Il Marsala? Salta come un Grillo!

Il Marsala? Salta come un grillo!

La Sicilia è da sempre al vertice per la produzione di vino tra le Regioni italiane con molti vitigni di qualità. Dal Nero d’Avola, allo Zibibbo, al Grillo (ne ho scordato qualcuno? Suggeriscimelo tu!). Il Grillo, in particolare è famoso per dare corpo al celebre Marsala, vino secco e dolce.

Il Marsala, nascita e crisi del mito

Il mito del Marsala nacque nel 1773 grazie al mercante inglese John Woodhouse e si affermò grazie a due grandi famosissimi produttori, Ingham (dal 1812) e Florio (dal 1832). Si affermò e venne apprezzato in particolare per tutti i due secoli successivi, facendo sì che una modesta zona agricola si trasformasse in un attivo centro industriale. Nel 1900 si contavano a Marsala ben quaranta aziende vinicole!

Botti per l'Invecchiamento
Botti per l’invecchiamento

Per molto tempo il suo mercato non ha conosciuto la crisi, poi, agli inizi degli anni Ottanta, tanto la produzione quanto la vendita, a detta degli esperti del settore non più regolate e controllate circa la qualità, hanno avuto un vero e proprio crollo.

L’enologo Aristide, nel suo blog a tema enologico lo diceva diventato “un vino da supermercato, da 3 euro la bottiglia“.

Ritorno al futuro: riscoperta e rilancio

Negli anni più recenti però è in corso, ormai in fase avanzata, un grande tentativo di far riscoprire al Marsala gli antichi fasti. Questo grazie all’iniziativa dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Sicilia e del Centro per l’Innovazione della Filiera Vitivinicola E. Del Giudice.

Sono stati recuperati gli antichi vitigni della varietà Grillo, il cosiddetto “biotipo B”, che probabilmente già esisteva nella zona dal 1770, caratterizzato dalla vocazione a dare origine ad un vino di alto grado alcolico (fino ai 18°), ottimo anche invecchiato per lungo e lunghissimo periodo.

Sempre il blogger Aristide segnala come particolarmente impegnati in questo lavoro di recupero i produttori Giacomo Ansaldi ed Ercole Alagna.

Vitigni del Grillo
Vitigni del Grillo, coltivati con la tecnica “ad alberello”

Giovani imprenditrici della zona si sono oggi attivate, assieme ai ragazzi di “Marsala e Sapori” per organizzare dei veri e propri corsi, denominati “Educational sul Marsala” pensati per i ristoratori e gli operatori turistici di tutta la zona del Trapanese. Lo scopo dichiarato è quello di far percepire il Marsala come un vino storico, di valore, si, ma anche adatto anche alle giovani generazioni senza complessi di inferiorità verso i vini fortificati spagnoli o portoghesi (tipo il Porto o il Madeira).

Marsala en Primeur

Il rinato vino Marsala, di nuovo di alta qualità, viene ora presentato e degustato nelle fiere e nelle sagre che arricchiscono la zona.

L’ultima a svolgersi, quella delle “Minni di Virgini” (“seni di vergine”) di Sambuca di Sicilia, un particolare dolce che replica la forma di un seno femminile, ricoperto di glassa di zucchero e riempito con crema al latte, scaglie di cioccolato e zuccata, cui è seguita l’appena conclusa “Sicilia en Primeur“, svoltasi nelle Isole Eolie gli scorsi 28 e 29 maggio.

Minni di Virgini
Minni di Virgini

In entrambe il Marsala ha avuto modo di essere degustato ed apprezzato dai visitatori e presto questo tradizionale vino di Trinacria potrebbe replicare il successo avuto dal Nero d’Avola pochi anni fa.

Se lo augura nel suo blog Fernanda Roggero del Il Sole 24 Ore che, recensendo proprio l’evento di “Sicilia en Primeur” afferma che “identità e sostenibilità sono le nuove parole d’ordine (giuste) del vino siciliano”.

Che il Marsala sia di nuovo fedele al suo mito, glielo auguriamo di cuore anche noi! E tu, lo bevi il Marsala? A secco o con l’uovo sbattuto, come me lo faceva la mia mamma?

GnamGnamStyle! – #GGS

Premessa social-logica: se siete così sfaccendate da voler discutere in rete di quanto scriverò usate l’hashtag #GGS.

Premessa letteraria ad uso e consumo dei miei amici reduci degli anni Settanta (ebbene si, io ne ho!): #hashtag non è #hashish. Quello è buono ma fa male, questo al massima scassa i cabasisi, se lo usate troppo.

Lo GnamGnamStyle o #GGS è quello a cui la nuova Prof., Valentina Falcinelli, brillante copywriter di nuovissima (beata lei!!) generazione ci ha introdotto martedì nella prima lezione del laboratorio #DoLabWebContent (per le persone normali, un laboratorio su come si fa un buon contenuto per il Web) rifilando a ciascuno delle partecipanti (parlo al femminile perchè sono l’unico di sesso maschile in un gineceo di stud-ent-professe!) un cucchiaino di salsa Marmite spalmabile.

marmite

Lo scopo: mostrarci come certi testi abbiano un sapore disgustoso. Solo che a tre di noi, forse perchè assuefatti alle amarezze della vita, o meglio alle stranezze ormai abitudinarie dei ristoranti cinesi, è persino piaciuto! Figuratevi a me, abituato dalla mia precedente compagna che la salsa di soia mancava poco la mettesse pure sul gelato di fragola, la cui figlia è cresciuta a forza anche di Tamari e Shoyu

teti

Quando Teti (giuro, non è la vecchia società concessionaria di telefonia, si chiama proprio così, con il nome di una ninfa del mare famosa per le sue metamorfosi e per essere stata la madre di Achille) le ha chiesto ancora Marmite la Prof. ha fatto la faccia di quella appena scesa dall’astronave di Star Trek ed atterrata sul pianeta Mongo, quello di Flash Gordon.

mongo

Scherzi a parte comunque, ottima prima lezione, ricca di slides e di esempi su come costruire un contenuto di qualità, conclusa, in perfetto stile DoLab, con un laboratorio sulla realizzazione di una scheda prodotto per un vino di qualità.

E lì, come si dice, è cascato l’asino, perchè al sekkione stavolta è toccato rifare il compito! Scheda troppo poetica e non ironica come aveva chiesto la Prof. Ma era inevitabile, io credo. Per uno attempato come me, il vino, in particolare il Chianti che dovevo recensire, è poesia, sentimento, atmosfera. Se ci aggiungete che le verdi e dolce colline toscane, del Chianti e del Casentino, fanno parte della mia infanzia, mi evocano profumi e primi amori, capirete come per me l’impresa fosse da considerarsi disperata.

In tutta sincerità, mi sono divertito a leggere delle schede ironiche, per certi versi anche geniali, ma con la stessa sincerità credo che difficilmente comprerei un vino presentato pungendomi l’animo con l’ironia… sarà l’età!

A stasera #dolabbers! Per la seconda puntata di “Beato tra le donne”.

@dolabschool #dolabwebcontent e i deliri mattutini

#dolabwebcontent è il nuovo hashtag con cui, non ve ne abbiate a male!, spero di non tediarvi a partire da stasera in cui comincio il terzo modulo del percorso DoLab Social presso Luiss Enlabs, che ha come titolo completo “Web Content & SEO Strategy” ed avrà come docente Valentina Falcinelli (@valefalci su Twitter), del blog Pennamontata (visitatevi il sito, già solo la pagina Chi Siamo vale la visita!) e dello #yummywriting, l’hastag dei copywriter felici!

Immagine

Valentina Falcinelli è la terza da destra, guardando l’homepage di Pennamontata; ha una faccia che sembra quella di mia figlia Sara quando ha combinato qualcosa che non sa se vorrebbe o meno che fosse  scoperto… Staremo a vedere. Conosciuta la mia fama di secchione mi ha già assegnato un compito via tweet! Ah, le nuove tecnologie, manco serve più la fatica di alzare il telefono per chiederti di fare qualcosa!

Alzare da dove poi, il telefono dico, che ce l’abbiamo sempre in mano! Anzi, tra un po’ sarà peggio dei Google Glass, appena nati ci faranno uno slot per la SIM subito sotto l’orecchio destro. Altro che Grande Fratello, si saprà sempre dove siamo grazie al GPS, si saprà con chi siamo se lasceremo il vivavoce inserito (pensate che situazioni imbarazzanti, i rumori di Harry ti presento Sally mentre parlate con vostra madre!…).

Si potrà disattivare piegando il lobo dell’orecchio verso l’interno, saranno favoriti i dotati di orecchie a sventola come il sottoscritto.

Vabbè, prendiamoci il caffè che è meglio. Mi sono svegliato sognando di fare Live Twetting, pensate come sto messo… Ho pure un raffreddore da paura… Ed ho un incontro di lavoro subito dopo pranzo.

A stasera, se ci arrivo!

p.s. il programma del corso è qui! 

p.p.s. Prof. non temere, mi ricorderò!

Sviati

Leggo ultimamente diverse riflessioni, quasi tutte dal tono pessimista, sui tempi difficili che si corrono in relazione al proprio essere credenti in Cristo. Secondo alcuni oggi in particolare si starebbe avverando quanto detto da Gesù nei primi tre versetti di questo capitolo 16 del Vangelo secondo Giovanni.

Ora, è indubbio che in questo periodo si assista ad una recrudescenza delle persecuzioni verso i cristiani (e verso gli ebrei aggiungerei), è indubbio che ci sia un fastidio verso tutti coloro che persistono nell’affidarsi più alla legge di Dio che a quella degli uomini, e che mettono sempre e comunque questa prima di quella (perchè “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini“; Atti 5,29).

Però io credo che sia centrale il versetto finale, il numero 4 di questa piccolo brano, dove Gesù ci dice che queste cose ce le dice perchè ce le ricordiamo. E perchè ricordiamo che Egli è sempre con noi da quel momento, in virtù del dono di quello Spirito di cui parla subito dopo, dal versetto 5 in avanti.

Se la fede cristiana è professata con coerenza, le persecuzioni sono inevitabili, perchè la fede cristiana spinge a vivere nel mondo in un costante, continuo atteggiamento critico. I cristiani sono quelli che vivono nel mondo, ma ci vivono in modo da non esserne schiavi, come se non fossero completamente di questo mondo (vedi la magnifica Lettera a Diogneto).  I cristiani sono quelli che credono che la Croce del Figlio abbia un senso salvifico, e quindi di conseguenza le croci di ciascuno di noi vanno lette alla luce di quella. Sono quelli che credono che la Croce sia il ponte verso la Resurrezione.

Hanno perseguitato me, ci dice Gesù nel Vangelo, perseguiteranno anche voi. Non pone la domanda, afferma che sarà sicuramente così. Se qualcuno vuol salvarsi dietro di me, deve prendere la sua Croce, ogni giorno, e seguirmi. Altra affermazione apodittica. Che non ammette smentite.

Poco popolare questa visione? Sicuro, del resto a suo tempo le folle preferirono Barabba, perchè dovrebbero amare noi? Che oltretutto ci mostriamo spesso sviati, ovvero fuori dal sentiero antico e stretto del Vangelo?

Il Signore Gesù accresca la nostra fede. Amen.

Testo dalla Bibbia nuova Riveduta 2006
Testo dalla Bibbia nuova Riveduta 2006

#gamepix #endlessgame

La sintesi dell’incontro di ieri di DoLab Monitoring, ultimo dei sei previsti dal corso, lasciatemela dedicare alla Proff con due effe, Emanuela Zaccone, in arte e su Twitter @Zatomas, che con attenzione e passione (c’è mancato poco che ci venissero i lucciconi ieri sera!) ci ha guidato in un laboratorio che, lo scrivevo ieri, è un #endlesslab, un laboratorio che continuerà per tutta  la nostra attività professionale riguardante i Social Media.

Ed è poi un #endlessgame, vista la Startup protagonista del laboratorio, @Gamepix, quella a cui è toccato ‘farsi fare le pulci’ da quindici scatenati studenti (ma come le scelgono le Startup da coinvolgere nei corsi secondo voi? Forse valutano il tasso di masochismo dei componenti il team!).

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Così Valerio Pullano e Justine Silipo si sono sottoposti ad un fuoco di fila di osservazioni dei due gruppi in cui ci eravamo divisi il lavoro. Prima sull’analisi dell’attività di Gamepix sui singoli canali social, poi sul confronto con quanto fanno i loro competitors e sulle proposte di modifica di comportamenti ed attività per il futuro, con un occhio di riguardo per il nuovo sito che partirà a breve.

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Ho trovato personalmente molto puntuali ed acute in particolare le osservazioni di Alessandra sulla loro User Interface e sulla User Experience dei loro utenti e l’analisi degli Influencers in ambito Gaming fatta da Federica che non a caso mi sono parse maggiormente coinvolgere i rappresentanti della Startup con cui alla fine si è instaurato un tale clima di dialogo e collaborazione che ha fatto addirittura detto a Valerio che… se avesse avuto le risorse ci avrebbe messo tutti sotto contratto!

Poi? Poi qualcuno è scappato via perchè ‘s’era fatta na certa’, qualcuno si è dato appuntamento al prossimo modulo, quello su Web Content e SEO Strategy (#dolabwebcontent) con Valentina Falcinelli, @valefalci, qualcun altro si è scatenato con i Selfie! Se non li facciamo noi, chi altri? 🙂

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#dolabmonitoring Riflessioni conclusive?

Questa sera, in teoria, si conclude il lavoro del corso DoLab Monitoring della DoLab School.

In teoria, si conclude, e non solo perchè il lavoro conclusivo, fatto assieme e per conto della Startup Gamepix, verrà presentato a luglio nell’evento complessivo che vedrà protagonisti tutti i corsisti della scuola, ma soprattutto perchè, se c’è una cosa che abbiamo capito è che si tratta di un lavoro che non finisce mai!

MONITORING

Perchè qualsiasi sia la strategia che ognuno di noi sceglie per promuovere il proprio brand o quello dei propri clienti, non può prescindere da un ascolto continuo della propria rete, da una verifica continua delle interazioni, positive e negative, che riceve da chi in un modo o nell’altro si confronta con lui.

Pena il perdere il contatto con il proprio pubblico, i propri clienti…. e magari anche con la realtà!

Sento già l’obiezione di chi mi dice che qui parliamo di virtuale

Eh no, signori, qui parliamo di realtà. Esperita, modulata e percepita in modo diverso dal contatto fisico, senz’altro, ma cosa c’è in fondo di diverso da forme di comunicazione come la televisione o la radio, che molti commentatori considerano più concrete? I social possono illudere, certo, ma anche gli altri media non sono da meno in questo. E dietro ci sono sempre e comunque delle persone vere, in carne ed ossa.

Se queste sono false, le persone, falsi o fuorvianti potranno essere i contenuti che questi veicolano; ma se le persone che adoperano i social sono vere, autentiche, realmente interessate ad entrare in contatto tra loro, allora altrettanto veri saranno i loro contenuti (che poi siano di qualità, questo è un altro discorso, esistono i social spazzatura, come la tv spazzatura e certe amicizie reali che meglio perderle che trovarle…).

Stasera ci sforzeremo di aiutare gli amici (veri, reali, concreti,  conosciuti in carne ed ossa) di GamePix a monitorare i loro contenuti social.

E proprio di contenuti si parlerà a partire dalla prossima settimana, con Valentina Falcinelli! State pronti!

#investnow #investalways

E’ ancora freschissimo dentro di me il ricordo della bella ed intensa giornata passata ieri a Luiss Enlabs in occasione dell’edizione romana dell’Investor Day, l’evento organizzato da LVenture Group in cui vengono presentate agli investitori le Startups del programma di accelerazione d’impresa in corso. Ieri è toccato a Snapback, Spotonway, Thingarage, wineOwine, Zenfeed rendere partecipi tutti i partecipanti dello stato di avanzamento dei loro progetti, della composizione dei loro team, di chi sono i loro Advisors e dei loro obiettivi per il prossimo futuro.

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Con gli altri studenti dei laboratori della DoLab School sono stato coinvolto anche io nell’organizzazione, in particolare per quanto riguardava il live twitting dell’evento che, spiego per i non addetti ai lavori che leggono, è una vera e propria cronaca in diretta, massimo 140 caratteri a volta, di quanto accade in sala, a beneficio di chi per distanza o impegni o altri motivi non può fisicamente essere presente nel luogo di svolgimento dell’evento.

#investnow è decisamente stato un successo, lo hanno mostrato la sala strapiena, l’entusiasmo degli applausi ai giovani delle Startups che presentavano i loro business, le domande che piovevano dal pubblico in sala, i complimenti ricevuti da Luigi Capello ed Augusto Coppola di Luiss Enlabs, il numero di investitori presenti.

Ma non voglio rifare qui la cronaca dell’evento, per quello basta cercare l’hashtag #investnow su Twitter. Vorrei invece far notare come anche noi studenti siamo stati presi dall’evento che ci ha mostrato ancora una volta che vale sempre la pena di investire sul proprio futuro, sul futuro del proprio lavoro, sul futuro dell’impresa, sul futuro del proprio paese (bellissima la testimonianza a riguardo di Franco Petrucci di Decysion).

Perciò #investnow significa che occorre #investalways, investire sempre, credere nelle proprie ed altrui capacità di migliorare e di migliorarsi. Mettendosi insieme, facendo gruppo. Molto significativa l’immagine di tutto Luiss Enlabs chiamato sul palco da Luigi Capello al termine dell’incontro; noi studenti siamo rimasti apparentemente sulle sedie, ma nella realtà eravamo sul palco con la nostra tutor, Futura Pagano, che segue la Dolab School.

In un certo senso insomma, anche noi siamo una Startup! Che intanto investe convinta su di sè, now, ora, con tutte le proprie capacità e che progetta il proprio futuro, now and always. 

Stiamo accelerando anche noi!

Sui sentieri…

Gli osservatori più attenti di questo blog avranno notato che sono mutate un paio di cose… E’ mutata l’immagine che caratterizza lo sfondo, assieme a quella della testata, ed è mutata la breve riassuntiva ‘bio’ che si trova in alto a destra.

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Recita questa ora: “On the paths of #InformationTechnology and #Communication since 1984 – Project your #digitalstrategy.- #PlaySubbuteo since 1973, now with the @BlackRose98Roma”.

Forse la parola più importante è sentieri. Perchè penso che l’uomo sia da sempre quello che nella letteratura di definisce Homo Viator.

(Homo) viator è un termine tardo-antico e post-classico e si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza, messaggi o per altri incarichi simili. Il “viator” percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Ma nella Patristica è Cristo la via, secondo la scultorea testimonianza giovannea; nell’imminenza della sua passione e morte, Gesù disse ai suoi: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore…” (Gv 14, 2-6).

L’homo viator è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo, ma soprattutto che la sua via è Cristo e che solo in lui e con lui può procedere verso la sua ultima meta. La via è intesa come segmento percorribile fra due punti. Nel termine homo viator è dunque insito il doppio significato dell’umiltà della sequela di Cristo e della sicurezza della fede.

Nella definizione c’è un po’ tutto quello che penso dell’uomo. Chi mi conosce sa che sono profondamente credente. Credo che la verità ultima dell’uomo sia quella che gli viene rivelata nell’umanità e divinità del Cristo. Credo che ognuno di noi sia capace di percorrere la Sua Via, nella diversità della vie e delle vite su cui ciascuno si trova a camminare. Perchè poi ognuno percorre le sue di vie, ha differenti compagni di viaggio, sceglie differenti itinerari, non sempre i migliori. Ma tenendo bene fisso lo sguardo sul Cristo, via suprema, può riprendersi, raddrizzare la via.

Perciò l’immagine scelta è quella di un sentiero di montagna, del Prato alla Drava, in Val Pusteria, assieme ai Monti Sibillini (cui rimandavano le immagini precedenti), la mia montagna preferita. Chi sale in montagna sa che deve sempre avere un punto di riferimento, una bussola che lo aiuta ad orientarsi nel cammino. Ma sa anche che deve essere pronto all’imprevisto, perchè non è detto che quel sentiero fatto mille volte riesca a portarti dove credi, dove sempre ti ha portato. Basta poco… Un banco di nebbia, una piccola frana, un compagno inaspettato, un ammasso di neve, per costringerti ad una deviazione, per farti fare la fatica di ritrovarti, e di ritrovare la via.

Così è la vita. Si sta per tanti anni con le stesse persone, a fare lo stesso lavoro e poi, anche lì, basta poco, un imprevisto, un momento di crisi, una malattia, e questo qualcosa ti dice che ti devi reinventare, devi prendere una strada nuova, pur nella continuità del tuo percorso di vita complessivo.

Ma lo si fa, si riprende, si sale e si scende, ed alla fine ti ritrovi su quel crinale, tra un versante e l’altro della montagna e scopri delle bellezze che non credevi ci fossero, che non avevi mai visto.

Succede nel lavoro, è quello che mi sta succedendo ora che affronto sfide nuove, proprio come succede anche nella fede. Perchè succede nella vita.

Anche nella vita ci sono momenti di crisi, e sono tanti, e sono necessari. Diffido, da sempre, di chi ha solo certezze. Erano spesso in crisi Pietro, Francesco di Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, lo stesso generale Ignazio, Teresa di Calcutta, possiamo non esserlo mai noi?

Diffido, perchè so che la realtà dell’uomo rivelata nel Cristo è irriducibile ai nostri schemi umani, è un po’ come andare in montagna con la carta dei sentieri dell’anno prima e pretendere che tutto sia uguale a come lì descritto. Significa non conoscere, davvero, la montagna, la natura, la sua mutevolezza. Significa presumere troppo di se stessi.

Questo dice la mia Bio, che sono un uomo, ed un lavoratore, in cammino, che non si stanca mai di camminare, che cerca e si sforza di trovare le migliori strategie per farlo, che credo che occorre conoscere gli altri per conoscere fino in fondo sè stessi, perchè gli altri non si conoscono mai abbastanza. Che sono felice di farlo, perchè ho un punto di riferimento forte, uno solo, uno vero, perchè alla fine credo ci sia una sola Via, una sola Verità, una sola Vita.

E che questo mi dà alla fine una serenità di fondo che è la mia vera forza, per cui sono fiducioso di poter accompagnare su quei sentieri prima di tutto la mia Sara, la mia meravigliosa bimba, che ora cresce ed è sempre meno ‘mia’, perchè ora ogni tanto, come deve essere, lascia la mia mano ed inizia a muovere i suoi passi da sola; sono fiducioso di poter camminare su quella strada con Antonella e con tutte le persone che amo.

La serenità è quella di chi alla fine è come un bimbo che si fida del padre, che si affida alle braccia amorevoli della madre, che reclina il capo sul suo seno, capace di abbandonarsi e di giocare, inventandosi partite di calcio in miniatura, a Subbuteo, o realizzando inenarrabili strutture con i Kapla, le costruzioni di legno della figlia. Perchè come disse credo George Bernard Shaw,  l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.

Ed io, in questo senso, vecchio spero di non diventarci mai. Perchè «se uno è in Cristo, è una creatura nuova» e lo è per tutti i giorni che gli è consentito di vivere su questa terra ed oltre. Perchè la vita non finisce qui. E di questo ringrazio ogni volta che apro gli occhi, e vedo la luce del giorno nuovo.

SNA: che roba è?

Una delle domande fatte la volta scorsa alla prof. @Zatomas riguardava una piccola sigla di tre lettere, SNA. Che vuol dire ha chiesto qualcuno? Vuol dire Social Network Analysis. Questo tema, secondo il programma del corso di DoLab Monitoring, presso la Dolab School è quello della lezione di domani:

Users behavior: Social Network Analysis e comportamenti degli utenti. 

Gli utenti interagiscono tra di loro e con i brand generando relazioni e stabilendo reti più o meno complesse. Ciò consente di identificare i temi più rilevanti e individuare i nodi più autorevoli. Gli obiettivi? Molteplici, dalle digital PR all’identificazione degli influencers.

Chi come il sottoscritto (secchione!) ha frequentato, tanto tempo fa, per interposta persona (le spiegazioni a chi me le dovesse chiedere) le aule della facoltà di Sociologia, in particolare quelle di Massimo Canevacci (oggi docente a San Paolo del Brasile; confesso che preferivo le sue performance e le sue cene alle sue lezioni!), ha invece spesso sentito parlare di reti sociali e delle tante teorie che le analizzano.

Trovo fatta bene, a riguardo, la voce di Wikipedia, la riporto qui di seguito.

L’analisi delle reti sociali, a volte detta anche teoria della rete sociale, è una moderna metodologia di analisi delle relazioni sociali sviluppatasi a partire dai contributi di Jacob Levi Moreno, il fondatore della sociometria, scienza che analizza le relazioni interpersonali.

Social-network

La SNA trova ora applicazione in diverse scienze sociali, come la sociologia, l’antropologia, la psicologia e l’economia,così come nel management, ed è stata utilmente impiegata nello studio di diversi fenomeni, come il commercio internazionale, la diffusione dell’informazione, lo studio delle istituzioni e il funzionamento delle organizzazioni.

La SNA ha trovato inoltre di recente diverse applicazioni in campo fisico, biochimico, genetico e della computer science, pur mantenendo convenzionalmente l’appellativo “social”, a ricordo della sua origine. L’analisi dell’uso del termine “SNA” nella letteratura scientifica mostra negli ultimi cinque anni una crescita esponenziale del ricorso a questa modalità di rappresentazione computabile dei fenomeni complessi ed interdipendenti.

Nella teoria delle reti sociali la società è vista e studiata come rete di relazioni, più o meno estese e strutturate. Il presupposto fondante è che ogni individuo (o attore) si relaziona con gli altri e questa sua interazione plasma e modifica il comportamento di entrambi. Lo scopo principale dell’analisi di network è appunto quello di individuare e analizzare tali legami (ties) tra gli individui (nodes). Diverse classi di misure sono disponibili in letteratura, rivolte fra l’altro all’esame delle proprietà di rete nel loro complesso (coesione, centralità, …), alla ricerca di sottoreti specifiche (gruppi, egonet) ed alla ricerca di somiglianze fra reti (equivalenza strutturale, automorfica e regolare).

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Nel suo sviluppo la SNA ha fatto ampio uso di temi, concetti e strumenti di una branca della matematica nota come teoria dei grafi. Il suo sviluppo in parte autonomo ha tuttavia portato a volte all’utilizzo di una terminologia indipendente. Così, capita spesso che, leggendo manuali di network analysis, ci si riferisca a concetti propri della teoria dei grafi con termini diversi. Laddove possibile, sarebbe comunque buona norma riunificare la terminologia, e sforzi in tal senso cominciano ad essere fatti.

La SNA fa anche ampio uso dell’algebra lineare e della statistica, discostandosi peraltro dagli approcci tradizionali nella concezione stessa del campo di osservazione.

Direi che si capisce perfettamente perchè un Digital Strategist o chiunque si occupi di Social Network debba sapere usare di questa capacità di analisi. Per monitorare le attività di una rete occorre conoscere i suoi componenti, sapere come e dove interagiscono e/o preferiscono interagire. Saperlo ci permetterà di sapere quali sono i modi e le strategie migliori per creare engagement, per suscitare interesse sui temi di cui parliamo per conto nostro o per conto terzi, ci aiuterà a pianificare i tempi ed i modi di attività, ci indicherà le strade migliori per uscire dalle crisi grandi o piccole che inevitabilmente prima o poi ci troveremo a dover affrontare sui nostri social media.