Il Vangelo del giorno: Matteo 23,13-22

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 23,13-22.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci 

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi. 
Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. 
Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 
E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. 
Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 
Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 
e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. 
E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. 

Il Vangelo del giorno: Giovanni 6,60-69

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,60-69.

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». 
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? 
E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 
E’ lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. 
Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 
E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». 
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. 
Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». 
Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; 
noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 

Il Vangelo del giorno: Matteo 23,1-12

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 23,1-12.

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 
amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 
e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì”dalla gente. 
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 
E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 
E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 
Il più grande tra voi sia vostro servo; 
chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. 

San Benedetto (480-547), monaco 
Regola, cap. 7 
“Il più grande tra voi sia vostro servo”

Fratelli, la divina Scrittura ci dice: “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. Con queste parole ci mostra che ogni esaltazione è una forma di superbia. Il salmista testimonia di volersene tenere lontano dicendo: “Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze” (Sal 131,1)…. Ne consegue, fratelli, che se vogliamo raggiungere la vetta della suprema umiltà e se vogliamo rapidamente arrivare a quell’altezza celeste dove si sale con l’umiltà della vita presente, occorre  innalzare e salire  con le nostre opere quella scala che apparve in sogno a Giacobbe, e per la quale egli vide “gli angeli scendere e salire” (Gen 28,12). Senza alcun dubbio, la discesa e la salita non hanno altro significato per noi che si discende con l’esaltarsi e si sale con l’umiliarsi. Questa scala che si rizza è la nostra vita terrena che il Signore eleva fino al cielo quando il nostro cuore si umilia…

Il primo grado dell’umiltà consiste nel conservare sempre nello spirito il timore di Dio ed evitare di dimenticarlo mai. Ci si ricorderà sempre di tutto ciò che Dio ha comandato… Per essere vigilanti sulla malignità dei pensieri, il fratello veramente umile ripeterà senza posa nel suo cuore: “Integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa” (Sal 18,24). Quanto a fare la nostra volontà, la Scrittura ce lo proibisce quando dice: “Non seguire le passioni” (Sir 18,30). Egualmente chiediamo a Dio nel Padre nostro che la sua volontà sia fatta in noi: “In ogni luogo sono gli occhi del Signore, scrutano i malvagi e i buoni; Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c’è uno che cerchi Dio” (Pr 15,3; Sal 14,2). …

Ascesi tutti i gradi dell’umiltà, il monaco arriverà presto a quell’amore di Dio che, divenuto perfetto, scaccia il timore (1Gv 4,18). Grazie a questo amore, tutto ciò che prima osservava non senza trepidazione, comincerà ad osservarlo senza alcuna fatica, quasi spontaneamente e per abitudine…, per amore di Cristo, per abitudine del bene e per il gusto della virtù. Ecco che, allora, il Signore si degnerà di manifestarsi attraverso lo Spirito Santo nel suo operaio.