Prima Domenica di Avvento, anno C

+ Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

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Lectio
(proposta dal Monastero Domenicano Matris Domini)
Contesto

L’Anno liturgico si apre con l’Avvento che si propone come un itinerario forte per vivere al meglio la Natività del Signore. La prima domenica di Avvento però orienta l’attesa e il desiderio alla seconda venuta di Cristo, verso la parusia e ci ricollega al testo di due domeniche fa in cui abbiamo letto il brano parallelo di Marco.

Questo ci mette nella condizione di cogliere la diversa angolazione in cui i due evangelisti riportano il discorso escatologico e insieme l’accento che il tempo liturgico suggerisce in questa domenica.

Avremo modo più avanti di vedere alcune caratteristiche del testo lucano, per questa domenica ricordiamo il contesto immediato, ossia il discorso escatologico che in Luca ha come base quello di Marco, ma in cui il redattore ha operato scelte molto personali sia sul piano dello stile sia del contenuto.

Anche in Luca il discorso escatologico è composto da alcune sezioni e da materiali diversi, combinati in modo personale e contrassegnati dallo stile letterario e teologico dell’evangelista. In questo vangelo risulta più chiara la distinzione tra la distruzione di Gerusalemme e la fine del mondo; inoltre Luca aveva già parlato sia della vigilanza che della distruzione di Gerusalemme (12, 35-48; 13, 34-35; 19,42-44) e della parusia (17,20-37).

Le diverse unità del discorso sono facilmente individuabili (seguiamo l’indicazione di G. Rossè):

vv. 8-11: attenzione ai falsi profeti, non spaventarsi delle guerre;
vv. 12-19: fiducia nelle persecuzioni;
vv. 20-24: la distruzione di Gerusalemme e la sofferenza dei Giudei;
vv. 25-28: eventi cosmici e venuta del Figlio dell’uomo;
vv. 29-33: parabola del fico e assicurazione della vicina liberazione;
vv. 34-36: avvertimento finale.

La pericope che ci viene proposta è chiaramente suddivisa in due parti, con il taglio della breve parabole del fico, vv. 29-33 (vedi il testo parallelo di Mc 13,28-32): nella prima si prospetta il ritorno glorioso di Gesù Cristo con un invito alla speranza, mentre nella seconda abbiamo una intesa esortazione alla vigilanza, entrando così nel vivo del messaggio dell’Avvento.

25. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26. mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Luca riprende al v. 25 il riferimento ai segni cosmici (cfr. 10-11) di cui aveva già parlato, ma a differenza del testo di Marco, l’attenzione è puntata sul modo in cui gli uomini reagiscono a tali eventi, senza enfatizzare troppo. Ai segni nel cielo poi sono associati quelli sulla terra e il mare, spesso legato al caos (Gb 38,8-11), siamo in un orizzonte universale in cui vediamo i segni della fine prossima.

La paura e l’attesa sono la reazione registrata dall’evangelista a causa dello sconvolgimento dell’ordine del cosmo, che introduce la venuta del Figlio dell’uomo.

27. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.

La venuta del Figlio dell’uomo non ha in Luca la stessa centralità che registra nel testo di Marco, lo notiamo anche delle piccole ma significative variazioni del testo: nube al singolare (che ricorda sia la trasfigurazione,Lc 9,34, sia l’ascensione, At 1,9.11). La nube ha qui un significato teologico, Gesù viene dal mondo divino, e non il senso di mezzo per passare dal cielo alla terra.

I verbi venire e vedere invece, conservano il senso che abbiamo già visto in Marco e sono caratteristici della descrizione della venuta del giorno del giudizio e Figlio dell’uomo nell’A. T.. Nel N. T. questi testi apocalittici acquistano un ulteriore significato, in quanto oltre alla condanna dei nemici introducono la promessa di salvezza per i credenti in Cristo.

Il riferimento al testo di Dn 7,13, nella versione dei LXX, sebbene letterale, è però un accostamento posteriore; infatti il testo del profeta parla in prima istanza di una figura collettiva e solo successivamente di una individuale che per altro giunge presso Dio per riceve la signoria. Questa profezia fu letta in un secondo tempo come relativa al giudizio universale e la fede cristiana la associò alla parusia del Signore Gesù.

28. Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

Luca propone di nuovo una variazione del testo di Marco, eliminando il riferimento al giudizio finale di tutti i popoli e inserendo invece una esortazione alla speranza e un incoraggiamento. L’evangelista si rivolge ai suoi ascoltatori e li invita, con due imperativi, a non lasciarsi spaventare da queste cose tremende, che poiché precedono il ritorno del Signore sono segno che la liberazione è vicina.

Già al v. 19 egli aveva invitato i suoi lettori cristiani alla costanza e qui riprende l’idea, inserendo in un quadro buio e apocalittico l’invito alla speranza con l’esortazione a levare il capo, tipica espressione biblica che troviamo in Gdc 8,28; Sal 83,3; Gb 10,15.

34. State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; 35. come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Dopo il taglio dei vv. 29-33 il testo che la liturgia ci propone passa alla parte finale del discorso con una pressante esortazione che Luca propone in modo indipendente dal testo di Marco (confronta il passo parallelo di Mc 13,33-37). Essa è composta da due parti, introdotte ciascuna da un imperativo: state bene attenti e vegliate (vv.34 e 36).

I vv. 34-35 e 36 sono così come due parti parallele di una esortazione che presenta temi molto cari al terzo evangelista.

L’imperativo iniziale del v. 34 è tipicamente lucano, ma anche molto forte: esiste il pericolo che il cuore del credente si appesantisca (espressione biblica cfr. Es 7,14; 8,15), lasciandosi sviare come dai fumi del vino o dal velenoso clima mondano; più semplicemente ma non meno gravemente, il credente si può lasciar avvincere dalle preoccupazioni di ogni giorno (tema già presente in Lc 8,14 e 12,22ss), che distolgono il cuore da ciò che è essenziale. La fede cioè può rimanere soffocata dalle mille faccende di ogni giorno e perdere di vista il vero futuro che attende ogni creatura.

L’espressione quel giorno invece è tradizionale nella Scrittura per indicare il giorno di JHWH annunciato dai profeti e identificato con la parusia: esso arriverà all’improvviso se il cuore non sarà vigile e attento ai segni premonitori. Per chi è impreparato esso sarà come un laccio, un tranello (immagine ispirata a Is 24,17 e ripresa da Rm 11,9; 1Tm 6,9); il testo di Luca accentua l’universalità di tale destino che riguarda tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

36. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo.

L’esortazione è ripresentata con il secondo imperativo: vegliate, accompagnato dall’invito ad una preghiera incessante, altro tema tipico nel terzo vangelo; essa è la forza che salva il credente dalla paura che gli eventi catastrofici fin qui elencati possono suscitare e in secondo luogo, consente di comparire (letteralmente stare diritti, verbo usato per indicare l’atteggiamento dell’innocente dinnanzi al giudice) davanti al Figlio dell’uomo, certi di un giudizio favorevole, di salvezza.

La preghiera è dunque l’atteggiamento vincente, da utilizzare ogni giorno per poter affrontare l’evento imprevisto (e spaventoso) della parusia.

Possiamo dire che l’intenzione di Luca è di incoraggiare e stimolare le sue comunità, la cui condotta deve essere ispirata più alla speranza che alla paura e in cui Gesù, il Figlio dell’uomo, appare più come Salvatore che come giudice dell’ultimo giorno.

Meditiamo

1) La vigilanza è l’invito e l’atteggiamento proprio dell’Avvento: come riesco a declinarlo nella mia vita di fede?

2) Vivo la preghiera come atteggiamento costante di vigilanza?

3) Come coltivo il desiderio dell’incontro con Gesù salvatore?

4) Quali sono le preoccupazioni che appesantiscono il mio cuore?

Preghiamo

Salmo Responsoriale (Salmo 24)

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

Colletta

O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli. Per il nostro Signore…