Diritti palestinesi e diritti curdi. Il doppiopesismo internazionale

Pubblico, su suggerimento dell’amico Niram, un articolo del 2004 di Alan Dershowitz sull’immondo doppiopesismo della comunità internazionale che si strappa le vesti per la “sofferenza” del popolo palestinese (realtà costruita a tavolino dopo la Guerra dei Sei Giorni) ma che mai pone sullo stesso piano la legittimità della richiesta curda di potere avere un proprio stato indipendente.

Diritti palestinesi e diritti curdi. Quale differenza?
di Alan Dershowitz

Ho una bella domanda per coloro che condannano sempre e solo Israele per l’occupazione e si fanno paladini della creazione di uno stato palestinese indipendente: qual è la vostra posizione sull’occupazione del Kurdistan e sulla richiesta d’indipendenza dei curdi nella loro terra ancestrale?

Qual è la posizione dei palestinesi, ve lo dico io: la loro dirigenza si oppone risolutamente agli sforzi dei curdi per porre fine all’occupazione e creare un proprio stato. I palestinesi appoggiano e hanno sempre appoggiato i regimi che occupano il Kurdistan, e cioè Siria, Turchia, Iran, Iraq.

La cosa non deve sorprendere. Basta ricordare che Yasser Arafat nel 1989 fu il primo a congratularsi con il governo cinese “a nome del popolo palestinese” per la feroce repressione delle manifestazioni e l’uccisione di dimostranti democratici in piazza Tiananmen. Lo stesso Arafat è presidente di un regime che punisce i dissidenti con l’intimidazione e l’omicidio. Nessuno faccia affidamento su processi regolari. La dirigenza palestinese non si schiera per i diritti umani in generarle, si schiera solo per i diritti dei palestinesi che appoggiano ciecamente i rovinosi programmi di Arafat.

Ma dove sono le Nazioni Unite, la chiesa presbiteriana, la sinistra antisionista dura e pura, la comunità europea, Nelson Mandela, Ralph Nader e gli altri che spargono lacrime di coccodrillo sempre e solo per gli oppressi palestinesi? Il loro silenzio sui curdi è assordante.

Può darsi che l’attenzione di alcuni di questi gruppi e personaggi non sia tanto concentrata sugli oppressi, quanto piuttosto sui presunti oppressori. Fingono di preoccuparsi della condizione dei palestinesi, ma gli interessa solo perché è Israele che viene accusato di opprimerli.

Non gli importa nulla dei curdi, perché sono oppressi da nazioni arabe e musulmane, esattamente come non si preoccupano più di tanto dei tibetani occupati e oppressi dalla Cina, o ai ceceni angariati dai russi. Così come non gli importava nulla degli stessi palestinesi negli anni in cui la Cisgiordania era occupata dalla Giordania e la striscia di Gaza era occupata dall’Egitto.

La causa per la fine dell’occupazione del Kurdistan e l’istituzione di uno stato curdo indipendente è almeno altrettanto consistente, e per molti aspetti assai più consistente, di quella per la fine dell’occupazione in Cisgiordania e la creazione di uno stato palestinese (la fine dell’occupazione della striscia di Gaza finirà comunque fra poco).

Esiste già uno stato con una maggioranza di palestinesi, la Giordania, mentre i curdi non sono maggioranza in nessun paese, nonostante il fatto i curdi siano molti di più dei palestinesi. I curdi hanno sofferto molto di più dei palestinesi: almeno centomila di loro sono stati gassati da Saddam Hussein mentre il mondo stava a guardare. Ai curdi è stato promesso uno stato sin dalla fine della prima guerra mondiale, quando il presidente americano Woodrow Wilson prese questo impegno, e il trattato di Sevres diceva che avrebbero potuto avere uno stato se la maggioranza dei curdi avesse appoggiato l’indipendenza.

I palestinesi, invece, hanno più volte rifiutato l’offerta di indipendenza, dapprima nel 1937, poi nel 1947, più recentemente a Camp David e Taba nel 2000-2001. Secondo i più aggiornati sondaggi, la maggior parte dei palestinesi non si dichiara soddisfatta all’idea di uno stato palestinese in Cisgiordania e striscia di Gaza, essi dichiarano di volere vedere la scomparsa dello stato ebraico d’Israele.

I curdi, dal canto loro, non perseguono la distruzione di nessuno stato esistente, ma soltanto l’indipendenza sulla loro terra.

Personalmente sostengo la fine dell’occupazione in Cisgiordania e striscia di Gaza e la creazione di uno stato palestinese pacifico, prospero, democratico in quei territori (con alcuni marginali aggiustamenti di confine, in conformità a quanto prescritto dalla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza). La maggior parte degli israeliani appoggia questa soluzione “due popoli-due stati” a condizione che possa essere garantita la loro sicurezza.

Perché dunque tutti i paesi arabi, la dirigenza palestinese e molti sostenitori dell’indipendenza palestinese si oppongono con tanta veemenza alle legittime richieste del popolo curdo? Forse perché i curdi non hanno fatto ampio ricorso al terrorismo su scala internazionale, nonostante la lunghissima occupazione delle loro terre e l’oppressione della loro gente? Forse perché coloro che occupano e opprimono i curdi dispongono di vaste riserve petrolifere, che Israele invece non ha? O forse perché occupanti e oppressori dei curdi sono arabi e musulmani, mentre Israele è uno stato di ebrei?

Quale che sia la risposta a queste domande, un punto è chiaro: non c’è nessuna ragione legittima per opporsi alla fine dell’occupazione del Kurdistan e alla creazione di una democrazia curda mentre si sostiene la creazione di uno stato palestinese.

L’onere di spiegare la differenza fra le due cause spetta a coloro che sostengono di fondare le loro prese di posizione sulla base di alti principi morali. Se non riescono a farlo, allora meritano l’accusa di applicare due pesi e due misure ai danni dello stato degli ebrei.
Tutti coloro che sostengono una sola misura, in tema di diritti umani, aspettano una risposta. Inutile aspettarsela tanto presto.

curdi