Vivere la Settimana Santa

Estraggo dall’intervento di Papa Francesco all’Udienza di oggi.

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«Ma che cosa può voler dire vivere la Settimana Santa per noi? Che cosa significa seguire Gesù nel suo cammino sul Calvario verso la Croce e la Risurrezione? Nella sua missione terrena, Gesù ha percorso le strade della Terra Santa; ha chiamato dodici persone semplici perché rimanessero con Lui, condividessero il suo cammino e continuassero la sua missione; le ha scelte tra il popolo pieno di fede nelle promesse di Dio. Ha parlato a tutti, senza distinzione, ai grandi e agli umili, al giovane ricco e alla povera vedova, ai potenti e ai deboli; ha portato la misericordia e il perdono di Dio; ha guarito, consolato, compreso; ha dato speranza; ha portato a tutti la presenza di Dio che si interessa di ogni uomo e ogni donna, come fa un buon padre e una buona madre verso ciascuno dei suoi figli. Dio non ha aspettato che andassimo da Lui, ma è Lui che si è mosso verso di noi, senza calcoli, senza misure. Dio è così: Lui fa sempre il primo, lui si muove verso di noi. Gesù ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico. In Lui Dio ci ha dato la certezza che è con noi, in mezzo a noi. «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20). Gesù non ha casa perché la sua casa è la gente, siamo noi, la sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio».

“Nella Settimana Santa viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità. Gesù entra in Gerusalemme per compiere l’ultimo passo, in cui riassume tutta la sua esistenza: si dona totalmente, non tiene nulla per sé, neppure la vita. Nell’Ultima Cena, con i suoi amici, condivide il pane e distribuisce il calice “per noi”. Il Figlio di Dio si offre a noi, consegna nelle nostre mani il suo Corpo e il suo Sangue per essere sempre con noi, per abitare in mezzo a noi. E nell’orto degli Ulivi, come nel processo davanti a Pilato, non oppone resistenza, si dona; è il Servo sofferente preannunciato da Isaia che spoglia se stesso fino alla morte (cfr Is 53,12)”. “Gesù non vive questo amore che conduce al sacrificio in modo passivo o come un destino fatale; certo non nasconde il suo profondo turbamento umano di fronte alla morte violenta, ma si affida con piena fiducia al Padre. Gesù si è consegnato volontariamente alla morte per corrispondere all’amore di Dio Padre, in perfetta unione con la sua volontà, per dimostrare il suo amore per noi. Sulla croce Gesù «mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Ciascuno di noi può dire: ‘Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me’. Ciascuno può dire questo ‘per me’”. 

“Che cosa significa tutto questo per noi? Significa che questa è anche la mia, la tua, la nostra strada. Vivere la Settimana Santa seguendo Gesù non solo con la commozione del cuore, vivere la Settimana Santa seguendo Gesù vuol dire imparare ad uscire da noi stessi – come dicevo domenica scorsa – per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, muoverci noi per primi verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione, di consolazione, di aiuto. C’è tanto bisogno di portare la presenza viva di Gesù misericordioso e ricco di amore!”.

Il Vangelo del Mercoledì Santo – Comunità di Sant’Egidio

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Se moriamo con lui, vivremo con lui
se perseveriamo con lui, con lui regneremo.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Dal vangelo di Matteo 26,14-25

Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. 

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. 

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”. 

 

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

Se moriamo con lui, vivremo con lui
se perseveriamo con lui, con lui regneremo.

Lode a te, o Signore, sia lode a te.

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Il racconto del tradimento di Giuda suscita sempre sentimenti di dolore e di sconcerto. Quale differenza con Maria che solo pochi giorni prima aveva unto i piedi di Gesù con unguento prezioso! Giuda arriva a vendere il suo maestro per trenta denari (il prezzo del riscatto di uno schiavo). Quanta amarezza c’è nelle parole iniziali del Vangelo che oggi abbiamo ascoltato: “Uno dei dodici”! Sì, uno dei più amici. Eppure Gesù lo aveva scelto, lo aveva amato, lo aveva curato, lo aveva difeso dagli attacchi dei nemici farisei. Ed ora è proprio lui che va da loro a venderlo. Il cuore di Giuda si era lasciato via via sedurre dalla ricchezza rafforzandone la distanza dal maestro sino a giungere al tradimento. Gesù del resto lo aveva detto chiaramente: “Non si può servire Dio e la ricchezza”. Giuda finì per preferire la seconda. Era vicina la Pasqua, il tempo del passaggio, il tempo della cena dell’agnello e Gesù fa preparare la cena. In verità, non era Giuda che “consegnava” Gesù ai sacerdoti; al contrario era Gesù che si “consegnava” alla morte per amore degli uomini. Il maestro parla del tradimento, ma non vi si oppone con la forza, distruggendo il traditore. Gesù vuole l’amore, solo l’amore; vuole la conversione del peccatore, non la sua eliminazione. La domanda d’amore di quella sera continua ad essere posta ad ogni discepolo e ad ogni uomo; la passione di Gesù non è terminata. Ecco perché Giuda non è lontano ed estraneo da noi. Ognuno è chiamato ad interrogarsi sui suoi tradimenti. Ma se accogliamo la croce del Signore siamo liberati dal tradimento, dall’indifferenza e dal peccato.

Quello che resta, alla fine: la Parola

(Ebrei 12, 23-29 – Ufficio delle Letture di oggi, Mercoledì Santo)

Guardatevi perciò di non rifiutare colui che parla; perché se quelli non trovarono scampo per aver rifiutato colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno lo troveremo noi, se volteremo le spalle a colui che parla dai cieli. La sua voce infatti un giorno scosse la terra; adesso invece ha fatto questa promessa: Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo (Ag 2, 6). La parola ancora una volta sta a indicare che le cose che vengono scosse son destinate a passare, in quanto cose create, perché rimangano quelle che sono incrollabili.
Perciò, poiché noi riceviamo in eredità un regno incrollabile, conserviamo questa grazia e per suo mezzo rendiamo a Dio un culto gradito a lui, con riverenza e timore; perché il nostro Dio è un fuoco divoratore (Dt 4, 24).

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Il peccato imperdonabile, rifiutare il perdono

Santa Caterina da Siena (1347-1380), terziaria domenicana, dottore della Chiesa
Dialogo della Divina Provvidenza, 37 
La disperazione di Giuda

[“Giuda si pentì … e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “Che ci riguarda? Veditela tu.” Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi” (Mt 27,3-5).

Dio disse a Santa Caterina:] Il peccato imperdonabile, in questo mondo e nell’altro, è quello dell’uomo che, disprezzando la mia misericordia, non ha voluto essere perdonato. Per questo lo ritengo il più grave, e per questo la disperazione di Giuda mi rattristò maggiormente, e fu più penosa a mio Figlio del suo tradimento. Gli uomini saranno dunque condannati a causa di questo giudizio sbagliato, che gli fa credere che il loro peccato sia più grande della mia misericordia… Sono condannati per la loro ingiustizia quando si lamentano della loro sorte più dell’offesa che mi hanno fatto.

Proprio allora infatti sono ingiusti: non mi rendono ciò che mi appartiene, né rendono a loro ciò che appartiene loro. A me sono dovuti l’amore, il pentimento per la colpa e la contrizione; devono offrirmeli a causa delle loro offese, ma fanno tutto il contrario. Non hanno amore né compassione se non per loro stessi, poiché non sanno altro che lamentarsi dei castighi che li aspettano. Vedi dunque che commettono un’ingiustizia, e per questo si scoprono doppiamente puniti per aver disprezzato la mia misericordia.

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Subbuteo Blog

A qualcuno, lo so, lo capisco, potrò sembrare un pazzo maniaco, uno rimasto all’infanzia… E vi diro, per la seconda che ho detto è proprio così! Mi diverto ancora come un ragazzino a giocare a Subbuteo, a cercare le squadre, a farmele dipingere, a coccolarmi le miniature, a imbrattarle di colla quando si rompono… Certo, non ho tutto il tempo che mi piacerebbe avere per divertirmi, ci sono tantissime cose che hanno la precedenza. Ma credetemi, quando riesco, a cinquant’anni ormai, a spaccarmi la schiena per giocare un’oretta, meglio ancora se con Sara o con i bimbi dei miei amici, quell’ora ne vale tantissime… Perciò tengo tanto a questo mio blog, un divertissement, ma qualcuno disse che solo chi era capace di rimanere con l’animo di un bimbo, sarebbe riuscito ad arrivare dove doveva… Grazie a tutti quelli, soprattutto Antonella, che mi sopportano… 

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L’uso della libertà – Il Vangelo del Mercoledì Santo – Matteo 26,14-25

VANGELO (Mt 26,14-25) 
Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

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Riflettiamo oggi sulla nostra libertà; è il dono più grande che ci ha fatto l’Eterno, e per l’eternità il sacrificio del Figlio Crocifisso ce l’ha consegnata… Ma che uso ne facciamo?

Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

Le due notti del Vangelo del Martedì Santo

(Sintesi di Radio Vaticana del commento di Papa Francesco)

Quando Giuda esce fuori dal Cenacolo per portare a termine il tradimento di Gesù, fuori – riferisce l’evangelista Giovanni – “è notte”. Parte da questa annotazione ambientale la breve riflessione di Papa Francesco, che si spinge poi a sondare in profondità la coscienza umana. La notte che avvolge Giuda, osserva, è anche la notte in cui brancola il suo cuore. È quella peggiore, ha affermato, la “notte del corrotto”, una “notte definitiva, quando il cuore si chiude” in un modo “che non sa, non vuole uscire” da sé. Diversa, ha proseguito, è invece la “notte del peccatore”, una notte “provvisoria” che, ha sottolineato Papa Francesco, noi tutti “conosciamo”. Quanti giorni di questa notte “abbiamo avuto”, quanti “tempi – ha insistito – quando la ‘notte’ giunge ed è tutto buio nel cuore…” Poi, ha proseguito, la speranza si fa largo e ci spinge a un nuovo incontro con Gesù. Di questa “notte del peccatore”, ha ribadito, “non abbiamo paura”. “La cosa più bella – ha indicato il Papa – è dire il nome del peccato”, confessandoli, e fare così l’esperienza di San Paolo che affermava “che la sua gloria era Cristo crocifisso nei suoi peccati. Perché? Perché lui, nei suoi peccati, ha trovato Cristo crocifisso che lo perdonava”.

Nessuno presuma di sè – Una lettura spirituale

Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa 
Il libro dei quattro amori, IV, 5 

« Non canterà il gallo prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte »

San Pietro, uno degli Apostoli, arrecò gran torto al suo Maestro, poiché rinnegò e giurò che non lo conosceva, e non contento di questo, lo maledisse e bestemmiò, protestando di non sapere chi egli fosse (Mt 26, 69s). Quale colpo questo, che trafisse il cuore di Nostro Signore ! Eh ! Povero san Pietro, cosa stai facendo ? Cosa stai dicendo ? Non sai forse chi egli sia, non lo conosci, proprio tu che sei stato chiamato per bocca sua all’apostolato, tu che hai confessato che proprio lui era il Figlio del Dio vivente (Mt 16, 16) ? Ah ! Uomo miserabile, come puoi dire che non lo conosci ? Non è forse colui che, non molto tempo fa, era ai tuoi piedi per lavarli, e ti ha nutrito con il suo Corpo e il suo Sangue ?…

Nessuno presuma delle proprie opere buone e pensi di non avere niente da temere, poiché san Pietro, che pur aveva ricevuto tante grazie, e promesso di accompagnare Nostro Signore in carcere, anzi fino alla morte, lo rinnegò subito dopo aver udito il fischio di un drappello di guardie.

San Pietro, sentito cantare il gallo, ricordò ciò che aveva fatto e ciò che gli aveva detto il suo buon Maestro ; riconosciuta la sua colpa, uscì e pianse così amaramente, da ricevere la remissione di tutti i suoi peccati. O beato san Pietro che, a motivo di tale contrizione ricevette il perdono generale di una così grande slealtà… So bene che furono gli sguardi sacri di Nostro Signore ad aver penetrato nel suo cuore per aprirgli gli occhi e fargli riconoscere il suo peccato… Da questo momento, egli non cessò più di piangere, soprattutto quando udiva il gallo di notte e di mattina… In questo modo, da gran peccatore quale era, divenne un grande santo.

Una domanda inquietante – il Vangelo del Martedì Santo – Gv 13,21-33.36-38

VANGELO (Gv 13,21-33.36-38) 
Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. 
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». 
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Parola del Signore

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Darai la tua vita per me? Questa è la domanda inquietante. Oggi tanti cristiani sono soliti soffermarsi su Giuda e sul suo tradimento, condannarlo, placarsi la coscienza credendo di essere più giusti e più bravi di lui… Io mi ritrovo ad interrogarmi, lo ammetto, a volte in modo ossessivo, su questa domanda rivolta a Pietro… Darai, Luca, la tua vita per me? Lo fai? Lo stai facendo? L’hai sempre fatto nei confronti degli uomini e delle donne che ho messo sul tuo sentiero in questo mondo?

E trovo pace solo abbracciando la Croce. La Sua Croce, che è anche la mia. 

Amen.

Profumo di Cristo – Il Vangelo del Lunedì Santo – Giovanni 12,1-11

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». 
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, 
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

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In questo Lunedì della Settimana Santa si legge il Vangelo dell’unzione dei piedi del Signore Gesù da parte di Maria.  Maria in qualche modo anticipa il gesto che lo stesso Gesù farà verso i suoi, lavando loro i piedi, e quello che poi le donne faranno verso il suo corpo deposto dalla Croce, prima della sepoltura.

Leggo questo Vangelo pensando in prima istanza al dovere che abbiamo di ungere i piedi, ossia lenire la fatica dei nostri fratelli e delle nostre sorelle che più faticano lungo le strade del mondo. Il dovere della misericordia, che non consente di scegliersi il prossimo, e quindi i piedi più o meno sporchi, più o meno affaticati da lavare. Quelli che incontriamo lungo il cammino, quello è il nostro prossimo, non altro. 

Poi penso al profumo. L’olio era molto costoso e molto profumato dice il Vangelo. Quell’olio molto costoso e molto profumato è la nostra vita… Il nostro tempo, le nostre energie, le nostre ricchezze di questo mondo. Tutto deve essere trasformato, tutto deve diventare profumo, perchè noi siamo chiamati ad ESSERE profumo di Cristo nel mondo.

Il Signore accresca la nostra fede. Amen.

« Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono » (2 Cor. 2, 14-15).