Partì di là (Matteo 13,47-53)

47 «Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; 48 quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. 49 Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti 50 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
51 Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì».

52 Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

(Matteo 13)

bibbia

là avv. [lat. ĭllāc ‹illàk›]. – 1. In quel luogo. Indica in genere luogo distante da chi parla e da chi ascolta

Così la Treccani su quel piccolo avverbio che conclude la lettura evangelica del giorno per noi e la spiegazione del Regno di Dio, del Regno dei cieli, attraverso le parabole, fatta da Gesù ai suoi discepoli.

Mi ha colpito quel piccolo avverbio stamani.

La parabola della rete riprende gli stessi insegnamenti della parabola della zizzania.
Come grano e zizzania crescono assieme, così pesci buoni e cattivi nuotano nelle acque dello stesso mare di questo mondo.
Come grano e zizzania verranno raccolti dai mietitori, dagli angeli di Dio, e separati, grano da una parte, zizzania nel fuoco, così avverrà per i pesci. I pescatori incaricati da Dio mettono nel vaso del cuore di Dio i buoni e gettano via quelli che nulla valgono.

Gesù al termine è ancora più chiaro. I malvagi, sottolinea, saranno gettati nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridor di denti.

51 Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì».

Avete capito, chiede anche a noi? E noi probabilmente rispondiamo come fanno i suoi discepoli. Si, abbiamo capito. Ma Gesù sa che il nostro cuore non ha capito fino in fondo, e di nuovo, per la seconda volta, puntualizza.

52 Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».

Ogni scriba (e pensiamo alla Torah, a quello che oggi chiamiamo Antico Testamento), diventato discepolo del Regno dei Cieli (letta la Torah secondo il cuore di Dio, come ci insegna il Cristo, attraverso la sua mediazione) è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.

Ovvero non ci sono due leggi, due alleanze, due testamenti; c’è una Parola di Dio, quella, tutta intera, va ascoltata, pregata, obbedita. C’è un tesoro, uno solo, e occorre che il nostro cuore, intero, sia solo in quel luogo. Perchè dove sarà il tesoro, sarà anche il nostro cuore.

Poi Gesù tace, e riparte.

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

L’avverbio del mio turbamento di stamani. “Là” indica in genere luogo distante da chi parla e da chi ascolta. Davvero abbiamo capito? O il nostro cuore è distante dalla comprensione di cui parla il Cristo?

Siamo veramente convinti che ci sarà un giudizio finale? Crediamo veramente che ci sarà chi sarà salvato e ci sarà allo stesso tempo chi non troverà scampo agli occhi di Dio? Siamo veramente obbedienti alla Parola di Dio, a tutta la Parola di Dio? Siamo veramente convinti che non uno iota della Torah perisce rispetto all’Evangelo di Nostro Signore? Che è un’unico Credo quello che unisce il Padre al Figlio? Quello che spira verso di noi con la forza dello Spirito?

La vera fede, io credo, è trinitaria, perchè dobbiamo comprendere che Padre e Figlio sono davvero Uno, lo Spirito che discende dal Padre e dal Figlio questo sta a significare.

Lo crediamo o siamo ““… in un luogo lontano da chi parla (Dio nella persona del Figlio) e da chi ascolta (la profondità del nostro cuore)?

Lo crediamo o siamo lontani dalla verità della fede? Dall’obbedienza alla Parola? Dal riconoscimento effettivo della Unità e Trinità di Dio?

Che il Signore, Misericordioso, non parta da noi senza che questa fede sia da noi compresa, interiorizzata, vissuta in pensieri, parole ed opere, o non importa come ci consideriamo… non aspettiamoci meraviglie dal Signore, se non siamo capaci di questo.

Rileggiamoci come continua la parte finale del Vangelo di Matteo, capitolo 13 e meditiamoci sopra.

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

54 Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? 55 Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?»

57 E si scandalizzavano a causa di lui.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua».

58 E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti.

 

#JeSuisPretre

#JeSuisPretre é l’hastag legato al martirio di padre Jacques Hamel.

Di hastag che iniziano con #JeSuis ultimamente ne sono usciti tanti. Non sono un, diciamo così, “appassionato” di questi e raramente li riporto nei miei tweet  o nei miei post.

Una volta che me ne hanno chiesto conto, a voce, non sul web, ricordo di aver risposto che secondo me l’affermazione “IoSonoCristiano” o, se preferite, l’hastag #JeSuisChretien li conteneva tutti.

Perchè Cristo si è incarnato, è morto, è risorto per tutti. Ed in virtù di questo, che è un fatto, non una ipotesi, ogni cristiano sente dentro di sè, per la grazia che gli deriva dalla fede, di essere sempre con l’altro, piuttosto che contro.

Mentre molti degli hastag che iniziano con #JeSuis si pongono in contrapposizione con qualcun altro. Non sempre in modo chiaro ed univoco.

Detto questo però, l’hastag #JeSuisPretre, quando l’ho letto, mi ha fatto un effetto del tutto diverso. L’ho sentito “mio”, me lo sono sentito “scritto dentro”. Ho pensato che avrei potuto farlo mio anche in rete, lo faccio ora, in modo del tutto speciale.

Perchè “IoSonoPrete“. Aveva ragione mia madre, le mamme hanno sempre ragione, quando mi diceva, in occasione della mia decisione di lasciare l’esercizio del sacerdozio ministeriale nella chiesa cattolica, a febbraio/marzo del 1997 a dirmi che “tanto non me ne sarei mai liberato” del mio esser prete. Così mi disse. E mi fece male. Ed io le risposi che non volevo liberarmene del tutto, bofonchiai qualche imperfetta risposta teologica cui lei rispose con un sorriso. Non gradì la mia decisione, ma la rispettò e continuò a volermi bene, come solo una madre sa fare.

Aveva ragione però, ed io lo sapevo, qualche anno fa l’ho scritto anche su questo blog. Sono stato validamente ordinato, il 16 maggio 1992, a San Giovanni in Laterano, e quello che la teologia cattolica chiama carattere è sempre lì a sigillare il mio animo.

Una scelta totale ed irreversibile, quella segnata dal carattere, ma, non fraintendete, non una scelta mia, verso il Signore (quella, da sola, avrebbe lasciato il tempo che trova; sono, siamo peccatori, se contiamo solo su noi stessi non avremo mai la forza di fare compiutamente nulla di valido e duraturo), quanto una scelta del Signore verso la mia persona, verso la miseria della mia condizione umana. Mi prendeva con le mie doti come con i miei difetti, con la mia fede e con il mio peccato, con la mia confessione di fede come con i miei rinnegamenti. Come un giorno aveva preso Pietro…

A maggio 2017, il 16 maggio 2017, saranno 25  anni che sono prete, che sono stato ordinato prete. 25 anni di sacerdozio, 25 anni segnati da quel carattere che, lo so, non mi lascerà nemmeno nel momento del mio ultimo respiro terreno, quando, i “conti” andrò a farli con l’Eterno, non con gli uomini.

Sono 25 anni che quel carattere è lì, che mi segna, che mi incide. Assieme a tanti altri sentimenti, anche grandissimi, anche profondissimi. Assieme all’amore grandissimo che ho per mia figlia Sara, assieme all’amore grandissimo che ho per mia moglie Antonella. Che è un amore così forte, così profondo, lo so, anche e forse proprio in virtù di quel primo amore della mia vita, nato con il Battesimo, cresciuto con l’amore per la Parola di Dio, un crescendo continuo dai miei dieci anni e dalle prime catechesi ricevute fino ad oggi, che il Signore ha sigillato con l’inchiostro indelebile del Suo Santo Spirito il giorno della mia consacrazione ministeriale.

Ho sbagliato, ho fatto bene… So che sono profondamente e serenamente innamorato di mia moglie e di mia figlia, so che continuo anche a voler servire il Signore nelle persone dei fratelli e delle sorelle che assisto con l’ascolto prima e con l’insegnamento poi. So anche che ho delle opinioni ed un modo di professare la fede che solo in parte coincide con quello che la chiesa cattolica ha di farlo. E quindi da questo punto di vista mi sento ‘nel giusto’. Tra virgolette ‘nel giusto’, perchè chi può esserlo nei riguardi di Dio? Ma sono sereno perchè le somme le tirerà il Signore. Nè io, nè nessun altro uomo potrebbero farlo. E’ solo Lui che mi conosce e mi ama dal seno di mia madre.

#JeSuisPretre, sono anche padre e marito; sono predicatore cristiano, social media manager, analista informatico, formatore, dottore in Utroque Iure e in Teologia, sono tante altre cose, come tutti.

Ma quel #JeSuisPretre, ha un addendum, un’aggiunta, in aeternum” messa lì da Qualcuno che è assieme forte rocca, roccia di salvezza, pietra di inciampo. La morte terrena può portarti via l’essere padre, o l’essere marito, ma non altro….

Voglia allora Dio che io abbia ben messo il mio piede, che sempre mi sono sforzato e mi sforzo di tenere sul retto ed antico sentiero della fede nel Suo Figlio, della fede nella Sua Parola fatta carne, della speranza indefettibile della salvezza attraverso la Croce. Lo faccio oggi anche con mia moglie e mia figlia, con fratelli e sorelle di fede diversi da quelli con cui sono stato ordinato, ma mi sforzo comunque di farlo, nella mia peccaminosa fedeltà.

#JeSuisPretre #InAeternum

Amen.

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(Meditazione messa per iscritto stamani, 27 luglio 2016, mentre pregavo, con nel cuore l’immagine di P. Jacques Hamel, nella cappella della Stazione Termini, in Roma)

 

Tutto

“Tutto quello che c’è qua è per essere predicato, chiamalo come ti piace, o consideralo elevato o no; la Bibbia, tutta la Bibbia, e nient’altro che la Bibbia è il modello del vero cristiano.”

Charles Spurgeon

bibbia

Il tesoro e la perla (Matteo 13,44-46)

44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.

45 «Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 46 e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comperata.

(Matteo 13)

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Il Regno dei cieli è come un tesoro nascosto nel campo. Quando un uomo lo trova, è pieno di gioia, vende tutto quello che ha, compra quel campo.

Primo punto: è pieno di gioia; come ogni uomo e donna quando scopre che il Signore ama proprio lui, ha scelto proprio lei, ha affidato proprio a loro, in persona, quel compito che, solo a pensarci, ti sembrava così alto, così impegnativo, così impossibile…

Ti sembrava così perchè eri pieno di te, perchè pensavi che avresti dovuto fare tutto da solo o da sola, solo con le tue risorse…

E invece…. hai trovato un tesoro, di grazia, di amore, di misericordia, di doni dello Spirito, e tu, si proprio tu, puoi svolgere quel compito, quel ministero, puoi mettere a frutto quel carisma.

Perciò, secondo punto, devi vendere tutto quello che hai. Perchè il Signore non vuole servitori a mezzo servizio, a mezzo tempo. Non vuole chi mette mano all’aratro e poi, quando questo risulta scomoda o troppo pesante, si volge indietro. Perchè lascerebbe attaccato a quell’aratro la terra che il Signore gli ha affidato da coltivare. Perchè non completerebbe il lavoro di dissodare e rivoltare le zolle.

La scelta per il Signore, qualsiasi sia il tuo carisma, qualunque sia il tuo ministero, di madre o padre di famiglia, di prete, pastore, diacono, catechista, è una scelta che non ammette eccezioni o ripensamenti.

Chi, terzo, compra quel campo, da quel momento in poi ne condivide tutta la responsabilità, ne porta il peso, e se necessario, se richiesto, la Croce fino in fondo, fino anche al sacrificio della vita.

Il regno dei cieli è una perla di grande valore, il massimo valore che si possa concepire. Un mercante che la trova smette di fare il mercante, cede tutte le sue ricchezze, e sceglie quella, solo quella. La compra e, da allora, la sua vita non è più come prima, non è più quella di prima.

Le priorità non ci sono più. C’è una sola priorità, ed è il contribuire all’edificazione del regno. C’è una sola priorità, ed è il parlare, l’agire, l’operare, ciascuno nel suo ruolo, compito, o ministero, per la sola gloria di Dio.

Fino alla consumazione della vita stessa, perchè la Perla che deve crescere è la gloria di Dio. E cresce attraverso il sacrificio ed il martirio dei suoi innamorati.

sanguedeimartiri

Pregando per un fratello martire

17 Di’ loro dunque questa parola:

I miei occhi si sciolgano in lacrime giorno e notte, senza posa,
poiché la vergine figlia del mio popolo è stata stroncata in modo straziante, ha ricevuto un colpo tremendo.

JACQUESHAMEL
Padre Jacques Hamel, morto martire il 26 luglio 2016

18 Se esco per i campi, ecco gli uccisi con la spada;
se entro in città, ecco i languenti per fame;
persino il profeta, persino il sacerdote vanno a mendicare in un paese che non conoscono”».

19 Hai dunque rigettato Giuda?
Hai preso in disgusto Sion?
Perché ci colpisci
senza che ci sia guarigione per noi?
Noi aspettavamo la pace, ma nessun bene ci giunge;
noi aspettavamo un tempo di guarigione, ed ecco il terrore.

20 SIGNORE, noi riconosciamo la nostra malvagità, l’iniquità dei nostri padri,
poiché noi abbiamo peccato contro di te.

21 Per amor del tuo nome, non disprezzare,
non disonorare il trono della tua gloria;
ricòrdati del tuo patto con noi; non annullarlo!

22 Fra gli idoli vani delle genti, ve ne sono forse di quelli che possano far piovere?
o è forse il cielo che dà gli acquazzoni?
Non sei tu, SIGNORE, tu, il nostro Dio?
Perciò noi speriamo in te,
poiché tu hai fatto tutte queste cose.

(Geremia 14)

Eglise-Saint-Etienne

Il piccolo è grande (Matteo 13,31-32)

31 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».

(Matteo 13)

luxlucetintenebris

Il piccolo è grande agli occhi di Dio. Agli occhi dell’uomo un granello di senape è quello che è, una cosa minuscola, insignificante.

Non sono sempre le stesse scontate parole, come ogni tanto mi dice qualcuno, non lo sono, perchè è sempre così, è ancora così nelle cose umane. Gli uomini credono che per fare grandi cose, cose importanti, bisogna avere enormi risorse, fare grandi pianificazioni, avere grandi mezzi.

Non è così nelle cose del Signore. Le cose migliori nel campo del Signore le fanno i piccoli, le fanno i Francesco d’Assisi, le fanno i Valdo, le fanno le Madri Teresa, le fanno i pastori ed i preti più sconosciuti di questo mondo, le fanno la preghiera ininterrotte delle vedove, degli orfani, dei poveri.

Non si fanno grandi cose con i Papi, come con gli otto per mille, o con la più grande esposizione mediatica. Con queste cose, al massimo, si possono dare dei segni, ma, questi, come tutti i segni umani, sono ambivalenti, facilmente manipolabili in una direzione come in quella opposta.

Sono i granelli di senape, che uno dopo l’altro, fanno crescere la chiesa, uno sopra l’altro avvicinano la città degli uomini alla città di Dio.

Sono i granelli di senape quelli da cui ha origine l’albero di senape, dove tanti trovano consiglio, aiuto e rifugio.

Lux lucet in tenebris. Di fronte alle tante robonati parole di questo mondo, di fronte ai tanti discorsi di “progresso, libertà, pace, uguaglianza” la Parola di Dio sembra davvero una piccola candela, una piccola luce insignificante.

Ma è il contrario, chi ha fede lo sa. Quella piccola luce è l’unica Luce vera, l’unica che dice la Verità su dove stiamo conducendo i nostri passi, l’unica che rivela il giusto e l’ingiusto agli occhi di Dio.

Perciò il mondo ed il suo principe cercano di spegnere quella piccola luce, anche convertendo alle loro menzogne chiese, preti e pastori. Ma non prevarranno, ci dice la Parola.

La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Le tenebre mai la soprafferanno. Dio l’ha promesso ed Egli mai verrà meno alla Sua promessa. Ma noi portiamola alta, testimoni della Luce quali siamo stati costituiti.

Non deflettiamo dal sentiero antico su cui ci conduce.

Amen.

Abide with Me. Preghiera della sera.

Un inno magnifico, tra i miei preferiti.

Un inno conosciuto in molte denominazioni, di cui si dice fosse il favorite del re Giorgio V nonché di Mahatma Gandhi. E’ un inno cantato in tutte le circostanze, e particolarmente nei funerali. Sul Titanic, i sopravvissuti hanno raccontato che l’orchestra, mentre la nave affondava, suonava quest’inno. Dal 1927, nell’incontro di calcio per la finale della coppa d’Inghilterra, quest’inno viene suonato prima dell’inizio della partita.

Composto dal pastore Henry Francis Lyte nel settembre del 1847.

“Abide With Me” – written by Henry Lyte in 1847, performed here by The Choir of Norwich Cathedral. Henry Lyte wrote this song as he was slowly dying from turberculosis. Just three weeks after completing the hymn, Henry went to be with the Lord.

TESTO ORIGINALE 

Abide with me; fast falls the eventide;
The darkness deepens; Lord with me abide.
When other helpers fail and comforts flee,
Help of the helpless, O abide with me.

Swift to its close ebbs out life’s little day;
Earth’s joys grow dim; its glories pass away;
Change and decay in all around I see;
O Thou who changest not, abide with me.

Not a brief glance I beg, a passing word,
But as Thou dwell’st with Thy disciples, Lord,
Familiar, condescending, patient, free.
Come not to sojourn, but abide with me.

Come not in terrors, as the King of kings,
But kind and good, with healing in Thy wings;
Tears for all woes, a heart for every plea.
Come, Friend of sinners, thus abide with me.

Thou on my head in early youth didst smile,
And though rebellious and perverse meanwhile,
Thou hast not left me, oft as I left Thee.
On to the close, O Lord, abide with me.

I need Thy presence every passing hour.
What but Thy grace can foil the tempter’s power?
Who, like Thyself, my guide and stay can be?
Through cloud and sunshine, Lord, abide with me.

I fear no foe, with Thee at hand to bless;
Ills have no weight, and tears no bitterness.
Where is death’s sting? Where, grave, thy victory?
I triumph still, if Thou abide with me.

Hold Thou Thy cross before my closing eyes;
Shine through the gloom and point me to the skies.
Heaven’s morning breaks, and earth’s vain shadows flee;
In life, in death, O Lord, abide with me.

 

TRADUZIONE

Resta con me! Veloce scende la sera;
L’oscurità si addensa; Signore, resta con me.
Quando l’aiuto degli altri viene meno, e il conforto svanisce,
Soccorritore dei deboli, o resta con me.

Rapido verso la sua fine, declina il breve giorno della vita;
Le gioie della terra si affievoliscono; le sue glorie passano via;
Cambia e declina tutto ciò che vedo intorno;
O Tu che non cambi, resta con me.

Non chiedo uno sguardo sfuggente, o una parola che passa;
Ma come Tu hai dimorato con i Tuoi discepoli, Signore –
amico intimo, comprensivo, paziente, confidenziale –
Vieni non a visitarmi, ma a rimanere con me.

Vieni non con il terrore, come il Re dei re,
Ma buono e benigno, con la guarigione nelle Tue ali,
Con lacrime per tutti i dolori, con un cuore per ogni supplica
Vieni, amico dei peccatori, e perciò resta con me.

Nei miei pensieri Tu sorridevi durante la mia giovinezza
E, anche se, nel frattempo ribelle e perverso,
Tu non mi hai lasciato, così spesso come io ho lasciato Te
Verso la fine, O Signore: resta con me.

Ho bisogno della Tua presenza ogni ora che passa.
Cos’altro se non la Tua grazia può sventare la potenza del tentatore?
Chi come Te può essere la mia guida e il mio sostegno?
Con le nuvole e col sole, Signore, resta con me.

Non temo il nemico, con te che sei pronto a benedire;
I mali non pesano, e le lacrime non sono amare.
Dov’è il dardo della morte? Dove, o tomba, la tua vittoria?
Io trionfo ancora, se Tu resta con me.

Tieni la Tua croce davanti ai miei occhi che si chiudono;
Splendi nell’oscurità e indirizzami verso i cieli.
Irrompe la mattina del cielo, e fuggono le vane ombre della terra;
In vita, in morte, O Signore, resta con me.

Spunti per la preghiera, dal 25 al 31 luglio

 

(ricevo dal fratello Elpidio Pezzella e condivido)

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.

Luca 9:33

monti

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista. Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda. Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre. In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

Tenebre e alba

Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. … (tratto da “Il vignaiolo e il fico”)

________

Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Lettura continua della Bibbia

25 luglio Salmi 140-141; Ebrei 5-6

26 luglio Salmi 142-143; Ebrei 7-8

27 luglio Salmi 144-145; Ebrei 9-10

28 luglio Salmi 146-147; Ebrei 11-12

29 luglio Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

30 luglio Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

31 luglio Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

Laicità e secolarismo

Il «neoliberalismo contemporaneo» vorrebbe fondare una neutralità dello Stato e della politica, senza accorgersi di giungere a teorizzare che coloro i quali credono in una verità debbano semplicemente essere esclusi dal dibattito politico liberale… Rispettare la società civile implica riconoscere un nuovo dato oggettivo: in Occidente le divisioni più profonde sono quelle tra cultura secolarista e fenomeno religioso, e non tra credenti di diverse fedi. La concezione dello Stato in senso neutralistico spinge a identificare laico con non-religioso, per cui lo spazio pubblico è sintonizzato con tutte le differenti visioni e pratiche fuorché quelle religiose. Si va diffondendo un pregiudizio culturale in base al quale, mentre tutte le diverse posizioni sono considerate parte legittima del variegato pluralismo contemporaneo, quelle religiose sono avvertite piuttosto come differenze partigiane. Così lo Stato che si definisce neutrale culturalmente non è imparziale, ma assume un orientamento secolaristico…

Ma il secolarismo è solo una tra le molte visioni dell’uomo e del mondo: legittima, da accogliere come una delle voci di una società plurale; però lo Stato non può farla propria, perché rischia di finire con l’assumere una posizione limitatrice della libertà religiosa

Aldo Cazzullo – Il peccato d’origine della laicità
Corriere della Sera, 2/4/2013
– See more at: http://www.evangelici.net/mediaefede/1469108061.html

bibbiaconsegnacoli

PokemonGo van cercando…

PokemonGo van cercando, belli, colorati, attivi come loro non sono più da tempo…. e non si accorgono del mondo reale che imbruttisce sempre di più al loro intorno…
Nella Bibbia l’uomo che cerca il Valore cerca il monte, il mare, l’albero, la luce, le altezze, la natura…
Perchè il Signore non è virtuale!
E’ più che reale, più intimo a noi del nostro intimo, tanto da sfolgorare su di noi quando finalmente lo vediamo.
 
Io cerco il Signore, voi cercate pure i pokemon… 
pokemongo