1 febbraio 2014, Eucaristia celebrata – Memoria di Santa Maria in Sabato

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CENNI SULLA COMMEMORAZIONE DI MARIA IL SABATO
(n.b. i grassetti sono miei)

La dedicazione del sabato a santa Maria nella liturgia ha cominciato nell’epoca carolingia, con Alcuino, (735-804), maestro di Carlo Magno. (Supplemento d’Alcuino : PL 101, 455-456)

Non conosciamo la ragione per cui Alcuino volle intenzioni mariani nella liturgia del sabato. Nei secoli successivi, quindi a posteriori, teologi e liturgisti ne produrranno fino a sette «ragioni». Nel secolo XIII sono già indicate le seguenti «ragioni», spiegate ad esempio da HUMBERTUS DE ROMANIS, maestro generale dei frati predicatori.

1. – Il sabato è il giorno benedetto da Dio più degli altri giorni, Dio benedisse il settimo giorno (cfr.Gn 2, 3) e Maria è la «benedetta fra le donne» (Lc 1,42).

2. – Parimenti il sabato è il giorno santificato da Dio e Maria è la «piena di grazia» (Lc 1,28), perciò è giusto dedicare il giorno santo alla Tutta Santa; Ha compito le opere della natura nel sabato e le opere della grazia in Maria (coscienza della perfezione di Maria).

3. – Il sabato è il giorno in cui Dio, dopo la creazione, si riposò (cf. Gn 2,2), ma il vero «riposo» di Dio è Maria, a cui la liturgia applica Sir 24, 8: «Colui che mi creò riposò nella mia tenda» perché Dio si riposa in un’anima nella quale si è compiaciuto, Maria. La Bibbia dice che si è riposato nel suo tabernacolo (Sal 18,6). Dice Umberto, “concordano dunque sabato e la Vergine: il sabato è il giorno, e Maria essa è il luogo dove si riposa”.

4. – Come il sabato è la porta che introduce nella domenica, così Maria è stata la porta per mezzo della quale Cristo è entrato nel mondo.

5. – Come il sabato è il giorno medium tra il venerdì (doloroso) e la domenica (gioiosa), senza attraversare il quale non si può passare dalla pena alla gloria, così Maria è media tra noi, viventi nella terra di esilio, e Cristo già glorioso nel cielo; c’è dunque una coscienza della funzione mediatrice di Maria. Dice Umberto “nec de poenis hujus mundi ad gaudia coeli potest aliquis transige, nisi per ipsam Mediatricem mundi.”

6. – Nel sabato in cui Cristo giaceva nel sepolcro e gli apostoli, increduli e sfiduciati, si erano nascosti «per timore dei Giudei» (Gv 20,19), la fede della Chiesa si concentrò, tutta, in Maria; perciò ogni sabato è memoria della Vergine che crede e attende la risurrezione del Figlio.

7. – La stessa Madre di Gesù ha mostrato di prediligere questo giorno: nella chiesa di Blacherne in Costantinopoli. Ogni venerdì sera, senza che intervenga mano umana, viene tolto il velo che ricopre l’Icona della Theotokos, la quale, sospesa nell’aria, si lascia vedere dai fedeli fino all’ora.nona del sabato, in cui, parimenti senza intervento umano, viene nuovamente ricoperta e riportata al suo posto abituale. Mentre l’occidente è separato dall’oriente, Umberto evoca questo miracolo.

Le prime messe della Vergine in Occidente sono apparse  sotto l’influsso di Alcuino  (735-804).

Alcuino (735-804), il benedettino irlandese contribuì in modo decisivo alla riforma liturgica carolingia, ed introdusse un elemento decisivo nel ciclo settimanale. Mentre il sacramentario papale (Gregoriano adrianeo = Gr H) con cui Carlo Magno impose il rito romano tra le popolazioni franco-germaniche conteneva solo le messe domenicali,Alcuino, nel suo Supplemento, compilò una duplice serie di messe per i sette giorni della settimana, la penultima è de S. Cruce, l’ultima de S. Maria.

 La prima messa della Vergine presenta quali letture Sir 24,14-16 e Lc 10,38-42, ambedue in uso da tempo nelle memorie mariane. La tematica del formulario è : la constatazione dei pericoli della vita presente e della esistenziale tristizia contrapposta alla fiducia di ottenere, per l’intercessione della Vergine, la sicurezza, la letizia e la pace della vita futura.  La seconda messa manca di indicazioni per le letture. Le orazioni sono anch’esse di buona fattura. La tematica rispecchia la consapevolezza dell’uomo medievale sul mistero del peccato e sulla sua radicale incapacità di compiere, con le sole forze della natura, azioni gradite a Dio. Da qui il ricorso fiducioso alla Madre del Signore.

Alcuino volentieri inviava agli amici copia della sua raccolta. Così, via via, si diffuse la messa del sabato, prima nei monasteri dell’impero carolingio, poi nelle cattedrali e comunità diocesane, non perché ciò sia comandato, ma mossi da devozione.

 Le omelie mariane nell’epoca carolingia non solo hanno trasmesso un notevole patrimonio mariologico patristico, ma hanno fornito anche materiali per la composizione dei testi della pietà mariana. Cf. Alano di Farfa († 779), Paolo Diacono (†799) Ambrogio Aperto (†781). La lettera “Cogitis me” di Pascasio Radberto, abate di Corbie ( † 865 ca) , giustifica e illustra la venerazione che la Chiesa rende alla Madre del Signore.

Chi è costui? (Marco 4,35-41)

Canto al Vangelo (Gv 3,16) 
Alleluia, alleluia.
Dio ha tanto amato il mondo 
da dare il Figlio, unigenito, 
perché chiunque crede in lui non vada perduto, 
ma abbia la vita eterna.
Alleluia.

VANGELO (Mc 4,35-41) 
Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono? 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. 
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». 
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». 
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore

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Chi è costui? E’ Il Signore Gesù, l’unico Signore della mia vita. Ha dato la sua vita per me, mi ha redento. Voglio servirlo come meglio posso, nel servizio ai miei fratelli ed alle mie sorelle, e gli chiedo perdono per il mio peccato e per le mie mancanze.

Tale e così grande è il mistero dell’uomo che si manifesta agli occhi dei credenti attraverso la rivelazione cristiana! Per Cristo e in Cristo riceve luce quell’enigma del dolore e della morte, che senza il suo vangelo sarebbe insopportabile. Cristo è risorto, distruggendo la morte con la sua morte, e ci ha donato la vita, perché, figli nel Figlio, esclamiamo nello Spirito: Abbà, Padre! (dalla Gaudium et Spes, 22; Ufficio delle letture di oggi, 1 febbraio, sabato III settimana Tempo Ordinario).