuto ospitare nel proprio grembo Colui che è senza peccato? (tratto da: L’8 dicembre: Maria raggiunta dalla Grazia)

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Lettura della Bibbia

05 dicembre   Amos 5-6; Ebrei 11-12
06 dicembre   Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
07 dicembre   Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
08 dicembre   Giona 1-2; Giacomo 4-5
09 dicembre   Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
10 dicembre   Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
11 dicembre   Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Il 10 dicembre 1968 si spegneva Karl Barth (10 maggio 1886, Basilea), teologo e pastore calvinista, iniziatore della “teologia dialettica”.

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Convertitevi! (Matteo 3:1-12)

1 In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: 2 «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». 3 Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse:

«Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abraamo”; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo.

10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.

11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

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Il Vangelo della II domenica di Avvento dell’Anno A presenta con parole chiarissime colui che lo stesso Gesù definirà il profeta più grande, il più grande tra gli uomini, Giovanni il Battezzatore, Giovanni il Battista.

Giovanni, cioè, che invita a battezzarsi, ovvero ad immergersi (baptizo in greco significa questo) completamente, con tutta la propria vita, nella realtà di Dio. Ad immergersi, a far scomparire tutto ciò che è di fuori (credenze, idolatrie, ipocrisie, falsità, pensieri e ragionamenti umani, ideologie…) per assorbire completamente la Parola di Dio, per imbeversi completamente di essa.

Non c’è spazio per altro per il credente, per il fedele. La Parola di Dio e sola quella. Non esistono altre verità, se non parziali, frammentate, a volte illusorie… I semi, i germi di verità di cui parla qualcuno, sono da ricercare ai fini di spingere alla conversione, ma l’unico vero seme che conta è quello che accetta di morire a sè stesso, e porta molto frutto. Gli altri semi sono da rigettare, il Seme della Parola è l’unico che deve crescerenella nostra vita personale.

Il seme della Parola di Dio, il seme del Cristo, il seme del Verbo fatto uomo.

Occorre, davvero, nascere di nuovo. Non basta nascere da Abramo, nascere nel popolo eletto, nascere da una famiglia credente. Non è una garanzia di nessun tipo. Occorre nascere di nuovo, occorre che noi, noi personalmente, facciamo una scelta personale, propria, solo nostra, di immedesimarci con il Verbo, di scegliere, sempre per i comandi di Dio, di ricercare, sempre, i suoi precetti, di ascoltare, sempre e solo, la Sua Parola.

A Dio non “serve” la nostra conversione, Dio può far sorgere dalle pietre dei figli di Abramo, dice il Battista! A noi occorre convertirci! A Dio Solo è la gloria, a noi tocca condividere la Croce, la fatica di vivere che fu assunta liberamente dal Figlio, sperando che Egli a suo tempo ci doni la gioia senza fine della Resurrezione e dell’eternità in Lui.

La scure ed il fuoco sono vicini alle radici degli alberi.

Convertiamoci, credendo al Vangelo, vivendo il Vangelo, rigettando dalle nostre vite tutto ciò che da questo ci allontana. Cerchiamo il Battesimo del Signore, lasciamoci immergere nell’acqua, accettiamo la morte, lasciamoci che la Parola di Dio ci bruci dentro, perchè sia annunciata al mondo!

Maranathà!

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