Hallowed e Halloween

Hallowed e Halloween

Our Father, who art in heaven,
hallowed be thy Name.

Così la preghiera del Signore, il “Padre Nostro”, in inglese. Hallowed be thy Name, ovvero, Santificato sia il Tuo Nome.

La cosiddetta festa di Halloween (All hallows eve) nella realtà è semplicemente la vigilia della festa cristiana di Ognissanti, la festa in cui si ricordano tutti i santi, canonizzati o meno che siano. O, come preferisco dire io, in cui si fa memoria che con il dono della grazia di Dio si possono vincere le tenebre del peccato, che infesta le nostre vite, e scoprire la bellezza piena del vivere con Dio, secondo la Sua Parola.

Siano i grani seminati e i frutti rincasati

Nella realtà contadina esiste un detto che suona:

Per l’Ognissanti
siano i grani seminati
e i frutti rincasati.

Questo detto sta ad indicare, facendo riferimento alla fine del periodo di semina, ed all’avvicinarsi dell’inverno, che l’uomo deve seminare e lavorare duramente su se stesso ogni anno per sperare di raccogliere un frutto il più copioso possibile nella bella stagione successiva. Facile direi la trasposizione del tutto su un piano spirituale.

La falsa Halloween

Facile anche capire perchè il mondo secolarizzato, il mondo del denaro, il mondo del commercio e di mammona stia facendo di tutto, negli ultimi anni, per trasformare questo ricordo cristiano nel suo esatto contrario. Per cui Halloween sembra essere diventata la festa degli zombies, delle streghe e dei vampiri… Che devono restare il più possibile nella vita dell’uomo. Perchè il demonio vuole che sia la paura quella che paralizza le nostre vite…

Giusto quindi criticare la moderna Halloween se si limita ad apparire una specie di festeggiamento delle realtà di morte, vera o apparente che essa sia. E giusto tutelare i nostri bambini ed i nostri figli spiegando loro tutto questo apparato, questo scenario che ci circonda in questi giorni (con Sara l’ho fatto, rispondendo alle sue domande, la settimana scorsa).

Senza esagerare

Ma credo che non bisogna esagerare, che bisogna farlo senza esagerare. Altrimenti si rischia di fare solo pubblicità al demonio che, questo significa la festa in realtà, continua ad impaurire l’uomo peccatore, ma è irreparabilmente sconfitto. Tanto che la festa finisce “a tarallucci e vino”, o, meglio, a “dolcetto o scherzetto”. A simboleggiare che l’uomo che, di fronte al potere delle tenebre, sceglie la luce di Dio, è, in Cristo, il solo vero vincitore della morte.

Mangiati tranquillamente i dolcetti, ho detto a Sara, ma sapendo che tutte quelle altre cose (streghe, maghi, fattucchiere, morti viventi…) non esistono se non nelle nostre paure. E comunque scappano di fronte alla fede, scappano di fronte ad una semplice preghiera.

Our Father, who art in heaven,
hallowed be thy Name.

Amen.

Hallowed e Halloween
Hallowed e Halloween

Semina Cristo nel tuo orto

18 Diceva ancora: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo paragonerò? 19 È simile a un granello di senape che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto albero; e gli uccelli del cielo si sono riparati sui suoi rami».
20 E di nuovo disse: «A che cosa paragonerò il regno di Dio? 21 Esso è simile al lievito che una donna ha preso e mescolato in tre misure di farina, finché sia tutta lievitata».

(Luca 13)

bibbiaaperta

Ambrogio (ca 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Luca, 7, 176-180

Il granellino di senape

Vediamo dunque perché il sublime regno dei cieli è paragonato a un granello di senape. Ricordo di aver letto, anche in un altro passo, del granello di senape, dove è paragonato dal Signore alla fede con queste parole: “Se avrete fede pari a un granellino di senape, direte a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile” (Mt 17,20)…

Orbene, se il regno dei cieli è come un granellino di senape e anche la fede è come un granellino di senape, la fede è certamente il regno dei cieli, e il regno dei cieli è la fede. Quindi, chi ha la fede ha il regno dei cieli… E infine Pietro, che aveva tutta la fede, ricevette le chiavi del regno dei cieli, per aprirne le porte agli altri (cfr. Mt 16,19).

Consideriamo ora, tenendo conto della natura della senape, la portata di questo paragone.

Il suo granello è senza dubbio una cosa modesta e semplice, ma se si comincia a triturarlo, diffonde il suo vigore.
E così la fede sembra semplice in un primo momento, ma provata dalle avversità, diffonde il suo vigore…

Granello di senape sono i nostri martiri Felice, Nabor e Vittore: avevano il profumo della fede, ma li si ignorava. Venne la persecuzione; essi deposero le armi, si abbassarono per porgere il collo e, abbattuti dal fendente della spada, diffusero la grazia del loro martirio per tutto il mondo, tanto da potersi dire giustamente: “La loro eco si è propagata per tutta la terra” (Sal 19,5).

Lo stesso Signore è un granello di senape.
Egli non aveva subito ingiurie, ma, come il granello di senape, prima di essersi accostato a lui, il popolo non lo conosceva.
Egli volle essere stritolato…; volle essere premuto, sicché Pietro disse: “Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia” (Lc 8,45); ed infine volle essere anche seminato come il granello che fu « preso e gettato da un uomo nel suo orto ».
Infatti in un orto Cristo fu catturato e poi seppellito; in un orto crebbe, dove pure risorse…

Dunque, anche tu semina Cristo nel tuo orto… Semina il Signore Gesù: egli è un granello quando viene arrestato, un albero quando risuscita, un albero che fa ombra a tutto il mondo. È un granello quando viene sepolto in terra, ma è un albero quando si eleva al cielo.

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica

unnamed

(ricevo dal fratello pastore Elpidio Pezzella)

Camminare da cristiani

«Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi.  Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore»

Efesini 5:15-17

Prima dell’inciso “… siate ripieni di Spirito”, l’apostolo esorta a vivere il cristianesimo “come si conviene ai santi”, ovvero separandosi dalle forme, dagli atteggiamenti e situazioni che non hanno riscontro nella fede cristiana. Il cristiano non è un passeggero a bordo della chiesa, è chiamato a camminare con avvedutezza. Non solo, è chiamato anche a riscattare il tempo. Tutto il tempo perduto prima che conoscessimo la grazia di Dio, deve essere recuperato. La Scrittura, però, non ci condanna, ma ci chiede di recuperare quello che abbiamo avanti perché i giorni sono malvagi, feroci e sofferenti, e ne abbiamo prova quotidianamente. Come si fa a capire la volontà di Dio? L’unico modo è essere ripieni di Spirito. Chiediamo al Signore che il Suo Spirito spinga la nostra vita come una barca, così che navigando conosceremo quello che oggi conosciamo in parte. Esperienza dopo esperienza saremo di consolazione a chi è nella tempesta con la sua barca. Nel frattempo «Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio» (2 Corinti 7:1).

Lettura della Bibbia

24 ottobre       Lamentazioni 3-4; Romani 14-15

25 ottobre       Lamentazioni 5; Ezechiele 1; Romani 16; 1 Corinti 1

26 ottobre       Ezechiele 2-3; 1 Corinti 2-3

27 ottobre       Ezechiele 4-5; 1 Corinti 4-5

28 ottobre       Ezechiele 6-7; 1 Corinti 6-7

29 ottobre       Ezechiele 8-9; 1 Corinti 8-9

30 ottobre       Ezechiele 10-11; 1 Corinti 10-11

La Riforma è conclusa? Dichiarazioni di convinzioni evangeliche

La Reformanda Initiative rende pubblico un documento intitolato “La Riforma è conclusa? Una dichiarazione di convinzioni evangeliche” che riafferma i principi della Riforma e invita i leader evangelici internazionali a sottoscriverla.

Il 2017 segna il 500° anniversario della Riforma protestante. In tempi recenti, il clima amichevole dell’ecumenismo contemporaneo ha creato condizioni tali da far ritenere ad alcuni esponenti di spicco di entrambi i campi (evangelici e cattolici) che la Riforma è conclusa. Il fatto che il dialogo abbia rimpiazzato la persecuzione è un dato per cui essere grati, ma la domanda rimane: le differenze teologiche fondamentali tra cattolici ed evangelici sono superate?

La Riforma protestante fu in ultima analisi un appello a (1) recuperare l’autorità della Bibbia sulla chiesa e (2) apprezzare in modo rinnovato il fatto che la salvezza ci è donata tramite la fede soltanto. Queste differenze teologiche rimangono oggi.

Allo stesso tempo, ciò che riguarda la Chiesa cattolica romana in quanto realtà dottrinale ed istituzionale non è necessariamente vero per i cattolici in quanto individui. La grazia di Dio è all’opera in uomini e donne che, pentendosi e confidando in Dio soltanto, rispondono all’evangelo di Dio vivendo come discepoli cristiani e cercando di conoscere Cristo e di farlo conoscere.

Come evangelici affermiamo i seguenti tre principi:

1. Incoraggiamo la collaborazione: dove valori comuni sono in gioco che riguardano questioni etiche, sociali, culturali e politiche, sforzi di collaborazione devono essere incoraggiati tra evangelici e cattolici come con altri gruppi religiosi.

2. Manteniamo standard evangelici chiari: quando si tratta di adempiere il mandato missionario di proclamare e di vivere l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo, gli evangelici devono essere cauti e mantenere standard evangelici chiari nel formare piattaforme e coalizioni comuni.

3. Affermiamo i principi fondamentali della Riforma: Le questioni che diedero origine alla Riforma 500 anni fa sono ancora molto vive nel XXI secolo per tutta la chiesa.

Mentre salutiamo con favore tutte le opportunità di chiarirle, gli evangelici affermano con i Riformatori che la nostra autorità finale è la Bibbia e che siamo salvati per fede soltanto.

Il testo completo è disponibile a questo link!

bibbiaaperta2

Obiezione di coscienza

Come la penso, mi chiedono in un messaggio privato su Facebook.
Rispondo in pubblico qui.

L’obiezione di coscienza è un diritto. Per un cristiano, che crede che la vita sia un dono di Dio e non “sua”, a sua disposizione è un dovere prima che un diritto opporsi in ogni modo alla soppressione di una vita, che sia la propria o altrui.

Per un cristiano non possono essere ammissibili, a meno di non rinnegare la propria fede, il dare la morte all’altro uomo (omicidio, pena di morte…) o a se stesso (suicidio, eutanasia…).

L’aborto volontario è un’omicidio, in qualunque momento dopo il concepimento.

L’obiezione di coscienza all’aborto per un medico o un infermiere cristiano è un dovere prima che un diritto perchè equivale a sopprimere una vità che da Dio viene e a Dio è destinata a tornare, nel tempo e nel modo che Dio vuole.

Così la penso.

bibbiaaperta2

Le favole al posto della Verità

1 Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: 2 predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza.

3 Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.

5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio.

6 Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. 8 Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.

(…)

16 Nella mia prima difesa nessuno si è trovato al mio fianco, ma tutti mi hanno abbandonato; ciò non venga loro imputato! 17 Il Signore però mi ha assistito e mi ha reso forte, affinché per mezzo mio il messaggio fosse proclamato e lo ascoltassero tutti i pagani; e sono stato liberato dalle fauci del leone.

18 Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

(2 Timoteo 4)

bibbiaaperta

Ipocriti, guardate in alto

54 Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola venire su da ponente, voi dite subito: “Viene la pioggia”; e così avviene. 55 Quando sentite soffiare lo scirocco, dite: “Farà caldo”; e così è.

56 Ipocriti, l’aspetto della terra e del cielo sapete riconoscerlo; come mai non sapete riconoscere questo tempo?
57 Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?

58 Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, fa’ di tutto mentre sei per via per accordarti con lui, perché non ti porti davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore giudiziario, e l’esecutore ti metta in prigione. 59 Io ti dico che non uscirai di là, finché non avrai pagato fino all’ultimo centesimo».

(Luca 12)

bibbiaaperta

Chi è l’ipocrita? Il significato della parola indica un falso, un mentitore, qualcuno che simula della fede, delle credenze che, nella realtà, non ha. Perchè? Perchè si fanno delle scelte (la parola greca “crisi” questo significa, indica una situazione in cui occorre decidersi in un senso o nell’altro), ma questa scelta in realtà la si mette sotto (υπο) i propri piedi.

Si finge di ascoltare la Parola, ma nella realtà, invece di mettere la Parola sul pulpito della propria vita, sul pulpito del proprio cuore, della propria mente, la si mette sotto… Sotto il moggio, sotto il lucerniere, sotto le comodità e le credenze di questo mondo. Invece di guardare all’alto, alla Croce, a Colui che vi è innalzato, si preferiscono le grotte oscure delle tenebre, illuminate dai fuochi fatui delle scelte di morte che non portano a nulla.

Gesù fa degli esempi presi non a caso dal cielo. Le nuvole, la pioggia, il vento… E’ in alto che bisogna guardare, è in alto che occorre puntare. Occorre volare come aquile, occore levare i propri occhi alla Croce ed oltre.

O si finisce per mettere sotto terra prima le proprie speranze, poi tutta la propria vita, e quella di chi ha fiducia in noi…

Lode al Signore, in quel giorno che è questo!

1 In quel giorno dirai:
«Io ti lodo, SIGNORE!
Infatti, dopo esserti adirato con me,
la tua ira si è calmata, e tu mi hai consolato.

2 Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla;
poiché il SIGNORE, il SIGNORE è la mia forza e il mio cantico;
egli è stato la mia salvezza».

3 Voi attingerete con gioia l’acqua
dalle fonti della salvezza,
4 e in quel giorno direte:
«Lodate il SIGNORE, invocate il suo nome,
fate conoscere le sue opere tra i popoli,
proclamate che il suo nome è eccelso!

5 Salmeggiate al SIGNORE, perché ha fatto cose grandiose;
siano esse note a tutta la terra!

6 Abitante di Sion, grida, esulta,
poiché il Santo d’Israele è grande in mezzo a te».

(Isaia 12)

bibbiaaperta
Sola Scriptura

Luca, Servo della Parola

Buona è ogni parola di Cristo, ha la sua missione e il suo scopo, non si perde. È impossibile che il Verbo di Dio abbia mai pronunciato parole effimere, poiché Egli esprime, secondo il suo volere, i consigli profondi e la volontà santa del Dio invisibile.

Ogni parola di Cristo è buona.

Anche se le sue parole ci fossero state trasmesse da gente qualsiasi, possiamo essere sicuri che nulla di ciò che è arrivato fino a noi – che si tratti di parole a un discepolo o a un oppositore, di avvertimenti, avvisi, rimproveri, parole di conforto, di persuasione o di condanna – nulla ha un significato meramente accidentale, una portata limitata o parziale…

Anzi, tutte le parole di Cristo, pur rivestite di forma temporanea e ordinate a uno scopo immediato, e per questo difficili da estrapolare da ciò che in esse c’è di momentaneo o contingente, conservano tutta la loro forza in ogni secolo.

Rimanendo nella Chiesa, sono destinate a durare per sempre nei cieli (cfr Mt 24,35); si prolungano fino all’eternità. Sono la nostra regola santa, giusta e buona, «lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino» (Sal 119,105), così pienamente e intimamente adatte al nostro tempo come quando sono state pronunciate.

Sarebbe stato vero anche se la premura di un solo uomo avesse raccolto queste briciole dalla tavola di Cristo. Ma abbiamo una speranza molto più grande, perché le riceviamo non da uomini bensì da Dio (1 Tes 2,13).

Lo Spirito Santo, che è venuto a glorificare Cristo e a dare agli evangelisti l’ispirazione per scrivere, non ha scritto per noi un Vangelo sterile. Sia lodato di aver scelto e salvaguardato per noi le parole che sarebbero state particolarmente utili nei tempi a venire, parole cioè che possono servire di legge alla Chiesa, per la fede, la morale e la disciplina. Non una legge scritta su delle tavole di pietre (Es 24,12), bensì una legge di fede e di amore, dello spirito non della lettera (Rm 7,6), una legge per cuori generosi, che accettano di «vivere di ogni parola – per quanto modesta e umile sia – che esce dalla bocca di Dio» (Dt 8,3; Mt 4,4).

(John Henry Newman)

icona-san-luca-evangelista-32-x-44