31 gennaio 2014, Eucaristia celebrata – Marco 4,26-34

Canto al Vangelo (Mt 11,25) 
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, 
Signore del cielo e della terra, 
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

VANGELO (Mc 4,26-34) 
L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

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Mosaico di San Clemente a Roma

Nell’Eucaristia di oggi ho ringraziato il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, per l’amore, la misericordia e la pazienza nei nostri riguardi. Per l’amore ocn cui fa crescere l’albero del suo Regno, il cui tronco indefettibile è la Croce.

Riflessioni sull'educazione

(Seconda lettura dell’Ufficio di oggi)

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Dalle «Lettere» di san Giovanni Bosco

(Epistolario, Torino, 1959, 4,202.204-205.209)
Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore
Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, ed obbligarli a fare il loro dovere, bisogna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere.
Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! È certo più facile irritarsi che pazientare: minacciare un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando è quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo.
Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che è necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione.
Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poca fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11,29).
Dal momento che sono i nostri figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione.
In certi momenti molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita.
Ricordatevi che l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi.
Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra via, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù.

La lampada e la misura (Matteo 4,21-25)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,21-25.

Diceva loro: «Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? 
Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. 
Se uno ha orecchi per intendere, intenda!». 
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. 
Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

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San Francesco d’Assisi (1182-1226), fondatore dei Frati minori 
Ammonizioni, 19-22.28 
“A chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”

 

Beato chi dà ogni bene al Signore. Chi al contrario ne rivendica una parte per sé, costui nasconde in fondo a se stesso il denaro del Signore Dio, e quanto credeva di possedere gli sarà tolto (Mt 25, 18.28).

Beato chi, nel momento in cui tutti lo lodano ed esaltano, non si reputa migliore di quando è ritenuto misero, semplice e spregevole. L’uomo infatti tanto vale quanto vale davanti a Dio; e non di più. …

Beato l’uomo che trova piacere e felicità solo in ciò che ha fatto il Signore e che se ne serve con gioia per portare gli uomini all’amore di Dio … Beato l’uomo che non parla continuamente di sé, solo per ricavarne qualche vantaggio e che non chiacchiera a vanvera, ma valuta attentamente ciò che deve dire e rispondere. Guai all’uomo che non sa tenere segreto il bene che il Signore gli ispira e se ne vanta davanti agli altri per guadagnarci, senza preoccuparsi di corrispondere con le opere buone. Costui ha già ricevuto la sua mercede in questa terra, e le sue parole contribuiscono ben poco al bene di chi le ascolta.…

Beato l’uomo che mette da parte per il cielo (Mt 6,20) il bene che il Signore gli dona e non si preoccupa di farlo conoscere agli altri con l’intento di trarne vantaggio. Il Signore stesso provvederà a manifestare a chi crede il bene che il suo servitore avrà operato. Beato chi custodisce nel segreto del suo cuore i segreti che il Signore gli rivela.

Tagli ed Avvenire

Sto tagliuzzando qui e là le mie spese, più qui che anche là, causa il perdurare della mia cassa integrazione, a zero ore da ottobre, rinnovata per altre tredici settimane, fino a dopo Pasqua, a fine aprile. Ma non rinuncio ad una informazione di qualità, specie in un momento difficile come questo. E quando posso vado in edicola e compro “Avvenire”, che ad oggi è sicuramente tra i giornali meglio composti sulla piazza. Se non è in edicola compro “La Stampa”, che a detto di mio padre, che se ne intendeva davvero, è il miglior giornale italiano per esteri ed economia. Oggi ho speso il mio euro e venti per Avvenire e vi segnalo l’editoriale ed una analisi.

L’editoriale sul caso Electrolux

L’analisi del film “La Grande Bellezza”

Il seme della Parola (Marco 4,1-20)

L’essenza della fede, è lì… facciamolo crescere!

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Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Marco 4,1-20

Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: “Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno”. E diceva: “Chi ha orecchi per intendere intenda!”. 

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: 

guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, 
perché non si convertano e venga loro perdonato”. 

Continuò dicendo loro: “Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole? Il seminatore semina la parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro. Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono. Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto. Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno”. 
 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

(commento della Comunità di Sant’Egidio)

Gesù non sta più in casa a Cafarnao, ma sulle rive del lago. Qui c’è più spazio per accogliere le persone che vanno ad ascoltarlo. In effetti, quel giorno si raduna attorno a lui molta gente. E Gesù “di nuovo si mise ad insegnare”, nota l’evangelista. La cornice è suggestiva: possiamo immaginare la folla disposta ad anfiteatro lungo una piccola insenatura mentre Gesù, da una barca, riprende a parlare a quella gente assetata di parole vere per la propria vita. L’evangelista raccoglie in questo capitolo varie parabole. È un modo tipico di come Gesù si rivolge alle folle. Il linguaggio non è astratto ma molto concreto, legato alla vita quotidiana. Tutti possono comprenderlo, ma è indispensabile un’attenzione vigile, ossia un interesse del cuore per poter cogliere in profondità la semplicità delle immagini. Quella che viene posta all’inizio è tra le più note e importanti del Vangelo. E non a caso. E Gesù lo fa comprendere fin dalla prima parola che pronuncia: “Ascoltate!”. Sì, l’ascolto è decisivo quando si sta davanti a Gesù. L’intera parabola che Gesù narra è tutta tesa a mostrare la decisività per i discepoli di ascoltare la sua parola. È la nota parabola del seminatore. Gesù la considera così importante da dire ai suoi discepoli che se non la comprendono non possono capire neppure le altre. In effetti, a differenza di altre volte, la spiega lui direttamente. Gesù parla della seminagione della Parola di Dio nel cuore degli uomini. Quel che colpisce, anzitutto, in questa narrazione è la generosità del seminatore che getta il seme ovunque ed in gran quantità, anche se si trova davanti terreni duri e poco accoglienti. È evidente il contrasto tra la generosità del seminatore e la non accoglienza della terra. L’insuccesso, comunque, non scoraggia il seminatore: egli continua ad uscire e a seminare. I diversi campi non sono però diverse categorie di persone, ma è ciascuno di noi nei diversi momenti e modi con cui ascoltiamo il Vangelo. A volte il nostro cuore è come la strada, davvero duro e impenetrabile. La Parola di Dio viene predicata senza sosta ma noi non lasciamo che scalfisca il nostro cuore. E tutto per noi continua come sempre. Altre volte il nostro cuore è come sovrastato dalle preoccupazioni per noi stessi e, seppure ascoltiamo il Vangelo, la massa delle preoccupazioni che abbiamo lo sommerge come le spine soffocano il terreno. Altre volte siamo più attenti e pronti ad accogliere la Parola di Dio. Ed ecco allora venire i frutti di amore, di bene, di misericordia, di solidarietà. Il Vangelo va ascoltato con il cuore aperto, disponibile, con attenzione. In tal modo è simile a un terreno arato e pronto per accogliere il seme. E il seme è sempre una piccola cosa, appunto come il Vangelo, e ha bisogno di disponibilità. Gesù continua a seminarlo ancora oggi. E con generosità. Beati noi se lo accogliamo e lo facciamo crescere. I frutti saranno preziosi per noi e per il mondo.