Alzatevi, andiamo via di qui.

27 Vi lascio pace; vi do la mia pace.
Io non vi do come il mondo dà.
Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.

28 Avete udito che vi ho detto: “Io me ne vado, e torno da voi”; se voi mi amaste, vi rallegrereste che io vada al Padre, perché il Padre è maggiore di me.
29 Ora ve l’ho detto prima che avvenga, affinché, quando sarà avvenuto, crediate.
30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.

Alzatevi, andiamo via di qui.

(Giovanni 14)

Il Vangelo del giorno fa risuonare nel nostro cuore e nelle nostre orecchie, parole che spesso risuonano nelle nostre liturgie e nei nostri culti.

Vi lascio la pace, vi dò la mia pace.

Parole che spesso ripetiamo a pappagallo, come fossero facili. Non sono affatto facili. Basta poco, sonoil primo a saperlo ed a farlo, per accenderci come cerini, per far divampare nel nostro animo e nelle nostra mente sentimenti di rivalsa e di orgoglio personale verso il nostro prossimo.

Magari anche durante i nostri culti di rendimento di grazie al Signore. Scambiamo segni di pace, si, ma con quelli che ci pare a noi, che magari ci siamo scelti attentamente come vicini. Nostro Signore non evitò la compagnia di Giuda, a cena, di colui che lo tradì, che lo mandò a morte, noi se possibile evitiamo il condomino con cui abbiamo discusso l’orario per innaffiare le piante…

Perciò Gesù precisa, deve precisare, per la durezza del nostro cuore:

Io non vi do come il mondo dà. 

Non vi do come il mondo dà. La mia pace non ha nulla a che fare con la vostra. La vostra spesso è solo un banale astenersi dal fare una guerra aperta, dal dichiarare apertamente ciò che pensate.

Perdonatemi, ormai ho in mente l’esempio del condominio, sarà perchè sono fresco di assemblea. Ma potete mettere al suo posto il luogo di lavoro, o la scuola dei vostri figli, o la vostra famiglia. Non si dice, ‘credo che sia giusto annaffiare solo dalla talora a quell’altra’ e si argomenta. Ma ci si fanno dispetti, si paga in ritardo la propria quota, si spargono piccole calunnie su ‘quello chemi bagna tutto il terrazzo’…

Il cuore si turba, per tornare alla Parola, e si divide, va di qua e di là cercando invano la sua tranquillità… Va di qui e di là, in greco si userebbe la particella dià, quella di dia-bolos
Il cuore si turba e non trova la vera pace in sè. Per trovare la vera pace in sè la strada è una sola: rimanere con Lui.

Rimanere convinti che non è nelle apparenti soddisfazioni di questo mondo (il trionfo dei millesimi tuoi e del tuo “partito” in assemblea!), ma è nell’operare con la fatica, con la pazienza, con la Croce del tuo quotidiano (assai piccola, ammettiamolo, rispetto a quella che toccò a Nostro Signore, e che tocca tuttora a tanti Suoi martiri!) che si pacifica il proprio cuore.

Dice Gesù che questo è il tempo del principe di questo mondo.

Egli non può nulla contro di me; 31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.

Fa un riferimento diretto alla Sua Passione, certo, ma anche alla nostra partecipazione di questa. Questo mondo, questo, in cui viviamo, parliamo, agiamo, operiamo, è il mondo in cui questo principe opera. Un principe spodestato in realtà, un principe schiacciato per sempre dal Cristo, un principe che non ha nessun potere se non quello che noi stoltamente accettiamo di dargli.

Presi dalle sue lusinghe, ognuno ha le sue, ognuno ha le sue sirene, il canto che lo attira verso gli scogli dell’autodistruzione. Ricordate l’ Odissea immagino… Ulisse si salva legandosi all’albero maestro, così come noi non abbiamo altro modo per salvarci che legarci all’albero della Croce. Ulisse si lega all’albero maestro per poter toccare di nuovo la terra, noi dobbiamo legarci all’albero della Croce per poter toccare, se così sarà la volontà di Dio, la Resurrezione, la pace vera del Padre di cui parla oggi Gesù.

Inutile studiare strategie tipo mettersi i tappi alle orecchie per non ascoltare, o una benda sugli occhi per non vedere. Diceva il padre spirituale agostiniano al monaco Martin Lutero che si autoflagellava convinto di vincere così le tentazioni del demonio: “Pensi forse di combattere il demonio odiandoti? Egli ha molta più esperienza di te, conosce tutti i nostri trucchi. Se vuoi salvarti, guarda Cristo, affidati a Cristo, stai legato alla Sua Croce. E ripeti: “Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami”.

E’ una citazione del Salmo 119, il Salmo della Parola di Dio:

94 Io sono tuo, salvami,
perché ho ricercato i tuoi precetti.
95 Gli empi si sono appostati per farmi perire,
ma io medito sulle tue testimonianze.
96 Ho visto che ogni cosa perfetta ha un limite,
ma il tuo comandamento è senza limiti.

Tante volte, oggi, sarà turbato il nostro cuore. Ci sentiremo tante volte nel corso della giornata inadeguati, piccoli; tante volte cadremo vittime dell’orgoglio e delle nostre false sicurezze. Tante volte cederemo all’ira ed a meschini sentimenti di vendetta o di rivalsa.

Preghiamo così anche noi, allora, oggi ogni volta.

Io sono tuo, salvami

E se la preghierà sarà vera, ritroveremo la Sua pace.

La Sua pace, non quella falsa del mondo.

Amen, Signore, secondo la Tua volontà.

Alzatevi, andiamo via di qui.

Il Vangelo di Marco, il catecumeno e Steiner

Perchè faccio questo accostamento?

Oggi nel calendario liturgico di molte chiese cristiane si ricorda l’evangelista Marco.

Il Vangelo secondo Marco (secondo, perchè il Vangelo è uno, ed è quadriforme), insegnavo al Seminario Romano Maggiore, e nei vari corsi di introduzione alla Scrittura ed alla Lectio Divina tenuti in parrocchie ed a gruppi di credenti, è giustamente chiamato il Vangelo del “catecumeno” (ovvero di “colui che viene istruito”), e non a caso è quello usato per l’iniziazione cristiana degli adulti.

Perchè il Vangelo secondo Marco è un Vangelo centrato sul kerygma, sul nucleo del messaggio cristiano: Gesù Cristo è il Figlio di Dio, Vero Dio e Vero Uomo, è morto e risorto per la nostra salvezza.

Un Vangelo ridotto all’osso potremmo dire, senza orpelli, senza fronzoli, senza troppi racconti, senza riflessioni teologiche.

Un Vangelo da accogliere in tutta la sua semplicità per comprendere il mistero dell’uomo alla luce del mistero di Cristo.

vangelodimarco

Non a caso il Vangelo di Marco si struttura attorno a due professioni di fede.

La prima, quella di Pietro, combattuta, angosciata, affermata con forza e poi subito smentita…

27 Poi Gesù se ne andò, con i suoi discepoli, verso i villaggi di Cesarea di Filippo; strada facendo, domandò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?» 28 Essi risposero: «Alcuni, Giovanni il battista; altri, Elia, e altri, uno dei profeti». 29 Egli domandò loro: «E voi, chi dite che io sia?» E Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
30 Ed egli ordinò loro di non parlare di lui a nessuno.

31 Poi cominciò a insegnare loro che era necessario che il Figlio dell’uomo soffrisse molte cose, fosse respinto dagli anziani, dai capi dei sacerdoti, dagli scribi, e fosse ucciso e dopo tre giorni risuscitasse. 32 Diceva queste cose apertamente. Pietro lo prese da parte e cominciò a rimproverarlo. 33 Ma Gesù si voltò e, guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro dicendo: «Vattene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini».

(Marco 8)

Un presagio di quanto sarebbe accaduto poi, nel culmine della Passione del Cristo, il triplice rinnegamento di Pietro,  poi il suo pianto disperato.

La seconda professione di fede su cui è costruito il Vangelo di Marco è quella del centurione. Piena, completa, perchè avviene di fronte ad un uomo che muore, a Cristo che spirava, a Cristo che donava la sua vita per ogni uomo e rivelava ad ogni uomo la sua verità.

33 Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. 34 All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»35 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» 36 Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».
37 Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito.
38 E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo.
39 E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!»

(Marco 15)

Il centurione non si converte perchè ha visto un miracolo, non si converte perchè ha visto un prodigio, non si converte perchè spera di avere dei vantaggi da quella conversione. Si converte perchè riesce a vedere in quell’uomo che muore sulla Croce, la verità dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, che dall’inizio alla fine della sua vita combatte con il suo essere finito ma capace di guardare all’infinito. Scrive Marco che si converte avendolo visto spirare in quel modo. Dirà Gesù: Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno. Il centurione è il primo di questi.

Rudolf Steiner, affascinato com’era dalla figura del Cristo, dedicò al Vangelo di Marco prima 13 conferenze (tenute a Berlino, Monaco, Hannover e Coblenza), dal 17 ottobre 1910 al 10 giugno 1911 poi altre 10 (tenute a Basilea), dal 15 al 24 settembre 1912.

Le due serie di conferenze sono riportate in due raccolte pubblicate dalla Editrice Antroposofica, ossia Digressioni sul Vangelo di Marco Il Vangelo di Marco.

Steiner sostiene che al periodo dell’anima cosciente, il nostro, è particolarmente legato questo Evangelo.

Non sono un antroposofo, ma sono profondamente convinto, in quanto cristiano, di quanto Steiner ebbe a scrivere:

L’uomo vive nella sua coscienza nella semplicità di un mondo che tramonta e che sporge.
Arriva la coscienza del Cristo, solo sviluppando nel suo centro, nel cuore, una sensibilità per un mondo che muore e un mondo che risorge
”.

Questo a mio avviso è quanto fa il centurione.

Vede nella morte di Cristo il mondo che tramonta dopo essere sorto, il mondo che si perde in sè stesso dopo che non da sè stesso si è creato, il mondo che sfugge la sua verità perchè ne ha paura.
Ed insieme però riesce a vedere il mondo che sporge, al di là dell’alba e del tramonto, il mistero della grandezza dell’uomo, al di là del concepimento e della morte corporale, il mistero, scrivevo prima, contenuto nell’uomo, dell’essere creato ad immagine e somiglianza di Dio, dell’Eterno.

Si sviluppa nel suo cuore, nella sua anima una sensibilità nuova, che capisce che morte e resurrezione sono parte di un unico grande mistero. Ed inizia a vivere da convertito, da uomo che cambia strada, che lascia le mille vie, le mille diaspore di questo mondo e sceglie l’unica Via, Colui che è Via, Verità e Vita. Prende la coscienza del Cristo e la fa sua.

L’anima cosciente è una sfida. La sfida che ciascuno di noi vive. La sfida a cui il Cristo ci chiama con forza. L’anima cosciente è la nostra scelta di essere, come il Cristo, segno di contraddizione per il mondo. La sfida di essere nel mondo, senza essere del mondo.

Essere cristiani è essere figli nel Figlio. E’ essere coscienti di essere, noi, il Tempio di Dio. E’ prendere su di noi la coscienza del Cristo.

5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, 7 ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. 9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, 11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.

(Filippesi 2)

Andate e predicate (Marco 16,15-20)

15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. 16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 17 Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; 18 prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno».
19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 20 E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano.

(Marco 16)

Andate e predicate. E’il compito non solo di ogni discepolo, ma è il compito di ogni credente. Infatti, come dice il versetto 16, il credente è colui che è stato battezzato, ovvero, si è immerso nella realtà del Signore Gesù. Ha fatto diventare la realtà del Signore Gesù un tutt’uno con la sua vita. Questo è il senso del battesimo.

E come il Signore Gesù non si è mai fermato, non ha mai cessato di predicare, in parole ed in opere, la buona novella che era stato inviato a predicare dal Padre, così deve essere per noi.

L’Evangelo non è qualcosa da annunciare solo in teoria, o da riservare solo a sè stessi, per la propria salvezza personale (e che gli altri si arrangino…) ma è qualcosa da annunicare in movimento, scontrandosi con le potenze e le difficoltà di questo mondo oltre che con le proprie personali manchevolezze.

L’Evangelo ti farà scontrare con i tuoi e gli altrui demoni, ti farà parlare lingue nuove, ti renderà capace di farti intendere anche dai cuori più induriti, ti suggerirà quando parlare e cosa dire se ti lascerai prendere.

L’Evangelo ti renderà immune al veleno dei serpenti, dei tentatori di questo mondo, il serpente mammona, le ricchezze, il serpente del potere, il serpente dell’orgoglio, del crederti Dio (ricordi le tentazioni di Gesù nel deserto? le stesse!).

L’Evangelo ti renderà capace di guarire le tue e le altrui malattie, se crederai, se sarai battezzato, immerso, rivestito di Cristo anzichè di te stesso!

Il Signore accresca la nostra fede. Avvenga di noi come fu per loro, come fu per l’evangelista Marco.

E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano.

Amen, Signore, secondo la Tua volontà.

Evangelista-Marco

Ventiquattro ore

31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.
33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

(Giovanni 13 – Domenica V del Tempo di Pasqua)

“Egli” è Giuda, uno dei Dodici.
Un traditore, è vero, ma uno dei Dodici.
Un traditore, ma comunque un uomo che era stato scelto da Gesù per stargli vicino.

Egli esce, Gesù sa bene come si svilupperà da quel momento in poi la storia della sua vita, e proprio in quel momento catechizza gli unidici rimasti sull’amore reciproco che essi devono avere l’uno per l’altro.

Non dice “escluso Giuda”, non dice “a parte il traditore”. Dice conosceranno che voi, tutti voi, siete miei discepoli se vi amerete, da questo momento in poi, come io vi ho amati.
Al passato prossimo, comprendendo quindi anche Giuda, che in verità in quel momento ha più bisogno degli altri di essere amato e che si preghi per lui, perchè si sta perdendo, sta perdendo la sua vita per trenta stolidi denari.

Pensiamo, pregando, oggi, su questa Parola, alle situazioni difficili, complesse che abbiamo nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nei nostri luoghi di studio o di lavoro.

“La nostra giornata è fatta di ventiquattro ore con Gesù”.
Non semplicemente l’ora che dedichiamo al culto o alla preghiera. Quelli sono tempi speciali, tempi forti della giornata o della settimana.

Ventiquattro ore con Gesù. Tutto il giorno Egli è con noi.
Noi siamo con Lui? O usciamo dalla stanza, come Giuda?
Di cosa sono fatti i nostri trenta stolidi denari?
Orgoglio, ricchezze terrene, passioni smodate…

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen.

bibbiaaperta

« Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri »
(Meditazione di Teresa di Calcutta)

Dico spesso che l’amore comincia a casa. C’è prima la famiglia, poi la propria città. È facile pretendere di amare coloro che sono lontano, ma molto meno facile è amare coloro che vivono con noi o accanto a noi. Diffido dei grandi progetti impersonali, perché solo conta ogni persona. Per riuscire ad amare qualcuno, bisogna rendersi vicino a lui. Tutti hanno bisogno di amore. Ognuno di noi ha bisogno di sapere che conta per gli altri e che ha un valore inestimabile agli occhi di Dio.

Cristo ha detto : « Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri ». E anche : « Ciò che fate a uno solo di questi miei fratelli umani più piccoli, lo fate a me » (Mt 25, 40). In ogni povero, amiamo lui, e ogni uomo sulla terra è povero di qualche cosa. Egli ha detto « Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato » (Mt 25, 35). Ricordo spesso alle mie sorelle e ai nostri fratelli che la nostra giornata è fatta di ventiquattro ore con Gesù.

Giorgio e il drago

Oggi molte chiese cristiane, di diverse confessioni, ricordano un santo di nome Giorgio. Che sia stato un cavaliere pare assodato, che sia morto da testimone di Cristo,  martire, anche. Circa draghi, rose, donzelle, resurrezioni miracolose e vendette le storie pullulano.

Comunque sia Giorgio ha lasciato il segno. Non si contano le città, le nazioni, i popoli, i gruppi organizzati che lo hanno scelto come simbolo o come patrono.
La croce di San Giorgio, rossa in campo bianco, è sulle bandiere inglesi, come sullo stemma di Milano e di tante altre città italiane.
Jordi è il patrono della Catalogna (il cespuglio di rose rosse è cosa dei nostri focosissimi cugini iberici).
Gli scout oggi rinnovano la loro promessa di servire Dio ed il prossimo ispirandosi agli ideali della cavalleria cristiana,  in Giorgio personificata.

Personalmente rientro in quest’ultimo gruppo.

Rinnovo come cristiano, molto prima che come scout, il mio impegno a servire Dio e il prossimo, testimoniando il Cristo con tutto me stesso come un sant”uomo di nome Giorgio fece un dì.

Il drago da sconfiggere? Le mie mancanze, il mio peccato, un poco di timore per il futuro incerto, per il lavoro, per essere un padre degno per la mia bambina, un bravo marito per mia moglie…

I draghi non ci mancano mai. Che non venga mai meno la voglia di lottare con loro. Questa è la mia preghiera, il Vangelo, la Parola, la mia sola spada

Amen.

La prima volta, come dal dentista

Sempre a proposito di educazione al contrario, sul giornale “La Croce” di oggi, un altro chiaro esempio, riguardante la sessualità, il modo di viverla. Il luogo più sacro dell’essere umano, dove ognuno è chiamato ad essere se stesso, se stessa.

“WikiHow è un sito web basato sul motore Wiki, frutto di milioni di collaboratori volontari di tutto il mondo che fanno manuali con i quali uno può imparare a fare qualsiasi cosa.

“Immaginate se sulla terra tutti avessero un tutor che insegnasse loro come fare qualunque cosa. Un giorno, con il vostro aiuto, il nostro manuale multilinguistico potrà contenere istruzioni accurate su quasi tutti gli argomenti possibili e immaginabili! Queste informazioni, completamente gratuite, potranno aiutare milioni di persone ogni giorno, nelle cose quotidiane e nelle cose più importanti.”

In questo sito esiste una pagina letta 14.176.539 volte in inglese, 1.261.382 in spagnolo, 1.386.925 volte in portoghese, 268.786 volte in francese, 466.725 volte in russo, 68.741 volte in tedesco, 308.666 volte in italiano, più altre 6 lingue che non so nemmeno cosa sono. Come è facile prevedere, la pagina parla di sesso.

Il titolo è “Come Perdere la Verginità Senza Dolore (Ragazze)”

Seguono dieci paragrafi. Li ho letti tutti. La descrizione che viene fatta del primo rapporto sessuale è ad un pressappoco poetica come la seduta dal dentista… ”

(…)
“Lasciando perdere ogni giudizio morale, ogni possibile condizionamento di carattere religioso o culturale, il problema qui è proprio la violazione dell’umano, il furto della sua capacità di manifestare amore attraverso la sessualità, il diritto ad essere un’unità di corpo, intelligenza ed emozioni. L’atto sessuale, così primordiale, istintivo, semplice, facile perché perfettamente previsto dal progetto della natura dell’uomo e della donna, viene vivisezionato in un elenco di movimenti, in un protocollo stile lista della spesa da spuntare, reso finto, precostituito, meccanicizzato, depotenziato di tutto: via il rischio procreativo, via il desiderio dell’altro e l’incondizionata fiducia, via l’abbandono emotivo all’istintività del gesto.

Cosa resta alla fine? A che serve?

La spiegazione del senso di un tale manuale, però, risulta evidente nella versione inglese della pagina, dove al capitolo 1 leggiamo:
“ Documentarsi! Sapere esattamente cosa va dove, ciò che è normale, e cosa aspettarsi può aiutare ad alleviare un sacco della vostra ansia di fare sesso per la prima volta. Planned Parenthood, Sex, ecc e Scarleteen sono buoni punti di partenza.”
Ecco lì che spuntano i nomi dei promotori di questa pseudo informazione: sono le multinazionali dell’aborto, le aziende che fanno soldi con la pelle delle donne e hanno tutto l’interesse a diffondere una sessualizzazione precoce e incontrollata.
L’importante è vendere anticoncezionali e alimentare il business del sesso, con tutto il suo corollario di cura di malattie veneree, infertilità, aborti, eccetera.

A chi ha scritto quelle righe non interessa tramandare saperi millenari per facilitare la diffusione di competenze, secondo gli obiettivi dichiarati dei curatori del sito: interessa manipolare coscienze, indurre un costume, violentare sensibilità. “

Educare gli adulti per dare fiato alla pedagogia svilita

Un articolo che mi ha dato molto da riflettere, ripreso da Betania’s Bar e da Avvenire.

L’ansia da protezione dei genitori, i bambini alle elementari con lo smartphone! perchè siano rintracciabili, maestri, educatori, professori guardati con sospetto, sempre discussi, sempre più spesso oltre misura.
Genitori che contestano i voti dei loro figli, genitori che si comportano come padroni dei loro figli, decidendo persino, anche a questo siamo arrivati, di che sesso debbano essere o sentirsi, con il consiglio dello psicologo di turno…
Scrive Fofi che “I bambini sono costretti a essere come noi li vorremmo e come li vuole il mercato“. Ed a mio avviso ha ragioni da vendere.

E’ uno dei principali motivi per cui mi sono convinto, e più vado avanti, più mi convinco, della  bontà della proposta dell’educazione parentale, con l’aiuto del metodo della scuola Waldorf e dei suoi educatori. Faticosa, senza dubbio, ma così bella quando ne vedi i frutti in come si sviluppa il bambino che dici “tuo” ma che non lo è…

Ma vi lascio alla lettura dell’articolo di Fofi.

bimbisentiero

Nell’editoria di questi anni abbondano i libri sull’educazione dell’infanzia, più specificamente i manuali di buon comportamento nei confronti dei propri figli.

Consigli su consigli di psicologi (loro soprattutto!) e giornalisti, pediatri e preti, mamme eccellenti e papà al seguito… e affini e collaterali, avrebbe aggiunto Totò.

Se ne ricava che troppi si preoccupano di proteggere i bambini da tutti i possibili mali esclusi quelli del troppo amor familiare, e vi si raggiunge a volte una sorta di sadismo del controllo, di paura ossessiva della società fuori di casa.

I bambini sono costretti a essere come noi li vorremmo e come li vuole il mercato. Circolano esasperanti manuali su come badare ai propri figli, con poche e lodevoli eccezioni. Interi settori delle librerie sono dedicate all’allevamento di bambine e bambini, ragazzine e ragazzini, mentre sono poveri di titoli di vera e propria pedagogia, scienza del come preparare alla vita le nuove generazioni.

È perché la scuola conta sempre meno, anche se ha ancora milioni di educandi e migliaia di educatori? O perché i pedagogisti che ieri pensavano, magari utopisticamente, alla formazione di individui attivi e socialmente responsabili, si sono adeguati al progetto di un mondo vieppiù condizionato dai voleri del sistema di potere, quantomeno in occidente? (Ma non si direbbe che le cose vadano meglio altrove).

In Italia è da tempo che nelle università invece che di educazione e pedagogia si è preferito parlare, per decreto politico, di ‘scienze della formazione’, evocando con la parola scienze qualcosa di assoluto e positivistico e con la parola formazione qualcosa di meccanico e costrittivo: ‘dar forma’ non ha lo stesso significato che ‘estrarre da’, ‘aiutare a’.

Si spiega l’assenza di una pedagogia che guardi alle storture del presente e alla perdita della funzione emancipatrice della scuola pubblica se si considera una società dominata dall’economia, da un potere in mano a pochi che hanno i mezzi per condizionare i loro sudditi e le generazioni future. In attesa di una nuova pedagogia occorrerebbe anche puntare a una sorta di educazione degli adulti che si occupano di infanzia e adolescenza alla comprensione del mondo in cui siamo entrati.

fonte: Goffredo Fofi, “Educare gli adulti per dare fiato alla pedagogia svilita” –  Avvenire 11/3/2016

Ortoprassi e ortodossia

Brano di un libro, “Rapporto sulla fede”, comprato dal sottoscritto quando è uscito, nel 1985, letto in treno (in quel periodo lavoravo facendo il pendolare con Firenze) che dice una chiara verità: ortodossia, ovvero la conformità della fede alla Scrittura, alla Verita rivelata di Dio, ed ortoprassi, ovvero un comportamento corretto verso il nostro prossimo, o vanno insieme o non vanno. Non vanno nel senso che l’Ortodossia diventa fondamentalismo cieco, e l’Ortoprassi diventa carità pelosa, fasulla, e finisce con il far del male al prossimo.