Noi trionferemo!

Questa non è prevista tra gli inni che canteremo domani, ma è un inno molto conosciuto, numero 280 nel repertorio italiano. Basta accennarla perchè molti automaticamente si mettano a cantarlo, magari nell’originale inglese….

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=Aor6-DkzBJ0]

E’ un inno religioso, prima che una canzone di lotta, anche se come tale ha avuto il maggior successo, ad opera di Joan Baez, negli anni Sessanta del secolo scorso. Ne scrive Alessandro Portelli: We shall overcome è una canzone che arriva a noi attraverso una storia di trasformazioni. C’è una canzone religiosa, I’ll be all right, che esprime quella endurance, quella capacità afroamericana di durare e sopravvivere che non è solo sopportazione (come sembrano pensare artisti del Sud come William Faulkner), ma è anche speranza e coscienza dell’ingiustizia – una coscienza e una speranza che si esprimono in un linguaggio religioso ma che non rinviano solo all’aldilà.

Infatti questa canzone religiosa diventa una canzone di lotta quando i braccianti delle piantagioni di tabacco del North Carolina l’adottano durante uno sciopero degli anni Quaranta, cambiandola in «I’ll overcome someday». È durante questo sciopero che la sente e la registra Zilphia Horton, organizzatrice politica e culturale del centro di Highlander del Tennessee (una scuola di base per sindacalisti e attivisti dei diritti politici nel mezzo del Sud più razzista e classista).

Molti anni dopo, quando a Highlander si tengono i workshop del nascente movimento dei diritti civili (ci viene Martin Luther King, ci viene anche Rosa Parks, che poi rifiutando di sedersi nel fondo dell’autobus darà inizio al boicottaggio di Birmingham), un giovane musicista bianco californiano, Guy Carawan – che conduce il settore culturale di Highlander – la ritira fuori dall’archivio e la insegna ai partecipanti. Con un cambiamento: la prima persona singolare diventa una prima persona plurale, la speranza e la resistenza non sono più quelle di ciascun individuo ma sono diventate finalmente quelle di un movimento. Qualche tempo dopo, l’ascolta Pete Seeger, che la porta al Nord, e da quel momento (specie da un memorabile concerto di Pete Seeger alla Carnegie Hall nel 1963) la canzone spicca il volo.

Testo inglese:

We shall overcome,
we shall overcome,
we shall overcome some day.

Oh, deep in my heart, I do believe
we shall overcome some day.

We shall live in peace,
we shall live in peace,
we shall live in peace some day.

Oh, deep in my heart, I do believe
we shall overcome some day.

We’ll walk hand in hand
we’ll walk hand in hand
we’ll walk hand in hand some day.

Oh, deep in my heart, I do believe
we shall overcome some day.

Black and White together,
black and white together.
black and white together some day.

Oh, deep in my heart, I do believe
we shall overcome some day.