Umiltà – Il Vangelo del 1 febbraio 2013 – Marco 4,26-34

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva : «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

Immagine

Umiltà. Occorre avere umiltà di fronte al piano Di Dio pr la sua creazione. L’uomo ne è solo custode ed amministratore, ed invece se ne crede il padrone. Pensa che sia la sua ragione sufficiente a comprendere il tutto, ed invece sempre accade qualcosa, nasce qualcuno, che gli fa capire che non può determinare fino in fondo tutto. Perchè non è lui il Signore della vita. Non è lui il demiurgo, nè sarà lui a decidere delle sorti dell’universo. 

Insegnaci l’umiltà Signore. Accresci la nostra fede. Amen.

Cristo è qui! In ogni angolo!

bibbia-dottrina

(dal film Luther, sulla vita di Martin Lutero)

“Noi siamo ossessionati dalle reliquie, dalle indulgenze, dai pellegrinaggi in luoghi santi. Quando per tutto il tempo, per tutto il tempo abbiamo Cristo. Cristo è qui! In ogni angolo! Ad ogni ora del giorno e della notte! Voi non riuscirete a trovarlo nelle ossa dei santi, ma qui: nell’amore reciproco, nell’amore verso il prossimo, nel suo sacramento, e nella Divina Parola di Dio!”

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=aT6wDNXPrHk&w=420&h=315]

 

L’Eterno è un Dio di amore

Immagine

(dal film Luther, sulla vita di Martin Lutero)

“Chi vede un Dio di collera non vede chiaramente, bensì attraverso un velo, come se scure nubi occultassero il volto di Dio al suo sguardo. Se veramente crediamo che Gesù Cristo è il nostro Salvatore, allora abbiamo un Dio d’amore e chi vede Dio, chi ha fede, chi crede in Lui, ne vede la pienezza del cuore”.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=zxvoLyu-qhc&w=420&h=315]

Il filo elettrico dell’Eterno

(meditazione di Teresa di Calcutta)

Può darsi che io sia incapace di tenere la mia attenzione fissa in Dio mentre sto lavorando, ma questo, in ogni modo, non mi viene chiesto da Dio. Quello che posso assolutamente, invece, è desiderare e progettare di compiere il mio lavoro con Gesù e per Gesù. Questa è una bella cosa ed è proprio quello che vuole Dio. Egli vuole che la nostra volontà e il nostro desiderio si riferiscano a lui, alla nostra famiglia, ai nostri figli, ai nostri fratelli e ai poveri.

Ognuno di noi rimane uno strumento modesto. Se osservi i componenti di un apparecchio elettrico, vedrai un groviglio di fili grandi e piccoli, nuovi e vecchi, costosi e non costosi. Se la corrente non passa attraverso di loro, non ci sarà la luce. Questi fili siamo io e te. La corrente è Dio. Noi abbiamo il potere di lasciare passare la corrente attraverso di noi, di lasciare che essa ci utilizzi, di lasciarla produrre la luce del mondo – oppure di rifiutare di essere utilizzati e lasciare che le tenebre si estendano.

Immagine

L’amore delle donne – Un giorno, una Parola – Luca 7,36-8,3

Gesù in casa di Simone, il fariseo

36 Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 
37 Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato; 
38 e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi, e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava i piedi e li ungeva con l’olio. 
39 Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: «Costui, se fosse profeta, saprebbe chi e che tipo di donna è colei che lo tocca; perché è una peccatrice». 
40 E Gesù, rispondendo gli disse: «Simone, ho qualcosa da dirti». Ed egli: «Maestro, di’ pure». 
41 «Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta. 
42 E poiché non avevano di che pagare, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?» 
43 Simone rispose: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più». Gesù gli disse: «Hai giudicato rettamente». 
44 E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha bagnato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 
45 Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 
46 Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di olio profumato i piedi. 
47 Perciò io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama». 
48 Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 
49 Quelli che erano a tavola con lui cominciarono a dire in loro stessi: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» 
50 Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace».

Le donne che accompagnavano Gesù

1 In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. 
2 Con lui vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 
3 Giovanna, moglie di Cuza, l’amministratore di Erode; Susanna e molte altre che li assistevano con i loro beni.
Immagine
Un brano meraviglioso sotto tanti aspetti, questo dell’Evangelo secondo Luca che ci viene oggi proposto per la lettura dal lezionario dei fratelli moravi. Eppure quanti commenti, quante prediche, sermoni, omelie suadenti e moralistiche che ho sentito imbastire sopra di esso. Mi piace proporvi una chiave di lettura differente. La superiorità dell’amore al femminile, della donna che unge i piedi di Gesù, delle donne che accompagnano e sostentano lui ed i suoi seguaci di cui si parla all’inizio del capitolo 8. Già, la superiorità dell’amore al femminile, che lo scrivente stesso ha più volte ed a più riprese sperimentato. Perchè le donne sono assai più capaci degli uomini di sesso maschile dell’amore gratuito, spontaneo, senza domande, senza pretese (Luca 17,10) richiesto dal Vangelo. Gli uomini, i maschi, sono molto più sperimentati nell’amore finalizzato al possesso, al controllo. Non a caso le strutture ecclesiastiche (mi perdonerà l’anonimo amico del post precedente) sono tutte o interamente maschili (sia pure con icone, nel senso di idoli, femminili di riferimento) o comunque organizzate in modo maschile (per cui le donne spesso, anche nelle chiese riformate, fanno il doppio della fatica ad integrarvisi). 
La Chiesa cattolica, da cui provengo, ha giustamente Maria come un punto di riferimento; ed io amo Maria, perchè Madre di Gesù, ma soprattutto perchè Figlia della Parola, obbediente alla Parola, credente nella Parola. Modello di fede, prima che di servizio. Modello di fiducia (perciò continua ad essermi tanto cara la giaculatoria del mio Seminario). Ma il riferimento è Gesù, è la Parola, non può essere, non è giusto che sia Maria in sè, come per tanti, forse troppi credenti di quella confessione. 
L’amore di cui è capace di Maria, senza pretese, senza brame di possesso o di controllo (fate quello che vi dirà… avvenga di me secondo la Tua Parola…) è lo stesso amore di cui nel Vangelo di oggi è capace la peccatrice; e come Maria è santificata dalla sua fede, la peccatrice è perdonata in virtù della stessa fede. 
Uomini, maschi, facciamo uno sforzo, impariamo la gratuità dalle nostre donne, dalle tante Maria e Maria di Betania che abbiamo accanto, di cui a volte facciamo pure fatica ad accorgerci… 

Luce delle genti

Non c’è che dire, devo riconoscere che il mio blog viene letto… Ieri sera, poco dopo aver postato il commento all’Evangelo che viene letto oggi nella chiesa cattolica, mi è arrivato un messaggio in cui un anonimo lettore mi informava che mi ero sbagliato, che “Lumen Gentium”  per la Tradizione (lui la scriveva con la maiuscola io preferisco la minuscola) era la Chiesa e non Cristo…

Vero, nella tradizione cattolica è la Chiesa ad essere definita Luce delle genti, esiste anche una costituzione del Concilio Vaticano II, così intitolata (Lumen Gentium), dedicata alla Chiesa vista dal di dentro (per il di fuori rivolgersi alla Gaudium et Spes…).

Ma il lettore mi consentirà. Per il sottoscritto la luce vera, quella che illumina ogni uomo, è solo quella del Cristo e della sua Parola, della Parola che lo stesso è venuto ad incarnare. La chiesa può esserlo solo di riflesso. Ovvero, sarebbe un utile esercizio per le chiese, non solo quella cattolica, ma tutte: le chiese, le comunità, dovrebbero guardarsi allo specchio e domandarsi: cosa vedono gli altri, cosa vede il mondo quando mi guarda? Vede la Parola di Dio e questa sola (sia pure con l’ombra di qualche peccatuccio da cui nessuno è immune o può credersi tale)? Allora anche io sono Lumen Gentium, sono luce delle genti. Altrimenti, se rifletto me stessa, la mia struttura, il mio piccolo o grande potere, le mie rughe più o meno scavate, allora forse ho ancora bisogno di convertirmi, forse ancora quella luce non riesco bene a rifletterla…

E, se ho ancora, io chiesa, io comunità, io credente, bisogno di cercarla quella luce, c’è un solo posto dove la posso trovare. Non me ne voglia, l’anonimo lettore…

Immagine

Lumen Christi! – Il Vangelo del 31 gennaio – Marco 4,21-25

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Parola del Signore

Immagine

 

Lumen Christi! La Parola di Dio, il Verbo  fatto Carne, Gesù, il Cristo.

Lumen Gentium! La Parola di Dio, il Verbo  fatto Carne, Gesù, il Cristo.

Mettere la Parola di Dio, e solo quella, al centro della propria vita, annunziare la Parola di Dio, ogni volta che si può. Amarla, studiarla… Tutto questo è mettere la Parola di Dio sul candelabro, metterla perchè faccia luce. E’ la nostra stessa vita, forgiata e plasmata alla luce di essa, che deve diventare luce per gli altri. 

Perciò ci ammonisce il Signore: fate attenzione a quello che ascoltate. Non è qualcosa che si può ascoltare e mettere da parte come uno dei tanti discorsi di questo mondo. E’ qualcosa che ti misura, da cui si viene misurati… 

Il valore delle confessioni di fede

(articolo del pastore Paolo Castellina)

Immagine

A tutt’oggi, le chiese cristiane, specialmente nell’ambito della tradizione riformata conservatrice, al fine di attenersi al “modello delle sane parole” (2 Timoteo 1:13) e per la diffusione dell’Evangelo, fanno uso di un potente strumento – i loro documenti confessionali. La Riforma protestante del XVI secolo ha rappresentato uno storico punto di rottura nella chiesa medievale costringendo un terzo dell’Europa a “ritornare a scuola” per verificare e riformulare il contenuto della testimonianza cristiana verso il resto del mondo. Quella scuola erano le Sacre Scritture, nuovamente investigate con diligenza da pastori-studiosi consacrati sulla base di una rinnovata conoscenza delle lingue bibliche come pure della rivalutazione degli antichi Padri della chiesa, in primo luogo Agostino. Era per questo che essi consideravano sé stessi “veri cattolici” (o cattolici riformati), non intendendo costituire nuovi raggruppamenti ecclesiastici (ai quali poi sono stati costretti per la fortissima resistenza ad ogni seria riforma da parte delle gerarchie ecclesiastiche) ma per ristabilire la tradizione apostolica.   
Era necessario definire sé stessi con tali confessioni di fede di fronte alle accuse da parte delle gerarchie romane di avere abbandonato la vera chiesa per seguire insegnamenti ereticali. Ecco così che essi si impegnano in un’attenta opera esegetica, in spirito di preghiera, attraverso tutte le Sacre Scritture, al fine di affermare in modo coerente i lineamenti sia della dottrina come dei doveri del cristiano. Molti sinodi del XVI e XVII secolo svolgono il loro compito fondati stabilmente sulla Parola di Dio in linea con i credo tradizionali dei primi cinque secoli della storia del cristianesimo.

I risultati della loro opera sono pubblicati in un adeguato arco di tempo (dalle prime confessioni di fede riformate fra il 1520 e il 1530 alla Confessione di fede di Westminster del 1640). Questi canoni fanno solidamente appello ai chiari insegnamenti delle Sacre Scritture. La Bibbia era la loro pietra di paragone. Per tutti loro implicito era quanto afferma esplicitamente la Confessione degli scozzesi del 1560, vale a dire che se chiunque avesse potuto loro dimostrare di non essere in accordo con le Sacre Scritture, essi sarebbero ben stati disposti a rivedere le loro affermazioni. Sempre rispettando la chiesa storica, essi chiaramente affermavano che le Sacre Scritture dovessero sempre avere l’ultima parola perché, come si esprime la Confessione di fede di Westminster, ” Le chiese più pure sotto il cielo sono soggette a contaminazione e ad errore” (25:5).

Da questo crogiolo di controversie derivano così diverse confessioni di fede che, con generale brevità e chiarezza, esprimono i lineamenti principali dell’insegnamento delle Sacre Scritture sulla salvezza e su una vita gradita a Dio. Proprio perché radicate stabilmente nelle Scritture, queste confessioni di fede conservano il valore di guidare noi oggi tanto quanto l’avevano fatto per i nostri antenati nella fede secoli fa. E’ una misericordia per la chiesa moderna non aver reinventato la ruota… Attraverso i credo e le confessioni di fede noi rimaniamo nella salute e sicurezza della “comunione dei santi”.

La continuità dottrinale si contrappone al relativismo della moderna cultura secolarizzata occidentale, secondo la quale le verità antiche sarebbero state superate dalla nostra presunta “maggiore intelligenza”. Questo relativismo suggerisce che al posto delle antiche verità noi si debba seguire febbrilmente il continuo flusso e riflusso dele ultime mode intellettuali. Il relativismo aggressivo della nostra cultura, inoltre, non si è fermato alle porte delle chiese. Non raramente, infatti, il riferirsi con apprezzamento ai nostri canoni confessionali suscita shock e sorpresa e, in alcuni casi, aperta protesta non in poche chiese evangeliche e denominazioni, non solo di tendenza neo-liberale.

Molti evangelici oggi, per evitare i chiari insegnamenti di queste confessioni di fede (che sono basate sulle affermazioni sovrannaturali della Bibbia) e per non offendere il relativismo dominante della nostra cultura (che si oppone al soprannaturalismo), fanno uso di una sorta di interpretazione “nominalista” del canoni confessionali. Un’interpretazione “nominalista” significa evitare i chiari insegnamenti di queste confessioni di fede basate sulla Scrittura per aderire ad esse solo formalmente, facendo poi uso di sofisticati ragionamenti per far loro dire cose diverse o per giustificare in vario modo il loro fattivo allontanamento da esse, affermando cose che siano meno offensive per la cultura secolare.

Esempio di questo è il modo in cui gli evoluzionisti teisti si ingaggino in una sorta di “casuistica gesuitica” per forzare i primi tre capitoli della Genesi a dire precisamente ciò che essi presuppongono – che vi fosse il peccato prima della Caduta di Adamo e che la vita si sia gradualmente sviluppata per puro caso.

Il grande valore dell’insegnamento della Confessione di fede di Westminster sulla Creazione, per esempio, è che nel seguirlo, noi non cadremo preda dei paradigmi filosofici dello scientismo (che è diverso dalla scienza empirica, pienamente compatibile con gli insegnamenti della Genesi). Qui i canoni confessionali possono aiutarci molto (se ci atteniamo ad essi realisticamente piuttosto che evitare nominalisticamente il loro significato): essi dicono chiaramente alla chiesa ciò che la Bibbia ha sempre detto sulla Creazione piuttosto che condurci alla ricerca senza speranza della verità tipica delle filosofie post-illuministe. Essi aiutano la chiesa a vedere che approcci come l’evoluzionismo teista non provengono dalla Bibbia ma da qualche altra parte e che devono essere identificati come tali. La loro preziosa testimonianza ci aiuta a continuare a poggiare i nostri piedi sulla roccia stabile della Bibbia che, nonostante l’offensiva a tutto campo che subisce dal mondo secolarizzato, è l’unico luogo in cui troveremo coerenza intellettuale di verità nel contesto della Parola e dello Spirito, il solo che sia vivificante e trasformante per tutto il pensiero e la cultura.

Dallo sterco alle stelle…

Forse qualcuno di voi ha letto un articolo, pubblicato ieri da La Repubblica, sullo scarabeo stercorario, che si orienta secondo la posizione della via Lattea!

La ricercatrice Marie Dacke della Lund University, in Svezia, in collaborazione con i colleghi di Witwatersrand, in Sud Africa, ha scoperto che questi animali per muoversi seguono le stelle, proprio come gli uccelli, le foche e gli antichi marinai. “Sebbene i suoi occhi siano troppo deboli per distinguere le singole costellazioni – spiega la Dacke  – lo scarabeo stercorario utilizza il grado di luce presente nell’oscurità generato dalla Via Lattea per assicurarsi di muoversi nella direzione giusta”. 

Immagine

Lo scarabeo stercorario è solo un altra, l’ennesima dimostrazione, di come l’Eterno faccia meraviglie a partire dalle creature più piccole e, in apparenza, deboli. Personalmente credo che la Creazione, opera dell’Eterno, Benedetto Egli sia, sia meravigliosa, da quando, piccolino, ascoltavo mia mamma Graziella che mi leggeva il racconto di Genesi, dalla bella bibbia della Utet che dominava la nostra libreria…

E rifletto su come l’umanità, che, in più dello scarabeo, oltre alle stelle ha la Parola, la Rivelazione del Cristo, il Vangelo, per orientarla, talvolta dia invece l’impressione di sfuggirla la luce… e nelle tenebre, e nello sterco, ci finisca invece con tutte le scarpe…

La teologia di Sara, per indovinelli…

Ieri sera, dopo cena, alla mamma: Mamma, ti faccio un indovinello; lo sai chi è il più forte del mondo? … Dio! Perchè nessuno è più grande di lui (premetto che Sara non fa catechismo o scuole domenicali…).

Prima di addormentarsi, con me: Babbo, posso fare un indovinello anche a te? Sai chi è il più debole di tutti? … Chi è Sara? Il diavolo, perchè è proprio cattivo ma Dio è molto più bravo! 

E che le vuoi dire? Amen.

Immagine