Due monaci – il secondo

Il secondo monaco, nel giorno 31 ottobre, giorno della Riforma, è Martin Lutero, monaco agostiniano mendicante.

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L’enciclopedia recita che “Gli ordini mendicanti, sorti tra il XII ed il XIII secolo in seno alla Chiesa cattolica, sono quegli ordini religiosi ai quali la regola primitiva imponeva l’emissione di un voto di povertà che implica la rinuncia a ogni proprietà non solo per gli individui, ma anche per i conventi, e che traevano sostentamento unicamente dalla raccolta delle elemosine (questua).”.

L’ordine agostiniano, come molti altri ordini dell’epoca, attraversò una profonda crisi nel 1300, specie dopo la peste nera in Europa, che svuotò i conventi, spingendo molti superiori ad accogliere tutti nei conventi, senza badare troppo alla vera fede, alla preparazione, alla disciplina. Si aggiunse poi il cosiddetto “scisma d’Occidente”, papi ed antipapi che si fronteggiavano, ad acuire il tutto.

Nacquero quindi, in seno all’ordine agostiniano, dei conventi cosiddetti “osservanti” dove si ricercava l’autenticità della vocazione, della regola, in obbedienza assoluta alla Parola di Dio. In Italia mi viene in mente Lecceto (Siena) dove spesso sono stato ospite, e Tolentino, altra città provata dal terremoto di queti giorni; in Germania l’osservanza di Sassonia, uno dei cui centri era Erfurt, il convento dove viveva e studiava Martin Lutero.

Monastero di Erfurt, Sassonia - Chiostro
Monastero di Erfurt, Sassonia – Chiostro
Monastero di Erfurt - Chiesa
Monastero di Erfurt – Chiesa

Martin Lutero questo cercava, da bravo monaco, ovvero persona che pone il suo centro nel “monos“, nel solo Cristo. Penso spesso all’etimologia della parola “monaco” e non mi sorprende, sapete, che sia questa, che in lingua italiana si possa tradurre con “Solo”. E mi stupisce ancora di meno che alla base della spiritualità della Riforma, che ebbe un interprete decisivo nel monaco agostiniano Martin Lutero, ci siano i famosi 5 Sola della Riforma.

Sola Scriptura, Sola Fide, Sola gratia,
Solus Christus, Soli Deo Gloria

Nulla bisogna anteporre all’amore di Cristo, diceva il monaco Benedetto da Norcia, ed a null’altro che alla Parola di Dio, alla Sola Scriptura, occorre vincolare la propria coscienza, ribadiva tanti secoli dopo il monaco Martin Lutero.

Nella vita della Chiesa ci sono alti e bassi, ci sono crolli improvvisi, ci sono vette da scalare, ci sono ostacoli imprevisti, terremoti di fede e di fiducia. Ma c’è una unica ricetta possibile per tutto questo, ed è quella di mettere il Cristo, il Verbo Incarnato, la Parola di Dio prima di ogni cosa, prima di ogni teologia e determinazione umana, prima di ogni tradizione e di qualsiasi pur umanamente sapiente magistero.

E non stancarsi mai di costruire e di ricostruire, di riformare… La Chiesa è giustamente detto che è semper Reformanda, perchè sempre ci troviamo a costruire e ricostruire sulle conseguenze del nostro peccato, dei nostri peccati anche come membri di chiese, pastori e preti, vescovi e papi…

Ma, come dice la Parola, facendo attenzione a che il Cristo, soltanto Lui, sia la pietra angolare di qualsiasi nostra costruzione. Perchè occorre non illudersi, non siamo nè saremo noi a fare l’unità della Chiesa. E’ un compito che sfugge del tutto alle nostre possibilità. Anche perchè, a ben guardare, è stato già eseguito dal Padre attraverso il Figlio.
A noi sta solo di renderlo visibile agli uomini, con la nostra preghiera, con il nostro lavoro.

Ora et Labora, Soli Deo Gloria.

Amen.