L’Adorazione

Oggi ho preso un giorno di ferie, per vivere al meglio il sesto compleanno di mia figlia Sara. Sono arrivato presto però vicino alla sua scuola, a Montesacro, ho visto la chiesa aperta, la chiesa degli Angeli Custodi, a Montesacro, ed ho deciso di entrare a pregare. Con mia iniziale sorpresa e con grande gioia, ho visto l’ostensorio al centro dell’altare. Ho sentito una grande pace dentro di me, e mi sono seduto vicino, per ringraziare il Signore Gesù di essere con noi e di esserci per sempre, ogni giorno, fino alla fine dei giorni di questo mondo e per l’eternità.

Dopo il silenzio, ho pregato con la mia personale preghiera litanica, fatta utilizzando i 10 grani della mia corona di ulivo che da anni ho sempre in tasca, e molto spesso faccio scorrere tra le dita.

La riporto qui stasera, chissà che non aiuti qualcuno:

Padre Nostro… (sulla Croce)
Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore (primi tre grani)
Signore Gesù Cristo, incarnato nel grembo della Vergine Maria, abbi pietà di me peccatore (dal quanto al sesto grano)
Signore Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, abbi pietà di me peccatore (dal settimo al nono grano)
Signore Gesù Cristo, che ci doni lo Spirito, donaci la pace (sull’ultimo grano)
Gloria al Padre… (sulla Croce)

Poi riprendo e continuo finchè chiudo con la preghiera: Padre, mi abbandono a te; non la mia ma la tua volontà.

Perchè la preghiera litanica? Perchè personalmente mi aiuta a concentrami e ad entrare nel mistero. Perchè credo che poche parole di fede, siano molto ma molto più efficaci di lunghi disquisizioni teologiche, Perchè voglio essere fedele al detto evangelico che dice di non sprecare parole, perchè credo che Dio sappia di cosa ho bisogno meglio di quanto non lo sappia io.

Perchè questa litania? Il Padre Nostro all’inizio mi ricorda che la mia preghiera personale è comunque preghiera con e nella Chiesa, con e nell’assemblea dei chiamati. La prima terzina mi fa contemplare il mistero dell’Unità e della Trinità di Dio che sceglie di farsi conoscere in Cristo Gesù. La seconda terzina mi fa contemplare il mistero dell’Incarnazione del Figlio e mi rimanda all’esempio di Maria, prima fra i credenti, fedele alla Parola di Dio, presente sotto la Croce, che mi invita a fre “quello che ti dirà”. L’ultima terzina mi fa contemplare il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù.

Tutte e tre le terzine si concludono con l’invocazione abbi pietà di me peccatore, che contiene in se la muta invocazione Signore accresci la mia poca fede.

La preghiera sull’ultimo grano è alla prima persona plurale, per richiamarmi a non chiudermi in me stesso, a saper discernere i doni incessanti che lo Spirito fa non soltanto a me, ma a tutta la Chiesa, con la richiesta della pace per tutti, perchè non ci possiamo salvare da soli o fingendo di essere tali.

Il Gloria mi rimanda all’inizio, alla Trinità, al mistero della Creazione da cui tutto è iniziato e a cui tutto ritornerà, ricapitolato in Cristo.

La preghiera che chiude il tutto è assieme una preghiera di abbandono, ed una intenzione di proseguire nella conformazione a Cristo, a partire dalla sua obbedienza al Getsemani.

“Conforma la tua vita al mistero della Croce di Cristo Signore.”

Quest’anno giochiamo a pallavolo…

Convert Italia S.p.A. prosegue il suo rapporto con lo sport, in particolare quello dei settori giovanili, energie rinnovate e rinnovabili per eccellenza. In quest’anno 2011/2012 legherà il suo marchio alla Tuscania Volley, in particolare alla squadra maschile neopromossa in serie B.

Il legame di Convert con Tuscania è forte. A Tuscania è stato costruito il primo grande impianto fotovoltaico, tuttora di proprietà dell’Azienda. 800kWp realizzati sfruttando il maggior rendimento produttivo dell’inseguitore fotovoltaico MX1. Nel territorio della Tuscia Convert è attiva con numerosi progetti per la produzione di energia da biomasse agricole e da allevamento (reflui zootecnici) e con altre soluzioni tecnologiche per il mondo dell’agro-zootecnia (impianti di cogenerazione, impianti fotovoltaici, soluzioni per l’efficienza energetica).

LA TUSCANIA VOLLEY

La Pallavolo nasce a Tuscania nel 1966, presso l’Oratorio S. Luigi, sotto la guida di Don Pino Vittorangeli e con la spinta di Don Filippo Pocci, allora molto presente presso l’oratorio e attento a tutto ciò che poteva essere utile alla animazione giovanile.  L’attività si sviluppa ed amplia negli anni.

Nel 1970 inizia anche il settore femminile da cui sono usciti talenti da serie A come Anna Maria Centolani.

Il settore maschile fa il salto di qualità nel 1973, anno in cui viene effettuata la fusione  con la pallavolo Barghini di Viterbo partecipando al campionato interregionale di serie D, con molto spazio dato ai giovani Tuscanesi.  Nel 1975 la squadra arrivò a partecipare al campionato interregionale di serie C1 maschile.

Nel 1995 si gettano le basi per un potenziamento societario in vista degli anni 2000 con la costituzione di una nuova compagine dirigenziale che praticamente ha continuità con quella di oggi.

 

L’unione fa la forza (anche nel fotovoltaico!)

E’ notizia di ieri, 28 settembre 2011, l’avvenuta unione delle quattro associazioni di categoria del fotovoltaico spagnolo. Riporta il portale ZeroEmission che la Asociación Empresarial Fotovoltaica (AEF), la Asociación Nacional de Productores de Energía Renovable (ANPER), la Sección Fotovoltaica de la Asociación de Productores de Energía Renovable (APPA-Fotovoltaica) e la Asociación de la Industria Fotovoltaica (ASIF) hanno deciso di unirsi per affrontare e superare insieme le difficoltà che sta affrontando il settore nel paese mediterraneo. I principali rappresentanti delle quattro sigle hanno infatti firmato ieri l’atto di fondazione di una federazione in cui confluiranno, denominata Unión Española Fotovoltaica (UNEF). L’obiettivo di UNEF è quello di raccogliere le varie istanze provenienti dagli operatori del fotovoltaico spagnolo e “parlare con una sola voce”alle istituzioni nazionali e autonome. UNED sarà guidata da una Giunta Direttiva, i cui componenti saranno eletti tra le quattro associazioni, con due co-presidenti per rappresentare l’industria e i produttori fotovoltaici.

Sarebbe auspicabile che anche in Italia si seguisse l’esempio della Spagna. Il panorama delle associazioni che si occupano di fotovoltaico infatti è altrettanto frammentato. Alle associazioni ‘storiche’ di categoria quale GIFI ed ASSOSOLARE, si sono poi aggiunte ASSOENERGIEFUTURE e l’ultima nata, ad aprile 2011, IFI (Imprese fotovoltaiche italiane). In un momento delicato per l’economia e per il sistema paese, in presenza di una posizione a dir poco ‘ondivaga’ del mondo politico circa le scelte da compiersi in materia energetica (vedi l’assurda riproposizione del nucleare, le ripetute stesure del Conto Energia, le incertezze del GSE sui dati installativi e sul Registro dei Grandi Impianti, il nuovo Piano Energetico Nazionale più volte annunciato ma che rimane nel cassetto, le politiche locali sulle autorizzazioni che vanno ognuna per proprio conto…), la divisione fra le associazioni e il non avere una posizione unitaria fanno buon gioco alla eterna indecisione dei nostri governanti e contribuiscono al mantenimento della posizione tuttora dominante delle cosidette ex Aziende monopoliste del settore.

Michele, prima Luca, poi Maria

E’ il mio secondo nome, ereditato dal mio nonno paterno, Michele Zacchi, mai conosciuto (morì nel 1942 ed è sepolto a Raggiolo, il paese dell’Alto Casentino di cui siamo originari).

MI-ka-El? Chi come Dio? Il suo significato. Mi piace metterlo in relazione con il mio primo nome, Luca, che in uno dei suoi significati principali è legati alla luce, alla sua ricerca. Ne ho anche un terzo, che è Maria.

Nei tre nomi leggo il mio carattere, la mia indole. Sono un uomo che, fin dalle origini, cerca senza stancarsi la luce, la luce per la sue scelte, la luce che illumina il suo cammino… La luce e mai le tenebre. La grazia di Dio ha sempre fatto si che nei momenti più difficili, ci fosse un angelo, un consigliere, un amico, un medico della mia anima ad illuminarmi la vita. Cerchi la luce? E chi se non Dio può dartela? Chi se non la sua Parola? Perciò il terzo nome è Maria, “la credente”, “colei che raccoglieva le parole dell’angelo, la Parola del Figlio e la meditava serbandola nel suo cuore”. Colei che alla fine trova la sua sicurezza, la sua unica certezza nelle parole che dice ai servi a Cana: “Fate quello che vi dirà”.

Maria, secondo la maggioranza degli studiosi, significa ‘signora’, ‘principessa’.
Cerchi la luce? Chi se non Dio può dartela? Fai come Maria, fai che la Parola sia l’unica signora della tua vita, Amen.

Michele, Gabriele, Raffaele

Celebriamo oggi la festa dei Santi Arcangeli: Gabriele, Raffaele, Michele. I loro nomi indicano la loro missione.

Michele significa: “Chi come Dio?”. È la risposta da Lui data a Lucifero, il Portatore di luce, quando volle dichiararsi come Dio e trascinò con sé nella sua rivolta un terzo degli angeli del cielo.

Gabriele significa: “Annunzio, o notizia di Dio”. È l’Angelo che annunzio ciò che il Signore sta per fare e ne spiega anche le parole del suo messaggio. Troviamo quest’Angelo nel Libro di Daniele e nel Vangelo secondo Luca. È Lui che porta il lieto annunzio a Zaccaria nel tempio di Gerusalemme e alla Vergine Maria, nella Casa di Nazaret.

Raffaele significa: “Medicina di Dio”. Tutto il libro di Tobia ha Lui come Attore principale. Conduce Tobia per strade impervie e assi difficili. Libera Sara dal diavolo. Guarisce Tobi dalla sua cecità. Recupera Lui stesso il denaro e conduce sano e salvo Tobia a casa. Ecco le parola attraverso le quali Lui stesso si rivela a Tobi e a Tobia:

Il Vangelo del giorno: Giovanni 1,47-51

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

La realtà degli angeli, creature spirituali, è un dato evangelico. In un senso diffuso di religiosità, oggi, si stanno riscoprendo gli angeli come un qualcosa di reale, anche se non direttamente percepibili dai nostri sensi. La rivelazione che la Bibbia contiene sugli angeli, si illumina progressivamente proprio con la Rivelazione di Gesù. Leggiamo con attenzione il Vangelo per scoprire, in queste creature, non delle diverse espressioni della divinità, come vorrebbe un sincretismo religioso sempre più attuale, ma scopriamo che gli angeli sono esseri creaturali a servizio di Dio per la nostra salvezza. Gesù lega in modo esplicito, infatti, gli angeli con la sua Rivelazione e con il suo Mistero. Non possiamo comprendere gli angeli al di fuori della nostra fede in Cristo. A Natanaele, Gesù si rivela come Figlio dell’uomo, esprimendo contemporaneamente la sua divinità e la sua umanità. Il cielo aperto da Gesù nel suo mistero di Incarnazione significa la nostra ritrovata amicizia con Dio che si attua nel Mistero Pasquale. I cieli aperti indicano questa relazione d’amore che Dio vuole instaurare ancora con noi. Sono proprio gli angeli, nella rivelazione di Gesù, i primi a passare attraverso questa frontiera che prima di Gesù era invalicabile per gli uomini. Gesù, con il suo proclamarsi come Figlio dell’uomo specifica la sua missione di salvezza. Qui si giustifica la presenza angelica quasi come corona di lode e ringraziamento celeste donato all’uomo. Preghiamo, allora gli angeli proprio nel vero ringraziamento a Dio. Con l’aiuto che chiediamo tramite gli angeli, la nostra fede sarà più concreta, la nostra preghiera più sincera, con un vero aiuto per la nostra vita cristiana, di figli di Dio.

 

Il Vangelo del giorno: Luca 9,57-62

Dal Vangelo secondo Luca (9,57-62)

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo»A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

Il Vangelo del giorno mi è particolarmente caro. Innamorato della Scrittura, dei Salmi e dell’Evangelo in particolare quale sono, ho imparato tanti brani a memoria, alcuni li ho messi in musica. Luca 9,57-62 è uno di questi, che mi ha dato e mi da’ tanto da pensare… Una frase in particolare di questo brano mi è sempre risuonata in testa, e nelle mie scelte di vita: il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. mai dare per scontato di conoscere la propria strada, sempre affidarsi al Dio che è amore, a costo di dover affrontare difficoltà e sofferenze.

Ma ora mi devo mettere al lavoro…

Preghiera del giorno

Resta con noi, Signore, durante questo giorno, non tramonti mai nel nostro spirito il sole della tua grazia. Fa’ che viviamo il tempo che ci dai come un dono della tua bontà, per divenire il sale della terra e la luce del mondo. Il tuo Spirito orienti i nostri pensieri e le nostre parole, perché rimaniamo sempre nel tuo amore e nella tua lode.

La vera storia del topo Muscolone

Premessa: “Vuoi che ti legga una storia prima di dormire Sara?”. “No babbo raccontami una storia tu.”- “E quale? Quella del perche’ la zebra ha le strisce? O Alì Baba’?”. “Una nuova, la storia del topo Muscolone!”. “Vediamo, mettiti sotto le lenzuola intanto”.

C’era una volta, nella lontana citta’ di Tapinaco, o Tapioca, o Topinambur (fate un po’ voi…), un topo. Un piccolo topo di nome Ugo. Non era un topo speciale, non era ne’ troppo grosso, ne’ troppo alto, ne’ particolarmente bello. Un topo che era un tipo. Un tipo che era convinto, nonostante la sua magrezza, di essere un topo fortissimo, anzi, il topo piu’ forte del mondo.

Ovviamente non lo era, anzi, bastava un piccolo soffio di vento per farlo tremare, ma lui era convinto e contento cosi’. Andava n giro per la citta’ e quando incontrava un altro topo,o meglio ancora una topina, piegava il muscolo del braccio per far vedere quanto era forte. Gli altri topo ormai lo conoscevano, ridevano sotto i lunghi baffi e stavano al gioco. “Oh quanto sei forte! Oh che muscoli! Che impressione!”. E quanto Ugo girava l’angolo tutto felice e soddisfatto, ridevano di lui. Gli avevano anche appioppato un soprannome, invece di Ugo, lo chiamavano Muscolone, o meglio ancora, Topo Muscolone.

A forza di sentirsi dire quanto era forte, e grosso, e muscoloso, Ugo aveva finito per crederci davvero, ed era diventato spavaldo. Girava senza timore per strade e marciapiedi, senza curarsi di controllare ci fossero uomini, o cani, o peggio ancora gatti, nemici giurati dei topi. Per fortuna pero’ gli era sempre andata bene.

Un giorno successe qualcosa. Vera la topina, la topina piu’ carina di Tapinaco, o Tapioca, o Topinambur (continuate a far voi…) tornava dall’aver fatto la spesa (i topi fanno la spesa? certo, nelle nostre o altrui dispense!) con delle borse tutte piene e pesanti di pasta, formaggio, verdure ed ogni ben di Dio. Camminava pian piano vicino al bordo del marciapiede quando all’improvviso un’ombra nera apparve dietro l’angolo. Vera la topina rallento’ il passo, anzi, si paralizzo’ quando vide il padrone dell’ombra, che era Felix, il gatto nero piu’ temuto dai topi di Tapinaco, o Tapioca, o Topinambur (basta cosi’ voi!). Si diceva che mai nessun topo avesse trovato scampo dalle sue grinfie e dalle sue unghie.

Felix avanzava piano verso Vera, che aveva lasciato per terra le borse della spesa. Ma in quel momento, dietro lo stesso angolo, apparve un’ombrina nera… Eh si, avete indovinato, era Ugo Muscolone. Il suo primo istinto, vedend il gatto Felix, fu quello di scappare. Conosceva il gatto Felix, il nero del suo pelo era terribile a vedersi anche per lui. Ma poi vide gli occhi spaventati della topolina tremante. E qualcosa successe in quel piccolo topo. Si disse: “Ebbene? Sono o non sono il topo piu’ forte del mondo?”. Ingrosso’ il petto, per quanto lo poteva ingrossare un topo, ed urlo a Felix: “Lasciale stare, battiti con me se ha coraggio!”. Felix si volto’, e lo guardo’ con aria di commiserazione. “Sparisci pulce!”. A lui avrebbe pensato dopo. E riprese ad avanzare verso la topolina.

Ora si dovrebbe sapere, dovrebbero anzi insegnarlo nelle scuole, che niente fa arrabbiare un topo come l’essere paragonato ad una pulce. La paura spari’ del tutto dall’animo di Ugo, che approfittando del fatto che il gatto lo ignorava, si attacco’ alla sua coda e comincio’ a percorrerla con i suoi morsi da cima a fondo, su e giu’. “Gnam, gnam, gnam, gnam, gnam…”…. “Miaooooooo! Miaooooooooooo!”… “Gnam, gnam, gnam, gnam, gnam…”…. “Miaooooooo! Miaooooooooooo!”… “Gnam, gnam, gnam, gnam, gnam…”…. “Miaooooooo! Miaooooooooooo!”…. Finche’ Felix, stordito dal dolore, ma soprattutto dalla sorpresa, si scrollo’ Ugo di dosso e fuggi’ a zampe levate.

Ugo, il topo Muscolone, raccolse di terra le borse e le restitui’ alla topolina, che le rigetto’ a terra, se lo strinse a se’ e gli disse che da quel momento loro sarebbero stati per sempre insieme, lui sarebbe stato il suo topolino e lei la sua topolina, ed avrebbero avuto anche tre o quattrocento topolicchi tutti per loro!

Ovvio che da quel momento nessuno prese piu’ in giro Ugo, che era sempre un topolino, sempre piccolo piccolo, sempre magro magro, ma che si era guadagnato la stima ed il rispetto di tutti per il suo coraggio e la sua voglia di aiutare gli altri in difficolta’.

Ed Ugo e Vera vissero per sempre felici e contenti… nella citta’ che preferisci (e che sia Tapinaco, o Tapioca, o Topinambur, non ha in realta’ nessuna importanza, la tua va benissimo!).