I cristiani, amici dell’uomo e della vita. Il Vangelo della domenica commentato da Ermes Ronchi

XXVI DOMENICA 
Tempo ordinario-Anno B

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare (…)». 

Maestro, quell’uomo non era dei nostri. Agli apostoli non importa che un uomo sia liberato dalla nera presenza del demonio. A loro interessa prima di tutto la difesa del gruppo, del movimento: l’istituzione è posta prima della persona. L’uomo malato viene dopo, l’indemoniato può aspettare. La salute, la felicità, la vita possono attendere. 
Invece Gesù afferma: chiunque aiuta il mondo a fiorire, chi è amico della vita è dei nostri. Secondo la bella definizione di Origene: i cristiani sono amici del genere umano. O quella del Siracide, sono amici della vita.
Si può essere di Cristo senza appartenere al gruppo dei dodici. Trasferito nel nostro mondo: si può essere uomini di Cristo senza essere uomini della chiesa, perché il regno di Gesù è più grande della chiesa, e la chiesa finirà mentre il regno dei cieli è eterno. 
Semini amore, aiuti a guarire l’oceano di male che c’è nel mondo? Allora sei di Cristo. Quanti lo seguono, senza neppure saperlo, perché seguono l’amore, e sono capaci di fare miracoli per liberare un uomo dall’ingiustizia, o solo per far nascere un sorriso sul volto di qualcuno che piange.
Non ripetiamo l’errore dei discepoli che alzano steccati: gli uomini sono tutti dei nostri e noi siamo di tutti.
Il Vangelo termina con parole dure: Se la tua mano, se il tuo piede, se il tuo occhio ti scandalizzano, tagliali. È un linguaggio figurato, incisivo, adottato per dire la serietà con cui si deve pensare al senso della vita. 
Perché la sofferenza per una vita sbagliata, per una vita fallita è senza paragoni con ogni altra sofferenza. Gesù ripete un aggettivo: Il tuo occhio, la tua mano, il tuo piede. Non dare sempre la colpa del male agli altri, alla società alla tua infanzia, alle situazioni esterne. Il male si è annidato dentro di te: è nel tuo occhio, è nella tua mano, è nel tuo cuore. Cerca il tuo mistero d’ombra e cambialo, convertilo.
La soluzione non è in una mano tagliata. La soluzione è una mano convertita. Come si converte la mano? Offrendo un bicchiere d’acqua. Chiunque vi darà un bicchiere d’acqua non perderà la sua ricompensa.
È consolante. Gesù semplifica la vita, la fa semplice. Un sorso d’acqua per essere di Cristo. Tante volte ci sentiamo frustrati, impotenti, il male è troppo diffuso, la corruzione troppo forte. Gesù dice: tu porta il tuo bicchiere d’acqua; fidati, il peggio non prevarrà.
Gesù, uomo senza frontiere, ci ripropone il sogno di un mondo di uomini le cui mani sanno solo donare, i cui piedi percorrono i sentieri degli amici, un mondo dove fioriscono occhi più luminosi del giorno, dove tutti sono dei nostri, tutti amici del genere umano, e per questo tutti amici di Dio.

(Letture: Numeri 11,25-29; Salmo 18; Giacomo 5,1-6; Marco 9,38-43.45.47-48).

Il Vangelo del giorno: Marco 9,38-43.45.47-48

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 9,38-43.45.47-48.

Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». 
Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. 
Chi non è contro di noi è per noi. 
Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. 
Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. 
Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. 
Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. 
Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 
dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. 

Giuliana di Norwich (tra 1342-1430 cc), reclusa inglese 
Le Rivelazioni del Divino Amore, capp. 35-36 
Di fronte alla misericordia di Dio, riconoscere pienamente il nostro peccato

Dio stesso è giustizia per eccellenza. Tutte le sue opere sono giuste, ordinate da tutta l’eternità dalla sua infinita potenza, infinita sapienza, infinita bontà. Come ha tutto ordinato per il meglio, così opera senza sosta e conduce ogni cosa al suo fine… La misericordia è l’opera della bontà di Dio; continuerà ad operare per tutto il tempo che sarà permesso al peccato di tormentare le anime dei giusti… Quando questo permesso sarà ritirato… tutto sarà ristabilito nella giustizia, per restarvi per sempre.

Dio permette che cadiamo. Ma con la sua potenza e la sua sapienza, ci custodisce. Con la sua misericordia e la sua grazia, ci eleva ad una gioia infinitamente più grande. Così vuol essere conosciuto e amato nella giustizia e nella misericordia, ora e per sempre… Io non farò altro che peccare. Ma il mio peccato non impedirà a Dio di operare. La contemplazione della sua opera è gioia celeste per l’anima che è permeata di timore e desidera sempre più amorevolmente compiere la volontà di Dio con l’aiuto della grazia.

Quest’opera comincia quaggiù. Sarà gloriosa per Dio ed enormemente vantaggiosa per tutti coloro che lo amano sulla terra. Al nostro arrivo in cielo, ne saremo testimoni in una gioia meravigliosa. Quest’opera continuerà fino all’ultimo giorno. La gloria e la beatitudine che da essa scaturiranno resteranno in cielo, davanti a Dio e a tutti i suoi santi, per sempre… Là sarà la gioia più grande: vedere che Dio stesso ne è l’artefice. L’uomo non è che peccatore. Mi sembrava che il nostro buon Signore mi dicesse: “Guarda dunque! Non c’è forse materia per l’umiltà? Non c’è forse materia per amare? Non c’è materia per conoscere te stessa? Allora, per amore di me, rallegrati in me. Niente può piacermi di più”.

Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

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Oggi ricorre anche la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaeleprincipi della milizia celeste, i quali sono ricordati in alcuni episodi della Sacra Scrittura:
 
Michele, che significa: “Chi è come Dio?” (Ap 12, 7), è presentato dall’Apocalisse in atto di combattere le potenze infernali;
 
Gabriele, che significa: “Fortezza di Dio”, è inviato alla vergine Maria per annunciare la sua vocazione a diventare madre del redentore;
 
Raffaele, che significa: “Medicina di Dio”, è mandato dal Signore a Tobia – secondo il racconto biblico – per guarirlo dalla sua cecità.
 
La liturgia ci invita a sentire vicini, come amici e protettori presso Dio, questi tre arcangeli e il nostro angelo custode. Essi ci proteggano e ci guidino nel cammino della vita cristiana”. 
 
(Giovanni Paolo II Dall’Angelus di domenica 29 settembre 1985)

Preghiera del giorno, con i santi angeli

Uniti ai santi arcangeli e fatti voce di ogni creatura, domandiamo al Padre i sentimenti della gioia e della riconoscenza. Diciamo insieme:
Insegnaci a lodarti, Signore.

Per i tuoi angeli, che stanno davanti a te per servirti e adorarti. Preghiamo:
Per le gioie di cui colori la nostra vita. Preghiamo:
Per la buona notizia della nostra salvezza. Preghiamo:
Per le sofferenze che ci insegnano ad amare. Preghiamo:
Per gli animali, che sono perfetti come tu li hai creati. Preghiamo:
Per le piante, che condividono con noi il dono della vita. Preghiamo:
Per il segreto delle pietre, dell’acqua, del fuoco e di ogni cosa creata. Preghiamo:
Per il mare, le montagne e i deserti che ci raccontano la tua bellezza. Preghiamo:
Per chi ci protegge e ci difende dalle insidie del male. Preghiamo:

Signore Dio nostro, ti ringraziamo per gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele che hanno annunciato al mondo il tuo amore salvifico, e ti chiediamo un cuore puro, che con il Cristo tuo Figlio innalzi a te la lode per i secoli eterni. Amen.

Il Vangelo del giorno: Giovanni 1,47-51

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,47-51.

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 
Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». 
Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 
Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». 
Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo». 

Beato Giovanni Paolo II (1920-2005), papa 
Udienza generale del 23/07/1986
“Scoppiò quindi una guerra nel cielo:
Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago” (Ap 12,7)

Nella perfezione della loro natura spirituale gli angeli sono chiamati fin dall’inizio, in virtù della loro intelligenza, a conoscere la verità e ad amare il bene che conoscono nella verità in modo molto più pieno e perfetto di quanto non sia possibile all’uomo. Questo amore è l’atto di una volontà libera …, che significa possibilità di operare una scelta a favore o contro il Bene che essi conoscono, cioè Dio stesso. Bisogna qui ripetere ciò che già abbiamo ricordato a suo tempo a proposito dell’uomo: creando gli esseri liberi, Dio volle che nel mondo si realizzasse quell’amore vero che è possibile solamente sulla base della libertà. Egli volle dunque che la creatura, costituita a immagine e somiglianza del suo Creatore, potesse nel modo più pieno possibile rendersi simile a lui, Dio, che “è amore” (1 Gv 4, 16). Creando gli spiriti puri come esseri liberi, Dio nella sua Provvidenza non poteva non prevedere anche la possibilità del peccato degli angeli. Ma proprio perché la Provvidenza è eterna sapienza che ama, Dio avrebbe saputo trarre dalla storia di questo peccato, …, il definitivo bene di tutto il cosmo creato.

Di fatto, come dice chiaramente la rivelazione, il mondo degli spiriti puri appare diviso in buoni e cattivi. …Come comprendere una tale opposizione? … I Padri della Chiesa e i teologi non esitano a parlare di “accecamento” prodotto dalla sopravvalutazione della perfezione del proprio essere, spinta fino al punto di velare la supremazia di Dio, che esigeva invece un atto di docile e obbediente sottomissione. Tutto ciò sembra espresso in modo conciso nelle parole: “Non ti servirò!” (Ger 2, 20), che manifestano il radicale e irreversibile rifiuto di prendere parte all’edificazione del regno di Dio nel mondo creato. “Satana” lo spirito ribelle, vuole il proprio regno, non quello di Dio, e si erge a primo “avversario” del Creatore, a oppositore della Provvidenza, ad antagonista della sapienza amorevole di Dio. Dalla ribellione e dal peccato di Satana, come anche da quello dell’uomo, dobbiamo concludere accogliendo la saggia esperienza della Scrittura che afferma: “L’orgoglio è causa di rovina” (Tb 4, 13).