Colossesi 3,9 – La verità antica e sempre nuova

Dite la verità ciascuno al suo prossimo (Zaccaria 8,16)

Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell’uomo vecchio con le sue opere (Colossesi 3,9)

Due versetti proposti per la preghiera di oggi. Uno dall’Antico ed uno dal Nuovo Testamento. O meglio entrambi dalla Scrittura, che sappiamo essere un tutt’uno, giacchè neppure uno iota di quanto scritto in antico è destinato a perire, ci dice lo stesso Gesù. Perciò, ciascuno è chiamato a dire la verità al suo prossimo, nella vecchia come nella nuova alleanza. Nella vecchia in quanto immagine dell’Eterno, in cui non esiste falsità nè menzogna. Nella nuova in quanto partecipe della vita nuova in Cristo, Figlio di Dio.

Il legame tra i due versetti è fortissimo a mio modo di vedere, perchè è fortissimo il legame tra i due testamenti. La profezia di Zaccaria, come tutte le profezie dell’antica alleanza hanno trovato il loro compimento, il loro Amen in Cristo Gesù, di cui Paolo è fedelissimo annunciatore.

Questo legame ci deve far riflettere, tutti, soprattutto quei credenti che dicono che si può distinguere tra antico e nuovo, che l’antico testamento è una specie di favoletta o di narrazione meno importante dei Vangeli o delle lettere paoline. Gli uomini, nessuno, nemmeno i cosiddetti uomini di chiesa, vescovi, preti o pastori che siano, non possono permettersi di sindacare su cosa sia più o meno vero nella Scrittura. Possono solo leggerla, pregarla e chiedere all’Eterno, Benedetto Egli sia, che dia loro il dono di saperla annunciare nel modo corretto.

Perciò la verità antica è sempre nuova. Perciò quello che appare il sentiero antico è l’unico che porta alla novità: la novità di una vera ed autentica vita cristiana, la novità di un sentirsi rinnovato ogni giorno, nel corpo e nello spirito, dalla Parola di Dio.

Neppure uno iota perirà…

Accresci la nostra fede, Signore Gesù, perchè possiamo comprendere con correttezza la tua Parola.

Luca 16,19-31 – Il povero Lazzaro

19 «C’era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente. 

20 Un mendicante, chiamato Lazzaro, stava alla sua porta, pieno di ulceri 
21 e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri. 
22 Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo2; morì anche il ricco, e fu sepolto. 
23 E nell’Ades3, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno; 
24 ed esclamò: “Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”. 
25 Ma Abraamo disse: “Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. 
26 Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”. 
27 Ed egli disse: “Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, 
28 perché ho cinque fratelli, affinché li avverta, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento”. 
29 Abraamo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”. 
30 Ed egli: “No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvederanno”. 
31 Abraamo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita”».

bibbia

(Commento di Ermes Ronchi)

C’era una volta un ricco… La parabola del ricco senza nome e del povero Lazzaro inizia con il tono di una favola e si svolge con il sapore di un apologo morale: c’è uno che si gode la vita, un superficiale spensierato, al quale ben presto la vita stessa presenta il conto. Il cuore della parabola non sta però in una sorta di capovolgimento nell’aldilà: chi patisce in terra godrà nel cielo e chi gode in questa vita soffrirà nell’altra. Il messaggio è racchiuso in una parola posta sulla bocca di Abramo, la parola “abisso”, un grande abisso è stabilito tra noi e voi.
Questo baratro separava i due personaggi già in terra: uno affamato e l’altro sazio, uno in salute e l’altro coperto di piaghe, uno che vive in strada l’altro al sicuro in una bella casa. Il ricco poteva colmare il baratro che lo separava dal povero e invece l’ha ratificato e reso eterno. L’eternità inizia quaggiù, l’inferno non sarà la sentenza improvvisa di un despota, ma la lenta maturazione delle nostre scelte senza cuore.
Che cosa ha fatto il ricco di male? La parabola non è moralistica, non si leva contro la cultura della bella casa, del ben vestire, non condanna la buona tavola. Il ricco non ha neppure infierito sul povero, non lo ha umiliato, forse era perfino uno che osservava tutti i dieci comandamenti.
Lo sbaglio della sua vita è di non essersi neppure accorto dell’esistenza di Lazzaro. Non lo vede, non gli parla, non lo tocca: Lazzaro non esiste, non c’è, non lo riguarda. Questo è il comportamento che Giovanni chiama, senza giri di parole, omicidio: chi non ama è omicida (1 Gv 3,15). Tocchiamo qui uno dei cuori del Vangelo, il cui battito arriva fino al giorno del giudizio finale: Avevo fame, avevo freddo, ero solo, abbandonato, l’ultimo, e tu hai spezzato il pane, hai asciugato una lacrima, mi hai regalato un sorso di vita.
Il male è l’indifferenza, lasciare intatto l’abisso fra le persone. Invece «il primo miracolo è accorgersi che l’altro, il povero esiste» (S. Weil), e cercare di colmare l’abisso di ingiustizia che ci separa.
Nella parabola Dio non è mai nominato, eppure intuiamo che era lì presente, pronto a contare ad una ad una tutte le briciole date al povero Lazzaro e a ricordarle per sempre, tutte le parole, ogni singolo gesto di cura, tutto ciò che poteva regalare a quel naufrago della vita dignità e rispetto, riportare uomo fra gli uomini colui che era solo un’ombra fra i cani. Perché il cammino della fede inizia dalle piaghe del povero, carne di Cristo, corpo di Dio.
«Se stai pregando e un povero ha bisogno di te, lascia la preghiera e vai da lui. Il Dio che trovi è più sicuro del Dio che lasci» (Vincenzo de Paoli).

Luca 9,43-45

43 E tutti rimasero sbalorditi della grandezza di Dio. Mentre tutti si meravigliavano di tutte le cose che Gesù faceva, egli disse ai suoi discepoli: 

44 «Voi, tenete bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». 
45 Ma essi non capivano queste parole che erano per loro velate, così da risultare incomprensibili, e temevano di interrogarlo su quanto aveva detto.

 

Parole dure, parole difficili. Quante volte nell’Evangelo sentiamo fare osservazioni del genere al Cristo? Anche da parte di chi gli è più vicino, dei dodici, di Simon Pietro. Però è vero, sono parole dure, difficili da capire se non ci fosse la sua Grazia.

 

Scrive Origene a riguardo:

 

Tra tutti i miracoli e prodigi che riguardano Cristo, uno specialmente eccede la capacità della mente umana e la riempie di stupore. La fragilità della nostra intelligenza non riesce a comprendere e neppure a intuire come si possa credere che sì grande potenza della divina maestà, lo stesso Verbo del Padre (Gv 1,1), la stessa Sapienza di Dio (1Cor 1,24), per mezzo della quale sono state create tutte le cose visibili e invisibili (Gv 1,3; Col 1,16), abbia potuto essere contenuta in quell’uomo che apparve in Giudea; che la Sapienza di Dio sia entrata nel seno di una vergine e sia nata come una piccola creatura che vagiva e piangeva come tutti gli altri bambini. Che abbia poi potuto provare i terrori della morte come egli stesso affermò dicendo: «La mia anima è triste fino alla morte» (Mt 26, 38) e, infine, che sia stato condannato alla morte più ignominiosa tra gli uomini, anche se poi, dopo tre giorni, risuscitò… 
In verità far udire ad orecchi umani tali cose, provare ad esprimerle con le parole, supera il linguaggio degli uomini… e probabilmente anche quello degli angeli.

 

Ma la grazia c’è, fratelli e sorelle che leggete, anche se il nostro essere peccatori, le astuzie del principe di questo mondo, fanno di tutto per farcene dimenticare, per farci credere di essere abbandonati a noi stessi, alle nostre insicurezze, alle nostre paure. La Grazia c’è e mai ci mancherà, come mai ci mancheranno i doni dello Spirito.
Come possiamo ricordarci della presenza di questa Grazia, dei doni dello Spirito che continuamente riceviamo? Io credo in un unico modo, con il confronto vivo, continuo e costante con la Parola di Dio, con la Bibbia, con il Verbo Incarnato.

 

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Luca 9,18-22 – Non dovete dirlo

Pietro riconosce in Gesù il Cristo

18 Mentre egli stava pregando in disparte, i discepoli erano con lui; ed egli domandò loro: «Chi dice la gente che io sia?» 
19 E quelli risposero: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia, e altri, uno dei profeti antichi che è risuscitato». 
20 Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». 
21 Ed egli ordinò loro di non dirlo a nessuno, e aggiunse: 
22 «Bisogna che il Figlio dell’uomo soffra molte cose e sia respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, sia ucciso e risusciti il terzo giorno».

Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia
poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sul Vangelo di San Matteo 54, 1-3

« Ordinò loro severamente di non riferire a nessuno che era il Cristo di Dio »

« Egli allora raccomanda ai discepoli di non riferire a nessuno che era il Cristo ». Perché quest’ordine ? Perché, scartato ogni motivo di scandalo, compiute la croce e la sua passione, respinto ogni ostacolo in grado di distogliere la folla dal credere in lui, potesse imprimersi profondamente e per sempre nelle anime la conoscenza esatta di chi egli era. La sua potenza non aveva ancora brillato in modo eclatante. Attendeva che, prima che la predicassero, l’evidenza della verità e dell’autorità dei fatti potesse confermare la testimonianza degli Apostoli.

Una cosa era vederlo ora moltiplicare i prodigi in Palestina, e poi vederlo esposto alle persecuzioni e agli oltraggi – la croce stava per seguire questi prodigi – ; altra cosa era vederlo adorato, creduto da tutta la terra, al riparo dagli abusi subiti un tempo. Per questo raccomanda loro di non dire niente a nessuno… Se gli Apostoli, che erano stati testimoni dei miracoli, che avevano partecipato a tanti misteri ineffabili, si scandalizzavano all’udire una sola parola sulla Passione, e con essi Pietro stesso, il capo di tutti loro (Mt 16, 22), cosa avrebbero pensato i comuni mortali se, dopo aver sentito dire che Gesù era il Figlio di Dio, egli fosse stato riempito di sputi e inchiodato alla croce? ; e tutto questo prima della venuta dello Spirito Santo, quando non si conosceva ancora la ragione di quei misteri ?

Luca 9,7-9 – La scelta

Erode il tetrarca udì parlare di tutti quei fatti; ne era perplesso, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risuscitato dai morti», 

8 altri dicevano: «È apparso Elia» e altri: «È risuscitato uno degli antichi profeti». 
9 Ma Erode disse: «Giovanni l’ho fatto decapitare; chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?» E cercava di vederlo.

Tutti, dal primo all’ultimo, hanno da dire qualcosa su Gesù; e tutti, persino il potente Erode Antipa, Tetrarca, cercano di vederlo. Cosa sta  significare questo? Due cose.
La prima, che il messaggio evangelico non lascia indifferente nessuno. Tutti riflettono a partire da esso, tutti osservano, tutti danno la propria opinione.
La seconda, che Gesù, la sua Persona, la sua Parola, ti costringono a prendere posizione, a fare una scelta di campo.

Il fatto poi che questa Persona, questa Parola abbiano la definitiva affermazione sulla Croce, tramite necessario per arrivare alla Resurrezione, alla vita nuova del Risorto (più avanti è scritto: 22 «Bisogna che il Figlio dell’uomo soffra molte cose e sia respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, sia ucciso e risusciti il terzo giorno». 23 Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua».) starà a dirci, ancora più chiaramente, che questa scelta di campo deve essere definitiva, completa. Non c’è una terza via per la sequela! O si segue Gesù fin sulla Croce, o non lo si segue, ci si illude.

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Solo tu sei Via, Verità e Vita. Amen.