Parola di Dio per la meditazione di fine anno

Prima lettera di san Giovanni apostolo 2,18-21.

Figlioli, questa è l’ultima ora.

Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora.

Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri.

Ora voi avete l’unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza.

Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18.

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

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La Parola di Dio è l’unica e la sola Verità sulla Creazione, sul mondo, sull’umanità e la missione dell’uomo, creato maschio e femmina, ad immagine e somiglianza di Dio.

Tutto ciò che è oltre, al di là, fuori dalla Parola di Dio, letta nello Spirito da una coscienza correttamente formata nel credente da una familiarità e da un’amore quotidiano e  pieno per essa è frutto del solo riflettere umano e va considerato con la massima attenzione ed il massimo sospetto e di norma rigettato come frutto del peccato ed inganno del falso principe di questo mondo, del demone dell’orgoglio e della  presunzione vestito da angelo di luce, dell’uomo che si crede pari a Dio, il peccato di origine.

Molti anticristi appaiono ogni giorno a turbare l’obbedienza assoluta che dobbiamo alla Parola. Spesso anche tra coloro che si dicono credenti, che puntano a minare l’unità, a creare divisioni.

Ma a noi è data l’unzione dello Spirito, che va nutrita e corroborata da una condotta di vita coerente con la Parola che ci è stata affidata perché la testimoniassimo, con franchezza,  con parresia, senza sconti o timidezza, si, si, no, no, e perché la annunciassimo, forte e chiara, a chi ancora non l’ha ricevuta. E sono tanti, spesso vicinissimi a noi.

Te Deum laudamus, Te Signore lodiamo, canteremo stasera in molte nostre chiese. Ricordiamoci però che questo va fatto ogni giorno per le nostre strade, le nostre piazze, il nostro quotidiano agire ed operare.

O canteremmo il.falso, canteremmo contro lo Spirito che abbiamo ricevuto. E non c’è peccato peggiore che quello contro lo Spirito.

Dio non voglia. Amen.

Martiri e Famiglia

Stavolta il ricordo dei martiri innocenti e della fuga in Egitto segue la domenica dedicata alla famiglia, ma il concetto resta quello.

Commenta l’amico e teologo Robert Cheaib:

Si fa fatica a fare il ricordo di questi bambini morti per Gesù ancor prima di saper confessare il suo nome. Eppure è un Vangelo che riequilibra il sapore dolciastro che abbiamo proiettato sul Natale.

Il Natale non è una bella favoletta. È la realtà dell’amore di Dio che non trova ospitalità a Betlemme, che non trova ospitalità nel cuore di un potente.

È l’annuncio di un’umanità migliore a misura di Dio contrastato da una riduzione bestiale dell’umanità per mano di chi snobba l’autodonarsi di Dio.

La morte di questi bimbi non manifesta solo la prepotenza di Erode, ma anche «la banalità del male», un male messo in atto da funzionari che reputano di fare la cosa giusta eseguendo ordini ingiusti. È il dilemma del male che diventa sistema, prassi, legge…

Vivere il Natale è accettare la sfida di Dio di vivere controcorrente. È concretezza. È vivere il primato della coscienza illuminata dalla Parola di Dio.

Scrive Wikipedia circa la storicità dell’evento:

Nessuna fonte, […] riporta questo evento al di fuori del Vangelo secondo Matteo. Nel Vangelo secondo Luca, ad un mese circa dalla nascita, Gesù è portato al tempio e poi la famiglia ritorna a Nazaret.

La storicità dell’episodio è messa in dubbio, in particolare, dalla mancanza di cenni alla strage nelle opere di Flavio Giuseppe, lo storiografo ebraico fortemente ostile ad Erode e principale fonte non evangelica sul periodo. Ma rimane ovvio che tale mancata citazione può significare anche una scarsa considerazione dell’evento in sé, considerando i tempi estremamente duri e la probabile scarsità nel numero delle vittime, considerando che Betlemme era poco più di un piccolo borgo.

Secondo Giuseppe Ricciotti, storico biblista, il numero dei bambini nati a Betlemme in quel periodo, essendo circa 1000 gli abitanti adulti della piccola Betlemme, poteva aggirarsi intorno ai 60 individui (da due anni in giù), considerando un tasso di natalità simile a quello dei primi del Novecento; circa 30 nati l’anno. Volendo però Erode uccidere solo i bambini maschi il numero degli uccisi è dunque, approssimativamente, di circa 30 neonati e, considerando che la mortalità infantile nel Vicino Oriente era molto alta, il numero si restringe a circa 20.

L’episodio, quindi, non avrebbe avuto rilevanza tale da interessare gli storici del tempo sia per il numero limitato sia per l’appartenenza delle vittime alla popolazione rurale.

Se poi la notizia fosse giunta a Roma, non avrebbe rappresentato motivo di reazione politica da parte dell’imperatore, che non esitava anche lui a soffocare nel sangue possibili rivolte.

Svetonio, in un passo in cui utilizza il racconto di Giulio Marato, scrive che pochi mesi prima della nascita di Augusto, avvenne a Roma un prodigio che fu interpretato come presagio di imminente nascita di un re per il Popolo Romano; i senatori, spaventati, ordinarono di esporre tutti i neonati che nacquero in quell’anno, comunque il decreto non venne depositato e la strage non fu eseguita.

Si può comprendere quindi quanta scarsa rilevanza ebbe, secondo Ricciotti, la strage di Betlemme nella capitale dell’impero, considerando l’esiguità dei numeri e i tempi abbastanza crudeli e violenti. Inoltre, secondo alcuni studiosi, “anche nei casi di un’unica attestazione” bisogna supporre, “fino a prova contraria”, la buona fede degli evangelisti.

La rivoluzione in famiglia! Santa, famiglia!

41 I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42 Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa. 43 Passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori, 44 i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo.
46 Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che lo udivano si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48 Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49 Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro.
51 Poi discese con loro, andò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.
(dal Vangelo secondo Luca, capitolo 2)

 

Ho sentito spesso commentare questo brano dell’Evangelo secondo Luca a partire dal “stava loro sottomesso“. Lo confesso, raramente mi è piaciuto, perchè, anche se sembrerebbe non potersi dire…io sono un rivoluzionario!

 

Ma non nel senso umano del termine. Le rivoluzioni umane, storicamente, sono sempre state un fallimento, tutte, nessuna esclusa. Perchè alla fine sono comunque sempre e soltanto una ricerca di passaggio di potere da un gruppo ad un altro, o se preferite, da una classe all’altra. Ma i potenti ed i principi di questo mondo, come ha a dire Gesù, sono i potenti ed i principi di questo mondo, vogliono solo dominare sugli altri uomini.

 

Così, se limitiamo la nostra lettura a quell’essere sottomesso, parrebbe che la famiglia in cui uno sia semplicemente sottomesso sia giusta e basta, sia giusta “tout-court” come dicono in Francia.

 

Mentre non è così. La famiglia giusta è quella, si, in cui ci sono dei ruoli, e questi ruoli sono rispettati, ma dove questi ruoli sono coperti ed eseguiti secondo la rivoluzione apportata da Gesù e dal suo Evangelo. Quindi, dove l’uomo e la donna danno la vita l’uno per l’altro, dove i genitori sono i primi educatori dei loro figli, dove i figli rispettano i loro genitori ma ricevono in cambio l’aiuto a crescere e diventare indipendenti da loro.

 

Cosa c’è di rivoluzionario in questo? Tutto!

 

Guardiamo la realtà della maggior parte delle famiglie che ci circondano, vi sembra così?

 

Padri che non sanno fare i padri e madri che non sanno fare le madri, genitori che vanno dal permissivismo più assoluto all’egoismo più gretto ed alla dittatura in famiglia.

 

Figli cresciuti nella bambagia che rimangono dipendenti fino a tarda età perchè così è più comodo, o perchè i loro genitori hanno paura a lasciarli andare.

 

Padri e madri che delegano alla scuola, alla televisione, ai mezzi di comunicazione di massa l’educazione dei loro figli di cui sono i primi responsabili di fronte alla società ed a Dio, come se non fossero stati loro a generarli, come se fossero loro capitati tra i piedi chissà come.

Ma assieme padri e madri che non si fidano di maestri e professori e difendono i loro figli qualsiasi nefandezza compiano a scuola o verso i loro insegnanti perchè non vogliono che rimangano di fronte alle loro responsabilità neppure quando dovrebbero, perchè li aiuterebbe a crescere… e non sia mai che se ne vadano! O non sia mai che alcuno possa imputarmi un fallimento educativo!

 

E non parlo delle mille e non più mille aberrazioni dell’idea di famiglia che ci sono in giro di questi tempi, dove i ruoli non si sa neppure più quali sono, dove tutto è indistinto, fluido, dove tutti sono padri, madri, figli… Del tutto in linea con la paura di prendersi le proprie responsabilità verso la società che è la prima caratteristica di questo secolo che stiamo vivendo. In tutti i campi del vivere umano. Fede compresa io trovo.

 

La Parola del Vangelo di oggi è rivoluzionaria!

 

Perchè ci sono dei genitori, Maria e Giuseppe, che si prendono le loro responsabilità verso il figlio che è stato loro donato (donato! capite il valore profetico di questa Parola, donato! il figlio, nessun figlio è un possesso o un diritto, nessun figlio può essere comprato, ordinato, acquistato!), se ne occupano, se ne preoccupano. Lo vanno a cercare, gli chiedono conto delle sue azioni.

 

Perchè c’è un figlio che è cresciuto, grazie all’aiuto ed alla vicinanza con i suoi genitori, e si prende le sue responsabilità, verso la fede, verso la società. Ha avuto dei doni dal padre e li mette a frutto, iniziando ad ascoltare, a fare domande, a dare le prime risposte.

 

Risponde così anche alla madre, che lo mette con calma di fronte alla sua mancanza, senza arroganza ma esponendo le sue ragioni e poi riaffidandosi a loro con una sottomissione che è semplicemente lasciarsi aiutare nel resto del cammino, ma sapendo che prima o poi il suo destino lo avrebbe portato fuori da quel nucleo familiare, a costruire altro, perchè nessun figlio è proprietà dei propri genitori.

 

Così Maria, ed anche Giuseppe, incamerano la risposta del figlio, la serbano nel cuore, la confrontano con la Parola di Dio, ed usano questa riflessione per crescere come padri, come madri, come famiglia.

 

Così Gesù cresce in sapienza, statura e grazia, prima davanti a Dio (perchè è a Lui che ognuno di noi deve prima di tutto riferirsi, a come ringrazia per l’immagine di Lui ricevuta in dono, a come sviluppa i talenti che gli sono stati personalmente affidati), poi davanti agli uomini (perchè tutto questo lo si fa in una comunità, in una società, nella propria famiglia nucleare, come nella grande famiglia umana).

 

Allora, ripeto, io sono un rivoluzionario. Perchè questo è rivoluzionario.

 

Pensare che in una famiglia tutti devono aiutarsi gli uni con gli altri, ma restando fedeli al ruolo che è stato loro affidato, oggi è rivoluzionario.

 

Pensare che una famiglia non debba essere una monade chiusa in se stessa, ma un nucleo vivo ed aperto al mondo, oggi è rivoluzionario.

 

Pensare che un figlio o una figlia debbano essere educati ma lasciando loro il loro spazio di libertà, lasciando loro la possibilità di crescere dai propri errori, responsabilizzarli sia quando fanno le cose giuste, ma anche quando sbagliano, è rivoluzionario.

 

W la rivoluzione, viva la famiglia, viva la Parola di Dio, che la fa crescere, che ci fa crescere, in sapienza, in statura ed in grazia!

 

nonconformatevi

Il caffè amaro del giorno dopo

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Grazie a Paolo Pugni per il caffè. Grazie per l’amicizia, grazie per le considerazioni del giorno che viene dopo il Natale. Che, come scrivevo nel post dedicato alla mia meditazione sulla Parola del giorno, in realtà non esiste, se non nella nostra percezione, sulle cose da fare, o sui fatti del quotidiano.

Non esiste perchè l’Incarnazione del Signore fa sì che da quel momento in poi non si possa più vivere senza la coscienza che ora Egli è la nostra vita. Che ora il Suo Vangelo è il nostro Vangelo. Che ora la vita, feste e parenti compresi, è Sua.

Lo è sempre stata in realtà, ma il Natale con il suo abbracciarci, con il suo pervadere ogni istante delle nostre giornate di fine anno, di cui parla anche Paolo (i lavori da chiudere, le cose da fare…) ci richiama al fatto che Cristo Gesù è il sommo del nostro tempo. O non è. O non significa nulla

O Cristo Gesù è per noi quello che è per Stefano, primo dei martiri, o che lo celebriamo a fare il Natale?

E’ un 25 dicembre come tanti, come dicono i neopagani di cui siamo sempre più invasi,  è Yule, è il solstizio d’inverno, è la festa del Sole Invitto…

Il caffè del giorno dopo il Natale, è da prendere amaro, ha il sapore della Croce, del sangue del povero Stefano lapidato senza nemmeno un ‘regolare’ processo… Che ci è di esempio nel morire martire, con le stesse ultime parole che furono del Signore Gesù, con la sua stessa misericordia verso il mondo…

Lasciamo perdere le indulgenze, fratelli e sorelle, Dio ne ha avuta fin troppa indulgenza con questo mondo… Concentriamoci sulla grazia, concentriamoci sulla misericordia.

O almeno proviamoci.

A prendere il caffè amaro. A vedere la realtà per quella che è. A vivere davvero.

E che il Signore sia con noi! Della ‘Forza’ umana non so proprio che farmene.

Amen.

Stefano, primo dei martiri

La Parola del Signore di oggi ci chiama a vedere la realtà con gli occhi della fede, non con gli occhi del mondo.

La realtà della fede ci dice che il Natale che abbiamo appena finito di celebrare non è una festa da anime pie, sdolcinate, buoniste al modo degli uomini che appartengono a questo mondo.

Il Natale segna l’Incarnazione del Figlio di Dio, ed ancora di più il nostro doverci incarnare in Lui, il nostro dovere di avere gli stessi sentimenti che, fin dal primo momento della sua vita terrena, furono in lui (vedi Filippesi 2).

Così il calendario liturgico ci presenta subito, il giorno dopo il ricordo della nascita di Gesù a Betlemme, il primo martire cristiano, a cui seguiranno a brevissimo dei martiri innocenti.

Per dirla con lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia, la testimonianza cristiana, il martirio, è roba da uomini…non certo da mezzi uomini, ominicchi, e quaquaraqua di cui è pieno il mondo. Roba da uomini, da cristiani che sanno che sono stati costituiti ad immagine di Dio e ad immagine di Dio devono comportarsi.

Senza conformarsi mai a questo mondo, annunciando con franchezza e parresia la Sua Parola, pronti a pagarne le conseguenze quando verrà chiesto loro. Perchè verrà chiesto loro! Se lo faranno lo sarà.

Gesù nasce a Betlemme, la ‘casa del pane’ (questo significa il nome) per essere pane spezzato per il mondo, per essere sangue versato per il mondo.

Altro che la ‘teologia pop’ di cui scrivevo ieri… come scrive Matteo nel Vangelo che si legge oggi, la teologia è teologia della Croce! O non è.

Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato.

Si arriva alla salvezza, alla Resurrezione, alla vita nuova, passando per la Croce, o non si va da nessuna parte. Si rimane nella mediocrità, nella tiepidezza di questo mondo. E come dice il Signore nella Parola, nella l’Apocalisse, i tiepidi saranno vomitati dalla sua bocca.

Che il Signore accresca la nostra fede. Che il Natale risvegli in noi il desiderio di essere pane spezzato e vino versato per la vita altrui! Come lo fu Lui, come lo fu il protomartire Stefano!

È preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi fedeli. Io t’offrirò un sacrificio di lode e invocherò il nome del Signore (Salmo 116,15.17)

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Atti degli Apostoli 6,8-10.7,54-59.

In quei giorni, Stefano, pieno di grazia e di potere, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo.
Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei “liberti” comprendente anche i Cirenèi, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano,
ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava.
All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.
Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra
e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”.
Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui,
lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.
E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”.

Salmi 31(30),3cd-4.6.8ab.16bc.17.

Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.
Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.

Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.
Esulterò di gioia per la tua grazia.
perché hai guardato alla mia miseria.

nelle tue mani sono i miei giorni.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:
Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo,

salvami per la tua misericordia.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,17-22.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;
e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire:
non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato».

Cosa penso della Chiesa Valdese oggi?

Cosa penso della Chiesa Valdese oggi, 25 dicembre 2015? Penso che…

“si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali. Dal 1700 non si era prodotta una situazione di una simile gravità.”

(citazione del 21 febbraio 1988; Il professore di teologia Vittorio Subilia scrive al pastore Pietro Valdo Panascia sulla situazione valdese)

Avevo in corso un lavoro per il dottorato nella facoltà teologica valdese di cui era parte fondamentale l’opera di Vittorio Subilia (oltre a quella di Valdo Vinay). Anche lo studio di quest’opera, in particolare di “Solus Christus” mi ha convinto della verità di quanto ho scritto sopra, e della necessità di operare perchè questa comunità cristiana torni sui sentieri antichi delle origini, sulla Via della fedeltà alla sola Parola di Dio. Perciò ho ritenuto inutile per il momento terminare il lavoro di dottorato.

Prego il Signore che l’acqua viva della Sua Parola, e solo quella, torni a dissetare i pastori, i teologi e tutti i membri della chiesa valdese.

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The Burning Babe

Se il cuore non ci arde nel petto oggi, se non sentiamo il bisogno di annunciare a tutti che il Signore è nato, che il Signore è ora, oggi e sempre, allora abbiamo più che mai bisogno di quel Bambino che nasce al freddo ed al gelo, e che trasforma quel freddo e quel gelo in un fuoco di amore e di misericordia.

I nostri fratelli martiri cristiani, come Roberto Southwell, stanno a ricordarcelo. Martire per mano di altri cristiani, perchè il peccato non fa sconti a nessuno, ed il principe di questo mondo è sempre lì, accovacciato alla nostra porta, come a quella di Caino, pronto a farci cadere…

Ma se quel Bambino fa ardere il nostro cuore, allora abbiamo la forza di dominarlo…

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Robert Southwell nacque nel 1561 a Horsham Saint Faith, nel Norfolk, regione dell’Inghilterra). In età giovanile fu mandato in Francia per gli studi, poiché tutte le istituzioni accademiche inglesi erano ormai divenute protestanti: studiò dunque presso il Collegio Inglese a Douai ed il parigino Collegio di Clermont. Qui entrò a contatto con i gesuiti e maturò la decisione di entrare nella Compagnia. L’ammissione gli fu rifiutata a causa dell’età ancor troppo giovane, ma il Southwell ben lontano dal demordere intraprese a piedi un pellegrinaggio a Roma, ove fu accolto e poté entrare nel noviziato di Sant’Andrea il 17 ottobre 1578.
Terminò poi il noviziato a Tournai, in Belgio, ma fece nuovamente ritorno a Roma per intraprendere gli studi filosofici e teologici. Fu proprio nella “Città Eterna” che nel 1584 Robert Southwell ricevette finalmente l’ordinazione presbiterale. Per due anni svolse il suo apostolato nel Collegio Inglese di Roma, sino a quando fu destinato alla missione inglese e fece così ritorno in patria di nascosto nel luglio 1586, insieme con il confratello Padre Enrico Garnet.
Raggiunse Londra e da qui si cimentò nell’aiutare altri sacerdoti cattolici ad entrare in Inghilterra e trovare una sistemazione. Amministrò inoltre i sacramenti nei paesi circostanti la capitale e scrisse libri ed opuscoli sulla fede cattolica per conto di una stamperia segreta fondata proprio dal Garnet.
Una donna, o più precisamente la testimonianza da lei portata contro il sacerdote gesuita, si rivelò fatale per il destino di Padre Southwell: nel luglio 1592, infatti, fu rilasciata dal carcere una certa Anna Bellamy, che durante la prigionia si era convertita all’anglicanesimo.
Dopo settimane di orrende torture, non riuscendo a convincerlo a svelare nulla sugli altri preti cattolici presenti in Inghilterra, il religioso venne trasferito alla Torre di Londra, ove rimase imprigionato per due anni e mezzo. Infine il 20 febbraio 1595 fu processato per alto tradimento, al quale segurono la condanna ed il giorno seguente l’impiccagione a Tyburn. Fu dichiarato santo da Paolo VI nel 1970.

Di Robert Southwell è questa poesia, messa in musica da Sting.

IL BAMBINO ARDENTE (The Burning Babe)

Una bianca notte d’inverno, tremando nella neve,
fui sorpreso da un improvviso calore che mi infiammava il cuore;
e alzando gli occhi timorosi per vedere quale fuoco avessi accanto,
un bel bambino avvolto in viva fiamma nell’aria apparve;
bruciato dall’eccessivo calore, versava fiumi di lacrime,
quasi che tali fiumi dovessero soffocare le fiamme alimentate dal suo pianto.

“Ahimè!” disse, “appena nato brucio in fiamme ardenti,
eppure nessuno si avvicina a riscaldarsi il cuore o a sentire il mio fuoco!
il mio petto innocente è la fornace, la legna ha laceranti rovi;
amore è il fuoco, sospiri il fumo, e le ceneri vergogna e insulti;
giustizia porta la legna, e misericordia soffia sui carboni;
il metallo lavorato in questa fornace sono le anime degli uomini;
e come ora sono io per esse infiammato per modellare al loro bene,
così mi dissolverò in un bagno per lavarle nel mio sangue”.
Dette queste parole sparì dalla mia vista dissolvendosi d’improvviso,
e un subito mi ricordai che era il giorno di Natale.

Robert Soutwell (1561-1595)

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=TTxuSVdhwX0]

Celebrare il Natale: in principio era il Verbo, e così sarà nell’ultimo dei giorni di questo mondo

(post del fratello ed amico Robert Cheaib)

«Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me… Una cosa diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. Forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini… tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi» (Etty Hillesum).

Celebrare il Natale è anche celebrare la fragilità di Dio che viene tra i suoi nella realtà di un bambino indifeso e i suoi non lo accolgono. Non è storia d’altri tempi. È il nostro tempo. È ogni tempo. È il rifiuto del Dio umano. È il rifiuto dell’uomo. È il rifiuto di umanizzare il nostro cuore. È travisare e commercializzare la gratuità e la grazia del Natale che diventa una festa senza Festeggiato…

In questi giorni sono stato rapito da un’immagine segnalatami da un’amica. È di Morgan Weistling e si intitola: Kissing The Face of God. L’immagine mostra la tenerezza di Maria che viene versata con un tenero e rapito bacio verso quel figlio che è il Figlio. Maria, figlia e madre di suo figlio dona al Provvidente la tenerezza necessaria alla sua sussistenza umana. In quel bacio c’è tutto. In quel bacio c’è lo spazio per il nostro sì. Il nostro aiuto a Dio.

#pregolaParola #Natale2015

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Buon Natale dal fratello Matteo Zuppi

Appena arrivati, puntualissimi ogni anno. Mi fa piacere condividerli con i lettori del mio blog.

“L’infinita tua pazienza, Signore, puo’ irritare ma solo coloro che preferiscono il giudizio alla misericordia, la lettera allo spirito, il trionfo della verita’ alla esaltazione della carita’, lo schema all’uomo”. (Mazzolari)

“Gesu’ e’ un Dio a cui ci si avvicina senza orgoglio e sotto il quale ci si abbassa senza disperazione”.(Pascal)

Buon Natale e sempre Pax et Bonum et Misericordia

Matteo

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