Te Deum

Ho appena finito di sentire un giornalista affermare che questo è il giorno del Te Deum.

Per chi non lo sa, il Te Deum è un inno che la leggenda vuole sia stato improvvisato insieme da Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, mentre il primo battezzava il secondo. Nel Medio Evo venne chiamato anche Hymnus Ambrosianus. Alcuni lo attribuiscono a Niceta di Remesiana (c. 335-414).

Quale che ne sia la vera origine, già nel V secolo ne era prescritto il canto domenicale ad esempio nel monastero di Lérins. La Regola di San Benedetto lo vuole cantato al termine dell’Ufficio notturno, nelle domeniche e nelle solennità (eccetto in Quaresima). È usato anche in molte altre occasioni, come canto di lode e di ringraziamento, nell’ordinazione del vescovo, alla fine dell’anno…

Oggi quindi è uno dei tanti giorni in cui si canta quest’inno.

In realtà, ho pensato, ogni giorno è il giorno del Te Deum, ogni giorno occorrerebbe alzarsi in piedi e rendere grazie a Dio, non fosse altro che per la pazienza che dimostra con noi. Occorrerebbe riconoscere ogni giorno il nostro essere inguaribilmente peccatori, riconoscere le nostre mancanze verso i familiari, i vicini, la società, e chi più ne ha, più ne aggiunga a questo elenco.

Ci illudiamo tanto spesso di essere buoni, di essere santi, di essere bravi, ma è solo perchè siamo talmente induriti nei peccati che questi ormai ci scivolano sopra il corpo e l’anima.

Pensate ai tanti santi del calendario della chiesa cattolica e non solo, trasformati in statue ed immaginette da devozione, in eroi irraggiungibili, loro che pure erano convinti di essere i più peccatori del globo terracqueo! Francesco d’Assisi raccontano si rotolasse nella neve e tra le spine per il dispiacere che sentiva di dare a Dio con le sue mancanze. E non si considerava nè un ‘santo’ nè un perfetto, anzi! Noi diamo sempre la colpa agli altri o alle circostanze dei nostri peccati, e facciamo fatica pure, come diceva mia madre, a lavarci la faccia con il sapone e l’acqua fredda!

Per concludere,il Te Deum è un magnifico inno latino, e lo canterò al modo gregoriano, mi verrà sicuramente in mente. Ma nel pomeriggio dell’ultimo giorno dell’anno civile, credo che aprirò il libro dei Salmi, chiederò con il Salmo 51 all’Eterno che mi purifichi, che renda lo scarlatto dei miei peccati più bianco della neve. Poi, con il Salmo 91, gli dirò «Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido!» e muoverò i primi passi del 2015 dove devo, sul sentiero antico e sempre nuovo della Sua Parola. 

Buon 2015!

wpid-wp-1415596298157.jpeg

Simeone ed Anna e ciascuno di noi

Dal Vangelo secondo Luca 2,36-38

36 Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Penuel, della tribù di Ascer. Era molto avanti negli anni; dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni. 37 Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Dopo le crude, franche parole pronunciate da Simeone, seguono queste della profetessa Anna. Una delle poche donne che la Bibbia omaggia con questo titolo. Profetizza in nome di Dio ed il suo parlare ha un tono tutto sul positivo. A partire dall’elenco dei nomi presente nel primo versetto: Anna (Dio fa grazia), Penuel (Il volto di Dio, Dio che fa luce), Ascer (felice, benedetto). Per finire con la sua continua preghiera di lode e con l’annuncio fatto della redenzione di Gerusalemme.

In Simeone ed Anna nel tempio di Gerusalemme si svelano due aspetti: la contraddizione,il rifiuto nei confronti di Gesù e l’accoglienza gioiosa nella fede, la condanna e la salvezza, la caduta e la risurrezione.

Peccato e grazia, se volete. Anna è vedova del suo uomo, come Israele è vedovo del suo Dio, a causa della mancanza di fedeltà verso di Lui. Ma Anna è anche profetessa di Israele, esprime tutta la sua speranza nella grazia dell’Eterno, la sola che possa rimediare a quello stato.

Il Signore accresca la nostra fede, perchè solo la Sua Grazia può colmare l’abisso del nostro peccato. Amen.

bibbia

Sdolcinato? Con le braccia aperte!

Dal Vangelo secondo Luca 2,22-35

22 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di *Mosè, portarono il bambino a *Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; 24 e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.

25 Vi era in Gerusalemme un uomo di nome *Simeone; quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’*Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; 26 e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. 27 Egli, mosso dallo Spirito, andò nel *tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesú per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, 28 lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: 29 «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola; 30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,  31 che hai preparata dinanzi a tutti i popoli 32 per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».

33 Il padre e la madre di Gesú restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. 34 E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione 35 (e a te stessa una spada trafiggerà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati».

Ogni tanto leggo scritti che si lamentano della sdolcinatezza del Natale. Poi rileggo il Vangelo e mi chiedo dove sia questa presunta sdolcinatezza. Forse nella ‘melensa melassa’ con cui uomini e donne, cristiani e non, nei secoli, hanno ricoperto questo evento, perchè nella Scrittura non c’è traccia di tutto ciò.

Un padre ed una madre respinti al gelo ed al freddo dall’inospitalità del mondo, un bimbo che nasce in una stalla o in una grotta, fate voi, due profughi con un bimbo piccolo costretti a scappare su un asinello a causa della cattiveria e della paura di un piccolo satrapo del luogo, una profezia, quella di Simeone, tutt’altro che positiva per la madre, messa di fronte alla spada che l’attendeva, all’annuncio di un Figlio che avrebbe svelato i pensieri di molti cuori, che avrebbe apparentemente diviso il mondo. Apparentemente, perchè avrebbe semplicemente svelato chi, nel mondo, vive secondo il volere di Dio, cerca prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia e chi non lo fa.

Sdolcinato è qualcun’altro, non certo un cristiano che sa cosa è chiesto a Maria ed a Giuseppe, cosa è chiesto a ciascuno di noi. Essere martire, essere testimone del Cristo, con le braccia aperte ad accogliere la Sua volontà.

Con le braccia aperte, come nella culla, come sulla Croce, aperti alla volontà del Padre.

Studi di Teologia: "Unioni civili"

Domenica 21 dicembre ho partecipato al culto con i fratelli e le sorelle della Chiesa Riformata “Breccia di Roma” ed ho avuto in omaggio dal pastore Leonardo De Chirico il supplemento numero 12 alla rivista “Studi di Teologia” dedicato alle Unioni Civili. Mi fa piacere offrire ai lettori di questo sito una panoramica sul suo contenuto.
Gli autori, oltre alla stesso De Chirico, sono Ivan Caradonna e Alessandro Piccirillo.
Nella prima parte il pastore De Chirico si occupa delle differenze tra il matrimonio e l’unione civile: chi sono i soggetti? Cosa ci dice il dato creazionale del matrimonio che presuppone un uomo e una donna? Infine per matrimonio ed unioni civili si esaminano valori sociali e dati culturali.
Di Unioni civili, progetti di vita ed adozioni si occupa il contributo di Alessandro Piccirillo. Esamina le diverse legislazioni, le prospettive bibliche e storiche, la differenza tra adozione ed affidamento. E conclude per la non opportunità del consentire l’adozione nel contesto dell’unione civile.
“Famiglia, convivenze ed unioni civili fra miti e realtà giuridica” è il titolo del terzo contributo, di Ivan Caradonna che affronta l’aspetto giuridico alla ricerca di quella che è la reale posta in gioco.
Conclude il fascicolo una ricca raccolta di documentazione sulle risorse evangeliche sul dibattito sulle unioni civili.

Il supplemento è acquistabile online presso le librerie CLC, all’indirizzo che segue:http://www.clcitaly.com/product/unioni-civili-supplemento-studi-teologia-ifed

unionicivili

Mi permetto di consigliarvelo per l’acquisto, allo scopo di approfondire l’argomento al fine di promuovere nelle proprie comunità ed ovunque una visione che onori il matrimonio facendo i conti con il pluralismo della società contemporanea e le sue istanze.

La fede 'arriva' prima dell'intelligenza…

…e vede più lontano.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,2-8.

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Giovanni Scoto Eriugena (?-ca 870), benedettino irlandese
Discorso sul prologo di san Giovanni §2
« Ciò che era fin da principio…, ciò che noi abbiamo contemplato…,
noi lo annunziamo anche a voi » (1Gv 1,1-3)

Pietro e Giovanni corsero insieme tutti e due al sepolcro. La tomba di Cristo è la sacra Scrittura, nella quale i misteri più oscuri della sua divinità e della sua umanità sono difesi, se posso dire, con una muraglia di roccia. Ma Giovanni corre più veloce di Pietro, poiché la potenza della contemplazione totalmente purificata penetra nei segreti delle opere divine con uno sguardo più acuto e più vivo della potenza dell’azione, che ha ancora bisogno di essere purificata.

Pietro entra tuttavia per primo nel sepolcro; Giovanni lo segue. Tutti e due corrono, e tutti e due entrano. Pietro è l’immagine della fede, e Giovanni rappresenta l’intelligenza… La fede deve dunque entrare per prima nel sepolcro, immagine della sacra Scrittura, e l’intelligenza, entrare dietro di essa…

Pietro, che rappresenta anche la pratica delle virtù, vede, grazie alla potenza della fede e dell’azione, il Figlio di Dio racchiuso in modo ineffabile e meraviglioso nei limiti della carne. Giovanni, che rappresenta la contemplazione massima della verità, ammira il Verbo di Dio, perfetto in se stesso e infinito nella sua origine, cioè nel Padre suo. Pietro, condotto dalla rivelazione divina, guarda allo stesso tempo le cose eterne e le cose di questo mondo, riunite in Cristo. Giovanni contempla e annunzia l’eternità del Verbo per farlo conoscere alle anime credenti.

Per questo dico che Giovanni è un’aquila spirituale dal volo veloce, che vede Dio; lo chiamo teologo. Domina tutta la creazione visibile e invisibile, va al di là di ogni facoltà dell’intelletto, ed entra, divinizzato, in Dio che gli dà di condividere la sua vita divina.

Una settimana è passata… riflessioni sul lavoro

…dal mio licenziamento. E’ la prima volta nella vita (ce n’è sempre una dice un proverbio) che mi licenziano. Le altre volte (il mio primo lavoro, come programmatore e sistemista informatico, è del 1984) sono stato io a voler cambiare per qualcosa di diverso e di migliore.

Una settimana passata dal mio licenziamento non per la mia cattiva condotta professionale, non per la mia scarsa flessibilità (per l’azienda, in diciassette anni, ho ricoperto ruoli che andavano dal responsabile sistemi informativi, alla formazione dei nuovi assunti, dalla selezione delle risorse umane alla comunicazione web, dall’organizzazione di fiere alla stesura di contenuti per siti e blog aziendali), non per ritardi nella mia formazione (aggiornata, tra l’altro a mie spese!) ma per una crisi che ha le sue radici in parte negli errori del management aziendale (che ci sono stati ed hanno pesato) ma per il massimo in quella crisi sistemica italiana, che in ambito Energia, quello in cui lavoravo, ha preso dei caratteri comuni a tante crisi.

Una legislazione, quella sulle rinnovabili, che è cambiata sette volte in otto anni, financo con provvedimenti retroattivi negli effetti (un assurdo che ci rende unici in Europa e non solo) provocando da sola il fallimento di tante buone piccole e medie imprese.

Tante belle parole rimaste tali sulle rinnovabili, la green economy, le nuove professionalità verdi, rimaste lettera morta nei fatti.

Un’azione politica e sindacale che come al solito è andata a protezione degli interessi consolidati dei soliti noti, delle industrie energivore, dei grandi teoricamente ex monopolisti (perchè nei fatti lo sono ancora) pieni di personale assunto per motivi clientelari e ‘di scambio’ e che dovevano essere salvaguardati a tutti i costi. Per salvare tessere e voti, alla faccia dell’economia reale e degli interessi veri dei consumatori e delle famiglie, sulle cui bollette, le mie comprese, è stato scaricato tutto il costo.

Nonostante tutto questo voglio essere ottimista, voglio fidare, prima di tutto nella provvidenza di Dio, che l’essenziale me l’ha sempre donato, spesso con cospicue aggiunte, poi nelle mie capacità professionali e nella voglia di impegnarmi in nuove sfide e nuovi campi, che grazie a Dio non mi è mai mancata.

Una settimana è passata… tra poco anche un’anno…

Pillole di Blog – Regali per sempre

Quest’anno, complice anche la situazione economica, abbiamo fatto pochi regali, più che altro ai bambini. Perchè i bambini devono sempre sapere che c’è un modo gratuito e bello di amare con tutto ciò che si è e si ha.

Antonella ed io non ce ne siamo fatti, perchè ci siamo “regalati”, consacrati l’uno all’altra, lo scorso mese di  settembre… E speriamo che il Signore ci conceda tanto tempo ancora da vivere assieme.

_MG_6431bw

Il bianco e lo scarlatto

Il bianco della fede, se la fede è veramente vissuta con la consapevolezza di ciò che si crede invariabilmente finisce con lo scarlatto. Così le braccia aperte del bambin Gesù. diverranno le braccia aperte di Gesù sulla Croce e le braccia aperte dei martiri come Stefano, il primo di questi, di cui ci racconta il libro degli Atti.

Braccia aperte di chi sa che tutto nella propria vita viene da Dio. Braccia aperte di chi prega con le parole di Giobbe: il Signore dà, il Signore toglie, benedetto il nome del Signore. Braccia e tutto il corpo aperto alla Parola che viene a trasformare la nostra vita. Il sì di Maria che accoglie la gravidanza, il sì di Giuseppe che accoglie il proprio compito, il sì del Figlio che assume pienamente la volontà del Padre, il sì di Stefano che è cristiano fino alla fine della propria vita terrena, il sì di ciascuno di noi, chiamato all’obbedienza della Parola.

Il Signore Gesù accresca la nostra fede, perchè il nostro sì sia pieno e convinto.

stefano

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,17-22.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;
e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire:
non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato».

Atti degli Apostoli 6,8-10.7,54-60.

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potere, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.
Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei “liberti” comprendente anche i Cirenèi, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano,
ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.
All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.
Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra
e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”.
Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui,
lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.
E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”.
Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì.