Dio mi ha dato di che sorridere (Genesi 21,6)

Il testo che segue è ripreso dalla prefazione del libro Dio mi ha dato di che sorridere. In ricordo di Kyra Karr, alla gloria di Dio” a cura della Chiesa evangelica Breccia di Roma e della “Breccia Ministries: The Kyra Karr Foundation, Inc.” (libro che può essere scaricato qui).

“Dio mi dato di che sorridere” (Genesi 21,6). Quest’affermazione, pronunciata nella storia biblica da Sara quando seppe di essere incinta anche se ormai era in età avanzata, riassume anche la vita di Kyra Karr (1984-2015). Dio le ha dato di che sorridere. Il suo sorriso era una finestra aperta sul sorriso di Dio. Il suo sorriso avvicinava al sorriso di Dio.

Questo libro raccoglie le testimonianze rese da amiche e amici di Kyra che, come lei, condividono la fede in Gesù Cristo e la vivono anche nell’ambito della chiesa evangelica Breccia di Roma. Queste voci diverse vogliono onorare la memoria della nostra amica e sorella per rendere grazie e gloria a Dio. Il desiderio profondo di Kyra era di vedere Dio riconosciuto e seguito sempre e ovunque e da chiunque. Nel raccontare l’impatto che Kyra ha avuto sulle nostre vite, questi scritti puntano l’attenzione al Dio che Kyra amava profondamente e serviva con passione. Essi desiderano essere una memoria corale di un traccia che Dio ha impresso in noi e un ricordo per il futuro in modo che il suo esempio continui ad ispirare le vite di chi l’ha conosciuta e oltre. Come lei, anche noi vogliamo imparare a sorridere del sorriso di Dio. Inoltre, è nostro desiderio che, attraverso queste pagine, Nolyn, Ellie e Livia, le splendide figlie di Reid e Kyra, conservino un ritratto della loro mamma disegnato da una comunità di persone che l’ha conosciuta.

Kyra, 30 anni, è stata una persona speciale. Diventata credente in Gesù Cristo quando era bambina, aveva dedicato la sua vita al servizio dell’evangelo. Dopo gli studi universitari e il matrimonio con Reid, si era trasferita a Roma nel 2009 per collaborare nell’opera evangelica in città diventando “romani”. Creando intorno a loro reti di amicizie in cui hanno investito la loro vita, i coniugi Karr si sono da subito inseriti nella nostra chiesa, diventandone un validissimo punto di riferimento anche in vista di progetti di sviluppo in altre zone della città.

Kyra è stata una persona dalla fede ferma e dal carattere dolce: una persona solare che portava la pace e la grazia di Dio a coloro che incontrava. Avvicinandola si respirava il “profumo di Cristo” (2 Corinzi 2,14–15) che il suo cuore gentile emanava. Standole vicino si era attirati dal sorriso che Dio le aveva dato. La Chiesa evangelica Breccia di Roma ringrazia Dio per il dono di Kyra in questi anni e chiede al Signore di sostenere Reid, Nolyn, Ellie e Livia e tutte le persone che ne piangono la dolorosa scomparsa. Pur essendo il re degli spaventi, la morte non ha l’ultima parola. Solo Dio ce l’ha, anche in questa tragedia. Il sorriso di Dio, che Kyra rifletteva, sarà quello che accoglierà tutti coloro che avranno creduto in Lui, asciugando ogni lacrima e accogliendoli alla festa dell’eternità con Lui.

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5 Ma io so che il mio Redentore vive
e che alla fine si alzerà sulla polvere.
26 E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo,
senza la mia carne, vedrò Dio.
27 Io lo vedrò a me favorevole;
lo contempleranno i miei occhi,
non quelli d’un altro;
il cuore, dal desiderio, mi si consuma!

(Giobbe 19)

https://youtu.be/wNFGMZwyRPw

E-mail alla Regione Lazio

Spedita oggi, 30 novembre. La puntata precedente la trovate qua. 

A fine email un memorandum per il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che in tempi lontani ho conosciuto personalmente e che francamente pensavo diverso quando gli ho dato il mio voto alle ultime elezioni regionali.

regionelazio

Gent.ma dr.ssa *****,

torno a chiederle informazioni in proposito, rilevando di non aver avuto risposta, nè da lei nè da altri del suo ufficio alle email di tutti i mesi precedenti.
Potreste almeno dirmi se l’elenco in cui a vostro dire sono stato inserito (elenco n° 19/2015 del 15.09.2015) è stato approvato e quali sono le tempistiche per la liquidazione degli arretrati ed il pagamento regolare delle spettanze?
Grazie. 
Luca Zacchi
p.s. “Subito metteremo in campo tutte le risorse a nostra disposizione per aiutare le imprese e i lavoratori a superare la crisi, garantendo il finanziamento degli ammortizzatori sociali e dimostrando concretamente di essere vicini alle situazioni di maggiore sofferenza cercando nuove risorse con un rafforzamento del sostegno per l’accesso al credito.” (discorso di insediamento del presidente Zingaretti)

Un caffè sulla parola

Si parla di parole anche nel caffè di Paolo Pugni di oggi. Di uso ed abuso del linguaggio politicamente corretto. Di come questo diventa censura e limitazione della libera espressione del pensiero.

Oggi va di moda leggere Dante. Specie, il paradosso, nei circoli più politicamente corretti ed attenti al linguaggio. Se avesse scritto nei nostri tempi, avrebbe passato anni ed anni querelato in tribunale… A torto ed a ragione, soprattutto a torto. E non è il solo caso.

Fahreneit 451 o L’anno della fenice è un testo letto nella mia adolescenza, assieme a 1984 e La fattoria degli animali di Orwell, ed al Padrone del mondo di Benson.

Raccontano tutti quanti della società che diventa dittatoriale, che auspica il pensiero unico, la società distopica, termine opposto ad utopica! 

Il genere di società verso la quale ci stiamo avviando, o dove forse siamo già arrivati. Il genere di società che sento di voler combattere finchè ho forza, affezionato come sono all’utopia reale del Vangelo.

Del mondo dove il si è si ed il no è no. Dove si possono raccontare le parabole senza che si offendano di volta in volta questa o quella categoria, dove si può dire ad uno che parla secondo Satana e non secondo Dio…

Dove si può predicare, senza sconti, sine glossa come diceva Francesco d’Assisi, la Parola. Il tema della liturgia odierna. Certo, l’apostolo Andrea finì in croce, come il suo Maestro. Ma per quella Parola vale la pena. Affronteremo volentieri il rischio.

Il Vangelo del giorno, il dovere dell’annuncio

Fedeltà assoluta alla Parola di Dio, è questo che si chiede al cristiano. Fedeltà assoluta che non riguarda soltanto la propria personale osservanza, ma che si estende alla predicazione, al muovere quella Parola, a muoversi personalmente.

Ad immagine di quello che avvenne con l’Incarnazione del Verbo che a fine dicembre celebreremo. La Parola tanto attesa si fa uomo, si fa carne e sangue, inizia a circolare nelle strade e nelle vie, risuona, si fa ascoltare, viene portata per ogni dove. Prima dal Cristo, poi dagli Apostoli (oggi ricordiamo Andrea).

A noi è stata annunciata… A noi di annunciarla. A partire da subito.

Amen.

vegliate

Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 10,9-18.

Fratello, se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo.
Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso.
Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano.
Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?
E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!
Ma non tutti hanno obbedito al vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione?
La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.
Ora io dico: Non hanno forse udito? Tutt’altro: per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino ai confini del mondo le loro parole.

+ Dal Vangelo secondo Matteo (4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Parola del Signore

Athanasius Contra Mundum

Atanasio-di-Alessandria

“Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della Grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portare il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato.

Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo ed abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo”.

(…)

Anche se tutto il mondo fosse contro di me, io persisto a portare avanti la mia lotta, sicuro che trionferà contro ogni opposizione la verità del Dio vero e vivente scolpita nelle Sacre Scritture”.

Sant’Atanasio di Alessandria su Wikipedia

Avvento, l’uomo che attende

«L’uomo è, nella sua vita, uno che attende; l’umanità non è mai riuscita a smettere di sperare in tempi migliori; ma se il tempo non è riempito da un presente dotato di senso, l’attesa diventa insopportabile. Se siamo costretti solo ad aspettare qualcosa e in questo momento non c’è nulla, se il presente rimane completamente vuoto, allora ogni secondo è troppo lungo. E parimenti l’attesa è un peso troppo grave, se rimane del tutto incerto se possiamo attenderci qualcosa. Se invece il tempo è dotato di senso, se in ogni istante è racchiuso qualcosa di specifico e di valido, allora la gioia dell’attesa per l’arrivo di qualcosa di più grande rende il già presente ancora più prezioso. Ad attendere in questo modo vuole aiutarci l’Avvento cristiano,  perché tale modo è la forma propriamente cristiana dell’attesa e della speranza. Se Cristo è presente, non esiste più alcun tempo privo di senso e vuoto. Allora ogni istante è in sé prezioso. Se lui è presente, posso sempre continuare a sperare qualcosa anche quando altri non possono più infondermi speranza.»

(J. Ratzinger, La benedizione del Natale)

Prima Domenica di Avvento, anno C

+ Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

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Lectio
(proposta dal Monastero Domenicano Matris Domini)
Contesto

L’Anno liturgico si apre con l’Avvento che si propone come un itinerario forte per vivere al meglio la Natività del Signore. La prima domenica di Avvento però orienta l’attesa e il desiderio alla seconda venuta di Cristo, verso la parusia e ci ricollega al testo di due domeniche fa in cui abbiamo letto il brano parallelo di Marco.

Questo ci mette nella condizione di cogliere la diversa angolazione in cui i due evangelisti riportano il discorso escatologico e insieme l’accento che il tempo liturgico suggerisce in questa domenica.

Avremo modo più avanti di vedere alcune caratteristiche del testo lucano, per questa domenica ricordiamo il contesto immediato, ossia il discorso escatologico che in Luca ha come base quello di Marco, ma in cui il redattore ha operato scelte molto personali sia sul piano dello stile sia del contenuto.

Anche in Luca il discorso escatologico è composto da alcune sezioni e da materiali diversi, combinati in modo personale e contrassegnati dallo stile letterario e teologico dell’evangelista. In questo vangelo risulta più chiara la distinzione tra la distruzione di Gerusalemme e la fine del mondo; inoltre Luca aveva già parlato sia della vigilanza che della distruzione di Gerusalemme (12, 35-48; 13, 34-35; 19,42-44) e della parusia (17,20-37).

Le diverse unità del discorso sono facilmente individuabili (seguiamo l’indicazione di G. Rossè):

vv. 8-11: attenzione ai falsi profeti, non spaventarsi delle guerre;
vv. 12-19: fiducia nelle persecuzioni;
vv. 20-24: la distruzione di Gerusalemme e la sofferenza dei Giudei;
vv. 25-28: eventi cosmici e venuta del Figlio dell’uomo;
vv. 29-33: parabola del fico e assicurazione della vicina liberazione;
vv. 34-36: avvertimento finale.

La pericope che ci viene proposta è chiaramente suddivisa in due parti, con il taglio della breve parabole del fico, vv. 29-33 (vedi il testo parallelo di Mc 13,28-32): nella prima si prospetta il ritorno glorioso di Gesù Cristo con un invito alla speranza, mentre nella seconda abbiamo una intesa esortazione alla vigilanza, entrando così nel vivo del messaggio dell’Avvento.

25. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26. mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Luca riprende al v. 25 il riferimento ai segni cosmici (cfr. 10-11) di cui aveva già parlato, ma a differenza del testo di Marco, l’attenzione è puntata sul modo in cui gli uomini reagiscono a tali eventi, senza enfatizzare troppo. Ai segni nel cielo poi sono associati quelli sulla terra e il mare, spesso legato al caos (Gb 38,8-11), siamo in un orizzonte universale in cui vediamo i segni della fine prossima.

La paura e l’attesa sono la reazione registrata dall’evangelista a causa dello sconvolgimento dell’ordine del cosmo, che introduce la venuta del Figlio dell’uomo.

27. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.

La venuta del Figlio dell’uomo non ha in Luca la stessa centralità che registra nel testo di Marco, lo notiamo anche delle piccole ma significative variazioni del testo: nube al singolare (che ricorda sia la trasfigurazione,Lc 9,34, sia l’ascensione, At 1,9.11). La nube ha qui un significato teologico, Gesù viene dal mondo divino, e non il senso di mezzo per passare dal cielo alla terra.

I verbi venire e vedere invece, conservano il senso che abbiamo già visto in Marco e sono caratteristici della descrizione della venuta del giorno del giudizio e Figlio dell’uomo nell’A. T.. Nel N. T. questi testi apocalittici acquistano un ulteriore significato, in quanto oltre alla condanna dei nemici introducono la promessa di salvezza per i credenti in Cristo.

Il riferimento al testo di Dn 7,13, nella versione dei LXX, sebbene letterale, è però un accostamento posteriore; infatti il testo del profeta parla in prima istanza di una figura collettiva e solo successivamente di una individuale che per altro giunge presso Dio per riceve la signoria. Questa profezia fu letta in un secondo tempo come relativa al giudizio universale e la fede cristiana la associò alla parusia del Signore Gesù.

28. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

Luca propone di nuovo una variazione del testo di Marco, eliminando il riferimento al giudizio finale di tutti i popoli e inserendo invece una esortazione alla speranza e un incoraggiamento. L’evangelista si rivolge ai suoi ascoltatori e li invita, con due imperativi, a non lasciarsi spaventare da queste cose tremende, che poiché precedono il ritorno del Signore sono segno che la liberazione è vicina.

Già al v. 19 egli aveva invitato i suoi lettori cristiani alla costanza e qui riprende l’idea, inserendo in un quadro buio e apocalittico l’invito alla speranza con l’esortazione a levare il capo, tipica espressione biblica che troviamo in Gdc 8,28; Sal 83,3; Gb 10,15.

34. State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; 35. come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Dopo il taglio dei vv. 29-33 il testo che la liturgia ci propone passa alla parte finale del discorso con una pressante esortazione che Luca propone in modo indipendente dal testo di Marco (confronta il passo parallelo di Mc 13,33-37). Essa è composta da due parti, introdotte ciascuna da un imperativo: state bene attenti e vegliate (vv.34 e 36).

I vv. 34-35 e 36 sono così come due parti parallele di una esortazione che presenta temi molto cari al terzo evangelista.

L’imperativo iniziale del v. 34 è tipicamente lucano, ma anche molto forte: esiste il pericolo che il cuore del credente si appesantisca (espressione biblica cfr. Es 7,14; 8,15), lasciandosi sviare come dai fumi del vino o dal velenoso clima mondano; più semplicemente ma non meno gravemente, il credente si può lasciar avvincere dalle preoccupazioni di ogni giorno (tema già presente in Lc 8,14 e 12,22ss), che distolgono il cuore da ciò che è essenziale. La fede cioè può rimanere soffocata dalle mille faccende di ogni giorno e perdere di vista il vero futuro che attende ogni creatura.

L’espressione quel giorno invece è tradizionale nella Scrittura per indicare il giorno di JHWH annunciato dai profeti e identificato con la parusia: esso arriverà all’improvviso se il cuore non sarà vigile e attento ai segni premonitori. Per chi è impreparato esso sarà come un laccio, un tranello (immagine ispirata a Is 24,17 e ripresa da Rm 11,9; 1Tm 6,9); il testo di Luca accentua l’universalità di tale destino che riguarda tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

36. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo.

L’esortazione è ripresentata con il secondo imperativo: vegliate, accompagnato dall’invito ad una preghiera incessante, altro tema tipico nel terzo vangelo; essa è la forza che salva il credente dalla paura che gli eventi catastrofici fin qui elencati possono suscitare e in secondo luogo, consente di comparire (letteralmente stare diritti, verbo usato per indicare l’atteggiamento dell’innocente dinnanzi al giudice) davanti al Figlio dell’uomo, certi di un giudizio favorevole, di salvezza.

La preghiera è dunque l’atteggiamento vincente, da utilizzare ogni giorno per poter affrontare l’evento imprevisto (e spaventoso) della parusia.

Possiamo dire che l’intenzione di Luca è di incoraggiare e stimolare le sue comunità, la cui condotta deve essere ispirata più alla speranza che alla paura e in cui Gesù, il Figlio dell’uomo, appare più come Salvatore che come giudice dell’ultimo giorno.

Meditiamo

1) La vigilanza è l’invito e l’atteggiamento proprio dell’Avvento: come riesco a declinarlo nella mia vita di fede?

2) Vivo la preghiera come atteggiamento costante di vigilanza?

3) Come coltivo il desiderio dell’incontro con Gesù salvatore?

4) Quali sono le preoccupazioni che appesantiscono il mio cuore?

Preghiamo

Salmo Responsoriale (Salmo 24)

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

Colletta

O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli. Per il nostro Signore…

Un ricordo di Papa Benedetto XVI

Oggi, sul web, ho letto l’ennesimo articolo ingeneroso nei riguardi di Joseph Ratzinger, Papa con il nome di Benedetto decimo sesto, paragonato, inutile dirlo, a Papa Francesco.

Papa Benedetto XVI era tacciato come sempre di essere poco appariscente, troppo sospettoso verso il moderno, con poco appeal verso il grande pubblico.

Le solite accuse ridicole per chi ne conosce bene l’opera. E per chi vuole essere fedele alla Parola di Dio oserei dire.

Essere poco appariscente… e meno male! Personalmente considero un disvalore il culto della personalità che si tende a fare di questo o quello, Papa compreso. E credo in tutta franchezza che a Papa Francesco faccia molto più male che bene l’enorme esposizione mediatica di cui è fatto oggetto. Perchè, appunto, ne è fatto oggetto. Gli vengono messe in bocca parole che non ha mai pronunciato, intenzioni di revisioni dottrinali che mai farà, e via dicendo…

Troppo sospettoso con il moderno… Direi che è stato ed è un grandissimo conoscitore del moderno, di tutto ciò che si muove nel campo del pensiero, sia filosofico che teologico. E direi che faceva e fa benissimo a mettere in guardia dagli errori più o meno nascosti nel nuovo, dall’ansia di rincorrere il mondo sul suo terreno. Nel mondo domani non saranno più valide tante teorie considerate ‘fondanti’ nell’oggi. La Chiesa ha un kerygma, un nocciolo dottrinale che è lo stesso da più di duemila anni. E’ centrata e costruita sulla Rivelazione contenuta nella Parola di Dio che tutto è fuorchè passata di moda e mai lo sarà. Altro che sospettoso del mondo, lo conosce benissimoil mondo! e ne denuncia i rischi e le menzogne.

Con poco appeal verso il grande pubblico… Non siamo tutti uguali. Non ha avuto un compito facile, venendo dopo un Papa, San Giovanni Paolo II, che è stato un gigante anche dal punto di vista della comunicazione. Questo i commentatori se lo dimenticano sempre. Penso che anche Papa Francesco avrebbe avuto le sue difficoltà in un confronto così ravvicinato… Va anche tenuto conto che Joseph Ratzinger era il collaboratore più stretto ed a stretto contatto del Papa polacco. Che serviva con fedeltà assoluta. E che mai avrebbe abusato o anche solo approfittato della sua carica per guadagnare un’oncia di visibilità a scapito di quello.

Poi, ripeto, non siamo tutti uguali. E mi è tornato in mente un episodio capitatomi nel 1990, anno in cui ho servito come Assignator (personale di segreteria in servizio in Assemblea e nei Circoli Minori) al Sinodo dei Vescovi dedicato alla Formazione Sacerdotale. Avevo avuto modo di conoscere l’allora Cardinale Ratzinger nei momenti informali che si creano in queste occasioni, nei momenti di preghiera comune che noi aggiunti alla Segreteria del Sinondo avevamo con il Vescovo Schotte e con tanti Padri Sinodali che si aggiungevano alla preghiera delle Ore.

Mi era sembrata una persona dolcissima e molto misurata negli atteggiamenti e, lo ammetto, la cosa mi aveva sorpreso, vista la ‘non buona stampa’ di cui godeva a causa del suo ministero di Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, e per gli articoli avvelenati che la stampa italiana spesso gli dedicava (a mio parere anche per vigliaccheria… difficile prendersela con un Papa carismatico come Giovanni Paolo II, assai più facile prendersela con Ratzinger e descriverlo come una specie di cane da guardia dell’ortodossia).

Un giorno, in una pausa dei lavori, presidiavo il corridoio e mi venne incontro un vescovo di lingua inglese, non europeo però, che mi chiese, un po’ in latino, un po’ in inglese, un po’ in italiano “Quaeso, Domine, potest indicarmi Cardinal Ratzinger?”.

Il Cardinale sapevo che era poco lontano, e feci per partire verso di lui ed accompagnarlo, ma quello mi fermò trattenendomi per un braccio e mi disse:  “No, no, thank you, solo vedere, grazie!”. Mi spiegò che era stato convocato ed aveva “a little fear!”. “Sorrisi e gli risposi “No fear Excellence!”.

Sorrise anche il mio Rettore (Luigi Conti) che era padre sinodale, quando glielo raccontai…

Papa-Ratzinger

Un consiglio per tutti. Rileggetevi il discorso di Regensburg, di Ratisbona se preferite. Difficile conoscere il moderno meglio di così, e farne una foto così magistrale in venti minuti o poco più…