Pillole di Blog – Pubblicani, prostitute e trans

Tutti oggi rimarcano, con riferimento al Papa che parla con un transessuale, come Gesù parlasse con prostitute e pubblicani. Ma tutti dimenticano che Gesù dice invariabilmente loro di cambiare vita e di non peccare più.

Come diceva il Padre, quello ‘cattivo’ secondo alcuni, dell’Antico Testamento: “Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

Smemorati…

Il vero problema di Verybello.it non è Verybello.it

Vero, vero, vero! Nel pubblico come nel privato. Dove ho lavorato da quando ho iniziato a farlo, ma soprattutto negli ultimi diciassette anni e spiccioli…

Sbaglierò, ma secondo me il problema ha un nome e un cognome.

Il nome è classe. Il cognome è dirigente.

La nostra classe dirigente, intendendo con essa i politici, i manager di più alto livello, ma anche i piccoli o grandi imprenditori privati, coloro che spostano i soldi, prendono le decisioni, decidono sulle opzioni, sia strategiche che tattiche, questa classe è (in larga maggioranza) digitalmente analfabeta.

Non ha la più pallida idea di cosa sia un sito, non ha idea di a cosa serva, non ha idea di come si giudichi. Un po’ perché il web non lo frequenta. Un po’ perché non ne ha mai avuto bisogno. Un po’ perché è figlio di una politica e di un’economia relazionali, dove contano altre competenze, dove nessuno paga per gli errori, al massimo cambia poltrona. O, nel settore privato, non si è aggiornato abbastanza, perché occupato, magari, a far andar avanti l’azienda.

Il vero problema di Verybello.it non è Verybello.it | Usabile.it.

Per non dimenticare, giorno della Memoria, 2015

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Preghiera di un deportato sopravvissuto

Oh Dio onnipotente, Signore degli umili e degli oppressi,
Ti ho cercato per capire, per credere, per non morire ancora
quando le risposte ai nostri perché
uscivano nel fumo nero dei camini
di Auschwitz, Birkenau, Dachau, Mauthausen.

Tu che mi hai permesso di sopravvivere a quell’inferno di dolore e di morte
dove ogni libertà veniva disprezzata,
ogni dignità calpestata da un odio incomprensibile,
aiutami a non invocare vendetta ma perdono e p a c e .

Oh Dio onnipotente per questo calvario vissuto nella carne e nello spirito
da milioni e milioni di tue creature,
oggi Ti chiedo di spargere la Tua luce sulla umanità sofferente,
soprattutto su coloro che reggono le sorti dei popoli
perché prendano coscienza dei diritti di tutti,
in modo particolare dei più poveri ed indifesi.

Fa che la differenza di razza o di religione,
non sia motivo di oppressione, ma stimolo al trionfo della fratellanza.

Le stigmate del martirio impresse sui nostri corpi
salgano a Te come un’invocazione
affinché le generazioni future
possano godere un avvenire di giustizia, solidarietà e pace.

(Giuseppe Perosino)

La dignità di Maria (Marco 3,31-35)

Legga con attenzione le parole di Agostino, chi prega la madre anzichè il Figlio. La grandezza di Maria è l’essere perfettamente discepola prima ancora che perfettamente madre. E’ l’essere modello di fede nella Parola di Dio (Avvenga in me secondo la tua Parola… Fate tutto ciò che vi dirà).

Come si diceva nel seminario dove ho studiato ed insegnato, occorre avere la fiducia di Maria, abbandonarsi alla volontà di Dio come fece lei. Ma la salvezza è nel Figlio e solo per suo tramite.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 3,31-35.

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.
Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli!
Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».

Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso 25, su S. Matteo; PL 46, 937
« Costui è mio fratello, sorella e madre »

Fate attenzione, vi prego, a quello che disse il Signore Gesù Cristo, indicando con la mano i suoi discepoli: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”.

Forse che non ha fatto la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale credette in virtù della fede, concepì in virtù della fede, fu scelta come colei dalla quale doveva nascere la nostra salvezza tra gli uomini, fu creata da Cristo, prima che Cristo in lei fosse creato?

Ha fatto, sì, certamente ha fatto la volontà del Padre Maria santissima, e perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo, che esser stata madre di Cristo. Lo ripetiamo: ebbe maggiore dignità e maggiore felicità per essere stata discepola di Cristo che per esser stata madre di Cristo.

Perciò Maria era beata, perché, anche prima di dare alla luce il Maestro, lo portò nel suo grembo…

Santa è Maria, beata è Maria, ma è più importante la Chiesa che la Vergine Maria. Perché? Perché Maria è una parte della Chiesa: un membro santo, un membro eccellente, un membro che tutti sorpassa in dignità, ma tuttavia è sempre un membro rispetto all’intero corpo…

Perciò, o carissimi, badate bene: anche voi siete membra di Cristo, anche voi siete corpo di Cristo (1 Cor 12,27). Osservate in che modo lo siete, perché egli dice: “Ecco mia madre, ed ecco i miei fratelli”. Come potrete essere madre di Cristo? Chiunque ascolta e “chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”.

Per la nostra istruzione

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Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesú, 6 affinché di un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesú Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Una bella riflessione, questa che ci propone la Scrittura al termine di due settimane di preghiera in comune tra le confessioni cristiane. Quella dell’Alleanza Evangelica sulla preghiera del Padre Nostro e quella per l’unità dei cristiani. incentrata sulla riflessione sul brano del Vangelo di Giovanni, capitolo 4, che racconta l’incontro tra Gesù e la donna di Samaria.

Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza.

Ovvero: il primo tesoro della chiesa cristiana, di ogni confessione, è la Parola di Dio, tutta intera, Antico e Nuovo Testamento. Tutta la Parola di Dio è stata scritta per la nostra istruzione, per l’istruzione dei credenti, perchè ciascuno sappia cosa è necessario per la salvezza, perchè nessuno possa credere di poter aggiungere o togliere dalla Scrittura a proprio piacimento, perchè nessuna dottrina che è solo di uomini possa legittimamente essere insegnata come utile o necessaria ai credenti.

Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesú, 6 affinché di un solo animo e d’una stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesú Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.

Predicazione su Marco 1,14-20

Non è esattamente questa quella pronunciata, perchè sono solito prepararmi con la lettura continua e ripetuta del testo e con la preghiera. Però poi salgo sul pulpito o sull’ambone con la mano e la voce… libera dai fogli. Lascio che lo Spirito agisca e mi confronto con il popolo di Dio che ho di fronte.

Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 1

14 Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio e dicendo: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».

16 Mentre passava lungo il mare di Galilea, egli vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. 17 Gesù disse loro: «Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini». 18 Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono. 19 Poi, andando un po’ più oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello, che anch’essi in barca rassettavano le reti; 20 e subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se ne andarono dietro a lui.

Cari fratelli e care sorelle in Cristo,
di questa chiesa di Dio che è in Sutri, consentitemi innanzitutto di ringraziare la vostra comunità, il vostro parroco Fernando ed il vostro vescovo Romano, della cui amicizia mi vanto da quasi trent’anni, per l’onore che mi fate di predicare oggi in questa chiesa, che è una chiesa cattedrale.
Cattedrale perchè, lo sapete, chiesa in cui è la cattedra del vescovo che, nella teologia, è visto come il successore di uno dei dodici, ovvero come uno dei successori diretti degli apostoli.

Ed il vangelo di oggi ci racconta per l’appunto la chiamata dei primi apostoli, dei primi discepoli di Gesù. Erano tempi non facili, tempi duri in Israele. Giovanni il Battista, colui che, ultimo e primo tra i profeti, chiedeva al popolo la conversione, il pentimento, un cambiamento radicale della vita era stato messo in prigione e, ci raccontano i vangeli, poi sarebbe stato ucciso. Ucciso in apparenza per il capriccio di una danzatrice, ma ucciso in realtà della paura del potere, che sa che la Parola di Dio non fa sconti a chi dice di credere in lei, in lei sola,di affidare a lei, a lei sola, ogni istante della propria vita, dei propri pensieri, delle proprie azioni, delle motivazioni che ci spingono ad operare in questo mondo.

In quei tempi non facili, in quei tempi duri, in quei tempi di tradimenti della corretta fede, Dio, nella persona del Suo Figlio, Gesù Cristo, fa una scelta sorprendente. La scelta di affidarsi a dodici persone semplici. Il Vangelo di Marco che abbiamo letto ci presenta i primi quattro, due coppie di pescatori. Simone e Andrea, fratello di Simone. Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello.
Quattro pescatori, quattro persone semplici, perchè fosse chiaro fin dall’inizio che il Regno di Dio era dei poveri di spirito, era di chi accetta come unica grandezza quella di essere piccolo di fronte a Dio, che vuole, per dirla con l’Apostolo Paolo, che siamo forti solo della nostra debolezza e sapienti solo dell’apparente stoltezza della Sua Croce.
E due coppie di fratelli, perchè fosse chiaro che l’essere fratelli e sorelle, il considerarsi tali, deve essere sentito come una necessità da chi da quel momento in avanti si sarebbe ammantato del nome di cristiano.

Non sempre è facile il rapporto tra fratelli, non sempre sarà semplice, già dagli inizi della storia della chiesa e del primo collegio apostolico, il rapporto tra i dodici.
Ma anche se alla fine, nel momento del giudizio, questo sarà a tu per tu, della nostra anima con il Signore, nel tempo della nostra vita terrena avremo sempre di fronte a noi la sfida della vita comune, la sfida dell’essere e riconoscerci fratelli, la sfida del costruire l’unica chiesa di Cristo. Si illudono quelli che dicono, e sono tanti oggi, anche tra chi a parole si dice cattolico o riformato, quelli che credono si possa fare a meno della chiesa, si possa dire, io accetto il Cristo, ma della Chiesa non so cosa farmene.

Essere pescatori di uomini, è la missione comune, la nostra missione, la missione di chi si riconosce fratello e sorella in Cristo Gesù. Possiamo a volte essere in disaccordo sui tempi, sui modi, sugli strumenti con cui portare avanti questa missione. Non è certo una novità… pensate alla diversità di approccio con i cristiani provenienti dal paganesimo che già avevano Pietro e Paolo, alle discussioni nel collegio apostolico dopo la Pentecoste, su come differenziare gli incarichi ed i compiti in seno alle prime comunità ecclesiali.
Possiamo, ma dobbiamo aver chiaro il compito, il fine ultimo della nostra missione. Portare il Cristo in tutto il mondo, fino alla fine dei tempi, del tempo di questo mondo. Annunziare ad ogni uomo il messaggio della Parola di Dio, la buona notizia, l’Evangelo della grazia e la salvezza che ne deriva, invitare alla conversione, al cambiare vita, al farsi prossimo l’uno dell’altro.

La Settimana per l’Unità dei Cristiani, che concludiamo oggi con questa celebrazione, non avrà successo, io credo, in verità, se tutti diverremo un’unica chiesa, sotto un’unica denominazione. Se questa è la volontà del Signore, dell’Eterno, questo sarà: lo Spirito soffia dove vuole, le vie del Signore non sono le nostre, i sentieri del Signore spesso divergono dai nostri, ma sono fedeli e giusti , dice il Salmo, e ci conducono, alla fine, dove Egli vuole.

La Settimana per l’Unità dei Cristiani io credo abbia il suo principale successo, il suo principale obiettivo, se tutti noi, anche a frutto di questo momento privilegiato di preghiera che tutti insieme siamo chiamati a vivere, cattolici, ortodossi, riformati, ci sentiamo per suo effetto richiamati al nostro compito particolare, speciale.

Aprire la bocca non principalmente per parlare di noi stessi, per elogiare le nostre diversità, per rimarcare principalmente le nostre differenze. Ma aprire la bocca per dire ad ogni donna e ad ogni uomo: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo.

Aprire la bocca per dire che solo Gesù Cristo è il Signore, che solo per la sua Parola e la sua Grazia abbiamo la salvezza, che solo la Fede in Lui vogliamo mantenere, che tutto ciò che compiamo su questa terra è solo e soltanto per la Gloria di Dio, Padre, Figlio e Santo Spirito. Amen.

Il sit-in di preghiera per il Niger

PROTEZIONE PER LA CHIESA IN NIGER
Il sit-in di preghiera dell’Alleanza Evangelica Italiana
Più di cinquanta persone in rappresentanza di svariate chiese evangeliche dell’Italia centrale sono convenute a Roma il 24/1 davanti all’Ambasciata del Niger per un sit-in di preghiera e di solidarietà indetto dall’Alleanza Evangelica Italiana. Dopo gli attentati di Parigi e le manifestazioni “Je suis Charlie”, infatti, in Niger ci sono state manifestazioni violente contro la presenza dei cristiani nel Paese: luoghi di culto e case di cristiani sono stati distrutti, con strascichi di paura e tensione.
Il sit-in ha voluto essere un momento di preghiera per il Niger e la chiesa sotto attacco. Oltre a pregare, una lettera è stata diretta all’Ambasciatore che lo invita “a fare qualsiasi cosa in suo potere per evitare che episodi di intolleranza religiosa si ripetano e per proteggere le minoranze cristiane nel Suo Paese. La libertà religiosa è la madre di tutte le libertà e dove c’è la libertà religiosa ci sono le condizioni per un Paese di prosperare in tutti i sensi”. La lettera sarà consegnata personalmente all’Ambasciatore non appena possibile.
Nel corso della manifestazione, è stato stabilito un contatto telefonico in diretta con un pastore evangelico del Niger che ha raccontato la situazione d’incertezza e di paura esistente tra i credenti del Paese. Il pastore ha poi ringraziato l’Alleanza a nome di tutti i cristiani del Niger per essersi ricordati di loro e aver pregato per loro.
 
Dato che il tema del confronto con l’Islam è e sarà al centro dell’attenzione per molto tempo, è stata ribadita l’importanza del documento “Evangelo e islam: chiarezza teologica senza ostilità umana” redatto dall’AEI e da Meta nel 2011 e sottoscritto da una dozzina di agenzie missionarie operanti in Italia. Il documento è disponibile sul sito dell’AEI e offre una chiara prospettiva evangelica su tutta la delicata questione.
Roma, 24 gennaio 2015
Alleanza Evangelica Italiana
Vicolo S. Agata 20
00153 Roma
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