Perchè l’Uovo a Pasqua?

La simbologia dell’uovo e della Resurrezione spiegata da Gianfranco Ravasi.

Quella che stiamo per proporre, nella solennità centrale dell’anno liturgico, può sembrare una stravaganza e, per certi, versi, lo è. Eppure, andando oltre le apparenze, ritroviamo ancora una volta quelle radici cristiane che la società attuale sembra sotterrare sempre più sotto  l’indifferenza. Per le nostre Pasque sono solo disponibili paesaggi primaverili o al massimo un uovo da cui fuoriesce un bel pupo. In tempi così “corretti” e “laici” l’uovo è paradossalmente l’ultimo simbolismo con iridescenze pasquali che ci possiamo permettere, anche se è noto che la genesi di questo simbolo affonda nei miti cosmogonici più remoti non solo egizi, ma anche indiani: il guscio sarebbe l’aria, l’albume rappresenterebbe l’acqua e il tuorlo la terra. C’è un’applicazione cristiana di questo segno che, tra l’altro, appare stilizzato anche nelle “mandorle” ovali che alonano Cristo e i santi nell’iconografia tradizionale.

Sant’Agostino nel suo Sermone 105 dichiarava: «La speranza, a mio avviso, è paragonabile all’uovo: essa, infatti, non ha ancora raggiunto lo scopo e, così, l’uovo è già qualcosa ma non è ancora il pulcino». È forse per questa via che progressivamente l’uovo si è trasformato in segno pasquale sia per Cristo sia per il cristiano: il sepolcro è comparabile all’involucro che fa uscire il risorto vivente. Così, nel medioevo si appendevano uova di struzzo in molte chiese europee durante la Settimana Santa e si allestivano reliquiari con due uova per simboleggiare nascita e risurrezione di Cristo.

Un macabro crocifisso della cattedrale di Burgos in Spagna [nota: l’ho visto ed è effettivamente impressionante] mostra un Cristo rivestito con pelle umana, ai cui piedi sono poste quattro uova.

Si era, quindi, giunti a un simbolismo pasquale che aveva declinazioni diverse: la benedizione delle uova, delle stanze e del letto a Pasqua era, ad esempio, in passato una sorta di catechesi visiva sulla risurrezione, ma lo era anche sulla vita propagata col matrimonio. Gli antichi pittori di icone usavano il tuorlo invece dell’olio per le loro opere così da evocare la vita del Risorto.

Le iridescenze metaforiche che si avviluppano attorno all’uovo sono, dunque, molteplici anche se dominante è certo quella della vita-risurrezione. Ed è questo forse l’ultimo segno pasquale che può entrare nella piazza dell’esistenza sociale in questi tempi così immemori delle loro radici storiche, culturali e religiose. Ma quanti, infrangendo l’uovo pasquale di cioccolato, sanno andare al di là della sorpresa e intuire in filigrana un’evocazione di quella grotta tombale dalla pietra ribaltata, segno della risurrezione di Cristo?

Tre passi nell’alba…

La Pasqua commentata da Ermes Ronchi…

Pasqua torna, testarda e lieve come il battito del cuore, ad aprire fessure di speranza nei nostri gior­ni di crisi. Torna con parole e con segni capaci anco­ra di illuminare stralci di sentiero, di allargare feritoie di luce, invito a non lasciarci rinchiudere e bloccare dai mille problemi chi ci assediano. Seguiamo tre segni, come tre passi nell’alba: le ferite del Risorto, le ore del buio, le lacrime. 

1. Sulle mani, sui piedi, sul fianco del Signore Gesù il ba­cio rosso delle ferite. Sul suo corpo l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite, indelebili or­mai come l’amore stesso. Piaghe che Gesù non na­sconde ma quasi esibisce: “Tommaso, ecco qui il foro dei chiodi, lo squarcio della lancia, guarda, tocca, met­ti il dito, stendi la mano”. E dentro vi leggo il racconto di ogni vita umana che ha stigmate di dolore, angoli, re­cessi, grumi di dolore che non scompariranno mai, con i quali dovremo convivere, ma dai quali, come dalle pia­ghe del Risorto, in un terzo giorno, comincerà a sgor­gare non più sangue ma luce. “Se vuoi, le tue ferite pos­sono diventare feritoie” (Luigi Verdi). E allora non ri­muoverle, non nasconderle, ma costruiscici sopra. 

Ho visto genitori colpiti dal dolore più atroce, la mor­te di un figlio, il dolore innominabile, che non ha nep­pure un nome per essere detto, diventare strumenti di consolazione per chi è nella stessa angoscia. Ho vi­sto ferite diventano feritoie, e le piaghe fessure di lu­ce. Il dolore rimane, ma diventa strumento di guari­gione. Come aveva intuito il profeta Isaia: “Illumina altri e ti illuminerai, guarisci le ferite d’altri e guarirà la tua piaga”. Questa è l’opera della Pasqua, quando la potenza della Risurrezione di Cristo si dirama nel cosmo e nell’uomo, raggiunge ogni dolore, non lo to­glie ma lo copre di luce, lo fa uscire da sé e mettere in viaggio verso l’altro. 

2. Si fece buio da mezzogiorno fino alle tre, su tutta la terra. Questa notazione dei vangeli, che può apparire come un addensarsi ulteriore di angoscia sul Golgota, è invece una parola piena di luce. Perché mi assicura che alle tenebre è fissato un limite, un argine al dolore, un confine alle lacrime. Poi il sole ritorna. Alla sofferenza è concesso di infierire sui miei giorni, ma ha confini se­gnati, durerà per un tempo, per ore o mesi, ma avrà un termine. Poi il cielo torna chiaro. 
Quelle tre ore di buio su Gerusalemme, su tutta terra, nella mente e nel cuore di ogni uomo quando il male è così forte che non vedi niente, quando le lacrime vela­no gli occhi e spengono anche i volti cari, quel tempo duro ma limitato è una parabola posta da Dio a presi­dio della speranza. Ciò che è accaduto a Cristo accadrà anche a noi: il sole ritorna. Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio. 

3. Seduta in faccia al sepolcro Maria di Magdala piangeva. Il primo sguardo del Risorto incontra le lacrime di un’amica. Il primo volto dell’umanità, alla prima luce del giorno, è in un battesimo di lacrime. Non ti puoi sbagliare: in tutti i vangeli il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato dell’uomo, ma sempre sul dolore e sull’amore:“Fa piaga nel tuo cuore la somma del dolore dell’uomo” (Giuseppe Ungaretti). Questo cerca, di questo si interessa, dimentico di sé: Donna perché piangi? Lo dice a Maria di Magdala e a ciascuno di noi, entra nelle nostre lacrime, vuole asciugarle con la carezza delle parole, va fino al loro riflesso più profondo per farsi argine e compagnia al nostro dolore. Anzi, come dice il salmo: le mie lacrime nell’otre tuo raccogli (Salmo 55,9). Immensi archivi di lacrime, raccolte una a una, sono i tesori di Dio. Le raccoglie ed è come se ci chiedesse scusa di ognuna di esse. “Dio naviga in un fiume di lacrime” (David Maria Turoldo). Questo mi conforta: Dio fa memoria di ogni dolore, ha cura di ogni lacrima, perla che non deve andare perduta, è ciò che manca alla passione di Cristo, ancora crocifisso nei suoi fratelli, è ciò che manca alla Pasqua di Cristo, quando sarà asciugata. Sono nella memoria amante di Cristo, fino a che la sua e nostra vita sia un fiume solo.

La Chiesa, la prima sorpresa di Dio

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“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.”

(Joseph Ratzinger, “La teologia nella storia di san Bonaventura”, 1969)

1. Nel Vangelo di questa Notte luminosa della Vigilia Pasquale incontriamo per prime le donne che si recano al sepolcro di Gesù con gli aromi per ungere il suo corpo (cfr Lc 24,1-3). Vanno per compiere un gesto di compassione, di affetto, di amore, un gesto tradizionale verso una persona cara defunta, come ne facciamo anche noi. Avevano seguito Gesù, l’avevano ascoltato, si erano sentite comprese nella loro dignità e lo avevano accompagnato fino alla fine, sul Calvario, e al momento della deposizione dalla croce. Possiamo immaginare i loro sentimenti mentre vanno alla tomba: una certa tristezza, il dolore perché Gesù le aveva lasciate, era morto, la sua vicenda era terminata. Ora si ritornava alla vita di prima. Però nelle donne continuava l’amore, ed è l’amore verso Gesù che le aveva spinte a recarsi al sepolcro. Ma a questo punto avviene qualcosa di totalmente inaspettato, di nuovo, che sconvolge il loro cuore e i loro programmi e sconvolgerà la loro vita: vedono la pietra rimossa dal sepolcro, si avvicinano, e non trovano il corpo del Signore. E’ un fatto che le lascia perplesse, dubbiose, piene di domande: “Che cosa succede?”, “Che senso ha tutto questo?” (cfr Lc 24,4). Non capita forse anche a noi così quando qualcosa di veramente nuovo accade nel succedersi quotidiano dei fatti? Ci fermiamo, non comprendiamo, non sappiamo come affrontarlo. La novità spesso ci fa paura, anche la novità che Dio ci porta, la novità che Dio ci chiede. Siamo come gli Apostoli del Vangelo: spesso preferiamo tenere le nostre sicurezze, fermarci ad una tomba, al pensiero verso un defunto, che alla fine vive solo nel ricordo della storia come i grandi personaggi del passato. Abbiamo paura delle sorprese di Dio. Cari fratelli e sorelle, nella nostra vita abbiamo paura delle sorprese di Dio! Egli ci sorprende sempre! Il Signore è così.

Fratelli e sorelle, non chiudiamoci alla novità che Dio vuole portare nella nostra vita! Siamo spesso stanchi, delusi, tristi, sentiamo il peso dei nostri peccati, pensiamo di non farcela. Non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c’è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a Lui.

2. Ma torniamo al Vangelo, alle donne e facciamo un passo avanti. Trovano la tomba vuota, il corpo di Gesù non c’è, qualcosa di nuovo è avvenuto, ma tutto questo ancora non dice nulla di chiaro: suscita interrogativi, lascia perplessi, senza offrire una risposta. Ed ecco due uomini in abito sfolgorante, che dicono: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24, 5-6). Quello che era un semplice gesto, un fatto, compiuto certo per amore – il recarsi al sepolcro – ora si trasforma in avvenimento, in un evento che cambia veramente la vita. Nulla rimane più come prima, non solo nella vita di quelle donne, ma anche nella nostra vita e nella nostra storia dell’umanità. Gesù non è un morto, è risorto, è il Vivente! Non è semplicemente tornato in vita, ma è la vita stessa, perché è il Figlio di Dio, che è il Vivente (cfr Nm 14,21-28; Dt 5,26; Gs 3,10). Gesù non è più nel passato, ma vive nel presente ed è proiettato verso il futuro, Gesù è l’«oggi» eterno di Dio. Così la novità di Dio si presenta davanti agli occhi delle donne, dei discepoli, di tutti noi: la vittoria sul peccato, sul male, sulla morte, su tutto ciò che opprime la vita e le dà un volto meno umano. E questo è un messaggio rivolto a me, a te, cara sorella, a te caro fratello. Quante volte abbiamo bisogno che l’Amore ci dica: perché cercate tra i morti colui che è vivo? I problemi, le preoccupazioni di tutti i giorni tendono a farci chiudere in noi stessi, nella tristezza, nell’amarezza… e lì sta la morte. Non cerchiamo lì Colui che è vivo!

Accetta allora che Gesù Risorto entri nella tua vita, accoglilo come amico, con fiducia: Lui è la vita! Se fino ad ora sei stato lontano da Lui, fa’ un piccolo passo: ti accoglierà a braccia aperte. Se sei indifferente, accetta di rischiare: non sarai deluso. Se ti sembra difficile seguirlo, non avere paura, affidati a Lui, stai sicuro che Lui ti è vicino, è con te e ti darà la pace che cerchi e la forza per vivere come Lui vuole.

3. C’è un ultimo semplice elemento che vorrei sottolineare nel Vangelo di questa luminosa Veglia Pasquale. Le donne si incontrano con la novità di Dio: Gesù è risorto, è il Vivente! Ma di fronte alla tomba vuota e ai due uomini in abito sfolgorante, la loro prima reazione è di timore: «tenevano il volto chinato a terra» – nota san Luca -, non avevano il coraggio neppure di guardare. Ma quando ascoltano l’annuncio della Risurrezione, l’accolgono con fede. E i due uomini in abito sfolgorante introducono un verbo fondamentale: ricordate. «Ricordatevi come vi parlò, quando era ancora in Galilea… Ed esse si ricordarono delle sue parole» (Lc 24,6.8). Questo è l’invito a fare memoria dell’incontro con Gesù, delle sue parole, dei suoi gesti, della sua vita; ed è proprio questo ricordare con amore l’esperienza con il Maestro che conduce le donne a superare ogni timore e a portare l’annuncio della Risurrezione agli Apostoli e a tutti gli altri (cfr Lc 24,9). Fare memoria di quello che Dio ha fatto e fa per me, per noi, fare memoria del cammino percorso; e questo spalanca il cuore alla speranza per il futuro. Impariamo a fare memoria di quello che Dio ha fatto nella nostra vita!

In questa Notte di luce, invocando l’intercessione della Vergine Maria, che custodiva ogni avvenimento nel suo cuore (cfr Lc 2,19.51), chiediamo che il Signore ci renda partecipi della sua Risurrezione: ci apra alla sua novità che trasforma, alle sorprese di Dio, tanto belle; ci renda uomini e donne capaci di fare memoria di ciò che Egli opera nella nostra storia personale e in quella del mondo; ci renda capaci di sentirlo come il Vivente, vivo ed operante in mezzo a noi; ci insegni, cari fratelli e sorelle, ogni giorno a non cercare tra i morti Colui che è vivo. Amen.

(Jorge Maria Bergoglio, Omelia nella Veglia pasquale)

Questo è il giorno – Il Vangelo del giorno di Pasqua – Giovanni 20,1-9

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9.

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 

Beato John Henry Newman (1801-1890) 
Omelia “The Difficulty of Realizing Sacred Privileges”, PPS, t. 6, n°8 
Questo è il giorno

“Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso” (Sal 117,24)… In quanto cristiani, siamo nati per il Regno di Dio fin dalla più tenera età…, ma, pur consci di questa verità e credendoci pienamente, facciamo molta fatica a cogliere tale privilegio e mettiamo lunghi anni a comprenderlo. Nessuno, sicuramente, lo comprende in pieno… Ed anche in questo grande giorno, il giorno più importante fra tutti, in cui Cristo è risuscitato dai morti…, eccoci come i bambini piccoli… a cui mancano gli occhi per vedere e capire chi siamo realmente….

Ecco il giorno di Pasqua – ripetiamocelo ancora, con profondo rispetto e grande gioia. Come i bambini dicono: “Ecco la primavera” o “Guarda il mare”, per provare a coglierne l’idea…, diciamo: “Questo è il giorno fra i giorni, il giorno regale (Ap 1,10 greco), il giorno del Signore. Questo è il giorno in cui Cristo è risuscitato dai morti, il giorno che ci porta la salvezza”. E’ il giorno che ci rende più grandi di quanto possiamo capire. E’ il giorno del nostro riposo, il vero nostro sabato; Cristo è entrato nel suo riposo (Eb 4) e noi con lui. E’ la prefigurazione del giorno che ci conduce attraverso la tomba e le porte della morte fino al tempo della consolazione nel seno di Abramo (At 3,20; Lc 16,22).

Ne abbiamo abbastanza della fatica, del limite, della stanchezza, della tristezza e del rimorso. Ne abbiamo a sufficienza di questo mondo terribile. Ne abbiamo abbastanza dei suoi rumori e del suo chiasso; la sua  musica migliore non è che rumore. Ma ora regna il silenzio, ed è un silenzio che parla…: questa ormai è la nostra beatitudine. E’ l’inizio di giorni calmi e sereni e Cristo si fa sentire col “mormorio di un vento leggero” (1Re 19,12), perché il  mondo non parla più. Spogliamoci del mondo e ci rivestiremo di Cristo (Ef 4,22; Rom 13,14)… Potessimo così spogliarci e rivestirci di realtà invisibili e imperiture! Potessimo crescere in grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore, stagione dopo stagione, anno dopo anno, finché ci prenda con lui… nel Regno del Padre suo e Padre nostro, del Dio suo e Dio nostro (Gv 20,17).

Il Signore è risorto. E’ veramente risorto.

Il Signore è risorto. E’ veramente risorto. E’ il saluto che si scambiano i cristiano greci, i cristiano ortodossi, e che è bello scambiarsi stasera, stanotte, domattina. Con la speranza resa certezza dalla fede, che questa è la notte più splendente di tutte, che ogni nostro peccato viene perdonato dalla grazia del Signore, che la morte non ha più l’ultima Parola sulla nostra vita. Per combinazione, oggi io ricordo la Pasqua di mio padre Giovanni, salito al cielo il 30 marzo di tredici anni fa. Una preghiera specialissima stanotte salirà all’Eterno per lui da parte mia. Lo ringrazierò per averlo avuto vicino tanto anni su questa terra, e per sentirlo sempre vicino a questo cielo illuminato dal Risorto. 

Amen.

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La discesa agli inferi – Lettura dell’icona

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Lettura dell’icona: la discesa agli inferi

«Il Cristo è risorto dai morti, con la sua morte calpestando la morte e ai morti nei sepolcri donando la vita. Risorgendo dalla tomba, come aveva predetto, Gesù ci ha donato la vita eterna e la grande misericordia!». (Canone di G. Damasceno – Ode I)

Il Cristo risorto

«Per riempire tutte le cose della tua gloria sei disceso nelle profondità della terra». (Ode I)

Le porte dell’Ade

«Si aprirono a te con timore le porte della morte, o Signore; e i custodi dell’Ade, vedendoti, sbigottirono. Infatti, infrante le porte di bronzo e spezzate le sbarre di ferro, tu ci hai tratto fuori dalle tenebre e dall’ombra di morte, rompendo i nostri legami!». (Vespri)

La Discesa agli Inferi è proprio la Festa delle feste e la Chiesa ne afferma l’importanza in un articolo del Credo, il Simbolo apostolico.

Purtroppo la nostra tradizione occidentale ha abbandonato questo tema e le immagini di Cristo che apre le porte di una grotta e fa uscire una fiumana di persone arrivano fino al medioevo col Beato Angelico.

Per indicare la realtà dei nostri progenitori esclusi dal contatto con Dio dopo il peccato originale, il simbolo è due porte ben sbarrate con chiavistelli, chiavi, catene; ebbene, non solo vengono aperte dal Cristo, ma sono addirittura scardinate con un’esplosione di chiodi, cardini, catenelle, eccetera.

Non si tratta di una fessura da cui ci si infila a fatica, ma della Grazia che ci viene concessa con abbondanza nell’opera salvifica del Cristo, come un fiume in piena.

La figura centrale della nostra icona che è questo Cristo luminoso e glorioso scende nell’Ade vittorioso sulla morte, è un vincitore, è un risorto.

Cristo che scende agli Inferi è il Cristo del nostro quotidiano che ci viene a visitare nella nostra vita, nella nostra condizione di stare nella tenebra, nella nostra esistenza umana, nella nostra condizione di incapacità di amare, di vedere la luce.

Adamo

«Sei disceso sulla terra per salvare Adamo, o Signore, e, non avendolo trovato sulla terra, sei andato a cercarlo fino nell’Ade». (Enkomia – I stanza)

Nell’icona della Discesa agli Inferi Adamo – spesso avvolto in un mantellone che lo rende maestoso, pieno e anche quasi pesante – è sempre inginocchiato e il Cristo che lo prende per mano dà proprio l’impressione di tirarlo su.

Eva

«Dal tuo fianco trafitto dalla lancia, o Salvatore, tu distilli la vita su Eva, la madre della vita, che mi esiliò dalla vita, e con lei vivifichi anche me». (Enkomia – I stanza)

L’altra figura che accompagna la Discesa agli Inferi è quella di Eva; qualche volta Adamo ed Eva sono dalla stessa parte, però nella maggior parte delle icone si è imposta questa composizione simmetrica: Cristo al centro, Adamo ed Eva ai lati.

Eva è molto diversa da Adamo e mentre Adamo sembra quasi pesante Eva non lo è affatto.

Del colore rosso del manto di Eva è facile comprendere il simbolo: Eva vuol dire madre dei viventi e quindi il rosso è il colore dell’energia che dà la vita, l’amore, la passione, la maternità.

Davide, Salomone, il Precursore, Abele, Mosè, i profeti…

 

«I prigionieri trattenuti nei ceppi dell’Ade videro la tua incommensurabile misericordia e con passo esultante si affrettarono, o Cristo verso la luce, applaudendo alla Pasqua eterna!». (Ode V)

Subito dopo vediamo comparire fra i personaggi gli Unti, che attendevano questo momento della salvezza che Cristo risorto ha instaurato nell’Universo.

Giovanni Battista, il suo precursore, che anche nell’Ade svolge come il compito di annunciatore: infatti ha sempre la mano protesa ad indicarlo.

Altri due personaggi che ritroviamo sempre incoronati sono Davide e suo figlio Salomone.

A questi si aggiungono altri che non hanno una ricorrenza fissa: più frequentemente c’è Abele, poi Mosè, poi Noè e dei profeti.

I profeti sono riconoscibili da uno strano berretto, chiamato berretto frigio, piccolino rosso con una fascia bianca che lo lega, e possono essere Daniele, Michea, ma essendo personaggi secondari nella rappresentazione, non hanno una necessità di identificazione.

Mosè è invece riconoscibile perché regge le tavole della Legge, Noè tiene una piccola barca in mano, Abele ha un bastone da pastore e spesso è vestito di pelliccia.

Venerdì Santo – Per la preghiera

Salmo 31      
 

1Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.
2 In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.

3 Tendi a me il tuo orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.

4 Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi.

5 Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.

6 Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

7 Tu hai in odio chi serve idoli falsi,
io invece confido nel Signore.

8 Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le angosce della mia vita;

9 non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai posto i miei piedi in un luogo spazioso.

10 Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si consumano i miei occhi,
la mia gola e le mie viscere.

11 Si logora nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore
e si consumano le mie ossa.

12 Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.

13 Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.

14 Ascolto la calunnia di molti: “Terrore all’intorno!”,
quando insieme contro di me congiurano,
tramano per togliermi la vita.

15 Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,

16 i miei giorni sono nelle tue mani”.
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori:

17 sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.

18 Signore, che io non debba vergognarmi
per averti invocato;
si vergognino i malvagi,
siano ridotti al silenzio negli inferi.

19 Tacciano le labbra bugiarde,
che dicono insolenze contro il giusto
con orgoglio e disprezzo.

20 Quanto è grande la tua bontà, Signore!
La riservi per coloro che ti temono,
la dispensi, davanti ai figli dell’uomo,
a chi in te si rifugia.

21 Tu li nascondi al riparo del tuo volto,
lontano dagli intrighi degli uomini;
li metti al sicuro nella tua tenda,
lontano dai litigi delle lingue.

22 Benedetto il Signore,
che per me ha fatto meraviglie di grazia
in una città fortificata.

23 Io dicevo, nel mio sgomento:
“Sono escluso dalla tua presenza”.
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.

24 Amate il Signore, voi tutti suoi fedeli;
il Signore protegge chi ha fiducia in lui
e ripaga in abbondanza chi opera con superbia.

25 Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.


Note Capitolo 31.

 
SALMO 31 (30) – PREGHIERA FIDUCIOSA NELLA PROVA
31 – In un intrecciarsi continuo di motivi che vanno dalla fiducia in Dio alla considerazione dell’attuale situazione di dolore, dalla richiesta di liberazione dai molti nemici e da una profonda angoscia interiore al ringraziamento per la salvezza ricevuta, l’orante formula questa lunga preghiera, ricca di reminiscenze bibliche (nel v. 14 si cita cfr. Ger 20, 10) e ripresa anche nel NT (la prima parte del v. 6 appare in cfr. Lc 23, 46, sulle labbra di Gesù crocifisso, e in cfr. At 7, 59, dove è fatta propria dal primo martire cristiano Stefano). 
31, 11 Le ossa indicano il corpo dell’uomo nel suo insieme (cfr. Sal 32, 3).
31, 18 Il silenzio negli inferi richiama la concezione che l’AT ha dell’aldilà, come inattività, ombra, silenzio per l’uomo. cfr.Sal 6, 6 e nota.
31,21 tenda: il tempio di Gerusalemme.

Lavare i piedi – Il Vangelo del Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Canto al Vangelo (Gv 13,34) 
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO (Gv 13,1-15) 
Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Lavanda-dei-piedi

«Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Capiamo ora? In silenzio, preghiamo il Signore che accresca la nostra fede, perche la Sua mente sia la nostra, i Suoi gesti siano i nostri. Amen.

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

(Isaia 61, 1-4 – dalla Prima lettura della Messa Crismale)

1 Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
2 a promulgare l’anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
3 per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
4 Riedificheranno le rovine antiche,
ricostruiranno i vecchi ruderi,
restaureranno le città desolate,
i luoghi devastati dalle generazioni passate.

Ti ringrazio, Signore, per il dono della consacrazione al tuo servizio. Accresci la mia fede in Te, perchè sia sempre più degno di servirti nei modi e nei tempi che continuerai ad indicarmi. 

Amen.