Meditiamo la Parola: Romani 12,14-16

Romani 12,14-16

14Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. 15Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. 16Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi.

COMMENTO DI GIOVANNI NICOLINI

Il segreto e la grande fonte di quello che la Parola ci indica per la nostra vita è Gesù! E’ la sua persona e la sua opera tra noi quello che cogliamo nell’insegnamento che oggi riceviamo. Questo conferma il pensiero che ieri si affacciava alla nostra preghiera: l’etica che scaturisce dal dono della fede di Gesù è la celebrazione della sua presenza in noi e tra noi. Per questo le parole che oggi ascoltiamo sembrano suggerire un “agire contro”, che è il contrario dell’inimicizia, e che anzi è il grande ponte della pace! E’ un agire in certo senso “irrazionale” rispetto alle razionalità delle sapienze mondane: alla persecuzione si contrappone la benedizione!(ver.14).

L’amore che unisce con i fratelli nella fede, ma anche con tutti, porta a non avere “sentimenti propri”, ma ad assumere la condizione dell’altro, e quindi a gioire con chi gioisce e a piangere con chi piange. Questo implica, secondo il ver.16, che tutto in noi è incessantemente condizionato dalla situazione dell’altro, e quindi pronto a “trasmigrare” nella condizione dell’altro, per impedire che si crei una qualche solitudine, e soprattutto per affermare che la suprema verità è la comunione d’amore. Si abbatte in questo modo un certo “mito” della verità, che sembra suggerire che in nome della “verità” bisogna rinunciare anche alla comunione. La sapienza nuova è sapienza dell’amore, che dell’amore incessantemente riafferma il primato e quindi l’incessante ricerca di esso.

Per questo, l’attenzione e la tensione interiore sono orientate verso il grande cammino dell’obbedienza di Gesù sino alla croce: “volgetevi piuttosto a ciò che è umile”(ver.16). Ed è sempre la sapienza dell’amore a chiedere di non essere sapienti da se stessi, ma sempre con un giudizio e una misura che verificano ogni nostro pensiero e sentimento non con la misura del nostro personale pensiero e sentimento, ma con il nostro desiderio di comunione.

Preghiera del giorno, confessione di fede: il salmo 26

Il Signore è la mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

Il Vangelo del giorno: Matteo 9,27-31

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,27-31.

Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi». 
Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: «Credete voi che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». 
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede». 
E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». 
Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione. 

Meditazione del giorno: 
Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa 
Discorso 18 ; PL 38, 128 «E si aprirono loro gli occhi»

“Dio verrà manifestamente, il nostro Dio, e non tacerà” (Sal 49,3 Vulg). Perché questo medesimo Cristo Signore, Dio nostro, Figlio di Dio, nel primo avvento venne di nascosto, nel secondo avvento verrà manifesto. Quando venne di nascosto, non si fece conoscere se non dai suoi servi; quando verrà manifesto, si farà conoscere sia dai buoni che dai cattivi. Quando venne nascosto, venne per esser giudicato; quando verrà manifesto, verrà per giudicare. Ecco perché, quando veniva giudicato, stette zitto, e del suo silenzio il profeta aveva predetto: “È stato portato al macello come una pecora e, come un agnello davanti al tosatore, così egli non ha aperto bocca” (Is 53,7). Però “Dio verrà manifestamente, il nostro Dio, e non tacerà”. …

Per adesso infatti quella che in questo mondo viene considerata felicità ce l’hanno anche i cattivi, e quella che viene considerata infelicità in questo mondo ce l’hanno anche i buoni. Ci fanno ben caso coloro che credono alle cose presenti e non credono a quelle future, che cioè questi beni e mali del tempo presente ce l’hanno indistintamente sia i buoni che i cattivi. Se si bada alle ricchezze, notano che le ricchezze ce l’hanno sia gli scellerati che gli onesti. Così anche, se si ha paura della povertà e delle miserie del tempo presente, tribolano in queste miserie sia i buoni che i cattivi. E concludono in cuor loro che “le cose umane Dio né le vede né se ne cura” (cfr Sal 94,7), ma che addirittura ha lasciato che noi fossimo mescolati a sorte come dentro un sacco, che è questo mondo, e non mostra per noi nessun interessamento. E così avviene che essi non fanno alcun conto dei comandamenti, dato che non vedono manifestarsi nessuna differenza di giudizio. …

Molte cose sono rimandate per il giudizio mentre alcune sono giudicate subito, affinché coloro che vengono risparmiati abbiano timore e si convertano. Perché Dio non desidera condannare, ma salvare e, se ha pazienza verso i cattivi, è per poter cambiare i cattivi e renderli buoni.

Il Vangelo del giorno: Matteo 7,21.24-27

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Parola del Signore

Poiché ci ama, il Salvatore ci mette in guardia contro l’illusione; per entrare nel regno dei cieli non basta dire: “Signore, Signore”. Non si tratta qui di una condanna della preghiera. Noi dobbiamo dire: “Signore, Signore”, essendo però consapevoli che non basta sussurrarlo a bassa voce, mentre ogni nostra decisione testimonia che Gesù non è per noi il Signore. La preghiera, separata da un amore obbediente, è un illusione, se non una menzogna.
Gesù sarà davvero il nostro Signore solo se il nostro cuore si fa simile al suo, reso appassionato dall’amore per il Padre, capace di dire, senza esitazione alcuna, che suo nutrimento è fare la volontà del Padre… fare sempre ciò che gli è gradito.
Sarebbe rischioso affidare la nostra volontà ad un altro, se l’“altro” non fosse Dio, il Dio di dolcezza e misericordia. Volere ciò che egli vuole significa scegliere la felicità. Volere altro significa accettare il rischio di una costruzione fragile ed effimera: si tratterà di una soluzione illusoria, essa potrà resistere per un po’, ma crollerà agli assalti delle varie prove cui sarà sottoposta.
Proprio del buon cristiano è l’ascoltare Gesù, parola d’amore del Padre. E noi dobbiamo allora lasciare che questa parola ci trasformi, che ci renda conformi all’amorosa volontà del Padre, ascoltarla e farla vivere in noi!