Preghiera del giorno, dal Salmo 95

Nell’ultimo giorno dell’anno civile, rendiamo lode all’Eterno per i giorni avuti in dono e per quelli che ancora ci saranno dati. Amen.

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SALMO RESPONSORIALE (Sal 95)
Rit: Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Il Vangelo del giorno: Giovanni 1,11-18

Una bella meditazione di Agostino di Ippona sul Prologo di Giovanni, proposto oggi dalla liturgia cattolica dell’ultimo dell’anno.

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18.

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. 
Egli era in principio presso Dio: 
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. 
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; 
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. 
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. 
A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 
i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. 
Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». 
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. 
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. 

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa 
Discorso 293,5 (trad. Nuova Biblioteca Agostiniana – riv) 
« Noi vedemmo la sua gloria »

Doveva venire nella carne Cristo, non uno qualsiasi, non un angelo, non un legato; ma « egli è colui che viene a salvarli » (Is35,4)… Sarebbe nato in una carne mortale, sarebbe stato un piccolo bambino, doveva esser posto in una mangiatoia, esser protetto da un giaciglio, bisognoso di nutrirsi di latte, soggetto a crescere secondo l’età; da ultimo, persino tolto di mezzo dalla morte. Tutti questi particolari sono dunque indizi di umiltà straordinaria. Chi riguarda tale umiltà? L’Eccelso. 

Quanto eccelso? Non cercare sulla terra, va al di sopra anche oltre gli astri. Quando avrai raggiunto le schiere celesti degli Angeli, ascolterai da loro: “Va’ oltre anche di noi”. Quando avrai raggiunto i Troni, le Dominazioni, i Principati, le Potestà (Col 1,16), li ascolterai dire: “Supera anche noi; anche noi siamo stati creati: “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui” (Gv 1,3). Trascendi ogni creatura; tutto ciò che ha ricevuto esistenza, tutto ciò che è stato disposto, tutto ciò che è soggetto a mutamento, sia corporeo, sia incorporeo, trascendi ogni cosa. Non sei ancora capace di farlo visibilmente, trascendi per fede: è quella che ti conduce al Creatore. … Là contemplerai “il Verbo, che era in principio”…

Ecco dunque che il Verbo che era presso Dio, proprio il Verbo che era Dio, per il quale tutte le cose sono state create, e senza di lui niente è stato fatto, e nel quale è la vita, venne a noi. A chi venne? a degli esseri degni? tutt’altro, ma a degli esseri indegni. Noi infatti non meritiamo che ci sia usata misericordia; ma lui era degno di aver pietà di noi.

Meditando e pregando sul salmo 110 e sul sacerdozio

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Il Messia, Re e Sacerdote

1 Salmo di Davide. Il Signore ha detto al mio Signore: «Siedi alla mia destra finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi». 
2 Il Signore stenderà da Sion lo scettro del tuo potere. Domina in mezzo ai tuoi nemici! 
3 Il tuo popolo si offre volenteroso quando raduni il tuo esercito. Parata di santità, dal seno dell’alba la tua gioventù viene a te come rugiada. 
4 Il Signore ha giurato e non si pentirà: «Tu sei Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec». 
5 Il Signore, alla tua destra, schiaccia dei re nel giorno della sua ira, 
6 giudica i popoli, ammucchia i cadaveri, stritola la testa ai nemici in un vasto territorio. 
7 Si disseta al torrente lungo il cammino e perciò terrà alta la testa.
 
Il sacerdote perfetto secondo il Signore è il sacerdote dell’ordine di Melchisedek (melek – sadoq), re di giustizia. Poichè la giustizia dell’Eterno è un unicum, nessuna creatura umana può esserne capace, il sacerdozio del Messia è ugualmente un unicum, nessuna creatura umana può esserne capace. Il mio essere sacerdote, il mio essere definito tale, non è che una pallida immagine, o meglio, la rappresentazione di una funzionalità all’interno della comunità di cui faccio parte. 
Il sacerdozio è universale ed è di ogni credente, perchè ogni credente è chiamato ad essere con tutte le forze che possiede in questa vita, sacerdote, re e profeta ad immagine del Cristo.
Il sacerdozio speciale è la consacrazione a svolgere in modo principale, come principale attività della propria esistenza, il servizio della Parola alla comunità ecclesiale cui si appartiene. Vale per ogni prete, pastore, pope.  
Il Signore Gesù è il solo sacerdote dell’ordine di Melchisedec. Attraverso di Lui il Signore schiaccia i suoi nemici, domina anche sulla morte. I suoi consacrati, in qualsiasi forma e chiesa lo siano, sono principalmente Profeti di questo Unico Messia, Re e Sacerdote.

[Venerdì, nell’intervallo per il pranzo, nel cortile della parrocchia di San Vigilio, di fronte al mio luogo di lavoro.]

Preghiera del giorno, dal salmo 83

Beato chi abita nella tua casa Signore… Donaci la fede di volerti cercare sempre, o Eterno! Donaci la gioia di saperci riconoscere umili servi senza pretese per poterti ritrovare nella tua Parola, nel Verbo Eterno che da te è disceso. Amen.

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SALMO RESPONSORIALE (Sal 83)
Rit: Beato chi abita nella tua casa, Signore.

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.

Il Vangelo del giorno: Luca 2,41-52

Cercate il Signore mentre si fa trovare. Invocatelo mentre è vicino… L’Eterno è qui, nella Sua Parola, nel Suo mistero… Non troveremo mai il Signore nelle nostre false certezze, teologiche o scientifiche che siano. Lo troveremo solo continuando a cercarlo nella sua Parola, nella Scrittura, nell’Amore che si fa carne. L’Eterno non può essere rinchiuso nei nostri schemi per quanto familiari essi ci siano. Così nel Vangelo di Luca, un dodicenne insegna ai dottori del Tempio di Gerusalemme. Un dodicenne: potrebbe mai essere ammesso nelle nostre Facoltà teologiche?

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,41-52.

I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; 
ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 
Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 
non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 
E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 
Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 
Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 
Ma essi non compresero le sue parole. 
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 
E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. 

Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo 
Omelie sul Vangelo di Luca, n° 18; SC 87 
“Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio”

All’età di 12 anni, Gesù resta a Gerusalemme. Non sapendolo, i genitori lo cercano con ansia e non lo trovano. Lo cercano “fra i parenti”, lo cercano “nella carovana”, lo cercano “fra i conoscenti”, ma fra tutti questi non lo trovano… Il mio Gesù non vuole essere trovato nella folla.

Senti dunque dove l’hanno trovato… perché anche tu possa trovarlo: “A forza di cercarlo, lo trovarono nel Tempio”. Non in un posto qualsiasi, ma “nel Tempio”, e non semplicemente nel Tempio, ma “seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava”. Anche tu, cerca Gesù nel tempio di Dio, cercalo nella Chiesa, cercalo presso i maestri che si trovano nel tempio e non ne escono. Se cerchi in questo modo, lo troverai…

Lo trovano “seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava”. Ancora adesso Gesù è lì; ci interroga e ci ascolta parlare. “Tutti erano pieni di stupore” dice Luca. Cos’è che li stupiva? Non tanto le sue domande, che pure erano mirabili, ma le sue risposte… “Mosè parlava – dice la Scrittura – e Dio gli rispondeva con voce di tuono” (Es 19,19). Così il Signore insegnò a Mosé ciò che non sapeva. Gesù interroga, Gesù risponde…, e per quanto sono mirabili le domande, le risposte sono ancor più mirabili.

Perché anche noi possiamo sentirlo e ci faccia delle domande a cui lui stesso risponderà, supplichiamolo, facciamo il grande e doloroso sforzo  di cercarlo, e potremo allora trovare chi cerchiamo. Non è senza motivo che la Scrittura dice: “Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”. Occorre infatti che chi cerca Gesù non lo faccia con negligenza e mollezza, senza costanza, come fanno alcuni… e che, per questo, non lo trovano. Quanto a noi, diciamo: “Con angoscia ti cerchiamo”.

Preghiera del giorno, dal Salmo 95

SALMO RESPONSORIALE (Sal 95)
Rit: Gloria nei cieli e gioia sulla terra.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Il Signore ha fatto i cieli;
maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario.

Il Vangelo del giorno: Luca 2,22-35

Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Nel vangelo di oggi incontriamo Simeone, “uomo giusto e timorato di Dio”. Si riconosce comunque che il suo nome deriva, in ebraico, dal verbo “sentire”: un dettaglio rivelatore poiché egli “sentiva” spesso la voce di Dio. Ma lo Spirito Santo non si accontentava di parlare a Simeone: “era su di lui” e ne faceva una persona retta e, insieme, ardente, che serviva Dio e il prossimo con venerazione e devozione. Era, a quanto pare, un uomo di età matura, che si definiva servo del Signore. Aveva passato la sua vita ad aspettare il “conforto d’Israele”, cioè il Consolatore, il Messia. Non appena vide entrare nel tempio il Bambino Gesù, seppe immediatamente che la sua attesa era terminata. La sua visione interiore si chiarì e la pace del suo animo fu scossa. 
Gesù doveva essere per Israele e per la Chiesa un segno del desiderio che Dio aveva di salvare l’umanità; eppure da alcuni fu respinto. 
Le nostre azioni rivelano i nostri pensieri. Simeone prese tra le braccia Gesù, mostrando così che era pronto a condividere e a compiere la volontà divina. 
Facciamo anche noi così e compiamo nella nostra vita con fede la volontà di Dio.

La memoria dei Santi Innocenti

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La Chiesa onora come martiri questo coro di fanciulli (“infantes” o “innocentes”), vittime ignare del sospettoso e sanguinario re Erode, strappati dalle braccia materne in tenerissima età per scrivere col loro sangue la prima pagina dell’albo d’oro dei martiri cristiani e meritare la gloria eterna secondo la promessa di Gesù: ” Colui che avrà perduto la sua vita per causa mia la ritroverà”. Per essi la liturgia ripete oggi le parole del poeta Prudenzio: “Salute, o fiori dei martiri, che sulle soglie del mattino siete stati diverti dal persecutore di Gesù, come un turbine furioso tronca le rose appena sbocciate. Voi foste le prime vittime, il tenero gregge immolato, e sullo stesso altare avete ricevuto la palma e la corona”.
L’episodio è narrato soltanto dall’evangelista Matteo, che si indirizzava principalmente a lettori ebrei e pertanto intendeva dimostrare la messianicità di Gesù, nel quale si erano avverate le antiche profezie: “Allora Erode, vedendosi deluso dai magi, s’irritò grandemente e mandò ad uccidere tutti i bambini che erano in Betlem e in tutti i suoi dintorni, dai due anni in giù, secondo il tempo che aveva rilevato dai magi. Allora si adempì ciò che era stato annunciato dal profeta Geremia, quando disse: Un grido in Rama si udì, pianto e grave lamento: Rachele piange i suoi figli, né ha voluto essere consolata, perché non sono più”.
L’origine di questa festa è molto antica. Compare già nel calendario cartaginese del IV secolo e cent’anni più tardi a Roma nel Sacramentario Leoniano. Oggi, con la nuova riforma liturgica, la celebrazione ha un carattere gioioso e non più di lutto com’era agli inizi, e ciò in sintonia con le simpatiche consuetudini medioevali che celebravano in questa ricorrenza la festa dei “pueri” di coro e di servizio all’altare. Tra le curiose manifestazioni ricordiamo quella di far scendere i canonici dai loro stalli al canto del versetto “Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles”.
Da questo momento i fanciulli, rivestiti delle insegne dei canonici, dirigevano tutto l’uffìcio del giorno. La nuova liturgia, pur non volendo accentuare il carattere folcloristico che questo giorno ha avuto nel corso della storia, ha voluto mantenere questa celebrazione, elevata al grado di festa da S. Pio V, vicinissima alla festività natalizia, collocando le innocenti vittime tra i “comites Christi”, per circondare la culla di Gesù Bambino dello stuolo grazioso di piccoli fanciulli, rivestiti delle candide vesti dell’innocenza, piccola avanguardia dell’esercito di martiri che testimonieranno col sangue la loro appartenenza a Cristo.

Preghiera del giorno, dal salmo 123

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SALMO RESPONSORIALE (Sal 123)
Rit: Chi dona la sua vita risorge nel Signore.

Se il Signore non fosse stato per noi,
quando eravamo assaliti,
allora ci avrebbero inghiottiti vivi,
quando divampò contro di noi la loro collera. 

Allora le acque ci avrebbero travolti,
un torrente ci avrebbe sommersi;
allora ci avrebbero sommersi
acque impetuose.

Siamo stati liberati come un passero
dal laccio dei cacciatori.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Il Vangelo del giorno: Matteo 2,13-18

Oggi comincia il mistero della Passione… Nel ricordo dei martiri in Nigeria ed in Pakistan.

Santi_Innocenti

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 2,13-18.

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». 
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 
dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio. 
Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 
Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: 
Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più. 

San Gregorio Nisseno (circa 335-395), monaco e vescovo 
Omelia sulla Natività di Cristo; PG 46,1128s 
Oggi comincia il mistero della Passione

“All’udire della nascita del Salvatore, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme” (Mt 2,3)… La mirra dei Magi prefigurava il mistero della passione: bambini appena nati sono uccisi senza pietà… Cosa significa questo infanticidio? Perché un crimine così orribile? “Un segno strano è apparso in cielo – dicono Erode e i suoi consiglieri – ; indica certamente per i magi la venuta di un altro re”. Capisci, Erode, cosa sono questi segni precursori ?  … Se Gesù è signore delle stelle, non è forse al riparo dai tuoi attacchi? Tu credi di avere il potere di far vivere o morire, ma non hai nulla da temere da un essere così mite. Dio lo sottopone al tuo potere; perché cospirare contro di lui?…

Ma abbandoniamo il lutto, “il dolore amaro di Rachele che piange i suoi figli”, perché oggi il Sole di giustizia (Ml 3,20) dissipa le tenebre del male e diffonde la sua luce su tutto il creato, lui che assume la nostra natura umana… In questa festa della natività “le porte della morte sono infrante, le barre di ferro sono spezzate” (Sal 107,16)… Poiché a causa di un uomo, Adamo, è venuta la morte; oggi a causa di un uomo viene la salvezza (Rom 5,18)… Dopo l’albero del peccato si leva l’albero della bontà, la croce… Oggi comincia il mistero della Passione.