Parla solo Lui. Parla tre volte.

1 Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. 2 Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo.

3 Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca:

«Alzati in mezzo a tutti!».

4 Poi disse loro:

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Ma essi tacevano.

5 Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo:

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

6 E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

(Marco 3)

Parla solo Lui.

Parla solo il Cristo in questo brano del Vangelo di Marco che ci viene proposto oggi dal Lezionario. Questo mi è venuto di notare leggendolo e pregandolo.

Parla solo Lui e non spreca parole come facciamo noi.
Tre frasi, secche, lapidarie nella loro formulazioni.

Parla solo Lui. Tre volte.

La prima, rivolta all’uomo nel bisogno, all’uomo peccatore, all’uomo dalla mano ma più probabilmente anche dal cuore inaridito.

«Alzati in mezzo a tutti!».

Alzati, prendi posizione, convertiti, fai vedere la tua fede. Abbandona il tuo peccato e scegli di venire verso di me, scegli di obbedire alla mia Parola. Ed egli obbedisce.

La seconda volta. Guardate la scena, immaginatela nella vostra mente e nel vostro cuore. Cristo in piedi, un peccatore disposto alla conversione in piedi, gli altri con tutta probabilità seduti.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Mi è tornata in mente, pregando, la scena del Cristo, apparentemente prigioniero, davanti a Pilato,

Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?».
(Giovanni 18:38a)

Anche qui ci sono due voci. Gesù e Pilato, come in questa sinagoga Gesù e i presenti nella sinagoga.
Gesù parla con Pilato, risponde a tutte la sue domande sul regno, ma, quando costui gli fa la fatidica domanda «Che cosa è verità?», Egli tace, perchè Pilato avrebbe dovuto capire che la Verità era quello stesso uomo legato, prigioniero, in piedi davanti a lui.
La risposta Pilato avrebbe dovuto darsela da solo, comprendendolo e liberandolo (giacchè oltretutto  sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia;  Marco 15:18).
Pilato tace a sua volta, ed esce verso i Giudei (Giovanni 18,38b).

La Verità parla anche nella Parola muta, in una parola fatta di silenzio.
La menzogna abbonda di parole, parole rumorose, parole gridate (vedi la scena finale del capitolo 18 di Giovanni) ma silenziose, vuote di significato, vuote di Verità.

Torniamo nella sinagoga.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga. Con un tipo di domanda che noi oggi definiremmo forse “retorica”, dove la risposta si conosce già dall’interrogativo. Cosa c’è infatti di più prezioso per un uomo della propria vita?

Notate che Gesù qui non chiede se è lecito in giorno di sabato, nel Giorno del Signore, guarire una mano. Ma chiede se è lecito salvare una vita, oppure annientarla, ovvero, non fare niente, ridurla a niente. non prendere alcuna posizione, rimanere nell’ambiguità circa quello che è peccato o quello che non lo è.

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga e sono gli uomini presenti che rimangono in silenzio. Esattamente come rimase in silenzio Pilato dopo la Parola silenziosa di Gesù. Non prendono posizione, essi come Pilato, non dicono nè “si”, nè “no”. Anche il loro è un silenzio parlante, ma è un silenzio colmo “di più”, un silenzio che viene dal maligno.

Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione,
rattristato per la durezza del loro cuore…

Che tristezza nel cuore del Cristo! Egli offre la salvezza all’uomo, Egli offre la vita vera, Egli offre l’unica via, Egli porta la verità, ma l’uomo appare prigioniero del proprio peccato, rimane con sè stesso e con i suoi simili seduti attorno. La fede degli uomini tace, come se non avesse conosciuto mai il Signore, come se non avesse mai sperimentato la grandezza delle Sue opere!

Allora Egli parla, parla di nuovo, parla per la terza volta! La terza, non è un numero a caso! La terza, come il terzo giorno, il giorno della Resurrezione.

Parla per la terza volta e la Sua è quello che solo può essere, una Parola di salvezza, una Parola di liberazione, una Parola di guarigione.

Osservate la grandezza dell’Eterno, e paragonatela alla meschinità del nostro cuore. Egli è indignato, eppure guarisce, libera, salva. Egli è rattristato, eppure rende felice l’uomo malato al centro della scena.

Non lo guarisce perchè se lo merita! L’uomo non ha meriti al cospetto di Dio. Lo guarisce perchè è Dio, perchè è l’Eterno, perchè è Misericordia, perchè è Carità, perchè è Amore.

L’uomo indignato che cosa avrebbe fatto, che cosa fa? Ripensate alle scene che seguono quella sopra evocata, quella di Pilato. Urla, condanna, flagella, colpisce, crocifigge, uccide. L’esatto opposto di quanto fa il Cristo.

Egli parla per la terza volta.

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’animo mio è pieno di dolcezza mentre immagino la scena. Come quella di un bimbo, di una bimba, che fiduciosi stendono la tua mano verso la tua, con la fede che tu la prenderai, che li rassicurerai, che li porterai a te, che vuoi il loro bene. La fede di mia figlia Sara, quando mi offre la sua, perchè la rassicuri mentre attraversa la strada, o quando è in mezzo a troppa folla. La fede di mia moglie, Antonella, o la mia, quando reciprocamente ci cerchiamo per amore.

Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’uomo stende la mano, l’uomo dice di si, con il suo gesto, alla Verità, e la Verità in quell’attimo lo possiede, lo guarisce, lo risana completamente.

Perciò la specificazione fu risanata come l’altra.

Perchè l’uomo è spesso così, è sempre così, diviso in due, diviso in sè stesso, tra la tentazione di farcela da solo, il proprio orgoglio personale, che a tratti pare invincibile e la consapevolezza profonda di essere una entità finita, che non può farcela da solo, che ha bisogno del sostegno dell’altro, che ha bisogno dell’aiuto del fratello, della sorella, ma prima ancora che ha bisogno dell’aiuto di Dio.

Notate che qui, a questo punto, l’uomo risanato sparisce dalla scena, scompare. Perchè è cosi che deve essere.

Chi è risanato, chi è guarito, chi è salvato deve far scomparire il proprio io, deve lasciare la scena al Cristo, di cui da quel momento è portatore. Come disse il Battista, Egli deve crescere, ed io diminuire. Il cristiano deve sparire come peccatore, morire al proprio peccato, e nascere di nuovo come portatore di Cristo, come cristoforo nel mondo.

Restano invece sulla scena i peccatori, gli orgogliosi, quelli che ascoltano solo con le orecchie. E riprendono a parlare.

E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

Ma il loro è un parlare di morte. Anche se escono da una sinagoga, non parlano di come far vivere in loro l’Eterno, ma di come ucciderlo, di come toglierselo di torno.

Ma questa è altra storia, anzi, è sempre la stessa, vecchia, storia.

Sforziamoci di stendere la mano, fratelli e sorelle! Stendere la mano, nella tradizione cristiana, è segno di benedizione. È segno usato in tutti i momenti in cui ci viene ricordato che siamo segni di Dio in questo mondo, segni del Cristo, cristofori, Suoi portatori.

Stendiamo la mano! Rassicuriamo, affidiamoci, benediciamo. E la nostra vità sarà risanata da Chi, quella mano, la tiene poggiata per l’eternità sulla nostra testa.

Amen.

Animali in via di estinzione?

Non mi considero un “conservatore cristiano”, sono un cristiano e basta. Ma ormai se dici di essere fedele alla Bibbia ed ai suoi precetti ti considerano una specie di animale in via di estinzione.

Con due differenze però.

La prima: gli animali in via di estinzione sono molto popolari e li aiutano in ogni modo. I cristiani li uccidono, o li boicottano, o li spingono ad abiurare la loro fede. O semplicemente li censurano. Aiutati magari da tutti quei sedicenti cristiani che si sono piegati alle ragioni del mondo e del suo sconfitto principe.

La seconda: non hanno alcuna speranza di riuscirci. Perchè siamo figli nel Figlio, e crediamo nella Resurrezione.

La citazione che segue ci sta bene.

“La maggior parte dei libertari pensa ai conservatori cristiani negli stessi spregevoli termini dei media di sinistra, se non peggio:
crede che il loro obiettivo sia quello di imporre una teocrazia cristiana, proibire i liquori e altri mezzi di godimento edonistico e abbattere le porte delle camere da letto per imporre una polizia della Moralità in tutto il Paese.

Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità: i conservatori cristiani stanno solo cercando di difendersi da un’élite progressista che ha usato gli apparati statali per attaccare e di fatto distruggere i valori, i princìpi e la cultura cristiani.”

M.N. Rothbard, da The Religious Right: Toward a Coalition

Lezioni di Riforma – I cinque “Sola”

Visto che ultimamente molti riformati se li autoriducono, è bene ricordare a tutti che sono cinque, non quattro o tre ma cinque!

E che il primo, “Sola Scriptura“, ne è il principio formale.

Per il resto leggete di seguito.

Repetita Iuvant, almeno dicono.

I Cinque "Sola" della Riforma

L’espressione i cinque sola (della Riforma) si riferisce a cinque formule sintetiche in lingua latina, emerse durante la Riforma protestante, che riassumono, in modo espressivo e facile da rammentare, i punti fondamentali del suo pensiero teologico. Si può dire che esse rappresentino il cuore stesso del Protestantesimo, i criteri che ne definiscono l’identità, le sue colonne portanti.

Inizialmente proposti in contrapposizione al pensiero ed alla prassi del Cattolicesimo romano del tempo, i cinque “sola” della Riforma ancora sono utilizzati per riaffermare l’esclusivismo fondamentale della fede protestante rispetto a posizioni diverse del panorama religioso.

I cinque “sola” della Riforma sono:

  1. Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
  2. Sola Fide (con la sola fede);
  3. Sola gratia (con la sola grazia);
  4. Solus Christus (soltanto Cristo);
  5. Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo: “Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che la giustificazione è per sola grazia, attraverso la sola fede, a causa di Cristo soltanto, e tutto alla sola gloria di Dio”.

1. Sola Scriptura

Sola Scriptura è la dottrina che afferma come Dio abbia rivelato autorevolmente la Sua volontà attraverso gli scritti della Bibbia (le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento) e che essa soltanto sia regola ultima della fede e della condotta del cristiano. Ispirata da Dio, l’insegnamento della Bibbia è considerato sufficiente di per sé stesso e sufficientemente chiaro ed accessibile a tutti nelle sue linee essenziali per portare una persona a conoscere la via della salvezza dal peccato attraverso la persona e l’opera di Cristo. “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17).

Il Sola Scriptura è talvolta chiamato il principio formale della Riforma, dato che è fonte e norma del principio materiale, cioè la sola fide.

Sola Scriptura implica che la Bibbia è ritenuta contenere in sé i suoi stessi criteri interpretativi, secondo l’espressione latina: “Scriptura interpres sui ipsius” (la Scrittura è interprete di se stessa). L’analisi del singolo testo biblico, cioè, non può che tener conto del contesto proprio e del confronto con altri testi di riferimento. Questo è garanzia di interpretazione autentica.

L’aggettivo “sola” e il sostantivo “Scriptura” in latino sono espressi nel caso ablativo e non nominativo per indicare coma la Bibbia non sia, però, da considerarsi da sola a parte da Dio, perché essa non è che lo strumento mediante il quale Dio rivela sé stesso ai fini della salvezza attraverso la fede in Cristo (solus Christus).

La Riforma protestante contrappone il Sola Scriptura alle posizioni del Cattolicesimo romano o l’ortodossia orientale, i quali, alle Scritture, aggiungono, ad esempio, l’autorità della tradizione, del Magistero ufficiale della chiesa, o quella degli antichi padri della chiesa e dei concili. Il Sola Scriptura si contrappone pure all’insegnamento di gruppi religiosi come, per esempio, quello dei Mormoni che, alla Bibbia aggiungono come autorità imprescindibile, il libro di Mormon, oppure ai Testimoni di Geova che affermano che la Bibbia debba interpretarsi secondo quanto stabilito autorevolmente dal loro gruppo dirigente, del quale affermano investitura divina. Benché il Protestantesimo comprenda diverse scuole di pensiero, abbia le proprie onorate tradizioni, come pure teologi ed interpreti di fiducia, nessuna di queste le considera assolute o indispensabili, ma sempre discutibili e da sottoporre al vaglio critico della Scrittura. Sola Scriptura tradotto dal latino vuol dire Sola Scrittura.

2. Sola fide

Sola fide indica la dottrina che la giustificazione (interpretata nella teologia protestante come: “essere dichiarati giusti da Dio”), la si riceve per fede, sulla base della fiducia nelle promesse dell’Evangelo che Cristo l’ha guadagnata per noi, affidandoci a Cristo: “la tua fede ti ha salvato” (Luca 18:42).

Questo esclude che la giustificazione ed i benefici della salvezza possa essere ricevuti attraverso le opere o i meriti. Essi sono solo frutto delle opere giuste e dei meriti di Cristo a nostro favore accolti per fede. Il peccato, infatti contamina l’uomo al punto che qualunque opera per quanto buona sarebbe del tutto insufficiente ai fini della salvezza. Le buone opere sono, semmai, il risultato della salvezza, allorché lo Spirito Santo gradualmente renda conformi a Cristo.

La dottrina del Sola fide è talvolta chiamata “la causa o principio materiale” della Riforma, perché per Martin Lutero ed i riformatori era una questione centrale della fede cristiana. Lutero la chiama: “l’articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade” (in latino: articulus stantis vel cadentis ecclesiae).

Questa dottrina afferma, così, la totale esclusione, nella giustificazione del peccatore, di qualsiasi altra “giustizia” o meriti (propri o altrui) se non quelli conseguiti da Cristo soltanto. Essa è iustitia aliena, la giustizia “di un altro” (Cristo) accreditata al credente. Non quindi, le nostre opere o cerimonie religiose sono funzionali alla salvezza, ma solo la fede in Cristo, la nostra adesione incondizionata a Lui e la rinuncia a qualsiasi nostra pretesa o merito.

3. Sola gratia

Sola gratia indica la dottrina per la quale la salvezza dalle fatali conseguenze del peccato è possibile solo mediante un sovrano atto di grazia di Dio, non qualcosa che il peccatore possa meritarsi. La salvezza, quindi, è un dono immeritato. L’unico “attore” nell’opera della salvezza è Dio. Essa non è in alcun modo il risultato di cooperazione fra Dio e l’essere umano che ne è coinvolto. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8).

Questa dottrina stabilisce nell’opera di salvezza il monergismo. E’ Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La responsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore come viene, ad esempio, presentata nel sinergismo o nell’arminianesimo.

4. Solus Christus

Solus Christus indica la dottrina che Cristo è l’unico Mediatore possibile fra Dio e l’essere umano, e che la salvezza dalle conseguenze del peccato è possibile solo attraverso di Lui. Questa frase talvolta è resa nel caso ablativo, “Solo Christo”, significando che la salvezza la si può conseguire solo attraverso Cristo.

Questa dottrina respinge l’idea che vi possano essere altri personaggi (vivi o morti) oltre a Gesù Cristo, attraverso i quali si possa ottenere salvezza davanti a Dio: non esistono, cioè altre vie che portino a Dio, come Gesù stesso ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6) e come conferma il Nuovo Testamento: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). Questa dottrina, inoltre contesta diverse dottrine del Cattolicesimo, che propongono ai fedeli la mediazione di Maria o dei santi, come pure la mediazione dei sacramenti o quella dei sacerdoti: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

5. Soli Deo gloria

Soli Deo gloria indica la dottrina per la quale si afferma che solo Dio è degno di ogni gloria ed onore. Nessuno può vantarsi d’alcunché o accampare meriti suoi propri, come se un qualsiasi bene provenisse da lui. “…poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16); “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono” (Apocalisse 4:11).

A Dio soltanto ed al Suo Cristo, afferma questa dottrina, deve andare la gloria per la salvezza, per la fede, e per le opere buone eventualmente compiute. “Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Geremia 9:23-24).

Il Soli Deo gloria si contrappone così all’esaltazione di una qualsiasi creatura o prodotto umano, quale che sia la sua elevata condizione, che deve essere così considerata idolatria. Non ci sono quindi “santi”, “madonne”, autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per sé stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode, le preghiere. A nessuno è lecito di “essere elevato alla gloria degli altari”. Al riguardo del Cristo la Scrittura dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

Riflessioni della domenica. Tu che ne pensi?

Riflessioni della domenica, a partire dalla Parola di Dio letta nel culto e dalle riflessioni ascoltate da chi presiedeva l’assemblea.

Oltre che dalla considerazione, passate le cosiddette “feste grandi”, il Natale, l’Epifania, il Battesimo del Signore, che l’assemblea dei credenti si era di molto ridotta di numero.

Pure il presidente dell’assemblea sottolineava che ogni domenica è Giorno del Signore, che ogni domenica va santificata, ossia riservata in primo luogo al culto del Signore, che “ricordati di santificare le feste” è una delle dieci parole della Legge mosaica, non un banale precetto ecclesiastico; che ogni domenica è Pasqua del Signore, che ogni domenica ricordiamo che il Verbo non si è solo incarnato, ma che è anche morto e risorto per noi.

E allora perchè quel semivuoto nella chiesa fatta di pietra?

Prima lettura, canto del Servo, Isaia 49. Ascolto il lettore.

6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele. Ti ho stabilito come la luce delle nazioni, perché tu sia la mia salvezza fino alle estremità della terra».

Io penso alle radici ebraiche della mia famiglia materna, penso alla recentissima ultima visita in sinagoga, al Tempio Maggiore di Roma, con Antonella, dove dopo tanto tempo ho tirato fuori dallo zaino una kippah, tra gli sguardi curiosi degli altri turisti (maschi) che hanno dovuta prendere in prestito quella “simil mascherina da chirurgo” che danno ai non ebrei che entrano nel tempio.

Penso al rigore con cui buona parte dei miei conoscenti di fede ebraica osservano il sabato, e mi chiedo il perchè. E rifletto.

Isaia 49:6

All’Eterno non basta uno che si dichiara suo servo, che si dichiara tale e basta. Egli vuole che il suo servo sia luce delle nazioni, che la sua vita risplenda.

Ma come fa a risplendere la vita di un credente, se non della luce che gli riflette la gloria di Dio? E come può un credente godere di quella luce se nemmeno si ricorda di ascoltare, una volta alla settimana!, la Parola di Dio? Quella è la luce! Quella è la luce del mondo!

Non è nostra, nessuno di noi vive o può vivere di luce propria, e chi credesse di farlo è il primo dei dannati.

Il Vangelo (Giovanni 1:29-34) racconta del Battista che riconosce Gesù, dallo Spirito che scende e rimane su di lui. Quello stesso Spirito di cui noi godiamo i frutti. Quello stesso Spirito sceso su di noi al Battesimo, alla Confermazione, invocato sul nostro ministero e sulla nostra unione in matrimonio.

Da che si vede questo Spirito, se la nostra vita esteriore, se la nostra vita di tutti i giorni, è uguale a quella del non credente che abita sul nostro stesso pianerottolo?

Da che si vede questo Spirito, se abbiamo paura a testimoniare dello Spirito di Verità che è l’essenza della Rivelazione, che ha ispirato gli scrittori umani della Parola di Dio?

Il Cristo insiste per tutto il Vangelo su questo tasto.

Quello che vi ho detto nelle tenebre, predicatelo alla luce, gridatelo sui tetti! Pregate incessantemente, senza stancarvi. Annunziate il Vangelo ad ogni creatura, in tutto il mondo, fino ai confini del mondo. 

Tu che pensi?

Se pensi, come tanti, che il cristianesimo sia un fatto privato, sei in profondo errore, non sei cristiano. Il cristiano vive dell’annuncio.

Se credi, come tanti, che la fede sia un fatto solo personale, che con il lavoro, con la scuola dei tuoi figli, con come conduci la famiglia, non c’entra che poco, sei di nuovo nell’errore, forse non sei nemmeno credente.

Ma la fede non si impone… sento già l’obiezione. Giusto, ma si propone, va proposta ogni volta che se ne ha l’occasione, va testimoniata. Il Cristo annunciava ovunque e ogni volta che ne aveva l’occasione. Quando non lo ascoltavano, scuoteva i suoi calzari ed andava ad annunciare in ul altro luogo. E così disse di fare ai suoi discepoli.

Non imponeva, ma proponeva con tutto se stesso, anzi, nel caso specifico, proponeva sè stesso, l’adesione alla Sua Persona.

Noi possiamo solo imitarlo, cercare di avere in noi gli stessi sentimenti che erano in lui, mostrare agli altri che siamo rivestiti di Cristo.

Ma pensare di farlo, pensare di essere cristiani senza ascoltare la Parola di Dio nel Giorno Santo che il Signore ha comandato di riservare prima di tutto a questo scopo, è come presentarsi senza vestiti, nudi, ad una sfilata di moda. Si verrebbe scacciati via senza ritegno e con vergogna.

Attenti, fratelli e sorelle, alla dannazione del credente, ancor più del cristiano, quella di vivere per la maggior parte del proprio tempo, meglio, del tempo che crediamo nostro, ma non lo è (anche il mio potrebbe finire mentre batto sui tasti del mio computer!), come se Dio non esistesse, non ci fosse, o non fosse così determinante per la nostra vita.

O anche credere che basti quell’ora di partecipazione al culto domenicale, quando ci ricordiamo, quando non abbiamo nulla di “meglio” o di “più urgente” da fare, o quei dieci, venti o trenta minuti di preghiera quotidiana.

Che il Signore accresca la nostra fede!

Che ognuno di noi non disperda lo Spirito ricevuto, perchè il peccato contro lo Spirito è l’unico ed il solo che non verrà perdonato!

Ricordiamoci dell’ammonimento alla chiesa di Laodicea:

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi: queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.

15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.

17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.

18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.

19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. 21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3)

Chi ha orecchi, ascolti.

Amen.

Vino nuovo in otri nuovi

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Marco 2:18-22

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non + il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’esere creatura nuova in Cristo che è buono, Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.

Gioite anche nelle prove a gloria del Cristo

Il fratello pastore Elpidio Pezzella ricorda Remo Cristallo e suggerisce la traccia per la preghiera e la lettura quotidiana delle Scritture.

Condivido con voi entrambe le cose.

Un uomo straordinario

“… gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo”
1 Pietro 1:6-7

Sul sereno del nostro navigare improvvisa si è levata una tempesta, che seppur non ha rovesciato la barca ha portato via con sé il timoniere, un uomo straordinario che ho avuto lo speciale onore di incontrare  e conoscere. Condivido con voi un pezzo enorme della mia vita.

Il 20 luglio 1940 nasceva in un paesino dell’avellinese il pastore Remo Cristallo. Tra i figli spirituali di quella generazione di credenti che avevano raccolto la predicazione dell’evangelo dai convertiti oltreoceano, ha cominciato giovanissimo a dedicarsi alla causa di Cristo.

In sessant’anni di onorato e fedele ministero i suoi occhi hanno visto crescere e raccogliere alla gloria di Dio, mentre le sue mani non hanno mai smesso di seminare e piantare le Scritture.

“Dall’Italia per l’Italia, l’Europa e il mondo” il motto di una visione animata dallo Spirito, guida e ispiratore assoluto di opere e progetti in svariati posti del mondo. Nella sua maturità la sua figura è stato perno di nascita e sviluppo della Federazione delle Chiese Pentecostali in Italia.

L’elenco di quanto con lui e per mezzo suo si è prodotto potrebbe apparire “idolatrico”, ma ritengo invece il degno riconoscimento per chi si è speso per l’Evangelo: radio Casale, stampa (E.P.A.), programmi televisivi prima (Gesù è il Signore) e un canale televisivo poi (TeleOltre); una comunità con diverse realtà locali fino a un movimento di chiese in Italia e all’estero (Nuova Pentecoste); azioni missionarie in Bulgaria, Albania, fino all’Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni (Angola – Luanda – e Brasile). Una generazione di uomini fedeli hanno ricevuto da lui gli insegnamenti nella fede in Cristo, e da questi almeno altre due generazioni sono state formate a servire il Maestro.

Sono grato a Dio per aver ricevuto grazia e misericordia attraverso il suo ministero, che ha fatto poi nascere in me l’amore per le Scritture. Il primo a festeggiarmi per il mio percorso accademico è stato proprio lui. Grazie a lui, ho avuto e occupato spazi televisivi che hanno portato il mio nome e il mio volto oltre i confini delle mie umane possibilità. Ho preso in casa sua mia moglie Gabriella e i miei figli lo hanno per nonno.

Lunedì 9 alle ore 19:00 il Cielo lo ha accolto in gloria.

Nel giorno del suo 75° compleanno gli ho dedicato queste parole per onorare con un piccolo gesto un uomo grandemente usato da Dio.

1 Pietro 1:6-7

Lettura della Bibbia

16 gennaio     Genesi 43-45; Marco 15-16; Luca 1
17 gennaio     Genesi 46-48; Luca 2-4
18 gennaio     Genesi 49-50; Esodo 1; Luca 5-7
19 gennaio     Esodo 2-4; Luca 8-10
20 gennaio     Esodo 5-7; Luca 11-13
21 gennaio     Esodo 8-10; Luca 14-16
22 gennaio     Esodo 11-13; Luca 17-19

Alzarsi e seguire Gesù, la Parola. Senza abborracciare parole umane.

13 Gesù uscì di nuovo lungo il mare e tutta la folla veniva a lui, ed egli li ammaestrava.

14 Nel passare vide Levi figlio di Alfeo, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, alzatosi, lo seguì.

15 Or avvenne che, mentre egli era a tavola in casa di Levi, molti pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli; infatti erano molti quelli che lo seguivano.

16 Allora gli scribi e i farisei, vedendolo mangiare con i pubblicani e con i peccatori, dissero ai suoi discepoli: «Come mai mangia e beve egli in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». 17 E Gesù, udito ciò, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento».

(Marco 2)

Marco 2:14

Il Cristo, racconta Marco, esce di nuovo.

Egli non si stanca mai di uscire. Il Signore continuamente esce a chiamare gli uomini alla conversione ed al ravvedimento.

Da quando uscì nel giardino a chiamare Adamo, il primo uomo, per chiedergli conto del suo comportamento, da allora ad oggi è un continuo uscire del Signore per chiamarci.

La Lettera agli Ebrei, al capitolo 1 ci dice che molte volte ed in molti modi la Parola uscì dalla sua bocca, ed ora ultimamente è uscita in Cristo.

La Lettera ai Filippesi, al capitolo 2, ci dice che alla fine Egli addirittura non solo uscì ma svuotò se stesso, facendosi simile a noi, nella kenosi del Cristo.

Egli esce e chiama: Adamo, dove sei? Paolo, dove sei? Giona, dove ti sei nascosto? Elia, cosa fai nella caverna? E Simone, Levi, Maria,…

Egli esce, chiama e ci ammaestra.
La Parola esce da Lui per ammaestrarci a riguardo di ogni cosa.

A noi di ascoltarla e di deciderci per essa, qualsiasi cosa stiamo facendo.
Normalmente la Parola di Dio esce e ci trova seduti;  se al banco delle imposte, come Levi, o altrove non è così importante.

Ci trova seduti, ovvero ci trova rassegnati al nostro peccato, rassegnati e stanchi del nostro vivere, seduti, adagiati sul peccato delle nostre abborracciate credenze umane.

Abborracciate ossia “piene di borra“, di cascame, di materiale scadente. Così sono tutte le nostre filosofie, ed ideologie; erano così al tempo in cui ha vissuto la sua esistenza terrena il Cristo, continuano, forse oggi come non mai, ad esserlo ora.

Le nostre parole abborracciate non potranno nè sapranno mai darci vera soddisfazione; potranno solo riempirci la vita terrena, potranno a volte illuderci, ma ci lasceranno sempre lì: seduti, su quella sedia traballante che, senza Dio, è la nostra esistenza.
In balia del primo o dei primi che, quelle parole, sanno abborracciarle, sanno affastellarle meglio di noi.

Cosa dobbiamo fare?

Ce lo mostra, plasticamente, Levi nel Vangelo che leggiamo oggi:

gli disse: «Seguimi!». Ed egli, alzatosi, lo seguì.

Dobbiamo, prima cosa, ascoltare; non le mille voci abborracciate che si sovrappongono ma la chiara voce di Dio che parla al nostro cuore,  come una freccia diretta al centro di esso, e ci dice “Seguimi“.

Seguimi, e sii il mio servitore.

Seguimi e sii servo senza pretese.

Seguimi, e dietro di me,
sarai pescatore di uomini.

 

Dobbiamo, seconda cosa, alzarci: metterci in piedi, lasciare le comodità, prendere posizione, assumere un orientamento chiaro. Nemmeno il nostro cammino deve essere abborracciato, improvvisato, un po’ di lì ed un po di qua.

Preso il sentiero antico della fedeltà alla Parola, lì siamo chiamati a rimanere, a non deviare, anche quando i nostri passi incontrano degli ostacoli.

E quando li incontriamo non dobbiamo sgomentarci, non dobbiamo temere. Dobbiamo solo rimanere dietro di Lui, continuare a professare la nostra fede in Lui ed in Lui solo.

Nel versetto 15 Gesù è a tavola in casa di Levi.

Ora Egli è parte della sua vita, è parte vitale del suo essere. E’ a tavola con lui, ci dice il Vangelo, spezza il suo pane, beve il suo vino.

E quando gli altri commensali, quando gli altri che sono seduti alla tavola con Gesù e con i suoi discepoli (ma non sono CON Lui come ora è Levi) iniziano ad ammucchiare parole di condanna, ad abborracciare parole di disapprovazione (“è pieno di pubblicani, è pieno di peccatori”, “quel servo non vale niente in realtà”, “quell’altro non rispetta tutti i precetti secondo me”), quando accade tutto questo, non risponde Levi, non risponde il padrone di casa in senso umano.

Risponde Gesù invece, perchè ora Egli è con Levi come Levi è con Lui. Ora non rispondono più le parole umane, ma risponde la Parola di Dio. 

«Come mai mangia e beve egli in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». 17 E Gesù, udito ciò, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento».

E, come è costume della Parola di Dio, che è Parola di Verità, la sola Verità, risponde direttamente, con parresia, senza sconti per nessuno:

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a ravvedimento».

Non puoi tu, uomo,
questionare sulla mia chiamata.

La mia chiamata è una chiamata a passare dal male di vivere al percepire la bontà assoluta dell’esistenza che si vive quando si è con Me, quando si è con Dio, quando si viene redenti dal Cristo.

La mia chiamata è una chiamata a passare dal peccato, dalla dissipazione di sè stessi, di tutti i momenti della propria vita terrena, alla giustizia di una vita dove Dio è l’unico ed il solo Giusto Giudice delle tue azioni.

Perciò, o uomo, io chiamo i malati ed i peccatori; non perchè rimangano tranquilli, seduti dove sono ora, con la loro malattia ed il loro peccato, ma perchè si ravvedano, si convertano, cambino completamente vita e mi seguano.
Mi seguano sul sentiero della fedeltà alla Mia Parola, e più non devino da esso.

Perchè facciano come Levi che, alzatosi, mi seguì.

Perchè io possa entrare nella loro casa, e mangiare e bere con loro, il pane spezzato ed il calice del nuovo patto, dati per la loro e vostra salvezza.

Perchè questo pane e questo vino, la Parola che è il mio corpo donato per voi, la Parola che è il mio sangue versato per voi, riempiano completamente la loro e vostra vita di chi mi segue per amore della Verità.

Preghiamo oggi, fratelli e sorelle, su questa Parola, pane spezzato per noi, vino versato per la nostra gioia piena,  per la nostra salvezza.

Esaminiamo la qualità della nostra sequela. Se è vera, piena, fedele alla Parola di Dio, o se è ancora inquinata dal nostro peccato.

Esaminiamo il nostro rapporto con la Parola di Dio; se essa ci basta a leggere la vita, o ancora ci affidiamo a parole che sono sapienze illusorie di uomini.

Esaminiamo il nostro rapporto con i servi che il Signore ha fatto nostri compagni e guide lungo la strada, se ne rispettiamo il ministero, ed il servizio alla Parola, o non piuttosto, come fecero scribi e farisei, seduti al tavolo, li giudichiamo, noi, senza misericordia, senza lasciare a Dio l’ultima parola sul loro operato.

Ne abbiamo di cose da esamonare, ogni giorno.
Per prima, la nostra, personale fedeltà alla Parola di Dio. Se manca quella, manca tutto il resto, o prima o poi.

Perdona il mio peccato, anche se grande Signore Gesù.

Ammaestrami con la Tua Parola.

Fa’ che io segua solo Te, Via, Verità e Vita.

Amen. 

Prestiamo attenzione! Il tempo è compiuto.

La Parola del giorno

1 Presta attenzione, o popolo mio, alla mia legge; porgi orecchio alle parole della mia bocca. 2 Aprirò la mia bocca per proferire parabole, ed esporrò i misteri dei tempi antichi.

3 Ciò che noi abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato, 4 non lo nasconderemo ai loro figli, ma racconteremo alla generazione futura le lodi dell’Eterno, la sua potenza e le meraviglie che egli ha fatto.

5 Egli ha stabilito una testimonianza in Giacobbe e ha posto una legge in Israele, e ha comandato ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli, 6 affinché la generazione futura le conoscesse, assieme ai figli che sarebbero nati; ed essi a loro volta le narrassero ai loro figli, 7 e ponessero in DIO la loro fiducia e non dimenticassero le opere di Dio, ma osservassero i suoi comandamenti; 8 e non fossero come i loro padri, una generazione ostinata e ribelle, una generazione il cui cuore non fu costante, il cui spirito non fu fedele verso Dio.

(…)

54 Ed egli li portò così nella sua terra santa, al monte che la sua destra aveva conquistato. 55 Scacciò le nazioni davanti a loro e le assegnò loro in sorte come eredità, e fece abitare le tribù d’Israele nelle loro tende. 56 Ma essi tentarono e provocarono a sdegno il DIO altissimo e non osservarono i suoi statuti. 57 Anzi si tirarono indietro e si comportarono slealmente come i loro padri, e si sviarono come un arco fallace; 58 lo provocarono ad ira coi loro alti luoghi e lo mossero a gelosia con le loro sculture. 59 DIO udì e si adirò, e provò una grande avversione per Israele. 60 Egli abbandonò così il tabernacolo di Sciloh, la tenda che aveva piantato fra gli uomini; 61 e lasciò andare la sua forza in cattività e la sua gloria in mano del nemico. 62 Abbandonò il suo popolo alla spada e si adirò grandemente contro la sua eredità. 63 Il fuoco consumò i loro giovani, e le loro vergini non ebbero alcun canto nuziale. 64 I loro sacerdoti caddero per la spada e le loro vedove non fecero cordoglio. 65 Poi il Signore si risvegliò come dal sonno, simile a un prode che grida eccitato dal vino. 66 Percosse i suoi nemici alle spalle e li coperse di un eterno vituperio. 67 Ripudiò la tenda di Giuseppe e non scelse la tribù di Efraim, 68 ma scelse la tribù di Giuda, il monte di Sion, che egli ama. 69 Edificò il suo santuario, come i luoghi altissimi, come la terra che ha fondato per sempre. 70 E scelse Davide, suo servo, e lo prese dagli ovili di pecore. 71 Lo portò via dalle pecore che allattavano, per pascere Giacobbe suo popolo, e Israele sua eredità. 72 Ed egli li fece pascere secondo l’integrità del suo cuore e li guidò con la destrezza delle sue mani.

(Salmi 78)

Il commento e la preghiera

Stamani sia il versetto proposto per la preghiera giornaliera, sia il Salmo proposto per il culto, rimandano allo stesso compito, quello dell’obbedienza alla Parola di Dio ed alle conseguenze che ha la disobbedienza alla stessa.

Il profeta Giosuè dice:

Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai.

(Giosuè 1:8)

E’ positivo Giosuè, era agli inizi della sua missione come successore di Mosè. Al termine della sua esistenza terrena, avvisa però così il popolo:

14 Or ecco, io me ne vado oggi per la via di tutto il mondo; riconoscete dunque con tutto il vostro cuore e con tutta la vostra anima che non è caduta a terra una sola di tutte le buone parole che l’Eterno, il vostro DIO, ha pronunciato nei vostri confronti; si sono tutte avverate per voi; neppure una è caduta a terra.

15 E avverrà che, come tutte le buone cose che l’Eterno, il vostro DIO, vi aveva promesso si sono avverate per voi, così l’Eterno farà venire su di voi tutte le calamità, finché vi abbia sterminati da questo buon paese che il vostro DIO, l’Eterno, vi ha dato. 16 Se trasgredite il patto che l’Eterno, il vostro DIO, vi ha comandato, e andate a servire altri dèi e vi prostrate davanti a loro, allora l’ira dell’Eterno si accenderà contro di voi, e voi scomparirete presto dal buon paese che egli vi ha dato».

(Giosuè 23)

La Parola di Dio è una Parola che salva, Dio che salva, l’Eterno che salva, l’Eterno che dà successo a tutte le nostre imprese. Ma è una Parola che richiede una piena obbedienza, un totale ossequio. Non la nostra volontà, ma la volontà dell’Eterno. Non la mia ma la Tua volontà.

Il Cristo che muore sulla Croce muore per suggellare definitivamente tutto questo, in vista dell’avvicinarsi del giudizio e degli ultimi tempi.

Non viene, il Cristo, come tanti purtroppo preferiscono credere, ad “annacquare” le richieste della Legge, viene a renderle definitive, viene a compiere definitivamente l’Alleanza con l’Eterno. Neppure uno iota di questa Legge perirà, dice. Ed ogni volta che uno qualunque degli Apostoli o chi lo ascolta con le orecchie prova a ridurre alle logiche umane le sue parole, Egli li richiama con asprezza. Tu parli secondo satana e non secondo Dio… Queste cose occorreva fare senza omettere quelle… Fu detto, ma io vi dico… 

Fu detto ma io vi dico, che la Parola è ancora più esigente di come ve la siete delimitata e suddivisa per adattarla al vostro peccato ed ai vostri vizi.

Il salmo 78 denunzia i vizi di Israele prima di Davide. Ma la Parola di Dio è universale, è oltre il tempo. Denunzia anche i vizi del nostro tempo.

56 Ma essi tentarono e provocarono a sdegno il DIO altissimo e non osservarono i suoi statuti. 57 Anzi si tirarono indietro e si comportarono slealmente come i loro padri, e si sviarono come un arco fallace; 58 lo provocarono ad ira coi loro alti luoghi e lo mossero a gelosia con le loro sculture.

La fallacia del non credere, il pensare di poter fare a meno dell’Eterno, il credersi creatori e signori della propria vita.

Lo sviarsi come arco fallace lungo le sapienze e le ideologie di questo mondo, arco fallace, arco che disperde lungo sentieri che non portano a nulla se non alla distruzione ed alla rovina.

Il provocarlo con gli alti luoghi; erano questi i luoghi delle perversioni sessuali del tempo, la prostituzione sacra, il piacere elevato ad idolo. Noi questi alti luoghi li abbiamo piuttosto moltiplicati anzichè diminuirli. I comportamenti contra natura li chiamiamo normali, e ormai siamo giunti a voler pervertire l’uomo fin dall’infanzia, a pensare di poterne progettare la nascita, lo sviluppo, il genere sessuale.

Presta attenzione fratello! Presta attenzione sorella!

Il tempo è compiuto, la Rivelazione è compiuta!

Il Verbo si è incarnato, il Cristo è morto e risorto per noi! 

Non ci saranno altre occasioni, non ci sarà un altro Salvatore oltre a quello che abbiamo ricevuto e che tanta parte di umanità non ha accolto, o sdegna, o rifiuta.

E noi, credenti, prestiamo attenzione anche noi. Sappiamo dalla storia di Israele, dalla storia del popolo eletto, quanto sia facile ricadere negli stessi vizi, negli stessi peccati del nostri padri, dei nostri avi. Sappiamo quanto è facile perdere di vista il sentiero antico e muoversi come frecce impazzite, scoccate da arco fallace.

L’arco del nostro orgoglio, quello che ci allontana dal centro, dalla Parola.

Cristo è venuto, Cristo è venuto per la nostra salvezza, Cristo è venuto per donarci la possibilità della vita eterna. Perciò, nel Vangelo che leggiamo oggi, il racconto della guarigione del paralitico (Marco 2:1-12), Egli gli disse: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

Disse così perchè era quello l’importante. Poi per combattere la poca fede del suo uditorio, ne guarì anche le gambe, e quello riprese a camminare anche nella sua vita terrena di ogni giorno.

Non abbiamo fatto troppi progressi, io credo, da allora. Continuiamo a pensare che il miracolo siano le gambe guarite. Continuiamo ad illuderci invece di darci da fare, in questo poco tempo che abbiamo su questa terra.

11 Diamoci da fare dunque per entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza. 12 La Parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. 13 E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto.

14 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno.

(Ebrei 4)

Prestiamo attenzione! Il tempo è compiuto. 

Amen.

La fede di ogni giorno, l'energia della vita