Il Pasolini di Pasolini

Ho sempre amato Pasolini, di cui mio padre aveva qualche libro. Lessi “Ragazzi di vita” a 15 anni, poi “La religione del mio tempo”. Nel 1981 intitolai un circolo giovanile a scuola a Pier Paolo Pasolini. I bravi ragazzi ‘bene’ della Federazione Giovanile Comunista Italiana di Monteverde Vecchio e qualche vecchio ‘compagno’ mi diedero addosso perchè “avevo intitolato il circolo ad un frocio!”.
Ma tenni duro…

E lessi anche il resto…

“affascina l’invito che Pasolini, confermando le proprie capacità profetiche e con parole francamente attualissime, fece alla Chiesa di non lasciarsi mettere al bando dalla cultura contemporanea: «Se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa nella sua lunga storia di potere, la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo […] Essa dovrebbe passare all’opposizione […] la Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano (e parla un marxista, proprio in quanto marxista) il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi, più repressivo che mai; corruttore; degradante» (Corriere della Sera, 22/9/1974).”.

Mi ha portato, mi porta e mi porterà

Il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che hai fatto. (Deuteronomio 1, 31b; Ora Media Terza, Lettura breve)

Responsorio breve

V. Con la tua parola sostienimi, e avrò la vita:
R. non deludermi nella mia speranza.

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Orazione

Signore, Gesù Cristo, che all’ora terza fosti condotto al supplizio della croce per la redenzione del mondo, nella tua bontà perdona le nostre colpe passate e preservaci da quelle future. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

L’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio

Il mio piano di lettura biblico mi propone questa parte del capitolo 4 della Lettera di Giacomo. Che richiama la domanda/affermazione di Gesù. Non si possono servire due padroni, Dio o mammona. Non si può voler essere come si è nel mondo e contemporaneamente pretendersi cristiani.

O si è di Cristo, o si è del mondo. I cristiani devono vivere nel mondo ma non devono essere di questo.

Basta leggere le cronache quotidiane per capire quanto questa Parola sia attuale. In tutte le chiese, confessioni, ambienti. Che il Signore accresca la nostra fede.

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Gm 3:14-16 (Sl 66:18; 1 Ti 2:8) 1 Gv 2:15-17 (1 P 5:5-9; Lu 18:13, 14) Le 19:16

1 Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra? 2 Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.

4 O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio. 5 Oppure pensate che la Scrittura dichiari invano che: «Lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi ci brama fino alla gelosia»? 6 Anzi, egli ci accorda una grazia maggiore; perciò la Scrittura dice: «Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili».

7 Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo,
ed egli fuggirà da voi.

8 Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi.

Pulite le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo! 9 Siate afflitti, fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegria in tristezza! 10 Umiliatevi davanti al Signore, ed egli v’innalzerà.

11 Non sparlate gli uni degli altri, fratelli. Chi dice male del fratello, o chi giudica il fratello, parla male della legge e giudica la legge. Ora, se tu giudichi la legge, non sei uno che la mette in pratica, ma un giudice. 12 Uno soltanto è legislatore e giudice, colui che può salvare e perdere; ma tu chi sei, che giudichi il tuo prossimo?

Sinodo: non due fazioni, ma due diverse visoni della fede

Condivido, facendomi la stessa domanda che si fa Costanza: “Io personalmente mi permetto di chiudere solo con una domanda: se la linea che dovesse prevalere fosse quella di accompagnare sempre tutti nell’errore, con la buonissma intenzione di farci sentire amati, non ci sarebbe precluso un altro livello di vita, una vita in Cristo? Non sarebbe come dire a un bambino: no, questo non lo puoi fare, fai un gioco più semplice, un puzzle con meno pezzi, un videogioco di livello più elementare? Non ci sarebbe tolta una bellezza più alta un’appartenenza più totale, una vita diversa che non è più quella dell’uomo vecchio, che vede il bene ma fa il male come dice san Paolo? Non ci sarebbe negato l’annuncio che può salvarci, la vera buona notizia?”

Michele, aiutaci

Il “tweet” di oggi a nome Papa Francesco. Una invocazione all’Arcangelo Michele, sempre opportuna. Michele è nella tradizione il capo delle Milizie celesti, colui che sconfigge Satana, il drago, il principe del male che si oppone a Dio.

Il nome Michele, che era il nome di mio nonno paterno, ed è il mio secondo nome di battesimo, significa “Chi [è grande] come Dio?”.

Secondo la tradizione, mentre Papa Gregorio I (si era nel 590) attraversava, alla testa della processione, il ponte che collegava l’area del Vaticano con il resto della città (chiamato allora “Ponte Elio” o “Ponte di Adriano”, oggi Ponte Sant’Angelo), ebbe la visione dell’Arcangelo Michele che, in cima alla Mole Adriana, rinfoderava la sua spada. La visione (che secondo alcune fonti fu condivisa da tutti i partecipanti alla processione) venne interpretata come un segno celeste preannunciante l’imminente fine dell’epidemia, cosa che effettivamente avvenne. Da allora i romani cominciarono a chiamare la Mole Adriana “Castel Sant’Angelo” e, a ricordo del prodigio, posero più tardi sullo spalto più alto la statua di un angelo in atto di rinfoderare la spada. Ancora oggi nel Museo Capitolino è conservata una pietra circolare con impronte dei piedi che, secondo la tradizione, sarebbero quelle lasciate dall’Arcangelo quando si fermò per annunciare la fine della peste.

Castel Sant'Angelo - La statua di Michele Arcangelo
L’Arcangelo Michele posto sulla sommità di Castel Sant’Angelo, antica fortezza papale. Figura carissima ai romani.

Michele è citato nella Bibbia ebraica, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele.

Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9, e nell’Apocalisse di Giovanni 12,7-8 Michele è l’angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge. Esso è implicitamente nominato in Giosuè 5:14-15 (Giosuè 5) e in Zaccaria 3:2 (Zaccaria 3). Essendo qui chiamato “Angelo Personale del Signore” possiamo ritrovare la sua figura in Genesi 16,7 che rimanda a I Corinzi 10,4 che a sua volta si ricollega a Esodo 3,2 e 23:21 che rimandano ad Isaia 9,5 e 63,9 per poi ritrovarsi in Giudici 2:1 e rivelarsi nel collegamento tra Malachia 3:1 e Marco 1,2 e Salmo 106:20 e Giovanni 1,1.

Secondo la liturgia cristiana, Michele è l’angelo che rivelò l’apocalisse a San Giovanni.

Molti teologi cristiani, di diverse confessioni, in particolare le Chiese avventiste identificano Gesù con l’arcangelo Michele. Da questo punto di vista, Michele è il primo e più grande di tutte le creature di Dio. Questo, semplicisticamente, è motivato dalla Bibbia che menziona solo un arcangelo per nome, Michele appunto, e dalla Prima lettera ai Tessalonicesi (4:16), in cui san Paolo dice riguardo a Gesù: «Perché il Signore scenderà dal Cielo con un comando, e con la voce di un arcangelo».

In quest’ottica, arcangelo significherebbe capo degli angeli piuttosto che capo angelo, e come questo titolo sarebbe vicino al «principe» che usa Daniele.

L’immagine di Michele arcangelo sia per il culto che per l’iconografia, dipende dai passi dell’Apocalisse. È comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell’esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime (psicostasia), particolare che deriva dalla tradizione islamica (a sua volta derivante dalla mitologia egizia e persiana), ma che non ha nessun fondamento nelle scritture cristiane o nella tradizione cristiana precedente”.

Michele Arcangelo di Guido Reni, XVII secolo
Michele Arcangelo di Guido Reni, XVII secolo, probabilmente la raffigurazione dell’Arcangelo più conosciuta e riprodotta in Italia

Sulla base del libro dell’Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. L’iconografia bizantina predilige l’immagine dell’arcangelo in abiti da dignitario di corte (con il loron) rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente.

Michele Arcangelo nell'iconografia bizantina
Michele Arcangelo nell’iconografia bizantina, raffigurato come un principe della corte celeste

La preghiera a san Michele Arcangelo è una preghiera della tradizione cristiana cattolica.

Il 13 ottobre 1884 papa Leone XIII avrebbe avuto una visione – al termine della Messa in Vaticano – nella quale il Maligno minacciava la Chiesa: subito dopo aveva composto la preghiera (in forma estesa), raccomandando che fosse recitata al termine di ogni messa, oltre ad inserirla nella raccolta degli esorcismi.

Nel 1886, ciò divenne una legge interna alla Chiesa e la preghiera a San Michele in forma abbreviata fu inserita insieme alle Preci leonine, da recitare al termine delle messe non cantate. La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26 settembre 1964, quando, con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, l’istruzione “Inter oecumenici” (n.48, § j), decretò: “…le preghiere leoniane sono soppresse”.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta;
sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui,
supplichevoli ti preghiamo:
tu, che sei il Principe della milizia celeste,
con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana
e gli altri spiriti maligni
che girano il mondo
per portare le anime alla dannazione.
Amen.