L’ateismo cristiano

L’ateismo cristiano e altre minacce alla chiesa” del pastore presbiteriano Augustus Nicodemus, che ho avuto la fortuna e la gioia di conoscere direttamente non molto tempo fa nel corso di un convegno dell’IFED (Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione), è stato uno dei miei libri di studio e di preghiera in questo inizio di inverno 2016.

Il pastore Nicodemus ha un modo di scrivere che mi piace moltissimo, rigoroso ma senza mai essere pesante, serio ma con una sotterranea vena umoristica che ogni tanto affiora e ti fa sorridere anche quando tratta di argomenti importanti e molto seri per la vita della comunità umana oltre che ecclesiale.

Un amico con cui mi sono confrontato circa le pubblicazioni del pastore Nicodemus mi ha fatto rilevare che… mi piace perchè fa quello che cerco assai più poveramente di fare anche con questo mio blog. Spinge a prendere posizione, spinge a decidere, nel modo più giusto e comunque sempre in sintonia con quanto dice la Parola dell’Eterno.

Sola Scriptura, Sola Scriptura, Sola Scriptura! Non c’è una via alternativa alla conoscenza del Cristo e di Dio, perchè, lo abbiamo ascoltato ieri nel culto di Natale, il Verbo si è fatto carne. Ed a quel Verbo noi siamo chiamati ad aderire, a rimanere stretti.

Il pastore Nicodemus nel suo libro parla delle tante battaglie che a questo riguardo si combattono anche all’interno delle chiese cristiane.
Si concentra ovviamente su quelle che sono maggiormente sentite nelle chiese evangeliche, ma, credetemi, per conoscenza diretta e di prima mano, le stesse battaglie, sia pure con toni ed accenti diversi, sono vive e sentite come tali anche tra i cattolici, i riformati storici e così via dicendo.

Schiesati, neo-puritani, spiritualisti, fondamentalisti, chiese della prosperità, liberalesimo teologico… a ciascuno la sua battaglia. Nicodemus le approccia tutte in un modo così vivo che te le fa sentire tue, sempre.

La parte su cui mi sono soffermato di più è stata la seconda, intitolata “Ancora i liberali“, sicuramente perchè la confessione valdese, cui faccio riferimento è letteralmente infestata dai guasti del liberalismo teologico.
In particolare ho trovato interessante il capitolo 7, “Perchè i seminaristi finiscono per perdere la fede?“; non certo a caso, visto che ho un passato importante come formatore in un seminario cattolico (il Pontificio Seminario Romano Maggiore)  ed ho avuto un lungo rapporto anche con la Facoltà di Teologia Valdese, in specie con i suoi professori e decani degli ultimi anni novanta ed inizio XXI secolo.

Ho trovato bellissima, e ci scriverò a parte, in quel capitolo 7, la riflessione che il pastore Nicodemus fa sul motto di Giovanni Calvino, “Orare et Laborare“, così simile e senz’altro in qualche modo derivato dall'”Ora e Labora” di Benedetto da Norcia.

Sempre dalla seconda parte, consiglio una lettura attenta del capitolo 11, “Lettera al Vescovo Evònia” che riflette sul ministero femminile. Avevo anche solo quattro o cinque anni fa idee diverse su questo punto ma, confesso, più ridefinisco come biblico il mio cristianesimo, più le mie conclusioni a riguardo sono vicine a quelle del pastore Nicodemus e del mondo riformato ed evangelico che vede questo come una delle sue figure di riferimento.

In conclusione è un libro che vi consiglio. Agile, non troppo pesante (meno di 200 pagine), scritto in un modo che permette di centellinarlo, per esempio un capitolo a sera o una parte al giorno, come ho fatto io (per chi ha più tempo da dedicare alla lettura). Un’ottima scelta della “BE Edizioni” di Firenze cui faccio un ulteriore complimento per la grafica della copertina ed un’unica critica per i forse troppi refusi tipografici contenuti nell’edizione.

Leggetelo con accanto la Bibbia, come nella mia foto, perchè ci sarete indirizzati di continuo dal pastore…

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