Preghiera del giorno, nel ricordo della visita di Maria ad Elisabetta

Non siate pigri nel fare il bene; siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore.
Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. (da Romani 12, lettura di oggi)

Accresci la nostra fede Signore Gesù, perchè ad immagine di Maria siamo pronti a partire ed a servire con i doni dello Spirito di cui incessantemente ci ricolmi.

Mater Mea, Fiducia Mea.

 

Il Vangelo del giorno: Luca 1,39-56; commento di Charles de Foucald

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,39-56.

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 
Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 
ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 
A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 
Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 
E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». 
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore 
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 
perché ha guardato l’umiltà della sua serva. 
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente 
e Santo è il suo nome: 
di generazione in generazione la sua misericordia 
si stende su quelli che lo temono. 
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; 
ha ricolmato di beni gli affamati, 
ha rimandato a mani vuote i ricchi. 
Ha soccorso Israele, suo servo, 
ricordandosi della sua misericordia ».
come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». 
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. 

Beato Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara 
Considerazioni sulle feste dell’anno, 02/07 
«Maria si mise in viaggio … in fretta»

Madre mia, Maria, oggi è sia una vostra festa che una festa di Gesù: come la Purificazione è soprattutto la Presentazione di Gesù, la Visitazione è una delle vostre feste più belle, ma è ancor più la festa di nostro Signore, poiché è lui che agisce in voi e per mezzo vostro. La Visitazione è «l’amore del Cristo che spinge» (2Cor 5,14), è Gesù che, appena entrato in voi, ha sete di fare altri santi e altri beati. All’Annunciazione, si è manifestato e dato a voi, vi ha santificata in modo sublime. Ma ciò non gli basta: nel suo amore per gli uomini, vuole subito manifestarsi e donarsi per mezzo vostro ad altri, ne vuole santificare altri, e si fa portare da voi a san Giovanni Battista…

Ciò che va a fare la santa Vergine nella Visitazione, non è una visita a sua cugina per consolare ed edificarsi scambievolmente col racconto delle meraviglie di Dio in loro; è ancor meno una visita di carità materiale per aiutare la cugina negli ultimi giorni di gravidanza e nel parto.  E’ ben di più: ella parte per santificare san Giovanni, per annunciargli la buona novella…, non con le sue parole, ma portandogli in silenzio Gesù …

Così fanno i religiosi e le religiose votati alla contemplazione nei paesi di missione… O Madre mia, fate che rimaniamo fedeli alla nostra missione, a così bella missione, che portiamo fedelmente in mezzo a queste povere anime immerse «nell’ombra della morte» (Lc 1,79) il divino Gesù.

Non per essere servito ma per servire: Marco 10,32-45

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10,32-45.

Mentre erano in viaggio per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore. Prendendo di nuovo in disparte i Dodici, cominciò a dir loro quello che gli sarebbe accaduto: 
«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi: lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani, 
lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno; ma dopo tre giorni risusciterà». 
E gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo». 
Egli disse loro: «Cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: 
«Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 
Gesù disse loro: «Voi non sapete ciò che domandate. Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». 
E Gesù disse: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e il battesimo che io ricevo anche voi lo riceverete. 
Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». 
All’udire questo, gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni. 
Allora Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. 
Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 
e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. 
Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». 

Immagine

Beato Guerrico d’Igny (circa 1080-1157), abate cistercense 
Primo discorso per la domenica delle Palme 
« Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire »

L’uomo è stato creato per servire il suo Creatore. Cosa c’è di più giusto infatti che servire colui che vi ha dato alla luce, senza il quale non potete esistere? E cosa c’è di più felice che servirlo, poiché servirlo è regnare? Eppure l’uomo ha detto al suo Creatore: «Non ti servirò» (Ger 2,20). «Allora ti servirò io, disse il Creatore all’uomo. Siediti, ti servirò, ti laverò i piedi»…

Sì, Cristo «servo buono e fedele» (Mt 25,21), hai veramente servito, hai servito in tutta fede  e in tutta verità, in tutta pazienza e in tutta costanza. Senza tiepidezza ti sei lanciato come un prode per percorrere la via dell’obbedienza (Sal 18,3); senza  fingere, ci hai dato in sovrappiù, dopo tante pene, la tua stessa vita; senza fiatare, flagellato e innocente, non apristi la bocca (Is 53,7). Sta scritto ed è vero: «Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse» (Lc 12,47). Ma questo servo, vi domando, quali degne azioni non ha compiuto? Cosa ha omesso di ciò che doveva fare? «Ha fatto bene ogni cosa», esclamavano coloro che osservavano la sua condotta, «fa udire i sordi e fa parlare i muti» (Mc 7,37). Ha compiuto ogni sorta di opere degne di ricompensa, allora come mai ha sofferto tante umiliazioni? Ha presentato le sue spalle alla frusta, ha ricevuto numerosi colpi atroci, dappertutto il suo sangue scorre. È stato interrogato in mezzo agli obbrobri e ai tormenti, come uno schiavo o un malfattore che sottopongono alla tortura per strappargli la confessione di un crimine. O superbia detestabile dell’uomo sdegnoso di servire, e che non poteva essere umiliato se non con l’esempio della servitù del suo Dio!…

Si, mio Signore, hai molto faticato per servirmi; sarebbe giusto ed equo che d’ora in poi ti riposassi, mentre il tuo servo, a sua volta, cominciasse a servirti, è venuto il suo turno… Hai vinto, Signore, questo servo ribelle; stendo le mani per ricevere i tuoi legami, chino il capo per ricevere il tuo giogo. Permetti che io ti serva. Accoglimi per sempre come tuo servo, ancorché servo inutile se la tua grazia non mi assiste e non mi affianca sempre nella fatica (Sap 9,10).

Ogni mia speranza è posta nella tua grande misericordia

La meravigliosa seconda lettura dell’Ufficio di oggi, mercoledì 30 maggio 2012, VIII settimana del tempo Ordinario

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo

(Lib. 10, 26. 37 – 29. 40; CSEL 255-256)
Tutta la mia speranza è riposta
nella tua grande misericordia

Dove ti ho trovato per conoscerti? Sicuramente non eri presente alla mia memoria prima che ti conoscessi. Dove dunque ti ho trovato per conoscerti se non in te al di sopra di me? Ma tale sede non è per nulla un luogo. Ci allontaniamo e ci avviciniamo ad essa, è vero, ma, pur tuttavia, non è assolutamente un luogo. Dovunque ti trovi, o Verità, tu sei al di sopra di tutti quelli che ti interrogano e contemporaneamente rispondi a quanti ti interpellano sulle cose più diverse.
Tu rispondi con chiarezza, ma non tutti ti comprendono con chiarezza. Tutti ti interrogano su ciò che cercano, ma non sempre ascoltano quanto cercano. Si dimostra tuo servo migliore non colui che pretende di sentire da te quello che egli vuole, ma che piuttosto vuole quello che ha udito da te.
Tardi ti ho amato, o bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato! Ed ecco che tu eri dentro e io fuori, e lì ti cercavo. Deforme come ero, mi gettavo su queste cose belle che hai creato. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, che non esisterebbero se non fossero in te. Mi hai chiamato, hai gridato, e hai vinto la mia sordità. Hai mandato bagliori, hai brillato, e hai dissipato la mia cecità. Hai diffuso la tua fragranza, io l’ho respirata, e ora anelo a te. Ti ho assaporato, e ho fame e sete. Mi hai toccato, e aspiro ardentemente alla tua pace.
Quando aderirò a te con tutto me stesso, non vi sarà più posto per il dolore e la fatica, e la mia vita sarà viva, tutta piena di te. È un fatto che tu sollevi chi riempi; e poiché io non sono ancora pieno di te, sono di peso a me stesso. In me le mie deprecabili gioie contrastano con le mie tristezze di cui dovrei rallegrarmi, e non so da quale parte stia la vittoria.
Ahimè! Abbi pietà di me, Signore. Le mie cattive tristezze contrastano con le gioie oneste, e non so da quale parte stia la vittoria. Ahimè! Abbi pietà di me, Signore! Ahimè! Ecco, io non nascondo le mie ferite: tu sei il medico, io il malato; tu sei misericordioso, io misero. Non ha forse un duro lavoro l’uomo sulla terra? (cfr. Gb 7, 1). Chi vorrebbe molestie e difficoltà? Tu ci comandi di sopportarle, non di amarle. Nessuno ama quello che sopporta, anche se ama di sopportare; avviene che uno può godere di sopportare, ma tuttavia preferisce che non esista quello che deve sopportare. Nelle avversità desidero prosperità, nella prosperità temo le avversità. Qual è il giusto mezzo tra questi estremi, dove l’uomo non abbia un simile duro lavoro sulla terra? Guai alle prosperità del mondo, doppiamente indesiderabili e per il timore dell’avversità e per la caducità della gioia! Guai alle avversità del mondo, e una e due e tre volte e per il desiderio della prosperità, e perché l’avversità stessa è ben dura e la sopportazione fa naufragio! La vita dell’uomo sulla terra non è forse un duro lavoro (cfr. Gb 7, 1) senza mai una pausa?
E allora ogni mia speranza è posta nella tua grande misericordia. 

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Il Vangelo del giorno: Marco 10,32-45

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. 
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

COMMENTO IN FORMA DI PREGHIERA

Signore, sciogli le paure della tua Chiesa, perché professi con coraggio le tue beatitudini dell’umiltà e del servizio. Ti preghiamo:
Signore, sbriciola i baluardi dell’orgoglio e della supremazia, perché tra i popoli rifioriscano simpatia e fraternità. Ti preghiamo:
Signore, slega l’umanità dai lacci dell’ambizione e dall’ingordigia dei sensi, perché riscopra la bellezza della semplicità della vita. Ti preghiamo:
Signore, purifica il cuore di chi esercita il ministero dell’autorità, perché promuova il bene comune. Ti preghiamo:
Signore, aiuta questa nostra comunità, perché dall’eucaristia del cristo morto e risorto impari a donarsi totalmente e gratuitamente agli altri. Ti preghiamo:
Perché i cristiani rinuncino ad ogni privilegio.
Per chi, in silenzio, vive accanto ai sofferenti.

Padre, ti invochiamo con fiducia perché hai promesso di sciogliere la durezza del nostro cuore. Con la potenza dello Spirito, rendici abili al servizio fraterno e fedeli alla parola di Gesù Cristo, servo e salvatore di tutti. Egli è Dio e regna con te nella gloria, per i secoli dei secoli. Amen.

Preghiera della notte (Agostino di Ippona)

Tu rispondi con chiarezza, ma non tutti ti comprendono con chiarezza. Tutti ti interrogano su ciò che cercano, ma non sempre ascoltano quanto cercano. Si dimostra tuo servo migliore non colui che pretende di sentire da te quello che egli vuole, ma che piuttosto vuole quello che ha udito da te. (dall’Ufficio Notturno)

Accresci la nostra fede, Signore Gesù, perchè diventiamo capaci di ascoltare la Tua Parola, senza, come tanto, troppo spesso facciamo, pretenderla di trasformarla nelle nostre, spesso vuote, sempre uguali a se stesse, prive di senso.

Mater Mea, Fiducia Mea.

Cosa succede in Emilia?

Lo spiega il CNR.

Erano almeno cinque secoli che in Emilia, zona tradizionalmente non sismica, non si registravano scosse cos forti come quelle di questi giorni. Lo ha detto Giovanni Gregori, geofisico del Cnr, intervistato da SkyTg24. “La penisola italiana si sta riorganizzando dal punto di vista geologico – ha detto – succede con tempi secolari. In questa zona terremoti di questa intensità si sono registrati mezzo millennio fa. L’Italia è come una sbarra rettangolare compressa dall’Africa, nel giro di qualche decina di milioni di anni verrà schiacciata alla penisola balcanica. Ha dei punti di attrito che periodicamente si rilasciano. Le zone con maggiore sismicità sono quattro: Irpinia, l’Aquilano, l’Umbria
e il Friuli. C’è da augurarsi ci siano tante scosse – ha concluso l’esperto – più è alto il numero meno l’intensità e la quantità di energia che si accumula”.

Preghiera per l’Emilia

La preghiera di questi giorni, ma in particolare la preghiera di oggi, è per l’Emilia e quella parte di pianura padana martoriata dal terremoto, per chi ha perso la vita, per chi ha perso gli affetti, per chi ha perso il lavoro e i propri beni.

Quello che resta, oggi, del duomo di Mirandola