Il gran mistero

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,54-58.

In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?
Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?
E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?».
E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».
E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.

Massimo il Confessore (circa 580-662), monaco e teologo
Capita theologica, 1, 8-13 PG 90, 1182-1186.
« Non è lui forse il figlio del carpentiere ? »

Il Verbo, la Parola di Dio, è nato una volta per tutte secondo la carne. A motivo però del suo amore per gli uomini, desidera nascere senza sosta secondo lo spirito per coloro che lo desiderano; si fa bambino e si forma in loro insieme con le virtù; si manifesta nella misura in cui sa quanto colui che lo riceve ne è capace. In questo modo, non è per gelosia che attenua lo splendore della sua grandezza, bensì perché valuta e misura la capacità di coloro che desiderano vederlo.

Perciò, il Verbo di Dio si rivela sempre a noi nel modo più opportuno per noi e tuttavia rimane invisibile a tutti, a causa dell’immensità del suo mistero.

Questo è il motivo per cui l’Apostolo per eccellenza, considerando la forza di questo mistero, dice con saggezza: « Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre » (Eb 13, 8); contemplava questo mistero sempre nuovo che l’intelligenza non finirà mai di scrutare.

Cristo che è Dio si fa bambino… lui che aveva creato tutto dal nulla… Dio si fa uomo perfettamente, senza rifiutare nulla della natura umana, eccetto il peccato, che del resto non è proprio di questa natura…

Sì, l’incarnazione di Dio è un gran mistero e tale rimane… Solo la fede può afferrare questo mistero, lei che è al fondo di tutto quanto oltrepassa l’intelligenza e supera quanto possiamo esprimere.

“Giudicherà il mondo secondo giustizia, i popoli secondo la sua verità” (Sal 95,13).

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,47-53.

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni
e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là

Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Esposizione sul salmo 95, 14-15 (Nuova Biblioteca Agostiniana)
« Sulla riva… raccolgono i buoni »

“Giudicherà il mondo secondo giustizia, i popoli secondo la sua verità” (Sal 95,13).

In che cosa consisteranno la giustizia e la verità?

Prima sceglierà quelli, tra i suoi eletti (Mc 13,27), che dovranno essere giudici insieme con lui; poi separerà gli altri in due gruppi, ponendone uno alla destra e uno alla sinistra (Mt 25,33). E potrà esserci cosa più giusta, più conforme a verità, che quei tali che prima della venuta del giudice si ricusarono di agire con misericordia, non si attendano misericordia dal giudice? Viceversa, quelli che si impegnarono per agire con misericordia saranno giudicati con misericordia (Lc 6,37).

A quelli che si troveranno a destra sarà detto: “Venite, benedetti del Padre mio! Possedete il regno che vi è stato preparato fin dalla creazione del mondo”. Ed elenca le opere di misericordia: “Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi dissetaste”, eccetera (Mt 25,31s)…

Pensi forse che, perché tu sei iniquo, abbia ad esserlo anche il giudice? O, perché tu sei bugiardo, pensi che non sia vera la verità? Al contrario! Se vuoi incontrarlo pieno di misericordia, sii tu misericordioso prima che egli venga. Se qualcuno ha mancato contro di te, perdonalo. Se hai qualcosa d’avanzo, dallo al prossimo…

Dai della roba avuta da lui, non fai altro che una restituzione. “Che cosa hai infatti che tu non l’abbia ricevuto?” (1 Cor 4,7). Ecco allora le vittime che tornano più gradite a Dio: la compassione, l’umiltà, la confessione, la pace, la carità. Rechiamo all’altare queste ostie e attenderemo tranquilli la venuta del giudice, che “giudicherà il mondo secondo giustizia e i popoli secondo la sua verità”.

Bloggo ergo sum – 2

wpid-img_20150727_084434.jpgNella giornata di oggi ho terminato la lettura del libro di Paolo Sordi (Dario Flaccovio Editore), sulla piattaforma WordPress. Come scrivevo, dal terzo capitolo si entra nello psecifico di WordPress. L’autore propone la costruzione di un blog “Io sono”, mostrando con il massimo ordine e la massima attezione quali sono le cose da considerare per realizzare un soddisfacente prodotto editoriale.
Molte linee di codice, che per il sottoscritto non sono un problema, ma che per parecchi potrebbero risultare un po’ ostiche. Consiglio però il lettore di sforzarsi, vedrete che risulterà utile!

Unico appunto che mi sento di fare all’autore, la mancanza di un testo conclusivo. E’ vero che il testo ha una finalità molto pratica, ma personalmente me lo sarei aspettato…

Complimenti comunque per il lavoro!

All’origine del gender. Quelle femministe senza sesso

Dunque, «che cos’è una donna?», si domanda in sintesi e in apice la Wittig. «Francamente, è un problema che le lesbiche non hanno a causa di un cambiamento di prospettiva, e sarebbe scorretto dire che le lesbiche si associano, fanno l’amore, vivono con le donne, perché “donna” ha un significato solo nei sistemi eterosessuali di pensiero e nei sistemi economici eterosessuali. Le lesbiche non sono donne […]». È Prometeo che con l’omosessualismo si vendica finalmente della natura, annichilendola.

La mietitura

Il Vangelo che oggi ci presenta la liturgia parla dei cosiddetti “Novissimi” ovvero di quanto avverrà alla fine dei tempi. Qui come in moltissimi altri passi del Vangelo Gesù è chiarissimo. Chi sarà grano e chi sarà zizzania, chi pecora e chi capro, chi alla destra e chi alla sinistra.

Del resto come potrebbe essere altrimenti? Lo stesso si ritrova nelle immagini di giudizio dell’antico testamento. Chi giusto e chi salvato. Chi giusto e chi empio. Il cammino dei primi finisce alla vicinanza di Dio, nella sua casa, tra le sue braccia, gli altri come pula che il vento disperde…

Oggi raramente si sente parlare di questi testi, che vengono giudicati ‘scomodi’ o sgraditi. Si dice che già il mondo è così brutto, che occorre predicare la speranza. Come se ai tempi di Gesù il mondo fosse più bello o più giusto!!! Ma i preti o i pastori che dicono questo se la ricordano la fine che ha fatto Gesù? In croce senza alcuna colpa?

Dovrebbero, specie quelli che hanno le chiese piene di croci. Ma già, anche quel semplice segno è scomodo. Meglio toglierlo da scuole e tribunali. La gente dovesse ricordarsi che la giustizia degli uomini è fallace e spesso ingusta, che la scuola spesso non fa il suo dovere e mette in disparte proprio chi ne avrebbe più bisogno.

Perciò molti preti e pastori se lo tolgono anche di dosso. Hai visto mai ci si ricordi che loro si sono consacrati ad una vita come segno di contraddizione?! Ma poi lo sono davvero?

Meglio predicare melensaggini, dire che tutti sono buoni in fondo, tutti amano, tutti gli amori sono uguali, tutte le famiglie sono uguali…

Ma queste insulse predicazioni, perdonatemi il tono se vi sembra eccessivo, non cambiano la realtà delle cose, non cambiano la natura delle cose e dell’uomo, non cambiano i comandamenti dell’Eterno e non cambieranno di certo i criteri degli ultimi giorni.

Non illudetevi, dice Paolo. Sforziamoci di essere giusti, secondo la Parola, o la mietitura degli angeli ci metterà dove non vorremmo proprio trovarci.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Sia fatto secondo la Tua volontà.

Amen.

bru13

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,36-43.

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli.
Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!».

Gregorio Palamas (1296-1359), monaco, vescovo e teologo
Omelie, 26; PG 151, 340-341
“Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”

C’è una mietitura per le spighe del grano materiale ed un’altra per le spighe dotate di ragione, cioè il genere umano. Quest’ultima si fa presso gli infedeli e raccoglie nella fede coloro che accolgono l’annuncio del Vangelo. Gli operai di questa mietitura sono gli apostoli di Cristo, poi i loro successori, poi, nel corso del tempo, i dottori della Chiesa. Cristo ha detto a loro riguardo: “E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna” (Gv 4,36)…

Ma c’è ancora un’altra mietitura: è il passaggio da questa vita alla vita futura che per ognuno di noi sarà al momento della morte. Gli operai di questa mietitura non sono gli apostoli, ma gli angeli.

Hanno una responsabilità maggiore degli apostoli, perché fanno la scelta che segue alla mietitura e separano i cattivi dai buoni, come si fa con la zizzania e il buon grano. …

Siamo fin da ora « il popolo scelto di Dio, la nazione santa » (1Pt 2,9), la Chiesa del Dio vivente, scelti fra gli empi e gli infedeli. Potessimo essere separati dalla zizzania di questo mondo e allo stesso modo nel mondo futuro, ed essere uniti alla folla di coloro che sono salvati in Cristo, nostro Signore, benedetto nei secoli!

Un pensiero sull’uomo

L’uomo è sprovvisto di ogni bene e gli manca tutto quel che concerne la sua salvezza. Se dunque vuol trovare qualcosa che sovvenga al suo bisogno, deve uscire da se stesso e cercare altrove. Inoltre, ci è spiegato che il nostro Signore si presenta misericordioso a noi nel suo figlio Gesù Cristo, offrendoci per mezzo suo ogni felicità in cambio della nostra miseria, ogni abbondanza in cambio della nostra povertà, e aprendoci in lui tutti i tesori e le sue ricchezze celesti, affinché tutta la nostra fede si rivolga a quel Figlio tanto amato, affinché attendiamo ogni cosa da lui e tutta la nostra speranza riposi in lui.

Questa è una filosofia segreta e nascosta, che non si può capire per sillogismi; ma la capiscono coloro ai quali il Signore ha aperto gli occhi perché vedano con chiarezza, nella sua luce.

(Giovanni Calvino)

Bloggo ergo sum

Letti i primi due capitoli del libro di Paolo Sordi, dopo l’introduzione e  la gradevolissima introduzione dell’amica e prof. Emanuela Zaccone (+1!). Una bella lettura e, per uno come me, che si occupa di Information Technology dal lontanissimo 1984, un bell’amarcord tra Navigator, Geocities e iMac translucidi (il mio verde!).

Con il terzo capitolo si entra nel vivo di WordPress.

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Piccola come la senape

La nostra fede… A volte ci sembra piccola, povera, di scarso peso sulla realtà che ci si dipana intorno. Non dobbiamo aver paura, fratelli e sorelle! Da un chicco di senape nasce un grande albero, se annaffiato dalla grazia del Signore.

Annaffiamo allora il terreno circostante con la Parola del Signore, con la nostra testimonianza di credenti, e lasciamo che sia Lui a far crescere, senza preoccuparci se noi o altri raccoglieremo.

Sforziamoci sempre di essere lievito, e prima o poi il pane crescerà, e sfamerà molti.

Amen.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 13,31-35.

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola: «Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo.
Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami».
Un’altra parabola disse loro: «Il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti».
Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole,
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta: “Aprirò la mia bocca in parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo”.

San Massimo di Torino ( ? – circa 420), vescovo
Discorsi, 111; PL 57, 511
Il lievito del mondo intero

Leggiamo nel Vangelo: « Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto » (Gv 12, 24). Il Signore Gesù è il chicco di grano, ma è anche il lievito… Venendo nel mondo, uomo e solo, il Signore Gesù ha dato a tutti gli uomini la possibilità di diventare quello che lui stesso è. Ogni uomo che si unisce al lievito di Cristo diventa a sua volta lievito, utile a sé e utile a tutti; sarà salvato e salverà altri.

Prima di esser messo in un mucchio di farina, il lievito va frantumato, schiacciato, sbriciolato, viene completamente sciolto. Ed è allora che arriva a fermentare in una stessa lievitazione i chicchi innumerevoli e dispersi nella farina. Raccoglie in un corpo solido una sostanza che era, in se stessa, inconsistente quanto la polvere; infine, produce una pasta utile da ciò che sembrava non essere nulla se non qualcosa di vano e sparpagliato.

Così, il Signore Gesù Cristo, lievito del mondo intero, è stato frantumato da numerose sofferenze, lacerato e distrutto, e la sua essenza, che è il suo prezioso sangue, è stato sparso per noi affinché tutto il genere umano disperso, mescolandosi con esso, fosse rigenerato. Noi che eravamo come una farina di popoli, siamo stati radunati come del lievito; noi che giacevamo miseramente per tutta la terra, dispersi e frantumati, siamo stati riuniti nel corpo di Cristo grazie alla potenza della sua Passione.