Figli di un altro e di un’altra – Lectio sul 1 libro delle Cronache

1Adamo, Set, Enos, 2Kenan, Maalalèl, Iered, 3Enoc, Matusalemme, Lamec, 4Noè, Sem, Cam e Iafet.

5Figli di Iafet: Gomer, Magòg, Madai, Iavan, Tubal, Mesec e Tiras.

6Figli di Gomer: Aschenàz, Rifat e Togarmà. 7Figli di Iavan: Elisà, Tarsis, i Chittìm e quelli di Rodi.

8Figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Canaan. 9Figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raamà e Sabtecà. Figli di Raamà: Saba e Dedan.

10Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra. 11Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch, 12Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei. 13Canaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet 14e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo, 15l’Eveo, l’Archeo, il Sineo, 16l’Arvadita, il Semareo e il Camateo.

17Figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram. Figli di Aram: Us, Ul, Gheter e Mesec.18Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber. 19A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi si divise la terra, e il fratello si chiamò Ioktan. 20Ioktan generò Almodàd, Selef, Asarmàvet, Ierach, 21Adoràm, Uzal, Dikla, 22Ebal, Abimaèl, Saba, 23Ofir, Avìla e Iobab. Tutti questi furono i figli di Ioktan.

24Sem, Arpacsàd, Selach, 25Eber, Peleg, Reu, 26Serug, Nacor, Terach, 27Abram, cioè Abramo.

28Figli di Abramo: Isacco e Ismaele.

29Ecco la loro discendenza:

Primogenito di Ismaele fu Nebaiòt; altri suoi figli: Kedar, Adbeèl, Mibsam, 30Misma, Duma, Massa, Adad, Tema, 31Ietur, Nafis e Kedma; questi furono i figli di Ismaele.

32Figli di Keturà, concubina di Abramo: essa partorì Zimran, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach. Figli di Ioksan: Saba e Dedan. 33Figli di Madian: Efa, Efer, Enoc, Abidà ed Eldaà; tutti questi furono i figli di Keturà.

34Abramo generò Isacco. Figli di Isacco: Esaù e Israele. 35Figli di Esaù: Elifaz, Reuèl, Ieus, Ialam e Core. 36Figli di Elifaz: Teman, Omar, Sefì, Gatam, Kenaz, Timna e Amalèk. 37Figli di Reuèl: Nacat, Zerach, Sammà e Mizzà.

38Figli di Seir: Lotan, Sobal, Sibeon, Anà, Dison, Eser e Disan. 39Figli di Lotan: Orì e Omam. Sorella di Lotan: Timna. 40Figli di Sobal: Alvan, Manàcat, Ebal, Sefì e Onam. Figli di Sibeon: Aià e Anà. 41Figli di Anà: Dison. Figli di Dison: Camran, Esban, Itran e Cheran. 42Figli di Eser: Bilan, Zaavan, Iaakan. Figli di Dison: Us e Aran.

43Questi sono i re che regnarono nel territorio di Edom, prima che regnasse un re sugli Israeliti: Bela, figlio di Beor e la sua città si chiamava Dinaba. 44Bela morì e al suo posto regnò Iobab, figlio di Zerach, da Bosra. 45Iobab morì e al suo posto regnò Cusam, del territorio dei Temaniti.46Cusam morì e al suo posto regnò Adad, figlio di Bedad, colui che vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiamava Avìt. 47Adad morì e al suo posto regnò Samla, da Masrekà.48Samla morì e al suo posto regnò Saul, da Recobòt-Naar. 49Saul morì e al suo posto regnò Baal-Canan, figlio di Acbor. 50Baal-Canan, figlio di Acbor, morì e al suo posto regnò Adad: la sua città si chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabèl, figlia di Matred, figlia di Me-Zaab.

51Adad morì e ci furono allora in Edom dei capi: il capo di Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet,52il capo di Oolibamà, il capo di Ela, il capo di Pinon, 53il capo di Kenaz, il capo di Teman, il capo di Mibsar, 54il capo di Magdièl, il capo di Iram. Questi furono i capi di Edom.

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COMMENTO DI GIOVANNI

Primo: non spaventarsi né spazientirsi. Secondo: accontentarsi.

Quello che caratterizza in modo supremo l’umanità è la generazione. Siamo tutti figli di un altro e di un’altra. E questo è molto importante perchè generare è in ogni modo dare la vita. E non la morte. Questa potenza del generare è anche elemento unificante: non è solo la stirpe di Israele che viene qui descritta nelle sue origini e nella sua storia, ma anche quella degli altri popoli. C’è quindi un’appartenenza e una relazione che prima di essere frutto di eventi concreti è già presente nell’umanità. Dobbiamo quindi ritrovare quella comunione che è stata travolta dalla violenza della storia e dalla violenza del nostro cuore.

Mi sembra significativo che quando, dal ver.43, si parla di re e di regni, lì compare appunto la morte. Il regnare segue una morte. Questo è detto anche dei “capi” ai vers.51-54.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

La fede a proprio uso e consumo – Un giorno, una Parola – Luca 7,24-35

Gesù elogia Giovanni il battista

24 Quando gli inviati di Giovanni se ne furono andati, Gesù cominciò a parlare di Giovanni alla folla: «Che cosa andaste a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? 
25 Ma che cosa andaste a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, quelli che portano degli abiti sontuosi e vivono in delizie stanno nei palazzi dei re. 
26 Ma che andaste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e uno più di un profeta. 
27 Egli è colui del quale è scritto: “Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero, #che preparerà la tua via davanti a te”2.
28 Io vi dico: fra i nati di donna nessuno è più grande di Giovanni; però, il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. 
29 Tutto il popolo che lo ha udito, anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio, facendosi battezzare del battesimo di Giovanni;
30 ma i farisei e i dottori della legge, non facendosi battezzare da lui, hanno respinto la volontà di Dio per loro. 
31 A chi dunque paragonerò gli uomini di questa generazione? A chi sono simili? 
32 Sono simili a bambini seduti in piazza, che gridano gli uni agli altri: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto”. 
33 Difatti è venuto Giovanni il battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “Ha un demonio”. 
34 venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori! 
35 Ma alla sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli”».
 
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Nel lezionario dei fratelli moravi, si indica oggi il proseguimento della lectio dell’Evangelo secondo Luca. In questo brano Gesù rimprovera gli uomini, eterni scontenti in apparenza, in realtà peccatori incalliti che non vogliono rinunciare ai propri vizi, neanche nell’abito della fede. La fede se la disegnano da soli. Cercano il Messia, in apparenza, ma in realtà non lo vogliono,e trovano ogni scusa. Non mangia e non beve? E’ un demonio. Mangia e beve^ E’ un beone, amico dei peccatori.  Ma la Sapienza divina, c’è da crederlo, farà giustizia degli uni e degli altri. 
Quanta gente anche oggi si disegna la fede a proprio uso e consumo, i comandamenti come gli pare, la Bibbia questo si e quello no.
La fede è una ed una sola, il Cristo è Uno ed Uno solo, la Parola è una ed una sola.
Accresci la nostra fede, Signore Gesù.
 
Amen.  

La Parola seminata senza sosta – Il Vangelo del 30 gennaio – Marco 4,1-20

VANGELO (Mc 4,1-20) 
Il seminatore uscì a seminare.

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. 
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

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La Parola che si legge mercoledì 30 gennaio secondo il lezionario cattolico non può altro che trovarmi subito in sintonia. Seminare la Parola, sempre, con dovizia, perchè dove può porti frutto e renda. Tutto solo e soltanto per la gloria dell’Eterno. E’ quanto mi sforzo di fare, oltre che con le mie predicazioni nelle chiese, anche con questo blog.

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Amen, amen.

Chiamati ed eletti – Un giorno, una Parola – Luca 7,18-23

L’ambasciata di Giovanni il battista

18 I discepoli di Giovanni gli riferirono tutte queste cose. 
19 Ed egli, chiamati a sé due dei suoi discepoli, li mandò dal Signore a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?» 
20 Quelli si presentarono a Gesù e gli dissero: «Giovanni il battista ci ha mandati da te a chiederti: “Sei tu colui che deve venire o ne aspetteremo un altro?”». 
21 In quella stessa ora, Gesù guarì molti da malattie, da infermità e da spiriti maligni, e a molti ciechi restituì la vista. 
22 Poi rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che avete visto e udito: i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, il vangelo è annunciato ai poveri. 
23 Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!»
 
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Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? Lecita la domanda del Battista, giacchè l’idea dominante nel popolo ebraico, non solo allora, era quella dell’attesa di un Messia che in qualche modo li liberasse anche dal dominio terreno degli occupanto rimani di allora, babilonesi o persiani di prima… Un Messia anche terreno insomma. Perciò Gesù risponde citando le Scritture in modo che si capisse chiaramente che il piano dell’Eterno non prevedeva quel tipo di Messia, ma prevedesse un Messia Salvatore e liberatore non di un solo popolo, ma, a partire da chi in quel popolo lo avesse accolto, dell’intera umanità. Un Messia nel solco della tradizione biblica raccontata nei canti del Servo del Signore del profeta Isaia, un Messia che puntava ad aprire gli occhi e gli orecchi di chi non vedeva ed ascoltava, un Messia che puntava a far correre per il mondo chi fino ad allora si muoveva a piccoli passi, o stava fermo, o zoppicava, un Messia che voleva far sciogliere le lingue di chi, invece di annunziare ai quattro venti l’amore e la salvezza che aveva ricevuto, stava muto di fronte al mondo. 
 
Beati noi, se non ci scandalizziamo di lui, se non ci scandalizziamo della sua Parola, se la annunciamo con coraggio, senza aver paura di non essere compresi dal mondo, dalla maggioranza di chi ci ascolta. La salvezza è un dono offerto a tutti, ma di cui godrà alla fine solo chi sarà stato fedele alla Sua Parola, solo chi l’avrà annunciata senza paura e senza scandalo. Perchè molti sono i chiamati, ma pochi saranno gli eletti… 

Eccomi – Preghiera del giorno: Salmo 40 (39)

Il Salmo proposto per la preghiera di oggi, ci invita a rinnovare il nostro “Si” al Signore, quale che sia la nostra condizione, il nostro mestiere, il nostro servizio. 

Ecco, io vengo. 
Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea; 
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. 
Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore, 
la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato.

Non è un “Si” retorico, ma è fatto di gesti concreti: eccomi, dico all’Eterno, io vengo, muovo i miei passi verso di te, annunzio la tua giustizia, parlo con le parole del Tuo Evangelo, mi esprimo a favore dei Tuoi disegni, e non dei miei, proclamo che tu sei l’Unico Signore e Salvatore, e sono il primo a farlo, non cerco altrove, nei soldi, nelle droghe, nelle politiche, nei successi mondani, la mia salvezza. Tu sei il mio Salvatore, Signore, da Te ogni mio bene. Amen.

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Salmo 40 (39),2.4ab.7-8a.10.11.

Ho sperato: ho sperato nel Signore 
ed egli su di me si è chinato, 
ha dato ascolto al mio grido. 
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, 
lode al nostro Dio. 

Molti vedranno e avranno timore 
e confideranno nel Signore. 
Sacrificio e offerta non gradisci, 
gli orecchi mi hai aperto. 
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. 

Allora ho detto: “Ecco, io vengo. 
Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea; 
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai. 
Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore, 
la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato. 
Non ho nascosto la tua grazia 
e la tua fedeltà alla grande assemblea.

Dire no per amore – Il Vangelo del giorno – Marco 3,31-35

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 3,31-35.

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. 
Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». 
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 
Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 
Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».

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Il lezionario cattolico propone per oggi questo breve brano dell’Evangelo secondo Marco. Che dice praticamente che di fronte alle esigenze della Parola di Dio non c’è nessun umano legame che tenga. Usando altre parole, che posti di fronte all’obbedienza alla Parola di Dio o all’obbedienza alla parola degli uomini occorre sempre scegliere per la prima. Ma è inevitabile. La Parola di Dio, il Verbo è colui che è più intimo a me del mio stesso intimo, come diceva Agostino di Ippona. E la Parola di Dio è il messaggio di amore più profondo che esista sulla faccia della terra. E se si guarda bene, se si discerne bene., obbedire all’Amore supremo è in realtà fare il bene anche di coloro a cui si dice di no in nome di esso. Si dice di no, ma a volte anche dire no, significa amare. Può costare, però, guardando alla mia vita, mi rendo conto anche io che è così.

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Amen. 

Chi scaccia i demoni? – Il Vangelo del giorno – Marco 3,22-30

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». 
Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito. 
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire i suoi beni, se prima non lo lega. Soltanto allora potrà saccheggiargli la casa. 
In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna». 
Poiché dicevano: «È posseduto da uno spirito impuro».

Parola del Signore

La lectio cattolica durante la Messa prosegue la lettura del Vangelo secondo Marco. Qualcuno mi ha chiesto, per email, perchè scrivo ‘secondo’ Marco, o Luca e non ‘di’.

A domanda rispondo: perchè l’insegnamento dei Padri della Chiesa è che c’è un unico Vangelo, quadriforme, esposto cioè in quattro differenti forme. Ovvero, non c’è, a parte per gli esegeti, un Gesù di Luca, uno di Marco, uno di Matteo, uno di Giovanni. Ma c’è un Gesù raccontato secondo il punto di vista di Marco, Matteo, Luca, Giovanni. Gesù è uno solo ed uno solo è il suo   Evangelo. 

Così il Suo regno è uno ed indiviso, ed i demoni possono essere scacciati solo nel suo Nome, ed in quello di nessun altro. Anche se da sempre il mondo è pieno di inviati di Satana pronti a dichiarare di essere capaci di scacciare i demoni… ma solo per infilarne qualcun altro di peggiore nel corpo e nell’anima di chi ha l’ardire di fidarsi di loro. E di chi bestemmia lo Spirito, affermando con il suo gesto, di ricorrere a maghi e fattucchiere, che c’è salvezza fuori del Cristo. 

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Preghiera di mezzogiorno, o poco più in là

SALMO 127

Se il Signore non costruisce la casa, #invano si affaticano i costruttori; #se il Signore non protegge la città, #invano vegliano le guardie.
2 Invano vi alzate di buon mattino #e tardi andate a riposare e mangiate pane tribolato; #egli dà altrettanto a quelli che ama, mentre essi dormono.
3 Ecco, i figli sono un dono che viene dal Signore; #il frutto del grembo materno è un premio.
4 Come frecce nelle mani di un prode, #così sono i figli della giovinezza.
5 Beati coloro che ne hanno piena la faretra! #Non saranno confusi quando discuteranno #con i loro nemici alla porta.

O Dio, che sei il padrone della vigna e della messe, e assegni a ciascuno il suo lavoro e la giusta ricompensa, aiutaci a portare il peso della nostra giornata accettando serenamente la tua volontà. Per Cristo nostro Signore.

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Paesaggio del Kent

La fede dona la vita – Un giorno, una Parola – Luca 7,11-17

Gesù risuscita il figlio della vedova di Nain
11 Poco dopo egli si avviò verso una città chiamata Nain, e i suoi discepoli e una gran folla andavano con lui. 
12 Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. 
13 Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!» 
14 E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono ed egli disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!» 
15 Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. 
16 Tutti furono presi da timore, e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra di noi» e: «Dio ha visitato il suo popolo». 
17 E questo dire intorno a Gesù si divulgò per tutta la Giudea e per tutta la regione circostante.
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La resurrezione del figlio della vedova di Nain è l’evento (episodio mi sembra poco, trattandosi di una resurrezione dai morti!) narrato dal brano dell’Evangelo secondo Luca proposto oggi dal lezionario dei fratelli Moravi. Nain era un piccolo villaggio della Galilea, situato a sud est di Nazareth.  Qui non è la fede della donna che provoca la resurrezione, ma è direttamente la misericordia di Dio ad operare. Il Signore Gesù vede la disperazione della donna (oltre al dolore immenso derivante dalla perdita di quello che era forse l’unico figlio, la condizione delle vedove del tempo era nota, assai infelice se non avevano un uomo, marito o figlio che fosse, che si occupasse di loro) ed opera. Dice alla donna di non piangere. E qui in qualche modo entra anche la fede. La scena si ferma, i portatori si fermano, tutti sono in attesa. La fede si nutre di speranza. Gesù parla, la Parola, il Verbo si rivela, e la sua forza è tale che il morto, prima cambia posizione, ossia si alza (cambiare posizione è uguale a convertirsi, passare a vita nuova; mai è vero come in questo caso), poi parla a sua volta.
Luca non ci racconta cosa disse, forse si mise a recitare salmi, a lodare Dio come inizia a fare tutto il resto del proscenio. Ma certo ora la fede di quelle persone non era più solo speranza. Era certezza. Certezza di aver rivisto un altra volta il miracolo di Mosè, il passaggio dalla morte sicura per la spada degli egiziani o le acque del mar Rosso, alla vita per l’opera della fede nell’Eterno.
Sia lode all’Eterno. Amen.

Il Vangelo della messa – III tempo ordinario – Luca 1,1-4.4,14-21

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,1-4.4,14-21.

Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 
come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 
così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 
perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. 
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 
Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. 
Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: 
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, 
e predicare un anno di grazia del Signore. 
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 

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Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa 
Commento sui salmi, 1, 33 ; CSEL 64, 28-30 
« Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi »

Dissétati prima all’Antico Testamento, per poter bere quindi dal Nuovo. Se non berrai al primo, non potrai bere al secondo. Bevi al primo per alleviare la tua sete, bevi al secondo per dissetarti appieno… Bevi l’uno e l’altro calice, quello dell’Antico e quello del Nuovo Testamento, perché in ambedue bevi Cristo. Bevi Cristo che è la vite (Gv 15,1), bevi Cristo che è la pietra da cui scaturì l’acqua (1 Cor 10,3). Bevi Cristo che è la fonte della vita (Sal 36,10); bevi Cristo perché egli è “il fiume che allieta la città di Dio (Sal 46,5); egli è la pace e “dal suo seno sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Gv 7,38). Bevi Cristo per dissetarti col sangue da cui sei stato redento; bevi Cristo, bevi la sua parola: sua parola è l’Antico e il Nuovo Testamento. Si beve la sacra Scrittura, anzi la si mangia, allora fluisce nell’anima e le dà vigore la linfa del Verbo eterno: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Dt 8,3; Mt 4,4). Bevi questa parola, ma bevila nell’ordine in cui essa procede: prima nell’Antico Testamento, poi nel Nuovo.

Egli dice infatti, quasi con premura : “Popolo che cammini nelle tenebre, vedi questa grande luce; su di te che abiti in terra tenebrosa, una luce rifulge” (Is 9,2 LXX). Bevi subito dunque, perché su di te splenda una gran luce: non la luce comune, quella del giorno, del sole o della luna, ma la luce che dissipa l’ombra della morte.