La vergogna della nuova schiavitù, svelata dal terremoto

VERGOGNA!

Vergognatevi schiavisti, compratori di uteri e bambini dei poveri e dai poveri, voi veri schiavi nei vostri cervelli di quelli che la società ed i mezzi di comunicazione vi fanno passare come ‘progresso’ ma che hanno sempre lo stesso vero nome: sfruttamento o schiavitù.

Vergognatevi coppie più o meno ricche, di soldi o di demoniaca sicumera di voi stessi, coppie che comprate, gay, lesbiche o etero che siate, che comprate embrioni, uteri o seme altrui, chiamando diritto quello che é e può essere solo e soltanto un dono fatto ad una donna e ad un uomo.

Vergognatevi, io mi vergogno per voi.

Traffico di bambini dal Nepal verso Israele (da Aleteia)

Traffico di madri e bambini (da Avvenire)

La stessa notizia riportata da Repubblica, sembra uno spot promozionale

Liberata schiava dell’utero in affitto

Contro pratiche di nuova schiavitù, in India, come in Nepal, come l’utero in affitto e le madri surrogate, pagate e comprate, come I loro bambini, dalle ricche coppie occidentali, gay, lesbiche o etero che siano.

La vita è un dono di Dio e si genera naturalmente da un uomo e una donna.

La vita è un dono e non si compra, non si allunga e non si accorcia a proprio piacere.

Fedele per sempre

Il Signore è fedele per sempre: alleluia.

Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,
perché hai detto:
“La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza.

La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui
e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.
Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.

(Salmo 88)

Beato chi adempie la Scrittura

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,16-20.

In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato.
Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno.
Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.
In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato.

Concilio Vaticano II
Constituzione dogmatica sulla Chiesa (Lumen gentium), §8

« Un apostolo non è più grande di chi lo ha mandato »

Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa e chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo « che era di condizione divina… spogliò se stesso, prendendo la condizione di schiavo » (Fil 2,6-7) e per noi « da ricco che era si fece povero » (2 Cor 8,9): così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione. Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre « ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito » (Lc 4,18), « a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo…

La Chiesa « prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio » (San Agostino), annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce.

Compieta

Illumina questa notte, o Signore, perché dopo un sonno tranquillo ci risvegliamo alla luce del nuovo giorno, per camminare lieti nel tuo nome. Per Cristo nostro Signore.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
R. Amen.

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Prima Eucaristia

Per la serie “ma come fai a ricordartelo” (ha detto Antonella), il 29 aprile 1973 ricevevo per la prima volta la comunione eucaristica (assieme alla mia sorellina Laura) nella chiesa di San Giovanni di Dio ai Colli Portuensi (dal 1978 Nostra Signora di Coromoto in San Giovanni di Dio); al posto della vecchia chiesa c’è una cartoleria oggi (!) per cui la Messa si celebrò nella chiesa della Croce Rossa Italiana a via Ramazzini.

Per la serie “mettiamo alla prova quanto mi ricordo” avevo un saio bianco con il cappuccio, le mie catechiste erano suor Anna Clara e suor Ester, il sacerdote che celebrava era il Parroco, mons. Giuseppe Gulizia (l’avrei ritrovato, da prete, tra i canonici del Laterano) e mia madre faceva parte della processione offertoriale…

Quattro giorni prima, il 25 aprile, aveva ricevuto la comunione mio cugino Maurizio, alla chiesa degli Angeli Custodi a piazza Sempione, a Montesacro.

Ringrazio il Signore per la fedeltà avuta nei miei confronti.