Avvenire

Da un po’ di tempo ho ripreso ad acquistare tutti i giorni in edicola il giornale “Avvenire”, quotidiano di ispirazione cattolica, recita la sua testatina. Sono uno dei pochi acquirenti di giornali in genere, mi dice l’edicolante, di Avvenire in particolare. Nell’edicola di via Portuense dove lo acquisto, che ha riaperto da poco (sono in crisi pure quelle…) siamo due. Il giovane che la gestisce sa sempre chi dei due non lo compra! mi ha detto scherzando… Nulla di nuovo in realtà. Ricordo che quando lavoravo in Vicariato, all’Ufficio Matrimoni, a San Giovanni in Laterano ero uno dei pochissimi preti che lo leggeva tutti i giorni (e poi lo lasciava a Suor Tiziana o al notaio a fine mattinata…).

L’ho sempre letto online, in realtà, da quando è presente, ma mi va di spenderci un post e di invitarvi a comprarlo e leggerlo. Prima di tutto perchè vale la pena, gli ultimi due direttori gli hanno fatto fare un gran salto di qualità. E’ un giornale completo ed informato e con un gran numero di punti di vista. Non fermatevi all’informazione digitale o televisiva. Utilissima, io non ci rinuncio, ma non consente approfondimenti al di là delle belle parole di chi la cura. Perchè sul web ed in Tv sei distratto dall’interattività crescente, dalla fretta con cui una notizia si sostituisce all’altra e, tocca ammetterlo, dalle mille e mille ‘bufale’ che ci rifilano ogni giorno.

Oggi su Avvenire vi segnalo in particolare il bell’editoriale di Luigino Bruni sulla fine dell’anno civile e la toccante lettera di Asia Bibi, prigioniera se non ricordo male da 17000 giorni a causa della sua fede in Cristo. Poi un bell’articolo nelle pagine culturali su un romanzo inedito di Benson  (autore de “Il padrone del mondo”) sulla coscienza.

Buona lettura!

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31 dicembre, Eucaristia celebrata

Ricordando in particolare don Alberto Stucchi, già parroco di San Basilio; ho collaborato nella sua Parrocchia con le suore dell’Assunzione.

Antifona d’ingresso
È nato per noi un bambino, 
un figlio ci è stato donato: 
egli avrà sulle spalle il dominio, 
consigliere ammirabile sarà il suo nome. (cf. Is 9,5)

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Molti anticristi sono venuti, vengono e verranno. Molti Vangeli vengono annunciati, specie al giorno d’oggi, per confondere la fede debole di molti, per affermare le mille dottrine del Maligno. Ma il Verbo si è fatto carne, ribadisce il Vangelo del giorno, e le tenebre non potranno mai vincerlo nel cuore di chi lo ama e nel mondo redento dalla sua Passione e Resurrezione.

PRIMA LETTURA
1Gv 2,18-21
Avete ricevuto l’unzione dal Santo e tutti avete la conoscenza.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Figlioli, è giunta l’ultima ora. Come avete sentito dire che l’anticristo deve venire, di fatto molti anticristi sono già venuti. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.
Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri.
Ora voi avete ricevuto l’unzione dal Santo, e tutti avete la conoscenza. Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

Parola di Dio

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Preghiera dei fedeli
Fratelli, al termine di quest’anno, eleviamo il nostro grazie a Dio per i doni ricevuti, e preghiamo:
Ascoltaci, o Signore.

Perchè la Chiesa di Cristo, alla luce del vangelo, sappia riflettere sulle vicende di quest’anno, per rinnovare il suo impegno al servizio dell’uomo e del regno di Dio. Preghiamo.
Perchè le istituzioni politiche ed economiche non soffochino il messaggio evangelico, ma facciano in modo che ogni persona si senta accolta e protagonista nella costruzione della società. Preghiamo:
Perchè nel mondo si superino gli squilibri fra ricchi e poveri, le divisioni che provocano guerre, le ingiustizie che creano l’emarginazione dei più deboli. Preghiamo:
Perchè tutti i fratelli, che quest’anno ci hanno lasciato, incontrino Dio Padre e ricevano la ricompensa delle loro fatiche. Preghiamo:
Perchè i bambini nati durante l’anno, segno dell’amore di Dio per il mondo, siano educati secondo i principi evangelici ai più alti valori umani. Preghiamo:
Perchè tutti noi che partecipiamo a questa eucaristia, fortificati dal corpo e sangue di Cristo, cresciamo nell’amore e nel servizio reciproco. Preghiamo:
Ringraziamo il Signore per i doni concessi quest’anno, alla nostra comunità.

O Dio, Signore del tempo e della vita, concedici di scoprire con gioia i segni della tua provvidenza e donaci la forza di testimoniare e di diffondere il vangelo del tuo Figlio, il Cristo benedetto, che vive e regna con te per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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Preghiera dopo la comunione
Sostieni, Signore, con la tua provvidenza 
questo popolo nel presente e nel futuro, 
perché con le semplici gioie 
che disponi sul suo cammino 
aspiri con serena fiducia alla gioia che non ha fine. 
Per Cristo nostro Signore.

Noi sappiamo, sul Verbo

La seconda lettura dell’Ufficio di oggi.

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Dal trattato «La confutazione di tutte le eresie» di sant’Ippolito, sacerdote
(Cap. 10,33-34; PG 16,3452-3453)
Il Verbo che s’è fatto carne ci rende simili a Dio

Noi crediamo al Verbo di Dio. Non ci appoggiamo su parole senza senso, né ci lasciamo trasportare da improvvise e disordinate emozioni o sedurre dal fascino di discorsi ben congegnati, ma invece prestiamo fede alle parole della potenza di Dio.
Queste cose Dio le ordinava al suo Verbo. Il Verbo le diceva in parole per distogliere con esse l’uomo dalla sua disobbedienza. Non lo dominava come fa un padrone con i suoi schiavi, ma lo invitava a una decisione libera e responsabile.
Il Padre mandò sulla terra questa sua Parola nel tempo ultimo poiché non voleva più che parlasse per mezzo dei profeti, né che fosse annunziata, in forma oscura e solo intravvista attraverso vaghi riflessi, ma desiderava che apparisse visibilmente in persona. Così il mondo contemplandola avrebbe potuto avere la salvezza. Il mondo avendola sotto il suo sguardo non avrebbe più sentito il disagio e il timore come quando si trovava di fronte a un’immagine divina riflessa dai profeti, né avrebbe provato lo smarrimento come quando essa veniva resa presente e manifestata mediante le potenze angeliche. Ormai avrebbe constatato di trovarsi alla presenza medesima di Dio che parla.
Noi sappiamo che il Verbo ha preso un corpo mortale dalla Vergine, e ha trasformato l’uomo vecchio nella novità di una creazione nuova. Noi sappiamo che egli si è fatto della nostra stessa sostanza. Se infatti non fosse della nostra stessa natura, inutilmente ci avrebbe dato come legge di essere imitatori suoi quale maestro. Se egli come uomo è di natura diversa perché comanda a me nato nella debolezza la somiglianza con lui? E come può essere costui buono e giusto?
In verità, per non esser giudicato diverso da noi, egli ha tollerato la fatica, ha voluto la fame, non ha rifiutato la sete, ha accettato di dormire per riposare, non si è ribellato alla sofferenza, si è assoggettato alla morte, e si è svelato nella risurrezione. Ha offerto come primizia, in tutti questi modi, la sua stessa natura d’uomo, perché non ti perda d’animo nella sofferenza, ma riconoscendoti uomo, aspetti anche per te ciò che il Padre ha offerto a lui.
Quando tu avrai conosciuto il Dio vero, avrai insieme all’anima un corpo immortale e incorruttibile; otterrai il regno dei cieli, perché nella vita di questo mondo hai riconosciuto il re e il Signore del cielo. Tu vivrai in intimità con Dio, sarai erede insieme con Cristo, non più schiavo dei desideri, delle passioni, nemmeno della sofferenza e dei mali fisici, perché sarai diventato dio. Infatti le sofferenze che hai dovuto sopportare per il fatto di essere uomo, Dio te le dava perché eri uomo. Però Dio ha promesso anche di concederti le sue stesse prerogative una volta che fossi stato divinizzato e reso immortale.
Cristo, il Dio superiore a tutte le cose, colui che aveva stabilito di annullare il peccato degli uomini, rifece nuovo l’uomo vecchio e lo chiamò sua propria immagine fin dall’inizio. Ecco come ha mostrato l’amore che aveva verso di te. Se tu ti farai docile ai suoi santi comandi, e diventerai buono come lui, che è buono, sarai simile a lui e da lui riceverai gloria. Dio non lesina i suoi beni, lui che per la sua gloria ha fatto di te un dio.

30 dicembre, Eucaristia celebrata

Antifona d’ingresso
Nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa,
mentre la notte giungeva a metà del suo corso,
il tuo Verbo onnipotente, o Signore,
è sceso dal cielo, dal trono regale. (cf. Sap 18,14-15)

(dalla Prima lettura, 1 Giovanni 2,12-17)

Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!

Antifona di comunione
Dalla sua pienezza 
noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. (Gv 1,16) 

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Al termine della Messa

 

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che edifichi la tua Chiesa 
per mezzo dei sacramenti, 
suscita in noi nuove energie di vita, 
perché il dono ricevuto ci prepari a riceverlo ancora. 
Per Cristo nostro Signore.

La profetessa Anna – Luca 2,36-40

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:
venite, popoli, adorate il Signore,
oggi una grande luce è discesa sulla terra.
Alleluia.

VANGELO (Lc 2,36-40)
Anna parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione.

Dal Vangelo secondo Luca

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore

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La profetessa Anna – Rembrandt

La meditazione di Susanna, cristiana evngelica.

Dal racconto descritto nel vangelo di Luca (2:36-38), appare che Anna era una vedova di 84 anni che, in seguito alla morte del marito avvenuta dopo soli sette anni di matrimonio, viveva nel tempio.

La tarda età di questa donna è indubbiamente un segno di benedizione per una vita giustamente trascorsa agli occhi di Dio. Tutti i suoi anni di vedovanza li aveva passati nel tempio servendo Dio con preghiere e digiuni. L’immatura morte del marito aveva tolto alla sua vita ogni raggio di sole. Altre donne ebree tornavano a sposarsi: lei no, per lei il mondo materiale non aveva più promesse. Anna aveva però trovato il migliore antidoto alla sofferenza: la preghiera, e nella preghiera la pace e la tranquillità. Durante i lunghissimi anni della sua vedovanza, lei passò tutto il tempo in preghiere e digiuni e la sua vita, senza nessun cambiamento, scorreva monotona e quieta come un ruscello.

Nel mondo erano accaduti grandi eventi durante i molti anni della vigilanza della donna nel tempio: vi era stata la terribile guerra fra i fratelli Aristobulo e Ircano, sfociata in un fiume di sangue e carestia nel paese. Le legioni romane si erano venute ad accampare sulle colline attorno a Gerusalemme e Pompeo, loro generale, aveva violato la santità del luogo penetrando fin nel Tempio.

Ma Anna digiunava e pregava. Erode era salito al trono e il suo regno era stato segnato da guerre ed orribili delitti, ma la donna era rimasta fedele al suo posto durante quei giorni di pericolo e di miserio. Lei era ancora nel Tempio quando Erode aveva iniziato il suo orribile governo e vi era ancora adesso che il suo lungo turno era finito.

A molti questo può sembrare un ideale non bello della vita. Ai nostri giorni la vecchia controversia fra la vita attiva e quella contemplativa è stata definitivamente risolta a favore della prima. La santa donna moderna non è un’Anna nel Tempio: è un’abile diaconessa che visita i malati, veste i nudi, consola gli afflitti, svolge ovunque una missione di bene. Si potrebbe osservare che un’intera vita di devozione e di adorazione è biasimevole in un mondo in cui ci fu e sempre ci sarà bisogno di servire il Signore con il lavoro, ma noi non conosciamo abbastanza di lei e delle circostanze della sua vita, per fare una simile osservazione e giudicarla in questo modo.

Può darsi che nella sua verde età abbia anche lei unito la preghiera alle opere pie, ma noi la incontriamo in un periodo che le concedeva il privilegio del riposo nella pace della preghiera e dell’adorazione e anzi, se pensiamo ai suoi anni, ammiriamo profondamente l’energia e l’attività che la spingevano notte e giorno nel Tempio dove anche si interessava a ciò che avveniva, come vediamo nel caso in cui ci è presentata.

Una vita di devozione, se è reale e sincera, deve essere per forza una vita di eccezionale energia. Non c’è niente di più estenuante di una vera, sentita preghiera, specialmente se è preghiera di intercessione per atri. Un atto così profondamente spirituale richiede uno straordinario sforzo di astrazione dalle cose del mondo e della vita per portare la nostra anima alla presenza di Dio. Poche di noi possono spendere molto tempo in preghiera come Anna; una vita così occupata deve essere una vita di continui esercizi spirituali.

Si potrebbe pensare che fosse caduta in una devozione apparente, fatta di ripetizioni di preghiere abituali. Nella vita monastica si cade facilmente in questa trappola, ma da ciò che ci dice Luca, vediamo che non era questo l’atteggiamento di Anna. La sua adorazione non era caduta in così basse condizioni. Sicuramente Anna avrà seguito con interesse le complicate cerimonie del Tempio, ma si capisce dalle parole di Luca che la sua principale occupazione era la preghiera personale per la quale l’ampio spazio e la quiete del Tempio le offrivano l’opportunità migliore. Questo fu l’uso che Gesù difese dai mercanti dicendo: “La mia casa sarà chiamata casa di orazione”.

Come tutte le donne di fede del popolo ebraico, Anna pregava per la venuta del Messia e lo attendeva. Luca, con il suo amore per i particolari, ci dice che essa era della tribù di Ascer. Una speciale benedizione l’aveva dunque preservata e mantenuta nella fede dei padri perché questa era una delle 10 tribù che si erano allontanate dal culto del vero Dio. Probabilmente le sue preghiere erano rivolte anche per la salvezza delle pecore perdute della casa d’Israele.

D’altronde Anna era una profetessa; le sue preghiere le avevano aperto gli occhi a quelle visioni che senza la preghiera restano invisibili. Non ci è detto, come per Simeone, che avesse ricevuto qualche rivelazione speciale concernente la venuta del Messia, ma senza dubbio l’anziana donna avrà avuto dal suo compagno di devozione il segreto messaggio ed aveva ritenuto per fede quello che divenne il tema della sua attesa.

Questo ci mostra un altro lato rimarchevole del carattere di Anna. Lei viveva nella speranza. La vecchiaia non le aveva tolto questo dono; aveva fede che il meglio doveva ancora venire.

Oggi che tanti giovani sono portati ad un nero pessimismo e arrivati ai 20 anni posano artificialmente da scettici, ci fa molto bene l’esempio di questa donna che alla malinconia dell’età contrappone la dolce serenità della speranza. Eppure la vita di Anna era stata colpita presto dal dolore. Ma il dolore non fu per lei motivo di disperazione, perché seppe allargare gli orizzonti sul dolore dell’umanità intera per attendere la comune salvezza e la liberazione del promesso Messia.

Anna appare per un solo momento nella storia del Vangelo, quando Giuseppe e Maria portarono il fanciullino Gesù nel Tempio, e per fede vide in Lui il promesso Messia.

Che sia per noi un luminoso esempio di devozione, speranza e fede!