Giona, il libro che iniziò due volte

Il libro che iniziò due volte è il libro di Giona, il quinto dei cosiddetti “dodici profeti” della Tanakh, o Bibbia Ebraica, o il sesto dei “profeti minori” della Septuaginta, o Bibbia greca.

Ho avuto modo di rileggerlo assieme al fratello pastore Elpidio Pezzella, che ha da poco pubblicato le sue riflessioni bibliche e teologico-pastorali sullo stesso. “Giona” è il titolo del suo lavoro. Sottotitolo: “l’inaccettabile misericordia di Dio“.

L’inaccettabile misericordia di Dio” è esattamente il motivo per cui questo breve (solo quattro capitoli, scritti dopo l’esilio, tra il 530 ed il 500 a.C.), ma assieme ricchissimo libro, inizia per due volte.

Il primo inizio è, come per tutti i libri che si rispettino, al capitolo 1, versetto 1.

1:1 E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: 2 «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me».

Il secondo inizio, dello stesso libro, una cosa altamente insolita per i tempi antichi, frequente escamotage letterario invece tra i narratori moderni (ma l’Eterno è il più antico e il più moderno di tutti!), è al capitolo 3, ancora al versetto 1:

3:1 La parola dell’Eterno fu rivolta a Giona per la seconda volta, dicendo: 2 «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città, e proclama ad essa il messaggio che ti comando».

Perchè due inizi? Per giunta quasi con le stesse identiche parole? Cosa c’è di mezzo?
Di mezzo c’è, entrambe le volte, il versetto 3, che descrive il comportamento di Giona rispetto al comando avuto dall’Eterno.

Nel primo caso, Giona disobbedisce all’Eterno:

1:3 Ma Giona si levò per fuggire a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarshish. Pagò il prezzo stabilito e s’imbarcò per andare con loro a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno.

Nel secondo caso obbedisce alla Sua Parola:

3:3 Così Giona si levò e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno. Or Ninive, era una città molto grande davanti a Dio, di tre giornate di cammino.

In mezzo e di seguito ai due inizi del libro del profeta Giona ci sono le conseguenze del credere e del non credere alla Parola di Dio e dell’obbedire o del non obbedire alla stessa Parola.

Giona è un profeta, crede alla Parola di Dio, se ne fa portavoce, ma, è il caso del primo inizio, non le obbedisce, decide di scegliere una sua strada personale, del tutto diversa di quella che il Signore aveva tracciato per lui.
La conseguenza di ciò è la morte simbolica del profeta, che viene gettato in mare dai marinai della nave su cui si era imbarcati.
Mentre per paradossale conseguenza della sua disobbedienza, arrivano alla fede proprio i marinai che Giona aveva rischiato di portare alla sua stessa rovina…

1:16 Quegli uomini allora, presi da un gran timore dell’Eterno, offrirono un sacrificio all’Eterno e fecero voti.

La morte simbolica del profeta, chiuso per tre giorni e tre notti, il tempo perfetto, nel ventre buio del grosso pesce, quasi un’anteprima dello Sheol, costringe Giona (nel secondo capitolo del libro) a riflettere sul suo atteggiamento e lo spinge a ridefinirsi nei riguardi dell’Eterno cui aveva disobbedito, a ri-orientarsi verso di lui, ad andare verso la direzione che l’Eterno gli aveva indicato.

2:9 Quelli che riguardano alle vanità bugiarde abbandonano la fonte stessa della loro grazia. 10 Ma io con voci di lode ti offrirò sacrifici e adempirò i voti che ho fatto. La salvezza appartiene all’Eterno.

La salvezza appartiene all’Eterno.

Una volta che il profeta lo ammette, il Signore fa rigettare, vomitare letteralmente Giona sull’asciutto. E il libro, come visto, ricomincia da capo.
Solo che stavolta il profeta obbedisce, agisce, dice l’autore ispirato, secondo la Parola dell’Eterno:

3:3 Così Giona si levò e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno.

Sono tre giorni di cammino, il tempo perfetto che ci vuole ad uscire dall’Egitto o ad arrivare a Mara ed a trovare misericordia, ovvero a trovare l’acqua bevibile, l’acqua vera…

Allora essi dissero: «Il DIO degli Ebrei ci è venuto incontro; ora lasciaci andare per un cammino di tre giorni nel deserto perché possiamo sacrificare all’Eterno, che è il nostro DIO, affinché egli non ci colpisca con la peste o con la spada».

(Esodo 5:3)

22 Mosè fece levare l’accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. 23 Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. 24 Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». 25 Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova.

(Esodo 15)

Sono tre giorni di cammino, una ulteriore prova della rinnovata adesione alla volontà dell’Eterno da parte del profeta. Come a Mara per il popolo ebraico, così anche per Giona la soluzione è positiva, e Giona ritrova la sua voce, prima ammutolita nel silenzio degli abissi, e predica, e chiama alla conversione.

Poi, in un certo modo, la storia si ripete. I Niniviti, alla predicazione di Giona, si convertono, convertono i loro cuori nella direzione chiesta dall’Eterno, e vengono da Questo risparmiati.

Paradossalmente, Giona si intristisce. Giona ha creduto. Giona ha predicato la Parola dell’Eterno. La Parola dell’Eterno ha cambiato i cuori di coloro ai quali era stata rivolta, ma Giona è triste… perchè di nuovo mette la sua personale parola, al primo posto nel suo cuore. E la sua personale parola, diversamente da quella del Signore, dell’Eterno, Benedetto Egli sia, era parola di giustizia, ma disgiunta dalla misericordia.

Era la giustizia dell’uomo, quella degli scribi e dei farisei, che, dirà il Figlio di Dio, siamo chiamati a superare per entrare nel Regno dei cieli.

Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5:20)

Non è, badate, una novità del Nuovo Testamento. Già il Signore di Israele, il Dio degli Eserciti, parlava in questo modo:

Com’è vero ch’io vivo – oracolo del Signore Dio – io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva.

(Ezechiele 33:11)

E Giona era un profeta, Giona era un annunciatore della Parola di Dio, Giona sapeva che, in Dio, la giustizia e la misericordia vanno insieme, e spesso prendono strade che la giustizia umana, che è spesso ingiusta e vendicativa, non prende mai.
Del resto lo dice proprio lui, dopo la conversione dei Niniviti ed il perdono che Dio concede loro.

4:1 Ma questo dispiacque molto a Giona, che si adirò. 2 Così egli pregò l’Eterno, dicendo: «Deh, o Eterno, non era forse questo che dicevo quand’ero ancora nel mio paese? Per questo sono fuggito in precedenza a Tarshish, perché sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato. 3 Or dunque, o Eterno, ti prego, toglimi la vita, perché per me è meglio morire che vivere». 4 Ma l’Eterno gli disse: «Ti pare giusto adirarti così?».

E il libro di Giona finisce con Dio che mette in qualche modo “in ridicolo”, che smaschera la piccolezza di cuore di quello che pure era un Suo profeta, con l’episodio bellissimo e triste al tempo stesso della pianta che cresce su di lui mentre cerca refrigerio (bruciava per il caldo del sole, ma probabilmente anche per la rabbia…) e poi di colpo muore e lo lascia senza difesa (la pianta muore per un verme che la rode dal di dentro, altra immagine significativa del “rodimento” interiore dell’animo del profeta della misericordia di Dio, suo malgrado).

La domanda finale di Dio al profeta resta senza risposta.

L’Eterno disse: «Tu hai avuto compassione per la pianta per cui non hai faticato né hai fatto crescere, e che in una notte è cresciuta e in una notte è perita. 11 E non dovrei io aver compassione di Ninive, la grande città, nella quale ci sono centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e una grande quantità di bestiame?».

Resta giustamente senza risposta, e il ibro si chiude qui, perchè cos’altro potrebbe dire Giona? E’ la volontà dell’Eterno che occorre eseguire, la volontà dell’Eterno che occorre accettare, la volontà dell’Eterno che occorre ricercare in ogni momento e circostanza della vita.

La risposta finale di Giona non potrebbe essere altra che che una delle due che diede Giobbe:

Giobbe si alzò, si stracciò il suo mantello e si rase il capo; poi cadde a terra e adorò, 21 e disse: «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò.
L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia.

(Giobbe 1)

1 Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse: 2 «Riconosco che puoi tutto, e che nessun tuo disegno può essere impedito. 3 Chi è colui che offusca il tuo consiglio senza intendimento?
Per questo ho detto cose che non comprendevo, cose troppo alte per me che non conoscevo. 4 Deh, ascolta, e io parlerò; io ti interrogherò e tu mi risponderai.
5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora il mio occhio ti vede. 6 Perciò provo disgusto nei miei confronti e mi pento sulla polvere e sulla cenere».

(Giobbe 42)

O meglio ancora quella che darà il Figlio di Dio, il Verbo Incarnato, il VeroDio e Vero Uomo, Gesù:

«Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

(Matteo 26:39)

Certo, Egli era ben più di Giona…

38 Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono, dicendo: «Maestro, noi vorremmo vedere da te qualche segno». 39 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. 40 Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41 I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno più grande di Giona.

(Matteo 12)

L’ammonimento vale anche per noi, per tanti cristiani anche della nostra epoca, che cercano una giustizia sommaria, che non si rassegnano a che Dio agisca ed operi anche in modo che essi non comprendono, che mettono le loro parole e le loro teologie avanti alla Parola e quindi all’Eterno stesso.

Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona.

Nessun segno avrà questa generazione malvagia ed adultera, nessun segno avremo noi, oltre a quello della Croce, dei tre giorni che, come Giona fu nel ventre del pesce, l’Iddio Figlio trascorse agli Inferi e nel sepolcro, per rendere completa la vittoria sul male, sul peccato e sulla morte.
Anzi, per noi sarà peggio che per Giona.
Egli bruciò di calore per un tempo che la Parola di Dio non quantifica, a causa della sua disobbedienza e del suo malanimo. Noi, dice Gesù parlando del giudizio finale, rischiamo di bruciare per sempre, lontani dal refrigerio di Dio, dove sarà solo pianto e stridore di denti, dove bruceremo di rabbia come Giona per l’occasione persa della salvezza e dell’eternità.

E’ un libro da leggere e rileggere Giona, di questi tempi, per questa generazione, tentata fortemente di fare a meno di Dio, di disegnarsi una giustizia a proprio uso e consumo, di assolvere alcuni, sempre gli stessi, e di condannare altri, sempre gli stessi, alla ricerca della propria volontà e dei propri disegni, invece che di impegnarsi perchè la volontà di Dio sia fatta.

Non come voglio io, ma come vuoi tu!

Quanto siamo capaci di dirlo, di crederlo, di operare in tal senso?
Leggiamo e rileggiamo il profeta Giona, due pagine e spiccioli delle nostre Bibbie, ma dense come poche, e che racchiudono in poche righe tutto quanto occorre sapere, lette alla luce del Cristo e del Vangelo.

Il libro del pastore Elpidio potrà essere una guida preziosa in questo senso.
Per l’attenzione che egli dedica al significato teologico e pastorale della storia del profeta Giona, o del personaggio Giona, e per l’attualizzazione di esso e del messaggio del libro che porta il suo nome per il credente del Nuovo Testamento e per il credente di questi ultimi tempi.

Il legame costante che l’autore fa tra Antico e Nuovo Testamento è una delle cose che ho trovato più interessante di questo suo lavoro. Ed utilissime sono le tre pagine di bibliografia, sia cartacea che online, che il pastore Pezzella fornisce a fine lavoro.

Signore Gesù, accresci la nostra fede! Amen!

Per chi fosse interessato ad acquistare online
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