#ferrovia mi ispiri una #poesia!

Chiuso fra le cose mortali,
anche il binario finirà,
mi chiedo: perchè bramo il treno?

binario_ponte_delle_valli

Perchè tu sei qui ,
perchè la vita esiste e l’identità,
perchè il potente spettacolo continua
ed io posso contribuire con un verso.

(Divertissement su due poesie… vediamo chi le individua entrambe… nei commenti)

#vitalstrategy non solo #digital – Riflessioni sull'Onestà

Cos’è l’onestà? In etimologia deriva dalla stessa radice di onore (honor), e sta ad indicare il portare con la massima correttezza l’onere (onus in latino) della propria condizione. Mi ci interrogo spesso non solo quando si parla (argomento di #digitalstrategy) di propri contenuti di qualità (un blogger onesto li crea, non li copia, e quando li riprende lo dice e cita), ma più spesso quando vivo e, per esempio, faccio la spesa. E mi trovo, otto volte su dieci di media (due solo questa mattina!), a dover sollecitare lo scontrino al negoziante di turno. E non mi tirate in ballo per favore i balzelli sul commercio perchè mi accade lo stesso ai Parioli come nella borgata più sperduta di Roma.

Perciò l’onestà, prima che di #digitalstrategy è materia di #vitalstrategy, necessaria per la vita in armonia ed in spirito di condivisione. Perchè si condivide tutto, anche la spesa per i servizi comuni, finanziati con le nostre tasse. Che io pago con ritenute alla fonte, fino alla fine, altri in base ai redditi autocertificati. Cosicchè capita spessissimo in Italia che chi ti dà lavoro paghi meno di te che sei un suo dipendente.

Non è nemmeno questione di filosofie o credenze, di quali si abbiano… Mia figlia Sara frequenta una scuola di ispirazione steineriana, dagli alti ideali autoproclamati. Rispetto del bambino, della sua evoluzione naturale, dei suoi tempi. La frequenta perchè io in quei valori ci credo, anche se poi, alla fine, certe dinamiche (bullismo e simili) si ritrovano anche lì. Perchè nessun uomo è un isola, era un motto valido tanti anni fa, ma che ora è davvero universale. Ora che valori, idee, piattaforme di condivisione sono attive in ogni momento del giorno da ogni posto del mondo… E questo vale nel bene come anche nel male.

La scorsa settimana Sara doveva fare una visita specialistica. Ho chiesto consiglio per un medico e me ne è stato indicato uno. Studio meraviglioso, al centro, persona molto affabile, visita accurata, tanta attenzione alla bambina. Nulla da dire. Poi si arriva al momento di pagare il conto della visita: “allora sono 140 senza fattura, 180 con la fattura”. Alla faccia di tutti i valori proclamati ed esibiti… Sono in cassa integrazione da sette mesi ormai, prendo metà dello stipendio. Rosicando dentro ho pagato 140, perchè con quaranta euro ci mangiamo tre giorni.

Ma che miseria, che tristezza dopo, e che rosicata, lo ammetto… Pure io all’onestà ci credo, e quella continuerò ad insegnare a Sara. Perchè senza di quella, senza che ognuno porti il peso della propria naturale esistenza, non c’è speranza nella vita. Solo sopraffazione e violenza. Perchè il peso che non porti tu, lo fai portare a qualcun altro… Anche se ti credi di essere leggero, finirai a fondo con tutti i tuoi simili…

#digitalstrategy Babbo, ancora studi?

Così mi ha detto mia figlia Sara, vedendomi impegnato sul portatile con un libro, con a fianco carta e penna (ebbene si, ancora le uso!), che prendevo appunti di tanto in tanto?

Non si finisce mai, le ho detto, ricavandone in cambio uno sguardo preoccupato del genere “ma allora io quando finisco che ho appena cominciato?”, per cui ho corretto il tiro precisando che però al babbo piace, come gli piaceva quando era piccolo! Non c’era Internet ma c’era l’enciclopedia “Conoscere” e “Colorama” e tanti altri bei libri…

Non si finisce mai, soprattutto se fai la tua più grande ricchezza dei contenuti che sai creare e sai comunicare, prima soprattutto a parole e su carta, ora anche sui blog e sui social network.

Studiare, impegnarsi, perchè si ama la conoscenza, non come qualcosa di fine a sè stessa, ma come qualcosa da comunicare, perchè chi ama davvero condivide, e questa condivisione è il suo primo arricchimento.

Per chi fosse curioso, sto studiando “Google Marketing” di Daniele Salamina, cercando di applicare quanto pian piano apprendo all’iniziativa imprenditoriale di alcuni miei amici.

google-marketing

#digitalstrategy 5, 8, 10 attimi fuggenti…

Se ci fate caso, molti degli articoli riguardanti il mondo dei social network e dei blog hanno come titolo dei numeri del tipo 5 modi per…, 8 strade per…, 10 contenuti immancabili, 7 plugin irrinunciabili… A volte riportano cose interessanti, più spesso sono ‘specchietti’ per attirare gli utenti, sempre alla ricerca di avere il massimo risultato con il minimo sforzo. E se un altro fa il lavoro di ricerca al posto tuo, perchè disdegnare la cosa…

Pensandoci mi è tornata in mente una delle scene iniziali del film “L’attimo fuggente”, quella in cui il direttore del collegio chiede agli alunni quali siano i quattro pilastri dell’insegnamento in quel luogo, ottenendo in risposta il coro “tradizione, disciplina, onore, eccellenza”.

Il resto della storia mostrerà come a quell’elenco fosse impossibile ridurre il mondo delle anime in formazione di quegli studenti, che prima deridono, ridicolizzandolo, quell’elenco, redigendone uno opposto (“travisamento, orrore, decadenza, escremento”) poi per tutta la storia, spinti dal loro professor Keating, cercano la loro strada.

Così io credo che, anche se a volte c’è tanta ricchezza in quegli elenchi, non si possa ridurre il tutto ad essi, e che ognuno debba trovare la propria strada personale per essere un bravo blogger, un bravo propositore di contenuti interessanti per il proprio pubblico. Così come, allo stesso modo, non esiste una #digitalstrategy buona per tutte le occasioni e per tutti i clienti. Anche questa va ogni volta tarata e resa unica ed originale per quello che è il proprio committente.

Occorre sforzarsi, insomma, e quando serve essere capaci di abbandonare la propria sedia e… salire sulla cattedra!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=gddhz1X3jXA&w=420&h=315]

Sono andato sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse… e il mondo appare diverso da quassù.

E’ proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice ‘molti uomini hanno vita di quieta disperazione’. Non vi rassegnate a questo. Ribellatevi.

 

#vitadiognigiorno Mala tempora currunt

Mi sono svegliato molto presto stasera, erano le 5.30 più o meno. Ho preparato il caffè, riordinato le mie cose da padre separato nello zaino e sono ripartito verso casa mia. Il treno regionale era pieno come al solito, ma è uscito un bel sole che mi ha messo di buonumore nonostante oggi inizi l’ennesimo periodo di cassa integrazione (nuova scadenza, sabato 10 maggio, ma mi hanno detto di chiamare il 7 perchè non si sa mai…). Ho comprato il giornale e finalmente ho trovato il tempo di leggerlo tutto. Sistemate le cose a casa, ho acceso il portatile (oggi devo studiare, su Kindle che costa meno, anche per prepararmi al nuovo corso a #LUISS_Enlabs) ed ho trovato l’annuncio di Mario Adinolfi ad UnoMattina. Non sono mai riuscito a sentirlo dal vivo, questa è la volta buona. Mi piace quello che dice. Dopo la fine della trasmissione posto un commento favorevole a quanto ho sentito. Mi ritrovo dopo nemmeno cinque minuti oggetto di spam di sconosciute e sconosciuti che mi chiedono cosa guardo, cosa mi salta in mente di alzarmi presto per guardare certe cose, o a che ora sono tornato a casa, per non parlare di chi mi paragona ad un masochista che ama farsi frustare… Li blocco e finisce lì, spero. Poi squilla per l’ennesima volta il mio cellulare visualizzandomi un misterioso numero di Taranto da cui sono già stato chiamato tre volte, rispondendo e trovando un interlocutore muto. Stavolta risponde una malcapitata che vuole propormi l’ennesima offerta per la bolletta di casa. Momenti la sbrano, poi mi dispiace, fa il suo lavoro, ma per conto di una società che della mia privacy (a che cosa serve essere iscritti al registro delle opposizioni, signori garanti della privacy???)  se ne sbatte altamente.

Mala tempora currunt, e sono le 11 passate, e non sono ancora riuscito ad aprire il libro…

#football Una piccola considerazione

Guardi, da vecchio appassionato di bel calcio, dopo aver addormentato tua figlia, il secondo tempo di Villareal vs Barcelona, e capisci perchè il calcio italiano è ridotto così. In Italia solo Juventus e Roma reggerebbero quei ritmi di gioco (e non a caso sono davanti a tutte le altre con tanti punti di vantaggio), ma non per tutti e novanta i minuti… (e non a caso continuiamo a scendere nel ranking UEFA). Comunque bellissima partita, Barcellona che rimonta da 0-2 a 3-2 e si mantiene in gioco per la vittoria della Liga.

A Subbuteo, ref. 168 (El Submarino Amarillo) contro ref. 19 (Barcelona).

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#energiarinnovabile Giochi sporchi, come sempre sulla nostra pelle

Ripubblico qui il comunicato di SOS Rinnovabili

Prendo 10 minuti del vostro tempo per spiegarvi cosa sta succedendo almeno per quel poco che capisco io. 

Comincio con la fine: giovedi scorso a un gruppo di banche è stato mostrato da funzionari del MISE una bozza di provvedimento che intendono mettere in campo prima delle elezioni europee. Si tratterebbe di un taglio del 20% dei contributi alle rinnovabili a fronte di una spalmatura su 27 anni invece di 20 anni come attualmente previsto. Una misura simile a quella già varata da Zanonato, ma questa volta obbligatoria.
Illustrerò dopo gli effetti di un provvedimento del genere. Fatemi dire qualcosa sulla sua genesi.
Sono 2 anni che al MISE si parla di un potenziale taglio retroattivo sulle rinnovabili modello spagnolo. Sono 2 anni che gli esperti giuridici lo sconsigliano perché incostituzionale (le aziende rinnovabili hanno in mano un contratto ventennale firmato con il GSE, la convenzione, e rimangiarselo farebbe la fortuna degli avvocati e esporrebbe lo stato a ricorsi miliardari).

Proprio non potendo toccare le tariffe in questi 2 anni il settore delle rinnovabili è stato bombardato da misure alternative (es. raddoppio dell’IMU, applicazione degli oneri di sbilanciamento, applicazione di una tassa ad-hoc per pagare i costi del GSE, la Robin-Hood tax del 10% addizionale sull’IRES, il dimezzamento dei prezzi del ritiro dedicato, la circolare dell’agenzie dell’entrate che impone l’ammortamento in 25 anni invece che in nove, la tassazione speciale del 25% per le imprese agricole che fanno fotovoltaico, l’obbligo di riaccatastamento e variazione della rendita per le famiglie che costruiscono un impianto fotovoltaico sul loro tetto, etc. etc. e potrei continuare a lungo purtroppo). Tutte queste misure di contorno si aggiungono chiaramente al passaggio dei 5 conti energia che hanno via via tagliato gli incentivi fino ad azzerarli. Oggi la redditività dei progetti è fortemente depressa. Quasi dimezzata rispetto a quella originaria.

Vorrei farvi anche riflettere che anche per effetto delle rinnovabili il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso (PUN) è crollato dai 70 Euro a MWh del 2008 a circa 45 Euro a MWh di marzo 2014, stiamo parlando di una riduzione pari a circa il 35% del prezzo in 6 anni. Direi un bel contributo per l’utente elettrico che paga la bolletta ogni mese. Per l’abitante del pianeta che gode dei benefici ambientali basti pensare che nella settimana di Pasqua 2014 il 50% dell’energia prodotta nella borsa italiana era di fonte rinnovabile! Pulita e rispettosa delle generazioni a venire.

In questo quadro arriva la famosa televendita di Renzi del 12 Marzo 2014. Ricordate le slide? Una di quelle pagine prometteva “taglio del costo dell’energia elettrica del 10%” Pensate forse che ci fosse una strategia dietro? No questo slogan elettorale si abbatte come un fulmine a ciel sereno sui funzionari del MISE e del MATT (i ministeri deputati alle materie in oggetto: Sviluppo Economico e Ambiente), nonché sulle teste dei funzionari dell’Economia. La domanda che si fanno è: “adesso dove li prendiamo questi soldi?”
Nel frattempo Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni aveva circolato via Twitter un suo paper sulla possibile manovra di “spalmatura” degli incentivi alle rinnovabili su un orizzonte più lungo. 
Come scrivevo il 17 febbraio 2014 l’istituto Bruno Leoni pubblica un paper nel quale ripropone l’idea del taglio retroattivo alle rinnovabili (http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=14897). 
Il pezzo crea un dibattito molto forte fra esponenti delle associazioni ambientaliste, Assoelettrica ed esperti di settore. Già in quei giorni la nota di Alessandro Visalli (http://tempofertile.blogspot.it/2014/02/note-di-lettura-sul-paper-dellistituto.html) ripresa anche dallo stesso Stagnaro e da Iacopo Giliberto aveva chiarito moltissimi dei gravi limiti della proposta di taglio retroattivo. Limiti sia ben chiaro che erano noti da anni a tutti gli addetti ai lavori. 

In questo quadro nelle settimane dopo la televendita di Renzi nelle stanze dei ministeri si agitano per trovare un modo per dare concretezza alle promesse di riduzione del taglio della bolletta promessa dal primo ministro. Nonostante le proposte per ridurre le bollette non manchino di certo:

innanzitutto far si che la grande discesa del prezzo dell’energia all’ingrosso si scarichi sui prezzi pagati dai consumatori invece di rimanere a beneficio del margine delle società venditrici di energia (che oggi pagano l’energia 45 Euro a MWh e la rivendono ai clienti mediamente a 80 Euro a MWh facendo un margine di quasi il 100%), ridurre gli oneri impropri in bolletta (es. sconto alle FS, sconti agli energivori, costi per lo smantellamento del nucleare che ormai è fermo da un trentennio ma continuiamo ancora a pagarlo con moneta sonante, etc. etc.) guarda caso l’interesse dei tecnici del ministero dove va a cadere? esattamente sulla proposta criticatissima dell’Istituto Bruno Leoni di cui sopra. E’ qui parte un lavoro segreto e inconfessabile.

Talvolta affiora qualche segnale inquietante di questo lavoro sotterraneo tipo la ministra Guidi che in televisione a Porta a Porta ricorda che entro maggio (del resto con le elezioni europee il 25 maggio sembra che il tempo si fermi dopo il quinto mese dell’anno) ci sarà un provvedimento importante che taglierà il costo della bolletta cosi come promesso nella televendita.

A questo punto si riprendono in mano al ministero i ragionamenti rifatti mille volte, i pareri degli esperti e i conti condivisi con le banche. Ci si rende conto che i problemi tecnici sono enormi, innanzitutto le banche. Sempre loro le banche. E’ importante ricordare che il sistema bancario italiano a finanziato le rinnovabili con qualcosa che vale una cinquantina di miliardi di euro di finanziamenti strutturati a medio e lungo termine. Per dirla in un altro modo se giochi con le tariffe in maniera goffa scateni una sorta di olocausto del credito che con una reazione a catena spazza via il sistema bancario.Insomma con le banche, come sempre bisogna andarci con i piedi di piombo. Per questo vengono convocate in una riunione giovedi per anticipargli il provvedimento e tastargli il polso. La loro reazione è stata negativa. Hanno spiegato che gran parte dei finanziamenti andrebbe nel cosiddetto “default tecnico” perché non rispetterebbero più molti parametri obiettivo (es. fra tutti il DSCR il rapporto fra cash flow e rata non si rispetta se tagli la tariffa del 20%), inoltre molti impianti non possiedono i terreni oltre il ventesimo anno quindi allungare gli incentivi a 27 anni è inutile perché non ci sarebbe il titolo legale per fare altri 7 anni di produzione. Insomma un ginepraio di corrette obiezioni. Peraltro su problemi che nel ristretto mondo degli addetti ai lavori sono già sta
ti affrontati almeno 15 volte e sono ben noti a tutti. In un quadro del genere un decisore politico attento si ferma e cerca altre soluzioni.

Un decisore populista invece, che intende nascondere dietro la retorica del “riformismo ad ogni costo” la sua pochezza cosa fa? Rilancia con un muscolare azzardo a spese della collettività
Fatemi fare alcune considerazioni sui devastanti effetti su un provvedimento come il ventilato decreto “spalma-rinnovabili” obbligatorio:
1. Si lederebbe il principio costituzionale di non retroattività violando unilateralmente le convenzioni GSE firmate dai titolari degli impianti esponendo lo stato a una massa di ricorsi per decine di miliardi. Non mi metto a calcolare il danno erariale potenziale e i costi legali per tutti i provvedimenti (stiamo parlando di decine di migliaia di impianti);

2. Si perderebbe gettito per lo stato in una misura di almeno 500 milioni di euro, infatti il 20% di tariffa rinnovabile (1,5 miliardi di euro) è la parte dei ricavi che fa si che le società rinnovabili arrivino in utili e paghino le imposte. Con il taglio le aziende rinnovabili chiuderebbero tutte in perdita e lo stato non incasserebbe più né IRES, né IRAP. Come scrivevo prima si tratterebbe di un minore gettito di non meno di 500 milioni di Euro all’anno. Come si finanzierebbero queste mancate entrate con nuove tasse? Ai danni si aggiungerebbero altri danni. Il risparmio per le famiglie sarebbe quindi del tutto esiguo perché al risparmio in bolletta seguirebbe un incremento dell’imposizione fiscale per mantenere in equilibrio il bilancio dello stato;

3. Ennesima perdita di credibilità internazionale agli occhi degli investitori stranieri che vedrebbero il nostro paese come ancora una volta inaffidabile nel medio-lungo periodo con non troppo difficili da immaginare impatti sullo spread e sulla capacità dell’Italia di attrarre nuovi investimenti dall’estero;

4. Mazzata per il sistema bancario che si ritroverebbe qualcosa come 50 miliardi di crediti o in sofferenza o incagliati o comunque con rating abbassato. Questo costringerebbe inevitabilmente le banche a ridurre il credito nei confronti degli altri settori per poter rispettare le regole di Basilea III che prevedono che ci sia una quantità di capitale proprio allocato per ogni ammontare di crediti di bassa qualità. Insomma la mazzata dalle rinnovabili si trasferirebbe al credito e dal settore finanziario propagherebbe a domino su tutta l’economia;


5. Gli investitori prevalentemente italiani nonostante ciò che si legge sulla stampa si ritroverebbero a perdere il loro capitale investito in questi ultimi 5 anni. Stiamo parlando di almeno una cinquantina di miliardi di euro che volerebbero in fumo. Vogliamo immaginare gli effetti depressivi di una simile ecatombe finanziaria? Se non vogliamo leggerla con le lenti dell’equità perlomeno cerchiamo di essere realisti e di comprendere che sarebbe un shock altamente negativo per la nostra economia oltre che per il nostro diritto;

6. Ultima ma non ultima naturalmente l’occupazione degli addetti a questa importante filiera produttiva. Senza soldi come si pagano li stipendi? Con un simile massacro degli investitori chi pagherà per nuovi impianti? Come si pagheranno i ricambi, le manutenzioni e tutti i servizi accessori con cui vivono oggi alcune decine di migliaia di lavoratori italiani?

La vera domanda è perché tutto questo? Perché si vogliono scatenare i 6 effetti terribili elencati sopra per ridurre le bollette di pochi euro al mese quando imponendo alle società di vendita di energia di adeguare il costo delle forniture al nuovo prezzo all’ingrosso dell’energia si potrebbero far risparmiare agli utenti italiani qualcosa come 10,5 miliardi di euro all’anno? Si avete letto bene, infatti 35 Euro a MWh (la differenza fra il costo dell’energia al dettaglio pari a 80 Euro per MWh e il costo dell’energia all’ingrosso pari a 45 Euro per MWh) moltiplicato per 300.000.000 di MWh (il consumo italiano di energia) vale circa 10,5 miliardi di Euro ossia 9 volte di più dei tagli proposti alle rinnovabili. Io non posso che concludere con una domanda classica: cui prodest?

#fedecristiana Servono i santi?

Santo, a partire dall’etimologia ebraica da cui i nostri termini derivano, significa “separato”, indicava  tutto ciò che erano messo a parte per uno scopo speciale. Per esempio i chicchi di grano che venivano riservati per la semina successiva, erano dichiarati “santi” perchè non li si doveva macinare.

I primi cristiani fra loro si chiamavano “Santi” perché si ritenevano “separati dal mondo” o meglio come sta scritto nella “Lettera a Diogneto” persone che erano nel mondo ma non del mondo (la lettera riecheggia le parole che il Vangelo attribuisce al Cristo”.
Con il passare del tempo si è affermata l’idea che il santo sia una persona particolarmente ‘buona’ o che abbia confermato con la sua vita delle connotazioni morali concordi con l’etica cristiana.

La situazione di oggi vede le chiese cristiane divise su questo punto. Le chiese cristiane cattolica ed ortodossa si sono rafforzate più nel secondo modo di intendere la santità ed hanno dei santi ‘canonizzati’, ovvero ritengono di avere l’autorità di poter proporre al popolo di Dio delle persone come modelli. Le chiese protestanti e della Riforma hanno proposto un ritorno alle radici evangeliche e protocristiane del termine e riaffermano con forza che il Cristo è l’unico modello possibile per un credente. Non esistono canoni particolari per la santità se non la fedeltà all’unico Vangelo del Cristo ed all’unico antico sentiero delle fedeltà ai comandamenti di Dio.

Viste le diverse persone che mi hanno chiesto come mai non ho scritto nulla della canonizzazione di oggi, pur avendo vissuto e lavorato a contatto, spesso diretto, con Giovanni Paolo II, questo post valga come risposta.

La mia concezione della santità, da sempre, non da ora, è assai più vicina a quella delle chiese riformate che non a quella della chiesa cattolica. Ho conosciuto direttamente Giovanni Paolo II, ne ho ammirato la fede, lo spirito di preghiera incessante che lo animava, e lo ritengo un santo nel primo modo, ovvero una persona che si è sforzata, con i suoi limiti e le sue pecche (giacchè ritengo che nessun uomo o donna possa essere assolutamente perfetto in questo mondo) di vivere il Vangelo del Cristo. Questo, oltre all’esperienza storica dei suoi gesti, vissuta per tutto il suo pontificato, mi basta per ricordarlo come una persona importante nel mio modo di essere cristiano.

Ma quando prego, prego Cristo, quando vivo, cerco di imitare Cristo, quando cerco un modello o un aiuto per vivere le situazioni in cui mi trovo, lo cerco nella Scrittura ed in particolare nel Vangelo. E, badate, così facevano loro! Francesco si riteneva una nullità, così Paolo di Tarso; Giovanni XXIII si considerava un parroco di campagna….

Servono i santi? Si, servono dei modelii di vita cristiana, a tutti, perchè nessuno di noi è perfetto e tutti, anche Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, come Francesco d’Assisi, o Agostino, o Ignazio possono aiutarci in questo. Ma essi stanno principalmente a ricordarci che dobbiamo guardare al Cristo, quando cerchiamo la luce per affrontare le tenebre che a volte sembrano avvolgere il mondo in cui viviamo.

Non brillano di luce propria, ma risplendono, come tanti santi che mai hanno visto o vedranno la gloria (effimera come tutte le glorie umane) degli altari, dell’unica luce dell’Eterno.

#digitalstrategy, un altro passo in avanti

E’ quanto mi ripropongo di fare partecipando anche al secondo modulo del corso di strategia digitale ed uso dei social media proposto dalla Dolab School. dedicato al tema del SOCIAL MEDIA STRATEGY E MONITORING, ovvero COME ACQUISIRE E MISURARE LA SOCIAL MEDIA REPUTATION PROPRIA E DEI COMPETITOR. Docente la simpaticissima Emanuela Zaccone, detta @Zatomas che si definisce in moto perpetuo, ed in effetti lo è , a giudicare dagli scatti che posta su Instagram! 

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IL PROGRAMMA

Social Media landscape: there’s a social for that!
L’ecosistema social è composto da un’ampia varietà di possibili canali su cui muoversi, ma non tutti sono adatti al proprio business né hanno gli stessi linguaggi. Come selezionare quelli giusti?

Social Media planning: pianificare è meglio che improvvisare. 
I social sono sinonimo di rapida evoluzione ma creare un piano editoriale è fondamentale per guidare la social media strategy e creare una community fedele. Ne creiamo uno insieme?

Social Media Analytics: trovare KPI rilevanti e comparabili. 
Non esistono ancora degli standard per la misurazione delle performance sui social, ma è possibile identificare degli indicatori significativi e compararli con i competitors.
Attraverso l’analisi dei principali tool definiamo una dashboard personale.

Social CRM e crisis management: happy user, happy startupper. 
I Social Media non sono solo il luogo del dialogo ma anche quello dell’assistenza e delle opportunità. Com’è cambiato il CRM con il loro avvento? Come mettere in piedi una strategia di crisis management per la propria azienda?

Users behavior:
Social Network Analysis e comportamenti degli utenti. Gli utenti interagiscono tra di loro e con i brand generando relazioni e stabilendo reti più o meno complesse. Ciò consente di identificare i temi più rilevanti e individuare i nodi più autorevoli. Gli obiettivi? Molteplici, dalle digital PR all’identificazione degli influencers.

Esercitazione finale. 
L’obiettivo è migliorare la Social Media strategy del proprio brand e valutarne il posizionamento, per ottimizzare le attività sui canali, attivare community intorno ai propri servizi e collocarsi autorevolmente nell’industry di riferimento.

Link al programma completo: http://www.dolabschool.com/social-media-strategy-e-monitoring/