Nessuna paura! – Marco 4,35-41

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,35-41.

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».
E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che moriamo?».
Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.
Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

Le tempeste fanno parte della vita, che questo ci piaccia o meno. Gli avvenimenti dei nostri giorni ci tirano da una parte all’altra, da quelli che ci sembrano più futili, magari i capricci dei nostri figli, fino a quelli più seri, la morte di un familiare, la perdita del lavoro,…

In certi momenti umanamente, possiamo finire per disperare, finiamo magari per rischiare di perdere la fede, pensiamo che al Signore non importi nulla di noi, di quanto ci accade. «Maestro, non t’importa che moriamo?»

Eppure guardiamoci… stando con lui non siamo andati a fondo. Si, è vero, le onde sono a volte possenti, sembra che ci travolgano. Le spinte del mondo sono sempre più forti, ma Lui è con noi e noi siamo con Lui. Mille e mille volte ce l’ha promesso nella Scrittura. Io sarò con te. Io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Persino tuo padre e tua madre, o chi ti pare più vicino potrebbe abbandonarti, ma io non lo farò! Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Non temere piccolo gregge, non temere Luca, non temere tu che leggi. “Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri” (Pr 3,5-6). Ricordiamoci sempre, con la preghiera, con il confronto giornaliero con la Sua Parola, che il Signore è con noi, è nella nostra barca, è vicino alla nostra vita. Lui c’èe se c’è Lui ci sarà impossibile affondare.

Ma, come dice il vescovo Bonifacio, citando il libro dei Proverbi, ricordiamoci che c’è, che ci guarda, che è vicino a noi, o potrebbe sembraci impossibile anche solo muovere un passo. Pensa a Lui, ed egli appianerà il sentiero che hai di fronte, che ora ti sembra così impervio e scosceso.

Signore Gesù, accresci la mia fede, perchè tale resti, salda in Te, in ogni momento della mia vita mortale. Amen.

Bonifacio (675-764), monaco, missionario della Germania, martire
Lettera a Cuthbert; PL 89,765
“Perché siete così paurosi?”

La Chiesa, che naviga come un grande vascello sul mare del mondo, sbattuto in questa vita dalle onde delle prove di ogni tipo, non deve essere abbandonata, ma governata. Ne abbiamo l’esempio nei primi padri: Clemente, Cornelio e molti altri a Roma, Cipriano a Cartagine, Atanasio ad Alessandria, che sotto gli imperatori pagani governavano la barca di Cristo, o meglio la sua carissima sposa, la Chiesa, insegnando, difendendo la verità, faticando e soffrendo fino a dare il loro sangue. Se consideriamo tali uomini e coloro che gli rassomigliano, sono pieno di sgomento, “Timore e spavento mi invadono e lo sgomento mi opprime. Sono come avvolto dalle tenebre dei miei peccati” (Sal 55,6). Vorrei abbandonare totalmente il governo della Chiesa che mi è stato affidato, se potessi trovare conferma nell’esempio dei Padri o nella Sacra Scrittura.

Proprio perché è così e la verità benché minacciata non può essere tuttavia vinta…, la nostra anima affranta si rifugia presso colui che dice per bocca di Salomone: “Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri” (Pr 3,5-6). … Restiamo saldi nella giustizia e prepariamo l’anima alla prova, attendendo l’aiuto del Signore, e diciamogli: “ Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione” (Sal 90,1). Poniamo in lui la nostra fiducia, poiché è lui che ci ha affidato il compito. Quanto non siamo capaci di portare da soli, portiamolo con lui che è onnipotente e dice: “Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,30).

Ramificare il Vangelo (Marco 4,26-34)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,26-34.

Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra;
dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.
Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga.
Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo?
Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra;
ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere.
Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

Ho letto più volte, ed ho sempre trovato molto bella, questa predicazione di Gregorio Magno su Gesù che è il granello di senapa della parabola, che nonostante l’ostilità degli uomini ed il loro peccato cresce fino a diventare il più grande albero su tutta la terra. Una immagine della Croce, l’albero della vita, che oltre a ricongiuncerci con il Padre con il suo palo, il suo braccio verticale, ci rende capaci, prolungando e moltiplicando i suoi bracci orizzontali con la Parola predicata, di adempiere alla promessa fatta al Cristo, al suo mandato, di essergli testimoni in tutto al mondo, ogni giorno, fino agli estremi confini della terra.

Testimoni della Parola, il compito di ogni predicatore del Vangelo, dal più umile al più capace. Perciò, personalmente, soffro quando vedo pastori e predicatori che di tutto parlano fuorchè della Parola di Dio, e, più ancora, strumentalizzano la Parola di Dio per renderla accetta a quello stesso mondo che l’ha rigettata a crocifissa!

Invece di aiutare la Chiesa, l’insieme dei rami che si allargano sul mondo, a crescere, così facendo essi ribattono i chiodi come chi vuole che il Cristo rimanga sulla croce, come una bella figurina da venerare, come un fumetto sempre uguale a se stesso, con sottoscritta una didascalia, “Amore” che nulla cambia e nulla finisce per significare. Perchè un Cristo inchiodato alla Croce non cambia la vita del mondo, perchè una figurina incollata all’album può esser vista dal proprietario e da pochi altri.

Invece il Cristo è un albero, un albero che cresce con la Sua Chiesa,  rami che si allargano a coprire il mondo, perchè come tutta la Creazione è opera del Padre, così tutta la Creazione è interessata dalla Redenzione del Figlio, tutta la Creazione soffre e geme in attesa di essere liberata dall’Evangelo. Ogni creatura è uno di quegli uccelli che cerca riparo tra le fronde e le foglie dell’albero della vita rinato e risorto.

Il Cristo è un albero che porta la salvezza, attraverso la forza, inconcepibile per il mondo, della Croce che ramifica la salvezza ad ogni uomo. Predicare il Cristo è il nostro compito, ognuno nel modo che più gli è proprio ed in cui è più capace, ma cercando costantemente di migliorarsi, di sforzarsi, nella conoscenza della Scrittura ed anche nelle tecniche di predicazione, perchè il messaggio sia il più efficace possibile. Proprio come fanno i rami degli alberi, capaci di torcersi, di mutare forma ma sempre alla ricerca della luce e dell’acqua.

La luce della Parola, l’acqua dello Spirito.

Gregorio Magno (ca 540-604), vescovo di Roma, dottore della Chiesa
Omelie su Matteo, cap. 13
« Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo;
se invece muore, produce molto frutto » (Gv 12,24)

« Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo ; una volta cresciuto, diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami » (Mt 13, 31). Questo granellino di senapa simboleggia per noi Gesù Cristo che, messo in terra nel giardino dove è stato seppellito, ne è uscito dopo per la risurrezione, in piedi come un grande albero.

Possiamo dire che quando morì, fu come un granellino di senapa. Fu un granellino di senapa nell’umiliazione della sua carne e un grande albero nella glorificazione della sua maestà. Fu un granellino di senapa quando ci è apparso sfigurato, e un albero quando è risuscitato come « il più bello tra i figli dell’uomo » (Sal 45,3).

I rami di questo albero misterioso sono i santi predicatori del vangelo la cui estensione ci è stata descritta nel salmo : « Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola » (Sal 19,5 ; cfr Rm 10,18). Gli uccelli si riposano fra i suoi rami quando le anime giuste, che si sono elevate dai legami terreni appoggiandosi sulle ali della santità, trovano nelle parole dei predicatori del vangelo la consolazione di cui hanno bisogno nelle pene e le fatiche di questa vita.

Mai a Cesare ciò che è di Dio

Si sappia che non ci faremo ridurre al silenzio o all’acquiescenza o alla violazione delle nostre coscienze da qualsiasi potere sulla terra, sia esso culturale o politico, indipendentemente dalle conseguenze su noi stessi.

Noi daremo a Cesare ciò che è di Cesare, in tutto e con generosità. Ma in nessuna circostanza noi daremo a Cesare ciò che è di Dio.

Il 13 giugno al Palalottomatica

Per questo chiamiamo a raccolta tutti, i movimenti, tutti ma proprio tutti inclusi, soprattutto tutte le persone di buona volontà. Crediamo che se da lì, quel giorno, usciranno quindicimila persone decise a capire davvero cosa stanno cercando di far passare sopra le nostre teste, il nostro paese cambierà il corso della storia. Quindicimila teste pensanti e di buone volontà decise a passare parola possono davvero fare la differenza.

La luce va sul lucerniere (Marco 4,21-25)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,21-25.

Diceva loro: «Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere?
Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce.
Se uno ha orecchi per intendere, intenda!».
Diceva loro: «Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più.
Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».

Chiarissimo il Signore Gesù in questo passo di Evangelo. La luce va sul lucerniere. La luce serve ad illuminare i passi, i propri come quelli altrui. Non solo non bisogna vergognarsi dell’Evangelo (…o anch’io mi vergognerò di voi), ma occorre annunciare a voce alta, senza timidezza, con la massima chiarezza la salvezza che viene dalla Croce e dalla Resurrezione del Figlio.

Una parola che tanti credenti e tante chiese dovrebbero sottolineare con la matita rossa, tra le cose che spesso si dimenticano di fare. Sembra quasi che si sia più buoni se si tace, se si silenzia la propria vocazione, se non si dà fastidio a nessuno…

Ebbene io vi dico che se questi taceranno parleranno le pietre!

Noi il Vangelo lo abbiamo ricevuto, ci è stato annunciato, ci è stato dato tanto. Tanto ci viene richiesto dal Signore Gesù. La scelta non può essere quella di evangelizzare a bassa voce, sperando quasi di non essere sentiti,,, Anche perchè non si può, il Vangelo, la Parola di Dio hanno una forza propria per cui si annunciano, si fanno sentire anche se tu provi a tacerlo, ed il mondo ti chiede conto! E la tua scelta,la scelta della tua chiesa, comunità di appartenenza, sarà quella che si presentò ai primi discepoli. Testimoniare o tradire? Sapendo che non dire o dire a metà equivale a tradire il Signore Gesù. Che non accetterà mezze misure.

Poichè a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.

Amen.

Pillole di Blog – Grandi mobilitazioni…

Oggi non potete perdervi La Croce in edicola perché Filippo Savarese racconta da par suo il voto sull’inutile registro delle unioni civili a Roma e vi avverte: stanno facendo le prove generali per la legge nazionale. Poi annunciano un flash mob per celebrare la vittoria con Ignazio Marino e Nichi Vendola e si presentano in trenta militanti Lgbt. Che tristezza.

Pillole di Blog – Ringraziamenti

Si ringraziano il sindaco Marino ed il Comune di Roma per l’ennesimo spreco di soldi pubblici realizzato con l’istituzione del registro delle cosiddette unioni civili (p.s. a Bolgona quattro registrazioni in dieci anni…), per l’aumento del non voglio dire quanto per cento della tassa dei rifiuti per le scuole paritarie e per l’aumento dell’IMU con cui probabilmente anche i contribuenti contrari come me saranno costretti a pagare questi atti che a mio parere sono solo squallida propaganda.

Coltivare il campo, seminare la Parola (Marco 4,1-20)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,1-20.

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò.
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto.
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno».
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Quando poi fu solo, i suoi insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro:
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché: guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
Continuò dicendo loro: «Se non comprendete questa parabola, come potrete capire tutte le altre parabole?

Il seminatore semina la parola.

Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la parola; ma quando l’ascoltano, subito viene satana, e porta via la parola seminata in loro.
Similmente quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si abbattono.
Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie, soffocano la parola e questa rimane senza frutto.
Quelli poi che ricevono il seme su un terreno buono, sono coloro che ascoltano la parola, l’accolgono e portano frutto nella misura chi del trenta, chi del sessanta, chi del cento per uno».

Cesario di Arles, di cui sotto è riportato un breve commento a questo brano dell’Evangelo secondo Marco, fu monaco e vescovo in tempi e luoghi assai difficili per la predicazione dell’Evangelo (ma ne esistono di facili? mi chiedo? essendo il Vangelo segno di contraddizione tra gli uomini?) dovendosi barcamenare, da un punto di vista umano, tra re Visigoti, Ostrogoti e Franchi in lotta per la supremazia nella sua terra.

Perciò si dedicò a mettere ordine in quello che potremmo definire il campo della chiesa, tramite la sua lotta contro le eresie, soprattutto il semipelagianesimo (secondo cui gli esseri umani, ai fini della loro salvezza possono/devono fare da sé stessi il primo passo verso Dio, cioè senza l’aiuto della grazia divina, la quale subentra solo in un secondo tempo) e l’arianesimo (dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336), condannata al primo concilio di Nicea (325); sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito).

Si mise quindi all’opera, citando il suo discorso sotto riportato, perché Dio trovasse quanto dava piacere ai suoi occhi. Seminando senza sosta la Parola dell’Eterno, con sermoni, discorsi, esortazioni, regole per la vita cristiana ed ogni sorta di insegnamento. Tutto però sempre rigorosamente centrato sulla Parola di Dio e solo su quella.

Così ciascuno di noi, nel suo proprio ministero, nella sua propria forma di vita, è chiamato senza sosta a seminare l’Evangelo del Signore, la Sua Buona Novella, senza pensare che tutto dipenda tuttavia da sè stesso e dalla sua attività. La Parola di Dio ha una forza propria, intrinseca, che opera anche oltre alla bravura del seminatore nella sua attività.

Il seminatore semina la parola.

Il Signore Gesù è lapidario nella sua formulazione. Egli semina la Parola, poi sarà come è stato stabilito dall’Eterno; c’è chi la rigetterà all’istante, perchè ha il cuore di pietra, ricoperto dai suoi desideri, dalle sue passioni terrene, innaffiate dal satana. Un cuore duro come la pietra, come l’asfalto, dove non c’è più posto per il Signore. C’è l’umanità dal terreno cosparso qui e là di spine e di pietre, sono quegli uomini e quelle donne che ascoltano la Parola ma non l’accolgono pienamente, mischiano ad essa in modo indebito dottrine che sono solo di uomini, cercano in ogni modo quello che ai loro occhi appare un compromesso (in realtà impossibile, Dio non ammette cuori divisi!) con le dottrine di questo mondo e del suo principe sconfitto.

E ci sono infine coloro che accolgono la Parola su un terreno buono, e la Parola si rivela loro, dissoda il terreno,lo rende fertile, fa sì che porti frutto; lì il trenta, lì il sessanta, lì il massimo possibile ad una creatura umana.

Deve essere chiaro però: il seminatore semina la Parola. Ma il vero seminatore è il Cristo, e la vera Parola è solo e soltanto la sua. Come è soltanto Sua opera il frutto della grazia, di cui noi siamo meri collaboratori. Il nostro compito è riconoscerci servi inutili, servi senza pretese, seminare a nostra volta senza sosta, prima di tutto nel nostro campo, nella nostra vita, poi in chi è nostro prossimo. Ma come ci dirà sempre Gesù nel suo Vangelo, l’opera della mietitura, della divisione del grano dalla zizzania, sarà opera dell’Eterno, non certo opera nostra.

Tutto questo discorso fatto per il singolo credente vale anche per la Chiesa e per tutte quelle assemblee di credenti che si danno questo nome. La Parola seminata e diffusa in essa è la discriminante per noi, per capire se una Chiesa è veramente tale. Una Chiesa è veramente tale se si affida solo alla Parola, se attende solo dal Signore la Grazia e ne rende incessantemente lode, se ha fede nel Cristo ed in Lui solo.

Come ebbe a dire Agostino, è possibile si trovino lupi all’interno delle nostre assemblee ecclesiastiche, e pecore del Signore restino fuori. Lo capiremo, se questa sarà la volontà dell’Eterno, proprio dalla fiducia che essi rimetteranno al Vangelo.

Scrisse Giovanni Calvino nella sua Istituzione, e concludo:

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.
Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro.
E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconosciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa
La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo
Discorsi, n° 6 ; CCL 103, 32 ; SC 175
Dare frutto del trenta, del sessanta e del cento per uno

Fratelli, ci sono due specie di campi: uno è il campo di Dio, l’altro è il campo dell’uomo. Hai il tuo campo; anche Dio ha il suo. Il tuo campo è la terra; il campo di Dio è la tua anima. È forse giusto che coltivi il tuo campo e lasci incolto il campo di Dio? Coltivi la tua terra, e non coltivi la tua anima, forse perché vuoi mettere in ordine la tua proprietà e lasciare incolta la proprietà di Dio? Ti pare giusto? Forse Dio merita che trascuriamo la nostra anima che egli tanto ama? Ti rallegri al vedere la tua terra ben coltivata; perché non piangi al vedere la tua anima incolta? I campi in nostro possesso ci faranno vivere alcuni giorni in questo mondo; la cura della nostra anima ci farà vivere senza fine in cielo…

Dio si è degnato di affidarci la nostra anima come suo campo; mettiamoci dunque all’opera con tutte le nostre forze con il suo aiuto, perché quando verrà a visitare il suo campo, egli lo trovi ben coltivato e perfettamente in ordine. Vi trovi una messe invece di rovi; vi trovi vino invece di aceto; grano invece di zizzania. Se vi troverà ciò che piace ai suoi occhi, ci darà in cambio le ricompense eterne; invece i rovi saranno destinati al fuoco.

In #morte di Sushma Pandey

Link all’articolo riportato per esteso

Chi era? Cercatelo su Google, o comprate in edicola “La Croce” quotidiano di oggi. Le dedica un articolo Gianfranco Amato.

Era una ragazza di Mumbay morta a causa delle stimolazioni ovariche.
Utero in affitto per i ricchi occidentali, per chi ama chiamare le cose con il loro nome.
GPA per gli ipocriti che si nascondono dietro le sigle della medicina.

Nessuno ha pagato nè pagherà per la sua morte. La morte delle donne in India per tanti è una cosa normale, il femminicidio, l’uccisione delle bambine perchè nate tali… La clinica se l’è cavata dicendo che era minorenne ed aveva nascosto la sua vera età. Ma se fai più cicli di stimolazioni ovariche a 18, invece che a 17 anni, secondo voi è tanto diverso?

No. Ma poi come farebbero i ricchi occidentali? Coppie dello stesso sesso o no che siano?

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