Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA – LETTURA BREVE

Romani 11:33-36

O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

Il Vespro è la preghiera  del tramonto e, assieme alle Lodi del Mattino, è una delle ore principali che la tradizione liturgica antica dedica alla preghiera al Signore. Prima era detto anche Lucernarium.

E’ una delle ore principali della giornata perchè il tempo è il dono principale che l’Eterno ci fa e continua a farci in ogni istante, anche ora. Senza che Egli mi rinnovi questo dono io non sarei qui a battere su questi tasti.

E’ una delle principali ore della giornata perchè si recita al tramonto, come le Lodi all’alba. Al calare ed al rialzarsi del sole quindi. Di quella che è detta la luce maggiore, quella che, per volere dell’Eterno, permette che ci sia vita sul pianeta Terra.

Il sole della nostra vita però, quello vero, è la Parola di Dio. La Parola di Dio è la nostra luce, è quella che illumina i nostri passi, le nostre scelte, le nostre decisioni. La Parola di Dio è il nostro calore, è quella che riscalda i nostri cuori, tiene in caldo le nostre mani ed i nostri piedi, li fa muovere, stringersi una all’altra, azzardare un primo passo e poi subito un altro.

La lettura di questo Vespro, detto Primo perchè dà inizio al primo ed all’ultimo dei giorni, al giorno ottavo di cui cantiamo negli inni, perchè dà inizio alla Domenica, al Giorno del Signore, riassume il principio che i cristiani chiamano del Soli Deo gloria.

Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose.
A lui la gloria nei secoli. Amen.

Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica
Soli Deo gloria. Il Primo Vespro della Domenica

Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera (Primo Vespro della Domenica)

Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.

SALMO 140, 1-9 Preghiera nel pericolo
E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi (Ap 8, 4).

Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; *
    ascolta la mia voce quando t’invoco.
Come incenso salga a te la mia preghiera, *
    le mie mani alzate come sacrificio della sera.

Poni, Signore, una custodia alla mia bocca, *
    sorveglia la porta delle mie labbra.

Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male †
    e compia azioni inique con i peccatori: *
    che io non gusti i loro cibi deliziosi.

Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, †
    ma l’olio dell’empio non profumi il mio capo; *
    tra le loro malvagità continui la mia preghiera.

Dalla rupe furono gettati i loro capi, *
    che da me avevano udito dolci parole.

Come si fende e si apre la terra, *
    le loro ossa furono disperse
        alla bocca degli inferi.

A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi; *
    in te mi rifugio, proteggi la mia vita.
Preservami dal laccio che mi tendono, *
    dagli agguati dei malfattori.

Gloria al Padre e al Figlio *
    e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
    nei secoli dei secoli. Amen.

Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.

Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.
Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.

Suggestioni dall’Ufficio

Suggestioni dall’Ufficio… delle Letture

Venerdì della XXVIII settimana

Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento, *
    ascolta le parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca in parabole, *
    rievocherò gli arcani dei tempi antichi.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto †
    e i nostri padri ci hanno raccontato, *
    non lo terremo nascosto ai loro figli;

diremo alla generazione futura †
    le lodi del Signore, la sua potenza *
    e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha stabilito una testimonianza in Giacobbe, *
    ha posto una legge in Israele:

ha comandato ai nostri padri
    di farle conoscere ai loro figli, †
perché le sappia la generazione futura, *
    i figli che nasceranno.

Anch’essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli *
    perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio, *
    ma osservino i suoi comandi.

Non siano come i loro padri, *
    generazione ribelle e ostinata,
generazione dal cuore incostante *
    e dallo spirito infedele a Dio.

(Dal Salmo 77)

Domandiamoci: noi abbiamo figli, figlie? Sentiamo come nostro personale dovere quello della trasmissione della fede. O ci limitiamo a delegarlo ad altri, alla chiesa, alla parrocchia, alla scuola confessionale, al catechismo, alla scuola domenicale?
E che fede trasmettiamo loro? Un sentimento generico o piuttosto essi vedono il nostro filiale abbondono, la nostra piena fiducia alla e nella Parola di Dio?
Parliamo loro in parabole, ovvero in modo comprensibile, o ci esprimiamo con arcani… forse nemmeno a noi è chiarlo il perchè abbiamo fede, se l’abbiamo?

Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov’è l’onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov’è il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti, che disprezzate il mio nome. Voi domandate: «Come abbiamo disprezzato il tuo nome?». Offrite sul mio altare un cibo contaminato e dite: «Come ti abbiamo contaminato?». Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l’accetterà o che vi sarà grato? Dice il Signore degli eserciti.

(dal libro del profeta Malachia, capitoli 1 e 2)

Cosa offriamo al Signore? il nostro tempo migliore, o i rimasugli delle nostre giornate? Che tempo diamo alla preghiera, alla meditazione della Parola di Dio? Gli doniamo un animale zoppo e malato, o le nostre cose più preziose?

RESPONSORIO Cfr. Mal 2, 5. 6; Sal 109, 4

℞ L’alleanza con il mio sacerdote era di vita e di pace; alleanza di timore, ed egli mi temette. * Un insegnamento fedele era sulla sua bocca, né c’era falsità sulle sue labbra.
Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek.
℞ Un insegnamento fedele era sulla sua bocca, né c’era falsità sulle sue labbra.

Il vero sacrificio consiste in ogni azione con cui miriamo a unirci con Dio in un santo rapporto, rivolgendoci a quel sommo Bene che ci può rendere veramente beati. Perciò anche le stesse opere di misericordia, con cui si viene in soccorso dell’uomo, se non si fanno per Dio, non possono dirsi vero sacrificio. Infatti, benché il sacrificio venga compiuto e offerto dall’uomo, tuttavia è cosa divina, tanto che gli antichi latini l’hanno designato anche con quest’ultimo nome. Perciò un uomo consacrato a Dio e votato a lui, in quanto muore al mondo per vivere a Dio, è un sacrificio. È anche un’opera di misericordia che ciascuno fa verso se stesso, come sta scritto: «Abbi misericordia della tua anima, rendendoti gradito a Dio» (Sir 30, 24 volg.).

(Dal Libro X della Città di Dio di Agostino)

Le opere di misericordia, quando le facciamo che motivazione hanno? Deve essere unica, ci ripete Agostino. Dare gloria a Dio ed a lui solo, della misericordia che ha operato con noi.
Nessuna altra motivazione è valida, non la generica bontà d’animo, il volersi sentire buono, il voler bene apparire agli occhi degli altri. Questo in particolare non serve a nulla. Dio vede la putritudine che c’è nel nostro cuore. A Dio nulla è nascosto delle più intime motivazioni delle nostre azioni. Ma non dobbiamo aver timore. Egli è il Giusto Giudice ma è ancora Misericordioso nell’intimo delle Sue viscere.

Non dobbiamo aver paura, ma dobbiamo temerlo con tutto il cuore, ed amarlo di conseguenza.

Amen. Alleluia!

 

ORAZIONE

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Benediciamo il Signore.
 Rendiamo grazie a Dio.

 

Suggestioni dall'Ufficio... delle Letture
Suggestioni dall’Ufficio… delle Letture

Lodi Mattutine del venerdì, XXVIII settimana

Lodi Mattutine del venerdì, XXVIII settimana

LETTURA BREVE Galati 2, 20

Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

RESPONSORIO BREVE

℞ Invocherò l’Altissimo: * da lui ogni mio bene.
Invocherò l’Altissimo: da lui ogni mio bene.
℣ Dal cielo manderà la sua salvezza:
da lui ogni mio bene.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Invocherò l’Altissimo: da lui ogni mio bene.

INVOCAZIONE

Invochiamo la provvidenza del Padre, che veglia su coloro che ha creati e redenti per mezzo del suo Figlio e diciamo:
Conferma ciò che hai operato in noi, Signore.

Dio di misericordia, guidaci sulla via della santità,
 perché cerchiamo sempre ciò che è vero, buono e giusto.

Non abbandonarci, o Dio, per il tuo grande amore,
 non dimenticare la tua alleanza.

Accogli l’offerta del nostro cuore contrito e umiliato,
 fa’ che non siano confusi quelli che si affidano a te.

Tu che ci hai resi partecipi della missione profetica del Cristo,
 fa’ che annunziamo con le parole e le opere le meraviglie del tuo amore.

ORAZIONE

Concedi al tuo popolo, o Dio, l’abbondanza dei tuoi doni, perché sia sempre fedele agli impegni del suo battesimo, e viva nella prosperità e nella pace in attesa della gioia eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male, e ci conduca alla vita eterna.
 Amen.

Icona della Crocifissione - XIII secolo
Icona della Crocifissione – XIII secolo

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Dice il sublime Girolamo:

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà: amala ed essa ti custodirà, onorala, ed essa ti abbraccerà. [Pr 4:6.8]
Appendi questi gioielli ai tuoi orecchi e al tuo petto

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà
Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Preghiera del Cristiano nella tradizione latina pre-scisma per iniziare la Lettura della Sacra Bibbia

Il fedele si inginocchia, si segna, poi bacia la Croce domestica ( se non è in luogo con croce, bacia la croce che porta al collo ) e si alza, dicendo tre volte:

Signore non abbandonarmi, O Dio vieni presto in aiuto.

Ad ogni invocazione si effettua una prostrazione dinnanzi alla Croce, o all’angolo delle icone.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com’era in principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Padre nostro, che sei nei Cieli; sia santificato il Tuo nome; venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra, dacci oggi il nostro pane essenziale , e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal maligno.
Poiché tuo è il Regno e la potenza e la gloria, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Rivolti poi verso la Croce, si dice:

La Santa Croce è il mio rifugio, la mia salvezza sicura, la Croce del Salvatore è con me. Dinnanzi a Te, o Croce Santissima, io mi inchino.

Si china il capo dinnanzi alla croce, e poi si esclama:

O Signore, ascolta la mia preghiera. Alle tue orecchie giunga il mio grido.

Poi segnandosi alla fronte, alle labbra e al cuore si prende la Bibbia dicendo:

– rivolti ad est: Matteo e Isaia, intercedete per me.
– rivolti a sud: Marco e Geremia, intercedete per me.
– rivolti a ovest: Luca ed Ezechiele, intercedete per me.
– rivolti a nord: Giovanni e Daniele, intercedete per me.

Poi, verso le icone:

Signore Santo, Dio onnipotente ed eterno, abbi pietà di me peccatore e permetti a me indegno di leggere con spirito di discernimento le Scritture da Te ispirate, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Adesso si può leggere. Alla conclusione, ci si segna dicendo:

Gloria a Te, o Cristo.

Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!

Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!

(Memoria di Ignazio di Antiochia, martire)

Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio.

Sono frumento di Dio, e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore.

Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!
Sono frumento di Dio: che io divenga ostia per il Signore!

 

A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo né i regni di questa terra. È meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. È vicino il momento della mia nascita.

Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio.

Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all’angoscia che mi opprime.

Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio.

Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo.

Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarò tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire.

Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c’è più in me nessun’aspirazione per le realtà materiali, ma un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: «Vieni al Padre». Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile.

Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego, per trovare anche voi benevolenza. Ve lo domando con poche parole: credetemi. Gesù Cristo vi farà comprendere che dico il vero: egli è la bocca verace per mezzo della quale il Padre ha parlato in verità.

Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Non vi scrivo secondo la carne, ma secondo il pensiero di Dio. Se subirò il martirio, ciò significherà che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, sarà segno che mi avete odiato.

Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)

Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)

Il Vangelo del Giorno del Signore

1 E Gesù, riprendendo la parola, di nuovo parlò loro in parabole, dicendo: 2 «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale preparò le nozze di suo figlio. 3 E mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 

4 Di nuovo mandò altri servi dicendo: “Dite agl’invitati: Ecco, io ho apparecchiato il mio pranzo, i miei vitelli e i miei animali ingrassati sono ammazzati ed è tutto pronto; venite alle nozze”. 5 Ma essi, non curandosene, se ne andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari. 6 E gli altri, presi i suoi servi, li oltraggiarono e li uccisero. 

7 Il re allora, udito ciò, si adirò e mandò i suoi eserciti per sterminare quegli omicidi e per incendiare la loro città. 8 Disse quindi ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gl’invitati non ne erano degni. 9 Andate dunque agli incroci delle strade e chiamate alle nozze chiunque troverete”. 10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti coloro che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. 

11 Ora il re, entrato per vedere i commensali, vi trovò un uomo che non indossava l’abito da nozze; 12 e gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere l’abito da nozze?”. E quegli rimase con la bocca chiusa. 13 Allora il re disse ai servi: “Legatelo mani e piedi, prendetelo e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti”. 14 Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)
Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti (Matteo 22:14)

Un Vangelo Eterno, come tutta la Scrittura. Perfettamente consono anche ai tempi che stiamo vivendo. Dove tanti uomini, pur conoscendo la chiamata del Cristo, si lasciano prendere dai propri affari, dai propri interessi personali o di famiglie, si lasciano schiavizzare dalle cose: dal denaro, dal potere, dal piacere, dai mille demoni di questo mondo.

Anche oggi tanti credono di “lavarsi la coscienza” dando tutta la colpa ai quei pochi che si sforzano di servire il Signore con la loro vita, a coloro che si riconoscono come suoi servi senza pretese. Perciò li deridono, li umiliano, li dichiarano insignificanti, di altri tempi, assolutamente inutili.

Li dichiarano sciancati da “idee di altri tempi”, impiegati, “travet” delle cose del divino. Li deridono, li mettono da parte, e ancora oggi spesso li uccidono, dove nel corpo, dove nell’anima.

Ma alla Sapienza, dice la Parola di Dio, viene alla fine comunque resa giustizia. E il Signore, Benedetto Egli sia, li caccerà dal suo banchetto finale, riempirà la sala del banchetto con quelli che sono poveri nel modo da essere ricchi soltanto della Sua Parola.

Ma attenti ad indossarla bene quella Parola. Ad indossarla come un abito nuziale vero, bianco, puro. Ad indossarla e ad essere rivestiti solo di quella! Davvero! O si subirà la stessa sorte degli uomini infedeli.

Chi infatti indossa la veste nuova, ma questa veste non la intesse solo con Cristo e con il Verbo, ma la sottesse con parole e sapienze mondane, chi mischia la Sapienza di Dio, con le stolte parole dell’uomo, cade nuovamente negli inganni del Maligno.

E al Maligno andrà a fare compagnia, nel Giorno del Giudizio.

Amen. Alleluia!

La fede di ogni giorno, l'energia della vita