Parlare o lasciare che parli?

Dal Vangelo secondo Giovanni, capitolo 1
Testimonianza di Giovanni il battista
19 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?» 20 Egli confessò e non negò; confessò dicendo: «Io non sono il Cristo».
21 Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?» Egli rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?» Egli rispose: «No».22 Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?» 23 Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: “Raddrizzate la via del Signore”, come ha detto il profeta Isaia». 24 Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 25 Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?»26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo in acqua; in mezzo a voi è presente uno che voi non conoscete, 27 colui che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari!»
28 Queste cose avvennero in Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
bibbiaconocchiali

Commentando questo brano, il teologo Robert Cheaib, mia recente conoscenza, riflette: come la luminosità della luna proviene dal suo rapporto speculare al sole, così anche la grandezza di Giovanni consiste nel sapersi collocare rispetto a Cristo.

Sui due lati ci sono i burroni: da una parte «rendere vana la grazia» rinunciando per falsa umiltà al proprio ruolo; dall’altra adagiarsi al centro dell’annuncio e godersi i riflettori, da spettacolare “anticristi” che si spacciano per salvatore negando di fatto che Gesù è il Cristo.
Giovanni ci insegna che siamo una voce che riverbera per tornare al silenzio e lasciare lo spazio alla Parola. Giovanni ci insegna che c’è una bel salto di maturazione dal parlare di Dio al lasciare la parola a Dio.

Riflettiamo su questo oggi, soprattutto se nelle nostre chiese svolgiamo il ruolo istituzionale di pastore o di predicatore. Siamo voci che annunciano il Cristo, che annunciano la Parola, lasciando a questo tutta la gloria, come è dovuto, o siamo piuttosto annunciatori di noi stessi e delle nostre false certezze?

Invitiamo gli altri a raddrizzare le proprie vie secondo quanto annuncia il profeta Isaia, secondo quanto annuncia la verità della Sacra Scrittura, o piuttosto gli insegniamo o cerchiamo di rivendergli le nostre scorciatoie mondane?

Battezziamo nel Nome del Signore, ovvero invitiamo gli altri ad immergersi completamente nelle profondità della Parola di Dio, lasciando che sia Egli stesso ad agire, o battezziamo nel nome nostro, o della nostra congregazione, o della nostra comunità?
Stiamo attenti fratelli, che il nostro destino non sia quello, come scrive l’apostolo Giovanni, di essere smentiti e svergognati alla sua venuta! Confessiamo il Cristo, e Lui solo!
Carissimi, chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio.
Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.
Quanto a voi, tutto ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre.
E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna.
Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi.
E quanto a voi, l’unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna.
E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo aver fiducia quando apparirà e non veniamo svergognati da lui alla sua venuta. (1 Giovanni 2,22-28)

Benedizione!

Dal libro dei Numeri, capitolo 6

24 ‘Il Signore ti benedica e ti protegga!

25 Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!

26 Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!’”.