Il Vangelo del giorno: Giovanni 6,60-69

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,60-69.

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». 
Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: «Questo vi scandalizza? 
E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 
E’ lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. 
Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 
E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio». 
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. 
Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». 
Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; 
noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 

Il Vangelo del giorno: Matteo 23,1-12

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 23,1-12.

Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: 
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. 
Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. 
Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. 
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; 
amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe 
e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì”dalla gente. 
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. 
E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. 
E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo. 
Il più grande tra voi sia vostro servo; 
chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato. 

San Benedetto (480-547), monaco 
Regola, cap. 7 
“Il più grande tra voi sia vostro servo”

Fratelli, la divina Scrittura ci dice: “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. Con queste parole ci mostra che ogni esaltazione è una forma di superbia. Il salmista testimonia di volersene tenere lontano dicendo: “Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze” (Sal 131,1)…. Ne consegue, fratelli, che se vogliamo raggiungere la vetta della suprema umiltà e se vogliamo rapidamente arrivare a quell’altezza celeste dove si sale con l’umiltà della vita presente, occorre  innalzare e salire  con le nostre opere quella scala che apparve in sogno a Giacobbe, e per la quale egli vide “gli angeli scendere e salire” (Gen 28,12). Senza alcun dubbio, la discesa e la salita non hanno altro significato per noi che si discende con l’esaltarsi e si sale con l’umiliarsi. Questa scala che si rizza è la nostra vita terrena che il Signore eleva fino al cielo quando il nostro cuore si umilia…

Il primo grado dell’umiltà consiste nel conservare sempre nello spirito il timore di Dio ed evitare di dimenticarlo mai. Ci si ricorderà sempre di tutto ciò che Dio ha comandato… Per essere vigilanti sulla malignità dei pensieri, il fratello veramente umile ripeterà senza posa nel suo cuore: “Integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa” (Sal 18,24). Quanto a fare la nostra volontà, la Scrittura ce lo proibisce quando dice: “Non seguire le passioni” (Sir 18,30). Egualmente chiediamo a Dio nel Padre nostro che la sua volontà sia fatta in noi: “In ogni luogo sono gli occhi del Signore, scrutano i malvagi e i buoni; Il Signore dal cielo si china sugli uomini per vedere se esista un saggio: se c’è uno che cerchi Dio” (Pr 15,3; Sal 14,2). …

Ascesi tutti i gradi dell’umiltà, il monaco arriverà presto a quell’amore di Dio che, divenuto perfetto, scaccia il timore (1Gv 4,18). Grazie a questo amore, tutto ciò che prima osservava non senza trepidazione, comincerà ad osservarlo senza alcuna fatica, quasi spontaneamente e per abitudine…, per amore di Cristo, per abitudine del bene e per il gusto della virtù. Ecco che, allora, il Signore si degnerà di manifestarsi attraverso lo Spirito Santo nel suo operaio.

Preghiera del giorno, preghiera di lode

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. 

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni. 

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

(Salmo 144)

Il Vangelo del giorno: Giovanni 1,45-51

Dal Vangelo di Gesů Cristo secondo Giovanni 1,45-51.

Filippo incontrò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mose nella Legge e i Profeti, Gesů, figlio di Giuseppe di Nazaret». 
Natanaele esclamň: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 
Gesů intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 
Natanarle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesů: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». 
Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 
Gli rispose Gesů: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». 
Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo». 

Benedetto XVI, papa 
Udienza generale del 4/10/06 (© Libreria Editrice Vaticana) 
« Vieni e vedi » : l’apostolo Bartolomeo-Natanaele incontra il Figlio di Dio

Tradizionalmente, l’apostolo Bartolomeo viene identificato con Natanaele: un nome che significa “Dio ha dato”. Questo Natanaele proveniva da Cana (Gv 21, 2) ed è quindi possibile che sia stato testimone del grande “segno” compiuto da Gesů in quel luogo (Gv 2, 1-11). L’identificazione dei due personaggi è probabilmente motivata dal fatto che questo Natanaele, nella scena di vocazione raccontata dal Vangelo di Giovanni, è posto accanto a Filippo, cioè nel posto che ha Bartolomeo nelle liste degli Apostoli riportate dagli altri Vangeli. 

 A questo Natanaele, Filippo aveva comunicato di aver trovato “colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti: Gesů, figlio di Giuseppe, da Nazaret” . Come sappiamo, Natanaele gli oppose un pregiudizio piuttosto pesante: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?” . Questa sorta di contestazione è, a suo modo, importante per noi. Essa, infatti, ci fa vedere che, secondo le attese giudaiche, il Messia non poteva provenire da un villaggio tanto oscuro come era appunto Nazaret (cfr Gv 7, 42). Al tempo stesso, però, pone in evidenza la libertà di Dio, che sorprende le nostre attese facendosi trovare proprio lì dove non ce lo aspetteremmo. D’altra parte, sappiamo che Gesů in realtà non era esclusivamente “da Nazaret”, ma che era nato a Betlemme e che ultimamente veniva dal cielo, dal Padre che è nei cieli. 

Un’altra riflessione ci suggerisce la vicenda di Natanaele: nel nostro rapporto con Gesů non dobbiamo accontentarci delle sole parole. Filippo, nella sua replica, fa a Natanaele un invito significativo: “Vieni e vedi!”. La nostra conoscenza di Gesů ha bisogno soprattutto di un’esperienza viva: la testimonianza altrui è certamente importante, poiché di norma tutta la nostra vita cristiana comincia con l’annuncio che giunge fino a noi ad opera di uno o piů testimoni. Ma poi dobbiamo essere noi stessi a venir coinvolti personalmente in una relazione intima e profonda con Gesů.

Il Vangelo del giorno: Matteo 22,1-14

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 22,1-14.

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: 
«Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. 
Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. 
Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. 
Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; 
altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 
Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. 
Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; 
andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. 
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. 
Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, 
gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. 
Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. 
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti». 

San Giacomo di Saroug (c. 449-521), monaco e vescovo siriano 
Omelie sul velo di Mosé 
“Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio”

Nei suoi disegni misteriosi, il Padre aveva preparato una Sposa per il suo unico Figlio e gliel’aveva presentata nelle immagini della profezia… Mosé ha scritto nel suo libro che “per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24). Il profeta Mosé ci parla in questi termini dell’uomo e della donna per annunciare Cristo e la Chiesa.  Con l’occhio lungimirante del profeta, ha contemplato Cristo che diventa una sola cosa con la Chiesa grazie al mistero dell’acqua: ha visto Cristo attirare a sé la Chiesa fin dal seno verginale, e la Chiesa attirare a lei Cristo nell’acqua del battesimo. Lo Sposo e la Sposa sono stati così completamente uniti in maniera mistica; ecco perché Mosé, col volto velato (Es 34,33), ha contemplato Cristo e la Chiesa; ha chiamato l’uno “uomo” e l’altra “donna”, per evitare di mostrare agli Ebrei la realtà in tutta la sua chiarezza… Il velo doveva ancora per un po’ avvolgere il mistero; nessuno conosceva il significato di quella grande immagine, si ignorava ciò che rappresentava.

Dopo la celebrazione delle loro nozze, è venuto Paolo. Egli ha visto il velo steso sul loro splendore, e l’ha sollevato per rivelare Cristo e la sua Sposa al mondo intero. Ha mostrato che era veramente loro che Mosé aveva descritto nella visione profetica. Esultando di gioia soprannaturale, l’apostolo proclama: “Questo mistero è grande” (Ef 5,32). Ha rivelato cosa rappresentava questa immagine velata che il profeta chiamava l’uomo e la donna: “Lo dico, lui afferma, in riferimento a Cristo e alla Chiesa che non sono più due ma una sola cosa” (Ef 5,31).

Preghiera del giorno, atto di affidamento

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. 

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

(Salmo 23)