La mia casa sarà una casa di preghiera

La mia casa sarà una casa di preghiera

Il Vangelo del giorno (Luca 19:45-48)

= (Mt 21:10-16; Mr 11:11, 15-18) Gv 2:13-17

45 Poi, entrato nel tempio, cominciò a scacciare i venditori, 46 dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà una casa di preghiera”, ma voi ne avete fatto un covo di ladri.

47 Ogni giorno insegnava nel tempio. Ma i capi dei *sacerdoti e gli *scribi e i notabili del popolo cercavano di farlo morire; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra.

La mia casa sarà una casa di preghiera
La mia casa sarà una casa di preghiera

Un breve commento

Come ogni mattina, ho pregato il Signore prima con la Liturgia delle Ore e i Salmi, poi proclamando le letture della Messa del giorno. Il Vangelo di oggi continua il richiamo del Signore alle nostre responsabilità verso la Sua Parola.

Noi siamo Tempio del Signore, il nostro corpo è Tempio di Dio. Quindi ogni nostro atto, gesto, pensiero deve manifestare tutto questo. Ed in modo speciale deve farlo il nostro ritrovarci assieme per la lode e l’ascolto comune.

La liturgia di oggi nella chiesa cattolica ricorda i martiri vietnamiti, persone che hanno testimoniato la fede nell’Eterno restituendoGli la propria stessa vita.

Ascoltiamo alla luce del loro esempio la Parola di oggi. Perchè se viviamo il nostro quotidiano come se la Parola di Dio ci riguardasse solo “di struscio”, come si dice qui a Roma, facciamo del nostro vivere quotidiano “una spelonca di ladri”.

Noi, ladri, che rubiamo, male usiamo del dono del tempo e della vita che c’è stato fatto fin dal primo respiro.

Noi siamo tempio del Signore. Il colore della liturgia del giorno è il rosso. Che tutta la nostra vita, il nostro essere, diventino rossi per la passione con cui dobbiamo professare la nostra fede.

Che non diventiamo, piuttosto, rossi per la vergogna…

Amen. Alleluia!

I manifesti si strappano, la realtà non si cancella

I manifesti si strappano, la realtà non si cancella

Oggi ho scritto su Facebook e Twitter:

L’aborto è un’omicidio. I bambini sono maschi. Le bambine sono femmine. La Parola di Dio è l’unica Verità sull’uomo. Ogni tanto certe cose è bene ribadirle.

Tre giorni fa su questo blog scrivevo di morti visibili ed invisibili postando a corredo la foto di un manifesto che denunciava l’aborto per quello che è: un’omicidio consentito dalla legge.

Il quarto giorno, oggi, un “democratico” passante l’ha strappato con rabbia. Ma lo strappo ha lasciato ben visibile la realtà.

Un essere vivente, un uomo, aggredito da una mano omicida di un altro uomo.

Perchè si possono strappare i manifesti, ma non cancellare la realtà.

I manifesti si strappano, la realtà non si cancella
I manifesti si strappano, la realtà non si cancella

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Il testo del Vangelo del giorno

Mt 23:37-39; Lu 13:34, 35; 21:20-24; 3:9; Gr 8:18-9:1

 

41 Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: 
 
42 «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. 
 
43 Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».

 

Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)
Gesù piange su Gerusalemme (Luca 19:41-44)

Un breve commento

Gesù piange. Piange su Gerusalemme che non lo riconosce come Unico Signore, che non lo riconosce come vero Re, che indica la Via, e dona la Vita vera.
Il testo ci prepara all’ultima domenica dell’anno liturgico, in cui celebriamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, attraverso gli insegnamenti che ci vengono dal Cristo, dal Verbo dall’Incarnazione della Parola di Dio.
Non sembri quanto scrivo una ripetizione. C’è una eresia diffusa oggi che consiste nel dire che il Cristo si, la Bibbia no. Che è un’assurdo, perchè il Cristo è il Verbo, è la Bibbia, tutta la Bibbia, non una sola parte.
Non solo la parte che ci piace, o che suona meglio agli orecchi del mondo che ci circonda, ma tutta la Scrittura. Neppure uno iota perisce per la venuta del Cristo, anzi, al contrario. Anche il più picolo iota trova il compimento in Cristo Gesù.
Lo iota diventa la più maiuscola delle lettere.
Una lettera che parla di vita, una lettera che dice vita, che dice salvezza, che dice giustizia, che dice misericordia.
Gesù piange su Gerusalemme. Piange su ciascuno e ciascuna di noi che non lo riconosce, che non lo segue. E, così facendo, lascia che le mura della sua vita vadano in rovina.
Gesù piange, e poi muore per noi, per darci l’esempio. Morire al mondo, per rivivere in Lui.
Che Egli accresca la nostra fede!

Take My Life and Let It Be, Take my will and make it Thine

Take My Life and Let It Be

Una bellissima scoperta, l’inno «Take My Life and Let It Be», scritto dall’inglese Frances Ridley Havergal (1836-1879).

Take My Life And Let It Be
Take My Life And Let It Be

1. Take my life and let it be
Consecrated, Lord, to Thee.
*Take my moments and my days,
Let them flow in endless praise.

(Prendi la mia vita e fa’ che sia consacrata a Te o Signore / Prendi i miei momenti e i miei giorni, fa’ che scorrano in una lode senza fine)

2. Take my hands and let them move
At the impulse of Thy love.
Take my feet and let them be
Swift and beautiful for Thee.

(Prendi le mie mani e falle muovere secondo l’impulso del tuo amore / Prendi i miei piedi e fa’ che siano belli e veloci per Te)

3. Take my voice and let me sing,
Always, only for my King.
Take my lips and let them be
Filled with messages from Thee.

(Prendi la mia voce e fa’ che canti, sempre, solo per il mio Re / Prendi le mie labbra e fa’ che siano piene di messaggi che vengono da Te)

4. Take my silver and my gold,
Not a mite would I withhold.
Take my intellect and use
Every pow’r as Thou shalt choose.

(Prendi il mio argento e il mio oro, non voglio tenere per me uno spicciolo / prendi il mio intelletto e usa ogni mia facoltà come Tu sceglierai)

5. Take my will and make it Thine,
It shall be no longer mine.
Take my heart, it is Thine own,
It shall be Thy royal throne.

(Prendi la mia volontà a falla tua, non sarà più mia / prendi il mio cuore, è tuo, sarà il tuo trono regale)

6. Take my love, my Lord, I pour
At Thy feet its treasure store.
Take myself and I will be
Ever, only, all for Thee.

(Prendi il mio amore, mio Signore, pongo ai tuoi piedi le sue ricchezze / Prendi me e io sarò sempre, solamente e tutta per Te)

Words: Frances Ridley Havergal (1836 – 1879)
Music: Nottingham, Mozart (1756 – 1791)

La presentazione al Tempio di Maria

La presentazione al Tempio di Maria

La festa

(per le chiese di confessione cattolica ed ortodossa)

L’origine della festa si trova nel racconto apocrifo del Protovangelo di san Giacomo dove si racconta che Gioacchino ed Anna, così come avevano promesso al Signore, portarono la Vergine al Tempio, all’età di tre anni, affinché si preparasse nella via del Signore. Maria restò nel Tempio fino all’età di dodici anni, quando dagli stessi sacerdoti fu data in sposa a Giuseppe.

Qualunque sia il fondamento di questo racconto, la Chiesa con questa festa ci invita a meditare soprattutto sul mistero della preparazione interiore di Maria in vista della sua vocazione a Madre di Dio. Questa preparazione fu per lei un impegno totale di sé, come il vaso più santo che deve ricevere il corpo del Verbo incarnato, Tempio vivente e trono del Re, eletta per essere sua Madre; l’arca spirituale che racchiude la Parola incomprensibile.

Storicamente, questa festa ha avuto origine nella dedicazione della Chiesa di Santa Maria Nuova in Gerusalemme nel novembre del 543, per poi diffondersi nel VII secolo in tutto l’Oriente. Papa Gregorio XI la introdusse ad Avignone alla fine del secolo XIV mentre Sisto V nel 1585 l’ha universalizzata in tutta la Chiesa Romana.

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

La Parola di Dio: Luca 10,38-42; 11,27-28

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola;  Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».  Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,  ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

Le preghiere

APOLITIKION

Σήμερον τῆς εὐδοκίας Θεοῦ τὸ προοίμιον, καὶ τῆς τῶν ἀνθρώπων σωτηρίας ἡ προκήρυξις· Ἐν Ναῷ τοῦ Θεοῦ τρανῶς ἡ Παρθένος δείκνυται, καὶ τὸν Χριστὸν τοῖς πᾶσι προκαταγγέλλεται. Αὐτῇ καὶ ἡμεῖς μεγαλοφώνως βοήσωμεν· Χαῖρε τῆς οἰκονομίας τοῦ Κτίστου ἡ ἐκπλήρωσις.

Símeron tís e̓vdokías Theoú tó proímion, kié tís tón anthrópon sotirías i prokíryxis: En Naó toú Theoú tranós i Parthénos díknyte, kié tón Christón tís pási prokatangjéllete. A̓ftí kié imís megalofónos voísomen: Chére tís ikonomías toú Ktístou i ekplírosis.

Oggi è il preludio del beneplacito del Signore e il primo annuncio della salvezza degli uomini. Agli occhi di tutti la Vergine si mostra nel Tempio di Dio e a tutti preannuncia Cristo. Anche noi a gran voce a Lei acclamiamo: gioisci compimento dell’economia del Creatore.

La presentazione al Tempio di Maria
La presentazione al Tempio di Maria

KONDAKION

Ὁ καθαρώτατος ναὸς τοῦ Σωτῆρος, ἡ πολυτίμητος παστὰς καὶ Παρθένος, τὸ ἱερὸν θησαύρισμα τῆς δόξης τοῦ Θεοῦ, σήμερον εἰσάγεται, ἐν τῷ οἴκῳ Κυρίου, τὴν χάριν συνεισάγουσα, τὴν ἐν Πνευματι Θείῳ· ἣν ἀνυμνοῦσιν Ἄγγελοι Θεοῦ· Αὕτη ὑπάρχει σκηνὴ ἐπουράνιος.

Ὁ katharòtatos naòs tu Sotìros, i politìmitos pastàs ke Parthènos, to ieròn thisàvrisma tis dhòxis tu Theù sìmeron isàghete en to ìko Kirìu, tin chàrin sinisàgusa tin en Pnèvmati thìo; in animnùsin àngheli Theù; àfti ipàrchi skinì epurànios.

Il tempio purissimo del Salvatore, il preziosissimo tàlamo e Vergine, il tesoro sacro della gloria di Dio viene introdotto in questo giorno nella casa del Signore, recando con sé la grazia dello Spirito divino; a Lei inneggiano gli Angeli di Dio: Questa è tabernacolo sovraceleste.

La Giornata mondiale dei polli che ridono

La Giornata mondiale dei polli che ridono

La Giornata mondiale dei polli che ridono per volontà del sottoscritto è fissata per il giorno 31 di novembre 2017.

La Giornata mondiale dei polli che ridono
La Giornata mondiale dei polli che ridono

Una tantum, anche perchè, come è ovvio, per prima cosa scherzo, e per seconda il 31 di novembre è anche esso una mia invenzione.

Ormai viviamo di giornate mondiali di questo o di quello.
Si contano sulle punta delle dita in giorni non c’è una causa importantissima e rilevantissima per cui occorrerebbe impegnarsi di più.

Non bastassero gli organismi internazionali e le organizzazioni non governative a gonfiarne l’elenco, ora ci si sono messe anche le chiese cristiane, in primis quella cattolica, ma non solo quella.

Perchè i polli ridono?

Già, perchè? Perchè certe giornate o settimane o mesi li fanno veramente ridere.

Le ultime per noi polli

La settimana per l’evangelizzazione indetta dalla Chiesa Valdese.

Ma come la settimana per l’evangelizzazione? L’evangelizzazione non è un compito di ogni cristiano per ogni giorno dell’anno? Anzi, di più. L’evangelizzazione un cristiano è chiamata a farla con ogni pensiero, parola, opera e senza alcuna omissione.

Vero è che le chiese riformate storiche, di cui la chiesa valdese è parte integrante, sono tanto impegnate con le faccende e le parole d’ordine di questo mondo che se almeno si ricordano della Bibbia per una settimana è tanto di guadagnato.

Almeno però la predicassero per intero la Bibbia, e non solo le parti che non danno troppo fastidio a quella parte di mondo benpensante e progressista di cui si sono autoeletti “cappellani”.

La Domenica della Bibbia della Chiesa Cattolica

Idem con patate, per certi versi. Il confronto con la Parola di Dio è per un cristiano, tanto più per un cristiano praticante, ossia quello a cui era rivolta l’iniziativa, qualcosa che deve essere costante e quotidiano.

La Bibbia non è nè può essere per un fedele qualcosa da tenere sopra uno scaffale a raccogliere polvere, anzi. Sarebbe bene che in una famiglia cristiana ogni membro avesse la sua personale edizione della Scrittura.

Mi scuseranno i paolini e le paoline con cui sono in amicizia, ma mi è sembrata più una iniziativa di diffusione editoriale che altro…

La Giornata Mondiale dei poveri della Chiesa Cattolica

I poveri li avete sempre con voi, dice Gesù. E l’Antico Testamento già diceva che il volto di Dio, le sue orecchie sono sempre rivolte verso il grido del povero che non trova aiuto.

Propaganda a parte, cosa aggiunge una giornata mondiale dei poveri, ad una fede che predica (o dovrebbe predicare) un Dio che si è fatto povero, umile, che si è svuotato di sè stesso fino alla morte ed alla morte di Croce?

Nulla, io credo. Se lo scopo era raccogliere fondi per la Caritas di una Chiesa che, belle parole a parte, è sempre più simile alla Onlus che pure, secondo il Papa attuale, non dovrebbe essere (!) tanto valeva raddoppiare le giornate in cui la colletta è destinata al cosidetto Obolo di San Pietro.

Sono un criticone?

Certamente! Perchè mi piacerebbe una Chiesa, quale che sia il suo nome, che predica un amore assoluto per la Parola di Dio, una fedeltà completa agli ideali di povertà, essenzialità, castità degli affetti, obbedienza piena ai precetti del Cristo.

Sono un criticone esigente, a partire dal proprio stesso essere.

E che i polli ridano non me ne importa proprio nulla. Che il mondo sia soddisfatto della Chiesa, meno ancora. Anzi, la trovo l’ipotesi più perniciosa che si possa fare in vista di un imminente giudizio, da parte di un Re che, per sua stessa proclamazione, non è di questo mondo e che gli uomini ridotti a polli da batteria e galline da cortile se li mangerà a colazione, pranzo e cena.

Ben altra dignità ci ha dato!

 

Morti visibili e morti invisibili

Morti visibili e morti invisibili

Morti visibili. Quelli di mafia. Quelli per il terrorismo, le stragi e che so altro. Quelli di Totò Riina e tanti altri.

Morti invisibili, mediaticamente parlando, ma sempre morti. Milioni e milioni di aborti, sei milioni dal 1978 solo in Italia. Quelli di cui è autrice o complice Emma Bonino e tutta una cultura di morte fatta passare come diritto della donna.

Meglio sarebbe dire: diritto del più forte. Come sempre, nella storia umana. Croce a parte!

Morti visibili e morti invisibili - Foto scattata da me stamani angolo via Castro Pretorio - via dei Mille
Morti visibili e morti invisibili – Foto scattata da me stamani angolo via Castro Pretorio – via dei Mille

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Che cosa deve fare dunque il cristiano?

Servirsi del mondo, non farsene schiavo

Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo.

Che significa ciò?
Vuol dire avere, ma come se non avesse.

Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).

Odiare cordialmente

Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati?

Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.

Egli verrà. Punto.

Lo vogliamo o no, egli verrà. Quindi non adesso; il che ovviamente non esclude che verrà. Verrà, e quando non lo aspetti. Se ti troverà pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto.

(Agostino di Ippona, Ufficio delle Letture di oggi, Trentatreesima domenica del Tempo Ordinario).

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.
Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Ernest Hello (1828 – 1885), nell’opera L’homme del 1872, così scrive:

“L’uomo mediocre non avverte né la grandezza, né la miseria, né l’Essere, né il nulla; non è né estasiato né decaduto: resta sul penultimo gradino della scala, incapace di salire e troppo pigro per scendere.

Nei suoi giudizi come nelle sue azioni, sostituisce la convenzione alla realtà, approva ciò che trova posto nel suo casellario, condanna ciò che sfugge alle denominazione e alle categorie che conosce, teme la meraviglia e, non avvicinandosi mai al mistero terribile della vita, evita le montagne e gli abissi lungo i quali essa accompagna i propri amici.

L’uomo geniale è superiore a ciò che compie: il suo pensiero è superiore alla sua opera. Il mediocre è inferiore a ciò che compie; la sua opera non è la realizzazione di un’idea, è un lavoro eseguito secondo certe regole. L’uomo di genio lascia sempre incompiuta la sua opera; l’uomo mediocre è pieno della propria, pieno di se stesso, pieno di niente, pieno di vuoto, pieno di vanità. Quest’odioso personaggio sta interamente in queste due parole: freddezza e vanità!

L'uomo vivo, l'uomo morto e la satanica parodia dell'unità
L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Lo spirito del male dice:

‘Riposati. Che farai nella mischia? Altri combatteranno abbastanza. Tu che sei savio, non iscomodare le tue abitudini. Il male, continua il diavolo, è sempre esistito ed esisterà sempre nelle stesse proporzioni. I pazzi che vogliono combatterlo non guadagnano nulla e perdono il loro riposo. Tu che sei savio, dà ad ogni cosa la sua parte e non dichiarare a niente la guerra.

È impossibile illuminare gli uomini. Perché dunque tentarlo? Fa pace con le opinioni che non sono tue. Non sono esse tutte ugualmente legittime?’.
Così parla il demonio; e l’uomo separato dalla verità, perché ha paura di lei, che è l’Atto puro, l’uomo, insensibilmente e a sua insaputa, si unisce all’errore […] discende a poco a poco, durante il suo sonno, in quell’indifferenza glaciale, placida e tollerante, che non s’indigna di niente, perché non ama niente, e che si crede dolce perché è morta.

E il demonio vedendo quest’uomo immobile, gli dice: ‘Tu gusti il riposo del savio’; vedendolo neutro tra la verità e l’errore, gli dice: ‘Tu li domini entrambi’; vedendolo inattivo, gli dice: ‘Tu non fai del male’; vedendolo senza risorsa, senza vita, senza reazione contro la menzogna e il male […], gli dice ‘Io t’ho ispirato una filosofia savia, una dolce tolleranza, tu hai trovato la calma nella carità’, perché il demonio pronunzia spesso le parole di tolleranza e di carità.

L’uomo vivo, l’uomo attivo che ama e che è unito all’unità, afferra il rapporto delle cose, e unisce fra loro le verità.

L’uomo morto ha perduto il senso dell’unità. Non unisce più verità fra di loro: non concilia più, per la contemplazione dell’armonia, le cose che devono esser conciliate, le cose vere, buone e belle.
Ma in cambio, compone una parodia satanica dell’unità; cerca di amare insieme il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto; non sempre si adira, almeno in apparenza, se si affermano i dogmi, ma preferisce che si neghino.

Non avendo voluto unire ciò che è unito, credere a tutta la verità, conciliare quel che è conciliabile, cerca di unire ciò che è necessariamente ed eternamente contradittorio, di credere insieme alla verità e all’errore, di conciliare il Sì e il No; non avendo voluto amare Dio tutto intiero, cerca di amare Dio e il diavolo: ma è l’ultimo che preferisce”.

“Che si direbbe d’un medico il quale, per carità, avesse riguardi verso la malattia del suo cliente? Immaginate questo tenero personaggio. Direbbe al malato: Dopo tutto, amico mio, bisogna essere caritatevole. Il cancro che vi corrode è forse in buona fede. Suvvia, siate gentile, fate con lui un po’ d’amicizia; non bisogna essere intrattabili; fate la parte del suo carattere. In questo cancro, esiste forse una bestia; essa si nutre della vostra carne e del vostro sangue, avreste il coraggio di rifiutarle quanto le occorre? La povera bestia morirebbe di fame. Del resto, io sono condotto a credere che il cancro è in buona fede e adempio presso di voi ad una missione di carità.

È il delitto del secolo quello di non odiare il male, e di fargli delle preposizioni. Non vi ha che una proposizione da fargli, è di scomparire.

Ogni accomodamento concluso con lui somiglia neppure al suo trionfo parziale, ma al suo trionfo completo, perché il male non sempre domanda di scacciare il bene, domanda il permesso di coabitare con lui. Un istinto segreto lo avverte che domandando qualche cosa, domanda tutto. Appena non è più odiato, si sente adorato”.

L'uomo vivo, l'uomo morto e la satanica parodia dell'unità
L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Ernst Hello, chi era

Ernest Hello (Lorient, 4 novembre 1828 – Lorient, 14 luglio 1885) è stato uno scrittore e critico letterario francese apologista cristiano.

Suo padre era un avvocato che lavorava alla Corte di Cassazione a Parigi. Fin dalla prima infanzia ebbe problemi di salute a causa di una malattia della spina dorsale o delle ossa, il che gli causò molti problemi nel lavoro ed è probabilmente alla base della vena malinconica che si ritrova in molti suoi scritti. Dopo aver studiato a Rennes ed essersi diplomato al Collegio Luois Le Grand di Parigi si dedicò agli studi di Legge seguendo la volontà paterna, ma li abbandonò presto per dedicarsi alla teologia da cui era stato attratto a causa della sua ammirazione per Jean-Baptiste Henri Lacordaire e Joseph Gratry.

Nel 1857 sposò Zoë Berthier, di dieci anni maggiore di lui, figlia di un ufficiale dell’esercito e discreta scrittrice. Nello stesso anno fondò assieme a Georges Seigneur il periodico “Le Croisé”, a cui collaborarono anche Louis Veuillot e Léon Gautier. Nonostante il buon successo ottenuto il giornale chiuse dopo due soli anni a causa di differenze di vedute tra i due fondatori. La sua attività sulla stampa continuò però ininterrottamente come firma di diverse altre pubblicazioni.

A questi impegni affiancò una parallela produzione letteraria, varia nella forma ma uniforme nello spirito. Iniziò con il saggio M. Renan, l’Allemagne et l’athéisme au XIXe siècle, pubblicato nel 1858, studio su Ernest Renan ben accolto ma presto dimenticato dal pubblico. Questa opera sarebbe stata poi ripubblicata in versione ampliata dopo la sua morte con il titolo di Philosophie et atheism. Nel 1872 pubblica L’uomo (L’homme), considerato la sua opera più importante, è costituito da una raccolta di saggi che analizzano l’uomo da tre distinti punti di vista: nella vita, nella scienza e nell’arte. In polemica con il positivismo ateo, Hello per la sua analisi rifiutava il metodo di Cartesio e si rifaceva ai principi enunciati nelle Sacre Scritture.

In seguito pubblicò Physionomies de saints (1875), che sarebbe stato poi tradotto in inglese nel 1903 e sarebbe diventato la sua opera più nota in Inghilterra, Contes extraordinaires (1879), Les Plateaux de la balance (1880) e, pubblicato postumo, Le siècle (1896). Si cimentò anche come traduttore con le versioni in francese delle Visioni di Angela da Foligno e di alcune opere di Jan Ruysbroeck, mistico del XIII secolo.

(fonte: Wikipedia)

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Ho titolato così questo post perchè credo che occorra confrontarsi a fondo con il Vangelo, specie con quei brani che ci sembra di conoscere bene, di cui pensiamo che “sappiamo quello che dicono”.

Il testo evangelico

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

(Luca 18:1-8)

Si, ma, però

Si, forse troverà la fede sulla terra. Ma in chi, o in che cosa avranno fede gli uomini quando tornerà il Signore per giudicare i vivi e i morti?

Perchè bisogna intendersi. Tanta gente, oggi, dice di avere fede nel Signore Gesù. Tanta gente si dice cristiana. Tanta gente apprezza il Vangelo, a parole.

Ma poi, nei fatti? Quante persone vivono cristianamente? Quanti si confrontano ogni giorno con la Parola di Dio? Quanti ogni giorno aprono e chiudono la loro giornata rendendo grazie per il tempo che il Signore ha concesso loro?

E quanti, invece, se ne ricordano solo per dubitarne, quando non per bestemmiarlo o dirne male, o metterlo in dubbio, quando i loro progetti non procedono come vorrebbero loro, quando il loro coniuge non è perfetto come lo desiderebbero loro, quando il loro figlio non è attento, studioso e rispettoso come dovrebbe, quando il miracolo ‘dovuto’ o preteso non si verifica?

Troverà la fede sulla terra?

Troverà la fede sulla terra il Figlio dell’Uomo? Non so, giacchè la fede che chiede Gesù è quella, assoluta, del Figlio nel Padre.
La fede che gli fa accettare la Croce, la fede che fa dire non la mia ma la Tua volontà.
La fede della Madre di Dio che dice all’angelo Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto.
La fede di Giobbe che dice che se da Dio accettiamo il bene dobbiamo accettare anche il male.
La fede di Paolo che spera contro ogni speranza.

Questa è la fede di cui parla il Signore.

Non una spolveratina di zucchero a velo, quello dei buoni sentimenti, del ben volere generico, del fare l’elemosina nella giornata dei poveri per poi scordarseli tutto il resto dell’anno o quasi, quello dell’andare alla Messa, al culto, alla Divina Liturgia solo quando mi rimane comodo, del pregare quando proprio non ho nient’altro da fare.

Qaunta gente conosco che mi dice Beato te, che hai tempo per pregare. Non me lo dite, trovatelo voi. Toglietelo ad altre cose meno urgenti con cui buttate via quel poco di tempo che vi rimane su questa terra.

Poco, si, perchè non sapete quando il Signore verrà.

Non sapete quando il Signore verrà

Ascolteremo Paolo domani, leggiamolo un po’ prima, oggi.

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. 
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. 
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

(1 Tessalonicesi 5:1-6)

La fede di ogni giorno, l'energia della vita