Prima settimana dell’Avvento: l’Angelo blu 

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Come possiamo sapere che il Natale sta per arrivare? Non lo si può vedere con gli occhi, perché i giorni e le notti sono come sempre e gli uomini vivono e si occupano delle loro faccende come al solito. Non lo si può sentire con le orecchie, perché i rumori che risuonano sono sempre gli stessi: auto, aerei che passano, bambini che gridano e così via. 
Pur tuttavia, quattro settimane prima di Natale, avviene qualcosa di molto importante: un grande angelo discende dal cielo, per invitare gli abitanti della terra a preparare il Natale. Indossa un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. La maggior parte delle persone non se ne accorge perché sono troppo occupate a fare altro. Ma l’angelo canta con voce profonda e solamente coloro che hanno un cuore attento possono sentirlo. Egli canta: «Il cielo viene sulla terra, Dio viene ad abitare nel cuore degli uomini. 
Siate desti! Apritegli la porta!». È oggi che questo angelo passa e parla a tutti gli uomini. E coloro che lo sentono si mettono a preparare il Natale cantando canzoni e accendendo candele…

Avvento, poi Natale, nasce Gesù

Nient’altro.

E’ questo quello che si festeggia il 25 dicembre.

Il Natale di Gesù. Il Figlio di Dio che si fa uomo. L’Incarnazione del Verbo.

Natale è il giorno della nascità di Gesù, Dio Bambino, da sua madre, Maria.

Questo e nient’altro.

Laicisti e laici da strapazzo se ne facciano una ragione. Non esiste nessuna festa dell’inverno. Nè mai esisterà il 25 dicembre. Potete stolidamente togliere il presepe dalle strade, dalle scuole, dai luoghi pubblici, ma non certo dal cuore dei credenti.

Stasera inizia il tempo dell’Avvento, il tempo dell’Attesa. Che richiama il mistero del concepimento del Cristo nel grembo di Maria. Richiama i nove mesi di attesa di ogni coppia di genitori, di ogni padre e madre. Perchè, anche questo assurdamente si vorrebbe negare, occorrono un padre ed una madre per far nascere una nuova vita in modo naturale.

Così Dio intervenne e Maria concepì naturalmente il Cristo. Che ebbe un vero Padre, ed una vera Madre. Ed un padre putativo che ne accompagnò la crescita umana, perchè occorrono ad un bambino, perchè il suo sviluppo sia naturale ed equilibrato, un padre ed una madre. E Giuseppe fu colui che assistette Maria in questo compito.

Fu Giuseppe ad assistere Maria nei nove mesi di attesa, Giuseppe a condividere per primo con lei la gioia della nascita, Giuseppe a provvedere ai bisogni della nuova famiglia che si formò.

Che il tempo dell’Avvento ci aiuti a riscoprire tutto questo; non è un caso che esso inizi con un invito forte alla vigilanza ed alla preghiera. E con un richiamo agli ultimi tempi. Natale è Dio che nasce, Dio che si fa Bambino, Dio che entra nella storia in un modo unico ed irripetibile, Dio che si appella alla nostra fede.

La durata dell’Avvento ci richiama al tempo dell’attesa, ai nove mesi che seguono il concepimento. Mesi di fatica, di apprensione, di gioia, di condivisione misteriosa, di scoperta di ciò che cresce in un grembo di donna, di un terzo che è noi ma è anche oltre noi.

Perciò subito dopo Natale si festeggia la famiglia. Perchè nella famiglia la coppia di genitori, uomo e donna, scopre di essere capace di andare oltre la propria semplice esistenza, scopre di poter essere altro, scopre di poter in qualche modo condividere l’esperienza della creazione.

A Natale l’uomo scopre non solo di essere oggetto di un amore speciale da parte di Dio, ma si rende conto di essere una famiglia con lui, scopre di essere un familiare della Trinità, figlio del Padre, figlio nel Figlio, ricco nello Spirito.

Poi, certo, ci sono anche le difficoltà. Ed il giorno dopo Natale, ci viene presentato il primo martire, il rifiuto dell’annuncio, poi i santi innocenti, il rifiuto della sacralità della vita appena venuta al mondo, poi la fuga in Egitto, il rifiuto della famiglia e del suo ruolo.

Non si sono scoraggiati Maria e Giuseppe, non ci scoraggeremo neppure noi.

Il Signore accresca la nostra fede, e ci accompagni nel nostro cammino, in questo tempo di Avvento, Natale, ed oltre, finchè Egli vorrà.

Amen.

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Chi ha paura del Natale

Condivido come sempre più spesso mi capita, il pensiero di Giuliano Guzzo: “La mia impressione è che la preferenza del più politicamente corretto albero di natale al presepe e delle canzonette al più solenne canto religioso sia esito di una incomprensione: il Natale – e quindi ogni cosa che ne rievochi la dimensione originale – è sempre meno gradito perché sempre meno capito. E cosa ci sarà mai da capire, ribatterà qualcuno: invece no, questa difficoltà esiste e può essere illustrata mettendo in luce le contrapposizioni valoriali, per così dire, che complicano la decifrazione e quindi l’accettazione del Messaggio natalizio.”.

L’articolo è stato pubblicato ieri su “La Croce” ((“La Croce”, 27.11.2015, p.2).

Il Vangelo del giorno, vegliamo con Cristo Re: Luca 21,34-36

Le parole di un teologo, il cardinale Newman, ci introducono alla lettura ed alla meditazione sul Vangelo del giorno, che è anche la seconda parte del Vangelo che si legge nella prima domenica del tempo di Avvento, del ciclo C (in cui si legge prevalentemente il Vangelo secondo Luca). Egli ci ricorda che prima e seconda venuta sono inscindibili nella fede come nella preghiera. Così come lo sono la nostra vita terrena e la nostra vitaa eterna. L’una e l’altra si richiamano continuamente a vicenda.

Rimarca Newman:

Gli scrittori ispirati esprimono spesso nelle loro lettere il desiderio della seconda venuta, ma non dimenticano mai la prima: la croce e la resurrezione…

(…)

Vegliare è dunque vivere distaccati dal presente, vivere in ciò che non si vede, vivere nel pensiero di Cristo, come è venuto una prima volta e come deve venire, desiderare la seconda venuta partendo dal ricordo amante e riconoscente della prima.

Vegliamo dunque! La nostra luce? La Parola di Dio!

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 21,34-36.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso;
come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

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Beato John Henry Newman (1801-1890), teologo
Discorso « Watching », PPS vol. 4, n°22
« Vegliate e pregate in ogni momento »

« Vegliate », ci dice Gesù con insistenza… Non dobbiamo soltanto credere, ma vegliare; non basta semplicemente amare, ma vegliare; non solo ubbidire, ma vegliare.

Vegliare perché? Per questo evento supremo: la venuta del Cristo…

Si capisce che si tratta di una chiamata speciale, un dovere che altrimenti non ci sarebbe venuto in mente.

Abbiamo un’idea generale di cosa vuol dire credere, amare, ubbidire, ma cos’è vegliare?…

Veglia in attesa del Cristo chi conserva lo spirito sensibile, aperto, sul ‘chi vive’, che resta vivo, sveglio, pieno di zelo per cercarlo e onorarlo. Desidera trovare Cristo in tutto quanto accade… E veglia con Cristo (Mt 26,38) chi, pur guardando all’avvenire, guarda anche il passato, e contempla quanto ha fatto per lui il Salvatore, non dimenticando quanto Cristo ha sofferto per lui. Veglia con Cristo chi ricorda e rinnova in sé la croce e l’agonia di Cristo, chi porta con gioia la tunica che Cristo ha portato fino alla croce e che ha lasciato dopo l’Ascensione.

Gli scrittori ispirati esprimono spesso nelle loro lettere il desiderio della seconda venuta, ma non dimenticano mai la prima: la croce e la resurrezione…

Così San Paolo invita i Corinti ad attendere la venuta del Signor Gesù Cristo (1Cor 1,7-8) e non manca di dir loro di “portare sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo” (2Cor 4,10)… Il pensiero di ciò che Cristo è oggi non deve cancellare il ricordo di cosa è stato per noi…

Nella santa comunione vediamo contemporaneamente la morte e la resurrezione di Cristo, ci ricordiamo dell’una e dell’altra, gioiamo dell’una e dell’altra. Noi stessi ci offriamo e riceviamo una benedizione.

Vegliare è dunque vivere distaccati dal presente, vivere in ciò che non si vede, vivere nel pensiero di Cristo, come è venuto una prima volta e come deve venire, desiderare la seconda venuta partendo dal ricordo amante e riconoscente della prima.

Una diversa “radicalità” di vita per sconfiggere Daesh

“Il nostro tempo invoca la testimonianza di persone radicali, che mostrino che l’uomo non è fatto per gustare effimeri e transitori piaceri, bensì è nato per qualcosa di grande, per una vocazione, come già i suoi genitori ed i padri dei padri, capaci di dare la vita e di dare un significato alla vita, capaci di mostrare alle nuove generazioni perché la vita sia grande e con un destino eterno.”

Il nostro mondo, aggiungo io, ha bisogno di cristiani radicali! Dalla testa fino ai piedi. O non c’è salvezza.

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Insisto, il terrorismo è (anche) responsabilità laicista

Bell’articolo di Giuliano Guzzo.

“Conviene non farsi tante illusioni: questo Occidente, in particolare questa Europa non ammetterà mai che i “valori laici”, qualunque cosa questa espressione significhi, sono – rispetto all’attecchire continentale del virus terroristico di matrice islamista – il suo problema. Continueranno a proporci la storiella dell’integrazione, della cultura, dell’educazione alla libertà. Ci parleranno di ghetti da superare, di pregiudizi da eliminare, di muri da abbattere. Tutto ci diranno sul vestito nuovo che l’Europa dovrà cucirsi addosso pur di negare l’evaporazione della sua anima profonda perché fiera delle sue radici e, soprattutto, perché cristiana.”

La corona di Avvento

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Un simbolo importante per il Natale, e per Sara che come ogni bambino lo aspetta in modo particolare.

La corona è composta da quattro candele che vengono accese man mano in ogni domenica d’avvento segnando il tempo, le quattro settimane, che separano dal Natale e della nascita di Gesù Bambino.

Non è un qualcosa di ‘riservato’ alla chiese cristiane, dove ormai si trova quasi dappertutto, di qualsiasi confessione siano i credenti che vi si ritrovano, ma è presente, ed è importante che lo sia, anche nella casa, perchè la prima chiesa, ci ricordano gli Atti degli Apostoli, è la propria famiglia dove si nasce e si cresce alla fede.

Ogni famiglia, prima dei pasti, o al mattino o alla sera o quando vuole, si raduna per pregare insieme e per prepararsi alla nascita del Salvatore.

LE QUATTRO CANDELE. Nella prima domenica di Avvento si accende la “Candela del profeta” o “Candela della Speranza”; nella seconda domenica di Avvento la “Candela di Betlemme” o “Candela della chiamata universale alla salvezza”; nella terza domenica di Avvento si accende la “Candela dei Pastori” o “Candela della gioia”; infine la quarta e ultima domenica di Avvento si accende la “Candela degli angeli”. Le candele si accendono una a settimana: o il sabato sera (all’ora del Vespro, al tramonto) o la domenica mattina (al risveglio). Secondo la tradizione è il più piccolo della famiglia che accende la candela.

I SIMBOLI RAPPRESENTATI DALLA CORONA DI AVVENTO. La “Corona di Avvento” ha come base delle candele un tema legato alla natura: foglie di alberi (abete o pino) in genere; questo simboleggia la vita, perché Cristo che sta per venire al mondo sconfiggerà le tenebre, il male e la morte.

La corona poi ha una forma circolare perché fin dai tempi più antichi il cerchio rappresenta il segno dell’eternità e al tempo stesso dell’unità; la sua forma circolare ricorda il ciclo delle stagioni, la fedeltà di Dio verso l’uomo.

La “Corona di Avvento”, inoltre, è segno di regalità e di vittoria (della vita sulla morte). Gesù è Re e non un bambino qualsiasi. Per la corona vengono utilizzati in genere i rami di pino o di abeti verdi: simbolo di vita eterna e segno di speranza. I rami ricordano anche l’entrata a Gerusalemme di Gesù, che venne accolto con foglie verdi e salutato come Re e Messia.

Di solito la “Corona di Avvento” viene ornata con nastri rossi o viola: il rosso simboleggia l’amore di Gesù, mentre il viola è segno di penitenza e conversione in attesa della venuta del Messia.

LA “CANDELA DEL PROFETA”. La prima candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela del Profeta” e ricorda i profeti che predissero la venuta di Cristo.

LA “CANDELA DI BETLEMME”. La seconda candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela di Betlemme” e viene accesa per ricordare il luogo dove nacque il Salvatore.

LA “CANDELA DEI PASTORI”. La terza candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela dei Pastori” e ricorda i pastori, che furono i primi a vedere Gesù e a diffondere la “lieta novella” della sua nascita.

LA “CANDELA DEGLI ANGELI”. La quarta candela della “Corona di Avvento” si chiama “Candela degli Angeli” per ricordare gli angeli che richiamarono i pastori alla grotta di Betlemme annunciando la nascita del Bambino Gesù.

Se volete imparare tutto su come realizzarla…

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Il Vangelo del giorno, Cristo Re con la Sua Parola: Luca 21,29-33

+ Dal Vangelo secondo Luca (21,29-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Parola del Signore

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Gregorio Magno (ca 540-604), papa, dottore della Chiesa
Omelie sui Vangeli, n° 1
“Sappiate che il Regno di Dio è vicino”

“Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino”.

E’ come se il nostro Redentore dicesse chiaramente: “Se si riconosce l’estate prossima dai frutti sugli alberi, si può lo stesso riconoscere dalla rovina del mondo che il Regno di Dio è vicino”. Queste parole ci mostrano bene che il frutto del mondo è la sua rovina; non cresce che per cadere; germoglia per far perire con delle calamità ciò che avrà fatto germogliare. A ragione il Regno di Dio è paragonato all’estate, poiché allora passeranno le nuvole della nostra tristezza e brilleranno della luminosità dell’Eterno Sole i giorni della vita…

“I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Nulla nella natura delle cose materiali è più duraturo del cielo e della terra e nulla quaggiù passa più presto di una parola pronunciata… Il Signore dice perciò: “I cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. E’ come se dicesse chiaramente: “Tutto quanto è duraturo intorno a voi, non lo è per l’eternità; e tutto quanto in me sembra passare è in realtà fissato e non passa, poiché la mia parola che passa esprime pensieri che restano senza poter mutare”…

Fratelli miei, non amate dunque questo mondo, che non potrà durare a lungo, come vedete. Fissate nello spirito il comandamento che l’apostolo Giovanni ci dà per metterci in guardia: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui” (1Gv 2,15).

Accresci la nostra fede, Signore Gesù, nella Tua Parola, e solo e soltanto in quella.

Amen.