Preghiera del giorno, memoria di Ignazio di Loyola

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Romani 12,1-2)

Accresci la nostra fede, Signore Gesù, perchè esercitandoci, seguendo l’esempio e l’insegnamento di Ignazio, nell’imitazione del Cristo, viviamo sempre più secondo il tuo Evangelo.

Mater Mea, Fiducia Mea.

Il Vangelo del giorno: Matteo 13,36-43

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,36-43.

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, 
e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!

Sant’Ilario di Poitiers (circa 315-367), vescovo, dottore della Chiesa 
Trattato sulla Trinità, XI, 39-40 
“Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”

“Cristo consegnerà il regno a Dio Padre”, dice San Paolo (1Cor 15,24), non nel senso che rinuncerà al potere consegnandogli il Regno, ma perché noi saremo il Regno di Dio, quando saremo stati resi conformi alla gloria del suo corpo…, costituiti Regno di Dio dalla glorificazione del suo corpo. Siamo noi che egli consegnerà al Padre, come Regno, secondo quanto dice il Vangelo: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25,34).

“I giusti brilleranno come il sole nel Regno del loro Padre”. Poiché il Figlio consegnerà a Dio, come suo Regno, coloro che ha invitati al suo Regno, coloro a cui ha promesso la beatitudine propria di questo mistero con le parole: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8)… Ecco che coloro che consegna al Padre come suo Regno vedono Dio.

Il Signore stesso ha dichiarato agli apostoli in cosa consiste il Regno: “Il regno di Dio è in mezzo a voi” (Lc 17,21). E se qualcuno cerca di sapere chi è colui che consegna il Regno, ascolti: “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti” (1Cor 15,20-21).  Tutto questo riguarda il mistero del Corpo, poiché Cristo è il primo resuscitato dai morti… E’ dunque per il progresso dell’umanità assunta da Cristo che “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28).

Il Vangelo del giorno: Matteo 13,31-35

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,31-35.

Un’altra parabola espose loro: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. 
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
Un’altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti». 
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole, 
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo. 

Commento
Le due parabole che Gesù ci fa ascoltare oggi hanno un tratto in comune: entrambe mettono in evidenza la potenza della vita divina in noi. 
Il regno di Dio è paragonabile ad un seme. Noi abbiamo ricevuto nel battesimo questa vita che fa di noi dei figli di Dio. Ciò che ci è stato dato in germe contiene già tutte le virtualità che appariranno a poco a poco nel corso della nostra vita. 
Nelle due parabole abbiamo una realtà nascosta: il seme è sprofondato nella terra, il lievito nella farina. Ciò simboleggia la natura segreta della vita che ci è stata data. L’averci Dio creati, nell’intimo del nostro essere, a sua somiglianza fa sì che siamo sprofondati e celati in lui, con Cristo. Realtà misteriosa la cui fecondità dipende dalla nostra risposta. 
Come la terra ha una parte nella crescita del seme, come la pasta si forma grazie all’azione del lievito, così noi dobbiamo offrire alla segreta presenza del regno in noi la cooperazione della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità. Allora la vita della grazia si sviluppa con una straordinaria potenza, come stanno a significare l’albero nella prima parabola e le tre misure di farina che fanno lievitare tutta la pasta nella seconda. La potenza dispiegata in questa crescita testimonia l’azione di Dio nei suoi doni. È lui che opera, e la sua azione tanto più si manifesta quanto più glielo consente la nostra generosità. Spuntano allora i frutti di questa crescita: ecco l’albero alto su cui vanno a fare il nido tutti gli uccelli, albero che è simbolo dell’apostolato del cristiano, ma anche, in modo più nascosto, nella comunione dei santi, dell’inestinguibile e misteriosa fecondità che Dio accorda ai suoi figli. Questi frutti non sono necessariamente noti agli uomini, nemmeno a colui cui sono stati concessi. Infatti sono della stessa natura del seme e non di rado sono anch’essi nascosti. Gli uccelli stessi non sanno a quale seme devono il loro rifugio, ma sono là e questo basta loro. Il Signore invece ci conosce, vede la nostra fede, il nostro desiderio di diventare santi, la nostra incapacità di riuscirci se non donandoci al fuoco inebriante del suo amore. Che questa Eucaristia possa nutrire in noi la vita divina, permettendo così all’albero della nostra grazia battesimale di crescere, per la gloria di Dio e la gioia dei nostri fratelli. 

Preghiera del giorno, sul pane quotidiano

Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio (I Corinzi 10,31)

Il pane che ci appresti sulla mensa, o Signore, ci aiuti a vivere il tuo amore e a irradiarlo. Possa alimentare chi ha fame, guarire il male, far nascere pace e fiducia, scomparire le angosce, fiorire la visione della vera gioia, quella che è in te e mai si esaurisce. (Giovanni Vannucci)

Il Vangelo del giorno: Matteo 13,10-17

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,10-17.

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». 
Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 
Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 
Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. 
E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. 
Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani. 
Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. 
In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono! 

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa 
Commento sul salmo 118, discorso 20, 1 : CCL 40, 1730-1731
« Molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che vedete »

Dice in un salmo il profeta: “Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola” (Sal 119, 81) … Chi esprime questo ardente desiderio se non “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), ciascuno al proprio tempo, in tutti quelli che hanno vissuto, che vivono e vivranno, dall’origine dell’uomo alla fine del mondo? … Ecco perché il Signore stesso ha detto ai discepoli: “Molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete”. E’ la loro voce che dobbiamo riconoscere nel salmo… Questo desiderio non è venuto mai meno nei santi e non manca, nemmeno ora, nel “Corpo di Cristo che è la Chiesa” (Col 1,18), fino a che venga colui che è desiderato da tutte le Nazioni (cf Ag 2,8)… 

Nei primi tempi della Chiesa, prima che la Vergine partorisse, ci furono dunque santi che desiderarono la venuta di Cristo nell’incarnazione, nei nostri tempi, a cominciare dalla sua Ascensione al cielo, ci sono santi che desiderano la manifestazione di Cristo quando verrà a giudicare i vivi e i morti. Questo desiderio della Chiesa, dagli inizi del mondo sino alla fine, non ha mai perso il suo fervore, ad esclusione del periodo che il Signore incarnato trascorse con i discepoli su questa terra.

Preghiera di benedizione

Possa tu godere di calde parole in
una fredda serata di luna piena,
in una buia notte su una strada
discesa verso la porta di casa.

Che le tue tasche siano pesanti e il
cuore leggero.
Che la buona sorte ti segua dal
mattino alla sera.
Che ogni lieta notizia ti venga
incontro
E ogni cattiva notizia ti volti la
schiena.
Che tu abbia tempo per la pazienza,
tempo per comprendere,
tempo per ricordare le cose buone
fatte e da fare.

Tempo per credere nei tuoi compagni
di viaggio,
tempo per capire quanto valga un
amico.

Che le braccia del Signore ti cingano
quando esci e quando torni.

(Benedizione celtica)

Il Vangelo del giorno: Matteo 20,20-28

Dal Vangelo di Gesů Cristo secondo Matteo 20,20-28.

Allora gli si avvicinň la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrň per chiedergli qualcosa. 
Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dě che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». 
Rispose Gesů: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». 
Ed egli soggiunse: «Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio». 
Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; 
ma Gesů, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. 
Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, 
e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; 
appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa 
Omelie  sul Vangelo, 35 
“Il mio calice lo berrete”

Fratelli, poiché oggi celebriamo la festa di un martire, dobbiamo sentirci interpellati dalla forma di pazienza che egli ha praticato. Perché, se ci sforziamo con l’aiuto del Signore di conservare questa virtů, non mancheremo di ottenere la palma del martirio, anche se viviamo in un tempo di pace per la Chiesa. Infatti ci sono due specie di martiri: l’una consiste in una disposizione dello spirito, l’altra aggiunge a questa disposizione dello spirito gli atti esteriori. Ecco perché possiamo essere martiri anche se non moriamo uccisi dalla spada del carnefice. Morire per mano dei persecutori è il martirio in atto, nella sua forma visibile; sopportare le ingiurie amando chi ci odia, è il martirio nello spirito, nella sua forma nascosta.

Che ci siano due specie di martiri, l’uno nascosto, l’altro pubblico, lo attesta la Verità quando domanda ai figli di Zebedeo: “ Potete bere il calice che io berrò?” Avendo essi replicato: “Lo possiamo”, il Signore risponde subito: “Il mio calice, lo berrete”. Cosa dobbiamo intendere, attraverso questo calice, se non i dolori della Passione, di cui egli dice ancora: “Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice”? (Mt 26,39) I figli di Zebedeo, ovvero Giacomo e Giovanni, non sono morti tutti e due martiri, eppure a entrambi è stato detto che avrebbero bevuto il calice. Infatti, benché Giovanni non sia morto martire, lo è comunque stato, poiché i dolori che non ha subito nel corpo, li ha provati nello spirito. Dobbiamo dunque concludere da questo esempio che anche noi possiamo essere martiri senza passare per la spada, se conserviamo la pazienza nell’anima.

Solo per la via del Vangelo

Dio d’Abramo, Dio d’Isacco, Dio di Giacobbe,
non dei filosofi e dei dotti. 
Certezza, certezza.
Sentimento, gioia, pace.
Dio di Gesù Cristo.
Dio mio e Dio vostro.
Il tuo Dio sarà il mio Dio.
Oblio del mondo e di tutto fuorché di Dio.
Egli non si trova
Se non per le vie indicate nel Vangelo.

(Memoriale di Blaise Pascal)