Saldo è il mio cuore

Nella preghiera e nella giornata di oggi, o Eterno, cercherò di far mie le parole di questo salmo, la Parola che annunci in esso, la Verità che contiene. Che solo in Te, o Eterno, è la nostra Via, Verità, e Vita, nella persona del Tuo Figlio Gesù Cristo.

Amen.

bibbiaaperta

1 Al direttore del coro.
«Non distruggere».

Inno di Davide, quando, perseguitato da Saul, fuggì nella spelonca.

Abbi pietà di me, o Dio, abbi pietà di me,
perché l’anima mia cerca rifugio in te;
e all’ombra delle tue ali io mi rifugio
finché sia passato il pericolo.
2 Io invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che agisce in mio favore.
3 Egli manderà dal cielo a salvarmi,
mentre chi vuol divorarmi m’oltraggia; [Pausa]
Dio manderà la sua grazia e la sua fedeltà.
4 L’anima mia è in mezzo a leoni;
dimoro tra gente che vomita fiamme,
in mezzo a uomini i cui denti sono lance e frecce,
e la cui lingua è una spada affilata.
5 Innàlzati, o Dio, al di sopra dei cieli,
risplenda la tua gloria su tutta la terra!
6 Essi avevano teso una rete ai miei piedi,
mi avevano piegato,
avevano scavato una fossa davanti a me,
ma essi vi sono caduti dentro. [Pausa]
7 Il mio cuore è ben disposto, o Dio,
il mio cuore è ben disposto;
io canterò e salmeggerò.
8 Dèstati, o gloria mia, destatevi,
saltèrio e cetra!
Io voglio risvegliare l’alba.
9 Io ti celebrerò tra i popoli, o Signore,
ti loderò tra le nazioni,
10 perché grande fino al cielo è la tua bontà,
e la tua fedeltà fino alle nuvole.
11 Innàlzati, o Dio, al di sopra dei cieli,
risplenda la tua gloria su tutta la terra!

(Salmo 57)

Lettera ad un amico, e a tanti

Mi capita, come a tutti, di discutere. Non di cose futili di solito, che quelle, per come sono io, lasciano il tempo che trovano. Di solito discuto di cose che reputo importanti. L’educazione dei figli, l’origine e la fine della vita, le priorità da avere in famiglia, quelli che molti definiscono i massimi sistemi.

Di queste cose non si parla con tutti, Infatti. Se ne parla con i familiari, gli amici, qualche parente, gli altri genitori della scuola.

Più ci tengo a qualcuno, più ci discuto. Più non gliela faccio passare liscia se mi delude. Più mi inquieto. 

Ma mi sforzo, sempre di non giudicare, so che non tocca a me il giudizio. E se l’amico mi richiama, rispondo… E riprendiamo a parlare. E non smetto comunque di volergli bene.

Ringrazio l’amico, recentissimo,  Piero Cammerinesi per questo brano dell’autore del “Il piccolo principe” che segue per la mia è la vostra meditazione.

E ringrazio l’amico di tanti anni che mi ha telefonato stamani.

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L’amico è innanzi tutto colui che non giudica.

Egli apre la porta al viandante, alle sue stampelle, al suo bastone deposto in un canto e non gli chiede di danzare per giudicare la sua danza. E se il viandante parla della primavera oramai sopraggiunta, l’amico è colui che riceve dentro di sé la primavera. E se egli racconta l’orrore della carestia nel villaggio dal quale proviene, l’amico soffre con lui la fame. L’amico nell’uomo è la parte destinata a te e che apre per te una porta che forse non aprirebbe mai per nessun’altro.

Il tuo amico è un amico vero, e tutto quello che dice è vero.

L’amico nel tempio, quello che grazie a Dio io sfioro e incontro, è colui che volge verso di me lo stesso mio viso, illuminato dallo stesso Dio, anche se tu sei piovuto dal cielo e io sto costruendo la mia cittadella.
Io ti posso incontrare al di sopra di tutte le nostre divisioni, e posso divenire tuo amico.
Quello che riceverai da me con amore è come un’ambasciatore del mio mondo interiore. Tu lo tratti bene, lo fai sedere e lo ascolti. Ed eccoci felici.
L’amicizia è innanzi tutto una tregua e una grande circolazione dello spirito al di sopra delle divisioni particolari.

L’ospitalità e la cortesia sono incontri dell’uomo nell’uomo. Incontrerai fin troppi giudici per il mondo. Se si tratta di plasmarti in modo diverso e di rafforzarti, lascia questo compito ai nemici. Se ne incaricheranno loro, come la tempesta scolpisce il cedro.

Perché Dio quando entri nel suo tempio, non ti giudica più, ma ti accoglie.

Antoine de Saint Exupéry

Senza di te…

Senza di te che cosa sarei stato?
Senza di te che cosa non sarei?
Destinato a paure e smarrimenti,
solo mi sentirei nel vasto mondo.
Non amerei piu nulla con certezza,
sarebbe un cupo baratro il futuro;
se nel profondo il cuore si turbasse,
a chi potrei svelare la mia pena?
Solo, da amore e nostalgia consunto,
non dissimile il giorno dalla notte
mi sembrerebbe; e seguirei con caldo
pianto il corso selvaggio della vita.
Troverei nel tumulto inquietudine,
dentro la casa angoscia disperata.

Novalis

La famiglia è un mistero (Amoris Laetitia capitolo 1)

Sto leggendo anche io il documento, capitolo dopo capitolo, con calma. Sono a metà del capitolo ottavo (in totale i capitoli sono nove). Più lo leggo e più trovo utili spunti di riflessione e di preghiera. Leggere le riflessioni di Fabio sicuramente mi aiuterà ad apprezzarlo ancora meglio.

Completamente d’accordo con lui quando scrive: “Più che una definizione magisteriale quindi è una catechesi mistagogica, un gigantesco “vieni e vedi” detto al mondo intero che più non sa declinare la parola famiglia. Vieni, conosci il mistero della famiglia cristiana da dentro, a partire dall’esperienza, e poi, forse, potremmo preoccuparci dei limiti, dei paletti e delle definizioni.”.

Il vero problema è che questo tempo con il mistero non vuole avere a che fare, ne è attratto e spaventato al tempo stesso e quindi lo rifiuta.

Legati costi quel che costi alla vite

La vite e i tralci
Cl 2:6-7; Ga 2:20; Ef 3:17-19; 2:10; Gv 14:21, 23; Lu 13:6-9

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. 2 Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. 3 Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. 4 Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.

vite

Restiamo, dice Cirillo d’Alessandria, legati costi quel che costi al sacro comandamento che ci è stato dato. Legati costi quel che costi alla Parola di Dio ed alla Sua Verità. La sola Verità. Amen.

Cirillo d’Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa 
Commento al Vangelo di Giovanni, 10, 2 
«Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto»

Il Signore dice … che è lui stesso la vigna, per insegnarci a restare legati al suo amore e mostrarci quanti vantaggi abbiamo dall’unione con lui. Paragona ai tralci coloro che gli sono uniti, conformati a lui in qualche modo e fissati in lui: sono già «partecipi della sua natura» (2Pt 1,4) per il fatto che hanno ricevuto in dono lo Spirito Santo. Poiché ciò che ci unisce a Cristo Salvatore è il suo Spirito Santo…

Infatti, abbiamo ricevuto la nuova nascita da lui e in lui, nello Spirito, in vista di portare frutti di vita; non della vita vecchia e superata, ma della vita rinnovata dalla fede e dall’amore per lui. Rimaniamo così, innestati in qualche modo in Cristo, legati costi quel che costi al sacro comandamento che ci è stato dato. Sforziamoci di custodire i benefici di tale nobiltà, cioè di non permettere in alcun modo di «contristare lo Spirito Santo» (Ef 4,30) che abita in noi, e per mezzo del quale sappiamo che Dio dimora in noi…

Nello stesso modo che la radice della vigna dà e distribuisce ai tralci la sua qualità naturale e ciò che gli è proprio, così il Verbo, unigenito Figlio del Padre, dà ai santi una … parentela con la sua natura dando loro lo Spirito, soprattutto a coloro che gli sono uniti con la fede e una santità perfetta. Li nutre e fa crescere il loro fervore; sviluppa in essi la capacità delle virtù e di ogni bontà.

Oggi, siamo ciò che connettiamo

L’architettura delle comunicazioni oggi, apre nuove possibilità.

L’autore del libro sa spiegare molto bene, scrive Luisa Carrada, la portata della rivoluzione che stiamo vivendo sia attraverso esempi molto semplici, sia attraverso i “contesti” in cui siamo abituati a cogliere e connettere le informazioni.

Uno è il giornale cartaceo, un ambiente dalla logica completamente lineare, in cui la rilevanza delle informazioni è data dalla loro collocazione all’interno di un’architettura fissa e definita: dalla prima all’ultima pagina, dall’articolo principale all’ultimo trafiletto.

L’altro è meno scontato, ma efficacissimo: il rilievo del portale centrale della cattedrale di Notre Dame a Parigi, il cui significato si coglie solo allargando la visuale attraverso una serie di cerchi concentrici, dal singolo rilievo al portale, dal portale alla faccciata, all’intera architettura. Il fedele medievale non sfogliava e leggeva la Bibbia, percorreva un luogo.

Alzatevi, andiamo via di qui.

27 Vi lascio pace; vi do la mia pace.
Io non vi do come il mondo dà.
Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.

28 Avete udito che vi ho detto: “Io me ne vado, e torno da voi”; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me.
29 Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate.
30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.

Alzatevi, andiamo via di qui.

(Giovanni 14)

Il Vangelo del giorno fa risuonare nel nostro cuore e nelle nostre orecchie, parole che spesso risuonano nelle nostre liturgie e nei nostri culti.

Vi lascio la pace, vi dò la mia pace.

Parole che spesso ripetiamo a pappagallo, come fossero facili. Non sono affatto facili. Basta poco, sonoil primo a saperlo ed a farlo, per accenderci come cerini, per far divampare nel nostro animo e nelle nostra mente sentimenti di rivalsa e di orgoglio personale verso il nostro prossimo.

Magari anche durante i nostri culti di rendimento di grazie al Signore. Scambiamo segni di pace, si, ma con quelli che ci pare a noi, che magari ci siamo scelti attentamente come vicini. Nostro Signore non evitò la compagnia di Giuda, a cena, di colui che lo tradì, che lo mandò a morte, noi se possibile evitiamo il condomino con cui abbiamo discusso l’orario per innaffiare le piante…

Perciò Gesù precisa, deve precisare, per la durezza del nostro cuore:

Io non vi do come il mondo dà. 

Non vi do come il mondo dà. La mia pace non ha nulla a che fare con la vostra. La vostra spesso è solo un banale astenersi dal fare una guerra aperta, dal dichiarare apertamente ciò che pensate.

Perdonatemi, ormai ho in mente l’esempio del condominio, sarà perchè sono fresco di assemblea. Ma potete mettere al suo posto il luogo di lavoro, o la scuola dei vostri figli, o la vostra famiglia. Non si dice, ‘credo che sia giusto annaffiare solo dalla talora a quell’altra’ e si argomenta. Ma ci si fanno dispetti, si paga in ritardo la propria quota, si spargono piccole calunnie su ‘quello chemi bagna tutto il terrazzo’…

Il cuore si turba, per tornare alla Parola, e si divide, va di qua e di là cercando invano la sua tranquillità… Va di qui e di là, in greco si userebbe la particella dià, quella di dia-bolos
Il cuore si turba e non trova la vera pace in sè. Per trovare la vera pace in sè la strada è una sola: rimanere con Lui.

Rimanere convinti che non è nelle apparenti soddisfazioni di questo mondo (il trionfo dei millesimi tuoi e del tuo “partito” in assemblea!), ma è nell’operare con la fatica, con la pazienza, con la Croce del tuo quotidiano (assai piccola, ammettiamolo, rispetto a quella che toccò a Nostro Signore, e che tocca tuttora a tanti Suoi martiri!) che si pacifica il proprio cuore.

Dice Gesù che questo è il tempo del principe di questo mondo.

Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.

Fa un riferimento diretto alla Sua Passione, certo, ma anche alla nostra partecipazione di questa. Questo mondo, questo, in cui viviamo, parliamo, agiamo, operiamo, è il mondo in cui questo principe opera. Un principe spodestato in realtà, un principe schiacciato per sempre dal Cristo, un principe che non ha nessun potere se non quello che noi stoltamente accettiamo di dargli.

Presi dalle sue lusinghe, ognuno ha le sue, ognuno ha le sue sirene, il canto che lo attira verso gli scogli dell’autodistruzione. Ricordate l’ Odissea immagino… Ulisse si salva legandosi all’albero maestro, così come noi non abbiamo altro modo per salvarci che legarci all’albero della Croce. Ulisse si lega all’albero maestro per poter toccare di nuovo la terra, noi dobbiamo legarci all’albero della Croce per poter toccare, se così sarà la volontà di Dio, la Resurrezione, la pace vera del Padre di cui parla oggi Gesù.

Inutile studiare strategie tipo mettersi i tappi alle orecchie per non ascoltare, o una benda sugli occhi per non vedere. Diceva il padre spirituale agostiniano al monaco Martin Lutero che si autoflagellava convinto di vincere così le tentazioni del demonio: “Pensi forse di combattere il demonio odiandoti? Egli ha molta più esperienza di te, conosce tutti i nostri trucchi. Se vuoi salvarti, guarda Cristo, affidati a Cristo, stai legato alla Sua Croce. E ripeti: “Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami”.

E’ una citazione del Salmo 119, il Salmo della Parola di Dio:

94 Io sono tuo, salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti.
95 Gli empi si sono appostati per farmi perire,
ma io medito sulle tue testimonianze.
96 Ho visto che ogni cosa perfetta ha un limite,
ma il tuo comandamento è senza limiti.

Tante volte, oggi, sarà turbato il nostro cuore. Ci sentiremo tante volte nel corso della giornata inadeguati, piccoli; tante volte cadremo vittime dell’orgoglio e delle nostre false sicurezze. Tante volte cederemo all’ira ed a meschini sentimenti di vendetta o di rivalsa.

Preghiamo così anche noi, allora, oggi ogni volta.

Io sono tuo, salvami

E se la preghierà sarà vera, ritroveremo la Sua pace.

La Sua pace, non quella falsa del mondo.

Amen, Signore, secondo la Tua volontà.

Alzatevi, andiamo via di qui.