Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Davide si adirò moltissimo contro quell’uomo e disse a Natan: «Com’è vero che il SIGNORE vive, colui che ha fatto questo merita la morte; e pagherà quattro volte il valore dell’agnellina, per aver fatto una cosa simile e non aver avuto pietà». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo!… ».

2Samuele 12:6-7

Tu sei quell'uomo! - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Tu sei quell’uomo! – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il commento

I capitoli 11 e 12 del secondo libro di Samuele sono tra le pagine più avvincenti e coinvolgenti della Bibbia. La figura del re Davide non è incensata, ma palesata con tutta la sua umana miseria, dal logorio del potere al suo abuso, dalla violenza concepita a quella perpetrata, dall’incoscienza alla convinzione di potere tutto. Abbiamo tante volte provato ammirazione profonda per le gesta di Davide, del giovane pastorello di pecore, poi cantore e soldato al seguito di Saul. Chi non si è rappresentato con l’epica vittoria sul gigante filisteo Golia e non si è lasciato ispirare dalla sua ascesa al trono di Israele? Uomo spontaneo e sincero, passionale e innamorato di Dio, capace di cantare, inneggiare e ballare in Suo onore fino a ricevere l’appellativo di “uomo secondo il cuore di Dio”. La sua storia però mostra la miseria umana nei suoi alti e bassi, avvolto in una storia di donne che nonostante all’epoca non fosse considerato un comportamento illecito per un re, lo diventa eccome quando si macchia di un crimine terribile per avere Betsabea, la donna di cui si è invaghito. Per il valoroso combattente rispettoso di Saul oltre ogni misura la vita di uno dei suoi migliori uomini non trova alcuna considerazione e perde ogni valore davanti a un capriccio sessuale.

Dio vede e non lascia passare. Le malefatte, anche se ci sembra che nessuno le conosca, non possono rimanere occultate agli occhi dell’Eterno. Tempo è passato da quel pomeriggio di primavera quando il re passeggiando sulla terrazza della sua reggia aveva scorto la bellissima Betsabea e aveva ordito una trama degna della miglior sceneggiatura cinematografica. Uria, il soldato fedele e onesto, marito di Betsabea, è morto, pianto e sepolto. L’adulterio è stato “sanato” con le nozze e la concupita ormai vive alla reggia. Il frutto non calcolato di quell’amore folle è venuto alla luce. Il tempo è ripreso a scorrere, l’inverno è trascorso e forse una nuova primavera sta arrivando quando a corte si presenta il profeta Natan, già nel recente passato latore di tristi notizie. Cosa vuole dal re? Un’ingiustizia è stata commessa nel regno. Il racconto del profeta infervora il re al punto di accenderlo di rabbia. Davide è pronto a intervenire, non ha capito la sottigliezza dell’episodio raccontato. Forse il matrimonio con Betsabea lo ha privato di un poco di lucidità. Natan è imperturbabile e sollecitato dal giustiziere, con il tono di chi deve spiegare un’ovvietà, sentenzia: “Tu sei quell’uomo!” La voce di Dio ci mette a nudo e quando non ce lo aspettiamo ci presenta il conto delle nostre azioni. Il re è impietrito, ma trova il coraggio e l’umiltà di reagire “secondo il cuore di Dio”.

Questa misera storia ci ricorda che Dio non ci lascia marcire nella nostra condizione, e se anche in modo tragico, ci offre la possibilità di venirne fuori. Importante la figura di Natan. Possa lo Spirito suscitare uomini capaci di risvegliare le coscienze.

Devotional 8/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

19 febbraio Levitico 25; Marco 1:23-45

20 febbraio Levitico 26-27; Marco 2

21 febbraio Numeri 1-2; Marco 3:1-19

22 febbraio Numeri 3-4; Marco 3:20-35

23 febbraio Numeri 5-6; Marco 4:1-20

24 febbraio Numeri 7-8; Marco 4:21-41

25 febbraio Numeri 9-11; Marco 5:1-20

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

La Parola

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Guardare in alto. Primo e secondo tempo
Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata, del “nascere di nuovo”.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.
Nascere. poi nascere di nuovo.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

Eccolo ora il tempo favorevole

Eccolo ora il tempo favorevole

La Parola

1 Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano; 2 poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». 
Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza! 
(2Corinti 6)

La polvere che sei

19  Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai.
(Genesi 3)


Il Vangelo che ti invita a conversione

15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al Vangelo».
(Marco 1)

Non illudetevi

Voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. 9 Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.
(1Corinzi 6)

Ash Wednesday

Ash Wednesday

Ash Wednesday (Mercoledì delle ceneri) è un’opera in versi di Thomas Stearns Eliot. Composta a Londra tra il 1927 e il 1930, rientra nella seconda fase della produzione artistica eliotiana, quella coincidente con la conversione all’anglicanesimo e caratterizzata dall’ispirazione religiosa e da accenni di speranza dopo la prima fase pessimista. Ne pubblico la prima parte.

L’edizione italiana di Ash Wednesday è contenuta in: Thomas Stearns Eliot, Opere (a cura di Roberto Sanesi), Milano, Bompiani, 1992, pp. 885–911 (e note alle pp. 1628–1629).

Ash Wednesday
Ash Wednesday
Because I do not hope to turn again
Because I do not hope
Because I do not hope to turn
Desiring this man’s gift and that man’s scope
I no longer strive to strive towards such things
(Why should the aged eagle stretch its wings?)
Why should I mourn
The vanished power of the usual reign?
Perch’i’ non spero di tornare ancora
Perch’i’ non spero
Perch’i’ non spero più ritornare
Desiderando di questo il talento e dell’altro lo scopo
Non posso più sforzarmi di raggiungere
Simili cose (perché l’aquila antica
dovrebbe spalancare le sue ali ? )
Perché dovrei rimpiangere
La svanita potenza del regno consueto?
Because I do not hope to know again
The infirm glory of the positive hour
Because I do not think
Because I know I shall not know
The one veritable transitory power
Because I cannot drink
There, where trees flower, and springs flow, for there is nothing again
Poi che non spero più di conoscere
la gloria incerta dell’ora positiva;
Poi che non penso più
Poi che ormai so di non poter conoscere
L’unica vera potenza transitoria
Poi che non posso bere
Là dove gli alberi fioriscono e le sorgenti sgorgano, perché non c’è più nulla
Because I know that time is always time
And place is always and only place
And what is actual is actual only for one time
And only for one place
I rejoice that things are as they are and
Poi che ora so che il tempo è sempre il tempo
e che lo spazio è sempre e soltanto spazio
e che ciò che è reale lo è solo per un tempo
e per un solo spazio
godo che quelle cose siano come sono
I renounce the blessed face
And renounce the voice
Because I cannot hope to turn again
Consequently I rejoice, having to construct something
Upon which to rejoice
E rinuncio a quel viso benedetto
Rinuncio alla voce
Poi che non posso sperare di tornare ancora
Di conseguenza godo, dovendo costruire qualche cosa
Di cui allietarmi
And pray to God to have mercy upon us
And I pray that I may forget
These matters that with myself I too much discuss
Too much explain
Because I do not hope to turn again
Let these words answer
For what is done, not to be done again
May the judgement not be too heavy upon us
E prego Dio che abbia pietà di noi
E prego di poter dimenticare
Queste cose che troppo
Discuto con me stesso e troppo spiego
Poi che non spero più di ritornare
Queste parole possano rispondere
Di ciò che è fatto e non si farà più
Verso di noi il giudizio non sia troppo severo
Because these wings are no longer wings to fly
But merely vans to beat the air
The air which is now thoroughly small and dry
Smaller and dryer than the will
Teach us to care and not to care
Teach us to sit still.
E poi che queste ali più non sono ali
atte a volare ma soltanto piume
che battono nell’aria
L’aria che ora è limitata e secca
Più limitata e secca della volontà
Insegnaci a aver cura e a non curare
Insegnaci a starcene quieti.
Pray for us sinners now and at the hour of our death
Pray for us now and at the hour of our death.
Prega per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte
Prega per noi ora e nell’ora della nostra morte.

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

La Parola

11 Sopraggiunsero i farisei e cominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo per metterlo alla prova.

12 Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

13 Quindi lasciatili, salì di nuovo in barca e passò all’altra riva.

(Marco 8)

Non sarà dato alcun segno a questa generazione
Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Il commento

Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

Egli lo dice gemendo nello Spirito, soffrendo per la durezza di cuore e l’incomprensione degli uomini. Quale altro segno se non sè stesso? Quale altro segno se non la Parola dell’Eterno? Quale altro segno se non i doni dello Spirito?

Quale altro segno vorremmo se Tutto è compiuto?

Commenta il padre della Chiesa, Ilario di Poitiers, nel De Trinitate (12, 52-53):

Padre Santo, Dio onnipotente… quando alzo verso il tuo cielo la debole luce dei miei occhi, posso forse dubitare che questo sia il tuo cielo? Quando contemplo la corsa delle stelle, il loro ritorno nel ciclo dell’anno, quando vedo le Pleiadi, l’Orsa Minore e la Stella del mattino e considero come ognuna brilla al posto che le è stato assegnato, capisco, o Dio, che sei lì, in questi astri che non capisco. Quando vedo «i potenti flutti del mare» (Sal 93,4), pur non afferrando l’origine di queste acque, nemmeno che cosa metta in movimento il loro flusso e riflusso regolare, credo tuttavia che ci sia una causa – certo impenetrabile per me – di queste realtà che ignoro, e anche lì percepisco la tua presenza.

Se rivolgo il mio spirito verso la terra che, per il dinamismo di forze nascoste, decompone tutti i semi che ha accolti nel suo seno, e lentamente li fa germogliare e li moltiplica, poi dà loro di crescere, non trovo in questo nulla che io possa capire con la mia intelligenza; ma questa ignoranza mi aiuta a discernere te, poiché, anche se non conosco la natura messa al mio servizio, tuttavia ti incontro per il fatto stesso che essa c’è, per mio uso.

Se mi rivolgo verso di me, l’esperienza mi dice che non conosco me stesso e ammiro te, tanto più che io sono per me uno sconosciuto. Infatti, anche se non posso capirli, faccio l’esperienza dei movimenti del mio spirito che giudica, delle sue operazioni, della sua vita e devo questa esperienza a te che mi hai fatto partecipare a questa natura sensibile che fa la mia gioia, anche se la sua origine è oltre le possibilità della mia intelligenza.

Non conosco me stesso, ma in me trovo te, e trovandoti, ti adoro.

Smettiamola di chiedere segni al Signore. Il Signore si è incarnato, si è fatto uomo, è morto e risorto per noi, e noi sappiamo che di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il Suo Regno non avrà fine. Facciamo sì, fratelli e sorelle, che Egli non sia su una riva, e noi rimaniamo sull’altra.

Cerchiamo il Signore, mentre si fa trovare… Cerchiamo il Signore che è vicino… Operiamo per il Regno, che è qui, è in mezzo a noi.

E quando siamo nelle difficoltà preghiamolo come Ilario:

Signore, non conosco me stesso,
ma in me trovo te,
e trovandoti, ti adoro
.

Amen.

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La Parola

“Io però non ho fatto alcun uso di questi diritti, e non ho scritto questo perché si faccia così a mio riguardo; poiché preferirei morire, anziché vedere qualcuno rendere vano il mio vanto”.
1Corinti 9:15

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Il commento

Paolo scrive queste parole per rispondere a chi lo criticava di rifiutare sussidi da parte dei Corinti. Nel testo precedente sostiene in quanto apostolo di avere tutti i diritti di essere sostenuto nel ministero. In questo modo, afferma chiaramente che la chiesa dovrebbe provvedere ai bisogni finanziari di chi predica, il quale come il bue che trebbia ha diritto di mangiare nel campo. Ciononostante egli ha scelto di non far valere alcun diritto, preferendo di annunciare l’evangelo senza ricompensa alcuna. La storia ci dice che quando i pastori sono stipendiati rischiano di essere addomesticati da chi li sostiene, al punto di non essere più in grado di predicare liberamente e secondo lo Spirito, essendo condizionati da chi gli sta di fronte. Da questa prospettiva è pienamente apprezzabile il modo di mantenersi di Paolo, il quale preferisce di conservare una totale indipendenza anche a costo di ridurre il tempo a sua disposizione per onorare la chiamata ministeriale. Purtroppo questa posizione potrà trovare ampio consenso alle nostre latitudini, dove si è molto restii a sostenere chi si spende per il nostro benessere spirituale.

Al di là delle considerazioni sui ministri stipendiati o meno, apprezzo la scelta dell’apostolo, il quale manifesta la capacità di rinunciare a un interesse personale per preservare una sua idea, addirittura un “suo vanto”: orgoglio paolino. Non ha paura di fare diversamente dagli altri. Il suo cuore desidera di non essere in alcun modo di peso e per questo non ha disdegnato nel tempo che è stato a Corinto di andare a fabbricare tende con Aquila e Priscilla. E pur non gravando è stato criticato. Temo che se si fosse avvalso di tale diritto lo avrebbero criticato comunque: per la serie “come fai fai…”. Il suo atteggiamento invece dimostra che la vera libertà cristiana non vanta diritti ma si espleta nel servizio a favore degli altri: “Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (1Corinti 9:22-23). Chi si ostina a rivendicare solo dei diritti o a ricercare inutili privilegi forse ha perso di vista la visuale del vangelo, preferendo a questi un compromesso, e quindi finendo “schiavo” pur non volendo.

Una finestra sulla storia

I falò del 17 febbraio

Fino alla prima metà del XIX sec. i valdesi vivevano confinati nelle Valli Chisone, Pellice e Germanasca, in cui potevano esercitare in forma pubblica il culto riformato, in base alla Pace di Cavour del 1561. I Savoia non sempre mantennero fede ai patti e a più riprese tentarono di estirpare la minoranza, che arrivò a un passo dall’estinzione nel 1686, cui seguì l’esilio verso la Svizzera e la Germania. Tre anni dopo i valdesi riuscirono a rientrare nei loro territori, ma non potevano stabilire residenza, commerciare e lavorare, comprare o vendere immobili, frequentare scuole al di fuori delle Valli. Tale discriminazione durerà fino al 17 febbraio 1848, quando il re Carlo Alberto con le Lettere Patenti concesse loro il godimento dei diritti civili e politici. Si racconta che quella sera si accesero i falò per richiamare l’attenzione. Da allora, ogni anno si ricorda il gioioso avvenimento con l’accensione dei falò. Dal 2014 si accende un falò della libertà anche a Guardia Piemontese (CS), nota per essere stata teatro nel 1561 di una delle più efferate stragi perpetrate ai danni dei Valdesi calabri.

Devotional 07/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

12 febbraio Levitico 13; Matteo 26:26-50

13 febbraio Levitico 14; Matteo 26:51-75

14 febbraio Levitico 15-16; Matteo 27:1-26

15 febbraio Levitico 17-18; Matteo 27:27-50

16 febbraio Levitico 19-20; Matteo 27:51-66

17 febbraio Levitico 21-22; Matteo 28

18 febbraio Levitico 23-24; Marco 1:1-22

Fuori e dentro (Marco 7,14-23)

Fuori e dentro (Marco 7,14-23)

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 7

14 Poi, chiamata la folla a sé, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete: 15 non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; sono le cose che escono dall’uomo quelle che contaminano l’uomo. 16 [Se uno ha orecchi per udire oda.]» 17 Quando lasciò la folla ed entrò in casa, i suoi discepoli gli chiesero di spiegare quella *parabola.

18 Egli disse loro: «Neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare, 19 perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?» Cosí dicendo, dichiarava puri tutti i cibi.

20 Diceva inoltre: «È quello che esce dall’uomo che contamina l’uomo; 21 perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, 22 adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo».

Fuori e dentro (Marco 7,14-23)
Fuori e dentro (Marco 7,14-23)

Il commento

Fuori e dentro. Quello che c’è fuori non ha in sé la forza di contaminare l’uomo. Perché l’uomo che è stato investito dalla grazia del Signore non cerca le cose di fuori, non cerca le cose del mondo.

Non si diventa puri, perciò, badando alla forma delle cose, lavando, rilavando, strofinando, mangiando questo e non quello, facendo digiuni lunghissimi o cospargendosi il capo di cenere ogni giorno. Queste cose possono avere un significato, anche buono, ma non è questo che salva. Non contaminano l’uomo, e neppure lo salvano.

E’ il dentro delle cose che salva, o meglio, il come vediamo le cose dal nostro dentro, dal nostro cuore. E’ cosa senz’altro buona, ad esempio, astenersi dal prendere per sè qualcosa che vorremmo possedere ed è di un altro, un altro uomo o un’altra donna, ma se nel nostro cuore continuiamo a volerla avere per noi, se fantastichiamo su di questa come se lo fosse, finiremmo forse per non sporcare le nostre mani, ma sicuramente per sporcare il nostro cuore, la nostra anima.

è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, 22 adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo.

In Matteo 5:

27 «Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.

Viviamo in una civiltà che è stata definita dell’immagine, dove l’apparire sembra avere il sopravvento. Curiamo il nostro brand anche nel digitale, pensiamo sia essenziale la nostra reputazione… Attenti che queste cose non prendano il sopravvento, attenti, a forza di curare a quel che sembriamo, a non trascurare quello che realmente siamo, le forze che veramente abbiamo…

Se crediamo che, come cristiani, siamo chiamati ad essere l’anima del mondo, ad essere segno di  contraddizione, debolezza apparente e forza reale, curiamola la nostra anima, invochiamo la grazia del Signore, purifichiamo prima di tutto il nostro cuore.

Amen.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Nessuno tocchi Caino, dicono alcuni uomini e donne di questo mondo.
Gli stessi che reputano legittimo uccidere Abele direttamente nel ventre di sua madre con l’aborto.
Ipocriti e sepolcri imbiancati.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Nessuno tocchi Caino, dicono alcuni uomini e donne di questo mondo.
Gli stessi che reputano legittimo uccidere l’albino o il down, sopprimere lo storpio, anzichè farlo danzare per amore, come fece il Cristo.
Ipocriti e sepolcri imbiancati.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Nessuno tocchi Caino, dicono alcuni uomini e donne di questo mondo.
Gli stessi che reputano legittimo uccidere l’anziano o il malato (con l’eutanasia, con il suicidio assistito) piuttosto che dargli speranza o investire risorse per cercargli una cura.
Ipocriti e sepolcri imbiancati.

 Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.
Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

La Parola

1 Allora si riunirono intorno a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. 2 E, avendo visto che alcuni dei suoi discepoli mangiavano il cibo con le mani impure, cioè non lavate, li accusarono. 3 Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani; 4 e, quando tornano dalla piazza, non mangiano senza prima essersi purificati. Ci sono molte altre cose, che sono tenuti ad osservare per tradizione: lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti.

5 Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?».

6 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

8 Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili».

9 Disse loro ancora: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. 11 Ma voi dite: “Se un uomo dice a suo padre o a sua madre: Tutto quello con cui potrei assisterti è Corban cioè un’offerta a Dio”, 12 non gli lasciate più far nulla per suo padre o per sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili».

(Marco 7)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)
Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Il commento

Una parola attualissima quella proposta, anche se oggi non ci si sofferma più su lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti, o sul lavarsi le mani prima o dopo il mangiare o il mettersi a tavola.

Si parla di quanto scritto nel versetto che ho scelto di mettere in evidenza nell’immagine, dell’abitudine umana di cercare un modo per aggirare o mettere da parte il comandamento di Dio per osservare delle tradizioni, degli usi, delle abitudini che sono di uomini.

Di esempi potrebbero farsene tanti.

Oggi si cerca sempre più spesso di mettere discutibilissime teorie derivate da interpretazioni di parte, spesso nemmeno suffragate da ricerche scientifiche degne di questo nome, a favore di quelle che sono le esigenze di un ‘mercato’ che ormai non si ferma più nemmeno davanti alla vita ed al suo significato.

Penso alle adozioni dove il diritto dei genitori adottanti, di qualsiasi genere siano, viene sempre prima del diritto del bambino a vivere una vita equilibrata, a crescere con un padre ed una madre, secondo natura.
Penso alle teorie del cosiddetto gender, dove l’essere maschio e femmina viene violentato da una ridicola ‘libertà di scelta’ che di vero non ha nulla.
Penso alla pedofilia spacciata per liberta del bambino di vivere la propria sessualità, mentre non è altro che essere schiavizzato da un adulto perverso e deviato.
Penso al sesso sterile e contronatura, dove si cerca solo un piacere sterile e chiuso in sè stesso.
Penso all’omicidio mascherato da eutanasia dei malati, dei deboli, degli anziani, nel nome dell’egoismo di una società che non ha tempo nè voglia, nè ritiene di avere risorse da dedicare loro.

Il tutto spacciato come tradizione nuova, progresso (verso il più completo declino!); il tutto in disprezzo del comandamento di Dio, del rispetto della vita e della creazione, della natura umana.

Valga per tutti coloro che ignorano il comandamento di Dio, l’osservazione chiara e limpida del Cristo.

«Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Che l’Eterno ci perdoni!

Amen.

Guai a me se non predico l’Evangelo

Guai a me se non predico l’Evangelo

La Parola

14 Così pure il Signore ha ordinato che coloro che annunziano l’evangelo, vivano dell’evangelo.

15 Ma io non ho fatto alcun uso di queste cose né ve ne scrivo, affinché si faccia così con me, perché è meglio per me morire, piuttosto che qualcuno renda vano il mio vanto. 16 Infatti, se io predico l’evangelo, non ho nulla da gloriarmi, poiché è una necessità che mi è imposta; e guai a me se non predico l’evangelo! 17 Se perciò lo faccio volontariamente, ne ho ricompensa; ma se lo faccio contro voglia, rimane sempre un incarico che mi è stato affidato. 18 Qual è dunque il mio premio? Questo: che predicando l’evangelo, io posso offrire l’evangelo di Cristo gratuitamente, per non abusare del mio diritto nell’evangelo. 19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. 20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni. 23 Or io faccio questo per l’evangelo, affinché ne sia partecipe anch’io. 24 Non sapete voi che quelli che corrono nello stadio, corrono bensì tutti, ma uno solo ne conquista il premio? Correte in modo da conquistarlo. 25 Ora, chiunque compete nelle gare si auto-controlla in ogni cosa; e quei tali fanno ciò per ricevere una corona corruttibile, ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile. 26 Io dunque corro, ma non in modo incerto; così combatto, ma non come battendo l’aria; 27 anzi disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato.

(1 Corinti 9)

Guai a me se non predico l'Evangelo
Guai a me se non predico l’Evangelo

Il commento

Guai a te se non predichi l’Evangelo. Mi sono svegliato a quest’ora di notte, sono passate da poco le due, con questo ritornello paolino in testa, con questo brano della Parola di Dio, proclamato domenica in tante chiese cristiane in festa.

Non so se ero nel dormiveglia, non so se dormivo… Per noi umani c’è differenza, ma per Dio no. Dio parla, ha parlato e parlerà infinite volte nei sogni, nei modo più disparati. Fosse sogno o no, io ero disperatamente sveglio nel mio sogno, e predicavo, ero stato invitato a predicare, e predicavo su questo testo di Paolo. E predicavo che solo Dio era Via, Verità e Vita, che tutti i santi e le sante di Dio, di tutte le generazioni umane, di qualsiasi confessione cristiana, avevano ben chiaro questo in mente.

Che tutte le promesse, eterne, di Dio che oggi leggiamo nell’Antico Testamento, sono valide, perchè sono eterne. Perchè tutti i comandi di Dio erano e sono santi. Che tutto, ogni Parola è in piedi e non è decaduta. Che Gesù ha detto, neppure uno iota della Parola del Padre, dei profeti, dei salmi, perirà. Perchè è eterna. Io sono venuto in mezzo ad voi ad incarnarla, non ad offrirvene un’altra.

Tutte le promesse di Dio sono state portate a compimento in Cristo Gesù. Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, è l’Amen del Padre. E’ la parola fine alla rivelazione, perchè ne è stato l’inizio. Egli è l’Alfa e l’Omega, egli era il Verbo che era con Dio, che era Dio a creare il mondo. Egli è, Egli sarà Dio, giusto giudice, che viene a giudicare i vivi ed i morti. Egli è il Re dei re, il re il cui regno non avrà fine.

Ogni volta che recitiamo il Padre Nostro, come Gesù ci ha insegnato, noi non preghiamo solo il Padre, ma riconosciamo che la Sua Eterna Parola si è compiuta nel Figlio, e lo facciamo nella riconoscenza della signoria dello Spirito, che soffia la vita e la sapienza su di noi, perchè non ci perdiamo ancora, non ci smarriamo ancora, non perdiamo di vista che c’è un solo vero Dio, una sola Verità, una sola Parola.

Consideriamo come spazzatura, come sterco, ogni sapienza, filosofia, ideologia umana. Ogni teologia anche, perchè alla fine Dio è più grande, più vero, più tutto di ogni teologia. Più tutto, si, perchè nulla di umano più comprenderlo, nessuna sintesi teologica può sperare di esaurirne il mistero.

Sprechiamo il nostro tempo a discutere di Dio e delle nostre sottigliezze umane. Invece di sforzarci di obbedire senza distinguere, senza spezzettare, con tutto il nostro essere alla Sua Parola, ai suoi comandi. Anche quelli che non capiamo. Abramo credette contro ogni speranza, e questo gli fu accreditato come giustizia. Abramo, un perfetto idiota per gli uomini. Uno che lascia tutto quanto di umana ricchezza aveva per andare dietro ad una promessa. Di discendenza grande come le stelle del cielo, lui sposato ad una vecchia sterile. Non credo che noi lo avremmo valutato diversamente da come fecero quelli del suo tempo. Da come i parenti terreni di Gesù valutavano Gesù. Pensasse piuttosto a guarire tutti, a fare del bene a tutti, a compiere miracoli, invece che prendere e ripartire, che chiedere la fede in Lui come nel Padre, che pretendere la conversione, o la guarigione fisica non serve a niente. Perchè non ci glorifica, non glorifica noi, non glorifica la sua famiglia umana, prima di tutti, invece che correre dietro a non si sa chi. La sua famiglia umana, la sua famiglia religiosa, la sua confessione cristiana, la sua famiglia piccola, miserabile, mafiosa, alla fine miscredente che Tutto è possibile a Dio.

Tu Luca, ti perdi dietro a domande come perchè ti porti appresso quella piccola stola da prete cattolico, concentrati sulla Parola, solo sulla Parola. Quel dettaglio lo capirai quando Mi sarai ricongiunto. Perchè hai fatto quella scelta è non quell’altra lo capirai allora. Perchè ti ho dato la compagnia di una moglie e di una figlia anche.

Confortati piuttosto che ogni mattina hai voglia di pregarmi, di rendermi lode con la Parola che ti ho rivelato. Confortati con la Parola dei miei salmi che tanto ami recitare. Confortati con le dichiarazioni di amore e di stima di tante persone che ti ho messo intorno. Ma confortati anche del disprezzo di alcuno, della sufficienza di tanti che pensano che le mie parole sono superflue, che le mie parole le mettono all’ultimo posto delle loro priorità.

Confortati con la Croce, perchè la Croce è il conforto supremo, l’unico che io ho donato all’uomo, all’umanità tutta. La Croce, stoltezza per alcuni, pazzia per altri, ma lì c’è tutta la mia sapienza, lì c’è tutto il mio Spirito. Lì si rende lo Spirito, e si viene giudicati. Lì tutto e compiuto e tutto si compie. La Croce del mio Figlio prediletto.

Confortati con la Parola, con la Croce, anche con la Croce del tuo peccato, di quello che conosci e vedi, di quello di cui non riesci a liberarti, perchè ad ognuno io ho messo una spina nel fianco, perchè non si insuperbisca. E tu hai la tua, Luca. E a volte ti senti un miserabile, un povero, l’ultimo degli ultimi. Perchè lo sei, Luca. Di fronte a me, ogni uomo ed ogni donna lo è.

Ma io valuterò, alla fine dei tempi, l’amore per la Croce, lo sforzo per sorreggersi solo ad essa, e non alle certezze o alle ricchezze apparenti degli uomini. Valuterò l’amore per la mia Parola, la sapienza con cui avrete cercato di operare nel mondo. La mia sapienza, non le vostre sapienze umane, che sono stoltezza ai miei occhi.

Torna a dormire Luca, perchè gli occhi ti si chiudono. Perchè domani è già arrivato. Perchè hai dei doveri da compiere verso tua figlia, tua moglie, il tuo lavoro. Ma il primo dovere che avrai quando si rischiarerà la notte, e si alzerà il sole, se io avrò deciso che questo avverrà anche per te, ancora un altro giorno, sarà di lodarmi con la mia Parola.

Io sono lì. Per te. Per tutti. Per sempre.

Amen. Alleluia!

La fede di ogni giorno, l'energia della vita