Preghiera del giorno – Comunità di Sant’Egidio – Memoria di Andrea Apostolo

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Memoria dell’apostolo Andrea.

Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se moriamo con lui, vivremo con lui
se perseveriamo con lui, con lui regneremo.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Matteo 4,18-22

Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. 

E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Se moriamo con lui, vivremo con lui
se perseveriamo con lui, con lui regneremo.

Alleluia, alleluia, alleluia !

La Chiesa oggi fa memoria dell’apostolo Andrea, il primo dei chiamati. Questa memoria ci ricorda che il cristiano è anzitutto un discepolo, ossia un uomo, una donna, che ascolta il Signore e lo segue. La vita cristiana è sequela di Gesù, un anno di ascolto del Vangelo per crescere nell’amore del Signore e dei fratelli. Per questo la storia del primo chiamato – secondo la narrazione di Giovanni – continua ad essere esemplare. Andrea, figlio di Giona e fratello di Simon Pietro, era originario di Betsaida ed esercitava il mestiere di pescatore, assieme al fratello. Fu chiamato da Gesù mentre stava riassettando le reti; le lasciò immediatamente e seguì quel Maestro. Secondo la tradizione, Andrea annunciò il Vangelo in Siria, in Asia Minore e in Grecia e morì a Patrasso, crocifisso come il suo Maestro. L’Ortodossia lo venera come il primo vescovo della Chiesa di Costantinopoli. Il Vangelo di Marco lo unisce ai primi quattro chiamati. Tutti, in effetti, dopo l’incontro con Gesù si misero alla sua sequela. La Chiesa, ogni comunità cristiana, ogni esperienza religiosa, inizia sempre con un incontro. Ma non si tratta di saluti frettolosi, né di intrattenimenti salottieri. Quante volte riempiamo il tempo con le nostre chiacchiere oppure sprechiamo fiumi di parole! Qui c’è un invito semplice e chiaro di Gesù: “Venite dietro a me; vi farò pescatori di uomini”. Andrea e Simone, chiamato Pietro, ascoltano questo invito, lasciano le reti e lo seguono. Perché seguirlo? È difficile spiegare il futuro di Dio a chi, come noi, è analfabeta della sua parola e del suo amore. E quel Maestro spiega il futuro di Dio nell’unico modo che quei pescatori possono capire, forse nell’unico modo che può entusiasmarli: “Voi sarete ancora pescatori, ma di uomini”. Per questa pesca bisogna lasciare la barca di sempre e mettersi a camminare non più sull’acqua ma sulla terra degli uomini, forse ancor più mobile e incerta delle acque di quel lago. Non è più il mare d’acqua, è il mare di uomini e di donne, è la folla di persone che come un mare li assorbirà e li travolgerà: Andrea, assieme agli altri tre, accoglie l’invito di Gesù. Non sei tu che scegli, è un altro che ti guarda, ti ama e ti chiama. In verità è Gesù il primo “pescatore di uomini”, e chiama quei poveri pescatori. Non spetta a noi giudicare se siamo o non siamo degni, o se qualcun altro lo sia; questi giudizi sono legati ad una logica mondana. Nella prospettiva evangelica a noi spetta solo ascoltare l’invito, accoglierlo e rispondere, come fecero quei quattro. Seguire Gesù non è una scelta da eroi o da spiriti eletti. I primi quattro erano semplici pescatori: ascoltarono Gesù, si fidarono e lo seguirono. È tutto qui il segreto della fede e della stessa Chiesa.

SchizofreNIMBYa

N.B. NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. “Non nel mio cortile”)

SchizofreNIMBYa anche a Trieste; la gente non vuole il rigassificatore , ma vuole tre o quattro cellulari per famiglia, condizionatori, SUV, elettrodomestici e playstation come se piovesse, IPOD, IPAD, IPID, IPUD e chi più ne ha più ne metta… ma i costi della produzione dell’energia sono sempre i vicini che li devono pagare.

O si cambia modello di vita e di sviluppo o queste proteste sono solo pura ipocrisia.

La politica locale poi, meglio lasciarla perdere, coraggio ZERO SPACCATO, a Trieste come a Fara Sabina come altrove. Importante è esser rieletti, tanto, anche se poi si perde al TAR e si viene condannati a risarcire, pagano i cittadini con un aumento delle tasse locali, non certo gli amministratori…

Perciò si continuano a costruire centrali a carbone, definito pulito, ma che è pulito quanto può esserlo un autocompattatore a Malagrotta, e si portano i rifiuti all’estero, nei paesi cosiddetti in via di sviluppo (nel senso di VIA, levatevelo dalla testa, non vi svilupperete mai perchè ci servite come pattumiera!) o si affidano alla camorra o alla ndrangheta che li seppelliscono dove nessuno vede o vuole vedere, o si bruciano nei propri termocamini nei campi o nei cortili di casa propria, come fanno tanti di mia personale conoscenza…

Novena all’Immacolata – secondo giorno

102r - Vergine della Tenerezza di Vladimir

Secondo giorno: 30 novembre
Maria e la fede nella salvezza

G: La visita di Maria a sua cugina Elisabetta, appena dopo l’annunciazione, è uno dei tanti esempi di impegno nel concreto di Maria, della sua azione al servizio degli altri. Partire dal bisogno immediato di qualcuno significa rendersi capaci di fare del bene a tutti e abilitarsi a rendere credibile la resurrezione, su cui poggia la nostra fede.

Canto di ingresso
Saluto del celebrante

C: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
A: Amen.

C: La pace, la carità e la fede da parte di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo sia con tutti voi.
A: E con il tuo spirito.

Inno

L1: Con in grembo il Signore,
premurosa, Maria
ascese e parlò a Elisabetta.
Il piccolo in seno alla madre
sentì il verginale saluto,
esultò, e balzando di gioia
cantava alla Madre di Dio:

A: «Ave, o tralcio di santo Germoglio;
Ave, o ramo di Frutto illibato.
Ave, coltivi il divino Cultore;
Ave, dai vita all’Autor della vita.
Ave, Tu campo che frutti ricchissime grazie;
Ave, Tu mensa che porti pienezza di doni.
Ave, un pascolo ameno Tu fai germogliare;
Ave, un pronto rifugio prepari ai fedeli.
Ave, di suppliche incenso gradito;
Ave, perdono soave del mondo.
Ave, clemenza di Dio verso l’uomo;
Ave, fiducia dell’uomo con Dio.
Ave, Sposa non sposata!».

 

C: O Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore hai ispirato alla beata Vergine Maria, che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant’Elisabetta, concedi a noi di essere docili all’azione del tuo Spirito, per magnificare con Maria il tuo santo nome. Per Cristo nostro Signore.

A: Amen

In ascolto della Parola

Canto al Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca (1, 39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.

Meditando la Parola

L2: Dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium 57

Questa unione della madre col figlio nell’opera della redenzione si manifesta […] prima di tutto quando Maria, partendo in fretta per visitare Elisabetta, è da questa proclamata beata per la sua fede nella salvezza promessa, mentre il precursore esultava nel seno della madre.

L3: Dall’enciclica Redemptoris Mater

Subito dopo la narrazione dell’annunciazione, l’evangelista Luca ci guida dietro i passi della Vergine di Nazareth verso «una città di Giuda». Secondo gli studiosi questa città dovrebbe essere l’odierna Ain-Karim, situata tra le montagne, non lontano da Gerusalemme. Maria vi giunse «in fretta», per far visita ad Elisabetta, sua parente. […] Maria dunque, sollecitata dalla carità, si reca nella casa della sua parente. Quando vi entra, Elisabetta, nel rispondere al suo saluto, sentendo sussultare il bambino nel proprio grembo, «piena di Spirito Santo», a sua volta saluta Maria a gran voce: «Benedetta tu tra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo». Questa esclamazione o acclamazione di Elisabetta sarebbe poi entrata nell’Ave Maria, come continuazione del saluto dell’angelo, divenendo così una delle più frequenti preghiere della Chiesa. Ma ancor più significative sono le parole di Elisabetta nella domanda che segue: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». Elisabetta rende testimonianza a Maria: riconosce e proclama che davanti a lei sta la Madre del Signore, la Madre del Messia. […] Nel saluto di Elisabetta ogni parola è densa di significato e, tuttavia, ciò che si dice alla fine sembra esser di fondamentale importanza: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» Queste parole si possono affiancare all’appellativo «piena di grazia» del saluto dell’angelo. In entrambi i testi si rivela un essenziale contenuto mariologico, cioè la verità su Maria, che è diventata realmente presente nel mistero di Cristo proprio perché «ha creduto». La pienezza di grazia, annunciata dall’angelo, significa il dono di Dio stesso; la fede di Maria, proclamata da Elisabetta nella visitazione, indica come la Vergine di Nazareth abbia risposto a questo dono.

«A Dio che rivela è dovuta “l’obbedienza della fede”, per la quale l’uomo si abbandona a Dio tutto intero liberamente», […] Questa descrizione della fede trovò una perfetta attuazione in Maria. Il momento «decisivo» fu l’annunciazione, e le stesse parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto» si riferiscono in primo luogo proprio a questo momento. Nell’annunciazione, infatti, Maria si è abbandonata a Dio completamente, manifestando «l’obbedienza della fede» a colui che le parlava mediante il suo messaggero e prestando «il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà».[…] Le parole di Elisabetta: «E beata colei che ha creduto» non si applicano solo a quel particolare momento dell’annunciazione. Certamente questa rappresenta il momento culminante della fede di Maria in attesa di Cristo, ma è anche il punto di partenza, da cui inizia tutto il suo «itinerario verso Dio», tutto il suo cammino di fede. E su questa via, in modo eminente e davvero eroico – anzi con un sempre maggiore eroismo di fede – si attuerà l’«obbedienza» da lei professata alla parola della divina rivelazione. E questa «obbedienza della fede» da parte di Maria durante tutto il suo cammino avrà sorprendenti analogie con la fede di Abramo. Come il patriarca del popolo di Dio, così anche Maria, lungo il cammino del suo fiat filiale e materno, «ebbe fede sperando contro ogni speranza». Specialmente lungo alcune tappe di questa via la benedizione concessa a «colei che ha creduto», si rivelerà con particolare evidenza. Credere vuol dire «abbandonarsi» alla verità stessa della parola del Dio vivo, sapendo e riconoscendo umilmente «quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie» (Rm 11,33). Maria, che per l’eterna volontà dell’Altissimo si è trovata, si può dire, al centro stesso di quelle «inaccessibili vie» e di quegli «imperscrutabili giudizi» di Dio, vi si conforma nella penombra della fede, accettando pienamente e con cuore aperto tutto ciò che è disposto nel disegno divino.

Inno: Tota Pulchra

Invocazioni

G:  O Maria, tu vai subito da Elisabetta, per darle la “bella notizia”: Gesù, il Salvatore atteso, è venuto al mondo.

A:  Insegnaci ad annunciare Gesù

G: Con te, Maria, in quella casa, entra la gioia della salvezza e l’amore che si fa umile servizio.

A:  Insegnaci ad annunciare Gesù

G: Insegnaci, Madre del Signore, ad annunciare Gesù ai fratelli con la parola e la vita.

A:  Insegnaci ad annunciare Gesù

 

Preghiere dei fedeli

 

C: Preghiamo il Signore perché ci faccia sempre più conoscere il mistero di Maria nella storia della salvezza, per imitare il suo esempio e godere sempre della sua protezione.

 

L4 – Preghiamo insieme e diciamo: Per l’intercessione di Maria, ascoltaci, o Signore

 

Perché la Chiesa sia aperta alle necessità dei nostri tempi e, come Maria, sappia testimoniare sempre e ovunque la propria fede, preghiamo

Perché tutti coloro che si professano cristiani mettano sempre il massimo impegno per rendere credibile il credo che professano, non solo attraverso la Parola annunciata, ma mediante una coerente testimonianza di vita, preghiamo.

Perché i religiosi e le religiose vedano in Maria un modello di vita cristiana, riconoscano in lei le virtù dell’umiltà, della pazienza, dell’amore gratuito e generoso, preghiamo.

Perché tutti gli operatori pastorali che si pongono a servizio della comunità vivano il proprio ministero nella fedeltà e generosità, preghiamo.

Perché ognuno di noi possa aspirare alla salvezza e, imitando la santità di Maria, sia sempre pronto allo slancio caritatevole verso gli altri, preghiamo.

C: O Dio di amore, che hai costituito Maria madre di Cristo e madre della Chiesa, concedi a noi, che la invochiamo con fiducia, di essere liberati dai mali che ci affliggono e di incontrare te, eterna carità. Per Cristo nostro Signore.

A: Amen

 

Perle di fede

La fede è un atto umano

È impossibile credere senza la grazia e gli aiuti interiori dello Spirito Santo. Non è però meno vero che credere è un atto autenticamente umano. Non è contrario né alla libertà né all’intelligenza dell’uomo far credito a Dio e aderire alle verità da lui rivelate. Anche nelle relazioni umane non è contrario alla nostra dignità credere a ciò che altre persone ci dicono di sé e delle loro intenzioni, e far credito alle loro promesse (come, per esempio, quando un uomo e una donna si sposano), per entrare così in reciproca comunione. Conseguentemente, ancor meno è contrario alla nostra dignità “prestare, con la fede, la piena sottomissione della nostra intelligenza e della nostra volontà a Dio quando si rivela” ed entrare in tal modo in intima comunione con lui. [Catechismo della Chiesa cattolica 154].

Benedizione

C:  Il Signore sia con voi

A: E con il tuo spirito.

C: Per l’intercessione di Maria Vergine, madre dei credenti, vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.

A: Amen.

C:  Benediciamo il Signore.

A: Rendiamo grazie a Dio.

Canto finale

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Preghiera del giorno, salmo 18

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SALMO RESPONSORIALE (Sal 18)
Rit: Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio.

I cieli narrano la gloria di Dio,
l’opera delle sue mani annuncia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il racconto
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Senza linguaggio, senza parole,
senza che si oda la loro voce,
per tutta la terra si diffonde il loro annuncio
e ai confini del mondo il loro messaggio.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=DEX6-R20W2Q&w=560&h=315]

Il Vangelo del giorno: Matteo 4,18-22

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 4,18-22.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. 
E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». 
Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. 
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. 
Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono. 

Basilio di Seleucia ( ?-circa 468), vescovo 
Discorso a lode di Sant’Andrea, 2-3 ; PG 28, 1103 ; attrib. a Sant’Atanasio 
Il primo discepolo del Signore

Andrea è stato il primo a riconoscere il Signore come suo maestro… Il suo sguardo ha percepito la venuta del Signore, e ha lasciato l’insegnamento di Giovanni Battista per farsi discepolo di Cristo… Alla luce della lampada (Gv 5,35), cercava la vera luce; al suo bagliore incerto, si preparava allo splendore di Cristo…  Da maestro qual’era, Giovanni Battista era diventato servo e araldo di Cristo presente davanti a lui: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Ecco colui che libera dalla morte ; ecco colui che distrugge il peccato. Io sono stato inviato non come lo Sposo, bensì come colui che lo accompagna (Gv 3,29). Sono venuto come servo e non come maestro”.

Spinto da queste parole, Andrea lascia il suo maestro di prima e corre verso colui che gli era stato annunciato… Corre verso il Signore, il suo desiderio si manifesta in questo atto…, trascinando con sé Giovanni l’evangelista. Tutti e due lasciano la lampada e camminano verso il Sole. Andrea è la prima pianta del giardino degli apostoli, è lui che apre la porta all’insegnamento di Cristo, è il primo a cogliere i frutti del campo coltivato dai profeti… Riconosciuto il profeta di cui parlava Mosè dicendo : “Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto” (Dt 18,15), Andrea conduce a lui suo fratello Pietro. Mostra a Pietro il tesoro che ancora non conosceva: “Abbiamo trovato il Messia (Gv 1,41), colui che desideravamo; attendevamo la sua venuta, vieni ora a gustare la sua presenza”. Non ancora apostolo, Andrea conduce suo fratello a Cristo… Questo è stato il suo primo miracolo.

Novena all’Immacolata, primo giorno

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Primo giorno: 29 novembre 

Maria punto d’incontro del cammino di Dio verso l’uomo e dell’uomo verso Dio

G: Maria riceve l’invito di Dio ad essere la madre di suo figlio. Mai creatura umana si troverà davanti a più grande decisione: il destino dell’umanità e la gloria di Dio dipendono da lei, da ciò che ella risponderà.

Saluto del celebrante

C: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

A: Amen.

C: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi. A: E con il tuo spirito.

Inno

L1: Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo
per dir «Ave» alla Madre di Dio.
Al suo incorporeo saluto
vedendoti in Lei fatto uomo,
Signore, in estasi stette,
acclamando la Madre così:

A: «Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s’estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s’incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!».

C: O Dio, che all’annunzio dell’Angelo hai voluto che il tuo Verbo si facesse uomo nel grembo verginale di Maria, concedi al tuo popolo, che la onora come vera Madre di Dio, di godere sempre della sua intercessione presso di te. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. A: Amen

In ascolto della Parola

Canto al Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca (1, 26-33.38)

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.

Meditando la Parola

L2: Dalla Costituzione dogmatica Lumen Gentium 56

Il Padre delle misericordie ha voluto che l’accettazione da parte della predestinata madre precedesse l’incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Ciò vale in modo straordinario della madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la vita stessa che tutto rinnova e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio. Nessuna meraviglia quindi se presso i santi Padri invalse l’uso di chiamare la madre di Dio la tutta santa e immune da ogni macchia di peccato, quasi plasmata dallo Spirito Santo e resa nuova creatura. Adornata fin dal primo istante della sua concezione dagli splendori di una santità del tutto singolare, la Vergine di Nazaret è salutata dall’angelo dell’annunciazione, che parla per ordine di Dio, quale «piena di grazia» e al celeste messaggero essa risponde «Ecco l’ancella del Signore: si faccia in me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Così Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù, e abbracciando con tutto l’animo, senza che alcun peccato la trattenesse, la volontà divina di salvezza, consacrò totalmente se stessa quale ancella del Signore alla persona e all’opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione in dipendenza da lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente. Giustamente quindi i santi Padri ritengono che Maria non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio, ma che cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede e obbedienza. […]. Per cui […] «il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la sua fede» e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria «madre dei viventi» e affermano spesso: «la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria».

Inno: Tota Pulchra

Invocazioni

G:  O Maria, contempliamo con gioia lo splendore della tua grazia e la grandezza della tua fede.

A:  Donaci una fede grande come la tua

G: Il tuo ci ha donato Gesù, Dio con noi e nostro salvatore. Grazie, Vergine Immacolata.

A: Donaci una fede grande come la tua.

G: Aiutami, ti prego, Madre di Dio, a ripetere ogni giorno al Signore il della fede e dell’amore.

A:. Donaci una fede grande come la tua.

Preghiere dei fedeli

 

C: Fratelli e sorelle, contemplando il modello del nostro rispondere alla Parola di Dio nell’eccomi di Maria all’annuncio dell’angelo, con lei invochiamo il Signore che l’ha ricolmata di grazia.

 

L3 – Preghiamo insieme e diciamo:Si compia in noi la tua parola, Signore.

Per la Chiesa che, come Maria, è modello di adesione alla volontà di Dio: non manchi mai di guidarci verso la pienezza nell’esistenza alla volontà del Padre. Noi ti preghiamo.

Per tutti i seminaristi chiamati a fare una scelta: sappiano dare la stessa risposta di umiltà e di fede che ha dato Maria, così da poter compiere la missione che hai loro affidato. Noi ti preghiamo

Per quanti nel nascondimento e nella semplicità accolgono il Signore fino a trasformare la loro stessa vita in vangelo vivente. Siano per noi tutti un esempio. Noi ti preghiamo.

Per tutti i cristiani: siano, come Maria, obbedienti al vangelo nelle quotidiane vicende dell’esistenza. Noi ti preghiamo.

Per ciascuno di noi: sull’esempio di Maria, la vera credente, possa giungere a una fede adulta e matura, capace di interrogarsi e pronta ad abbandonarsi al tuo amore. Noi ti preghiamo.

C: Ascolta, Padre santo, questa preghiera e ricolmaci della grazia dello Spirito perché come Maria, la tuttasanta, accogliamo in noi il Figlio tuo che viene a fare di noi il tuo regno, ora e per i secoli dei secoli.

A: Amen

Perle di fede

La fede è una grazia

Quando san Pietro confessa che Gesù è “il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, Gesù gli dice: “Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli”. La fede è un dono di Dio, una virtù soprannaturale da Lui infusa. “Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia “a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità”” [Catechismo della Chiesa cattolica 153].

Benedizione

C:  Il Signore sia con voi

A: E con il tuo spirito.

C: Per l’intercessione di Maria Vergine, modello di obbedienza, vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.

A: Amen.

C:  Benediciamo il Signore.

A: Rendiamo grazie a Dio.

Canto finale

Serpenti e colombe?

Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe (Mt 10, 16). Molti, anche sedicenti cristiani, interpretano il prudenti come serpenti, molto italianamente, nel senso deteriore dell’avverbio, come furbi, pensando forse al serpente della Genesi… Si può legittimamente, secondo loro, fare i furbi per il Vangelo, come se il fine giustificasse i mezzi. Ma non è questo quello che intende il Cristo, e nella seconda lettura dell’Ufficio di oggi lo spiega in modo perfetto Giovanni Crisostomo.

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Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 33, 1. 2; PG 57, 389-390)
Se saremo agnelli vinceremo, se lupi saremo vinti

Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore. Egli non pasce lupi, ma agnelli. Per questo se ne andrà e ti lascerà solo, perché gli impedisci di manifestare la sua potenza.
È come se Cristo avesse detto: Non turbatevi per il fatto che, mandandovi tra i lupi, io vi ordino di essere come agnelli e colombe. Avrei potuto dirvi il contrario e risparmiarvi ogni sofferenza, impedirvi di essere esposti come agnelli ai lupi e rendervi più forti dei leoni. Ma è necessario che avvenga così, poiché questo vi rende più gloriosi e manifesta la mia potenza. La stessa cosa diceva a Paolo: «Ti basta la mia grazia, perché la mia potenza si manifesti pienamente nella debolezza» (2 Cor 12, 9). Sono io dunque che vi ho voluto così miti.
Per questo quando dice: «Vi mando come agnelli» (Lc 10, 3), vuol far capire che non devono abbattersi, perché sa bene che con la loro mansuetudine saranno invincibili per tutti.
E volendo poi che i suoi discepoli agiscano spontaneamente, per non sembrare che tutto derivi dalla grazia e non credere di esser premiati senza alcun motivo, aggiunge: Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe (Mt 10, 16). Ma cosa può fare la nostra prudenza, ci potrebbero obiettare, in mezzo a tanti pericoli? Come potremo essere prudenti, quando siamo sbattuti da tante tempeste? Cosa potrà fare un agnello con la prudenza quando viene circondato da lupi feroci? Per quanto grande sia la semplicità di una colomba, a che le gioverà quando sarà aggredita dagli avvoltoi? Certo, a quegli animali non serve, ma a voi gioverà moltissimo.
E vediamo che genere di prudenza richieda: quella «del serpente». Come il serpente abbandona tutto, anche il corpo, e non si oppone pur di risparmiare il capo, così anche tu, pur di salvare la fede, abbandona tutto, i beni, il corpo e la stessa vita.
La fede è come il capo e la radice. Conservando questa, anche se perderai tutto, riconquisterai ogni cosa con maggiore abbondanza. Ecco perché non ordina di essere solamente semplici o solamente prudenti, ma unisce queste due qualità, in modo che diventino virtù. Esige la prudenza del serpente, perché tu non riceva delle ferite mortali, e la semplicità della colomba, perché non ti vendichi di chi ti ingiuria e non allontani con la vendetta coloro che ti tendono insidie. A nulla giova la prudenza senza la semplicità.
 Nessuno pensi che questi comandamenti non si possano praticare. Cristo conosce meglio di ogni altro la natura delle cose. Sa bene che la violenza non si arrende alla violenza, ma alla mansuetudine.

Preghiera del giorno, Salmo 100

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Salmi 100(99),2.3.4.5.

Acclamate al Signore, voi tutti della terra, 
servite il Signore nella gioia, 
presentatevi a lui con esultanza. 
Riconoscete che il Signore è Dio; 
egli ci ha fatti e noi siamo suoi, 
suo popolo e gregge del suo pascolo. 

Varcate le sue porte con inni di grazie, 
i suoi atri con canti di lode, 
lodatelo, benedite il suo nome; 
poiché buono è il Signore, 
eterna la sua misericordia, 
la sua fedeltà per ogni generazione.

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