Il combattimento (Luca 11,14-23)

Il Vangelo del giorno, e la lettura di Origene che vi propongo di seguito, hanno per tema il combattimento del cristiano. Il combattimento contro il demonio, contro i mille demoni di questo mondo.

Occorre essere bene armati, sappiamo di che da Paolo: di fede, di speranza, di preghiera incessante, con la spada a doppio taglio della Parola sempre nelle mani, nella bocca, nel cuore.

Non è possibile, lo dice chiaramente Gesù, alcuna forma di convivenza o connivenza con il demonio. O si è con Gesù, o si è contro di Lui.

Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

Chi è con Lui può sperare nella salvezza. Chi è contro di Lui non solo è perduto, ma disperde, ovvero provoca anche la dannazione altrui. E gliene sarà chiesto conto l’ultimo giorno.

bibbiaaperta

14 Gesù stava scacciando un demonio che era muto; e, quando il demonio fu uscito, il muto parlò e la folla si stupì. 15 Ma alcuni di loro dissero: «È per l’aiuto di Belzebù, principe dei demòni, che egli scaccia i demòni».16 Altri, per metterlo alla prova, gli chiedevano un segno dal cielo.

17 Ma egli, conoscendo i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina, e casa crolla su casa. 18 Se dunque anche Satana è diviso contro se stesso, come potrà reggere il suo regno? Poiché voi dite che è per l’aiuto di Belzebù che io scaccio i demòni. 19 E se io scaccio i demòni con l’aiuto di Belzebù, con l’aiuto di chi li scacciano i vostri figli? Perciò, essi stessi saranno i vostri giudici. 20 Ma se è con il dito di Dio che io scaccio i demòni, allora il regno di Dio è giunto fino a voi.

21 Quando l’uomo forte, ben armato, guarda l’ingresso della sua casa, ciò che egli possiede è al sicuro; 22 ma quando uno più forte di lui sopraggiunge e lo vince, gli toglie tutta l’armatura nella quale confidava e ne divide il bottino. 23 Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

(Luca 11)

Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo
Omelie sul libro di Giosuè, 15,1-4 ; SC 71, 331,345
Il combattimento spirituale

Se le guerre [dell’Antico Testamento] non avessero simboleggiato le guerre spirituali, ritengo che i libri storici dei giudei non sarebbero mai stati trasmessi ai discepoli di Cristo, lui che è venuto per insegnare la pace. Mai sarebbero stati trasmessi dagli apostoli come lettura da fare nelle assemblee. A cosa infatti avrebbero potuto servire tali descrizioni di guerre per coloro che hanno sentito dire da Gesù: « Vi do la mia pace, vi lascio la mia pace » (Gv 14,27), per coloro ai quali è stato ordinato da Paolo: « Non fatevi giustizia da voi stessi » (Rom 12,19) e « Perché non subire piuttosto l’ingiustizia? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene? » (1 Cor 6,7)

Paolo sa benissimo che non abbiamo più da fare battaglie materiali; invece occorre combattere con ogni sforzo, nel nostro animo, contro i nostri nemici spirituali. Come farebbe il capo di un esercito, egli dona questo precetto ai soldati di Cristo: « Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo » (Ef 6,11). E affinché potessimo guardare alle azioni degli antichi, come a modelli per le guerre spirituali, ha voluto che ci fosse letto nell’assemblea il racconto delle loro imprese. Così, se saremo spirituali, noi che impariamo che la « legge è spirituale » (Rom 7,14), ci avvicineremo a tale lettura delle « cose spirituali in termini spirituali » (1 Cor 2,13). Così possiamo considerare attraverso quelle nazioni che hanno combattuto visibilmente Israele, quale è la potenza di queste nazioni di nemici spirituali, di questi « spiriti del male che abitano nelle regioni celesti » (Ef 6,12), che sollevano guerre contro la Chiesa del Signore, nuovo Israele.

Neppure uno yod

17 «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. 18 Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. 19 Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

(Matteo 5)

1 Ora, dunque, Israele, da’ ascolto alle leggi e alle prescrizioni che io v’insegno perché le mettiate in pratica, affinché viviate ed entriate in possesso del paese che il SIGNORE, il Dio dei vostri padri, vi dà. 2 Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla, ma osserverete i comandamenti del SIGNORE vostro Dio, che io vi prescrivo.
3 I vostri occhi videro ciò che il SIGNORE fece nel caso di Baal-Peor: il SIGNORE, il vostro Dio, distrusse in mezzo a voi tutti quelli che erano andati dietro a Baal-Peor; 4 ma voi, che vi teneste stretti al SIGNORE vostro Dio, siete oggi tutti in vita.
5 Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come il SIGNORE, il mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese nel quale vi accingete a entrare per prenderne possesso.

6 Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: «Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!»
7 Qual è infatti la grande nazione alla quale la divinità sia così vicina come è vicino a noi il SIGNORE, il nostro Dio, ogni volta che lo invochiamo? 8 Qual è la grande nazione che abbia leggi e prescrizioni giuste come è tutta questa legge che io vi espongo oggi?
9 Soltanto, bada bene a te stesso e guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli.

(Deuteronomio 4)

Il breve brano evangelico che viene proposto oggi per la nostra lettura e la nostra preghiera (non so mai decidermi cosa mettere prima, se lettura o preghiera; perchè nella realtà trattandosi della Parola di Dio, le due cose vanno assieme; la lettura o è orante o non lo è, la preghiera o è nutrita dalla Scrittura o non è!) è spaventosamente chiaro.

E’ solo la nostra illusione, il crogiolarsi nel peccato, che fa pensare che il Vangelo annunciato dal Figlio sia diverso da quello annunciato dal Padre.
Padre e Figlio sono lo stesso Dio. Una sola natura, due persone diverse. Quindi la Legge (beninteso, di Dio, non le leggi e le prescrizioni, anche religiose, solo umane) ed il Vangelo non sono e non possono essere in contraddizione.

La Legge ed i Profeti cui rimanda continuamente il Cristo sono le realtà del cosiddetto Antico Testamento. Cosiddetto solo per la nostra comodità, per distinguerlo cronologicamente da quello che definiamo Nuovo.

Il Figlio si è incarnato, è morto, è risorto per dare compimento alle Scritture.
Tutto è compiuto.
Tutta la volontà del Padre è contenuta in tutta la Scrittura.
E’ lo stesso Spirito Divino, la stessa Divina Ruah che spira dalla prima all’ultima pagina della Scrittura.

Il Figlio, il Cristo, ci mostra la via per raggiungere la salvezza che dalla Parola di Dio ci viene donata.
La via dell’obbedienza assoluta alla Parola del Padre, la via della Croce, la via del fare sempre la Sua volontà e mai la nostra, la via dell’obbedire prima di tutto a Dio e poi agli uomini, la via del martirio, se la parola umana dominante dovesse opporsi alla Parola di Verità di Dio.

Fuori dalla Parola di Dio, fuori dal Cristo non c’è salvezza.

Perciò i precetti che il brano di Deuteronomio 4 ci ricorda sono sempre e perennemente validi.

Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla, ma osserverete i comandamenti del SIGNORE vostro Dio, che io vi prescrivo…bada bene a te stesso e guàrdati dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste, ed esse non ti escano dal cuore finché duri la tua vita. Anzi, falle sapere ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli.

Il Signore accresca la nostra fede, perchè sappiamo obbedire senza discutere ai comandi della Sua Parola. Perchè sappiamo averla come nostro unico riferimento. Perchè non ci vergognamo mai di annunciarla, di testimoniarla. Perchè non manchiamo mai verso i nostri familiari, verso i nostri figli nel dovere di questo tramandare, di questo far sapere. Perchè dentro di noi ci sia sempre questo fuoco che ci dice, Tu và ed annuncia quanto ti ho rivelato!

bibbiaaperta

Quando nelle donne si risveglia Kalì

Ciò che seminiamo nel cuore dei nostri figli, facilmente raccoglieremo. Per avere frutti diversi, serve un percorso personale difficile e profondo, che passi attraverso la presa di coscienza di tutto ciò che si è ricevuto, di bene e di male, e il discernimento dell’uno dall’altro, attraverso una scelta che diventa davvero libera solo quando è consapevole.

Ci scandalizziamo perché una donna in un momento di esasperazione emotiva reagisce mozzando la testa di una innocente e ignara bambina, ma ci sarebbe da scandalizzarsi anche di come sia stato possibile che nella nostra società si sia infiltrato in modo capillare il disprezzo per la vita e in particolar modo per i bambini. I bambini sono indifesi, sono fragili e rappresentano il futuro dell’umanità: abbiamo dimenticato di essere stati tutti bambini, di aver avuto bisogno di protezione e di amore. Su di essi ormai tanti proiettano solo l’ombra macabra dei propri capricci, in essi non vedono i contorni luminosi di una personalità in costruzione, la potenzialità aperta per l’avvenire.

In una visione dell’uomo ormai arrotolata sull’egocentrismo, il bambino è solo un bambolotto vivo, un oggetto, un giochino. Posso comprarlo, brandirlo come una minaccia quando voglio strappare alimenti all’ex-partner, eliminarlo se compare non programmato o non perfettamente rispondente alle mie aspettative.

Lettera a Tobia Antonio

(della mia amica Maria Rachele Ruiu)

Carissimo Tobia Antonio,
porti il nome di Tobia (Dio è buono) e di Antonio (colui che affronta, che combatte), Santo che ha trascorso un ottantina di anni nel Deserto. “Nomen Omen”, l’augurio (è) il nome!

Mi presento: mi chiamo Maria Rachele, sono Maria Rachele. Mi spendo da un po’ di anni per la difesa della famiglia, luogo in cui dall’incontro di una mamma e un papà si genera un bambino, luogo in cui si sperimenta e si gode la complementarietà misteriosa di una mamma e un papà! Non perchè sono migliore di nessuno, ma perchè la vita mi ha messo lì, inaspettatamente e anche immeritamente, a te non posso negarlo, a te che splendi della Verità svelata ai piccoli. Lo so’, sei stato accolto a denti stretti, anche da me. Con il sorriso di accogliere una nuova vita e l’amarezza, salata, di sapere che è una vita zoppa, in salita. Dio è buono, racconta il tuo nome. E lo è davvero!

Dio è buono e ricordatelo quando cercherai negli occhi di tuo padre e del suo compagno tua madre, che ti è stata negata. Da un contratto.
Dio è buono e ricordatelo quando cercherai negli occhi di tuo padre e del suo compagno i tuoi fratelli, quelli che sono stati sacrificati a te. Da un contratto.
Dio è buono e ricordatelo quando cercherai nei tuoi occhi chi sei.
Dio è buono e ricordatelo quando troverai chi accusare, di tutto questo. C’è una frase che mi accompagna da tempo, che scrisse anni fa, moltissimi!, un amico di un mio Amico “l’Uomo è più il Bene che desidera che il male che compie”, e ricordatela quando ti domanderai perchè è stato permesso ciò. E da chi.
Ricordati che Dio è buono quando inciamperai, quando nel percorso che ti è stato preparato in salita ti farai male. E soprattutto ricordatelo quando aprendo internet troverai tutto questo casino che si è scatenato, al tuo arrivo.

Sai Tobia, una cosa sola ti scongiuro di credere: non ce l’abbiamo con te. Ma forse non ce l’abbiamo neanche con tua madre, che ti ha venduto. Ma forse non ce l’abbiamo neanche con tuo padre; forse non ce l’abbiamo neanche con il suo compagno. Sono ingannati, profondamente ingannati. Tutti. Forse tua madre ha pensato che i tuoi fratelli, quelli vivi, avessero bisogno di studiare, o di stare meglio.
E’ giusto? No tesoro mio, ma è stata ingannata.
Forse tua madre ha pensato che i tuoi fratelli, quelli uccisi nel suo grembo, valessero la tua Vita. E’ giusto? No tesoro mio, ma è stata ingannata.
Forse tuo padre ha pensato che il suo desiderio di avere un figlio potesse travalicare il tuo diritto di essere nutrito dal seno di tua madre, dalle sue braccia, dai suoi baci e dalle sue lacrime (ecco si, forse le lacrime anche se non le vedi ci sono, anzi certamente). E’ giusto? No tesoro mio, ma è stato ingannato.
Forse il compagno di tuo padre ha pensato che il suo desiderio di completezza, di essere felice lo avrebbe potuto comprare. E’ giusto? No tesoro mio, neanche questo è giusto, ma è stato ingannato. E mi spiace dirlo, ma lo scoprirai da te, che quest’uomo di cantonate nella vita ne ha prese molte.

Sai Tobia, nella vita scoprirai che attraversiamo tutti delle “fasi”. Sarai bambino e cercherai una mano che ti consoli, di madre, e ti auguro di poterla riconoscere da qualche parte. Sarà un surrogato (quello si, non tua madre) ma mi auguro che tu possa incontrare una mano materna che possa un po’ lenire il tuo dolore. (E se posso un consiglio poco politamente corretto, cercala alzando gli occhi, che da quelle parti nessuno delude.). Poi ad un certo punto attraverserai l’adolescenza: è una fase strana, dove ci sentiamo padroni del mondo e allo stesso tempo piccolissimi. Guarderai il mondo con la fame di Verità e di senso, ma proverai a piegarla la Realtà, prima di farci pace. Prima di goderne i frutti. Guarderai il mondo, lo guarderai e griderai, sperando di trovarti, di ritrovarti. E ti auguro di farlo. Pregherò perchè tu possa incontrare la consolazione. Perchè possa essere mitigato il dolore di essere stato venduto, e comprato. Perchè tu possa scorgere che vali, che sei una persona. Anche se non sei stato trattato da tale. Anche se ti domanderai perchè sei valso così poco, solo 135.000 dollari. Tobia ricordati sempre che SIAMO, a prescindere da come il mondo ci tratta. Ricordati che SIAMO a prescindere dalle volte che ci proveranno a vendere. Poi, alcuni, arrivano all’età adulta. E un età che chiede consapevolezza di sè. Che chiede esame di realtà. Che chiede che il proprio senso lo si trovi guardandosi, riconoscendosi per quello che si è, e relazionandosi con la realtà che ci circonda, con onestà. Eh Tobia, si! Hai ragione, questo nostro mondo ha veramente poco a che fare con questa età. Questa cultura in cui siamo immersi proprio non la vuole questa relazione vera. Siamo dei poveracci: sempre con il desiderio di strappare un pezzo di felicità in più, a tutti i costi, come adolescenti. Sempre a pensare che è l’altro che ti uccide, che ti toglie qualcosa, come adolescenti. Smepre a pensare che la propria tristezza, le proprie contraddizioni siano colpa di quello che non sia ha, o non si è. Sempre a pensare che questa nostalgia d’infinito possa essere compensata con la realizzazione dei propri desideri, capricci a volte. Sempre a pensare che i limiti, che la realtà che il nostro corpo ci impone, sono limiti da dover travalicare necessariamente: costi quel che costi. Sempre ripiegati sul nostro ombelico, e troppo spesso incapaci di guardarci negli occhi, di guardare l’altro negli occhi. A te non ti hanno guardato. Si sono dimenticati di te. E’ vero. E’ giusto? No tesoro mio, ma siamo in un epoca di ingannati.

E quando ti risalirà il veleno che sei stato obbligato a bere oggi, quando il rigurgito ti brucerà lo stomaco, quando ti mangerà la carne, prova ad avere un po’ di misericordia, verso tuo padre, a cui vorrai bene, che forse si sarà accorto troppo tardi della profonda ingiustizia che ha perpetrato, inutilmente, perchè un figlio non riempie quel desiderio di infinito che abbiamo tutti tatuato nel cuore, Misericordia verso il compagno, che ha perpetrato la stessa ingiustizia grazie a un portafoglio. La Speranza non lasciartela strappare. Da nessuno. Neanche dalla lacerazione interna di sapere che proprio chi hai imparato ad amare, non ti ha amato tanto da rinunciare a sé, per il tuo Bene. Sai, imparerai che si può voler bene alle persona anche quando sbagliano, anche quando si ammette che hanno sbagliato. Non ti far fregare!
Cerca la Speranza nella bellezza della Vita che c’è, sempre. Cercala nella spennellata di Luce che c’è, sempre. Anche nel deserto. Anche nella morte. Anche nell’ingiustizia più ingiusta. Ti guardo e ho paura che tu possa rispondermi “eh, tutti buoni a fare i Cristiani con le Croci degli altri”. Ti guardo e spero che questa croce a cui sei stato inchiodato, possa brillare di senso. Ti guardo e spero, Tobia Antonio, di essere meritevole di aiutarti a portare questa Croce; ti guardo e spero che i nostri figli e i nostri nipoti, ti sostengano. Siano capaci. Ti guardo e spero in tanti Cirenei. E piango nel saperti lì. Sanguinante.

Io ci proverò, Tobia Antonio, a ricordarmi tutti i giorni, che questa “guerra” se è “guerra” non è “guerra” a tuo padre e al suo compagno.
Io ci proverò, Tobia Antonio, a ricordarmi, tutti i giorni, che questa “guerra” se è “guerra” non è “guerra” a tua madre.
Io ci proverò, Tobia Antonio, a ricordarmi, tutti i giorni, che questa “guerra” se è “guerra” non è contro gli uomini, ma contro questa pappuglia antropologica che oggi ha permesso che a te venisse negato lo sguardo della mamma, a tua madre che le venisse negato il tuo odore, a tuo padre e al suo compagno che gli venisse negata la felicità, ai tuoi fratellini, quelli viventi, una fratello con cui crescere, ai tuoi fratellini, quelli che sono morti perchè non selezionati, che gli venisse negata la luce, il verde dell’erba in estate, e l’azzurro del cielo.

Io ci proverò Tobia Antonio a ricordarmelo tutti i giorni che l’uomo è più il Bene che desidera che il Male che compie, e ci proverò mentre continuerò, insieme agli altri, a lottare perché questo inganno sia svelato. E fermato. Ci proverò a far splendere nei nostri occhi sempre l’Amore per la Vita, mai disprezzo. Proverò a esprimere la rabbia che mi nasce verso le pratiche barbare che stanno provando ad edulcorare, ma mai disprezzo verso chi le compie. Se sarà necessario mi continuerò a frappormi, quanto devo, come posso, quanto posso tra l’Uomo e queste pratiche, ma mai permetterò, quanto devo, come posso, quanto posso, che venga toccato anche un solo capello a chi le sfrutta. Proverò a non farmi ingannare anche io: decisa continuerò la battaglia, mai contro le persone, ma la continuerò, perché non si possa ripetere questa ingiustizia. Ci provo Tobia Antonio, ci proverò. Anche se questo sentimento di amarezza mi toglie il respiro. Anche quando me lo toglierà domani. Anche se dovrò urlare più forte, proverò a non farmi sopraffare.

Proverò e cercherò quello sguardo di misericordia che insieme alla Verità, da senso. Di Luce.

Non contro di te, non contro tua madre, ma neanche contro tuo padre e il suo compagno, ma contro il Falso, contro le Bugie, le menzogne con cui sembra che ci si siamo rincoglioniti.
Continuerò a gridarlo dai tetti che il desiderio di un adulto non può asfaltare il diritto di un bambino.
Continuerò a gridarlo dai tetti che ogni bambino ha diritto alla mamma e il papà. Il diritto di godere della complementarietà del maschile e femmilinile.
Continuerò a gridarlo dai tetti che i bambini non si comprano, nè si regalano. Continuerò a gridarlo dai tetti che stiamo sbagliando tutto.
Continuerà a gridalo dai tetti: difendiamo gli unici che non trovano voce in capitolo e che subiscono tutto ciò: difendiamo i nostri figli!

E ti aspetto, lascio qui accanto un posto per te, accanto a tutti quei bambini, ora adulti, a cui hanno negato la mamma o il papà, e che per difenderti, sono già accanto a me, con la loro ferita.

Ti bacio, ti stringo, ti coccolo, e ti penso. Veramente. Tutte le Notti.

Perdonami, per non aver gridato abbastanza forte, in tempo, perdonami per non essere stata abbastanza Luce.

Maria Rachele

Vatican Files: Giustizia senza espiazione

Vatican Files è una pubblicazione periodica del pastore Leonardo De Chirico. Nel numero 120, che mi è arrivato oggi per email, si occupa del tema della misericordia, al centro delle ultime catechesi di Papa Francesco, come di tutto l’anno giubilare, oltre che motivo teologico principale scelto per il suo ministero.

Il pastore si domanda, ed a ragione a mio modo di vedere, se non manchi nel modo di concepire la misericordia di Papa Francesco il concetto di espiazione, ovvero se la Croce sia presente come deve essere, se non si immagini una misericordia senza espiazione, una giustizia senza prezzi da pagare…

E’ in inglese, e così ve lo riporto qui:

Mercy is by far the most used word by Pope Francis. Actually, it is the interpretative key of his whole pontificate. A book on mercy by Cardinal Kasper was on Bergoglio’s bedside table when he was elected Pope, thus shaping his own personal reflections as he prepared to become pontiff. Mercy was the main rubric of the Synod of the Family when the Pope urged his church to apply less rigorously the “letter” of the teachings on sexuality and to listen more to the “spirit” of inclusion for those who live in various forms of irregular relationships. Mercy is the over-arching theme of the Jubilee Year which Francis indicted in order to offer a year-long display of mercy through the system of indulgences. It is not surprising, therefore, that mercy is also the main theme of his recent speeches where he expounds it and unfolds it. The last instance was the general audience given on February 3rd in Saint Peter’s square.

 

Mercy and Justice

 

The vexed question of the relationship between mercy and justice is central to the Pope’s meditation. Here is how he sets the tone of it: “Sacred Scripture presents God to us as infinite mercy and as perfect justice. How do we reconcile the two?” There seems to be a contradiction between God’s mercy and God’s justice. One way of connecting mercy and justice is through “retributive justice” which “inflicts a penalty on the guilty party, according to the principle that each person must be given his or her due”. Justice is done when one receives what is owed to him. Francis makes reference to a couple of Bible verses that show retributive justice at work but he wants to challenge it. “This path does not lead to true justice because in reality it does not conquer evil, it merely checks it. Only by responding to it with good can evil be truly overcome”. The unnecessary implication here is that retributive justice never produces any good. Does it not?

 

There is a far better way of doing justice according to Francis. “It is a process that avoids recourse to the tribunal and allows the victim to face the culprit directly and invite him or her to conversion, helping the person to understand that they are doing evil, thus appealing to their conscience. And this is beautiful: after being persuaded that what was done was wrong, the heart opens to the forgiveness being offered to it. This is the way to resolve conflicts in the family, in the relationship between spouses or between parents and children, where the offended party loves the guilty one and wishes to save the bond that unites them”. According to the Pope, mercy achieves justice by avoiding tribunals, sentences, and prices to be paid. A whole chunk of what the Bible teaches on justice is chopped out and replaced by a merciful and atonement-less justice. Is it God’s justice though?

 

This is God’s paradigm of mercy, says Francis. “This is how God acts towards us sinners. The Lord continually offers us his pardon and helps us to accept it and to be aware of our wrong-doing so as to free us of it”. What is happening here? No reference is made to the cross, the penalty of sin that was paid there, the wonder of Jesus Christ being punished on our behalf, the need for repentance and conversion for those who believe. Mercy seems to relinquish the cross. The point is that biblical atonement is totally missing here and the resulting view of mercy and justice is severely flawed.

 

What About Atonement?

 

Unfortunately, this is a seriously faulty teaching. Atonement-free justice is one of the popular ways to re-imagine God’s dealings with sin which is practiced by significant trends in contemporary theology. All that sounds connected to punishment, in execution of a lawful sentence, objectively imparted, etc. is seen as belonging to an out-fashioned, patriarchal, legalistic understanding of justice that needs to be overcome by a merciful, restorative, loving extension of pardon. In other words, what contemporary theology seems to reject are the basics of covenant justice instituted by the covenant God of Scripture. This justice presents a righteous Father who is also love, who sent his Son, the God-man Jesus, to pay for sin in order to bring salvation. Fulfilling the Old Testament, Jesus is the Lamb of God who takes away the sin of the world (John 1:29). Through His sacrifice, He is God’s provision for the forgiveness of sin.

 

Biblical justice has the cross of Christ at the center (1 Corinthians 1:23): Jesus Christ bore our sin on the cross (1 Peter 2:24). Mercy is possible not because tribunals and sentences are left out and made redundant by an all-embracing love. Mercy is accomplished and displayed exactly because justice was satisfied: “without the shedding of blood there is no forgiveness of sin” (Hebrews 9:22). Not by us, but by our Substitute, Jesus Christ, who died on the cross for us (Romans 5:8). When Pope Francis speaks of mercy, is he missing this fundamental biblical truth?

Rif. Udienza Generale del 3 febbraio 2016

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Leonardo De Chirico (1967) planted and pastored an Evangelical church in Ferrara (Northern Italy) from 1997 to 2009. Since 2009 he has been involved in a church planting project in Rome and is now pastor of the church Breccia di Roma (www.brecciadiroma.it ).

He earned degrees in History (University of Bologna), Theology (ETCW, Bridgend, Wales) and Bioethics (University of Padova). His PhD is from King’s College (London) and it was published as Evangelical Theological Perspectives on Post-Vatican II Roman Catholicism (Bern-Oxford: Peter Lang 2003).

Io spero in Te ogni giorno, guidami nella Tua Verità (Salmo 25)

Per la preghiera. Per l’ora di guardia.

1 Di Davide.
A te, o SIGNORE, io elevo l’anima mia.
2 Dio mio, in te confido; fa’ che io non sia deluso,
che i miei nemici non trionfino su di me.
3 Nessuno di quelli che sperano in te sia deluso;
siano confusi quelli che si comportano slealmente senza ragione.
4 O SIGNORE, fammi conoscere le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
5 Guidami nella tua verità e ammaestrami;
poiché tu sei il Dio della mia salvezza;
io spero in te ogni giorno.
6 Ricòrdati, o SIGNORE, delle tue compassioni e della tua bontà,
perché sono eterne.
7 Non ricordarti dei peccati della mia gioventù, né delle mie trasgressioni;
ricòrdati di me nella tua clemenza,
per amor della tua bontà, o SIGNORE.
8 Il SIGNORE è buono e giusto;
perciò insegnerà la via ai peccatori.
9 Guiderà gli umili nella giustizia,
insegnerà agli umili la sua via.
10 Tutti i sentieri del SIGNORE sono bontà e verità
per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze.
11 Per amor del tuo nome, o SIGNORE,
perdona la mia iniquità, perché essa è grande.
12 Chi è l’uomo che teme il SIGNORE?
Dio gl’insegnerà la via che deve scegliere.
13 Egli vivrà nel benessere,
e la sua discendenza erediterà la terra.
14 Il segreto del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono,
egli fa loro conoscere il suo patto.
15 I miei occhi sono sempre rivolti al SIGNORE,
perché sarà lui a trarre i miei piedi dalla rete.
16 Volgiti a me, e abbi pietà di me,
perché io sono solo e afflitto.
17 Le angosce del mio cuore sono aumentate;
liberami dalle mie angustie.
18 Vedi la mia afflizione e il mio affanno,
perdona tutti i miei peccati.
19 Guarda i miei nemici, perché sono molti;
mi odiano d’un odio violento.
20 Proteggimi e salvami;
fa’ che io non sia confuso,
perché in te confido.
21 L’integrità e la rettitudine mi siano d’aiuto,
perché spero in te.
22 O Dio, libera Israele da tutte le sue tribolazioni.

Amen.

bibbiaaperta

Quella fretta del diavolo

Giusto per tornare alla questione iniziale: tutta ‘sta fretta di mandare il mondo a rotoli, sia chiaro, è perché colui il quale ne è il principe (e vero occulto mandante di quell’oligarchia contemporanea che manipola le masse) ormai ha il fiato corto, e quindi schiaccia sull’acceleratore.

Perché il suo tempo sta per scadere.