Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni 

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto…

15 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 20 Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano. Amen.

(Marco 16)

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto
Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Da sempre l’uomo cerca segni. Ma quali sono i segni che devono interessarci? Ci dice Gesù che i segni che dobbiamo cercare di riconoscere sono quelli che accompagnano la professione della vera fede.

…nel mio nome scacceranno i demoni…

Il segno del Battesimo, il segno di accogliere nuovi credenti nella comunità, predicando e vivendo un continuo richiamo alla conversione.

Parlare con franchezza con le parole del Vangelo, annunciare senza paura e senza timore il Vangelo: questo è cacciare i demoni. Che la Parola di Dio odiano sopra ogni altra cosa. Perchè li ha relegati per sempre negli inferi, laddove è destinato a finire, secondo la Sua volontà, anche chi questa Parola si ostina a rifiutare.

parleranno nuove lingue…

Chi parla nel Nome del Signore, non parla con la le lingue biforcute del mondo. Non annuncia false salvezze, non predica false sapienze, ma neppure le asseconda o dà loro inconsistenti patenti di legittimità.

Le chiese ed i falsi pastori che fanno di queste cose saranno punite assai più severamente di chi semplicemente non ha avuto da Dio il dono della fede. Chi ha conosciuto la Parola di Dio, chi ha appreso dall’Eterno il modo umanamente corretto di professare la vera fede, e non lo fa, e si disegna una fede a sua immagine e somiglianza, e crede di poter adattare la Parola di Dio alle sue mancanze ed ai suoi vizi, questo sarebbe meglio non fosse nato, come dice Gesù. Perchè scandalizza i piccoli, e li allontana dalla Verità.

…prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male…

Cosa significa mettere in fuga dei serpenti? Chi è solito camminare nei boschi o in montagna lo sa bene. Occorre anitutto evitarli i serpenti. Tastando il terreno, facendo rumore, equipaggiando in maniera adatta  i punti più vulnerabili del proprio corpo.

Traducendo per l’uomo di fede, costui dovrà vagliare ocn attenzione ogni cosa, tastare se questo o quel comportamento è o non è secondo la Parola, l’unico vero antidoto ai veleni di questo mondo. Farà rumore, costui, pregando e recitando inni, salmi e cantici spirituali, come raccomanda la Scrittura. Perchè è sempre meglio ricorrere alla divina Sapienza, lasciare che lo Spirito parli per noi, che mettere in atto comportamenti pericolosi e discorsi magniloquenti che poco dicono e poco convertono il proprio cuore.

Se il cuore è pieno di Parola di Dio, nessun veleno potrà farci danno; ed anche se qualcuno ce lo propinerà, o proverà a farlo, troveremo in noi gli anticorpi adatti a combatterlo con efficacia.

…imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».

La Parola di Dio, dice una bellissima immagine della Lettera agli Ebrei, è come una spada a doppio taglia. Che con il primo taglia, ferisce fino al midollo le tue ossa e la tua anima. Che mette al nudo il tuo peccato.

Ma con il secondo ti risana, ti guarisce dal peccato di questo mondo. Perchè come diceva il Crito noi viviamo in questo mondo, ma non ne facciamo parte! Siamo, dobbiamo essere come la sua anima.

Nel mondo ma non del mondo

Non cerchiamo la carità, pelosa!, di questo mondo, ma la carità di Dio, il Suo Amore e non i nostri amori, viziati dal peccato, dall’amore in realtà per noi stessi e per le nostre debolezze.

Non cerchiamo la pace, fasulla!, di questo mondo, pensata da coloro che di questo mondo sono “principi” ma che in realtà lo asservono ai loro scopi di potere, perchè sono loro perp rimi asserviti al maligno; cerchiamo piuttosto la pace che risulta al cuore dalla coscienza di aver fatto con tutte le proprie forze e le proprie capacità, la volontà di Dio. Anche se questo ci comporta rifiuto, persecuzione, martirio fino alla donazione della vita.

Non cerchiamo le speranze, illusorie!, riposte nelle ideologie, negli scientificismi, nelle sapienze fasulle, ma cerchiamo la speranza vera, la speranza che non delude i cuori, la sola speranza che non tradisce.

Solo in Te è tranquilla l’anima mia…

Ti cerco dall’aurora… 

O DIO, tu sei il mio DIO, io ti cerco al mattino; l’anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz’acqua.

2 Così ti ho ammirato nel santuario, contemplando la tua forza e la tua gloria. 3 Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno.

4 Così ti benedirò finché io vivo e nel tuo nome alzerò le mie mani. 5 L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti.

6 Mi ricordo di te sul mio letto, penso a te nelle veglie della notte.

7 Poiché tu sei stato il mio aiuto, io canto di gioia all’ombra delle tue ali.

8 L’anima mia si tiene stretta a te; la tua destra mi sostiene.

9 Ma quelli che cercano la mia vita per distruggerla, scenderanno nelle parti più basse della terra. 10 Essi saranno dati in potere della spada e diverranno preda degli sciacalli.

11 Ma il re si rallegrerà in DIO; chiunque giura per lui si glorierà, perché la bocca dei bugiardi verrà costretta al silenzio.

(Salmi 63)

Noi pochi, noi felici pochi, manipolo di fratelli

Oggi culto con la comunità di mia zia Sara. Chiesa quasi deserta… causa probabilmente i tanti che hanno fatto “ponte” in occasione del 25 aprile.

Ieri sera avevo ascoltato una predicazione di Paolo Ricca, pastore valdese, tenuta a Trastevere, sul tema della Resurrezione di cui non si accorge nessuno. Se non chi ha fede.

E il presidente dell’assemblea liturgica di oggi da mia zia ha predicato sullo stesso tema, forse contemplando un po’ sconsolato le poche presenze nei banchi.

E’ vero, Dio non ci si impone, non ci forza alla fede. Non forza neppure Tommaso; gli dice semplicemente di metter lì la mano…

E quando questi professa la propria fede gli dice, “tu credi perchè tocchi”, beati quelli che credono senza toccare o vedere.

Non ho potuto fare a meno di pensare alla nostra società odierna, al materialismo imperante, per cui sono importanti solo le cose che si vedono e si toccano, allo scientificismo, per cui è vero solo quello che può essere provato scientificamente.

La Resurrezione non si vede e non si tocca. La Resurrezione può essere accolta solo con la fede. Perciò è giusto, ho pensato mentre celebravamo la Santa Cena, che siamo così pochi. Pochi come gli apostoli e le donne della prima comunità cristiana.

Pochi, ma speriamo “buoni” agli occhi di Dio. Del resto Dio non ci ha detto di riempire le chiese ed i templi con effetti speciali, nè che le chiese piene sarebbero state una prova di fede,,, al contrario. Ci ha detto di annunziare il Vangelo, senza stancarci, senza fare “sconti” o aggiunte a quanto la Legge di Dio, la Sua Parola richiede. Ci ha detto che questo ci procurerà tribolazione nel mondo, ad alcuni la perdita della stessa vita terrena. Ma ci ha detto anche a più riprse di non temere, di non avere paura, che Egli ha vinto il mondo, che Egli sa tutto ciò di cui abbiamo bisogno, che sarà lo stesso Spirito, sarà Lui stesso a dirci cosa dobbiamo dire.

Lasciamo che agisca, secondo la Sua volontà. Crediamo! Non stanchiamoci mai di leggere, pregare e meditare sulla Sua Parola. e la vittoria finale sarà nostra. Sarà di quei pochi. Di quei fedeli e felici pochi capaci di versare il loro sangue per l’Evangelo.

Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

(William Shakespeare, Enrico V: Atto IV, scena III)

Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi
Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi

Devotional – Una fede che vede

Una fede che vede

«Dici: “Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede»

Marco 9:23

Queste parole rivolte da Gesù all’uomo, che aveva un ragazzo posseduto da uno spirito che lo tormentava e lo faceva gettare nell’acqua e nel fuoco, mettono l’enfasi sul credere. Cosa vuol dire credere? Credere è darGli fiducia è fare affidamento sul fatto che per certo non ci deluderà. Il padre del fanciullo però a quelle parole subito gridò con lacrime, che esprimono tutta la sofferenza: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità» (Marco 9:24). L’uomo non dubitava in cuor suo, ma la richiesta era stata fatta al fine di potesse vedere qualcosa di concreto. Anche Tommaso, dopo la resurrezione di Gesù, non metteva in dubbio ciò che i discepoli avevano visto, ma aveva bisogno di guardare con i suoi occhi per credere. Quest’uomo non fece altro che ribadire la necessità di vedere per credere, perché la fede ne necessita. Chi ha fede nel Signore ha necessità di vedere. Il Signore chiama beati quelli che credono senza vedere, sicuramente questi hanno ottenuto dopo aver confidato. Anche noi, pur non avendoLo visto, abbiamo creduto e ci siamo scoperti cambiati, sia noi che la nostra vita. Una fede che non vede è morta.

Dimorate nel mio amore

Il nostro Signore Gesù Cristo tenne a dire ai suoi discepoli: «Dimorate nel mio amore» (Gv 15.9). C.S. Lewis scrisse: “Amare significa, in ogni caso, essere vulnerabili. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, e magari anche a spezzarsi. Se volete avere la certezza che esso rimanga intatto, non donatelo a nessuno, nemmeno a un animale. Proteggetelo avvolgendolo con cura con passatempi e piccoli lussi; evitate ogni tipo di coinvolgimento; chiudetelo col lucchetto nello scrigno, o nella bara, del vostro egoismo. Ma in quello scrigno (al sicuro, nel buio, immobile, sotto vuoto) esso cambierà: non si spezzerà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irredimibile […] L’unico luogo, a parte il cielo, dove [il tuo cuore] può essere perfettamente salvo da tutti i pericoli e perturbazioni dell’amore è l’inferno” (C.S.Lewis, I quattro amori, p. 111)

Un triste ricordo

All’una e ventitré del 26 aprile del 1986 scoppiò il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl (allora Unione Sovietica, e oggi Ucraina), causando quello che diventerà il più grave incidente dell’era nucleare. Tutti imparammo il nome di Chernobyl, mentre l’immensa nube di gas sfiorava le coste degli Stati Uniti contaminando tutto al suo passaggio. Il terrore di quei giorni è svanito, mentre le drammatiche conseguenze continuano a colpire, in primis i bambini.

Devotional della settimana
Devotional della settimana

Lettura della Bibbia

24 aprile 2 Re 21-23; Matteo 13-14

25 aprile 2 Re 24-25; 1 Cronache 1; Matteo 15-16

26 aprile 1 Cronache 2-4; Matteo 17-18

27 aprile 1 Cronache 5-7; Matteo 19-20

28 aprile 1 Cronache 8-10; Matteo 21-22

29 aprile 1 Cronache 11-13; Matteo 23-24

30 aprile 1 Cronache 14-16; Matteo 25-26

Devotional dell’Ottava di Pasqua: senza condizionamenti

Devotional dell’Ottava di Pasqua: Senza condizionamenti

Allora egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Luca 14:4

In giorno di sabato Gesù si reca “in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo”. Gli occhi dei presenti sono puntati addosso al Maestro.

Non è neanche entrato che un uomo idropico si presenta in cerca di aiuto. Prevedendo le reazioni, Gesù prese a dire ai dottori della legge e ai farisei: «È lecito o no fare guarigioni in giorno di sabato?»

Senza lasciarsi condizionare da alcuno, Egli non si sottrae a chi ha un bisogno. Infatti, “lo prese per mano, lo guarì e lo congedò”.

Troppe volte evitiamo di soddisfare dei bisogni per timore delle critiche, del cosa diranno o penseranno gli altri. Quell’uomo aveva un bisogno alla mano, probabilmente proprio la mano che Gesù non esito ad afferrare.

Quel prendere per mano rivela tutta la sensibilità di Dio.

Quando abbiamo una necessità personale, non badiamo a nulla. Perciò Gesù domandava: «Chi di voi, se gli cade nel pozzo un figlio o un bue, non lo tira subito fuori in giorno di sabato?». Come i commensali di Gesù, anche noi non possiamo rispondere contrariamente.

Perché non cogliere allora l’occasione di prendere per mano chi ci tende la sua in cerca di aiuto?

Il discepolato

Il discepolo cristiano è in continuo contatto con persone bisognose. Il suo obiettivo è “popolare il cielo e spopolare l’inferno”.

Non c’è discepolato senza evangelizzazione, perché lo Spirito è stato inviato per renderci testimoni del Cristo.

Luis Palau scriveva nel libro La gioia di seguire Cristo:

«È tragico notare che nelle nostre chiese moderne la preoccupazione per i perduti sta diventando una rarità. Potremmo dire che questa è l’era “dell’evangelico rilassato”. …

La maggior parte dei cristiani non hanno nessuna preoccupazione per i perduti, perché non hanno sperimentato il rinnovamento radicale di Dio nelle loro vite.

“Venite con me”, disse Gesù, “e vi faro pescatori d’uomini!” (Matteo 4:19). Solo stando vicini a Gesù potremmo acquisire il desiderio di vedere persone salvate».

Il discepolato è la nostra opportunità per fare uso delle infinite risorse di Dio, per donare le nostre vite in maniera significativa e non alla mediocrità.

Come allora su Gesù, oggi gli occhi sono rivolti su noi. Come vivi? Per principio o circostanza? Come discepolo esamina biblicamente ogni ambito della tua vita e vive di conseguenza.

Devotional
Devotional

Lettura della Bibbia

17 aprile 1 Re 22; 2 Re 1-2; Apocalisse 21-22

18 aprile 2 Re 3-5; Matteo 1-2

19 aprile 2 Re 6-8; Matteo 3-4

20 aprile 2 Re 9-11; Matteo 5-6

21 aprile 2 Re 12-14; Matteo 7-8

22 aprile 2 Re 15-17; Matteo 9-10

23 aprile 2 Re 18-20; Matteo 11-12

Pasqua senza la Croce? Croce e senso della Pasqua

Pasqua senza la Croce?

Una riflessione sulla Pasqua.

Oggi è il Venerdì che molte chiese e molti cristiani definiscono Santo. Lo definiscono tale perchè in questo Venerdì si ricorda in modo particolare la Crocifissione e la morte di Croce di Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, morto per la nostra salvezza.

Pasqua - Tutto è compiuto
Pasqua – Tutto è compiuto

Pasqua di mille colori

Oggi è il Venerdì della Via Crucis, della Via dolorosa, della sofferenza, della morte.

Ed allora mi chiedo: perchè mi arrivano (sui social, sul pc o sul telefono; ormai nessuno spedisce più nulla per posta) tanti auguri colorati, di uova colorate, di fiori colorati, di scritte e disegni arcobaleno… che in buona parte con le tematiche della Pasqua, non solo cristiana, ma neppure ebraica, c’entrano nulla?

E perchè oggi che è Venerdì di Passione?

Pasqua senza Pasqua

Non mi è difficile rispondermi.

Molti pensano che poi partono e non hanno tempo. Molti stanno organizzando le mangiate di domenica e lunedì. Molti pensano che la Croce non sia politicamente corretta! Moltissimi non la pensano proprio la Croce.

Nemmeno pensano che senza Cristo, senza la Sua Morte e Resurrezione, non avrebbero proprio nulla da festeggiare.

Cristiani che si dicono tali ma che fanno a meno di Cristo. Non della corallina, dell’agnello o delle uova, ma di Cristo e della Sua Croce si!

Pasqua senza Passaggio

Ed io mi inquieto, lo confesso!

Pasqua deriva dall’ebraico Pesach, che sta a significare Passaggio. Per i nostri fratelli Ebrei, il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella Terra promessa.

Per noi il passaggio dalla morte alla vita, dalla Morte alla Resurrezione, ma attraverso l’ineluttabile Croce di questo mondo. Non c’è, non esiste, nè mai esisterà un modo di evitare la Croce, le mille croci di questo mondo, piccole o grandi che ci vengono presentate nell’arco terreno della nostra esistenza.

Croce senza Cristo, due  o più sensi

La Croce nelle chiese che si rifanno alla Riforma spesso è vuota, ma perchè Cristo ci è stato inchiodato sopra!

E’ morto su quella Croce, poi è Risorto, è disceso agli inferi ha sconfitta la morte in tutte le sue dimensioni, ed ora attendiamo la Sua ultima e definitiva venuta!

Questo è il senso corretto della Croce senza Cristo.

Poi ci sono quelli sbagliati.

Quelli di chi predica una vita piena di sofferenze senza senso, perchè senza Cristo la sofferenza, la malattia, la morte, di senso non ne hanno alcuno.

E quello delle chiese che di predicare il Cristo indissolubile dalla Sua Croce se ne sono proprio dimenticato.

Che predicano un Cristo liberante e liberatore quasi fosse una specie di olistico coach. Quando nemmeno i coach “seri” si permetterebbero di dire che si possa liberarsi di alcunchè senza sforzi, difficoltà, croci e sofferenze…

Pasqua Arcobaleno e Pasqua di Luce

Il Cristo colorato delle chiese “arcobaleno” come le chiamo io, che si sono dimenticate, per comodità, o per compiacenza verso il mondo, che tutti quei colori sono rifrazioni di un unico fascio di luce, luminosa, accecante: la luce del Risorto!

La mia fede non ha bisogno della Sindone, del lenzuolo in cui secondo la tradizione cattolica sarebbe stato avvolto il corpo del Cristo deposto dalla Croce, per credere, ma mi ha sempre dato da riflettere quanto riconoscono valido tutti, ossia che per produrre una immagine come quella l’unico modo sarebbe stato una esplosione potentissima di luce, che tuttavia, dicono gli scienziati, non è nelle possibilità della nostra tecnologia più avanzata!

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, recita una delle professioni di fede comune a tutti i cristiani.

Lux (Dio, la fonte dell’illuminazione) e Lumen (le sensazioni cromatiche), distingueva Aristotele. E Newton precisava molte centinaia d’anni più tardi che “…I raggi di luce non possono propriamente dirsi colorati; in essi non c’è altro che una certa disposizione a produrre una sensazione di questo o quel colore…“.

Non possiamo vedere la Luce “pura” perchè i nostri occhi non la reggerebbero, sarebbero bruciati, accecati, come quelli di chi si fissa a cercare di guardare la luce solare.

Non siamo puri, siamo peccatori! Nemmeno quelli che definiamo santi, sui calendari, sono puri! Tanto che la maggior parte di loro erano convinti di essere i peggiori di tutti!

Pasqua di Luce
Pasqua di Luce

Pasqua e le sue due braccia

Noi non siamo puri e noi non possiamo vedere Dio, farcene immagine alcuna, per lo stesso motivo.

Ma lo vediamo attraverso il Cristo, attraverso la Parola di Dio, attraverso il Verbo di Dio. Antica e Nuova Alleanza.

La Legge fatta di Giustizia e di Misericordia, le due braccia distese di Dio, che ci rendono possibile andare oltre la morte, andare verso il cielo, andare verso l’eternità.

Le due braccia distese di Dio.
Le braccia del Figlio disteso sulla Croce.

O quelle braccia ci sollevano, o da soli, ebbe a dire il Salvatore, non possiamo far nulla.

Le salvezze e i colori accesi del mondo non sono che illusioni… viviamo, abbiamo il coraggio di vivere l’oscurità della Croce.

E saremo illuminati dalla Luce del Risorto.

Una Croce con un braccio solo, pensateci, è più simile ad un fosco patibolo… Ce ne sono fin troppi su questo mondo…

 

Devotional verso la pace della Pasqua – a cura di Elpidio Pezzella

Devotional Settimana 15/2017

Pace a voi

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».
Giovanni 21:19

Devotional
Devotional

Nella serata della scoperta del sepolcro vuoto da parte di Maria e della visione del Cristo risorto, abbiamo di fronte a noi un gruppo di credenti ancora spauriti e intimoriti.

Non ci viene difficile immaginare i loro discorsi in quella attesa interminabile, tra i dubbi di quanto accaduto quella mattina. Mentre sono rinchiusi nei loro pensieri,

Gesù si presenta loro tagliando a fette la tensione e la paura: “Pace a voi”.

L’incontro con il Risorto reca pace

L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace: questo l’adempimento pasquale.

Alla visione delle ferite, che garantiscono loro su chi stava loro di fronte, “i discepoli si rallegrarono”. Ecco che al timore spazzato dalla pace, segue l’allegria.

Ogni possibile emozione è frenata, perché la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre però qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza.

Ed è per questo che il Maestro comanda: “ricevete lo Spirito Santo”.

Pace, gioia e potenza dello Spirito

Pace, gioia e potenza dello Spirito.

Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal nascondiglio ed essere testimone fino alle estremità della terra per la potenza dello Spirito (Atti 1:8).

La Pasqua ci ricorda l’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere cristiani nei fatti.

Non ho pace con Dio

Marcus Loane, arcivescovo anglicano di Sydney, racconta di quando andò in ospedale a visitare un amico che stava per morire. Il suo amico era uno dei fondatori dell’Unione Evangelica all’Università di Sydney, Howard Guinness.

Loane ha sempre pensato fosse molto importante chiedere ai suoi amici in fin di vita – giusto per essere sicuro che fossero nella giusta relazione con Dio – “Hai pace con Dio”.

Guinness, che stava morendo per un cancro che interessava la zona vocale, poteva a malapena parlare e scosse la testa, “No”.

Dopo così tanti anni nel ministero Marcus Loane era preoccupato che suo fratello in Cristo, appena prima di morire, potesse dire: “No, non ho pace con Dio”.

Howard Guinness inizio ad ansimare nel tentativo di dire qualcosa. Marcus avvicinò l’orecchio alla bocca di Howard il quale disse: “Non pace, ma gioia! Gioia traboccante!”.

Ecco ciò che aveva nel bel mezzo della morte. Mentre affrontava la morte aveva quella soddisfazione completa.

(tratto da David Cook, Sii forte, Soli Deo Gloria, Piacenza).

Lettura della Bibbia

10 aprile 1 Re 1-3; Apocalisse 7-8
11 aprile 1 Re 4-6; Apocalisse 9-10
12 aprile 1 Re 7-9; Apocalisse 11-12
13 aprile 1 Re 10-12; Apocalisse 13-14
14 aprile 1 Re 13-15; Apocalisse 15-16
15 aprile 1 Re 16-18; Apocalisse 17-18
16 aprile 1 Re 19-21; Apocalisse 19-20

Nello splendore della santità. Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Nello splendore della santità

Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Jon D. Payne

Si tratta dell’ultimo libro che ho letto. Preso dai fratelli della Libreria CLC di Roma e letteralmente divorato in due giorni di lettura appassionata. Sono d’accordo con la sua impostazione… che in realtà non è sua, è quella della tradizione cristiana riformata fedele alla Verità delle Scritture.

Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne
Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne

Un commento

L’adorazione non è forse la pratica più importante alla quale un cristiano possa partecipare? Il Catechismo Minore di Westminster lo afferma con forza; infatti, la risposta alla prima domanda è che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”. Nell’adorazione pubblica del giorno del Signore i cristiani glorificano Dio e gioiscono in lui in un modo paragonabile solo all’adorazione alla quale tutti i santi si dedicheranno alla fine dei tempi, nei nuovi cieli e nella nuova terra. Durante il giorno del Signore, quando i cristiani si radunano con il resto della congregazione alla presenza di Dio, si riuniscono anche con un numero invisibile di angeli e santi e in questo modo anticipano l’adorazione che caratterizzerà le loro vite nella Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 4-5).
(Dall’introduzione, Darril G. Hart)

Devotional Settimana 14 – L’opposizione

Devotional Settimana 14

L’opposizione

“​Non potevano resistere alla sapienza e allo spirito col quale egli parlava”.

Atti 6:10

Stefano era stato eletto insieme a Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola per servire alla mensa delle vedove di Gerusalemme. Fu scelto con gli altri perché «uomini ripieni di Spirito Santo», e lo Spirito, di cui era ripieno, si esplicitava nella parola. Coloro, che accompagnati dal Cristo, ne annunciano il vangelo con franchezza (parrhesía) incontrano una opposizione. La predicazione degli apostoli incontra l’opposizione dei funzionari religiosi, con i quali il conflitto si ripeterà (Atti 5:17-42). Costoro sono animati dalla gelosia per il favore del popolo che i seguaci di Gesù raccolgono. Infatti, al progressivo aumento dell’ostilità dei capi religiosi fa da bilanciamento il grande successo verso il popolo dei Giudei in Gerusalemme.

L’annuncio apostolico

L’annuncio apostolico è contrapposto sempre a un’opera di opposizione da parte dei nemici di Dio o persone viste come tali. Nel suo ritorno a Efeso, Paolo incontra la resistenza di alcuni che non volendo credere «parlano male della Via». C’è diffamazione. Nel messaggio al re Agrippa, che quasi diventa un cristiano, l’opposizione è di Festo, che accusa Paolo di vaneggiamento. Gli apostoli sono testimoni, anche se non sempre oculari, di quanto annunciano, ed è per tal motivo che non possono tacere quando verrà loro intimato il silenzio. La liberazione o la sopravvivenza dei discepoli mostra che Dio è più forte delle potenze umane.

Un aspirante cristiano

Si racconta che Kierkegaard, cristiano radicale e intransigente, a chi gli diceva: «Tu sì che sei un cristiano!» rispondeva: «No, sono un aspirante cristiano». Nietzsche scriveva: «In fondo c’era un solo cristiano, e quello è morto sulla croce». Oggi è alquanto difficile distinguere un “cristiano” senza “azioni” che lo palesino. Tornare ad essere degli “aspiranti” ci aiuterà prima a sederci ai piedi del Maestro per imparare e dopo ci spingerà all’opera per provare quel che abbiamo imparato. Un albero si riconoscerà sempre dai suoi frutti.

Ricordi del 9 aprile
(guardando alla prossima domenica)

Il 9 aprile 1935 veniva diramata la famigerata circolare «Buffarini Guidi» – dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno – che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio. Coincidenza volle che all’alba del 9 aprile 1945 venne impiccato, insieme ad altri congiurati, nel campo di concentramento di Flossenbürg, Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco non ancora quarantenne, protagonista della resistenza al Nazismo.

 

Devotional
Devotional

Lettura continua della Bibbia

03 aprile 2 Samuele 4-6; 1 Giovanni 1-2

04 aprile 2 Samuele 7-9; 1 Giovanni 3-4

05 aprile 2 Samuele 10-12; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

06 aprile 2 Samuele 13-15; 3 Giovanni 1; Giuda 1

07 aprile 2 Samuele 16-18; Apocalisse 1-2

08 aprile 2 Samuele 19-21; Apocalisse 3-4

09 aprile 2 Samuele 22-24; Apocalisse 5-6

(a cura del pastore Elpidio Pezzella)

Riconoscere la sovranità di Dio è la mia e la nostra salvezza

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella. 2 Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; e suo fratello Lazzaro era malato.

3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 E Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».

5 Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. 6 Come dunque ebbe inteso che Lazzaro era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove egli era. 7 Poi disse ai suoi discepoli: «Torniamo di nuovo in Giudea».

8 I discepoli gli dissero: «Maestro, i Giudei poco fa cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo là?». 9 Gesù rispose: «Non vi sono forse dodici ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo, 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11 Dopo aver detto queste cose, soggiunse: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». 12 Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme si riprenderà». 13 Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto. 15 Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui». 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui».

17 Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. 19 E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, 22 ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?». 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo». 28 E, detto questo, andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Appena udito ciò, ella si alzò in fretta e venne da lui.

30 Or Gesù non era ancora giunto nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Perciò i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, dicendo: «Ella se ne va al sepolcro per piangere là».

32 Appena Maria giunse al luogo in cui si trovava Gesù, e lo vide, si gettò ai suoi piedi, dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, 34 e disse: «Dove l’avete posto?». Essi gli dissero: «Signore, vieni e vedi». 35 Gesù pianse.

36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come l’amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Non poteva costui che aprì gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?». 38 Perciò Gesù, fremendo di nuovo in se stesso, venne al sepolcro; or questo era una grotta davanti alla quale era stata posta una pietra. 39 Gesù disse: «Togliete via la pietra!». Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto.

Gesù allora, alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre, ma ho detto ciò per la folla che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta in un asciugatoio. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Allora molti dei Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto tutto quello che Gesù aveva fatto, credettero in lui.

(Giovanni 11,1-45)

Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) - Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza
Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) – Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza

Giovanni Damasceno (ca 675-749),
monaco, teologo, dottore della Chiesa
Triodo del Mattutino del Sabato di Lazzaro,
Odi 6-9

«Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i giudei: Vedi come lo amava»

Essendo tu Dio vero, conoscevi, Signore, il sonno di Lazzaro e l’hai predetto ai tuoi discepoli…
Essendo nella carne, pur essendo senza limiti, vieni a Betania.
Vero uomo, piangi su Lazzaro;
Vero Dio, risusciti con la tua sola volontà, questo morto di quattro giorni.

Abbi pietà di me, Signore; tante sono le mie trasgressioni.
Sollevami dall’abisso dei mali, ti supplico.
Verso di te ho gridato, ascoltami, Dio della mia salvezza.

Piangendo sul tuo amico, nella tua compassione hai messo fine alle lacrime di Marta, e con la tua Passione volontaria, hai asciugato le lacrime su ogni volto del tuo popolo (Is 25, 8).
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri » (Esd 7,27).
Custode della vita, hai chiamato un morto come se stesse dormendo. Con una parola, hai strappato il ventre degli inferi e hai risuscitato colui che si mise a cantare:
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri ».

Rialza anche me, che sono strangolato dai legami dei miei peccati, affinché possa cantare: « Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri »…

Come segno di riconoscenza, Maria ti porta, Signore, un vaso di mirra, come fosse dovuto per suo fratello (Gv 12,3), e lei ti canta nei secoli.
In quanto mortale, invochi il Padre; in quanto Dio, svegli Lazzaro.
Per questo ti cantiamo, o Cristo, nei secoli dei secoli…
Svegli Lazzaro, un morto di quattro giorni; lo fai risorgere dal sepolcro, designandolo così testimone veritiero della tua risurrezione il terzo giorno.
Cammini, piangi, parli, mio Salvatore, mostrando la tua natura umana; ma svegliando Lazzaro, riveli la tua natura divina.

In modo indicibile, Signore, mio Salvatore, secondo le tue due nature, sovranamente, hai compiuto la mia salvezza.

Io non prendo gloria dagli uomini (Giovanni 5:31-44)

Io non prendo gloria dagli uomini

 

31 «Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera. 32 Vi è un altro che rende testimonianza di me; e so che la testimonianza che egli rende di me è vera. 33 Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Io però la testimonianza non la ricevo dall’uomo, ma dico questo affinché voi siate salvati.

35 Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce. 36 Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha date da compiere, quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37 Il Padre che mi ha mandato, egli stesso ha reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto; 38 e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato.

39 Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; 40 eppure non volete venire a me per aver la vita!

Se credeste a Mosè credereste anche a me

 

41 Io non prendo gloria dagli uomini; 42 ma so che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete.

44 Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?

45 Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46 Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me.

47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?»

Io non prendo gloria dagli uomini! - Giovanni 5:31-44
Io non prendo gloria dagli uomini! – Giovanni 5:31-44

Soli Deo gloria

 

Egli non prende gloria dagli uomini. Nessun uomo, nemmeno il Battista, nemmeno, per bocca stessa di Gesù, il più grande dei nati di donna, può aggiungere il più piccolo quid alla Sua opera.

Soli Deo gloria. Amen.

La fede di ogni giorno, l'energia della vita