Etty-tudine

Trattasi di email (appena) veramente inviata ai genitori ed al maestro della V classe di cui fa parte mia figlia Sara, e da cui  (dai colleghi genitori!) sono stato “eletto per acclamazione” rappresentante di classe. La posto così vi fate due sorrisi… 

Carissimi genitori

(o “stimatissimi colleghi”?).

Perdonatemi, sono agli inizi di questa avventura come rappresentante di classe ed ho un sacco di dubbi con quale appellativo riferirmi a tutti voi… ho avuto la prima comunicazione annuale circa il primo caso di pediculosi (leggasi pidocchi nel linguaggio non politicamente corretto che avrebbe usato la mia mamma) a scuola, in IV elementare, se ben ricordo e l’opportunità di controllare le belle testoline dei nostri figli e figlie (con tanti auguri in particolare ai genitori di Giada che ci passeranno due orette buone!).

Avviso: qui finisce la parte essenziale della comunicazione. Intitolata stranamente Etty-tudine non tanto in relazione alla meravigliosa gnoma, da Marta generata, che spesso rallegra le nostre trepidanti attese dell’uscita dei nostri figli, quanto per il fatto che sul mio blog personale oggi citavo un pensiero di Etty Hillesum che per stemperare la stanchezza di queste comunicazioni (ammettetelo lo avete pensato! che strazio un altra mail della scuola da leggere… come prima quando vedevate (vedevamo) scritto “email da Giovanna Silva”!), vi riporto qui:

E’ qui, ora, in questo luogo e in questo mondo, che devo trovare chiarezza e pace e equilibrio. Devo buttarmi e ributtarmi nella realtà, devo confrontarmi con tutto ciò che incontro sul mio cammino, devo accogliere e nutrire il mondo esterno col mio mondo interno e viceversa, ma è tutto terribilmente difficile.

(Etty Hillesum)

Per niente un pensiero banale se ci pensate. Specie se siete un neo-rappresentante di classe che tra musica, pulizie, mensa, cancelli da usare e non usare, gommini per questo e quello, ganci, gancini e gancetti, stecche per il bagno e stecche di balena, doposcuola e dopocresima, lozioni antipidocchi ed abbronzanti, ha ricevuto in una settimana poco più di un centinaio di messaggi, whatsuppate, telefonate, email da tutti voi e non solo…

Solo pensare alle parole dell’antenata della gnoma sorridens mi da sollievo…

E’ qui, ora, in questo luogo e in questo mondo, che devo trovare chiarezza e pace e equilibrio. Devo buttarmi e ributtarmi nella realtà…

Onorevoli colleghi (vi piace onorevoli colleghi? fa molto camera dei rappresentanti… di classe) non mi fraintendete! Non è il preludio di una lettera di dimissioni o di un cahier de doleances. Il tono gnomo-sorridens mi pare evidente. E poi immagino che per Giovanna sia stato uguale, eppure è sopravvissuta a due anni di messaggistica, così farò anche io.

E’ solo un semplice invito a fare attenzione (difficile, lo so, vista la facilità con cui si usano dei telefoni che ormai sono dei computer mano-trasportati) alle nostre comunicazioni. Sia mie verso di voi che viceversa. Perchè con il voler comunicare tutto e il contrario di tutto si rischia di perdere di vista proprio la comunicazione più importante, quella decisiva per il benessere dei nostri “sempre-meno-gnomi” e “sempre-più-quasi-adolescenti” figli (con tutto ciò che ne consegue).

Buona giornata e buona settimana a tutti voi. E ricordatevi di controllare le teste! E se vi rimane in mano o nel pettine qualcosa, poveri voi…

Un bacione grande grande ad Etty, alla mia gnoma ispiratrice!

grembiuli

Pensiero del momento, con Etty H.

E’ qui, ora, in questo luogo e in questo mondo, che devo trovare chiarezza e pace e equilibrio. Devo buttarmi e ributtarmi nella realtà, devo confrontarmi con tutto ciò che incontro sul mio cammino, devo accogliere e nutrire il mondo esterno col mio mondo interno e viceversa, ma è tutto terribilmente difficile.

(Etty Hillesum)

 etty

Cristiani alla carta, ecumenismo alla carta…

Il battesimo di baby Vendola e quei cattolici à la carte

Cattolici alla carta, dice l’articolo. Si prende quello che fa comodo e si butta il resto. Cristiani alla carta, dico io. Ormai le chiese, tutte, ne sono piene.

5sola

 

Nuove prospettive per l’ecumenismo, dicono e scrivono protestanti e cattolici su Jesus di questo mese, ottobre 2016. Nuove prospettive un accidenti! L’unica prospettiva di chiese di questo tipo è l’apostasia dalla vera fede, dalla fede biblica… Ecumenismo alla carta, anche questo…

Mia figlia Sara ho scelto di non battezzarla da piccola, perchè credo che il Battesimo sia una scelta da fare in modo responsabile ed adulto. E non credo di potermi sostituire a lei nella scelta.

Ma la mia non è una scelta popolare… va di moda il volemose bene, versione alla Papa Francesco o versione Tavola Valdese. Per cui mi ritrovo circondato da presunti amici e conoscenti ufficialmente non credenti,  o diversamente tali, panteisti, misterici, buddisti, mistici, esoterici, cristiani della domenica, che battezzano i figli perchè si fa così, “fanno fare” la comunione e la cresima ai figli (“fanno fare” è giusto, perchè per loro è solo un rito di passaggio, una tradizione ecclesiastica, perchè in buona parte non sanno cosa vuol veramente dire ricevere il Corpo e Sangue del Signore o essere unti dallo Spirito).

Ridicoli loro, ridicoli i preti, pastori e vescovi che glielo consentono, in barba alla legge di Dio, per mantenere la loro “audience”, a spese della fedeltà al Solo Evangelo di Cristo. E poi si lamentano che le loro chiese restano vuote, che i giovani se ne vanno, solo qualcuno, sempre meno, torna per il matrimonio (per forza! Alla carta la tappa successiva è quella! La sequela? Questa sconosciuta!), moltissimi per il funerale (nel paese del “Non è vero, ma ci credo“, del “la superstizione è qualcosa che non esiste ma di cui bisogna tener conto“, che altro volevi aspettarti?).

A proposito di “Sola” e di Riforma, non so se lo sapete ma i cinque “Sola” sono diventati quattro su Jesus di ottobre. Sono quattro per don Antonio Rizzolo nell’editoriale, quattro per il pastore Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (tutte ormai di orientamento liberale e molto poco biblico), nell’intervista a pagina 30 e 4 pure per il pastore Eric Noffke, docente di Nuovo Testamento alla Facoltà Valdese di Teologia (intervista alle pagine 33 e 34).

Indovinate quale “Sola” sparisce? Sparisce il “Soli Deo Gloria” ovviamente. Forse perchè fa troppo Antico Testamento, fa troppo Bibbia, fa troppo Santo, Santo, Signore, Signore Dio degli Eserciti… Gli altri quattro si possono manipolare, fondere come scrive qualcuno di loro nelle interviste, la Scrittura si può selezionare, questo si, questo no, il Cristo te lo dipingi come una mamma che ti vuole tanto bene e che ti perdona sempre, perchè sei un pezzo del suo cuore… Scusate il tono sarcastico, ma la cosa mi amareggia non poco.

Che il Signore perdoni i suoi servi infedeli, se vuole. Che il Signore mi dia la forza di mantenermi retto nella fede, dritto sul sentiero antico della Bibbia.

Amen.

p.s. c’è un Cristo senza la Croce sulla copertina di Jesus.  Indicativo, no?

Suggerimenti e spunti per la lettura biblica settimanale

Dal fratello pastore Elpidio Pezzella.

Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3:10

 Dopo aver trasgredito l’ordine ricevuto di non mangiare del frutto di quell’albero, quando sul far della sera ode l’arrivo del suo Signore nel giardino, Adamo non riesce a far altro che nascondersi. Come poteva pensare di rendersi invisibile all’occhio di Colui che tutto vede. Presto scoperto, cerca allora di giustificarsi e lo fa additando come ragione il suo esteriore “nudo”. Ma lo era da sempre. Cosa è cambiato nel cuore e nella mente dell’uomo? La tentazione e la caduta lo hanno spogliato della dignità di uomo, di creatura, di governante sulla creazione. Perduta la veste originaria, unica capace di ornare e vestire senza coprire, si copre nascondendosi. Questa la condizione di chi dice: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sa invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo (Apocalisse 3:17). Stupisce l’agire divino che si preoccupa di vestire le sue creature. Come il padre amorevole del figliol prodigo (Luca 15:22) Egli resta pronto ad accogliere, vestire e rivestire chi in qualche modo è stato spogliato. Non nasconderti più, ma se odi la Sua voce che ti cerca esci. Non aver alcun timore, Lui ti ama.

Giovanni Diodati

Il 13 ottobre 1649 si spegneva a Ginevra Giovanni Diodati (nato il 3 giugno 1576, aveva 73 anni). La sua fama è dovuta specialmente alla sua traduzione della Bibbia in italiano (1607) e in francese (1644), la prima ad essere letta da molti italiani. La traduzione italiana, cosiddetta Diodatina, è ritenuta un’opera monumentale per il lessico adoperato, per l’intensità ed i termini sopraffini utilizzati, per la fedeltà al testo cui solamente un uomo di levatura superiore e con doni comunicati dallo Spirito Santo, ha potuto compiere pur in una giovane età, a conferma di una schietta consacrazione. La seconda edizione del 1641 viene edita con la revisione dell’autore ancora vivente e con i Salmi tradotti in poesia, che ci comunicano la vena poetica di questo particolare studioso, professore di lingue antiche a vent’anni e successore di Calvino con Theodore de Beze all’università, come rettore magnifico a venticinque. Di questo patrimonio restano per la traduzione del 1607 stampata a Ginevra 12 esemplari, per quella del 1641 stampata a Ginevra editore P. Chovet si contano 23 copie. Averne una …

 chanforan

Lettura della Bibbia

10 ottobre       Geremia 27-28; Atti 14-15

11 ottobre       Geremia 29-30; Atti 16-17

12 ottobre       Geremia 31-32; Atti 18-19

13 ottobre       Geremia 33-34; Atti 20-21

14 ottobre       Geremia 35-36; Atti 22-23

15 ottobre       Geremia 37-38; Atti 24-25

16 ottobre       Geremia 39-40; Atti 26-27

Una cosa sola è necessaria

38 Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. 39 Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. 40 Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. 42 Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

(Luca 10)

12 Tutti coloro che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono a farvi circoncidere e ciò al solo fine di non essere perseguitati a causa della croce di Cristo. 13 Poiché neppure loro, che sono circoncisi, osservano la legge; ma vogliono che siate circoncisi per potersi vantare della vostra carne. 14 Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo. 15 Infatti, tanto la circoncisione che l’incirconcisione non sono nulla; quello che importa è l’essere una nuova creatura. 16 Su quanti cammineranno secondo questa regola siano pace e misericordia, e così siano sull’Israele di Dio.
17 Da ora in poi nessuno mi dia molestia, perché io porto nel mio corpo il marchio di Gesù.
18 La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

(Galati 6)

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Una cosa sola è necessaria, dice Gesù a Marta. E non è l’affannarsi, l’essere tirata da una parte all’altra a fare questo o quello. Perchè potremmo anche, dice Paolo nella lettera ai Corinti, far bruciare il nostro stesso corpo per darlo ai poveri… se lo facciamo per noi stessi e non per obbedire senza discussione alla Parola di Dio, a nulla ci varrà.

Perchè siamo irrimediabilmente peccatori, e la nostra sola speranza di salvezza è ascoltare la Parola, obbedire alla Parola, proclamare la Parola. E la Parola, ci dice sempre l’apostolo delle genti, scrivendo ai Galati, è la Croce del Signore, è qualcosa che ci divide dal mondo, che ci mette in contraddizione con il mondo, che ci fa luce per le nazioni, segno di contraddizione, uomini che vivono nel mondo senza del mondo essere complici, dei suoi peccati, dei suoi abomini, della sua negazione continua della legge di Dio.

Oggi tanti, troppi credenti cristiani a mio parere, fanno memoria di un uomo, Francesco d’Assisi, che questo predicava, da laico, da non consacrato, da credente. Che il Vangelo di Dio andava predicato sine glossa, senza aggiunta e senza sottrazione di nulla. Che la Creazione era opera di Dio, creata tutta per il bene, da fratello Sole a sorella morte Corporale, e che l’uomo doveva prendersi la Croce, come Egli si prese quella di San Damiano, e ricostruire la comunità tra Dio e l’uomo che il peccato di quest’ultimo aveva spezzato.

Solo in questo possiamo gloriarci, scriveva Francesco. Nelle nostre infermità e nel portare ogni giorno sulle nostre spalle la Croce del Signore. E così fu preso per pazzo, vilipeso, condannato dai benpensanti del suo tempo, fuori e dentro la chiesa ufficiale, come lo è in fondo anche da quelli del nostro. Che lo riducono ad una macchietta, ad un personaggio folcloristico, un’ecologista che parlava con i lupi e con gli uccelli, che cantava tutto il giorno…

Senza capire… che predicare al lupo di Gubbio significa opporsi senza paura ai briganti di questo mondo. Che può dialogare con gli uccelli solo chi riconosce la mano di Dio nella Creazione, la Sua assoluta signoria su di essa e sul mondo. Che essere cristiani è caricarsi la Croce sulle spalle e prendersi il rischio di andare a predicare dal Sultano del tempo, forte solo della Parola di Dio.

Francesco non avrebbe mai convocato i “credenti” (in che? ma soprattutto, in Chi?) ad Assisi, ma si recò lui dal Sultano ad annunciargli la verità del Cristo. Si opponeva al mondo mettendogli davanti la Croce del Signore, non cercava una riconciliazione che non è altro che un’annacquamento della Verità evangelica.

Francesco non accettò mai neppure di essere ordinato da quella chiesa ufficiale in cui era giocoforza rientrato, ritenendo un bene infinitamente superiore che i suoi fratelli potessero predicare. Meglio soffrire da una chiesa infedele alla Verità, che essere ritenuto colpevole contro di Essa.

Poi, vista la malaparata, e la piega che questo stava prendendo neppure accettò di essere il Superiore del suo stesso Ordine. Non per un malinteso o smielato senso di umiltà, ma perchè riteneva, tutta la sua vita e la sua predicazione lo stanno a dimostrare, che solo Uno è il Signore della vita e del destino del credente. E di fronte alle ambiguità, anche dei credenti, è meglio riposare sulla dura roccia della Verità, pregare sotto il sasso spicco del Cristo (sapendo che se sei infedele, prima o poi quel sasso ti schiaccerà il capo), che dormire su un comodo pagliericcio o materasso fatto di accomodamenti ed aggiustamenti del testo sacro alle pretese di questo mondo.

Accresci la mia fede, Signore! Quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo.

Amen.

Messaggio ai credenti, tutti

“Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo.

Dovreste credere alla penitenza, ma voi credete alla felicità dei tempi nuovi.

Dovreste parlare della Grazia, ma voi preferite parlare del progresso umano.

Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità.

Portate il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato.

Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo.

Volete stare nel mezzo tra la luce e il mondo.

Siete maestri del compromesso e marciate col mondo.

Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo e abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo”

Athanasius

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Atanasio detto il Grande (in greco: Ἀθανάσιος, in latino: Athanasius; Alessandria d’Egitto, 295 circa – Alessandria d’Egitto, 2 maggio 373) è stato un vescovo e teologo greco antico, ottavo Papa della Chiesa copta (massima carica del Patriarcato di Alessandria d’Egitto) dal 328 con varie interruzioni fino al 373.

Le chiese copta, cattolica e ortodossa lo venerano come santo. La Chiesa cattolica lo annovera tra i 36 dottori della Chiesa. È ricordato inoltre nel calendario anglicano e luterano dei santi. La sua festa è celebrata concordemente da tutte le Chiese il 2 maggio (data della morte), con esclusione della chiesa Greco-ortodossa che lo ricorda il 18 gennaio (giorno della nascita).

Suggerimenti e spunti per la lettura biblica settimanale

Ricevo dal fratello Elpidio Pezzella.

«Benedite sapendo che a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione»

1 Pietro 3:9

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L’apostolo Pietro fornisce una panoramica su come vivere la benedizione. Egli mostra come questa sia, innanzitutto, una condizione in cui il Cristo ci ha introdotti, attraverso la Sua opera, sottolineando, prima di ogni cosa, che noi siamo benedetti nei luoghi celesti. Poi offre la prospettiva che la benedizione consiste soprattutto nel benedire altri. Benedire non è un gesto simbolico o una parola dal potere magico, ma spazia dallo spendere parole amorevoli ad azioni concrete nei confronti di qualcuno. Del resto anche noi, quando chiediamo che Dio ci benedica, ci aspettiamo delle cose concrete da Lui, dando per scontato che provveda e realizzi tutto quanto Gli stiamo chiedendo. È bene ricordare, allora, che nella misura i cui facciamo, in cui misuriamo sarà misurato a noi. Tutto quello che facciamo sarà quello che poi raccoglieremo; ciò che seminiamo sarà quello che poi ritroveremo lungo il nostro cammino. Per questo siamo esortati a lasciare che le nostre azioni siano mosse da misericordia e benevolenza, affinché si passi dal dire al fare. In questo modo il nostro benedire diventerà un essere benedizione.

La benedizione

Quando si parla di benedizione il nostro pensiero va alla benedizione di Dio, immaginandola e vivendola come un qualcosa che ci “cade addosso”, come la pioggia o un gesto simbolico di acqua spruzzata. La Scrittura la presenta invece come una condizione, uno stato così come può esserlo, ad esempio, la pace di Dio. Difatti la pace deve esser vissuta nel concreto affinché possa essere realizzata, non solo come esperienza introspettiva, ma come elemento che sta alla base del nostro rapportarci agli altri. Cos’è, quindi, la benedizione? La benedizione è un vivere la vita sapendo che Dio è con noi (Emmanuele), è avere il Suo favore, è sapere che Lui è con noi in ogni situazione e che in ogni tempo tutto coopera al bene per coloro che Lo amano. Quindi nulla di estraneo che ci piomba addossa, ma semplicemente (ma non poca cosa) Lui al nostro fianco. Averlo con noi ci assicura che non avremo mancamento di nulla, poiché Egli sa ciò di cui abbiamo bisogno.

Lettura della Bibbia

03 ottobre Geremia 13-14; Giovanni 21; Atti 1

04 ottobre Geremia 15-16; Atti 2-3

05 ottobre Geremia 17-18; Atti 4-5

06 ottobre Geremia 19-20; Atti 6-7

07 ottobre Geremia 21-22; Atti 8-9

08 ottobre Geremia 23-24; Atti 10-11

09 ottobre Geremia 25-26; Atti 12-13