Uomini di Dio

Un bel film, va in onda stasera su Cult alle 21. Dedicato alla vicenda del martirio dei monaci trappisti in algeria, nel 1996.

UOMINI DI DIO
Otto monaci cistercensi francesi vivono in armonia con la popolazione musulmana. Vicini agli abitanti del villaggio, partecipano attivamente alla vita della comunità. Quando un gruppo di lavoratori stranieri viene massacrato, il panico si impadronisce della regione. I monaci provano ad andare avanti come se niente fosse cambiato, ma l’atmosfera si fa sempre più tesa. Quando accettano di curare alcuni terroristi, le autorità francesi protestano, ma i confratelli sono tutti d’accordo: rimarranno, a qualsiasi costo.

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La giustizia

Davanti a Dio non c’è favoritismo (Romani 2,11)

Non bisogna mai cercare di fare al prossimo altro bene che trattarlo con giustizia. Per provare una gratitudine pura (il caso dell’amicizia a parte) ho bisogno di pensare che mi si tratta bene non per pietà o per simpatia o per capriccio o a titolo di favore o di privilegio, e neppure per un effetto naturale del temperamento; ma per desiderio di fare quanto la giustizia esige.

Simone Weil

Il Vangelo del giorno: Matteo 13,47-53

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,47-53.

Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 
e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 
Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 
Terminate queste parabole, Gesù partì di là 

Concilio Vaticano II 
Gaudium et Spes, 39, 2-3 
« Il Regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare »

Certo, siamo avvertiti che niente giova all’uomo se guadagna il mondo intero ma perde se stesso (Lc 9, 25). Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo della umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione, che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, tale progresso, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio.

Ed infatti quei valori, quali la dignità dell’uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre « il regno eterno ed universale: che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace » (Rm 8, 19-21). Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione.

Preghiera del giorno, al Tesoro

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo… (Matteo 13,44a)

Cristo è il tesoro nascosto nel campo della nostra vita. Accresci la nostra fede, perchè il nostro cuore sia per quel tesoro, con quel tesoro, in quel tesoro. Per Cristo, con Cristo e in Cristo.

Mater Mea, Fiducia Mea.

Il Vangelo del giorno: Matteo 13,44-46

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,44-46.

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; 
trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Sant’Ireneo di Lione (circa130-circa 208), vescovo, teologo e martire 
Contro le Eresie, IV, 26 ; SC 100, 711 
Il tesoro nascosto nel campo delle Scritture

Cristo era presente a tutti coloro ai quali, dal principio, Dio comunicava la sua Parola, il suo Verbo. E se qualcuno legge la Scrittura in questa prospettiva, troverà in essa un’espressione concernente Cristo e una prefigurazione della chiamata nuova. Infatti è lui « il tesoro nascosto nel campo » cioè nel mondo (Mt 13, 38). Tesoro nascosto nelle Scritture, perché veniva manifestato attraverso figure e parabole che, umanamente parlando, non potevano essere intese prima che le profezie fossero compiute, cioè prima della venuta del Signore. Perciò è stato detto al profeta Daniele : « Chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine » (Dn 12, 4)… Anche Geremia dice : « Alla fine dei giorni comprenderete tutto ! » (Ger 22, 20)…

Letta dai cristiani, la legge è un tesoro, un tempo nascosto in un campo, ma rivelato e spiegato dalla croce di Cristo ; … essa manifesta la sapienza di Dio, rivela i suoi disegni di salvezza per l’uomo, prefigura il Regno di Cristo, preannuncia la Buona Novella dell’eredità della Gerusalemme santa, predice che l’uomo che ama Dio progredirà fino a vederlo ed a udire la sua parola, e sarà glorificato da questa parola…

In questo modo, dopo la sua risurrezione, il Signore ha spiegato le Scritture ai suoi discepoli, dimostrando loro con esse che « bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria » (Lc 24, 26). Quindi se qualcuno legge le Scritture in questo modo, sarà un discepolo perfetto, « simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e antiche » (Mt 13, 52).