Sui sentieri antichi

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Jésus dit: celui qui crois en moia la vie éternelle

Non importa se siamo pochi. E’ nostra determinazione, così “domandare dei sentieri antichi” e “camminare per essi”, non importa se siano duri, difficili, non pratici ed impopolari e, se sono stati abbandonati, “fare volontariato” e ripararli, farne manutenzione.

E’ la via della fedeltà alla Parola di Dio, per quanto ostica ci possa sembrare, e “combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre” (Giuda 3).

E’ la via del non conformismo a questo mondo: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).

E’ la via dell’abnegazione: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua”; “…chi non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Luca 12:47).

E’ la via della conoscenza e del discernimento: “La saggezza dell’uomo accorto sta nel discernere la propria strada; ma la follia degli stolti non è che inganno” (Proverbi 14:8); la via della maturità spirituale: “il cibo solido è per gli adulti; per quelli, cioè, che per via dell’uso hanno le facoltà esercitate a discernere il bene e il male” (Ebrei 15:4).

E’ la via dell’ordine e della disciplina: “perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace” (1 Corinzi 14:33); “ogni cosa sia fatta con dignità e con ordine” (1 Corinzi 14:40).

“Signore, fortificaci e guidaci nei sentieri di giustizia per amor del Tuo nome, Amen!”

(testo scritto dalla mia sorella in Cristo Daniela, da me pienamente condiviso)

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Nessun profeta è ben accetto (Luca 4,24-30)

24 Ma egli disse: «In verità vi dico che nessun profeta è ben accetto nella sua patria. 25 Anzi, vi dico in verità che ai giorni di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e vi fu grande carestia in tutto il paese, c’erano molte vedove in Israele; 26 eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 Al tempo del profeta Eliseo, c’erano molti lebbrosi in Israele; eppure nessuno di loro fu purificato; lo fu solo Naaman, il Siro».
28 Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d’ira. 29 Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

(Luca 4)

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Nessun profeta è ben accetto nella sua patria, dice Gesù all’inizio di questo brano dell’Evangelo secondo Luca che ci viene proposto oggi per il culto. Tanto che spesso il Signore si serve per i suoi disegni di uomini e donne che apparentemente sono ‘fuori’ dal suo popolo.

Apparentemente lo sono, perchè noi uomini, limitati dal nostro peccato, non riusciamo a vedere fino in fondo il cuore degli altri, solo il Signore può. Noi guardiamo le apparenze, la statura, il Signore legge le nostre e le altrui viscere. Sa quali sono i nostri sentimenti, le nostre aspettative, le nostre logiche più profonde.

Perciò il giudizio ultimo è del Signore e solo Suo. Noi possiamo solo discernere a chi dare ascolto, se ai Suoi profeti, ovvero alla Sua Parola che ci viene da loro annunciata, oppure alle parole ed ai discorsi del mondo.

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria, perchè nessun profeta è ben accetto, è scomodo il profeta, che ci richiama alle nostre responsabilità, che ci richiama alla nostra verità di uomini e di donne.

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria, perchè la Parola del Signore non è ben accetta, perchè ci taglia, ci divide nell’intimo, ci mette di fronte alle nostre contraddizioni, fa esplodere i nostri dubbi, rompe in mille pezzi le false certezze di questo mondo.

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria, perchè l’ultima Parola di Dio su questo mondo è la Croce, e la Croce non è ben accetta ad alcuno, è un qualcosa che mette alcuni da una parte ed altri da un’altra. Chi disprezza ed insulta il Crocifisso e chi rimane in preghiera e nel pianto sotto di essa. Chi lascia ben chiuso nel sepolcro il Crocifisso e chi invece lo va a cercare… solo quest’ultimo lo scopre Risorto.

Nessun profeta è ben accetto nella sua patria, perciò sforziamoci di essere profeti, sforziamoci di portare la nostra testimonianza che il Signore non è più nel sepolcro, che il Signore è Risorto, che la morte è stata sconfitta.

Potrà sembrare a qualcuno che la morte continui a mietere vittorie nel mondo. Ma non sono vittorie, sono solo gli ultimi sussulti di chi è stato sconfitto per sempre, e disperatamente si dibatte a terra, sperando di trascinare con sè quanti più può…

Preghiamo, e non diamogli occasione… Ascoltiamo la profezia, ascoltiamo la Parola di Dio, non lasciamo che Egli passi in mezzo a noi senza ascoltarlo, perchè Egli non se ne vadae più non torni.

Ecco, questo è il momento favorevole. Che aspettiamo a coglierlo?

Chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere

bibbiaaperta

Stamani al culto ho svolto il ministero del lettore. Questo è il brano che mi è stato dato da leggere (dalla 1 Lettera ai Corinti, capitolo 10):

1 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, 2 furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; 3 mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, 4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo. 5 Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque: infatti furono abbattuti nel deserto.

6 Or queste cose avvennero per servire da esempio a noi, affinché non siamo bramosi di cose cattive, come lo furono costoro, 7 e perché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto è scritto: «Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi». 8 Non fornichiamo come alcuni di loro fornicarono, e ne caddero in un giorno solo ventitremila. 9 Non tentiamo Cristo come alcuni di loro lo tentarono, e perirono morsi dai serpenti. 10 Non mormorate come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore.

11 Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.

12 Perciò, chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere.

Il tema è l’esempio di Israele nel deserto. Nel bene come nel male. Il bene è quando essi mangiarono e bevvero della stessa roccia spirituale, che prefigurava Cristo. Ovvero: ogni volta che il popolo di Israele obbedì senza discutere alla Parola che il Signore rivolgeva loro attraverso il suo servo Mosè, questo ebbe la vita e la prosperità. Ma quando questo atteggiamento vnne a mancare, quando il popolo credette di potersi salvare da solo o con i suoi mezzi, o con le sue sole capacità, allora venne a mancare la benedizione dell’Eterno.

Non certo perchè l’Eterno volesse il male del suo popolo, ma perchè il suo popolo si allontanava da Lui, e rimaneva senza cibo e senza bevanda.

Quali sono gli atteggiamenti con cui in particolare si manifestò l’allontanamento del popolo di Israele dal Signore?

L’idolatria anzitutto. Dell’oro, in forma di vitello, oggi potremmo dire del denaro, delle ricchezze, dei beni materiali.

La fornicazione, ovvero la sessualità disordinata, fuori dall’ordine naturale (oggi non è cambiato nulla a riguardo…).

La messa alla prova dell’Eterno, la tentazione del Cristo (se sei veramente l’Onnipotente, tiraci fuori da questo deserto… se sei veramente Dio, dì che queste pietre diventino pane), che ci rende preda del serpente, del tentatore, del maligno.

La mormorazione, la calunnia verso i profeti, verso Mosè, verso chi invece di sforzava di mantenersi obbediente alla Parola del Signore, pur con la sua umana debolezza ed il suo peccato. Anche qui nulla è cambiato. Per fare scudo alla propria immoralità, si preferisce calunniare gli altri, metterli in ombra, dire che sono tutti uguali… Calunniate, calunniate, si dice, qualche cosa resterà…

Tutti costoro non si iludano, oggi come allora. Finiranno colpiti dal distruttore.

Chi pensa di stare in piedi guardi di non cadere; finisce con questo severo ammonimento il brano di Paolo. Chi pensa di essere cristiano, ma non mangia o beve sempre di Cristo, non si abbevera costantemente alla fonte di acqua viva della Parola del Signore, non farà una fine diversa da quella degli israeliti di allora.

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Una nota

Non me ne vogliate, ma ho notato che anche oggi, nel culto cattolico, venivano omessi alcuni versetti, nello specifico il 7, l’8 ed il 9, ovvero quelli che specificano nel concreto le tipologie delle cose cattive di cui parla il versetto 6 e le specifiche del peccato di mormorazione del versetto 10 (dare peso alle proprie parole e trascurare la Parola di Dio).

Lo considero un cattivo servizio reso alla Parola di Dio.

Proletari al rovescio

Una volta la sinistra diceva di difendere i proletari, ovvero la classe degli sfruttati, che aveva come unica fonte di ricchezza i suoi figli, la prole. Ora la sinistra (parola ormai priva di alcun senso, a meno di non riferirla alla mano con cui scrivo) la prole se la compra. Se questo vi sembra progresso, fate voi.

Ben felice di essere considerato retrogrado da chi considera questo normale. Per me non lo è, di chiunque siano i soldi che comprano un essere umano, o ne affittino ua parte. Che siano eterosessuali od omosessuali non mi interessa più di tanto. Il peccato è lo stesso, il considerare un uomo, una donna,un bambino come un oggetto da comprare o da vendere.

A questo punto perchè non legalizzare il commercio degli organi? Vendere un occhio o un rene, un braccio o un piede, con tanto di regolare listino prezzi?

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Scrive Gian Luigi Gigli: “Naturalmente, per Vendola, il “compagno” del papà, la donna che ha venduto i suoi ovociti e quella che ha affittato l’utero l’hanno fatto per un impulso altruistico e non per lo sfruttamento proletario del loro bisogno da parte del compagno (in senso politico stavolta) Vendola. Aspettiamo solo di conoscere il magistrato progressista di turno che provvederà a fare di Niki il genitore adottante del piccolo Tobia. Così finisce una sinistra che invece dei diritti umani si è fatta promotrice dei desideri individuali.

neoschiavismo

La verità,  Dobbiamo amarla per difenderla

La verità è il sale della terra.
Il sale, come diceva Bernanos, sulla pelle a vivo brucia, ma le impedisce anche di marcire. Dio ha voluto che noi fossimo il sale della terra, non il miele.
Noi cristiani siamo chiamati a trasmettere la Verità agli altri, anche quando può far male o bruciare, anche quando non è compresa o accettata. Siamo chiamati ad impedire al mondo di marcire. Siamo chiamati a testimoniare che la sola ed unica verità è a forma di Croce. Può essere rifiutata, derisa, odiata, offesa, schernita ma è la cosa più preziosa che abbiamo. Dobbiamo difenderla.
Keats affermava:”La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorre sapere.”

La montagna insegna

Mia moglie e mia figlia, bagnanti di categoria 1, ovvero amanti del mare, della spiaggia e del sole sopra ogni cosa, spesso mi chiedono perchè amo tanto la montagna.

Io credo che vada di pari passo con il mio amore per la Bibbia, dove la montagna è il luogo privilegiato per la ricerca del Signore, per la ricerca dell’Eterno.

Venite, saliamo al monte del Signore… 

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(nella foto una immagine della Pietra di Bismantova)

Riporto qui una citazione di un famoso alpinista, Walter Bonatti, in cui mi rispecchio.

La montagna mi ha insegnato a non barare, a essere onesto con me stesso e con quello che facevo. Se praticata in un certo modo è una scuola indubbiamente dura, a volte anche crudele, però sincera come non accade sempre nel quotidiano.

Se io dunque traspongo questi princìpi nel mondo degli uomini, mi troverò immediatamente considerato un fesso e comunque verrò punito, perché non ho dato gomitate ma le ho soltanto ricevute.
È davvero difficile conciliare queste diversità.

Da qui l’importanza di fortificare l’animo, di scegliere che cosa si vuole essere.
E, una volta scelta una direzione, di essere talmente forti da non soccombere alla tentazione di imboccare l’altra.

Naturalmente il prezzo da pagare per rimanere fedele a questo «ordine» che ci si è dati è altissimo. Per quanto mi riguarda, il patrimonio spirituale che ne ho ricavato è proporzionale.

Da fuori a dentro (Luca 15,11-32)

11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni.

13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una gran carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15 Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i maiali. 16 Ed egli avrebbe voluto sfamarsi con i baccelli che i maiali mangiavano, ma nessuno gliene dava. 17 Allora, rientrato in sé, disse: “Quanti servi di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Io mi alzerò e andrò da mio padre, e gli dirò: ‘Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi servi'”.

20 Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22 Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; 23 portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa.

25 Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. 26 Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. 27 Quello gli disse: “È tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo”. 28 Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. 29 Ma egli rispose al padre: “Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici; 30 ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato”. 31 Il padre gli disse: “Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”».

(dall’Evangelo secondo Luca, capitolo 15)

La Parola del Signore, nel brano che si legge oggi, ci pone dinanzi due modi diversi di essere peccatori. La dissolutezza, lo sperpero, il sottovalutare il valore dei doni della creazione, da parte del figlio minore, l’arroganza, la durezza di cuore, il credersi giusto del figlio maggiore.

Normalmente anche nei sermoni o nelle omelie questi due personaggi vengono quasi contrapposti; io trovo più importante un elemento che hanno in comune. Il figlio minore, ingrato, vuole uscire dalla casa del padre. Va fuori, e fuori trova la sua rovina. Il figlio maggiore, tornato dal lavoro dei campi, non vuole entrare nella casa del padre e resta fuori.

Entrambi sono fuori. Fuori dalla casa del padre. Fuori dall’ordine della creazione, fuori dalla loro unica vera famiglia.

Il figlio minore guarisce dal suo peccato con la preghiera, rientrando in se stesso, confrontando con chiarezza la sua vita nel mondo della dissolutezza, rappresentata dal vivere con i maiali, con quella nella casa del padre, dove il pane non gli mancava. Il pane di vita…

Il figlio maggiore viene richiamato direttamente dall’ascolto della parola del padre a considerare il tesoro che ha da sempre e che, per l’insana abitudine di credersi compiuto ed arrivato, non è più in grado di considerare per quello che è: un dono del padre che si rinnova per ogni giorno.

Entrambi sono fuori e la parola del padre li richiama a tornare dentro. Dentro di sè e dentro la casa del padre. 

Giustamente questa parabola viene chiamata la parabola del padre misericordioso, perchè è la misericordia del Padre la prima protagonista della parabola. Una misericordia che è assieme anche giustizia però, non è un nostro diritto! E di questo siamo chiamati a ricordarci costantemente con la preghiera, con il rivolgerci al Padre Nostro che è nei cieli con gratitudine e con amore. E con il nostro corretto comportamento.

Perchè, che siamo figli minori o maggiori, quale che sia la tipologia del nostro peccato, sia che pecchiamo uscendo, sia che lo facciamo rimandendo apparentemente in casa, occorre pregare (Ora) costantemente, incessantemente, ma occorre al tempo stesso faticare, lavorare (et Labora) su noi stessi e sul nostro comportamento.

Ora et Labora non è un motto per i monaci. Ma è un motto valido per ciascuno di noi. Perchè, in qualsiasi stato di vita noi ci troviamo, padre o madre di famiglia, figlio o figlia, consacrato o consacrata, prete, pastore, o eremita, operaio o impiegato, maestra o professore…. tutti siamo chiamati ad essere ‘monaci’, perchè tutti apparteniamo all’Uno, e tutti a quell’Uno, a quel Padre, siamo chiamati obbedienti a tornare.

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