Per la meditazione: Reciprocità e Vangelo

Una bella risposta ad un lettore di Popoli, che mi sento di condividere, da parte di Padre Silvano Fausti, gesuita.

Reciprocità e Vangelo

Ho letto che alcuni mesi fa la Svezia ha rifiutato il permesso di costruire un’enorme moschea sul proprio territorio perché il Paese finanziatore (Arabia Saudita) non rispetta la libertà di culto. Una scelta che condivido, fatta in nome della reciprocità, a cui anche il papa si richiama spesso. Mi pare invece che Popoli non abbia le idee chiare, e a volte cede alla mentalità corrente per cui tutto è uguale e indistinto, tutte le idee meritano rispetto, ecc. Oltre tutto c’è l’equivoco di considerare l’islam una religione, mentre, secondo me, è sostanzialmente un’ideologia politica.

Carlo Astorri
Brescia

Grazie della domanda, chiara e attuale. Voglio rispondere con altrettanta chiarezza. Noi di Popoli non abbiamo «la mentalità corrente per cui tutto è uguale e indistinto». Per noi il cristianesimo è diverso e distinto da altre religioni proprio perché Dio è quel Gesù che è morto in croce e ha detto: «Amate i vostri nemici». Solo così siamo noi stessi figli dell’Altissimo (Luca 6, 27-35), che non ha nemici, ma solo figli da amare. Chi ha nemici, è uguale a loro: lotta per avere le stesse cose.
Noi cristiani siamo per l’amore reciproco ma contro la reciprocità nel male: all’odio rispondiamo con amore a oltranza, fin che diventa reciproco. Non ci lasciamo vincere dal male, ma lo vinciamo con il bene (Romani 12,21). Non lo vogliamo fare né ci pieghiamo a restituirlo, che significherebbe raddoppiarlo. Nostra vittoria è il perdono. Siamo chiamati a essere come Gesù, il Figlio, che ama tutti come fratelli, con lo stesso amore del Padre. Egli ci ha amato e ha dato la vita per tutti noi: «È venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo», dice Paolo (1Timoteo 1,15). Questa è la «grazia» battesimale, che ci offre un’esistenza nuova nell’amore.
Chi ignora questo, fa del cristianesimo un’ideologia politica, simile al fondamentalismo musulmano, stravolgimento dell’islam. Non usiamo anche noi la religione come supporto e difesa dei nostri interessi? Non cerchiamo anche oggi uno «Stato cristiano», che imponga il Vangelo con la legge e ostacoli o punisca chi non si adegua? Questo ha nulla a che fare con Gesù, che respinse come tentazione diabolica l’uso del potere politico per realizzare il Regno (Luca 4,1-13). E disse anche: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia» (Matteo 5,11s). Beati noi perché siamo come lui, che così ha salvato il mondo.
Il cristiano può e deve fare politica. Ma seguendo lo spirito delle Beatitudini (Luca 7,20-38), perché si possa diventare tutti fratelli, in giustizia e solidarietà. Oggi vediamo che questa è ormai l’unica via per vivere «umanamente» e senza autodistruggerci. Il cristiano sa anche gestire con responsabilità il potere. Ma come possibilità «laica» di servire tutti, non come occasione «clericale» per prevaricare su altri.
La Svezia è uno Stato laico, che dà ai cittadini pari opportunità. Penso perciò che non abbia difficoltà a concedere ai musulmani una casa di preghiera. Trattandosi però di una moschea sovvenzionata dall’Arabia Saudita, può e deve esigere reciprocità di libertà religiosa per i suoi cittadini.
I monaci Giustiniani e Quirini, scrivendo nel 1513 un libro per la riforma della Chiesa (Libellus ad Leonem X, edito solo nel 1995!), consigliavano di non fare crociate contro i Mori del Nord Africa. Erano antichi cristiani, costretti a diventare musulmani. Bisognava inviare missionari: se li accoglievano, bene, se no sarebbero stati martiri, come Gesù. Consigliavano però ai sovrani d’Europa una crociata contro i Turchi. Ma non per motivo di fede, bensì per difendere la libertà, più importante della fede: senza libertà non c’è fede! Questo vale per lo Stato, ma non per la Chiesa, che è libera solo se sa amare come il suo Signore.

Silvano Fausti S.I.