Prima di dormire

La preghiera di Compieta chiude la giornata ammonendoci ancora una volta a non dare occasioni al tentatore, al nemico della fede. Occasioni che siamo noi stessi a concedergli, quando preferiamo le parole del mondo alla Parola di Dio, quando allentiamo la tensione della preghiera e dell’impegno per il Vangelo… quando tradiamo anche noi Gesù, come ascolteremo domani nella liturgia del Mercoledì Santo

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«Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

LETTURA BREVE

1 Pietro 5,8-9

Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede.

ORAZIONE

Illumina questa notte, o Signore, perché dopo un sonno tranquillo ci risvegliamo alla luce del nuovo giorno, per camminare lieti nel tuo nome. Per Cristo nostro Signore.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
R. Amen.

In ricordo di Terri Schiavo

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Il 31 marzo di dieci anni fa moriva di fame e di sete, dopo due settimane di agonia, Terri Schiavo, o meglio «Terri Schindler» come si ostinava a chiamarla Oriana Fallaci che, anche con l’utilizzo del cognome da nubile, voleva segnalare la triste storia di questa donna abbandonata e fatta uccidere dal marito. Proprio a riguardo di quella vicenda, la grande scrittrice italiana concesse una memorabile intervista a Christian Rocca del Foglio  (“Barbablù e il mondo nuovo”). La rivista “Tempi” e questo blog ne riportano alcuni passaggi.

…eliminiamoli tutti quei cittadini inutili, quei disturbi da cancellare, quei reprobi da punire. Ammazziamoli tutti gli handicappati, i paralitici, i paraplegici, i tetraplegici, i mongoloidi, i nonni e le nonne novantenni che giacciono a letto col femore rotto. E con loro i rachitici, i gobbi, i monchi, gli zoppi, i ciechi, i sordi. Anche se sono sordi come Beethoven che da sordo scrisse l’Eroica. Anche se sono ciechi come Omero che da cieco scrisse l’Iliade e l’Odissea. O come Milton che da cieco scrisse il Paradiso perduto poi il Paradiso ritrovato… 

L’articolo originale: Fallaci e Terri Schiavo | Tempi.it.

Sentieri tortuosi e retto sentiero

Recita così l’ultima strofa del terzo ed ultimo salmo pregato nell’Ora Sesta:

Quelli che vanno per sentieri tortuosi †
il Signore li accomuni alla sorte dei malvagi. *
Pace su Israele!

I sentieri tortuosi sono quelli che cerca di farci seguire il mondo, proponendoci di continuo scorciatoie, spianando la natura di fronte a noi (e la mia similitudine non è rivolta solo a chi spiana foreste per fare strade di asfalto e bitume, ma anche a chi spiana differenze e diversità naturali per farsi una società a proprio uso e consumo, sottolineare consumo!), confondendoci con mille segnali e mille luci. Che avere mille segnali e mille luci è come non averne nessuno… (mai provato a seguire i segnali disseminati per tutta Roma che portano all’Auditorium? Buona fortuna…).

La fede cristiana ci prospetta un unico sentiero, retto e faticoso, quello della Croce, che dall’infimo del nostro peccato, porta, affidandoci a Cristo, a riavere per noi l’abbraccio del Padre. Dal basso, all’alto per poter abbracciare ed essere abbracciati, a destra come a sinistra.

Mi viene in mente un testo di Romano Guardini, studiato in Seminario Romano, dove si parlava della bellezza del segno della Croce, che tanti spesso facciamo di corsa o distrattamente. Di come esso ‘contenga’ tutto l’uomo, in tutte le sue dimensioni.

LETTURA BREVE          1 Cor 1, 22-24

I Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio.

V. Egli ha portato la nostra debolezza,
R. si è addossato la nostra iniquità.

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Dio rallegra la mia giovinezza

Ho pregato le Lodi Mattutine, come sempre. Il primo salmo era il salmo 42. Ne riporto di seguito un brano:

Verrò all’altare di Dio, †
    al Dio della mia gioia, del mio giubilo. *
    A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio.

Perché ti rattristi, anima mia, *
    perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
    lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

E’ un salmo che mi è molto caro, spesso lo recito preparandomi a celebrare in privato la Santa Messa. Lo recito in latino, perchè così lo ricordo. Chi di noi è più grande (ma anche io lo ricordo, visto che, dato l’anno di nascita, 1963, frequentavo la chiesa, principalmente la basilica di Santa Maria in Trastevere, con i miei genitori prima della riforma liturgica del Concilio Vaticano II) rammenterà senz’altro che con questo salmo iniziava la Messa “Tridentina”, o “di San Pio V”. Così:

IN NOMINE Patris, et  Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

       Deinde, iunctis manibus ante pectus, incipit antiphonam:

Introíbo ad altáre Dei.

        Ministri respondent:

Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.

        Postea alternatim cum Ministris dicit sequentem

( Ps. 42, 1-5 )

Iúdica me, Deus, et discérne cáusam meam de gente non sancta: ab hómine iníquo et dolóso érue me.
R. Quia tu es, Deus, fortitúdo mea: quare me repulísti, et quare tristis incédo, dum afflígit me inimícus?
V. Emítte lucem tuam et veritátem tuam: ipsa me deduxérunt et adduxérunt in montem sanctum tuum, et in tabernácula tua.
R. Et introíbo ad altáre Dei: ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.
V. Confitébor tibi in cíthara, Deus, Deus meus: quare tristis es anima mea, et quare contúrbas me?
R. Spera in Deo, quóniam adhuc confitébor illi: salutáre vultus mei, et Deus meus.

V. Glória Patri, et Filio, et Spirítui Sancto.

R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper: et in sǽcula sæculórum. Amen.

Sacerdos repetit antiphonam

V. Introíbo ad altáre Dei.
R. Ad Deum qui lætíficat iuventútem meam.

        Signat se, dicens:

V. Adiutórium nostrum in nómine Dómini.
R. Qui fecit cælum et terram.

Si afferma la consapevolezza di quanto si sta facendo (si sta entrando al cospetto dell’Eterno) e si ringrazia l’Eterno perchè, per ogni cristiano, il servirlo rinnova interamente la vita, rinnova la giovinezza. Si chiede perdono (Iudica) perchè si ha la consapevolezza di essere peccatori e di nuovo ci si rimette alla Sua volontà.

Vale per ogni cristiano, ma in modo del tutto particolare vale per un ministro, per chi ha l’incarico di guidare una comunità nella diverse fasi della celebrazione, le stesse di questo Salmo. Consapevolezza di essere alla presenza di Dio (Antifona e segno di Croce nel rito moderno), confessione del proprio peccato (riti penitenziali), annuncio della grazia e del perdono (la cosiddetta assoluzione del celebrante: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati, e ci conduca alla vita eterna) e di nuovo, prima dell’ascolto della Parola di Dio, richiesta di perdono (Kyrie) e canto del Gloria.

Cari contestatori

Un belissimo post di Costanza Miriano, dedicato ai suoi contestatori. Vi anticipo uno dei brani più belli.

“Quanto al cartello su Eva, che “ha fatto bene a sperimentare, e a conoscere ed è stata punita per questo” (non si legge bene dalla foto, spero di interpretare il vostro pensiero correttamente, qui siamo su un piano teologico sul quale non vorrei dire stupidaggini. Comunque, innanzitutto se ne volete fare una questione di genere sappiate che la creatura per la quale la salvezza è entrata nel mondo è sempre una femmina, Maria, e spero che non crediate che la Chiesa ce la porti a esempio perché vergine. La grandezza di Maria è la sua umiltà, la sua obbedienza, il suo saper mettere Dio al primo posto nel cuore, e questa è la grandezza che viene indicata a ogni uomo e a ogni donna. Riconoscere di essere creatura, amatissima, ma creatura, e quindi bisognosa di una voce da ascoltare, obbediente, capace di umiliarsi come ha fatto Gesù.”

Martedì Santo, Santo Martedì

Il Martedì Santo viene commentato così da Ambrogio, vescovo di Milano. Il giorno in cui ci si ricorda di essere commensali alla mensa di Cristo, senza alcun merito per esserci. Il giorno in cui si rinuncia alle proprie pretese dottrinali, di essere i primi o di avere diritto ai primi posti, per il rango gerarchico, perchè per il Signore il primo di tutti è quello che di tutti si fa servo, o per fedeltà, perchè chi crede di essere il più perfetto fedele avrà amare sorprese nell’ultimo giorno,i Vangeli non si stancano di avvisarci al riguardo. Il giorno in cui se si piange sinceramente sui propri peccati, Cristo ci guarda e ci salva.

Che questo giorno, fratelli e sorelle, sia un Santo Martedì per ognuno di noi. Amen.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,21-33.36-38.

In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse.
Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.
Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?».
Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.
E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo;
alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.
Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.
Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.
Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.
Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Trattato sul vangelo di Luca 10, 49-52, 87-89 ; SC 52, 173, 185
« In verità ti dico : non canterà il gallo,
prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte »

Fratelli, convertiamoci: stiamo attenti che non avvengano litigi fra di noi riguardo ai primi posti., per nostra rovina. Se gli apostoli hanno litigato (Lc 22,24), non è certo per offrirci una scusa; è un invito a stare attenti. Certamente Pietro si è convertito il giorno in cui ha risposto alla prima chiamata del Maestro. Ma chi può dire della propria conversione, che è stata compiuta in una volta sola?

Il Signore ci ha dato l’esempio. Avevamo bisogno di tutto; lui, pur non avendo bisogno di nessuno, si mostra maestro in umiltà, mettendosi al servizio dei suoi discepoli… Quanto a Pietro, certamente pronto nello spirito ma ancora debole nelle disposizioni del corpo (Mt 26,41), venne avvertito che stava per rinnegare il Signore. La Passione del Signore trova degli imitatori, ma non uguali. Per cui non rimprovero a Pietro di aver rinnegato il Signore; mi congratulo piuttosto con lui per il fatto che ha pianto. Rinnegare dipende dalla nostra comune condizione; il piangere è segno di virtù, di forza interiore… Eppure se anche noi lo scusiamo, lui non si è scusato… Ha preferito accusare lui stesso il suo peccato e giustificarlo con una confessione, piuttosto che aggravare la sua situazione negandolo. Ed ha pianto…

Leggo che ha pianto, non leggo che si sia scusato. Quello che non si può difendere, può essere lavato; le lacrime possono lavare le mancanze che ci si vergogna di confessare ad alta voce… Le lacrime dicono la colpa senza tremare…; le lacrime non chiedono il perdono eppure lo ottengono… Buone le lacrime che lavano la colpa! Per questo piangono quelli che Gesù guarda. Pietro ha rinnegato una prima volta e non ha pianto perché il Signore non lo aveva guardato. Ha rinnegato una seconda volta e non ha pianto perché il Signore non lo aveva ancora guardato. Ha rinnegato una terza volta; Gesù l’ha guardato e lui ha pianto amaramente. Guardaci, Signore Gesù, perché sappiamo piangere i nostri peccati.