Premio Svarione dell’anno!

L’ignoranza, “crassa e supina”, si diceva una volta, è un fatto che, in materia religiosa, accomuna tanti sedicenti professionisti, giornalisti ed editori italiani che però si danno arie di sapere tutto in proposito, citano a sproposito nozioni di quando “andavano a dottrina”, non sanno praticamente nulla del protestantesimo, etc…

Diverse volte mi è capitano di commentare gli strafalcioni teologici di un vecchio direttore di giornale laicista, tale E.S., ma magari, penso, è colpa dell’età… E di una ideologia laicista (no laica!) esasperata che muove da tempo la sua penna.

Oggi l’amico Paolo Jugovac, che cura la rassegna stampa per conto del sito Evangelici.net (approfitto per ringraziarlo di quest’anno di lavoro, è stato utilissimo al sottoscritto ed a tantissimi altri), mi segnala gli svarioni di Sergio Romano, ambasciatore, nonchè editorialista del Corriere, anche lui anziano, ma in questi casi l’età non vale come scusante. Magari l’umiltà di informarsi e controllare prima…

Leggetevi cosa scrive Paolo, poi ditemi se non ha ragione…

Siamo al premio per lo svarione dell’anno: con un guizzo sul filo di lana se lo aggiudica nientemeno che l’ambasciatore Sergio Romano (grazie a Joshua E. per la preziosa segnalazione), opinionista di punta del Corriere, che martedì scorso, nella pagina delle lettere, alla domanda di una lettrice sull’espressione “religioni del libro” da lui utilizzata, spiega la questione in una maniera così spiazzante che merita di venire riproposta integralmente:

«Il tratto comune delle tre grandi religioni monoteiste è l’esistenza, per ciascuna di esse, di un libro che contiene le verità rivelate e i precetti del Signore. Per gli ebrei è la Bibbia con particolare riferimento all’Antico Testamento; per i cristiani è il Nuovo Testamento (ma molti protestanti leggono anche l’Antico Testamento); per i musulmani è il Corano.
Esistono anche altri libri fra cui la Torah per gli ebrei, gli Atti deli apostoli per i cristiani, gli Hadith (detti autentici del Profeta) per i musulmani».

Nemmeno Brunello Robertetti, con le sue esilaranti liriche, era mai arrivato a tanto.

Forse meglio precisare.

La Bibbia contiene Antico e Nuovo Testamento. Cattolici e Riformati Protestanti leggono tutta la Bibbia, non solo l’Antico Testamento e predicano su tutti i libri della Bibbia, non solo sul Nuovo Testamento.

La Torah (che solitamente traduciamo con “Legge“) è una delle parti della Scrittura Ebraica detta complessivamente Tanakh (dalle iniziali di Torah, ossia Legge, Nevi’im, ossia Profeti, Ketuvi’im, ossia Scritti).
Non è “un altro libro” per gli Ebrei ma è una delle parti della Scrittura Rivelata Ebraica. Non è un “altro libro” neppure per i cristiani ma è una delle tre parti di quello che complessivamente i cristiani identificano come Antico Testamento.

Tanakh
Tanakh

Non sono un “altro libro” nemmeno gli Atti degli Apostoli, che sono parte integrante del Nuovo Testamento e sono stati scritti dall’Evangelista Luca.

Per terminare vi metto un brano di Brunello Robertetti, grande poeta, così vi fate (altre) due risate.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 2017

13 Io guardavo nelle visioni notturne, ed ecco sulle nubi del cielo venire uno simile a un Figlio dell’uomo; egli giunse fino all’Antico di giorni e fu fatto avvicinare a lui. 14 A lui fu dato dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto».

(Daniele 7)

Un augurio a tutti gli amici che abitano a Montemonaco e nei paesi dei Monti Sibillini. Che ripongano le loro speranze e le loro attese per l’anno nuovo prima di tutto nel Signore, poi nella loro tenacia, salda come le montagne, quindi nelle proprie forze, capaci di aggrapparsi ai terreni più impervi e di renderli fertili, infine nella tenacia dei legami che sono stati capaci di costruire negli anni con chi li ha conosciuti e li conosce, li stima e vuole loro bene.

Se tu fai questo, e così DIO ti ordina, potrai durare; e anche tutto questo popolo arriverà felicemente al luogo loro destinato».

(Esodo 18,23)

Il Monte Bove fotografato da Giancarlo Alessandrini
Il Monte Bove fotografato da Giancarlo Alessandrini

Tutto torna

La Parola fatta carne
1 Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 2 Egli (la Parola) era nel principio con Dio. 3 Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. 4 In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 5 E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa. 6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. 7 Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui; 8 egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce. 9 Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo. 10 Egli (la Parola) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto. 11 Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto, 12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. 14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.

Testimonianza di Giovanni Battista
15 Giovanni testimoniò di lui e gridò, dicendo: «Questi è colui del quale dicevo: “Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”». 16 E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia sopra grazia. 17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. 18 Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere.

(Giovanni 1)

Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio
Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio

Tutto torna!

Nell’ultimo giorno dell’anno civile (giacchè l’anno liturgico, ovvero il ciclo delle letture dalla Scrittura, che per un cristiano è, o dovrebbe essere, assai più importante, inizia con la prima domenica del tempo di Avvento) il lezionario ci propone la rilettura dello stesso testo, il Prologo del Vangelo secondo Giovanni, che abbiamo letto nel culto del giorno di Natale.

Perchè il vero evento è quello. Non è il succedersi del tempo, un anno dopo l’altro, in verità quello assai banale, ma è il succedersi della grazia, il rinnovarsi del dono della vita da parte dell’Eterno, Benedetto Egli sia, nei nostri confronti.

Nonostante il nostro peccato, le nostre mancanze, le nostre infedeltà, pure il Signore ci dona ancora un tempo, o la metà di un tempo; non lo sappiamo nè possiamo saperlo quanto, dunque è meglio che ci sforziamo di utilizzarlo al meglio.

Il vero evento è quello che il Prologo del Vangelo secondo Giovanni ci chiamava a ricordare il giorno di Natale.
Il Verbo si è fatto carne, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
Il Verbo è disceso dal cielo ed è venuto a riempire ogni pertugio della nostra vita con la Sua grazia, con il Suo Santo Spirito.

Non è l’anno che diventa nuovo il vero evento, non è la cifra numerica dello stesso che aumenta di uno (che poi, a ben guardare, quanti calendari esistono, ognuno con un numero diverso davanti…), siamo noi che diventiamo creature nuove il vero evento, siamo noi se diventiamo creature nuove il vero evento.

Se diventiamo creature nuove, perchè non è così scontato che lo siamo.

Scrive il mio amico e fratello teologo, Robert Cheaib:

Chiudere l’anno con il Prologo del Vangelo di Giovanni è tornare al «Principio e fondamento» della vita cristiana che dovrebbe essere anche il fondamento di ogni esistenza:

Tutto viene da Dio in Cristo, tutto deve essere vissuto con Cristo in Dio: ogni relazione, ogni azione, ogni lavoro, ogni riposo, ogni croce, ogni risurrezione, ogni dolore e ogni gioia. È per questo che siamo stati creati. È lì la nostra gioia.

Il cristianesimo è questo: la cristificazione dell’universo attraverso l’accettazione di Cristo nella nostra vita. «Il Verbo si fece carne», carne della mia carne, vita della mia vita, mio tutto.

Quella che Robert chiama “la cristificazione dell’universo”, quella che la Scrittura definisce come “la ricapitolazione di tutto in Cristo”, in qualche modo passano anche attraverso la nostra cristificazione, il diventare creature nuove.

Poniamoci questo, diamoci questo, oltre e aldilà degli obiettivi (più piccoli ma comunque necessari ed utili) di miglioramento professionale, civile, familiare, come primo obiettivo della nostra vita. La nostra cristificazione. Il camminare con Dio, fianco a fianco con Dio, l’immedesimarsi con lui, con i suoi sentimenti, con i sentimenti che furono in Cristo Gesù (Filippesi 2).

L’Eterno ci porta come un uomo porta il suo figlio, il suo bambino, piccolo,con le gambe fragili, per tutto il cammino; noi possiamo portare Lui, portando la Sua Parola, non stancandoci mai di annunciarla, di testimoniarla, di proclamare quello che viene come l’anno di grazia del Signore!

Noi ti lodiamo Dio, ti proclamiamo Signore! 

Te Deum laudámus,  te Dóminum confitémur

 

L’Eterno benedica il vostro 2017

A tutti i fratelli, gli amici, i lettori del blog.

L’Eterno benedica il vostro 2017.

L’Eterno benedica ogni vostro passo.

L’Eterno vi guidi sul sentiero antico e sempre nuova dcella fedeltà assoluta alla Sua Parola.

L’Eterno vi riscaldi e vi dia frescura, vi procuri il cibo e vi disseti, secondo la Sua volontà e la Sua infinita misericordia.

Amen.

Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto?

2 Il mio aiuto viene dall’Eterno, che ha fatto i cieli e la terra.

3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli,
colui che ti protegge non sonnecchierà.

4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme.

5 L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra,
egli è alla tua destra.

6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.

7 L’Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita.

8 L’Eterno custodirà il tuo uscire e il tuo entrare, ora e sempre.

(Salmo 121)

Il padre e la famiglia, nazareni

La fuga in Egitto
13 Ora, dopo che furono partiti, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché io non ti avvertirò, perché Erode cercherà il bambino per farlo morire». 14 Egli dunque, destatosi, prese il bambino e sua madre di notte, e si rifugiò in Egitto.
15 E rimase là fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta, che dice: «Ho chiamato il mio figlio fuori dall’Egitto».

Il ritorno dall’Egitto
19 Ora, morto Erode, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, 20 e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele, perché coloro che cercavano la vita del bambino sono morti».
21 Ed egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre e venne nel paese d’Israele; 22 ma, avendo udito che Archelao regnava in Giudea al posto di Erode suo padre, ebbe paura di andare là. E, divinamente avvertito in sogno, si rifugiò nel territorio della Galilea, 23 e, giunto là, abitò in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti: «Egli sarà chiamato Nazareno».

(Matteo 2)

La parola evangelica che leggiamo oggi, in parte l’abbiamo ascoltata l’altro ieri, facendo memoria del martirio di quelli che da allora sono chiamati i santi martiri innocenti.

Oggi ci vengono proposti per la lettura e la preghiera i versetti immediatamente precedenti e seguenti quel brano, che raccontano dei due sogni successivi di Giuseppe, dei due messaggi che riceve dal Signore, dall’Eterno, Benedetto Egli sia!, attraverso il suo messaggero, il suo angelo (versetti 13 e 19).

La struttura dei due messaggi è identica; al primo posto l’invito ad alzarsi, a prendere posizione, ad eseguire senza indugio la volontà del Signore che gli veniva comunicata.

Perchè a lui e non a Maria?
Perchè nella famiglia cristiana rettamente intesa ognuno ha un suo compito, ed il compito del padre, sia pure putativo quale era Giuseppe (che non vuol dire, come molti ironizzano, di seconda scelta e che non conta nulla!) era quello di provvedere alla protezione ed al sostentamento dell’intero nucleo familiare.

E’ a mio avviso anche per rimarcare questo che il messaggio per ben due volte viene rivolto a lui, e non a Maria, che pure era colei che aveva trovato grazia presso Dio, la prima fra tutti i credenti, la benedetta fra tutte le donne.
Giuseppe in quel momento raffigura tutti i padri di questo mondo, anche io, ultimo tra questi, chiamati a proteggere ed a provvedere ai bisogni delle persone che il Signore ha posto loro a fianco.
In primis i più piccoli, il figlio, il Bambino Gesù in questo caso. L’Eterno, Benedetto Egli sia, non avrebbe forse potuto proteggerlo da sè stesso? Certo che si, ma, affidandogli il mondo, al mondo lo aveva affidato, perchè da questo fosse accettato, amato, protetto.

Giuseppe fa tutte e tre le cose; accetta la sua nascita, anche se non ne comprende del tutto la modalità, ama il bambino suo e di sua moglie Maria, li e lo protegge da ogni pericolo.

Il Padre Eterno rivolge il suo messaggio al padre in questo mondo, ai padri di questo mondo e gli dice, e dice a ciascun padre, Alzati, alzati e provvedi alla tua famiglia, provvedi alla moglie che ti ho posto a fianco, provvedi ai figlio, ai figli che ti ho donato.

Dopo il comando Alzati, prosegue perciò entrambe le volte il messaggio con prendi il bambino e sua madre (sempre prima la parte più debole ed indifesa del tutto) e fai quello che io ti dirò.

Nel primo caso,al versetto 13, viene detto a Giuseppe di fuggire in Egitto e rimanerci, perchè Erode cercherà di far morire il bambino. Abbiamo già visto come Giuseppe obbedisce e tocca ad Erode, non al bambino, morire.

Chi si oppone alla Parola di Dio muore,è già morto nell’anima nel momento stesso della disobbedienza.

Nel secondo caso, al versetto 20, viene detto a Giuseppe di rialzarsi e di andare in Israele, perchè la Parola di Dio si è adempiuta, e gli assassini sono morti. Egli obbedisce prontamente ma, giunto in Israele, da buon padre avverte ancora un pericolo intorno alla sua famiglia, che potrebbe derivargli dal regno di Archelao, figlio dell’assassino Erode; ne segue un ulteriore messaggio dell’angelo che di nuovo ispira al padre di famiglia la scelta di recarsi a Nazaret.

E, di nuovo, come sempre nella storia e nella vita umana, è la Parola di Dio che vince, è la Parola di Dio ad adempirsi. 

E, giunto là, abitò in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti: «Egli sarà chiamato Nazareno».

Leggo in un commentario che Nazaret era una piccola città circondata dalle colline di Galilea che fanno corona a Settentrione alla grande pianura di Esdraelon, a distanza quasi uguale dalla città marittima di Acco S. Giovanni d’Acri, e da Tiberiade sul lago di Galilea. 

E che la citazione riportata dal Matteo nel versetto 23, queste parole appena lette, non sono una citazione testuale delle Sacre Scritture, né l’Evangelista intende citar qui alcuna profezia particolare; accenna solo al senso generico delle profezie. La parola «Nazareo» (Notzeri) significa spregevole, e deriva probabilmente dal vocabolo ebraico netzer rampollo, adoprato nelle profezie per indicare il Messia, che, quantunque discendente di Davide doveva nascere e vivere nella povertà e nel disprezzo. Da Giovanni 1:46, risulta chiaramente che Nazaret era un luogo spregiato, e che i suoi abitanti erano chiamati Nazarei per dispregio (Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere»).

Nazaret in qualche modo è spregiata anche ora.

C’è chi ne nega l’esistenza, chi dice che l’evangelica Nazaret in realtà è la cittadina ebraica di Gamala, chi ricerca così di ridurre Gesù ad uno dei tanti messia da quattro soldi, un contestatore ed un sobillatore politico come tanti, un rivoluzionario ante litteram con l’ovvio intento di ridurre la fede cristiana ad una delle tante, tutte fallimentari, uno dopo l’altra, ideologie che riempiono questo mondo.

Personalmente credo, con i Padri della Chiesa, che Nazaret indichi invece quanto appena detto, ossia il fatto che Gesù sia il Nazareno in quanto Figlio che viene ad esprimere la volontà del Padre in modo completamente nazir (puro, separato da ogni tentazione del mondo in quanto Egli è Dio vero da Dio vero), che il Figlio venga a “separarci” dal peccato e da ogni impurità (in quanto Egli è vero Uomo), che il Figlio di Dio venga a salvare ciò che è perduto, che venga a dare voce agli ultimi ed ai disprezzati, non in quanto semplicemente tali dal punto di vista sociale, ma in quanto esprimenti una ricerca di una giustizia nuova, di una giustizia capace di sposarsi con la misericordia (quella umana di giustizia non lo è mai!, può solo provarci, con esiti quantomai dubbi), della giustizia cioè espressa nel brano dell’Evangelo di oggi da Giuseppe, padre terreno.

  • Mettere la Parola di Dio avanti a tutto.
  • Eseguire i comandi di Dio per primi.
  • Riconoscere il senso del proprio essere famiglia davanti a Dio prima che davanti agli uomini.
  • Provvedere alla propria famiglia fidando anzitutto nella provvidenza divina. 

Cose difficili e disprezzate, cose “nazarene” oggi come allora…

L’Eterno, Benedetto Egli sia, ci aiuti a comprenderle, ed amarle, e metterle prima di ogni affetto e convenienza terrena. Ci aiuti a mettere la Parola di Dio (con la preghiera, lo studio, la meditazione) in salvo nelle nostre vite, come il padre Giuseppe mise in salvo il Figlio, che la Parola di Dio la incarnava, e la moglie e madre Maria, che la Parola di Dio la custodiva nel suo cuore e nella sua vita dall’istante stesso del concepimento, e che, finchè durò la sua esistenza terrena, ci dicono i Vangeli, la serbò nel suo cuore, la meditò, la amò sopra ogni cosa.

La Parola di Dio che regna in essa ed in ciascun membro di essa, padre, madre, figli, figlie: questa e solo questa rende “sacra”, ossia “riservata a Dio”, “elevata”, la famiglia umana.
Che sia così anche nella nostra.
Amen.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 22: Egli fa grandi meraviglie

1 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.
2 Celebrate il DIO degli dèi, perché la sua benignità dura in eterno.
3 Celebrate il Signore dei signori, perché la sua benignità dura in eterno,

4 colui che solo fa grandi meraviglie, perché la sua benignità dura in eterno, 5 colui che ha fatto i cieli con sapienza, perché la sua benignità dura in eterno, 6 colui che ha disteso la terra sulle acque, perché la sua benignità dura in eterno, 7 colui che ha fatto i grandi luminari, perché la sua benignità dura in eterno: 8 il sole per il governo del giorno, perché la sua benignità dura in eterno, 9 la luna e le stelle per il governo della notte, perché la sua benignità dura in eterno.

23 Egli si ricordò di noi nella nostra bassa condizione, perché la sua benignità dura in eterno, 24 e ci liberò dai nostri nemici, perché la sua benignità dura in eterno. 25 Egli dà il cibo a ogni carne, perché la sua benignità dura in eterno.

26 Celebrate il Dio del cielo, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi 136)

Il Lago di Pilato fotografato da Gianluca Vignaroli
Il Lago di Pilato fotografato da Gianluca Vignaroli

Sappiamo dove siamo?

3 E da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.

4 Chi dice: «Io l’ho conosciuto», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui.
5 Ma chi osserva la sua parola, l’amore di Dio in lui è perfetto.

Da questo conosciamo che siamo in lui.

6 Chi dice di dimorare in lui, deve camminare anch’egli come camminò lui.

7 Fratelli, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento vecchio, che avevate dal principio: il comandamento vecchio è la parola che avete udito dal principio. 8 E tuttavia vi scrivo un comandamento nuovo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno passando e già risplende la vera luce.

9 Chi dice di essere nella luce e odia il proprio fratello, è ancora nelle tenebre. 10 Chi ama il proprio fratello dimora nella luce e non vi è niente in lui che lo faccia cadere. 11 Ma chi odia il proprio fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre gli hanno accecato gli occhi.

12 Figlioletti, vi scrivo perché i vostri peccati vi sono perdonati per mezzo del suo nome.
13 Padri, vi scrivo perché avete conosciuto colui che è dal principio.
Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno.
Figlioletti, vi scrivo perché avete conosciuto il Padre.
14 Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è dal principio.
Giovani, vi ho scritto perché siete forti e la parola di Dio dimora in voi, e perché avete vinto il maligno.

15 Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui, 16 perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo.

17 E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno.

(1 Giovanni 2)

Sappiamo dove siamo?

L’apostolo ed evangelista Giovanni è chiarissimo nell’indicare il criterio con cui possiamo rispondere a questa domanda.

Siamo in Lui se osserviamo i suoi comandamenti.

Ed i suoi comandamenti non sono qualcosa su cui possiamo elucubrare più di tanto, o speculare se questo si o questo no, se questo ci piace di più o di meno,

Perchè i suoi comandamenti sono il suo comandamento, la sua legge. Sono Uno, come Dio è Uno nel più intimo di sè stesso.

Il comandamento che noi definiamo nuovo, che ci è stato rivelato dal Figlio, che noi chiamiamo il comandamento dell’amore, in realtà è il comandamento vecchio, il concretizzarsi in modo sintetico delle dieci parole che l’Eterno, Benedetto Egli sia!, consegnò a Mosè sul Sinai.

E tanto è vero questo che il Figlio ebbe direttamente a dire che neppure uno iota della vecchia legge, del comandamento antico, come ipocritamente molti di noi lo appellano, sarebbe caduto fino alla fine dei tempi.

Tanto è vero che quando il Figlio chiede a qualcuno nel Nuovo Testamento un “sunto” della Legge, questo gli risponde, come era ovvio che fosse, con le parole dell’Antica Alleanza, e Gesù gli dice che ha risposto bene. Questo deve fare se vuole vivere.

Se vuole vivere in Dio, è il sottointeso. Perchè si può anche vivere nel mondo vivendo di facciata il comandamento nuovo, e rigettando le parole antiche. Ma questo non è vivere in Dio.

È vivere secondo il mondo, ricercando le cose del mondo, che Giovanni mirabilmente elenca (la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita), che sono tutte cose che passano, lasciando indietro il fare la volontà di Dio, il cercare Dio mentre si fa trovare (ad un certo punto non ci sarà più tempo di farlo!).

Commentando questo brano, Agostino di Ippona spiega le tre concupiscenze:

Ecco dunque le tre concupiscenze: ogni cupidigia umana è messa in moto dai desideri della carne, dalla bramosia degli occhi e dall’ambizione degli onori.

Il Signore stesso fu tentato dal diavolo su queste tre concupiscenze.

Fu tentato nei desideri della carne, quando gli fu detto:
Se sei il Figlio di Dio, di’ a queste pietre che diventino pane
(Mt 4, 3).
Dopo il digiuno infatti egli sentiva fame. Ma in qual modo respinse il tentatore ed a noi suoi soldati insegnò a combattere?
Fà attenzione a quanto rispose:
L’uomo non vive di solo pane ma di ogni parola che viene da Dio (Mt 4, 4; Deut 8, 3).

Fu tentato anche nella cupidigia degli occhi e sollecitato a fare un miracolo, quando il tentatore gli disse:
Buttati giù, poiché sta scritto: egli per te ha dato ordine ai suoi Angeli, affinché ti sorreggano e non batta il tuo piede contro la pietra (Mt 4, 6; cf. Ps 90, 11).
Ma il Cristo si oppose al tentatore; se avesse fatto quel miracolo, sarebbe parso che avesse ceduto alla tentazione o si fosse lasciato trascinare dalla curiosità: egli operò dei miracoli ma quando volle agire come Dio e per curare degli ammalati.
Se avesse compiuto il miracolo allora, avrebbe dato a vedere di avere il solo scopo di dare spettacolo. Ma perché gli uomini non avessero questa impressione, senti bene ciò che rispose al demonio, così che anche tu possa ripetere queste parole, quando ti assalisse la medesima tentazione. Rispose dunque:
Via da me, o Satana; sta scritto infatti: Non tenterai il Signore Dio tuo (Mt 4, 7).
Cioè: se farò questo, tenterò il Signore.
Egli ti ha suggerito le parole che anche tu devi ripetere. Quando il nemico ti viene a dire: Che uomo sei tu, che cristiano sei? che miracoli hai fatto, quali morti sono resuscitati in forza delle tue orazioni, quale salute hai ridato ai febbricitanti? se fossi cristiano di valore, saresti in grado anche di fare dei miracoli.
Allora tu rispondi:
Sta scritto: non tenterai il Signore Dio tuo (Dt 6, 16).
Non tenterò Dio, mentre quasi che soltanto facendo miracoli io potessi appartenere a Dio, mentre non facendoli, non potessi dire di appartenergli. Che significherebbero allora le parole:
Godete, perché i vostri nomi sono scritti in cielo?

In che modo invece il Signore fu assalito con la tentazione della gloria di questo mondo?
Essa avvenne quando il diavolo lo sollevò sopra un monte altissimo e gli disse:
Tutto questo ti darò se, prostrato, mi adorerai.
Il diavolo volle tentare il Re dei secoli, dandogli la speranza di essere innalzato a re di tutta la terra; ma il Signore che creò il cielo e la terra, disprezzò il diavolo. C’è forse da meravigliarsi che il diavolo venga vinto dal Signore?
Egli rispose al diavolo ciò che tu stesso, come egli ti insegnò, devi rispondergli:
E’ scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo (Mt 4, 10; Deut 6, 13).

Se ricorderete queste parole e le praticherete, non avrete in voi la concupiscenza del mondo, non vi domineranno né i desideri della carne, né la cupidigia degli occhi, né la brama della gloria; allora permetterete alla carità di entrare in voi più largamente e così amerete il Signore.

Se invece ci sarà in voi l’amore del mondo, non potrà esservi l’amore di Dio.

Conservate l’amore di Dio affinché restiate in eterno, così come Dio è eterno.

Ciascuno è tale quale l’amore che ha.

Ami la terra? Sarai terra.
Ami Dio? dovrei concludere: tu sarai Dio.

Ma non oso dirlo io e perciò ascoltiamo la Scrittura:
Io ho detto: Voi siete dèi e figli tutti dell’Altissimo (Sal 81, 6).
Se dunque volete essere dèi e figli tutti dell’Altissimo, non vogliate amare il mondo e ciò che si trova nel mondo.

Tutto ciò che è nel mondo, è desiderio carnale, cupidigia degli occhi, ambizione di gloria; ora tutto ciò non proviene dal Padre ma dal mondo: cioè dagli uomini che amano il mondo. Il mondo passa e le sue concupiscenze; chi invece fa la volontà di Dio, rimane in eterno

(1 Gv 2, 15-17).

Il Signore accresca la nostra fede! Perchè siamo, ci sforziamo di essere sempre nella Luce della Sua Parola, e rifuggiamo, sempre, dal servire le tenebre e la concupiscenza di questo mondo.

Amen, secondo la Sua volontà. 

Il commento intero alla Prima lettera di Giovanni scritto da Agostino lo trovate a questo link.

La morte del potere

13 Ora, dopo che furono partiti, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché io non ti avvertirò, perché Erode cercherà il bambino per farlo morire».
14 Egli dunque, destatosi, prese il bambino e sua madre di notte, e si rifugiò in Egitto. 15 E rimase là fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta, che dice: «Ho chiamato il mio figlio fuori dall’Egitto».

16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò grandemente e mandò a far uccidere tutti i bambini che erano in Betlemme e in tutti i suoi dintorni, dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era diligentemente informato dai magi. 17 Allora si adempì quello che fu detto dal profeta Geremia che dice: 18 «Un grido è stato udito in Rama, un lamento, un pianto e un grande cordoglio; Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più».

(Matteo 2)

La Parola del Vangelo proposta per la nostra lettura in questo 28 dicembre, ci presenta due scene collegate tra loro.

Nella prima scena, per la seconda volta un angelo del Signore si rivolge a Giuseppe per comandargli di fare quanto è volontà di Dio.

La prima volta gli aveva detto di prendere con sè Maria come sua moglie (Matteo 1,20b).

In questa seconda volta gli viene rivolto il comando: Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto; ora il bambino è nato, è il Figlio di Dio, e precede la madre nell’ordine di chi Giuseppe deve prendere dopo essersi alzato.

Il comando Alzati dato da Dio significa cambia orientamento, prendi posizione, fai vedere che sei un uomo nuovo (pensate quando Gesù lo dice ai malati, al paralitico); alzati ma mostra che sei di Dio. Non Alzati e fai come ti pare, ma Alzati e fai la volontà di Do.

Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina…
alzati e vai a lavarti nella fontana…
alzati e cammina… 

Giuseppe si alza ed obbedisce, ed il risultato è appunto l’adempimento della Parola dell’Eterno, quella che diceva:

«Ho chiamato il mio figlio fuori dall’Egitto».

L’Eterno, non dimentichiamolo, è quello stesso che ha liberato Israele dalla schiavitù dell’Egitto. Lo ha liberato per sempre dall’Egitto, mai più potrà accadere che il popolo di Dio sia fatto prigioniero nello stesso modo. Tanto più questo vale per il Figlio fatto uomo in Gesù di Nazareth. Non è in Egitto che Egli è stato mandato a svolgere il Suo compito, anche se questo avrà poi effetto su tutto il mondo conosciuto, da oriente ad occidente, da setttentrione a mezzogiorno.

Nella seconda scena si mostra ancora una volta la povertà e l’intima inconsistenza dei poteri di questo mondo, dei re che si credono tutto e non sono nulla senza che il volere dell’Eterno guidi le loro azioni. Erode è stato beffato dai Magi, che non hanno obbedito alle sue parole di minaccia ma hanno, anche loro, obbedito alla Parola del messaggero dell’Eterno.

1:12 Quindi, [i Magi] divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Notate che i Magi vengono da un’altra sapienza e da un’altra tradizione religiosa. Pure riconoscono la grandezza dell’Eterno, che già avevano riconosciuto nel Bambino, ed obbediscono a quello che formalmente non era il loro Dio. Ma già lo era divenuto nel cuore… Sono come i marinai del libro di Giona di cui scrivevo ieri. Vedono le meraviglie che l’Eterno opera e, d’istinto, gli obbediscono. E vanno per un’altra strada, convertono il loro cammino.

Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò grandemente e mandò a far uccidere tutti i bambini che erano in Betlemme e in tutti i suoi dintorni, dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era diligentemente informato dai magi.

Osservando attentamente questa pericope, se ne può notare, oltre che la ferocia del gesto di Erode, uguale alla ferocia di qualsiasi potere umano, di qualsiasi colore politico sia, quando si scopre beffato da chi voleva vessare, la profonda ironia. Erode viene beffato dai magi, pure però, per compiere la sua violenta vendetta, si deve basare su quanto da loro aveva ricevuto. Decide di compiere la sua vendetta relativamente a come si era diligentemente informato dai magi stessi.

E così facendo viene ingannato e deriso due volte. Perchè i magi erano guidati dalla Parola di Dio, e seguendo le loro informazioni, Erode non fa altro che rendere vera una seconda Parola di Dio. Una Parola che indica una tragedia che sarebbe avvenuta, ma comunque Parola di Dio.

17Allora si adempì quello che fu detto dal profeta Geremia che dice: 18 «Un grido è stato udito in Rama, un lamento, un pianto e un grande cordoglio; Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più.

La strage compiuta per ordine di Erode, dai suoi sgherri, dai suoi luogotenenti e soldati, non meno colpevoli di lui (per aver dato obbedienza alle parole di un piccolo ed insulso re di questo mondo, anzichè alla Parola dell’Unico Signore del tempo e della storia, come era stata rivelata dai profeti), si rivela, come tutte le stragi di ogni tempo, inutile.

Perchè Egli ha chiamato il suo Figlio fuori dall’Egitto

Il potere di Erode si rivela per quello che è. Un potere morto in sè stesso. E così muore anche Erode, e Giuseppe non deve far altro che aspettare la morte corporale di questi come sta scritto:

E rimase là fino alla morte di Erode.

Gli innocenti muoiono. Ma la loro morte si rivela come la prima morte data nel Nome di Gesù, nel Nome di Cristo Dio; sono i primi martiri; martiri involontari, ma tali, perchè la soppressione delle loro giovanissime vite sta ad indicare che nessuno può farsi beffa della Parola di Dio. Si può cercare di ingannarla, si può cercare di aggirarla, se ne possono strappare delle pagine che non piacciono, che ci sono scomode, ma alla fine è sempre e comunque la Parola di Dio che trionfa.

I martiri innocenti sono come delle pagine strappate dalla Scrittura, che però è Eterna e si rigenera dalle ceneri in cui il potere umano pensava di ridurla. I martiri innocenti muoiono, ma il Bambino Gesù continua a vivere, e loro in Lui, e sappiamo quale sarà l’epilogo della storia.

La morte degli amati da Dio è una morte solo apparente, che non ha seguito nell’eternità.

Gli innocenti muoiono e sono amati ed onorati per il seguito della storia umana e della fede cristiana.

Erode muore e viene da secoli disprezzato e deriso, divenuto uno dei tanti insulsi simboli della cattiveria e della violenza gratuita. Brucia, probabilmente nella Geenna, soffre nell’abisso dello Sheol (scrivo probabilmente, perchè non mi posso, nessuno si può permettere di determinare quella che è stato il giudizio di Dio nella dimensione dell’eterno che solo ad Egli compete), così come sicuramente brucia ed è deriso nel giudizio imperfetto della storia umana.

Anche Gesù, non più Bambino, l’Agnello di Dio, morirà un giorno messo a morte dagli uomini. Ma morirà unicamente perchè sarà Egli stesso a consegnarsi, perchè si compia la volontà del Padre e sia la morte stessa ad essere sconfitta.

Anche oggi gli innocenti muoiono, continuano a morire.

Non solo in Nigeria, in Iraq, in Siria, in Corea, in Cina, in Egitto ed in tutti i luoghi dove, con la complicità di tutti i poteri (perchè nessun potere umano ne tollera uno di segno superiore, e se non riesce da solo a sconfiggerlo, si coalizza con altri poteri umani, pure se di segno completamente diverso dal proprio, per cercare di eliminarlo), i cristiani di ogni confessione vengono perseguitati ed uccisi; ma anche nelle sedicenti democrazie, dove si cerca di omologarli o si cerca di ridurli all’insignificanza politica e sociale, o di chiuderli in un ghetto come la carità o il servizio sociale, sganciato però dalla testimonianza della Parola, che continua a spaventare a morte il potere.

Anche oggi gli innocenti muoiono, continuano a morire…

…sui tavoli operatori o nei bagni della propria casa, dove sono uccisi con l’aborto prima ancora di venire alla luce; per la comodità della propria ideologia politica, per la pianificazione di una propria pulizia etnica, per la selezione genetica della razza (un tempo idea di una dittatura tra le più crudeli scaturite dal genere umano, oggi non solo accettata ma promossa dai media di ogni colore) o per banali motivi economici, trattati come scarti da una civiltà che cerca solo il proprio piacere sessuale e rifiuta ogni idea di responsabilità e di impegno.

Oggi si è fatto anche un passo in più.

Si cerca di eliminare la famiglia come è nel piano e nel disegno di Dio.

Eliminando il bambino con l’aborto o con la mancanza di desiderio, la madre con l’illusione della realizzazione e del successo personale nel lavoro, il padre rendendogli impossibile di prendersi cura di madre e bambino, entrambi, padre e madre convincendoli che è inopportuno ed antisistemico dare fede ed obbedire alla Parola di Dio piuttosto che alle parole che sono comandamenti degli uomini, dati per farli schiavi e controllarli.

Ma la vittoria sarà di Dio, sarà dell’Eterno, sarà del Cristo, sarà della vita e della famiglia secondo quanto è dal giorno della Creazione, perchè Egli…

«Ha chiamato il suo figlio fuori dall’Egitto»!

E nessun potere riuscirà più a fare schiavo il popolo di Dio,
che obbedisce alla Sua legge, in Cristo Gesù!

Amen. 

Giona, il libro che iniziò due volte

Il libro che iniziò due volte è il libro di Giona, il quinto dei cosiddetti “dodici profeti” della Tanakh, o Bibbia Ebraica, o il sesto dei “profeti minori” della Septuaginta, o Bibbia greca.

Ho avuto modo di rileggerlo assieme al fratello pastore Elpidio Pezzella, che ha da poco pubblicato le sue riflessioni bibliche e teologico-pastorali sullo stesso. “Giona” è il titolo del suo lavoro. Sottotitolo: “l’inaccettabile misericordia di Dio“.

L’inaccettabile misericordia di Dio” è esattamente il motivo per cui questo breve (solo quattro capitoli, scritti dopo l’esilio, tra il 530 ed il 500 a.C.), ma assieme ricchissimo libro, inizia per due volte.

Il primo inizio è, come per tutti i libri che si rispettino, al capitolo 1, versetto 1.

1:1 E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: 2 «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me».

Il secondo inizio, dello stesso libro, una cosa altamente insolita per i tempi antichi, frequente escamotage letterario invece tra i narratori moderni (ma l’Eterno è il più antico e il più moderno di tutti!), è al capitolo 3, ancora al versetto 1:

3:1 La parola dell’Eterno fu rivolta a Giona per la seconda volta, dicendo: 2 «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città, e proclama ad essa il messaggio che ti comando».

Perchè due inizi? Per giunta quasi con le stesse identiche parole? Cosa c’è di mezzo?
Di mezzo c’è, entrambe le volte, il versetto 3, che descrive il comportamento di Giona rispetto al comando avuto dall’Eterno.

Nel primo caso, Giona disobbedisce all’Eterno:

1:3 Ma Giona si levò per fuggire a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarshish. Pagò il prezzo stabilito e s’imbarcò per andare con loro a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno.

Nel secondo caso obbedisce alla Sua Parola:

3:3 Così Giona si levò e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno. Or Ninive, era una città molto grande davanti a Dio, di tre giornate di cammino.

In mezzo e di seguito ai due inizi del libro del profeta Giona ci sono le conseguenze del credere e del non credere alla Parola di Dio e dell’obbedire o del non obbedire alla stessa Parola.

Giona è un profeta, crede alla Parola di Dio, se ne fa portavoce, ma, è il caso del primo inizio, non le obbedisce, decide di scegliere una sua strada personale, del tutto diversa di quella che il Signore aveva tracciato per lui.
La conseguenza di ciò è la morte simbolica del profeta, che viene gettato in mare dai marinai della nave su cui si era imbarcati.
Mentre per paradossale conseguenza della sua disobbedienza, arrivano alla fede proprio i marinai che Giona aveva rischiato di portare alla sua stessa rovina…

1:16 Quegli uomini allora, presi da un gran timore dell’Eterno, offrirono un sacrificio all’Eterno e fecero voti.

La morte simbolica del profeta, chiuso per tre giorni e tre notti, il tempo perfetto, nel ventre buio del grosso pesce, quasi un’anteprima dello Sheol, costringe Giona (nel secondo capitolo del libro) a riflettere sul suo atteggiamento e lo spinge a ridefinirsi nei riguardi dell’Eterno cui aveva disobbedito, a ri-orientarsi verso di lui, ad andare verso la direzione che l’Eterno gli aveva indicato.

2:9 Quelli che riguardano alle vanità bugiarde abbandonano la fonte stessa della loro grazia. 10 Ma io con voci di lode ti offrirò sacrifici e adempirò i voti che ho fatto. La salvezza appartiene all’Eterno.

La salvezza appartiene all’Eterno.

Una volta che il profeta lo ammette, il Signore fa rigettare, vomitare letteralmente Giona sull’asciutto. E il libro, come visto, ricomincia da capo.
Solo che stavolta il profeta obbedisce, agisce, dice l’autore ispirato, secondo la Parola dell’Eterno:

3:3 Così Giona si levò e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno.

Sono tre giorni di cammino, il tempo perfetto che ci vuole ad uscire dall’Egitto o ad arrivare a Mara ed a trovare misericordia, ovvero a trovare l’acqua bevibile, l’acqua vera…

Allora essi dissero: «Il DIO degli Ebrei ci è venuto incontro; ora lasciaci andare per un cammino di tre giorni nel deserto perché possiamo sacrificare all’Eterno, che è il nostro DIO, affinché egli non ci colpisca con la peste o con la spada».

(Esodo 5:3)

22 Mosè fece levare l’accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. 23 Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. 24 Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». 25 Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova.

(Esodo 15)

Sono tre giorni di cammino, una ulteriore prova della rinnovata adesione alla volontà dell’Eterno da parte del profeta. Come a Mara per il popolo ebraico, così anche per Giona la soluzione è positiva, e Giona ritrova la sua voce, prima ammutolita nel silenzio degli abissi, e predica, e chiama alla conversione.

Poi, in un certo modo, la storia si ripete. I Niniviti, alla predicazione di Giona, si convertono, convertono i loro cuori nella direzione chiesta dall’Eterno, e vengono da Questo risparmiati.

Paradossalmente, Giona si intristisce. Giona ha creduto. Giona ha predicato la Parola dell’Eterno. La Parola dell’Eterno ha cambiato i cuori di coloro ai quali era stata rivolta, ma Giona è triste… perchè di nuovo mette la sua personale parola, al primo posto nel suo cuore. E la sua personale parola, diversamente da quella del Signore, dell’Eterno, Benedetto Egli sia, era parola di giustizia, ma disgiunta dalla misericordia.

Era la giustizia dell’uomo, quella degli scribi e dei farisei, che, dirà il Figlio di Dio, siamo chiamati a superare per entrare nel Regno dei cieli.

Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5:20)

Non è, badate, una novità del Nuovo Testamento. Già il Signore di Israele, il Dio degli Eserciti, parlava in questo modo:

Com’è vero ch’io vivo – oracolo del Signore Dio – io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva.

(Ezechiele 33:11)

E Giona era un profeta, Giona era un annunciatore della Parola di Dio, Giona sapeva che, in Dio, la giustizia e la misericordia vanno insieme, e spesso prendono strade che la giustizia umana, che è spesso ingiusta e vendicativa, non prende mai.
Del resto lo dice proprio lui, dopo la conversione dei Niniviti ed il perdono che Dio concede loro.

4:1 Ma questo dispiacque molto a Giona, che si adirò. 2 Così egli pregò l’Eterno, dicendo: «Deh, o Eterno, non era forse questo che dicevo quand’ero ancora nel mio paese? Per questo sono fuggito in precedenza a Tarshish, perché sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato. 3 Or dunque, o Eterno, ti prego, toglimi la vita, perché per me è meglio morire che vivere». 4 Ma l’Eterno gli disse: «Ti pare giusto adirarti così?».

E il libro di Giona finisce con Dio che mette in qualche modo “in ridicolo”, che smaschera la piccolezza di cuore di quello che pure era un Suo profeta, con l’episodio bellissimo e triste al tempo stesso della pianta che cresce su di lui mentre cerca refrigerio (bruciava per il caldo del sole, ma probabilmente anche per la rabbia…) e poi di colpo muore e lo lascia senza difesa (la pianta muore per un verme che la rode dal di dentro, altra immagine significativa del “rodimento” interiore dell’animo del profeta della misericordia di Dio, suo malgrado).

La domanda finale di Dio al profeta resta senza risposta.

L’Eterno disse: «Tu hai avuto compassione per la pianta per cui non hai faticato né hai fatto crescere, e che in una notte è cresciuta e in una notte è perita. 11 E non dovrei io aver compassione di Ninive, la grande città, nella quale ci sono centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e una grande quantità di bestiame?».

Resta giustamente senza risposta, e il ibro si chiude qui, perchè cos’altro potrebbe dire Giona? E’ la volontà dell’Eterno che occorre eseguire, la volontà dell’Eterno che occorre accettare, la volontà dell’Eterno che occorre ricercare in ogni momento e circostanza della vita.

La risposta finale di Giona non potrebbe essere altra che che una delle due che diede Giobbe:

Giobbe si alzò, si stracciò il suo mantello e si rase il capo; poi cadde a terra e adorò, 21 e disse: «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò.
L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia.

(Giobbe 1)

1 Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse: 2 «Riconosco che puoi tutto, e che nessun tuo disegno può essere impedito. 3 Chi è colui che offusca il tuo consiglio senza intendimento?
Per questo ho detto cose che non comprendevo, cose troppo alte per me che non conoscevo. 4 Deh, ascolta, e io parlerò; io ti interrogherò e tu mi risponderai.
5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora il mio occhio ti vede. 6 Perciò provo disgusto nei miei confronti e mi pento sulla polvere e sulla cenere».

(Giobbe 42)

O meglio ancora quella che darà il Figlio di Dio, il Verbo Incarnato, il VeroDio e Vero Uomo, Gesù:

«Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

(Matteo 26:39)

Certo, Egli era ben più di Giona…

38 Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono, dicendo: «Maestro, noi vorremmo vedere da te qualche segno». 39 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. 40 Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41 I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno più grande di Giona.

(Matteo 12)

L’ammonimento vale anche per noi, per tanti cristiani anche della nostra epoca, che cercano una giustizia sommaria, che non si rassegnano a che Dio agisca ed operi anche in modo che essi non comprendono, che mettono le loro parole e le loro teologie avanti alla Parola e quindi all’Eterno stesso.

Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona.

Nessun segno avrà questa generazione malvagia ed adultera, nessun segno avremo noi, oltre a quello della Croce, dei tre giorni che, come Giona fu nel ventre del pesce, l’Iddio Figlio trascorse agli Inferi e nel sepolcro, per rendere completa la vittoria sul male, sul peccato e sulla morte.
Anzi, per noi sarà peggio che per Giona.
Egli bruciò di calore per un tempo che la Parola di Dio non quantifica, a causa della sua disobbedienza e del suo malanimo. Noi, dice Gesù parlando del giudizio finale, rischiamo di bruciare per sempre, lontani dal refrigerio di Dio, dove sarà solo pianto e stridore di denti, dove bruceremo di rabbia come Giona per l’occasione persa della salvezza e dell’eternità.

E’ un libro da leggere e rileggere Giona, di questi tempi, per questa generazione, tentata fortemente di fare a meno di Dio, di disegnarsi una giustizia a proprio uso e consumo, di assolvere alcuni, sempre gli stessi, e di condannare altri, sempre gli stessi, alla ricerca della propria volontà e dei propri disegni, invece che di impegnarsi perchè la volontà di Dio sia fatta.

Non come voglio io, ma come vuoi tu!

Quanto siamo capaci di dirlo, di crederlo, di operare in tal senso?
Leggiamo e rileggiamo il profeta Giona, due pagine e spiccioli delle nostre Bibbie, ma dense come poche, e che racchiudono in poche righe tutto quanto occorre sapere, lette alla luce del Cristo e del Vangelo.

Il libro del pastore Elpidio potrà essere una guida preziosa in questo senso.
Per l’attenzione che egli dedica al significato teologico e pastorale della storia del profeta Giona, o del personaggio Giona, e per l’attualizzazione di esso e del messaggio del libro che porta il suo nome per il credente del Nuovo Testamento e per il credente di questi ultimi tempi.

Il legame costante che l’autore fa tra Antico e Nuovo Testamento è una delle cose che ho trovato più interessante di questo suo lavoro. Ed utilissime sono le tre pagine di bibliografia, sia cartacea che online, che il pastore Pezzella fornisce a fine lavoro.

Signore Gesù, accresci la nostra fede! Amen!

Per chi fosse interessato ad acquistare online
il libro del fratello Elpidio su Giona, il link è questo.