Autoritratto, “selfie” dei credenti

I credenti di Gerusalemme mettono in comune i loro beni
At 2:44-47; 1Gv 3:16-19; Lu 12:33; 2Co 8:13-15; 9:9

32 La moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro.

33 Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro.

34 Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.

36 Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, 37 avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.

(Atti 4)

bibbiaaperta

Questo piccolo ma famosissimo brano del libro degli Atti degli Apostoli, proposto oggi per la lettura del martedì della seconda settimana di Pasqua, è forse la più celebre ‘fotografia’ della prima comunità cristiana, per alcuni di quella che è o dovrebbe essere la comunità cristiana ideale.

E’ una comunità, anzitutto, di credenti, di coloro che avevano creduto nel Risorto, in Cristo Gesù. Di coloro che credono che tutta la salvezza sia in Lui, nel Suo Nome. Che non ci sia bisogno d’altro di fare come Lui, abbandonarsi fiduciosi alla volontò del Padre e vivere fidando anzitutto e soprattutto della Sua provvidenza.

Perciò, coerentemente con questo pensiero non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro.

Si badi però! Tutti lavoravano, tutti si impegnavano nella trasformazione della creazione secondo il disegno di Dio. Poi tutto ciò che avevano veniva distribuito secondo il bisogno. Non accumulato, non ristretto al bisogno dell’uno, magari più capace e valente di altri nel lavoro. Ma distribuito secondo le esisgenze della comunità.

Così non c’era nessun bisognoso tra di loro.

Tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, 35 e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.

Perchè non c’era nessun approfittatore nè delle proprie capacità, nè di quelle altrui. Perchè tutti erano consapevoli che le loro capacità lavorative, i loro talenti, uno, dieci o mille che fossero, daDio venivano e solo aDio andava reso grazie!

Gli ultimi due versetti, 36 e 37, che descrivono la vendita del podere di Giuseppe, detto Barnaba, non sono accessori, ma sono un esempio concreto. Barnaba era figlio della consolazione, ovvero trovava in Dio la propria consolazione, trovava soddisfatto da Dio il proprio bisogno, lasciava che fosse Dio, e Dio soltanto a gratificarlo o ad asciugarli le lacrime.

Ha un bene personale, lo vende, e lascia che altri, gli Apostoli, distribuiscano il ricavato alla comunità secondo quelli che in quel momento erano i bisogni più urgenti, più impellenti. Non solo non considera completamente suo il campo, nè il ricavato dalla vendita di esso, ma neppure si ritiene in diritto di decidere lui come ed a chi ripartire questo denaro. Lascia chelo facciano le guide della sua comunità. Quelli che riconosce come Apostoli, come mandati, inviati dal Signore a guidare la comunità dei credenti.

In virtù di che, potremmo chiederci noi? La Parola ce lo dice poco sopra:

Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro.

La potenza, la franchezza, la parresia con cui gli apostoli testimoniano la Parola di Dio, la Resurrezione del Cristo, la Buona Novella è la prova che convince Giuseppe detto Barnaba che il Consolatore è all’opera attraverso di loro.

Preghiamo il Signore, oggi, perchè il Signore apra i nostri cuori alla generosità ed alla condivisione non effimera, ma come realtà di vita del nostro cuore ogni giorno.

Preghiamo il Signore per le guide delle nostre comunità, per noi, se lo siamo, perchè essi testimonino la Resurrezione del Cristo, la novità completa di vita che Egli richiede con la stessa potenza, forza, concretezza, coerenza di vita.

Amen, secondo la Sua volontà.

 

Cristiani Evangelici in Assemblea – il programma

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Il senso della testimonianza evangelica di fronte al cattolicesimo romano è al centro dell’assemblea annuale dell’Alleanza Evangelica Italiana che si terrà a Roma l’8-9 aprile 2016.

Di fronte a molte spinte verso una non meglio precisata unità, quali sono i criteri biblici dell’unità cristiana? Il cattolicesimo sta cambiando? Quali scenari si stanno aprendo e come mantenere una sana vigilanza?

Venerdì 8 aprile si svolgerà un seminario di approfondimento mentre sabato 9 aprile, nell’ambito della assemblea annuale AEI, ci sarà un’importante tavola rotonda. Ai lavori parteciperà il segretario generale dell’Alleanza Evangelica Mondiale, Efraim Tendero, e quello dell’Alleanza Evangelica Spagnola, Jaume Llenas, permettendo quindi di ampliare la prospettiva alla dimensione europea e globale.

Scarica il programma completo formato .pdf

Ecco il programma nel dettaglio:

Venerdì 8 aprile

17.00 Benvenuto

17.30-17.55 L’identità dell’Alleanza Evangelica e l’unità cristiana
Efraim Tendero (Alleanza Evangelica Mondiale)

18.00-18.25 L’Alleanza Evangelica e la Chiesa cattolica: prospettive storiche
Pietro Bolognesi (Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione)

18.30-18.55 Fede evangelica e fede cattolica-romana: questioni irrisolte
Giovanni Di Francia (Congregazioni Pentecostali), Agostino Masdea (Chiesa Pentecostale Alfa Omega)

19.00-20.00 Una nuova era tra evangelici e cattolici?
Giovanni Traettino (Chiesa della Riconciliazione) e Leonardo De Chirico (Alleanza Evangelica Italiana)

Segue dibattito

21.15 Incontro per giovani Mission Net


Sabato 9 aprile

9.45 Benvenuto e preghiera

10.00-10.30 Meditazione biblica: Efraim Tendero (Alleanza Evangelica Mondiale)

12.00-13.30 Evangelici e cattolicesimo romano nel XXI secolo.

Tavola rotonda con: Efraim Tendero (AE Mondiale), Jaume Llenas (AE Spagna) Giacomo Ciccone (AEI)

I lavori si terranno presso la Chiesa evangelica Alfa & Omega, via Giorgio De Chirico 73, Roma

Possibilità di sistemazione convenzionata.

Info: organizzazione@alleanzaevangelica.org

Cristiani Evangelici in Assemblea a Roma

Il senso della testimonianza evangelica di fronte al cattolicesimo romano è al centro dell’assemblea annuale dell’Alleanza Evangelica Italiana che si terrà a Roma l’8-9 aprile 2016. Per prima vi propongo una brevissima testimonianza del fratello Leonardo De Chirico, pastore a Roma. A seguire, il prof. Pietro Bolognesi dell’IFED.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=rdmDQtqSCak]
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=NmAT3OTv7co]

L’Alleanza Evangelica Italiana ha partecipato con convinzione al Family Day del 2016 così come a tutte le manifestazioni in difesa della famiglia.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=PilgS6MYuy8]

Reagiremo, ci alzeremo in piedi

Un giorno Gesù, dialogando col suo uditorio, si trovò ad affrontare un tentativo da parte dei farisei che mirava a fargli approvare le loro opinioni sulla natura del matrimonio. Gesù rispose riaffermando l’insegnamento della Scrittura: “All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10,6-9).

Il Vangelo secondo Marco riporta subito dopo la descrizione di una scena a noi ben nota. Questa scena ci mostra l’indignazione di Gesù nel notare che i suoi discepoli cercavano di impedire che la gente portasse i propri bambini vicino a lui. E “disse: “Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”… E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sul loro capo li benediceva” (Mc 10,14-16). Nel proporci queste letture, la liturgia odierna invita tutti noi a riflettere su tre temi strettamente connessi fra di loro: la natura del matrimonio, la famiglia e il valore della vita.

(…)

Non esito a proclamare dinanzi a voi e dinanzi a tutto il mondo che ogni vita umana – dal momento del suo concepimento e durante tutte le fasi seguenti – è sacra, perché la vita umana è creata ad immagine e somiglianza di Dio.

Niente supera la grandezza o la dignità della persona umana. La vita umana non è soltanto un’idea o un’astrazione; la vita umana è la realtà concreta di un essere che è capace di amore e di servizio all’umanità.

Permettetemi di ripetere ciò che dissi nel corso del pellegrinaggio alla mia terra: “Se il diritto alla vita di una persona viene violato al momento in cui viene concepita nel seno materno, un colpo indiretto viene inflitto a tutto l’ordine morale, che ha per scopo i beni inviolabili dell’uomo. La Chiesa difende il diritto alla vita, non solo per rispetto alla maestà di Dio, primo Datore di questa vita, ma anche per rispetto al bene essenziale della persona umana” (Giovanni Paolo II, Allocutio, 8 giugno 1979).

La vita umana è preziosa perché è un dono di Dio il cui amore è infinito: e quando Dio dà la vita, la dà per sempre. La vita inoltre è preziosa perché è l’espressione e il frutto dell’amore. Questa è la ragione per cui la vita deve avere origine nel contesto del matrimonio e per cui il matrimonio e l’amore reciproco dei genitori devono essere caratterizzati dalla generosità nel prodigarsi.

Il grande pericolo per la vita della famiglia in una società i cui idoli sono il piacere, le comodità e l’indipendenza, sta nel fatto che gli uomini chiudono il loro cuore e diventano egoisti. La paura di un impegno permanente può cambiare il mutuo amore fra marito e moglie in due amori di se stesso, due amori che esistono l’uno accanto all’altro, finché non finiscono nella separazione.

(…)

Tutti gli esseri umani dovrebbero apprezzare l’individualità di ogni persona come creatura di Dio, chiamata ad essere fratello o sorella di Cristo in ragione dell’Incarnazione e Redenzione Universale. Per noi la sacralità della persona umana è fondata su queste premesse. Ed è su queste stesse premesse che si fonda la nostra celebrazione della vita, di ogni vita umana. Ciò spiega i nostri sforzi per difendere la vita umana contro qualsiasi influenza o azione che la possa minacciare o indebolire, come pure i nostri sforzi per rendere ogni vita più umana in tutti i suoi aspetti.

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Quindi reagiremo ogni volta che la vita umana è minacciata.

Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi reagiremo per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita.

Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi interverremo per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’amore.

Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi reagiremo affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale.

Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi reagiremo riaffermando che la famiglia è necessaria non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato.

Quando poi la libertà viene usata per dominare i deboli, per sperperare le ricchezze naturali e l’energia, e per negare agli uomini le necessità essenziali, noi reagiremo per riaffermare i principi della giustizia e dell’amore sociale.

Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi reagiremo proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto.

(…)

Molto resta da fare per poter aiutare coloro la cui vita è minacciata e ravvivare la speranza di quelli che hanno paura della vita. Si richiede coraggio per resistere alle pressioni e ai falsi “slogans”, per proclamare la dignità suprema di ogni vita, ed esigere che la società stessa la protegga.

Desidero perciò rivolgere una parola di lode a tutti i membri della Chiesa Cattolica e delle altre Chiese cristiane, a tutti gli uomini e donne dell’eredità giudeo-cristiana, come pure a tutti gli uomini di buona volontà, affinché si uniscano in uno sforzo comune per la difesa della vita nella sua pienezza e per la promozione di tutti i diritti umani.

(dall’Omelia di Giovanni Paolo II, Washington, Capitol Mall, 7 ottobre 1979)

La franchezza dell’annuncio

La chiesa riunita in preghiera
Sl 2:1-4 (2R 19:14-19; Mt 18:19-20) cfr. At 2:1-4
23 [Pietro e Giovanni] Rimessi quindi in libertà, vennero ai loro, e riferirono tutte le cose che i capi dei sacerdoti e gli anziani avevano dette.

24 Udito ciò, essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: «Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; 25 colui che mediante lo Spirito Santo ha detto per bocca del tuo servo Davide, nostro padre:
“Perché questo tumulto fra le nazioni,
e i popoli meditano cose vane?
26 I re della terra si sono sollevati,
i prìncipi si sono riuniti insieme
contro il Signore e contro il suo Cristo”.

27 Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele, 28 per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero.

29 Adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza, 30 stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù».

31 Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la Parola di Dio con franchezza.

(Atti 4)

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Lunedì della II settimana del tempo di Pasqua (secondo il lezionario cattolico si tratta di sette domeniche, fino alla solennità della Pentecoste, il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua).

Pietro e Giovanni sono appena stati rimessi in libertà, perchè è impossibile imprigionare la Parola di Dio! E’ impossibile tenere a freno la Sua forza. Sono più di duemila anni che il mondo ci prova, non ci è mai riuscito e mai ci riuscirà!

Anzi, il messaggio si allarga. Pietro e Giovanni riferiscono ai loro ed ora sono tutti i loro che assieme parlano ed annunciano la sconfitta del mondo. I potenti possono calunniare il Cristo e la fede, i popoli meditare cose vane, i nobili ed i re della terra coalizzarsi (cfr. Salmo 2) contro il Vangelo, Erode e Pilato, farisei e romani possono unirsi nel nome della menzogna e del suo inetto principe, ma la forza dello Spirito non potrà mai essere fermata.

Ci sarà sempre un resto, due, uno, un gruppo, che continueranno ad annunciare la Parola come essa deve essere annunciata, con franchezza (parresia nel testo greco), chiedendo a Dio la forza di farlo (concedi ai tuoi servi di annunciare la tua Parola in tutta franchezza), chiedendo a Dio di operare prodigi e guarigioni attraverso i suoi servi senza pretese (stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù) perchè anche per questa via il mondo continui ad essere interpellato dal Verbo di Dio.

31 Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la Parola di Dio con franchezza.

Il luogo dove erano tremò. Trema la terra, tremano la terra e il mare (cfr. Salmo 114) alla presenza del Signore, Alleluia!, vacilano tutte le certezze e le false speranze degli uomini. Crollano una dopo l’altro le ideologie.

Solo chi è stato innalzato sulla Croce è capace di discendere. Gli uomini che credono di innalzarsi a chissà quali altezze con il loro progresso, la loro sicumera, il loro orgoglio, persino con la fierezza del proprio peccato, non solo sono destinati a restare in croce qui, sulla terra, ma rischiano di finire precipitati nel più profondo, con la croce rovesciata, gettati giù di testa, nell’ultimo dei giorni di questo mondo.

Convertiamoci, crediamo al Vangelo, chiediamo senza mai smettere il dono dello Spirito Santo, ed annunciamo senza timori e senza interruzione, con franchezza, la Parola di Dio. In nessun altro Nome vi è salvezza. Nessuna altra parola è Via, Verità e Vita.

Accresci la nostra fede Signore Gesù.
Perdona il nostro peccato, Signore Gesù.

Amen, secondo la Tua volontà.

Cristo è l’Uno, non “uno dei tanti”

Predicazioni del past. Paolo E. Castellina

Testo completo: Apocalisse 1:4-8 – La predicazione riformata

4 Giovanni, alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono 5 e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra.
A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, 6 che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.
7 Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen. 8 «Io sono l’alfa e l’omega», dice il Signore Dio, «colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente».

(Apocalisse 1)

bibbiaaperta

Questo Gesù, il Cristo, potrebbe mai stare nel pantheon delle divinità di questo mondo, uno fra i tanti, in una sorta di abbraccio ecumenico? Se Cristo Gesù è tutto quanto abbiamo udito dalle parole della Scrittura che oggi abbiamo esposto, ed è così, certo proprio no. Questo lo credono possibile solo coloro che non conoscono il Cristo o ne deformano proditoriamente l’immagine autentica che ce ne dà le Scritture per sottomettere tutti alla tirannia di una nuova ideologia che considerano “illuminata”.

(:::)

Il perché di tutto questo è evidente: la fede che professiamo non è una delle tante invenzioni umane, uno dei tentativi umani di salire verso Dio, ma l’irrompere in questo mondo di Dio stesso che, nella persona di Gesù di Nazareth, il Cristo, il Messia, il Salvatore, viene per ricuperare a Sé quello che abbiamo chiamato un grande campione di umanità, rigenerarlo, ed unirlo a Sé stesso in una nuova creazione. I termini di tutto questo, che è l’Evangelo biblico, sono ribaditi dal Cristo risorto che fin dall’inizio si presenta a Giovanni con le sue inequivocabili credenziali e delineando quali siano i doni, le facoltà ed i privilegi che Egli conferisce a coloro che Dio Gli ha affidato.

Predicazioni del past. Paolo E. Castellina

Testo completo: Apocalisse 1:4-8 – La predicazione riformata

Sabato dell’Ottava di Pasqua, andate e predicate

9 Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 10 Questa andò ad annunciarlo a coloro che erano stati con lui, i quali facevano cordoglio e piangevano. 11 Essi, udito che egli viveva ed era stato visto da lei, non lo credettero.
12 Dopo questo, apparve in modo diverso a due di loro che erano in cammino verso i campi; 13 e questi andarono ad annunciarlo agli altri; ma neppure a quelli credettero.
14 Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l’avevano visto risuscitato.

La missione affidata ai discepoli
=(Mt 28:16-20; Lu 24:46-49, 50-53; At 1:1-12) Gv 21:1-24; 1Co 15:6-7

bibbiaaperta

15 E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.

(Marco 16)

Il commento alla Parola di Dio oggi lo lascio a Leone Magno, teologo di grande spessore, come testimoniano i suoi numerosissimi scritti, combattente in prima linea, contro l’eresia manichea sul piano religioso e sul piano politico per l’indi pendenza e la libertà dei cristiani. Fu Papa, primate della Chiesa di Roma per ben ventun anni (all’undicesimo posto in questa particolare ‘classifica’ dove, lo riporto per vostra curiosità, ai primo posti sono Pio IX, 31 anni, Giovanni Paolo II, quasi 27 e Leone XIII, 25 e spiccioli).

Leone Magno nel commento si sofferma sulla nuova condizione del cristiano, che deve essere rivolto verso il cielo più che verso la terra, che deve abbandonare del tutto la decadenza verso cui lo porta il proprio peccato, e che ha in sè la forza per vincere le passioni sbagliate della carne. Per chi se lo chiedesse si, ci inserisco anche le deviazioni sessuali, di qualsiasi tipo, anche quelle che oggi parte della nostra società ci vuoe convincere siano “normali” e lecite.

Ma la Parola di Dio aggiunge e sottolinea anche un’altra cosa, che non basta fare questo per sè, per la propria vita, ma bisogna anche andare e predicare, ovvero affermare la Verità sull’essere umano. Senza mai stancarsi e senza fare ‘sconti’.

E qui il mio pensiero è andato anche alla prossima esortazione post sinodale sui temi della famiglia, Amoris Laetitia si chiamerà, di prossima uscita da parte del Papa Francesco. Anche da cristiano riformato, è un documento che aspetto di leggere e che spero non dia adito a dubbi o incertezze su quelli che sono i valori irrinunciabili e inderogabili per un cristiano sul tema. Perchè comunque, vista la fonte autorevole sull’opinone pubblica, è destinato ad influenzare orientamenti e costumi di tanti. Quindi spero che sia il più fedele possibile a quanto afferma la Parola di Dio, sine glossa e senza aggiustamenti pastorali di comodo come sperano in tanti, troppi a mio modo di vedere, nel mondo cattolico. Specie in Italia e nel cosiddetto primo mondo (cosiddetto, perchè la decadenza di questo è tale che presto si ridurrà ad essere l’ultimo, forse già lo è sul piano morale e spirituale…).

Leone Magno (? – ca 461), papa e dottore della Chiesa
Discorso 58, 20° sulla Passione; SC 74, 252

« I suoi seguaci erano in lutto e in pianto… Disse loro: ‘Andate i tutto il mondo e predicate il Vangelo’ »

Non ci prenda lo spettacolo delle cose di questo mondo; i beni della terra non distolgano i nostri sguardi dal cielo.

Riteniamo superato ciò che è ormai quasi nulla; il nostro spirito, attaccato a quel che deve rimanere, fissi il suo desiderio sulle promesse dell’eternità. Benché ancora solo “nella speranza, noi siamo stati salvati” (Rom 8,24), benché assumiamo ancora una carne soggetta alla corruzione a alla morte, possiamo proprio affermare tuttavia che viviamo fuori della carne, se sfuggiamo al potere delle sue passioni. No, non meritiamo più il nome di questa carne, dal momento che ne abbiamo fatto tacere i richiami.

Il popolo di Dio si accorga dunque che è “una creazione nuova in Cristo” (2 Cor 5,17). Capisca bene da chi è stato scelto e a chi sceglie di appartenere.

L’uomo nuovo non ritorni nell’incostanza del suo stato antico. Colui “che ha messo mano all’aratro” (Lc 9,62) non cessi di lavorare, vegli sul grano che ha seminato, non ritorni verso quello che ha lasciato.

Nessuno ricada nella decadenza dalla quale si era rialzato. E se, per la debolezza della carne, qualcuno giace ancora in una di queste malattie, prenda la ferma risoluzione di guarire e di rialzarsi.

Tale è la via della salvezza; tale è il modo di imitare la risurrezione iniziata da Cristo… I nostri passi abbandonino le sabbie mobili per camminare sulla terra ferma, poiché sta scritto: “Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo e segue con amore il suo cammino. Se cade, non rimane a terra, perché il Signore lo tiene per mano” (Sal 37,23).

Fratelli carissimi, tenete ben presenti in mente questi pensieri, non solo per la festa di Pasqua, ma anche per santificare tutta la vostra vita.

Progresso dell’Europa? Merito dei monaci!

Sono stati versati fiumi di inchiostro a proposito dell’influenza del monachesimo sulla vita quotidiana dell’Europa. I monaci dissodano la terra, la bonificano, piantano alberi da frutto, seminano il grano, curano le vigne, allevano gli animali. Preservano e rilanciano l’economia del Vecchio Continente, nei secoli delle invasioni barbariche, degli sconvolgimenti militari e politici. Altro che secoli bui! La luce del Medioevo è dovuta in gran parte al monachesimo, che ha conservato i libri, tramandato la cultura, aperto ospedali e distribuito medicinali.

Venerdì dell’Ottava, in nessun altro è la salvezza!

L’arresto di Pietro e di Giovanni
At 3:1-16; Mt 10:17-20, 26-33; Gv 15:20-21; 1P 3:14-15

1 Mentre essi parlavano al popolo, giunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei, 2 indignati perché essi insegnavano al popolo e annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti. 3 Misero loro le mani addosso, e li gettarono in prigione fino al giorno seguente, perché era già sera. 4 Ma molti di coloro che avevano udito la Parola credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila.

5 Il giorno seguente, i loro capi, con gli anziani e gli scribi, si riunirono a Gerusalemme, 6 con Anna, il sommo sacerdote, Caiafa, Giovanni, Alessandro e tutti quelli che appartenevano alla famiglia dei sommi sacerdoti. 7 E, fatti condurre in mezzo a loro Pietro e Giovanni, domandarono: «Con quale potere o in nome di chi avete fatto questo?»

8 Allora Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, 9 se oggi siamo esaminati a proposito di un beneficio fatto a un uomo infermo, per sapere com’è che quest’uomo è stato guarito, 10 sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele che questo è stato fatto nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; è per la sua virtù che quest’uomo compare guarito, in presenza vostra.

11 Egli è
“la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata,
ed è divenuta la pietra angolare”.

12 In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati».

(Atti 4)

bibbiaaperta

La storia non cambia. Allora come oggi, quando i cristiani proclamano con più forza il Nome di Gesù, come l’Unico Nome in cui c’è salvezza, essi vengono perseguitati, calunniati, rinchiusi nel loro recinto e, se non ci si riesce, messi in prigione o uccisi.

In questi tempi gli esempi non mancano di sicuro. Si moltiplicano i martiri in ogni zona del mondo, in Oriente, vicino e lontano, in Pakistan, in Africa. E si moltiplicano calunnie, menzogne e tentativi di azzittire o ridurre all’irrilevanza politica e sociali quei pochi cristiani d’Europa e del cosiddetto primo mondo che ancora si sforzano di annunciare il Nome di Gesù nei loro paesi dalla fede spesso avvizzita ed asfittica. Per cause sia interne che esterne alle chiese che sempre meno li radunano.

Ma la sostanza resta! Questo brano del capitolo 4 del libro degli Atti, questo discorso forte, pieno di Spirito di Pietro è un vero manifesto della teologia del Cristo Solo, del Solus Christus!

Potete calunniarci, deriderci, rinchiuderci, ma la situazione, oggi, 2016, è la stessa dei tempi di Pietro!  Non cè nessun altro Nome in cui c’è salvezza per il genere umano se non quello del Signore Gesù. Non esiste alcun altra Parola capace di dare senso e la giusta dignità alla vita dell’uomo se non quella rivelata dal Signore Dio, dall’Eterno, Benedetto Egli sia!, nella Bibbia.

Non c’è vera misericordia nel cuore umano, nè vera capacità di guarire nelle mani del mondo.
L’Unico che vede fino in fondo il cuore di quel misero che è l’uomo (questo e non altro significa misericordia, non è quel simulacro che chiamiamo “pietà” o “voler bene”!) è il Signore Gesù.
L’Unico che guarisce lo storpio, lo zoppo, il cieco, il sordo, il muto è il Signore Gesù.

 In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati.

Dio ci ha donato il Suo Figlio, il Signore Gesù, per la nostra salvezza. Non altri. Non altro.

Egli è “la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata,
ed è divenuta la pietra angolare”.

Potere continuare, o riprendere a rifiutarla, o provare ad edificare su di un altro fondamento. Da tanto tempo l’umanità persiste in questo peccato. Se ne vedono i frutti. Relazioni, stati, situazioni costruiti e costruite sulla sabbia delle illusioni, sul terriccio delle credenze, sul fango delle menzogne delle ideologie, tutte, crollano uno dopo l’altro. Un tessuto di rapporti che si sfilaccia perchè tenuto assieme da un collante incapace di tenere insieme i pezzi. Diabolico, anzi, dia-bolico…

La sabbia umana crea fratture, divide, allontana (dià) i cocci (bolé) gli uni dagli altri.
La Croce del Cristo è l’unica capace di ricomporli, di rimettere insieme (sùv) i cocci (bolé), di restituire all’uomo il Simbolo del suo essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio.
La Roccia del Cristo, la roccia della sola fede in Lui è l’unica che rimarrà in piedi fino all’ultimo dei giorni di questo mondo, così come lo conosciamo. Restiamo saldi. Teniamoci aggrappati alla Roccia del Cristo. Restiamo saldi nella Sua Parola. Sforziamoci di rimanere sul sentiero antico della fedeltà assoluta ai Suoi comandamenti.

In nessun altro è la salvezza!

  • Aggiornamento
    Finisco ora di pregare con l’Ufficio delle Letture del giorno, che presenta questa lettura, dalla prima lettera di pietro, al capitolo 4. In perfetta sintonia con quanto sopra.

3 Basta con il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche idolatriche. 4 Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi.

5 Ne renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti. 6 Infatti per questo è stato annunciato il vangelo anche a coloro che sono morti; affinché, seppur essendo stati giudicati nella carne secondo gli uomini, potessero vivere nello Spirito secondo Dio.

Lu 21:34-36; Ga 6:10 (Ro 12:5-11; 1Co 10:31)
7 La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. 8 Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre una gran quantità di peccati.
9 Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare.
10 Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri.

11 Se uno parla, lo faccia come si annunciano gli oracoli di Dio; se uno compie un servizio, lo faccia come si compie un servizio mediante la forza che Dio fornisce, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Mt 5:10-12; At 5:41; 14:22; 2Te 1:4-12
12 Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13 Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

14 Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi. 15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui;16 ma se uno soffre come cristiano, non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome.

17 Infatti è giunto il tempo in cui il giudizio deve cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio? 18 E se il giusto è salvato a stento, dove finiranno l’empio e il peccatore? 19 Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio affidino le anime loro al fedele Creatore, facendo il bene.