Il primato

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Dal Vangelo secondo Matteo, capitolo 16

13 Poi Gesú, giunto dalle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?». 14 Ed essi dissero: «Alcuni, Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, o uno dei profeti».

15 Egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?». 16 E Simon Pietro, rispondendo, disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesú, rispondendo, gli disse: «Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.

18 Ed io altresí ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non la potranno vincere. 19 Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli».

20 Allora egli ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesú, il Cristo.

21 Da quel momento Gesú cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che era necessario per lui andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno.

22 Allora Pietro lo prese in disparte e cominciò a riprenderlo, dicendo: «Signore, Dio te ne liberi; questo non ti avverrà mai». 23 Ma egli, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

24 Allora Gesú disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà. 2Che giova infatti all’uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima? Ovvero, che darà l’uomo in cambio dell’anima sua? 27 Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli; e allora egli renderà a ciascuno secondo il suo operato, 28 In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non morranno prima d’aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

Il brano del Vangelo proposto oggi per la meditazione dal Lezionario cattolico, mi sono permesso qui di allargarlo. Perchè per vincere la tentazione del trionfalismo e di certe facili autoesaltazioni, va letto da cima a fondo. Qui non si parla tanto di primato di Pietro sugli altri quanto di assoluto primato della fede in Cristo Gesù su ogni possibile costruzione ed autoesaltazione umana. 

Chi dice la gente che io sia? Se oggi ponessimo la domanda alla gente, per strada o in una chiesa, in un luogo di culto, otterremmo risposte in fondo simili. Chi vede Gesù come un possibile vendicatore dei torti che ha subito, chi spera, nonostante Egli nei Vangeli abbia ripetuto mille volte di non essere venuto qui per questo, che Egli scenda dal cielo con un fuoco che consuma ogni ingiustizia (meglio, quelle che “noi” consideriamo tali!), chi come un profeta come tanti, che alla fine però è disarmato, e quindi bisogna farsi giustizia da soli…

Certo, Pietro formalmente risponde bene, e Gesù gli dice tutto quanto è possibile a chi veramente crede fino in fondo, sciogliere i legami della schiavitù umana, legare in modo indissolubile all’amore del Padre. Perchè di questo si tratta, di una liberazione profonda, operata attraverso lo Spirito, che inevitabilmente perciò ci pone in contrasto con il mondo.

E proprio su questo concentra subito l’attenzione Gesù: 21 Da quel momento Gesú cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che era necessario per lui andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno.

E qui casca Pietro, e spesso cadono tanti di noi. Perchè Gesù spiega chiaramente, per l’ennesima volta, che il potere di cui parla lui non è un potere temporale, non è un potere sulle cose del secolo, sulle cose di questo mondo. Perchè i capi, i prìncipi di questo mondo, nessuno escluso, nemmeno i capi religiosi, dei suoi tempi come di oggi, sono comunque sedotti dalla tentazione del potere come sopruso, del voler decidere loro cosa sia giusto o ingiusto. Così fa Pietro, prima qui, a parole, poi sul Getsemani, con la spada, tagliando l’orecchio al servo del sommo sacerdote. E Gesù non lo rimprovera in modo leggero! Lo chiama Satana, lo paragona al tentatore per eccellenza!

Perchè il potere è la tentazione per eccellenza dell’uomo, da sempre. Quella su cui falliscono invariabilmente tutte le rivoluzioni umane, tutte, nessuna esclusa, anche quelle che si vestono di un amore finto, vuoto, finalizzato all’autocompiacimento. Perchè il demonio, ci dice la Scrittura, è bravissimo a vestirsi da angelo di luce… Perchè l’uomo traveste, come fa Pietro, il senso di Dio con i sensi dell’uomo.  

«Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

L’autorità, la sola vera autorità della chiesa è quella del Cristo e della sua Parola, della parola di Dio che Egli è venuto ad incarnare. E questa Parola testimonia di un uomo incapace di salvarsi con le proprie forze, ma che è chiamato a salvezza da chi è morto e risorto per lui.

24 Allora Gesú disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà. 

Pensateci. L’autorità dell’uomo, politica o ecclesiastica che sia, non vuol saperne di croci, tantomeno di Croce. Il potere in croce ci mette gli altri, non certo sè stesso. Lo fa il potere costituito, e lo fa anche, per il peccato di cui l’uomo è intriso, anche il povero che si rivolta e si fa potere a sua volta (ah, se solo fossimo capaci di imparare qualcosa dalla storia…). La prima tentazione dell’oppresso, se non c’è la mediazione della Croce del Cristo, capita ed accettata fino in fondo, è quella di farsi oppressore a sua volta.

Visione pessimista? No, realista, evangelica, proprio quella così espressa da Gesù: chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà.

Non mi importa essere apprezzato dagli uomini, non ad ogni costo. Non sono mai ricorso alla violenza o alla coercizione per imporre ad un altro un punto di vista. Non ne ho altre, personalmente, di visioni sul mondo, e non ne voglio altre, se non questa, quella della Parola:

Il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli; e allora egli renderà a ciascuno secondo il suo operato, 28 In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non morranno prima d’aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno».

Questa è l’unica fonte della mia fede, questa del Vangelo è l’unica verità che mi sento chiamato ad annunciare con la mia vita. e di questa sono testimone, della verità che ti porta alla Croce nel mondo, ma alla Salvezza nell’eternità.

Il Primato è del Cristo, della Parola, della Croce.

Accresci la mia fede, Signore Gesù.

Il sentiero verso il lago…

Un bel filmato realizzato da Stefano De Francesco, da lui condiviso su Youtube.

Per chi è interessato, il 3 luglio c’è un’escursione guidata.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ZWN5ZbUJB6c]

Splendido itinerario da Foce (945 metri s.l.m.) verso il Lago di Pilato situato sul monte Vettore, nel massiccio del Parco nazionale dei Monti Sibillini ad una quota di 1.941 m s.l.m.

È conosciuto e spesso definito “il lago con gli occhiali” per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua. È l’unico lago naturale delle Marche e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull’Appennino. Si è formato a causa dello sbarramento creato dai resti di una morena creatasi in epoca glaciale. Particolare e suggestiva la sua ubicazione tra pareti impervie e verticali immediatamente sotto la cima del Monte Vettore.

Le dimensioni del lago e la portata d’acqua dipendono principalmente dalla distribuzione delle precipitazioni: il lago è infatti alimentato, oltre che dalle piogge, soprattutto dallo scioglimento delle nevi, che ricoprono per buona parte dell’anno la superficie dello specchio d’acqua fino all’inizio dell’estate. Il perimetro del lago è di circa 900 metri per una larghezza di 130 metri: la misurazione della profondità degli invasi, pari a circa 8-9 metri, fu rilevata nell’anno 1990, quando la zona restò completamente asciutta per una forte siccità. Il lago ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni, unica specie esistente al mondo: è un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l’alto. È severamente vietato bagnarsi nelle acque del lago. Bisogna mantenere una distanza di almeno 5 metri dal bordo per evitare di calpestare le uova del chirocefalo deposte a riva, tra le rocce in secca.

Nella tradizione popolare il lago è stato ed è considerato un luogo magico e misterioso. Prende infatti il suo nome da una leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio. La pena non fu solo questa, ma anche la mancata sepoltura del suo cadavere. Il corpo, chiuso in un sacco, venne affidato ad un carro di bufali lasciati liberi di peregrinare senza meta e sarebbe precipitato nel lago dall’affilata cresta della Cima del Redentore. Anche per questo il lago, a partire dal XIII secolo è stato considerato luogo di streghe e negromanti, tanto da costringere le autorità religiose del tempo a proibirne l’accesso e a far porre una forca, all’inizio della valle, come monito. Intorno al suo bacino furono alzati muri a secco al fine di evitare il raggiungimento delle sue acque.

Sentinella, quanto resta della notte?

(dal libro del Profeta Isaia, capitolo 21)

8 La vedetta ha gridato:
«Al posto di osservazione, Signore,
io sto sempre, tutto il giorno,
e nel mio osservatorio
sto in piedi, tutta la notte.
9 Ecco, arriva una schiera di cavalieri,
coppie di cavalieri».
Essi esclamano e dicono: «È caduta,
è caduta Babilonia!
Tutte le statue dei suoi dèi
sono a terra, in frantumi».
10 O popolo mio, calpestato,
che ho trebbiato come su un’aia,
ciò che ho udito
dal Signore degli eserciti,
Dio di Israele,
a voi ho annunziato.
11 Oracolo sull’Idumea.
Mi gridano da Seir:
«Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?».
12 La sentinella risponde:
«Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!».

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La vita è vita

Non so se capita anche a voi, probabilmente si. A intervalli regolari la mia bacheca su Facebook si riempie di cani e gatti maltrattati, agnelli macellati, uova di tartaruga calpestate. E tutti a rimarcare, giustamente, che la vita è sacra, anche quella dei cuccioli di animali, anche quella dei piccoli non ancora nati, embrioni o piccoli che siano.

Ma guarda caso, la stessa gente magari si indigna per i filmati tipo quello che è presente su pagine come questa, che mostra il proprio amore per la vita nascente.

Perchè certe cose sono un diritto! Così dicono. Non giudicherò mai nessuno, ma la vita è vita. Vale per qualsiasi essere vivente. Per un cucciolo di tartaruga come per un cucciolo d’uomo.

Non esiste, non può esistere il diritto di nessuno a togliere la vita a chi non si può nemmeno difendere. Perchè ancora nel ventre di chi lo ha generato, o perchè immobile su di un letto di ospedale. Aborto ed eutanasia sono due facce della stessa, orrenda, medaglia.

Feto-è-una-persona

Che acqua nel pozzo?

Concordo, condivido e rilancio l’articolo di Mario Adinolfi.

acquapozzo

SE SIAMO OGGETTI
di Mario Adinolfi

Se diventiamo un prodotto anziché persone tutto è perduto. Se siamo oggetti, anziché soggetti di diritto e di diritti, l’umanità nega se stessa. Ragioniamoci. Vi scongiuro in ginocchio, ragioniamoci. Solo un ragionamento ci salverà.

Un giorno è il divorzio breve, un giorno è la dematrimonializzazione della società con il progetto di legge sulle unioni civili, un giorno è la stepchild adoption, un giorno è sull’aborto il divieto di obiezione di coscienza fascistissimo e infame, un giorno è il registro del testamento biologico per dire un sì mascherato all’eutanasia. Ogni giorno una. Una grandinata di provvedimenti che raccontano una sola visione del mondo: siamo oggetti, siamo prodotti, non più persone. E’ una visione ideologica, lontanissima dalla realtà dei fatti e dell’umanità, che si fa avanti: una narrazione di individui e di individualismo, non di persone in relazione tra loro.

Il bambino? E’ un oggetto. Un mero diritto altrui, peraltro incoercibile. Il “diritto incoercibile ad avere un figlio”, ha scritto in una sentenza incredibile la Corte costituzionale. Senza spiegarci in quale punto della Costituzione si legge questo passaggio. Cancellando tutte le sanzioni presenti nella legge 40 contro chi opera al di fuori di essa. E di fatto aprendo il terreno a un nuovo far west procreativo italiano, dove la vita umana è mero prodotto, dunque con le logiche produttive applicate: efficienza, standardizzazione, scarti. Siamo come mattonelle: quella sbeccata si butta, quella che non ha mercato resta ferma in magazzino, come un embrione, come migliaia di embrioni. Persone, non prodotti da banco surgelati di un supermercato.

E poi quell’embrione se cresce appena un po’ e mostra di non essere adatto agli standard di chi ha comprato un figlio, magari dopo una diagnosi post-impianto, via, nella pattumiera. E guai al medico che dovesse dichiararsi obiettore di coscienza, dice il presidente della Regione. Non osi. Ma la legge 194 prevede il diritto all’obiezione? Non osi obiettare, signor medico. E’ la logica del prodotto, qui non siamo più persone. Il prodotto imperfetto si getta.

E l’anziano, malato, in ospedale che magari mentre era giovane e sano aveva firmato un generico foglio chiamato pomposamente “testamento biologico” per dire che avrebbe rifiutato cure troppo invasive e dolorose in caso di malattia grave e potenzialmente mortale? Anche lui, prodotto che non serve più, vita “non degna di essere vissuta”, vedete, c’è scritto pure il suo assenso alla soppressione sul testamento biologico ben conservato nei neonati appositi registri del Comune di Roma. Registri, sia detto, inventati da un sindaco che si proclama pure cattolico per far contenta l’associazione radicale di turno, totalmente avulsi dai bisogni e dalle richieste della realtà. A Rimini, dove li hanno istituiti perché settecento firme le chiedevano, ne hanno depositati sette di testamenti biologici.

E la “stepchild adoption”, cioè l’utero in affitto legalizzato? Processo produttivo perfetto. La coppia gay non può avere figli? Che problema c’è, si seleziona la donna in un catalogo, si mescola lo sperma dei due aspiranti genitori in modo che al figlio sia negata la possibilità di conoscere sia chi è sua madre che chi è suo padre, si mette in cottura nel forno prescelto per nove mesi, ed eccolo là il “diritto incoercibile” che diventa realtà. E il figlio-oggetto che va ad abbellire la casa della coppia che figli non ne poteva avere. Ma ogni oggetto si può comprare, basta avere i soldi. Il diritto ad avere una mamma e un papà? Roba superata, roba medievale, roba da persone, da soggetti di diritto e di diritti. Se siamo oggetti, altri decidono per noi.

E’ qui il punto. Se siamo oggetti altri decidono per noi. Decidono se possiamo nascere e quando dobbiamo morire, se possiamo avere una mamma e un papà o se dobbiamo allegramente farne a meno, se possiamo coscienziosamente obiettare e se possiamo sopravvivere a una malattia grave. Se sconnettiamo i fili che tengono insieme una società (mamma e papà, marito e moglie, genitore e figlio, medico e paziente, insegnante e allievo, uomo e donna) siamo una serie di monadi che si aggirano nel mondo alla ricerca di un senso che non può essere trovato. Gli oggetti sono inanimati. Questo stanno facendo: vogliono che perdiamo l’anima. Ci sarà un modo per opporsi alla quotidiana dose di veleno che sta rendendo imbevibile l’acqua dei pozzi?

Dalla Salama alla (s)Marmellata

Come ieri annunciato ai Media, Social e non, finita l’opera omnia di Rudy Bandiera sono passato a quella di Salvatore Russo, freschissima di stampa. E lo devo ammettere, Russo acchiappa!

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Sarà che in effetti anche per il sottoscritto Google+ è piuttosto Google? e sentivo il bisogno di capirci di più, ma tra ieri sera tardi e stamattina presto (in metro! a Roma le distanze sono lunghe, oggi dal Tufello a Eur Laurentina) mi sono gustato le prime 45 pagine del libro e non vedo l’ora di riprenderlo.

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E, per non perder tempo, la prima cosa fatta in ufficio stamani è stata quella di iniziare a pianificare un completo restyling, una revisione da cima a fondo della pagina personale e di quella aziendale sul non-solo-social di Mountain View.

Ho già cominciato riorganizzando le mie cerchie… Presto smarmellerò* alla grande anche qua!

*smarmellare = Distribuire il proprio contenuto nel minor tempo e su più piattaforme possibili, con l’intento di raggiungere l’intera popolazione dell’Internet. Una delle attività più antiche del WEB, da non confondere con SPAMMARE.

Salama, 3.0 e Cyberpunk

Come previsto stamani ho finito il libro di Rudy Bandiera sul Web 3.0. A quest’ora direte voi? Che posso farci se mi sveglio presto e la mattina presto ragiono molto meglio che dopo pranzo? Leggere di Web semantico alle sei del mattino, dopo la preghiera  (che per me è l’unico vero must del risveglio) mi mette di buon umore!

Rudy Bandiera - Web 3.0
Rudy Bandiera – Web 3.0

Mi riservo per i prossimi giorni riflessioni più pregnanti sui tanti temi di cui è ricchissimo il libro. Che per me in un certo senso ha significato ripercorrere il cammino della mia vita, delle sue ricchezze e delle sue apparenti contraddizioni. Eh già, perchè sono uno che ha una formazione che si direbbe a ragione umanistica (liceo classico, studi filosofici e laurea in teologia, dottorato in Diritto Civile e Canonico, studi biblici) ma con un percorso professionale che affonda il bisturi nel tecnologico.

Ho iniziato a programmare a ventun anni, nel 1984, su mainframe e sui primi PC; poi sono diventato un sistemista, un amministratore di rete, un gestore del neonato web, ora sul mio biglietto da visita aziendale (finchè ce l’ho!) c’è scritto IT&Communication Manager… e mi diletto anche con i colleghi della Luiss e di Dolab School di strategia e monitoring del digitale.
Ma senza mai perdere di vista (training e formazione altrui fanno parte allo stesso modo del mio percorso) l’uomo che c’è dietro, davanti ed intorno.

Ho visto e probabilmente preso, volente o no, pillole di ogni colore, non solo rosse o blu come in Matrix.  In un certo qual modo anche la fede è una pillola bianca…

Ed alla luce di tutti questi psicofarmaci, penso che il Web 3.0, quello della realtà virtuale ed aumentata, del web semantico, del cloud e di tutto quello di cui scrive Rudy, non debba spaventare, ma essere visto come una opportunità.

Diciamo che il giallo in copertina ci sta bene. Ci dice di fare attenzione. Dopo il giallo c’è di solito il rosso. Fermiamoci a riflettere, consideriamo i pro e i contro, valutiamo le nostre azioni.

Ad esempio, a quanto siamo disposti a rinunciare della nostra privacy? Non diciamo a nulla! non siamo ipocriti, lo facciamo ogni volta che firmiamo un contratto con un qualsiasi provider telefonico o fornitore di App per il nostro smartphone, e manco ce ne accorgiamo, anzi, nemmeno sappiamo cosa firmiamo.

A quali servizi aggiuntivi, aumentati, più o meno virtuali vorremmo accedere? Senza averne paura! C’è anche il lato positivo. Pensate a quanto tempo abbiamo guadagnato dal non dover più andare in banca o alle poste… Pensate a quanto risparmieremmo se non avessimo più bisogno di affittare un’audioguida ogni volta che visitiamo un museo o una mostra, perchè le informazioni ci vengono incontro…

Perchè comunque, dopo il giallo, attenzione!, dopo il rosso, fermati un momento, viene comunque il verde. Vai avanti!  Comunque il mondo, la società, il web lo ha fatto, lo fa, lo farà. E tu ne fai parte. Ti piaccia o no.

Per un umanista digitale quale sono io, questo dover essere se stessi andando oltre quello che si è, fisicamente e socialmente, in un certo senso è un déjà vu… o un leitmotiv

Sono un credente, già credo che la mia verità sia oltre quello che riesco a vedere e percepire. Già vedo che la mia vita passa oltre i crocicchi di questo mondo. Senza ignorarli, scegliendo ogni volta questo o quel sentiero, ma passa oltre.

Poi vogliamo dirlo? Ho scoperto di avere in comune con Rudy Bandiera, oltre che la passione per la salama e gli insaccati, pure quella per il cyberpunk, per Gibson e sodali… Già per quello valeva la pena leggere il libro…

Grazie all’autore, ci tornerò sopra, spesso (alla salama sicuro!)…

I cinque Sola della Riforma

Un post lungo… Ma vale la pena leggerselo secondo me!

Mi è stato fatto (bonariamente per fortuna!) notare che nel post di commento al Vangelo che ho pubblicato ieri erano presenti tre dei cosiddetti cinque Sola (latino) della Riforma Protestante.

lutero a worms

Chi non si ricordasse bene cosa sono e quale origine abbiano può leggerlo per esteso qui.

Riassumendoli:

  1. Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
    Sola Scriptura implica anche che la Bibbia è ritenuta contenere in sé i suoi stessi criteri interpretativi, secondo l’espressione latina: “Scriptura interpres sui ipsius”(la Scrittura è interprete di se stessa). L’analisi del singolo testo biblico, cioè, non può che tener conto del contesto proprio e del confronto con altri testi di riferimento. Questo è garanzia di interpretazione autentica.
    La Riforma protestante contrappone il Sola Scriptura alle posizioni del Cattolicesimo romano o l’ortodossia orientale, i quali, alle Scritture, aggiungono, ad esempio, l’autorità della tradizione, del Magistero ufficiale della chiesa, o quella degli antichi padri della chiesa e dei concili. Il Sola Scriptura si contrappone pure all’insegnamento di gruppi religiosi come, per esempio, quello dei Mormoni che, alla Bibbia aggiungono come autorità imprescindibile, il libro di Mormon, oppure aiTestimoni di Geova che affermano che la Bibbia debba interpretarsi secondo quanto stabilito autorevolmente dal loro gruppo dirigente, del quale affermano investitura divina. Benché il Protestantesimo comprenda diverse scuole di pensiero, abbia le proprie onorate tradizioni, come pure teologi ed interpreti di fiducia, nessuna di queste le considera assolute o indispensabili, ma sempre discutibili e da sottoporre al vaglio critico della Scrittura. Sola Scriptura tradotto dal latino vuol dire Sola Scrittura.
  2. Sola Fide (con la sola fede);
    Sola fide indica la dottrina che la giustificazione (interpretata nella teologia protestante come: “essere dichiarati giusti da Dio”), la si riceve per fede, sulla base della fiducia nelle promesse dell’Evangelo che Cristo l’ha guadagnata per noi, affidandoci a Cristo: “la tua fede ti ha salvato” (Luca 18:42).
    Questa dottrina afferma, così, la totale esclusione, nella giustificazione del peccatore, di qualsiasi altra “giustizia” o meriti (propri o altrui) se non quelli conseguiti da Cristo soltanto. Essa è iustitia aliena, la giustizia “di un altro” (Cristo) accreditata al credente. Non quindi, le nostre opere o cerimonie religiose sono funzionali alla salvezza, ma solo la fede in Cristo, la nostra adesione incondizionata a Lui e la rinuncia a qualsiasi nostra pretesa o merito.
  3. Sola gratia (con la sola grazia);
    Sola gratia indica la dottrina per la quale la salvezza dalle fatali conseguenze del peccato è possibile solo mediante un sovrano atto di grazia di Dio, non qualcosa che il peccatore possa meritarsi. La salvezza, quindi, è un dono immeritato. L’unico “attore” nell’opera della salvezza è Dio. Essa non è in alcun modo il risultato di cooperazione fra Dio e l’essere umano che ne è coinvolto. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio”(Efesini 2:8).
    Questa dottrina stabilisce nell’opera di salvezza il monergismo. E’ Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La responsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore come viene, ad esempio, presentata nel sinergismo o nel Pelagianesimo.
  4. Solus Christus (soltanto Cristo);
    Solus Christus indica la dottrina che Gesù Cristo è la piena, completa e definitiva rivelazione di Dio. Egli è l’unico Mediatore possibile fra Dio e l’essere umano, e la salvezza dalle conseguenze del peccato è possibile solo attraverso di Lui. Questa frase talvolta è resa nel caso ablativo, “Solo Christo”, significando che la salvezza la si può conseguire solo attraverso Cristo.
    Questa dottrina respinge l’idea che vi possano essere altri personaggi (vivi o morti) oltre a Gesù Cristo, attraverso i quali si possa ottenere salvezza davanti a Dio: non esistono, cioè altre vie che portino a Dio, come Gesù stesso ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”(Giovanni 14:6) e come conferma il Nuovo Testamento: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12). Questa dottrina, inoltre contesta diverse dottrine del Cattolicesimo, che propongono ai fedeli la mediazione di Maria o dei santi, come pure la mediazione dei sacramenti o quella dei sacerdoti: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).
  5. Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).
    Soli Deo gloria indica la dottrina per la quale si afferma che solo Dio è degno di ogni gloria ed onore. Nessuno può vantarsi d’alcunché o accampare meriti suoi propri, come se un qualsiasi bene provenisse da lui. “…poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16); “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono” (Apocalisse 4:11).
    Il Soli Deo gloria si contrappone così all’esaltazione di una qualsiasi creatura o prodotto umano, quale che sia la sua elevata condizione, che deve essere così considerata idolatria. Non ci sono quindi “santi”, “madonne”, autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per sé stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode, le preghiere. A nessuno è lecito di “essere elevato alla gloria degli altari”. Al riguardo del Cristo la Scrittura dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo: “Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che la giustificazione è per sola grazia, attraverso la sola fede, a causa di Cristo soltanto, e tutto alla sola gloria di Dio“.

Nel mio post di ieri si trovavano indirettamente citate la prima, la terza e la quarta affermazione. Ma posso tranquillamente sottoscrivere che mi trovo d’accordo con tutti e cinque questi punti.

Su alcuni, è vero, il mio punto di vista stride un po’ con la teologia cattolica. Ad esempio questa mette Scrittura e Tradizione come fonti della rivelazione e Magistero al servizio di entrambe.
Per me la Scrittura è l’unica fonte della Rivelazione, la Tradizione (i Padri della Chiesa, i testimoni…) serve la Scrittura, il Magistero (Concili Ecumenici, Vescovi, Papi) serve, o dovrebbe servire, entrambe.

Quando poi si parla di mediazione sacerdotale o sacramentale, beh, io credo che esistano persone (presbiteri, pastori, pope) che, scelte dagli uomini (chiesa, assemblea dei credenti) per gli uomini si dedicano in modo del tutto speciale all’annuncio dell’Evangelo di Dio. Non di un generico “amore di Dio”, espressione che ai nostri giorni ha un sapore melenso che personalmente mi infastidisce, ma dell’evangelico “amore di Dio” che comprende la prova, la Croce, la sofferenza, la gioia e tutto ciò che ha fatto parte dell’esperienza del Cristo vero Dio e vero Uomo.

Potrei scrivere per ore, ma, in sintesi, il mio pensiero è che questi 5 principi, nell’epoca storica di formulazione usati in contrapposizione alla visione della Chiesa Cristiana di confessione cattolica, sono più che mai validi per qualsiasi cristiano, di qualsiasi confessione.

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Sottoscrivo tranquillamente tutto ciò che è stato professato a Cambridge, Stati Uniti da un gruppo di chiese e di cristiane, nel 1996.

Prima tesi: Sola Scriptura.

Riaffermiamo che la Scrittura è inerrante ed è la sola fonte della rivelazione scritta di Dio e l’unica a poter vincolare la coscienza. Solo la Bibbia insegna all’uomo ciò che è necessario affinché sia salvato dal peccato ed è l’unica regola atta a determinare la condotta cristiana.

Neghiamo che un qualche credo, concilio o individuo possa vincolare la coscienza di un cristiano, che lo Spirito Santo parli indipendentemente dalla Bibbia o in modo da contraddirne l’insegnamento e che l’esperienza spirituale individuale possa essere veicolo di una rivelazione divina.

Seconda tesi: Solus Christus.

Riaffermiamo che la salvezza dell’uomo è compiuta solo in virtù dell’opera di mediazione del Cristo storico. Solo la sua vita senza peccato e la sua espiazione sostitutiva sono sufficienti per la giustificazione del peccatore e la sua riconciliazione con il Padre.

Neghiamo che il Vangelo sia davvero predicato qualora non si proclami il sacrificio sostitutivo di Cristo e non si esortino i peccatori alla fede in lui e nella sua opera.

Terza tesi: Sola Gratia.

Riaffermiamo che nella salvezza siamo liberati dall’ira di Dio solo per la sua grazia. Solo l’opera soprannaturale dello Spirito Santo ci conduce a Cristo, liberandoci dalla schiavitù del peccato e facendoci risorgere dalla morte spirituale alla vita.

Neghiamo che in qualche senso la salvezza sia un’opera dell’uomo. I metodi umani, le tecniche o le strategie non possono compiere da soli tale trasformazione. La fede non è un frutto della natura umana non rigenerata.

Quarta tesi: Sola Fide.

Riaffermiamo che la giustificazione del peccatore è per sola grazia, mediante la sola fede e solo per Cristo. Nella nostra giustificazione la giustizia di Cristo ci è imputata come la sola che possa soddisfare la perfetta giustizia di Dio.

Neghiamo che la nostra giustificazione si appoggi su qualche merito che possa trovarsi in noi, oppure sulla base di un’infusione della giustizia di Cristo in noi e che un’istituzione che affermi di essere una chiesa che neghi o condanni Sola Fide possa essere riconosciuta come una vera chiesa.

Quinta tesi: Soli Deo Gloria.

Riaffermiamo che siccome la salvezza viene da Dio ed è stata compiuta da Dio essa lo glorifica, e che anche noi dobbiamo glorificarlo sempre. Dobbiamo vivere le nostre vite al cospetto di Dio, sotto la sua autorità ed esclusivamente per la sua gloria.

Neghiamo che sia possibile glorificare Dio se l’adorazione che gli offriamo è mischiata a qualche forma di intrattenimento, se trascuriamo la Legge o il Vangelo nella nostra predicazione e se la stima di se stessi, la realizzazione di se stessi o il benessere assumono la natura di alternative al Vangelo.