Quei 160 milioni di euro pubblici che finiranno agli impianti inquinanti costruiti negli ultimi 4 anni | QualEnergia.it

Non commento perchè potrei diventare volgare…

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Circa 160 milioni di euro di fondi pubblici che sarebbero dovuti servire a ridurre le emissioni di CO2 paradossalmente finiranno come rimborsi agli impianti inquinanti entrati in esercizio negli ultimi quattro anni. Oltre 51 milioni andranno alla sola centrale a carbone Enel di Torrevaldadiga Nord, a Civitavecchia, tra i maggiori emettitori di CO2 in Italia nonché responsabile con il suo inquinamento di circa 45 morti premature l’anno. All’Ilva di Taranto di milioni ne andranno oltre 3, e la lista dei beneficiati continua (comprendendo anche impianti meno impattanti, come i cicli combinati a gas): Sorgenia riceverà 25 milioni spalmati su 3 impianti, Ergosud 9 milioni, Eni Power quasi 7 milioni, Tirreno Power 4,4 milioni e decine di altre aziende avranno somme minori.

Quei 160 milioni di euro pubblici che finiranno agli impianti inquinanti costruiti negli ultimi 4 anni | QualEnergia.it.

Il riformismo mancato e l’industria – Il Sole 24 ORE

Quale che sia l’esito dell’attesissima sentenza della Cassazione su Silvio Berlusconi, non cambiano né i “fondamentali” dell’economia italiana né l’esigenza di riacciuffare nei tempi più rapidi possibili quella crescita che manca ormai da troppi anni, né il senso della denuncia («Le condizioni industriali in Italia rimangono impossibili») avanzata dal l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne.

Sembra una cosa ovvia, ma non lo è. L’atmosfera politica da eterna «resa dei conti» che s’accompagna al clima da campagna elettorale strisciante (e permanente), fa perdere di vista i dati reali già consolidati e quelli di prospettiva, compresi quelli che annunciano l’allentamento della crisi, un ritorno della fiducia ed il traino di una regione-chiave come la Lombardia.

Il riformismo mancato e l’industria – Il Sole 24 ORE.

Ignazio di Loyola

Si ricorda oggi, 31 luglio. Per un ex alunno dei Gesuiti come me, una figura fondamentale, assieme a Francesco d’Assisi (almeno una cosa in comune con Papa Francesco ce l’ho!).

O Dio, che a gloria del tuo nome 
hai suscitato nella Chiesa 
sant’Ignazio di Loyola, concedi anche a noi, 
con il suo aiuto e il suo esempio, 
di combattere la buona battaglia del Vangelo, 
per ricevere in cielo la corona dei santi. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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La personalità di sant’Ignazio è molto ricca e complessa e io non ho la pretesa di presentarla. Voglio soltanto considerarne due aspetti: la grazia che egli aveva di trovare Dio in tutto e la ricerca perseverante della volontà di Dio, nella luce di Cristo.
Ignazio ha avuto la grazia di vedere Dio in tutto; di contemplarlo nella creazione, nella storia, di trovarlo non soltanto nelle cerimonie religiose ma nelle azioni di ogni giorno e in ogni circostanza: dicono che egli si commuoveva fino alle lacrime davanti a un fiorellino, perché in esso vedeva la bellezza di Dio. E incoraggiava i suoi compagni a vedere in tutto la gloria di Dio, a trovare Dio in tutto, ad amare Dio in tutto. Trovare Dio in tutto è un segreto molto importante per la vita spirituale. Dio non è un essere solitario, che se ne sta in cielo: è un Dio presente in tutto, e non solo presente, ma che agisce in tutto, e sempre con il suo amore.
La ricerca di Dio per sant’Ignazio era una realtà e non un sogno indistinto, non lo cercava con l’immaginazione e la sensibilità; voleva realmente trovarlo e per questo ricercava in tutto la volontà di Dio. Era un uomo riflessivo, che studiava, esaminava e cercava con pazienza la soluzione più giusta, Proprio come dice il Vangelo che leggiamo oggi: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa?”, lui cercava la volontà di Dio e sapeva che la dobbiamo trovare nelle azioni che scegliamo di compiere. Se non scegliamo azioni in cui possiamo incontrare Dio, che possiamo compiere con lui e che corrispondono al suo desiderio, non troviamo veramente Dio e viviamo una spiritualità irreale, velleitaria.
Ignazio confidava di poter trovare la volontà di Dio mediante la preghiera, nelle consolazioni e nelle desolazioni dello spirito. Quando si trattava di cose importanti egli rifletteva per settimane intere, pregava, offriva la Messa, per trovare quello che Dio voleva. Così la ricerca di Dio era molto concreta, e altrettanto concreto il suo vivere con Dio.
E tutto ciò avveniva nella luce di Cristo. Egli aveva capito che non è possibile andare a Dio senza passare per Cristo, che in Gesù abbiamo il re dell’universo che ci insegna, anzi che è la via per giungere al Padre e che quindi la volontà di Dio si trova meditando la vita di Cristo, confrontando la sua vita con la nostra. Invece di proporci riflessioni sulla nostra vita, Ignazio ci fa riflettere sui misteri di Cristo: così avremo luce sulla volontà di Dio, una luce che ci arriva attraverso Cristo.
Egli ebbe un desiderio ardente di conoscere Cristo intimamente, di amarlo, di servirlo per sempre con tutto se stesso. E ricevette la risposta del Padre a La Storta, in una visione che lo colmò di gioia: “Io voglio che tu mi serva”. Servire il Padre e il Figlio, il Padre per mezzo del Figlio fu la felicità di sant’Ignazio, in un amore totale: trovare Dio e trovarlo nell’essere compagno di Cristo.

La Parola, la perla preziosa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,44-46.

Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 
Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; 
trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. 

bibbiaUn testo che, con i fratelli e le sorelle della Comunità di Sant’Egidio, ho spesso cantato. Un altro di quei brani del Vangelo che amo recitare e recitarmi a memoria, a mo’ di preghiera del cuore. Questo è per me il Vangelo, l’annuncio del Cristo, la perla più preziosa della mia vita, il tesoro più ambito da raggiungere in pensieri, parole ed opere. Perciò, al di là di tutti quelli che sono stati i percorsi della mia vita, i loro motivi, le loro cause umane, mai mi sono rifiutato e mai mi rifiuterò di predicare il Suo Evangelo. Perchè è per me ben più di mille pezzi d’oro e d’argento….

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia
poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa 

Omelia sul Vangelo di San Matteo, 47, 2 
Le parabole del tesoro e della perla

Le due parabole, del tesoro e della perla, insegnano la stessa cosa : bisogna preferire il messaggio evangelico ad ogni altro tesoro … Ma c’è qualcosa di ancor più meritorio: occorre preferirlo con piacere, con gioia, senza esitare. Non dimentichiamolo mai: rinunciare a tutto per seguire Dio, è guadagnare piuttosto che perdere. La predicazione del Vangelo è nascosta nel mondo come un tesoro nascosto, un tesoro inestimabile. 

Per procurarsi questo tesoro, due condizioni sono necessarie : la rinuncia dei beni del mondo e un coraggio saldo. Si tratta infatti di « un mercante in cerca di perle preziose » che « trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi » per comprarla. Questa perla unica è la verità, e la verità è una, non si divide. Possiedi una perla? Allora, tu conosci la tua ricchezza: è racchiusa fra le tue mani; tutti gli altri ignorano la tua fortuna. Così è del Vangelo: se l’abbracci con fede, se resta racchiuso nel tuo cuore, quale tesoro possiedi! Tu solo lo conosci: chi non crede ne ignora la natura e il valore e non ha alcuna idea della tua incalcolabile ricchezza.

La fine dell’economia presente

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,36-43.

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, 
e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! 

bibbia

L’espressione che l’edizione CEI 2008 traduce con ‘la fine del mondo’ può rendersi anche con ‘la fine dell’età presente’ o ‘la fine dell’economia presente’ (lett. ὁ δὲ θερισμὸς συντέλεια αἰῶνός ἐστιν). Sta ad indicare quando viene meno il fine (τέλεια) comune (συν), nel senso di “da perseguire assieme”.

Sta ad indicare che il peccato, la zizzania, nella vita di ogni giorno resta. Non ha più l’ultima parola, perchè Cristo ha vinto la morte,verrà sradicato senza pietà dagli angeli quando verrà il suo tempo. Ma c’è, e bisogna farci i conti.

Il fine comune – συντέλεια – giustamente si può rendere con economia. Perchè economia, nella sua etimologia, significa stabilire delle leggi (nomos) della casa (oikos) delle regole che si concordano in comune perchè le scarse risorse che ci sono bastano per tutti.

Basta guardare all’economia presente, allora, per capire perchè questa terra avrà una fine. Perchè l’umanità si serve di leggi di sfruttamento delle risorse che non guardano affatto al bene comune. Ricchi che si asserragliano nelle loro false certezze, e poveri che divengono sempre più poveri.

Chiediamo ogni giorno al Signore, che la nostra fede in lui si accresca. Perchè la vera economia del mondo, la vera ricchezza comune, è l’insegnamento del Cristo. Vivere l’economia del mondo come Egli si è sforzato di insegnarci. Cercare, di far si, ognuno per il suo, che le proprie cose siano le nostre cose, siano finalizzate all’utilizzo comune, non egoistico.

Ognuno ha una piccola comunità di cui è, deve sentirsi responsabile. La propria famiglia, la propria azienda, il proprio luogo di lavoro. La zizzania è anche lì. Bisogna avere il coraggio di conviverci, senza avere la tentazione di estirparla con la forza. Perchè non è nostro compito. Unico nostro compito è essere grano, crescere nella misericordia, spandere i chicchi della propria spiga, lasciare che muoiano perchè portino frutto.