Se ti dimentico, Gerusalemme…

Salmo 137

5 Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
6 resti la mia lingua attaccata al palato,
se io non mi ricordo di te,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

Gerusalemme1

Quando D-o cercò di distruggere il Tempio, disse: “Finché Io risiedo nel suo centro, le nazioni del mondo non lo toccheranno; ma chiuderò i miei occhi come per non vederlo”. Poi giunse il nemico e lo distrusse. D-o disse: “Tristezza per la mia casa! Figli miei, dove siete? Cosa farò di voi, dal momento che vi ho avvertiti, ma non vi pentiste!”. D-o disse a Geremia: “Sono ora come un uomo che aveva un solo figlio per il quale preparò un baldacchino nuziale ma il figlio morì sotto di que sto. Andate, convocate Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè dalle loro tombe, perché loro sanno come piangere. Andate, e dalle rive del Giordano, intonate le vostre voci nel grido “Figlio di Amram, figlio di Amram, alzati e guarda il tuo popolo che i nemici hanno distrutto”.

Geremia andò alla grotta di Machpelà e disse ai patriarchi del mondo: “Alzatevi, è venuto il momento in cui è richiesta la vostra presenza di fronte al Santo dei Santi, benedetto Egli sia”. “A che proposito?” chiesero. Disse che non lo sapeva, temendo che potessero dire “Una tale cosa è avvenuta ai nostri figli nella tua epoca!”.

Geremia li lasciò e dalle rive del Giordano chiamò: “Figlio di Amram, figlio di Amram, alzati: è giunto il momento in cui è richiesta la tua presenza, di fronte al Santo dei Santi, benedetto Egli sia”. Quando Mosè gliene chiese la ragione, Geremia rispose che non lo sapeva. Mosè chiese quindi agli angeli, che risposero: “Figlio di Amram, non sai che il Tempio è distrutto e che Israele è in esilio?”. Egli pianse a voce alta finché raggiunse i patriarchi.

Abramo parlò dinanzi al Santo dei Santi, benedetto Egli sia: “Sovrano dell’Universo, perché hai esiliato i miei figli e li hai sparsi in nazioni pagane che li hanno condannati a morte e hanno distrutto il Tempio, il luogo in cui offrii mio figlio Isacco di fronte a Te?”. D-o rispose ad Abramo: “I tuoi figli hanno peccato e trasgredito contro tutta la Torà. Che la Torà venga a testimoniare contro Israele”.

Quando la Torà venne a testimoniare, Abramo disse: “Figlia mia, sei venuta a testimoniare contro Israele perché ha trasgredito i tuoi comandamenti e non te ne vergogni? Ricorda il giorno in cui D-o ti offrì ad ogni nazione sulla terra, ma esse rifiutarono di accettarti, mentre i miei figli ti accettarono con gioia. Ed ora tu vieni a testimoniare contro di loro nel giorno del loro dolore!”. Quando la Torà udì ciò, fece un passo indietro e non testimoniò contro di loro.

Mosè disse a Geremia: “Cammina davanti a me, perché possa andare a vedere ciò che è successo loro”. Geremia rispose: “È per me impossibile camminare lungo la strada per via dei cadaveri”.

“Tuttavia, andiamo” disse Mosè. Andò con Geremia, e il profeta indicò la via finché arrivarono ai fiumi di Babilonia. Quando gli esiliati videro Mosè, dissero l’un l’altro: “Il figlio di Amram è venuto dalla tomba per riscattarci dalle mani dei nostri avversari”.

Una voce celeste venne ad annunciare: “Questo decreto proviene da Me”. Quindi Mosè disse loro: “Figli miei, non è ora possibile portarvi indietro perché così è stato decretato, ma l’Onnipotente vi porterà indietro quanto prima.

Quando Mosè venne dai patriarchi del mondo, gli chiesero: “Che cosa ha fatto il nemico ai nostri figli?” Egli rispose: “Alcuni di loro furono uccisi; le mani di altri furono legate dietro le loro schiene; alcuni furono incatenati; altri denudati; alcuni morirono durante il cammino e i loro cadaveri divennero cibo per uccelli e bestie; altri furono esposti al sole, affamati ed assetati”. Udendo ciò, tutti cominciarono a piangere e a lamentarsi.

Mosè alzò la voce dicendo: “Maledetto sole! Perché non ti sei oscurato quando il nemico è entrato nel Tempio? O vincitori, vi prego, non sterminate completamente il mio popolo, non uccidete un figlio di fronte a suo padre né una figlia in presenza di sua madre. Verrà un giorno in cui il Signore del cielo vi chiederà un resoconto”.

Rachele scoppiò in lamenti commoventi: “Sovrano dell’Universo”, Tu sai che il tuo servitore Giacobbe mi ha tanto amato e faticò per me sette anni. Quando trascorsero i sette anni giunse il tempo per il mio matrimonio, mio padre mi sostituì con mia sorella. Non tenni conto del mio desiderio ed ebbi pietà di mia sorella perché non fosse esposta vergogna. La sera le rivelai tutti i segni segreti che avevo convenuto con Giacobbe, perché egli non avesse dubbi di stare con me. Fui buona con lei. Non ero gelosa di lei e non la esposi a vergogna. E se io, una creatura di carne e sangue, formata di polvere e cenere, non invidiavo la mia rivale, e non la esposi a vergogna e riprovazione, perché dovresti tu, eterno e misericordioso Re, essere geloso di idoli che sono assolutamente irreali? Perché mandi in esilio i miei figli e lasci che siano assassinati dalla spada?”.

La misericordia divina fu colpita, ed Egli disse: “Per tuo merito, o Rachele, riporterò il popolo di Israele alla sua terra”. È scritto in Geremia: “ Si sente una voce in Ramà, un lamento e un pianto: Rachele: piange per i suoi figli in esilio. Così dice il Signore: “Smetti di piangere; la tua opera sarà ricompensata ed essi torneranno dalla terra del nemico. C’è speranza per il tuo futuro. I tuoi figli torneranno alla loro terra”.

Tratto dal Midrash

La pianta sradicata

Giudizio sul cuore umano

= Mr 7:14-23 (Pr 4:23; Ga 5:19-21; Sl 51:10)

10 Chiamata a sé la folla, disse loro: «Ascoltate e intendete: 11 non quello che entra nella bocca contamina l’uomo; ma è quello che esce dalla bocca, che contamina l’uomo!»

12 Allora i suoi discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Sai che i farisei, quando hanno udito questo discorso, ne sono rimasti scandalizzati?» 13 Egli rispose loro: «Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata. 14 Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso».

bible

Ogni pianta che il Padre mio celeste non ha piantata, sarà sradicata. Parole chiare, limpide. Che possono leggersi anche all’inverso. Qualunque pianta che non avrà le sue radici fisse nella Parola dell’Eterno, nell’acqua viva dei Suoi comandamenti, è destinata ad avvizzire ed a morire. 

Beato, dice il salmo 1, è chi pone nella Torah le sue radici; questi sarà come un albero piantato che ha accesso all’acqua ed ai nutrimenti che questa contiene. Non esiste nutrimento che tenga nelle sole parole umane, depauperate di ogni ricchezza dal peccato di ognuno. Per quanto queste si ammantare di splendore e di bellezza, saranno sempre la luce di un fuoco fatuo, che ti conduce nella palude dell’egoismo, nella brughiera uguale a se stessa in cui finisce per perderti, o direttamente nel cimitero dei buoni propositi…

Non è un discorso pessimista, ma realista in quelle che sono le capacità dell’uomo di farcela da solo. Nulle, se non sono sostenute da qualcosa di molto più grande di lui. Basta la storia umana a dimostrarla, piena di tragedie ripetute e sempre uguali a sè stesse.

Recita l’antichissimo inno del Veni Sancte Spiritus:

Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.

Senza il tuo soccorso,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.
Il Santo, l’Eterno, Benedetto Egli sia, Benedetto il suo Nome.

 

Contro gli antisemitismi

Difendere Israele dall’occidente

Non c’è solo l’antisemitismo islamico, c’è anche quello umanitario e pacifista

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L’altra sera a cena una persona che mi è cara ha sbuffato la sua opinione sulla guerra di Gaza e circonvicini: basta, qualcuno si deve trasferire, non c’è altra soluzione. Ho evitato di litigare perché sono invecchiato e la cena estiva non è teatro di eroismi e passioni, ho fatto finta di non aver sentito. Ma era chiaro chi avrebbe dovuto traslocare via mare. Un’altra persona, un accademico, ha detto che Israele non è più quello di una volta, la società intellettuale si è chiusa, è divenuta più rigida. Ho di nuovo fatto finta di niente, sempre per gli stessi motivi. Ma era chiaro che alle università ebraiche sotto boicottaggio europeo non veniva lasciato nemmeno lo spazio per un quantum di irritazione e di nervosismo, bisogna essere cool under pressure.

Il mondo è Judenmüde, è stanco degli ebrei. Lo ha scritto il titolare di una delle intelligenze più penetranti del pianeta, George Steiner, a Giulio Meotti. E’ vero. E’ questo il vero elemento tragico che spiega la tragedia ulteriore della guerra inevitabile, delle vittime civili, dei bambini, fatti aberranti che vengono recepiti spesso da media e opinionisti, e spesso in modo subdolo o trasversale, come una responsabilità del carattere aggressivo e militarizzato di Israele. Questa stanchezza da psicologia del profondo spiega il progressivo isolamento ideologico e sentimentale di Israele e degli ebrei nell’opinione di massa in Europa, con forte pescaggio nelle acque limacciose dell’antisemitismo, nemmeno più travestito, almeno nei casi peggiori o più trasparenti, in antisionismo.

La gente comune fanatizzata dalle cose, la european street fattasi parte della famosa arab street, non ha voglia di pensare i fatti, e di valutarli. Non conta che Israele con Sharon abbia unilateralmente lasciato libero il popolo palestinese di Gaza di fare il suo comodo, ritirando soldati, legittimi insediamenti e grandi speranze quasi dieci anni fa. Non importa che in seguito siano state distrutte le fattorie e bruciate le sinagoghe. Che il potere sia stato preso, con l’aggravante della procedura elettorale mista a quella militare, da una organizzazione fondamentalista parte della Fratellanza musulmana, Hamas, che considera un dovere uccidere gli ebrei e annientare l’entità sionista, come la chiamano.

Non importa che i padroni della Striscia abbiano impiccati come spie a derrate i palestinesi cosiddetti moderati, quelli che hanno cercato di seguire Fatah, di cui si dice sia un’organizzazione laica, e Abu Mazen. Non importa che abbiano trafficato in armi e denaro e infrastrutture sotterranee, in combutta con l’Iran e altri esperti delle guerre per procura o proxy wars, allo scopo di colpire dalla terra e dall’aria, intimidire, terrorizzare i vicini, le famiglie, i bambini, e di prevalere nella lunga marcia verso l’estinzione di Israele. Non importa che di fronte alla risposta difensiva dura di Israele, a difesa del popolo che lo abita, i signori di guerra della Striscia non si facciano alcuno scrupolo di usare il loro, di popolo, per proteggere le loro armi come con uno scudo di carne umana in una sporca “guerra umanitaria” condotta con i bambini morti per conquistare l’opinione pubblica internazionale “stanca ‘ degli ebrei”.

Perfino uno scrittore e direi un’anima meravigliosa come Amos Oz, che queste cose le sa benissimo e in sintesi chiara le ricorda a Wlodek Goldkorn dell’Espresso in una recentissima intervista, pensa che si possa e debba prendere un’altra strada, ed è responsabilità della destra israeliana al governo il non farlo, trattando con Abu Mazen la restituzione dei territori conquistati nel 1967 e la creazione di due stati confinanti. Una prospettiva che ebbe un suo senso e un suo valore storico ma che, nel mondo com’è oggi, è diventata, almeno pare a me e ad altri, poco più che una lagnosa tiritera.

La gara sul nucleare iraniano, incombente perché mal controllata dalla giustizia politica internazionale titolare dei problemi dell’ordine o della agostiniana tranquillitas ordinis, la demenziale e mortuaria progressione di morte in Siria, la destabilizzazione di tutti gli equilibri e l’avanzata militare, omerica, di eserciti califfali in Siria e in Iraq, la riluttanza strategica dell’Amministrazione americana, la deriva sabotatrice della vita e dell’identità israeliane nella bella coscienza degli europei, le follie dei turchi, la persistenza dei talebani: di tutto questo e di molto altro le menti analitiche del New York Times non si vogliono occupare o se ne occupano per arrivare sempre alle stesse conclusioni. Bisogna trattare, cedere territori, considerare Hamas un interlocutore di governo, smetterla con la fissazione dei tunnel e dei muri e procedere alla costruzione di ponti con i moderati; e non sono necessità astratte, sulle quali tutti concorderebbero, ma impellenze della politica alle quali si deve piegare il governo di Gerusalemme, alle quali va costretta l’opinione di schiacciante maggioranza che ancora regna nella democrazia israeliana. Mi sembrano ingenerose futilità, bellurie prive di senso.
Oggi lo status quo, che qualcuno deve incaricarsi di mantenere e proteggere con l’unico mezzo, che è la forza, è il vero orizzonte possibile e visibile nella storia del conflitto generato dalla nascita e dalla storia nazionale di Israele. Guardare lontano, provvedere alla pace in senso provvidenziale, fidandosi e affidandosi, è impossibile.

Troppe cose devono cambiare, e prima di tutto deve essere sconfitta la strategica avanzata dell’islam politico nel mondo, l’islamofilia delle classi colte e riflessive dell’establishment europeo, l’isolazionismo travestito da umanitarismo dialogante della diplomazia imbelle degli Stati Uniti.

Devono nascere un’identità popolare pacifica e una classe dirigente che punti, in Palestina, sulla creazione di condizioni di vita decenti, sullo sviluppo e la coesistenza con il diverso da te, sulla libertà religiosa e il pluralismo dei credo, pagando i prezzi relativi, tutte cose che mancano disperatamente in quel panorama di rovine che è il lascito di decenni di guerra di liberazione cosiddetta e della rivoluzione politica jihadista in corso.

Non è vero che queste cose, cioè il giù-le-mani-da-Israele, la consapevolezza della realtà oltre il dramma della sua ricezione dissociata e inversa, non hanno spazio in Europa, come sostiene Roger Cohen. Qui una leader storica della sinistra che ammira Hamas, Luciana Castellina, si è doluta dell’assenza di manifestazioni pro-palestinesi e anti-israeliane. E del fatto che a Roma, in tre giorni e con un tweet e al prezzo di un paio di migliaia di euro, due-tremila persone hanno inscenato una veglia di riflessione e di unità tra ebrei e cristiani mediorientali perseguitati, con tutti i puntini sulle “i” e tutte le cose a posto.
Si può, credendoci, dissolvere la nube tossica dell’antisionismo antisemita travestito da pacifismo umanitario e trattativismo, e rimettere alcune cose a posto perfino nella coscienza inquinata di questa parte debolissima d’occidente. E lo status quo armato e tutelato, la sua difesa fino a che non cambi il registro del jihadismo terrorista, non è affatto una parola cattiva, una mala intenzione.
**** Pubblicato su Il Foglio, 5 agosto 2014

Cammina! Fino alla meta.

Dio fece fare al popolo un giro per la via del deserto, verso il mar Rosso (Esodo 13,18)

Cosi rimase nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. In seguito Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio (Marco 1,13-14)

No, non restare fermo. È una grazia di Dio poter iniziare bene il cammino. È una grazia ancora più grande rimanere sulla buona strada e non perdere il ritmo. Ma la grazia delle grazie è di non piegarsi e, anche se spezzato e stremato , andare avanti fino alla meta. (Helder Camara)

Camminiamo. Non restiamo fermi. Prendiamo il giusto sentiero, l’antico sentiero che ci indica la Parola e camminiamo, muoviamoci, convertiamoci, ovvero cambiamo radicalmente la nostra strada. Teniamo alto lo sguardo verso l’Eterno, senza timore.

Ci potranno toccare dei tempi di deserto, saremo insidiati dalle bestie selvatiche, dalle mille parole ingannevoli della gente di questo mondo, devota al suo principe, al re dell’egoismo, dell’illusorio libero arbitrio, del denaro, del potere,  ma senza timore arriveremo nella Sua casa, la sola nostra meta. La sola meta che valga la pena di avere all’orizzonte.

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Alfama

Tanti, troppi anni fa, era il 1985, sono stato a visitare Lisbona, con gli amici della Comunità di Sant’Egidio Roma. Tra le tante cose meravigliose che ho visto, il quartiere di Alfama (dall’arabo Al-Hamma che significa fontane, bagni). Il quartiere più antico ed affascinante della città, pieno oggi di locali caratteristici dove si può ascoltare il fado, la musica tradizionale di quei luoghi.

Alfama1 Alfama2

Me l’ha fatto tornare in mente la musica dei Madredeus, tratta da Lisbon Story di Wim Wenders. Amo quella città, questa musica, quel film.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=2bOhxGBRXAU]

Per saperne di più su Alfama e sul fado.

Riflessioni su Israele e la "sinistra"

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Otto motivi per cui chi è di sinistra dovrebbe stare a fianco di Israele
di Alan Krinsky – www.huffingtonpost.com 01/08/2011

Israele continua ad essere il demonio prototipale della sinistra. Il principale esempio di un regime repressivo che abusa dei diritti umani. Nella sinistra, la gente si mobilita e si sente oltraggiata da Israele più che per qualsiasi altra causa. La presunta malvagità di Israele farà mobilitare i manifestanti nel freddo e nei giorni di pioggia in un modo impossibile per qualunque altro problema. Molte di queste persone sono sincere, ma forse fuorviate. Nella maggior parte dei modi, la mia politica personale tende a essere liberal e di sinistra: sono favorevole all’assistenza sanitaria pubblica e universale, mi sono opposto alla guerra in Iraq e alla “presidenza imperiale” Bush-Cheney, ho anche votato due volte per Ralph Nader. Tuttavia, come il filosofo francese Bernard Henri-Lévy, mi differenzio su Israele e rifiuto la demonizzazione di Israele, sia presso le Nazioni Unite, sia nel mondo dei media, o fra la gente di sinistra in America e in Europea. Se i miei compagni della sinistra o addirittura liberal pensano che il movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni aiuterà a porre fine al conflitto israelo-palestinese, così come a portare la pace in Medio Oriente e l’armonia nella comunità delle nazioni, stanno tristemente sbagliando. C’è una differenza tra la critica e la demonizzazione, e la campagna contro Israele è di quest’ultimo tipo. La critica, e ve ne è tanta all’interno della sana democrazia propria di Israele, può portare a dei cambiamenti positivi. Ma il tentativo mirato a demonizzare Israele, mai intrapreso nei confronti di qualsiasi altra nazione, è volto a delegittimare Israele e minare la sua stessa esistenza, come se i problemi del mondo fossero colpa degli israeliani – la colpa degli ebrei – e come se, se solo se ne andassero via di là, tutto andrebbe per il meglio. Non solo si tratta di una spiacevole illusione, ma questo attacco concertato contro Israele tradisce i principi della sinistra.

Ecco, dunque, quali sono gli otto motivi per cui la gente di sinistra dovrebbe essere a favore di Israele (o, per lo meno, a favore della pace, invece che contraria a Israele):

1. Diritti Umani. La sinistra combatte per i diritti umani nel mondo. Anche se uno pensa che Israele o i suoi soldati siano colpevoli di violazioni dei diritti umani (anche se io non sono disposto, in via preliminare, a concedere questo punto), non esiste confronto internazionale o storico con cui si possa ragionevolmente annoverare Israele tra i peggiori criminali del mondo o della storia. Se guardiamo alle dimensioni del conflitto, al numero delle vite perse, o al trattamento della stampa o dei dissidenti, ci sono troppi esempi di spargimento di sangue e di persecuzione che fanno impallidire ogni atto compiuto da Israele contro i palestinesi negli ultimi quattro decenni trascorsi dalla Guerra dei Sei Giorni, quando Israele fu attaccato dai suoi vicini. Anche il trattamento dei palestinesi da parte degli arabi, come nel massacro del Settembre Nero in Giordania, ha causato migliaia di morti, forse più in 10 giorni che in quattro decenni di conflitto israelo-palestinese. E come possiamo paragonare Israele allo Zimbabwe di Mugabe, o la repressione cinese in Tibet e a Tianneman? Oppure, ai desaparecidos e gli squadroni della morte nelle strade dell’America Latina oppure ai campi di sterminio di Pol Pot? Per non parlare dei genocidi perseguiti dai regimi assassini di Hitler o di Stalin? Cerchiamo di essere chiari: un genocidio è un tentativo di sterminare un intero popolo e la sua cultura; questo non è ciò che è successo ai palestinesi, e non è l’obiettivo della politica israeliana. Al contrario, l’obiettivo esplicito di Hamas è quello di eliminare Israele. Quindi, se noi sosteniamo i diritti umani e contrastiamo le persecuzioni, non dovremmo prima concentrare i nostri sforzi sui luoghi dove si trovano le situazioni peggiori? Qualcuno può razionalmente sostenere che tra questi luoghi, per non parlare del più orrendo di tutti, ci sia una piccola nazione, sulla costa orientale del Mar Mediterraneo?

2. Internazionalismo. La gente di sinistra tende a sostenere l’internazionalismo. Qualcuno potrebbe pensare che le Nazioni Unite siano l’organizzazione mondiale più dedicata a promuovere questo obiettivo. Ma come è possibile che Israele, questa piccola nazione, sia diventata una preoccupazione così centrale? Dal 2003 al 2010, ci sono stati più di 900 iniziative per i diritti umani contro Israele alle Nazioni Unite e il successivo più vicino è il Sudan a poco meno di 400. Israele è l’unico membro delle Nazioni Unite ad essere escluso da qualsiasi dei cinque gruppi regionali. E non dovrebbe tutta la sinistra opporsi all’assurdità del cosiddetto Consiglio dei Diritti Umani, di cui fanno parte campioni dell’umanitarismo come la Cina, il Pakistan, l’Arabia Saudita e il Kirghizistan? Come può il popolo della sinistra rimanersene muto quando il Primo Ministro turco denuncia Israele per crimini contro i diritti umani, e subito dopo promette ai curdi di “affogare nel proprio sangue,” in un conflitto con violazioni dei diritti umani da entrambe le parti e decine di migliaia di persone uccise? Se Gaza non è il posto ideale per vivere, se gli abitanti di Gaza stanno soffrendo, tuttavia le foto sul New York Times e altrove e le testimonianze dei reporter dimostrano chiaramente che gli abitanti di Gaza non muoiono di fame, gli scaffali dei loro negozi non sono vuoti, nè di prodotti alimentari nè di beni di consumo; anche se è difficile, come la situazione può essere, semplicemente non è il culmine di disastri dei diritti umani, e Israele quindi non merita la maggiore condanna internazionale tra tutte le altre nazioni del mondo.

3. Pace. La gente di sinistra vuole la pace. In Medio Oriente e altrove. I sondaggi rendono chiaro che, prevalentemente, gli israeliani desiderano di pace con i loro vicini; i difficili sacrifici, compreso il ritiro unilaterale da Gaza, lo rendono evidente. Gli israeliani sono pronti per una soluzione a due Stati che sia sicura e a vivere fianco a fianco in pace. Nel frattempo, l’obiettivo dichiarato dei suoi nemici è porre fine alla sua esistenza. Un semplice esperimento mentale dovrebbe rendere la materia brutalmente chiara: se domani Hamas e gli altri gruppi palestinesi decidessero unilateralmente di deporre le armi, cosa ne conseguirebbe? La pace. Se gli israeliani unilateralmente deponessero le armi, cosa ne conseguirebbe? Milioni di ebrei uccisi o esiliati. Chiunque nella sinistra non riconosca ciò vive negando la realtà. Le persone di sinistra dovrebbero sostenere la pace invece di vivere negando la realtà.

4. Anti-autoritarismo. La gente di sinistra si oppone all’autoritarismo e a alle dittature e invece sostiene la sovranità popolare e democratica. Israele mantiene una vivace democrazia parlamentare, con una vasta gamma di punti di vista rappresentati, molto più che negli Stati Uniti, per esempio. Infatti, i partiti arabi e comunisti hanno avuto per lungo tempo i rappresentanti eletti nella Knesset israeliana. Possiamo immaginare tale rappresentività, nonché la libertà di assemblea e la libertà di parola, tra i vicini arabi di Israele? Nella Striscia di Gaza governata da Hamas? In Egitto o in Siria o in Arabia Saudita? Osteggiando Israele e sostenendo i gruppi come Hamas, la sinistra non sta sostenendo una lotta di liberazione, ma piuttosto il tentativo di sostituire l’unica democrazia del Medio Oriente con un’ennesima dittatura oppressiva. Le persone di sinistra desiderano veramente un risultato del genere? Come può uno dei più importanti sforzi a boicottare, disinvestire e sanzionare essere diretto a una nazione democratica come questa? Come Bernard Henri-Levy ha scritto sul Huffington Post, regna la “Confusione di un’epoca in cui si lotta contro le democrazie come se fossero dittature o stati fascisti. Nel mezzo di questo gorgo di odio e di follia c’è Israele. Ma esso mette in discussione anche, come dovremmo essere ben consapevoli, alcune dei punti fermi più preziosi stabiliti nel movimento delle idee negli ultimi trenta anni, specialmente a sinistra, e sono questi a essere messi in pericolo.”

5. Dignità umana e uguaglianza. La sinistra combatte a per i valori di dignità e di uguaglianza. Sono questi tratti meglio rappresentati da parte di Israele oppure dai suoi vicini? Guardate quanto gli israeliani diano valore alla vita di un singolo soldato, disposti a scambiare centinaia di prigionieri per un solo soldato, e anche a scambire dei prigionieri solo per recuperare dei morti per dare loro una sepoltura. Guardate le regole di ingaggio delle Forze Israeliane di Difesa, a come IDF telefoni e mandi volantini ai civili per avvertirli: c’è qualsiasi altro esercito forse che faccia una cosa simile? In termini di uguaglianza e di diritti umani, confrontare la condizione delle donne e diritti di gay e lesbiche in Israele con quella del resto del Medio Oriente. E in termini di dignità umana, la gente di sinistra pensa che la dignità dei palestinesi sia così piccola che è disposta a rivendicare che i palestinesi “non hanno altra scelta” se non quella trasformarsi in bombaroli omicidi-suicidi al fine di uccidere i bambini israeliani? Non possiamo aspettarci di più dalle persone? Trattare i palestinesi come vittime indifese e di gran lunga meno del riconoscere la loro dignità umana.

6. Anti-discriminazione. Le persone di sinistra si oppongono al sessismo, al razzismo e a ogni sorta di simili discriminazioni. E così, la sinistra si oppone o dovrebbe opporsi all’antisemitismo nello stesso modo. E tuttavia, la sinistra troppo spesso concede dei lasciapassare all’antisemitismo mascherato da anti-sionismo o da sentimento anti-israeliano. Il commediografo David Mamet ha scritto sul Huffington Post ciò che segue: “Eppure la maggior parte della stampa occidentale, europea e americana, raffigura Israele come l’aggressore, e gli israeliani come disumani e gratificati dallo spargimento di sangue.” Come Mamet ha elaborato nel suo libro “The Wicked Son: Anti-Semitism, Self-Hatred, and the Jews” (Il figlio spietato: l’antisemitismo, l’odio verso di sé, e gli ebrei), questo non è altro che una rielaborazione della vecchia accusa del sangue contro gli ebrei – ma questa volta, invece di essere accusati di usare il sangue dei non ebrei per cuocere le matzot, gli ebrei sono accusati di spargere il sangue per nessun altro motivo che il proprio gratuito piacere. Le persone di sinistra dovrebbero vigilare nel distinguere tra le critiche costruttive a Israele e le disumanizzazioni caricaturali degli ebrei.

7. Autodifesa. Solo i pacifisti più intransigenti si oppongono al diritto di auto-difesa, e certamente la maggior parte della gente di sinistra difende questo diritto. Perché gli israeliani sono esenti da questo diritto? Come potrebbero molti uomini di sinistra starsene seduti a guardare mentre i razzi piovono sulla città e sulle loro famiglie, con i loro bambini traumatizzati? E se dicessimo: “oh, ma le persone vengono uccise di rado, solo occasionalmente”, ridurreste al minimo il vostro impegno per proteggere la vostra famiglia? Solo gli ebrei sono tenuti a deporre le armi e a porgere la loro gola. Come osano gli ebrei avere la faccia tosta di ribellarsi?!

8. Progresso. Noi tutti vogliamo un avanzamento del processo di pace israelo-palestinese e arabo-israeliano. Eppure, demonizzando Israele, additandolo, come avviene alle Nazioni Unite e nei campus universitari, si potrà fare ben poco per far progredire la pace. Noi tutti sappiamo, abbiamo conosciuto per decenni le linee fondamentali di un accordo di pace. Gli israeliani si sono preparati a questo e hanno preparato i loro cittadini. La sinistra dovrebbe mettere sotto pressione i palestinesi perchè accettino la pace e smettano di insegnare ai propri figli che gli ebrei sono mostri assetati del loro sangue. Questo tipo di pressione potrebbe portare a qualche progresso.

Da molto tempo le persone di sinistra avrebbero dovuto abbattere la rappresentazione di Israele come demonio prototipale della violazioni dei diritti umani e della repressione. E’ tempo che la gente di sinistra non si senta oltraggiata da Israele, ma dalle distorsioni e dalla demonizzazione di Israele nei campus universitari e alle Nazioni Unite, su tutti la media e da parte dei politici. E’ ora per le persone di sinistra di rifiutare che Israele venga trattato come un paria, o gli ebrei come assassini assetati di sangue; è il tempo invece di accogliere Israele nella comunità delle nazioni come membro a pieno titolo, assoggettato a critiche ed elogi come qualunque altra nazione.
http://friendsofisrael.go.ilcannocchiale.it/

Il pane vero, la Parola

Nelle chiese cristiane oggi si legge il racconto evangelico, secondo Matteo, della moltiplicazione dei pani. Ma, ed è chiaro per chi legge con la fede il brano, quello che salva dalla fame non è il miracolo della moltiplicazione, ma è il miraoolo della condivisione. del mettere in comune, nel nome di Qualcuno di più grande, quel poco che si ha. E’ il distribuire che compie il prodigio, mentre si condivide che avviene lo straordinario.

Perciò cos’è la prima cosa che occorre condividere tra di noi? Il pane vero, il pesce buono, ossia la Parola dell’Eterno. Dice bene Isaia: Ascoltatemi attentamente! Ascoltatemi, e mangerete. Attentamente, e gusterete ciò che mangiate.

Non è per tutti questo discorso, non è per tanti. Il grosso si ferma alla superficie del racconto, al pane ed al pesce che gli riempiono la pancia in quel momento, poi si vedrà. mentre quello che occorre riempire, perchè il miracolo si avveri, è il cuore.

Accresci in noi la fede, Signore, Eterno, Benedetto Tu sia.

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Isaia 55

«O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!

Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti!

Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a *Davide.

Il fango sugli stivali dell'Uomo e Dio

Tanti miei amici scout, da ieri e fino al 10 di questo mese, sono alla Route Nazionale. Non posso fare a meno di sentirmi con loro, in cammino, sulla buona strada, sul sentiero antico dell’Eterno e della Sua Parola. Senza paura di infangarmi, perchè Egli si è infangato per me, senza paura di rimanere da solo, perchè Egli è e sarà sempre con me. Senza paura di dire ed agire secondo il mio pensiero, perchè Egli mi ha insegnato ad essere franco, a parlare con franchezza, si, si, no, no. Sapendo che la salvezza è nell’obbedire all’Eterno, prima che agli uomini, testimoniarlo con tutta la vita.